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Elisabetta in viaggio di nozze

Starsene lì in spiaggia era davvero un sogno… lì, vicino a mia moglie bella come mai. Porprio un viaggio di nozze indimenticabile. Ora me ne stavo sotto la sdraio mentre lei distesa sull’asciugamano a pancia in giù, con il tanga nero e il reggiseno del costume slacciato. La sua pelle era dorata e i capelli biondi erano raccolti per non fare neppure un centimetro quadrato d’ombra.
Quella spaiggia egiziana era la fine del mondo, il villaggio era la fine del mondo, l’atmosfera… insomma proprio tutto… anzi no, tutto no. L’altoparlante del villaggio gracchiava sempre invitando i turisti a mille e una attività, pallavolo oggi, equitazione più tardi, bocce domani, insomma non ne potevo più, ma Elisabetta aveva insistito tanto perché adora l’allegria e i luoghi pieni di gente.
Il suo fisico da modella (ebbene sì, devo ammettere che mia moglie ha anche fatto un book per una agenzia per modelle) attirava sguardi ovunque, dai turisti ai camerieri egiziani. Il più gettonato era naturalmente il culo. La cosa mi dava sia fastidio che eccitamento. Sapevo che mia moglie per fare quel genere di lavoro aveva dovuto prendere tanti cazzi, ma questo è lo scotto che devi pagare se vuoi una modella come moglie. Tuttavia ora quel lavoro non lo faceva più. Il guaio è che ormai era abituata ad esibirsi senza pudore complice quella sua ingenuità e ocaggine da bambina. Già signori, la moglie figa è stupendo, ma spesso la bellezza è accompagnata dall’ocaggine, ma chi se ne frega.
Il caldo era opprimente anche se l’aria secca non faceva sudare.

– Amore, vado a tuffarmi vieni anche tu o preferisci startene ad abbrustolire ancora?

Ma Elisabetta difficilmente si staccava dal sole. E così presi maschera e pinne e andai a trovare i pesci della splendida barriera.
Passò un’ora, e dentro di me pensavo a Elisabetta. Finita l’estasi del matrimonio era davvero possibile passare una vita intera con una che confondeva lapis con lapsus o ancora più banalmente pensava che la FIAT facesse barche solo perchè avevo una Barchetta? Ma, chissà. C’è però da dire che a letto mi fa dimenticare tutto. Era molto passiva, a molti non piace, ma davvero si lasciava fare di tutto. Iniziava ad eccitarmi a pensare a lei in certe posizioni e il cazzo iniziò a diventare duro e il costume di certo non lo nascondeva.
Due donne passarono vicino a me con e fecero caso al mio cazzo. Io mi resi conto che stavano guardando il mio pesce e non quelli veri e mi fermai. Anche una di loro si fermò, era giovane, e alzando la testa disse:

– Bel pesce!
– Grazie.

E detto questo me lo tirai fuori proprio mentre la ragazza tornò sott’acqua. Me lo menai pian piano, dopo essermi accertato che nella zona non ci fosse nessun’altro. Lei tirò fuori la testa e sorrise, si girò dall’altra parte e se ne andò. Non potevo lasciarla andare. Nuotai veloce e da dietro, mentre lei nuotava mi attaccai agli slip e tirai verso il basso. Scesero fino al ginocchio. La pelle abbronzata mise in risalto il culo bianco.

– Ma che fa?
– Voglio vedere il pesce farfalla!

E lei scoppiò a ridere. Si rimise gli slip prima che cadessero del tutto.

– Non posso. C’è mia madre più in là
– Quanti anni hai?
– Diciotto

Si leggeva chiaramente che era sedicenne, capii il motivo della bugia e calcai la mano

– Allora fammi una sega
– No, devo andare… alle 22. 30 dietro il bar della spiaggia.
– OK, ma dammi almeno un assaggio.

