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Emanuela – una storia semplice

L’aveva conosciuta ad un corso di formazione professionale. Sandro Gorgoni teneva il seminario di Programmazione ad oggetti ed Emanuela Forte, ventun anni, era una dei dodici neo assunti che aveva l’obbligo di frequentare gli incontri introduttivi della Galli & Galli informatica. Il corso aveva la durata di una settimana, ma già dopo due giorni Sandro s’accorse che tra i suoi allievi c’era una ragazza che lo guardava intensamente, senza badare più di tanto alla lezione. L’attenzione dell’allieva Emanuela Forte era rivolta più alle forti spalle dell’insegnante, che alle sue pregnanti parole. Sandro ogni tanto, sentendosi osservato, ricambiava quello sguardo, che veniva puntualmente ricompensato con un accenno di sorriso. Ammiccamenti che ben presto divennero più languidi, e l’attenzione di Emanuela sempre più morbosa nei riguardi del collega insegnate.
Emanuela, i capelli più biondi del creato!
Tutti i raggi delle stelle più belle sono rimasti impigliati, fra i suoi capelli!
Tutto l’oro del sole all’alba brilla, sui suoi capelli!
Emanuela!

Per Sandro era più che mai evidente il regredire progressivo della concentrazione da parte di Emanuela, colta da un completo disinteresse per le tematiche aziendali, che lei dimostrava e mostrava senza remore tanto che Sandro cominciò a sentire il desiderio di intraprendere con l’allieva una conoscenza extra lavoro.
Sandro!
Gli occhi neri da furetto!
Grandi gemme d’avorio, i denti!
Naso arricciato quando sorride!
Sorriso che, immediatamente, provoca impeti di voluttà e di passione!
Emozioni tali, che il cuore sembra voler scoppiare nel petto!
Sandro!

Aveva capelli lunghi, biondi e morbidamente arricciolati; gambe lunghe, snella nel fisico; aveva poco seno, ma il sedere appariva in grado di sopperire a ciò che mancava al petto. Ma lavorava alla Galli & Galli Informatica, ed era una sua collega. A mente fredda la militanza di Emanuela nella stessa ditta faceva raffreddare gli animi di Sandro, ma a quarantadue anni era difficile dire di no ad una giovane donna che poteva fomentare i dolci ricordi di paradisi orgiastici. Malgrado una parte di sé ritenesse scomoda una simile amicizia, il pensiero d’un giovane corpo che gli poteva danzare e volteggiare nudo davanti a lui e sua moglie Claudia lo eccitava, gli faceva credere d’essere ancora il fauno di quindici anni prima. Pian piano la buona regola che voleva la completa impermeabilità tra lavoro e tempo libero nelle questioni di sesso svaporò a tal punto che gli sguardi di Sandro diventarono più fitti, rinfocolati da quelli di Emanuela, sempre più languidi finché ritenne necessario conoscere nel privato quella soave collega. Lunedì, martedì e mercoledì lunghi colloqui silenziosi legavano l’insegnate e l’allieva, entrambi sembravano chiedersi l’incontro decisivo in cui dichiarare la propria disponibilità al confronto. Ma il timore di pregiudicare il percorso lavorativo di entrambi bloccava Sandro, finché il giovedì mattina durante il caffè time Emanuela l’avvicinò ” Visto che dopo il corso lei passa in sede, potrebbe darmi un passaggio? ”
” Ovviamente ” fu la risposta di Sandro.
” Sa, debbo consegnare ancora dei documenti all’ufficio personale ” spiegò Emanuela
” Diamoci pure del tu ” l’incoraggiò Sandro, quasi ve ne fosse bisogno, dirigendosi lentamente verso un ala del corridoio poco usata perché sfociava in locale usato come archivio. Il bianco budello di formica e doghe di metallo finì di fronte ad una porta chiusa la cui targa riportava la dicitura: archivio corsi stagione 2000/2001. L’ampia e stretta finestra inondava, con fiotti di luce algida, quel quieto e silente moncone di corridoio poco frequentato; quella mattina una copiosa nevicata imbiancava tutto teneramente.
” Ti piace questo paesaggio polare ? ” le chiese poggiando una spalla al montante della finestra
” Bah! ” fu la risposta laconica
” Non sei molto romantica ” la rintuzzò Sandro
” Certe volte! ” miagolò scrollando il bel sedere rotondeggiante
” Ma questo manto di neve è invitante! ”
” Forse! ” resistette Emanuela che attendeva ben altre domande, anzi proposte. Impertinente, sorrideva e buttava gli occhi direttamente sull’inguine dell’uomo, ridendo felice mentre Sandro, adulto e responsabile, coi suoi quarantadue anni, la lusingava un po’ sul serio un po’ ridacchiando, memore del fatto che la freschezza di Emanuela contribuiva ad innalzare il livello della felicità maschile.