Lei scese in apnea, me lo tirò fuori e mi face una pompa per 20 secondi, poi tornò a galla per prendere aria e di nuovo altri venti secondi di pompa. La cretina non si rese conto che sua madre era tornata e mi disse:

– Cosa sta facendo?
– Io nulla, fa tutto sua figlia

Lei guardò sotto e vide la figlia con una nerchia di 18 cm in bocca. La prese per i capelli e la cacciò lontano.

– Vattene, tu non sei mia figlia… Vai subito via.

La figlia diventò paonazza per la vergogna e nuotò più veloce che potè lontano da noi.

– E lei si vergogni. – E iniziò ad andarsene.

Bella figa anche la madre. La prese per un braccio e le dissi:

– Beh, ma non può lasciarmi qui così
– E cosa vorrebbe?
– Lo sai

Detto questo la spinsi sotto. La troia non scappò, anzi iniziò anche lei, ma vista l’età (circa 45) tornò a galla subito.

– Non ho fiato.
– Basta una mano – Iniziò a menarmelo mentre io già le avevo scostato il costume e infilato due dita nella figa dove spingevo con forza.
– Fermati ora!

Lei si fermò.

– Sono in viaggio di nozze… devo tenere le forze per mia moglie.
– Stronzo!
– Troia! – e conclusi con una bella risata.

Fece per andarsene, ma prima mi disse:

– Se la tua mogliettina vuole riposare… 23. 00 camera 422.

Il mondo è proprio pieno di troie pensai. Questo mi rallegrò, perchè allora meglio una moglie figa e oca piuttosto che carina e troia!

Nuotai sereno verso riva. Che bello essere in un posto così meraviglioso ed essere circondati da donne così “altruiste” pensai. Arrivato però a circa dieci metri dalla riva vidi Elisabetta circondata da due ragazzi egiziani che avevano attaccato bottone. Lei rimaneva sdraiata e aveva alzato solo il viso per parlare con loro. Non potevo sentire quello che dicevano, ma potevo immaginare l’eccitazione che provavano nel parlare con una figa del genere. Ad un certo punto uno dei due si alzò e prese il tubetto di olio abbronzante e si mise in ginocchio di fianco a lei, si mise un po’ di olio sulla mano e iniziò a passarlo sulla schiena. Ahi ahi… pensai, qui mi devo incazzare. Aspettai però un po’, volevo vedere fin dove sarebbero giunti.
Elisabetta continuava a parlare con l’altro egiziano sedutosi davanti a lei e lo stronzo si era seduto troppo vicino al suo viso e apposta teneva le gambe molto divaricate e fin troppo spesso si toccava il cazzo spudoratamente. Nel frattempo l’altro aveva iniziato a passare l’olio sulle gambe… poi le cosce e senza particolari problemi aveva già preso confidenza con il culo perfetto della mia amata. Evidentemente con la scusa di passare meglio l’olio le aveva abbassato fino a metà culo gli slip, ma strano a dirsi mentre muoveva la mano apposta faceva calare sempre di più il costume. Per fortuna nella zona di una ventina di metri non c’era nessuno, mi avrebbe dato troppo fastidio.
La situazione era imbarazzante. Elisabetta sdraiata si era appoggiata sui gomiti per meglio parlare e mostrava così le tette, un egiziano davanti a lei aveva il cazzo talmente duro che si vedeva a distanza, mentre l’altro stronzo era riuscito ad abbassare gli slip fin sotto il culo!!!!! Aveva ora divaricato un po’ le gambe ad Elisabetta e aveva iniziato a massaggiarle l’interno coscia… troppo spudorati! Decisi di intervenire. Facendo finta di essere appena giunto urlai:

– Amore sto arrivando
A questo punto i due si bloccarono, Elisabetta mi salutò e si alzò praticamente nuda per rimettersi gli slip. I due erano con gli occhi fuori dalle orbita nel vederla in piedi più alta di loro con due tette da quarta misura e perfette. Elisabetta si rimise anche la parte sopra e salutò i due.
Si incamminò verso l’acqua e si avvicino a me.

– Amore cosa volevano quei due?
– Oh, niente. Sono stati gentilissimi, mi hanno chiesto un po’ di dove ero, se mi piaceva il posto e pensa che uno mi ha anche passato l’olio sulla schiena.
Feci finta di non avere visto nulla
– Ma va? sulla schiena? e le gambe?
– Oh, certo, anche le gambe… beh mi ha detto che il segno del costume iniziava a vedersi e mi ha quindi abbassato il costume.
– Ah! E tu?
– Beh, dai mica sarai geloso….
– Ma eri nuda allora?
– Ma di spalle!
– E l’altro?
– Se ne stava lì a parlare davanti a me. A proposito, devo essere sincera, per me ci provava perché continuava a parlare di sesso e intanto mancava poco che si masturbasse.
– E a te piaceva l’idea.
– Ma dai! Smettila. Poi quando me ne sono andata ci hanno invitato per stasera a giocare a carte da loro… e s e ci va anche a soldi. Io ho pensato che col tuo passato da giocatore potevamo ripagarci la vacanza, e quindi ho accettato.

La giornata passò senza altri colpi di scena, e io non sapevo se ciò che avevo visto mi aveva eccitato o incazzato… ma forse entrambi.
Tornammo in camera presto, verso le 19 e Elisabetta appena entrati mi abbracciò e mi spinse contro il muro.

– Ho tanta voglia… – strano non era da lei prendere l’iniziativa.
– Sei molto bagnata? – le chiesi mentre le mie mani già stavano intrufolandosi ovunque.
– Da morire… prova a sentire.

Volevo indagare sul motivo di questa eccitazione. Le scostai gli slip e l’indice entrò senza nemmeno sforzare tra le sue labbra.

– Come mai? ti hanno eccitato i due ragazzi?
– Sì, tanto
– Come mai? – mentre nel frattempo per farla parlare a ruota libera continuavo a muovere le dita dentro di lei.
– Le loro mani su di me… e poi… oh sì… continua… poi… quello davanti a me… oh… oh… per un attimo ha scostato il costume…
– Ah sì… e dimmi come era?
– … oh… continua amore…
– dimmi… era bello? grosso?
– enorme!
– te lo saresti fatto?
– sì… Sì… – stava per venire e quindi mi fermai di colpo, come avevo sofferto io prima in acqua con quelle due troie, anche lei doveva risentirne.
– No, continua, ti prego.
– Più tardi.

Ci provò subito a venire masturbandosi, ma la fermai, le parlai di tutt’altra cosa per calmarla. La volevo carica più tardi! La cara mogliettina mi sa che ci aveva preso gusto con quei due, infatti mi chiese più volte se dopo cena saremmo andati da quei due per giocare a carte, e dopo la mia risposta affermativa andò a vestirsi… un po’ da zoccoletta: sandali con tacco e lacci sul polpaccio, calzoni attillati bianchi fino al ginocchio, maglietta velata a V molto aperta davanti, senza reggiseno e con schiena nuda. La maglietta a guardar bene lasciava intravedere abbastanza, si vedevano i tanga sotto i calzoni e l’elastico laterale fuoriusciva dalla vita bassa dei calzoni. Immaginate oltretutto lei bionda, alta e molto abbronzata… una bomba sexy.
Al buffet quasi tutti gli sguardi erano per lei, per le sue tettone che spingevano sulla semi-trasparenza della maglietta e per il suo culo da urlo delineato dei calzoni alla moda molto aderenti e bassi e l’elastico dei tanga… mamma mia… chissà quanti mi hanno invidiato in quel momento.
Mentre mangiavamo le osservavo le tette, si vedevano i capezzoli enormi spingere sul tessuto, era bellissima, l’idea che si era eccitata con quei due mi dava quasi fastidio, ma in realtà mi dava più fastidio il fatto che mi eccitavo solo al pensiero.
Come sempre il pranzo lasciava a desiderare, ma la frutta era dolcissima ed enorme, i datteri squisiti andavano a ruba così come l’anguria. Una cena prelibata anche per il dolce con la mia Elisabetta come attrice principale.
Al termine facemmo un giro per il giardino, il vento soffiava leggermente e i suoi capelli ribelli le continuavano a frustare il volto. Decise di prendere l’elastico e di farsi una bella coda di cavallo alta. Dico bella perché mi è sempre piaciuto molto il suo viso pulito con i capelli raccolti e oltretutto le davano quell’aria di amazzone! Ma ecco piombare di colpo la sua domanda:

– Allora andiamo a giocare a carte? – la domanda mi fece piacere anche se sapevo di andare in mezzo ai lupi…
– Ti va proprio? oltretutto vestita così?
– Beh, sto benissimo mi pare, e poi… potrebbero distrarsi così vinci più facilmente.
– Già… ok andiamo.

Dopo cinque minuti entrammo nella loro camera. I due ci accolsero con un sorriso sorpreso e mostrando i loro denti gialli. I volti scuri sembravano quasi sporchi, non è che sia razzista, anzi, ma sinceramente non avevo mai avuto a che fare con persone che non fossero bianche o di colore. Dall’apparenza sembravano anche simpatici. Iniziarono a scherzare e parlare molto con Elisabetta, io intervenivo dove potevo ma ero anche stupito dalla confidenza che le davano.
Non c’era un tavolo o magari i due lo avevano tolto apposta, fatto sta che il mazzo di carte venne preparato sul letto matrimoniale. Elisabetta e uno dei due di nome Ambelà stavano appoggiati alla spalliera, mentre io e il compagno di Ambelà (di nome impronunciabile e quindi soprannominato Alì) stavamo ai piedi del letto. Erano stati un paio di anni dalle parti di Bologna per lavoro e parlavano un italiano decente. Erano lì in ferie, difatti non erano proprio egiziani ma arabi o qualcosa del genere che ora non ricordo.
Iniziammo a giocare a poker. Non sto a raccontarvi mano dopo mano… vi farei addormentare, ma fatto sta che Ambelà si avvicinava sempre più a Elisabetta. I minuti passavano e si avvicinavano le 22… il mio appuntamento stava andando a quel paese. Non sapevo se allontanarmi o restare ancora un po’. Avrei voluto almeno vedere che le intenzioni di quei due e dopo pochi minuti… ecco fatto: Mano pesante… Elisabetta doveva avere 5 carte di piombo… ma Alì non voleva mollare… il piatto si alzava sempre più finchè:

– Eh eh bella… io ho un bel full di re
– Oh… mi spiace… full d’assi!
– Cazzo! bella mano, complimenti. ma ora ho finito i soldi… a meno che non mettiamo in palio qualcos’altro.

Naturalmente d’accordo con il compagno, Ambelà disse:

– Ma certo, ogni abito vale un tot e sarà chi ha vinto decidere cosa il perdente deve togliere.
– Io ci sto – gli disse Alì
– Pure io – disse subito Elisabetta.

Non potei che affermare pure io

– Ok, Elisabetta, cosa devo togliere?

Lei lo guardò bene. Indossava pochi indumenti: costume e maglietta

– Costume!
– Ma Elisabetta – mi venne da dire
– Il gioco è gioco amore.

Alì si alzò in piedi e lo stronzo andò molto, troppo vicino a mia moglie che da seduta il suo viso arrivava proprio all’altezza della vita di Alì. Lui fece la sua parte, si avvicinò il più possibile, era a circa 20 centimetri da lei e:

– Sicura?

Si vedeva già la forma del cazzo in tiro sotto il costume.

– Certo

Con un gesto rapido si tolse il costume. Un cazzo di tutto rispetto e scuro balzò fuori. A causa della misura andò a sbattere sul volto di Elisabetta che spaventata di ritrasse con una risata.

– Ecco fatto, va bene?