” Perché, durante le lezioni, mi guardi … con voglia ? ” La domanda di Sandro fu improvvisa e schietta ed Emanuela non si scompose, anzi parve gradire il gesto.
” Uh, così! perché mi piaci. Adoro guardarti il rigonfiamento del tuo pisellone ” commentò definitivamente a suggellare il loro incontro.
Sandro le prese una mano portandola al suo inguine, sussurrandole ” Anche tu mi piaci, ma odio quando metti quei tailleur scuri a pantalone che ti nascondono il fisico ”
” Non ha importanza ” ripose lei iniziando a muovere le dita sul caldo rigonfiamento del sesso.
” Ne ha, invece ! ” ribatté Sandro accarezzandole i capelli, prima di tirarsela a sé. La bocca di Emanuela era aperta, ma non sembrava intenzionata a ricevere un bacio. Allora le cercò i seni, piccoli quasi inesistenti, dal capezzolo dritto e duro come un chiodo, e dopo averne saggiato il turgore spostò la mano dal petto alla pancia.
” Maledetti pantaloni! ” le sussurrò in un orecchio provando ad aprire la porta dell’archivio. Sandro aveva oltrepassato il punto di non ritorno, ed era già pronto con il pene in piena erezione. La porta s’aprì docile e un ambiente pieno di scaffali e scatoloni s’impose ai loro occhi; l’uomo entrò tirandosi dietro Emanuela bloccando la porta, dopo averla chiusa alle loro spalle con un carrello pieno di carta. Il rischio d’essere scoperti era alto e dopo averle sbottonato i pantaloni s’accontentò di toccarle fugacemente la vagina fradicia di umori, e di abbassarle definitivamente i pantaloni subito dopo per andare alla ricerca dell’ano. La fece girare constatando che metà dei glutei erano color cioccolata, segno inequivocabile d’abbronzatura, mentre il resto era d’un candore bianco latteo. L’accarezzò i glutei, il bacino e il pube. La pelle era liscia e vellutata, senza nessun accenno di quella peluria così poco femminile per un corpo di donna. Si soffermò molto sulla pancia, piatta, che si gonfiava nell’avvicinarsi all’inguine. Un ciuffo castano scuro di peli ricciuti le nascondeva la vulva.
” Perché ? ” le chiese pizzicandole un ciuffo di peli
” Perché cosa ? ” domandò a sua volta Emanuela con gli occhi socchiusi e poggiata alla scaffalatura in ferro
” Perché non ti depili ” fu la precisazione di Sandro, alla sua precedente domanda, tirandosi la mano della ragazza tra le sue gambe
” Uh uh! Che bel bastone che ha l’istruttore ! ” commentò Emanuela, evitando così di rispondere, constatando il turgore consistente del pene ormai diventato duro ” Dove lo facciamo? ” sospirò infine dimentica d’essere al lavoro e in un locale dove si poteva essere facilmente scoperti.
” In nessun posto, ora non è possibile ” le ricordò Sandro forse un po’ bruscamente ” Ma io ho una voglia da morire, scoppio! ”
Ciò detto si sbottonò i pantaloni liberando il sesso dalle mutande, e quando lo ebbe preso nel pugno cominciò a masturbarsi
” Lascia fare a me ” disse Emanuela inginocchiandosi davanti a lui e immergendosi soavemente il pene in gola. Adesso toccava a Sandro reggersi alla scaffalatura di ferro mentre la bocca di Emanuela gli regalava una stupenda fellatio, e smise di stringere i montanti polverosi solo quando sentì che stava per venire. Ebbe un moto di galanteria, gli sembrava poco cavalleresco non abbracciare la testa della donna durante la sua eiaculazione perché uno spasmo più forte degli altri avrebbe potuto staccare la bocca dal fallo con conseguente perdita di sperma. Le cinse quindi la testa badando che non avesse tutto l’affusto in gola e si preparò a spargere i frutti del suo orgasmo sulla lingua e nella gola della sua giovane collega. Emanuela sorbì golosa i quattro fiotti di sperma profumato lanciandogli sguardi languidi di donna soddisfatta. Era un volto dipinto da una grande soddisfazione, una nuova amicizia, un musetto impiastricciato di sperma che aveva una volta di più conosciuto la gioia, la stessa felicità che ancora offuscava gli occhi di Sandro. Il collega dal volto gentile, dai baffi pennellati, dalla voce esigente di chi aveva già vissuto prima di lei il fascino discreto del sesso, impossibile da scordare. La loro amicizia era nuova ma subito suggellata dal sesso e bagnata dal bianco sperma.
Nelle ore seguenti, Emanuela, non gli levò gli occhi di dosso guardandolo sempre più languidamente tanto che alle volte Sandro si distraeva perdendo il filo del discorso. Poco prima che finisse la giornata Sandro l’aspettò al parcheggio ” Questa sera sei invitata a casa mia, io e mia moglie siamo felici di averti con noi per continuare il discorso di questa mattina … ” alluse, per concludere, con un sorriso aperto e solare.
Manuela non rispose guardandolo attraverso la fitta tormenta, inusuale per quelle zone di pianura tanto che per prima di sera ci si poteva aspettare trenta centimetri.
” Ho detto qualcosa di male ? ” domandò premuroso Sandro non avendo ricevuto nessun monosillabo o qualsiasi accenno in risposta “, non posso credere che a te non piaccia farlo con le donne ”
” Il mio ideale di sesso, è il sesso da party, quello fatto in gruppo tanto per intenderci, e amo molto il sesso orale fatto con uomini e donne … ” spiegò con una punta d’orgoglio scrollando l’ombrello già carico di neve.
” E allora qual è il problema ? Ti vergogni di mia moglie ” ribatté Sandro che continuava a non capire la ritrosia della ragazza: entrambi avevano voglia di brindare alla loro nuova amicizia con qualcosa di più di una fellatio in un locale polveroso.
” Ma, no figurati non siamo mica fidanzati. Anzi vorrei proprio farlo assieme a te e a tua moglie ” l’assicurò Emanuela “, e che domani è il mio compleanno, finisco i ventuno anni! ”
” Oh sì? Auguri allora. Ti posso fare un regalino? ”
” Certo, ci tengo ” rispose di getto Emanuela
” Cosa desideri ? ” chiese Sandro buttando la ventiquattrore nel sedile posteriore dell’auto
” Un invito a cena, a casa tua, scommetto che tua moglie cucina benissimo … e poi la voglio conoscere perché se tanto mi da tanto … ”
” Bene, a domani sera allora? ” concluse Sandro con sicurezza
” Si ” confermò la ragazza, poi cambiando tono ” riusciamo ad andare in sede con questa neve ? ”
” Certo, monta ” le rispose salendo in macchina.
La tangenziale era intasata per l’abbondante nevicata e la macchina proseguiva a passo d’uomo slittando dove la neve sembrava più compatta.
” Brr, che freddo ” batté i denti Emanuela “, non vedo l’ora di andare a casa, fare un bagno caldo, ungermi il corpo, depilarmi … ”
” Ma sei così bella ” la lusingò Sandro
” Scherzi, ho la patata pelosa, non te ne sei accorto ? ” rispose leggermente risentita
” Si ma sei comunque bella ” tentò di arginare Sandro, non gli piacevano le donne trasandate ma non voleva neanche sembrare subito ipercritico.
” Tu non sarai uno di quelli che preferisce la donna trascurata ? ” chiese seccamente Emanuela che non aveva afferrato il gesto galante dell’uomo.
” No affatto, mia moglie si rade in modo continuativo, tu invece no, a quanto pare. Questa mattina quando ti ho vista con il classico triangolo ho pensato che tu fossi una di quelle che non si depilano ” le rispose secco Sandro.
” Scusa non volevo, e che vorrei anch’io essere pulita ogni giorno. Mi vergogno pelosa ” disse lei battendosi una mano a cucchiaio sul sesso “, quando avrò un po’ di soldi mi farò depilare con il laser ” terminò con quel sogno nel cassetto decretando chiuso il capitolo.
La fila di auto sembrava infinita, come, senza tempo, era l’attesa che la strada si liberasse di qualche metro sotto quella fitta tormenta.
” Io ti devo ancora chiedere scusa per questa mattina ” le disse dopo aver bloccato la macchina appena in tempo scongiurando un tamponamento con la macchina che li precedeva.