Lei lo osservò, lo guardò molto da vicino

– Benissimo

Il gioco riprese. Non so se i due fecero apposta o meno, il fatto sta che Alì perse ancora diverse volte e dopo essere rimasto nudo le regole del gioco cambiarono, chi perdeva doveva anche “fare” qualcosa.
Prima però Elisabetta perse.

– Ma, vediamo… togliti i calzoni. – le comandò Alì
– Ma così mi vedete le mutandine… – rispose lei con quella sua solita voce da ochetta maliziosa
– Meglio
– Ma dai… sono anche un po’ trasparenti, così mi vedete la patatina.
– E muoviti!

Si tolse i calzoni in piedi dandoci le spalle e nell’abbassarli “involontariamente” tirò via per un attimo anche gli slip mostrando il culo nudo a tutti noi, poi si risistemò e si sedette sul letto in tanga e maglietta.
Sta di fatto che Alì perse ancora per colpa di Ambelà

– E adesso?
– Adesso… fatti una sega per 30 secondi
– Beh, così senza stimoli?
– Lo stimolo deve dartelo Elisabetta, non certo io
– Ma dai… non sono mica una facile io.
– Dai su non fare la preziosa, apri le gambe

La mia mogliettina sembrava non aspettare altro, divaricò le gambe e Alì si masturbò affascinato da quei sandali sul letto che attorcigliavano due gambe statuarie divaricate che si congiungevano dove i tanga a fatica trattenevano le labbra della fica, ma … ciliegina sulla torta, si vedeva la fica bagnata! Io avevo il cazzo a mille e “purtroppo” toccò a me la volta dopo.

– Caro… tu ti devi sfilare il costume
– Ok

Tutti videro il mio cazzo (più ridotto di quello di Alì) in tiro.

– Oh oh… qui qualcuno si eccita a vedere la moglie con altri… eh eh eh!

E i due, mia moglie compresa risero. Questo è stato l’unico attimo di imbarazzo.
La serata riprese, e anche Ambelà restò nudo, poi toccò ad Elisabetta tirare fuori le tette, con immensa gioia di noi tre e dopo poco anche quel poco di stoffa dei tanga scivolò per terra. Lei restò con i sandali e apposta a gambe divaricate sul letto. Ma la svolta la si ebbe la mano successiva. Ambelà vinse ai danni di Elisabetta.

– Allora… i sandali non sono un indumento anche perché fanno molto sesso, perciò lasciali, devi… vediamo… farmi un pompino per 30 secondi.
– Ma che modi! io quelle cose non le faccio.
– Mi sa che fai di peggio!
– Dai, dagli un bacino almeno

Io me ne stavo zitto e avevo il cazzo che stava per scoppiare. Elisabetta senza nulla dire si mise a pecorina, mostrò il culo a me e Alì e abbassò il capo. Si avvicinò e al posto del bacino tirò fuori la lingua e leccò la cappella in maniera molto maliziosa. Ambelà improvvisamente prese la sua testa tra le mani e spinse il bacino in su facendo entrare il suo poderoso cazzo nella bocca di mia moglie.
Io vedevo la testa di Elisabetta stretta tra le mani di Ambelà che andava su e giù. Io feci per farmi una sega ma Alì mi interruppe:

– E no… non hai perso tu!

Poi Ambelà disse:

– Ok, 30 passati – ma lei continuava, lui la prese per la coda di cavallo e le alzò la testa
– Ehi… se hai sete… ci pensiamo dopo. Ora giochiamo.

Da gran troia che era si rimise seduta con movimenti felini.
Scattarono le 22. 25. Cazzo, la troietta… quasi quasi almeno lei me la faccio, la mamma… si vedrà.

– Scusate io devo allontanarmi, torno tra mezz’ora
– Guarda che anche noi abbiamo il bagno se devi svuotarti.

E risero tutti e tre.

– No, ho un appuntamento.
– Certo caro, non preoccuparti, continuo o a tenere alto l’onore della famiglia
– Inizia a tenere alti i nostri onori – disse Alì

E risero ancora.