” Chiedere scusa? E perché? ” chiese stupita Emanuela
” Per quello che non ti ho fatto fare! ” annunciò Sandro
” Anche me è dispiaciuto non farti fare una scopata, però era impensabile farlo in quattro e quattr’otto su qualche scatolone polveroso ” rispose schiudendo leggermente le gambe per recuperare la borsetta posata nel fondo della macchina, vicino ai piedi.

” Io, invece, ho avuto paura di offenderti, di ferire la tua femminilità! Hai visto, quindi ho fatto di tutto per venirti in bocca! mi pareva di insultarti se anche il pompino avesse fatto cilecca ”
” Anche questo mi è piaciuto, questo senso di rispetto! ” rispose Emanuela lusingata dai fatti prima che dalle parole di Sandro.

La giornata del venerdì passò impaziente e frenetica per entrambi finché alle cinque e mezza si divisero dandosi appuntamento per quella sera alle sette e mezza. Il tempo era inclemente e malgrado gli spazzaneve avessero fatto un buon lavoro Emanuela arrivò davanti alla casa di Sandro con quasi venti minuti di ritardo. La villetta era immersa nel bianco manto di neve e risplendeva delle finestre accese nel buio ormai pesto di quella sera di inizio gennaio; suonò il campanello per farsi aprire cancello e posteggiare la macchina nel viottolo proprio dietro l’automobile di Sandro.
” Entra, e lascia pure l’ombrello e la giacca a vento nell’anticamera ” le suggerì una voce femminile che doveva senz’altro appartenere alla moglie di Sandro.
Tre gradini la separavano dal primo portone, quello esterno che si richiuse alle sue spalle nel preciso istante in cui la porta interna, più leggera e dotata di un vetro smerigliato, s’aprì. Una donna stava in piedi, rivolta verso di lei, della bellezza di una statua, ed Emanuela non poté che trovarla bellissima. Per qualche secondo, senza fine, rimase immobile al fianco di suo marito Sandro, poi fece scivolare di lato la porta con la stessa delicatezza che aveva notato nei suoi passi. La donna l’accolse salutandola cordialmente e dopo essersi tolta il grembiulino da cucina, rimase in piedi accanto al marito scuotendo la testa per ridare corpo ai capelli: erano entrambi nudi. Emanuela rimase a bocca aperta gustandosi quell’immagine così sensuale e al contempo semplice e sincera.
” Allora, vuoi entrare ? ” le disse Sandro
” Sì, piacere ” rispose decisa ma con un leggero stato emozionale che le frantumava la voce
” Piacere, sono Claudia ” rispose tendendo la mano la moglie di Sandro “, allora togliti il cappotto e vieni qui da me, ho da iniziarti alle abitudini della casa ”
Appena il cappotto fu tolto, Emanuela apparve fasciata in una gonna attillatissima dallo spacco sul dietro generoso che lasciava intravedere le gambe tornite, velate da calze nere che esaltavano la sua figura esile; un top di seta permetteva di apprezzare il suo seno piccolo ma ben disegnato.
” Non le hai detto che a casa nostra i vestiti sono vietati, come le scarpe nei fuoribordo ” disse Claudia con l’intenzione di lusingare Emanuela
” No, volevo che fossi tu a dirle questa nostra piccola usanza ” rispose Sandro
Claudia era piccolina, con una folta cascata di ricci bruni ed un visino da gatta che poteva conquistare chiunque aiutata da due piccoli seni dai capezzoli duri e scuri, e da un invidiabile ventre piatto, ben delineato da una sana attività sportiva ” Allora vieni, andiamo in salotto e prendiamoci un aperitivo così ti parlo delle nostre abitudini ”
Emanuela la seguì fermandosi al centro della sala finemente arredata in stile antico proprio in mezzo al grande tappeto persiano. Claudia la fece mettere davanti a lei: era alta, slanciata, la sovrastava. Le circondò il bacino iniziando a carezzarle i glutei ” hai problemi a spogliarti completamente nuda, come noi ? ”
” No affatto, lo ritengo un privilegio ” rispose eccitata Emanuela mentre le mani di Claudia si infilavano sotto il top dove trovarono subito i seni turgidi dai capezzoli ritti, le sfilò quindi il top, facendola rimanere a torso nudo.
” Ti piace essere toccata da una donna ? ” le chiese Claudia prima di alzarsi per baciarle i seni e succhiarle i capezzoli.
” Si, molto … con la lingua siamo molto più brave noi … ” Sospirò e quasi non si accorse che Claudia le aveva tolto prima, le eleganti scarpe, poi la gonna che era caduta a terra con un tenue fruscio.
Sandro poco lontano aveva preparato gli aperitivi sul carrello in stile veneziano barocco gustandosi la scena tra le due donne, e tentando con scarsi risultati di controllare l’erezione del suo pene sempre più imbizzarrito. L’uomo non vedeva l’ora che sua moglie togliesse ad Emanuela quel tanga bianco, di pizzo, che appena copriva il monte di venere lasciando completamente scoperte le natiche. S’avvicinò alle due donne quando anche il tanga volò a terra, e sedutosi vicino a sua moglie si mise a contemplare Emanuela che era bellissima. Con i bicchieri in mano brindarono tutti e tre alla loro salute, e dopo qualche sorso Claudia s’inginocchiò davanti al pube completamente rasato di Emanuela cominciando a leccarla, prima di tutto intorno al perimetro delle grandi labbra, poi sempre più all’interno sino a succhiarle il clitoride.
Sandro si sistemò meglio sul divano e iniziò a godersi quella scena magnifica. Emanuela stava cominciando a respirare sempre più affannosamente al punto che Claudia la fece sedere sulla poltrona di pelle nera, a gambe aperte, e una volta prese le sue natiche nelle mani riprese a leccarla, ficcandole la lingua dentro, succhiandola con foga crescente. Dopo qualche minuto Emanuela venne sonoramente sprizzando i suoi umori sul viso di Claudia che avidamente raccolse ogni filamento scaturito dalla vagina dell’ospite.
Sandro con il pene in completa erezione s’avvicinò alle due donne, masturbandosi ” Ne facciamo una prima di cena, ragazze? ”
” Sì! Vieni, però prima, lo voglio un po’ in bocca io ! ” richiese Claudia
” Certo, vai prima dalla padrona di casa ” avallò ancora ansimante Emanuela, che vide ingoiare il pene da Claudia con estrema facilità, con uno slancio tale che immaginò il glande toccare le tonsille. S’adagiò meglio sulla poltrona di pelle nera iniziando a masturbarsi rubando ogni momento della fellatio che con grande poesia si stava svolgendo vicino a lei. Claudia baciava, succhiava, coccolava il pene di suo marito passandolo sul collo e sulle guance finché Sandro staccatosi un attimo non tornò con un vassoio pieno di fragole. Fece sedere le due donne accanto sul divano, mentre lui in piedi iniziò ad imboccarle. Spesso, durante quell’aperitivo altamente erotico, le due donne si contesero il frutto con le labbra, baciandosi scambiandosi le lingue al sapore di fragola.
” Guardate ” disse ad un tratto Sandro scegliendo una grossa fragola, e tenendola in alto sopra la testa. Le due donne alzarono gli occhi seguendo la mano di Sandro che mimando una planata d’aereo infilzò la fragola tra le gambe di Claudia. Dopo averla leggermente girata la tirò fuori e lentamente la portò alla bocca di Emanuela.
” Bello! , fallo ancora! ” ansimò Emanuela che aveva gustato tra le labbra il sapore acidulo della fragola mischiato a quello più muschiato di Claudia.
Sandro lo fece ancora un paio di volte finché non invitò a sedere l’ospite proprio sul bordo del divano, e una volta che le ebbe alzate le gambe iniziò a penetrarla tenendo il suo pene proprio di fronte alla vulva tenuta aperta dalle mani di Claudia rannicchiata dietro Emanuela. In quella posizione Sandro la penetrò, entrando ed uscendo, più volte finché non potendosi più trattenere si staccò stringendosi la base del bene.
Veloce Claudia gli versò alcune gocce d’acqua gelata, prelevata dal secchiello dello spumante, sul fallo congestionato per scongiurare ancora per alcuni istanti l’eruzione.
” Emanuela vieni qui per favore, per favore “, gridò Claudia.
La ragazza scese dal divano, andandosi ad inginocchiare vicino a Claudia, che intanto aveva già ripreso in bocca il pene del marito che sfoggiava un glande viola dal canale spermatico ormai troppo dilatato per poter durare ancora qualche istante di più. Difatti bastarono due affondi in entrambe le bocche per richiamare inesorabilmente l’orgasmo dell’uomo. Con tre virili colpi di bacino Sandro nella bocca della moglie che senza tanti indugi divise fino all’ultima goccia il prezioso bottino con Emanuela.