Io intanto mi incamminai verso la spiaggia. Ecco là il bar. Corsi anche se dentro il costume il mio cazzo non voleva saperne di calmarsi, meglio così pensai.
Non ci credevo, invece la ragazza stava lì, seduta al bar. Questo era chiuso, luci spente e tavolini che sembravano abbandonati.

– Benvenuto, siediti.

Io volevo fare il più presto possibile.

– No, vieni tu!

La presi per un braccio e la trascinai dietro al gabbiotto del bar. Inizia a baciarla, e mentre lo facevo le sfilai la minigonna, la stronza non aveva le mutandine. Lei nel contempo me lo aveva già tirato fuori e con un solo colpo se lo era portato sulla fica, un colpo di reni e…

– Oh!
– Tieni puttana, ti piace prenderlo con violenza, vero?
– oh…. oh…. oh….
– Non rieci neppure a parlare, vero? Sai che poi mi faccio la tua mammina?
– stro… zo….. bast…. ardo….. sì…. così…..
– E ora girati cagna.

Capì al volo e si mise a pecorina.
Sputai sulla mano e infilai un dito nel culo

– No, lì no, non voglio
– Non me ne frega un cazzo – puntai la cappella e in un sol colpo…. zac….
– AHHHHH – le tappai la bocca con la mano
– Zitta, vedrai che dopo mi ringrazierai. Ora godi troietta

Spingevo come non mai ma in realtà più che la situazione con lei nella mente avevo ancora in testa mia moglie che spompinava quel bastardo e chissà ora!
Durai poco, ma prima di venire:

– Girati ora cagna

Lo tirai fuori dal culo:

– Assaggia il succo del tuo dominatore.

E flotti di sborra le invasero la bocca. Lei lì in ginocchio che cercava di non perdere neppure una goccia.

– Ora puzza di merda e visto che è tua, lavamelo con la tua boccuccia

Non se lo fece ripetere due volte. Me lo prese in mano e mi ripulì ogni centimetro del mio cazzo. Alla fine mi chiese:

– Cazzo, però mi hai fatto un male cane!
– Non me ne frega un cazzo, io ho goduto
– Stronzo!
– Puttana
– Bastardo
– Culo rotto!

E me ne andai. Ma lei mi rincorse:

– Come ti chiami? voglio rivederti
– Cazzo te en frega, sappi solo che il cazzo che hai appena assaggiato tra poco entrerà nel culo di quella troia di madre!
– Le piacerà, ne sono certa.

In realtà da sua madre non ci andai mai, ero troppo curioso di vedere come continuava la “partita” a poker. Feci i gradini del residence 3 alla volta, rischiai di cadere due volte e arrivai alla porta. Bussai.
Ci vollero alcuni secondi, poi Alì mi aprì:

– Ciao – era completamente nudo, col cazzo duro come una pietra.
– Come va?
– Guarda tu.

Entrai, Elisabetta era incatenata allo schienale, a pecora con gambe divaricate, ancora con su i sandali. Davanti a lei in piedi nel letto Ambelà le spingeva il cazzo in bocca tenendola per la coda e dicendole frasi oscene:

– Guarda Alì come si scopa una bocca.

Elisabetta mugolava

– Ah sì? E guarda come si cavalca una troia!

Detto questo si mise in ginocchio dietro a Elisabetta, se lo menò due secondi e poi spinse senza fatica nella fica di mia moglie.
Io restavo a guardare quella scena impietrito, eccitato, incazzato, voglioso, triste e felice. Mi sconvolgeva il fatto che i due si parlavano come se io non esistessi ma soprattutto come consideravano Elisabetta un oggetto per il loro gioco. Lei era stupenda, i capelli raccolti lasciavano vedere la sua bocca occupata e il suo culo era divaricato e schiaffeggiato dalle mani di Alì.
Il mio cazzo andava a mille; me lo tirai fuori e iniziai a spararmi una sega.
Ambelà smise di farsi fare il pompino, si sdraiò sotto a Elisabetta e già io immaginavo le sue intenzioni.