Iniziarono la cena ascoltando musica, erano sempre rigorosamente nudi e in tale foggia rimasero per tutta la cena. Mangiarono chiacchierando amabilmente, era Emanuela che conduceva il discorso svariando sugli argomenti più disparati, e Sandro lentamente si concentrò su quel filo sottile d’amicizia che era appena sbocciato fra l’ospite e sua moglie. Era felice che tra le due donne si fosse trovato un punto di incontro perché era da qualche tempo che sua moglie Claudia non aveva più una vera conoscenza femminile con cui coltivare gli appetiti saffici. Le guardava mangiare felici come due ragazzine contente d’essere sotto l’ala protettiva d’un maschio, d’un uomo che le aveva fatte conoscere, mentre all’unisono le possedeva.
Ad un certo punto Sandro decise di far cadere il discorso sui i loro primi incontri dell’inizio settimana durante le prime lezioni, e scherzandoci sopra rese partecipe anche Claudia ” Sei molto migliorata da lunedì, devo farti i miei complimenti ”
Emanuela lo ringraziò ” Si certo la prossima volta cercherò subito d’essere disponibile … ” civettò spolverando il tovagliolo come un ricamato fazzolettino da damina del settecento ” Ma anche tu non perdere quel bel vezzo di guardarmi in mezzo alle gambe. Ha sempre guardato in quel modo in mezzo alle cosce di una donna ? ” chiese infine rivolta a Claudia
” Stai tranquilla Emanuela, non ci siamo ancora sfiancati e la notte è lunga, rispondimi, invece, a questa domanda … ” s’intromise Sandro
Emanuela sorrise annuendo, leggermente imbarazzata per aver dedicato più attenzioni a Claudia
” Quando e come hai deciso che volevi farti scopare da me ? ” domandò Sandro.
” Dai Sandro, che modi ” reagì la moglie
” No, lascia Claudia, ha perfettamente ragione! Non vi ho ancora detto come mi sono eccitata la prima volta con lui ” Emanuela era imbarazzatissima, ma giustamente incalzata, decise di rispondere onestamente ” Non credo che vi sia una sola donna che non si ecciti guardando il cavallo dei pantaloni, ” asserì quasi in tono dottorale, poi con molta più malizia sorrise “, hai un rigonfiamento stupendo. Si può solo sognare di prendere in bocca un cazzo così! ”
” Si, ma in giacca e cravatta, Sandro, non ha mai il pacco in bella vista ” obbiettò Claudia
” è vero ma quando si siede … se sei veloce puoi valutare la consistenza del pacco ” rispose orgogliosa Emanuela.
Claudia ridacchiò sensualmente e Sandro con sguardo sornione si rivolse alle due donne ” Vi assicuro che esistono anche molte donne, non immagini nemmeno quante che fasciate dai pantaloni fanno una bella pubblicità alla figa ” Sandro sentì che Claudia con una gamba sfiorava quella di Emanuela.
” Dimmi, come ti sentiresti se ti dicessi che oggi al lavoro non ho indossato nemmeno le mutandine, e che sotto il vestito ero completamente nuda per festeggiare il tuo arrivo di questa sera ? ” Ammise con candore Claudia stuzzicando Emanuela con tanto trasporto che Sandro provò una fitta d’eccitazione.
Emanuela rimase in silenzio a riflettere, mentre marito e moglie la osservavano
” Hai perso la lingua ? ” chiese divertita Claudia
” No ” rispose prontamente Emanuela, ” Stavo solo cercando d’immaginarmi lo spettacolo di te al lavoro senza biancheria intima che tenti in tutti i modi sfregare il campanellino con la stoffa ruvida del cavallo dei pantaloni, ma non mi riesce molto bene, mi mancano troppi dettagli ” rispose lei, questa volta sicuramente con molta malizia.
Claudia la fissò compiaciuta ” Bene, sei molto più gradevole e di gusti sinceri di quanto non credessi, e sentiamo di quali particolari avresti bisogno per completare la tua fantasia ” riprese continuando il gioco. Sandro fece un giro ulteriore rabboccando i bicchieri con l’ottimo chianti che avevano bevuto sino a quel momento mentre Manuela stava meditando la risposta da dare a Claudia ” I capezzoli, come reagiscono i tuoi capezzoli allo strofinio con una stoffa ruvida ? ” domandò
” I miei rosei, non troppo grandi capezzoli sarebbero deliziosamente eccitati come in questo momento, ma questo penso tu riesca a immaginarlo da sola ” rispose lei finendo di mangiare l’ultimo sghiribizzo di pane e salsa alla genovese.
” Ed il pelo, il pelo pubico intendo com’è di solito, corto, lungo alla moicana ? ” continuò Emanuela sforzandosi di dimostrare una calma che il pene ormai eretto di Sandro, seduto vicino a lei, gli impediva d’avere realmente.
Claudia ridacchiò ” Sempre più carina, bene bene ” commentò lei, ma non rispose
” Dai, devi dirmi come tieni normalmente il pelo perché è un particolare molto importante, non riesco a completare l’immagine ” insistette Emanuela e Sandro le fece piedino per ricordarle che quella informazione l’aveva già avuta da lui stesso il giorno prima.
” Il pelo non c’è, rimango sempre completamente depilata, riesci ad immaginarti quanto è più comodo ? ” le rispose con voce roca per l’eccitazione
” Si, una bella depilazione è come un cazzo in tiro, è deliziosa, semplicemente deliziosa ” gemette Emanuela poggiando due dita sul fallo teso di Sandro che lambiva la tovaglia
” E tu riesci ad immaginarti l’effetto che fa su gli uomini, a cui mi offro, l’immagine mia completamente nuda con i capezzoli eretti e il pube perfettamente depilato ? ” rilanciò Claudia, e questa volta fu Manuela a gemere.
I tre rimasero alcuni minuti in silenzio, poi Sandro ruppe l’incantesimo ” Bene ragazze, è stata una piacevolissima cena, ma ora penso che sia l’ora del caffè, voi cosa né pensate ? ” domandò con un sorriso malizioso. Sandro era ormai incapace, di rimanere a tavola un minuto di più, troppo eccitato e con una sola idea che gli riempiva la mente, possederle avvinghiate tra di loro a sessantanove.
” Non so dirti cosa berrò, so solo dirti cosa vorrei tanto fare ” disse di slancio Emanuela
” Bene dicci tutto ” l’esortarono marito e moglie
” Vorrei invitare Claudia ad un sessantanove, e li soddisfarla mentre tu ci scopi e ci guardi per tutto il resto della notte ” finì di slancio
” Fiuu, ” zufolò “, una richiesta ardua da mantenere, per me … ma ci possiamo provare ” disse Sandro alzandosi con la pelle tesa che stringeva sempre di più la base del glande.
Sandro ed Emanuela uscirono dalla sala da pranzo a braccetto, e lui la condusse sino alla tavernetta dove quasi subito dopo li raggiunse Claudia con il barattolo del caffè macinato.
” Bene, bene un bel caffè ci vuole prima della festa ” asserì Claudia intenta dietro ad una sorta di bancone da bar a preparare il caffè come una perfetta barista “, spero che tu non debba fare nulla domattina presto ” scherzò all’insegna di Emanuela che rispose con un ” Perché ” mentre attendeva, senza sapere, cosa aspettarsi. Era un gioco molto divertente e lei avrebbe veramente vissuto tutta la notte, concedendosi senza nessuna remora, a suoi nuovi amici.
” Bhe, piccola saremmo talmente stanchi che ci sveglieremo verso le undici … ” ammiccò maliziosa Claudia
” Non temere il nostro lettone è molto comodo e largo … ” intervenne Sandro che aveva appena acceso il sistema Hi Fi inserendo un compact disc di musica classica.
Emanuela aveva certamente esperienza, ma talvolta era incapace di prendere iniziative, quindi toccò a Claudia, più anziana e più esperta, su esortazione di Sandro a indirizzare la giovane durante petting femminile. Claudia la prese con calma, visto che avevano tutta la notte a loro disposizione, e dopo averla distesa sul divano, a gambe larghe, cominciò a leccarla dal collo in giù. Le dava piccoli e fittissimi baci su i seni, sull’ombelico, sul pube e sulle cosce mentre Sandro terminò con tutta calma il suo caffè. La bocca aperta, le braccia a cingere il bacino di Claudia, lo sguardo perso sul clito, i pensieri avvolti alle volute profumate della vagina per essere portati in chissà quali spazi, per trovare una degna consacrazione alla libertà. Nell’aria le mani magiche di Rubinstein accarezzavano i tasti di uno Steinway, accettabilmente riprodotte dai diffusori dell’Hi Fi, volando nei fantasmagorici virtuosismi richiesti dagli ‘Improvvisì di Chopin che accompagnarono il gioco erotico delle due donne finché Sandro non appoggiò il suo fallo tornato di nuovo durissimo sul collo di Emanuela.