– Ma cosa vuoi farmi ora?
– Non ti preoccupare – rispose lui
– Non farmi male, ok?
– No, ti faremo solo del bene.

Alì cambiò buco, lo sfilò dalla fica e allargò il culo di mia moglie. Un attimo di incertezza e poi… zac tutto dentro.

– Ah! – fu l’unica cosa che riuscì a dire Elisabetta. Lui le faceva inarcare la schiena attaccandosi alla coda di cavallo

Nel frattempo anche Ambelà se la stava stantuffando da sotto nella fica. Il sandwich era perfetto, i due bastardi sudati la tenevano per i fianchi e pompavano come dei forsennati, mentre Elisabetta con la schiena inarcata godeva senza ritegno.

– Ti piace puledrina, vero?
– Oh…. sì… sì
– Sai che tuo maritino si sta godendo lo spettacolo?
– è un porco cornuto – continuò l’altro
– No… non dite…. così… ah…. ah….. – sillabava lei
– Invece sì, lui è un cornuto e tu una puttana, una bella troia. Tu sei nata per far godere i nostri uccelli, vero zoccola?
– No… no…. mhhhh….. sì….. Si……. Sì…… godo….. Godo…… GODOOOOO – Elisabetta venne come non mai
– SI… SI…. – Anche Alì venne e le enne nel culo lo stronzo, ne aveva talmente tanta che usciva a flotti interi dall’ano ben sfondato della mia povera mogliettina
– Ohhh… oh…. – venni anche io!

Ambelà continuava a pompare nella fica, lei stravolta si era abbandonata sul suo corpo. Sui smise improvvisamente, la girò si mise a cavalcioni appena sopra il suo viso:

– Succhiamelo
– Ma sono stanca
– Ho detto di succhiarlo troia! è il tuo mestiere fare la bocchinara

Alzò la testa e aiutandosi con una mano lo fece sparire tra le sue labbra

– Sì, brava, sei proprio una puttana, e tu, cornuto guarda come ti riempio la bocca della tua cara mogliettina

Detto questo prese la testa di Elisabetta fra le mani e spinse fino in fondo fino a farla quasi soffocare e subito dopo iniziò a godere
Elisabetta non riusciva a tenere tutto lo sperma in bocca e cercò il più possibile di ingoiare il succo caldo che usciva dall’uccello dell’uomo.
I due si fecero ripulire i cazzi dalla lingua di Elisabetta e poi gli stronzi le presero gli abiti, si asciugarono i cazzi nelle parti più intime dei calzoni.

– Gli slip restano a noi come bottino di guerra
– Ma se esco così capiranno tutti
– E allora? tanto ormai lo sanno tutti che sei una puttana

Sembrerà strano ma io non riuscivo a dire nulla per diversi motivi, primo perché so perfettamente che Elisabetta un po’ le piace fare la parte dell’ochetta, secondo perché volevo che si arrangiasse un po’ da sola, terzo perché mi piaceva vederla trattata da bagascia.
Si rivestì con maglietta e calzoni, sotto si vedeva benissimo la fica, anche perché i due asciugandosi i cazzi all’altezza della patata avevano reso il tessuto praticamente trasparente.
Uscimmo di lì e ci incamminammo verso la nostra camera. Durante il tragitto (saranno 200 metri di corridoi) molti sguardi cadevano su di lei e sulle sue parti intime. Il più audace fu un signore sulla quarantina:

– Bella signora, se vuole venire nella mia stanza le asciugo i calzoni

In un’altra occasione saremmo andati a nozze con una proposta del genere, ma le sue cavità bruciavano ancora troppo a causa delle dimensioni dei membri dei due ragazzi di prima e perciò rinunciammo
In conclusione posso dire che da quel viaggio di nozze abbiamo capito molte cose: che ci piace andare in posti affollati, che siamo esibizionisti, che sono un guardone di mia moglie ma uno scopatore perfetto per le ragazze troiette, ma soprattutto ho capito che è bellissimo avere una moglie puttana. FINE

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