Una profonda immersione in quel fallo ligneo, una lunga boccata di Emanuela leccata, risucchiato un attimo prima d’esser mossa da Claudia che l’aveva fatta rigirare per leccarle la schiena e morderle i glutei. Con un’evoluzione degna di un contorsionista Emanuela si rigirò un poco schiudendo la bocca lasciando che il pene le si introducesse nuovamente per quanto poteva.
Sandro indugiò nella bocca di Emanuela finché poté controllarsi, constatando che la pelle della giovane e la sua sincerità disponibilità sessuale erano estremamente afrodisiaci. Guardò le due donne sedute sul divano. Claudia stava tirando a sé Emanuela facendole mettere le sue gambe sulle sue in modo che il loro genitali si allineassero in perfetta corrispondenza, e quando i loro bacini combaciarono perfettamente Sandro s’accostò a loro penetrando Emanuela. La giovane si aggrappò alle spalle di Claudia che da sotto le tendeva, aprendole, le natiche. Lo sguardo si soffermò sulle sue mani. Quelle mani che tendevano la vagina, quelle mani che volevano risucchiare tutto il nettare di Claudia, che stringevano le natiche e sfioravano l’ano, quando il pene usciva da lei ed era costretta a subire quel vuoto incolmabile, quando farsi penetrare voleva dire sentirsi femmina.
Nell’aria attaccò l’Improvviso n. 4.
Un tuffo al cuore!
La dolcezza, l’impeto, la passione del buon vecchio Artur Rubinstein capace di far piangere e gridare anche un ammasso di legno e fili metallici, d’avorio ed ottone ispirò Sandro che profuse ogni suo sforzo nel penetrare la giovane sempre adagiata, vulva su vulva, sopra Claudia, sua moglie.
Lo Steinway colorava mirabilmente le note d’argento e d’azzurro come la cascata impetuosa degli ansimi di Emanuela che per qualche istante fu capace di perdere il contatto con Claudia, una volta di più, fu dato spazio all’appagamento ed alla sconfinata ammirazione di una penetrazione!
” Potenza della natura, Emanuela! Ma cos’hai, in quella figa? Cosa? ? ” pensò Sandro rimanendo di colpo immobile per qualche secondo sopra le due donne attendendo i primi contorcimenti di Emanuela subito bloccati, perché voleva farle letteralmente assaporasse il fallo che le si gonfiava dentro. Gli spasmi crebbero sempre di più e quando le natiche presero a fremere Sandro iniziò ad ondeggiare lentamente penetrando con lunghi e regolari affondi la giovane che quasi subito ebbe un orgasmo vulcanico. E Chopin, ruffiano, la premiò proseguendo con i ‘Notturnì, che fecero riprendere gli affondi di Sandro, accompagnandoli con la loro dolcezza. Nacque un sorriso sul viso di Emanuela, e prima ancora di rendersene conto, sulle labbra intente ad aspirare le dolci boccate di una vulva che in quel momento non c’era, esplose irrefrenabile la gioia. Era passato del tempo, dall’ultima volta che aveva sentito battere così il cuore, fomentato da un fallo turgido e da una vagina morbida e profumata.
Sandro, col pene ancora duro e pronto a proseguire, si staccò lentamente permettendo che Emanuela, spossata, lasciasse la presa delle spalle di Claudia, abbandonandosi riversa a gambe larghe sul divano. E nemmeno pensava le potesse capitare così presto, una scopata degna di quel nome. Invece… ripensò al fallo dentro di lei, ripensò a gli occhi di nero di seppia del suo stallone… Ripensò alle piccole mani di Claudia agili e leggere come ali di colomba… Ripensò a quel sorriso incredibile, a quella gioia incontaminata d’essere baciata sulla vulva da labbra femminili dove un fallo aveva appena imposto la sua virile intrusione.
Claudia le fu sopra a sessantanove, e subito Emanuela volle rigirarsi mostrando la schiena a Sandro che appena sceso dal divano si stiracchiò i muscoli delle gambe.
” Sì, batte forte, il cuore… ” mormorò Emanuela aveva ritrovato in quella posizione la speranza che credeva per il momento perduta d’una nuova penetrazione, perché ancora immersa nello stupendo calore del corpo di Claudia, ancora caldo come era eccitata l’anima di chi, del sesso, conosce l’abbraccio dell’orgia. Il divano non aveva braccioli così che Sandro poté tornare a puntare il corpo invitante della collega completamente immersa tra le mucose di sua moglie Claudia cominciando ad carezzarle il sedere, adagiandosi sul suo corpo, mordicchiandole le orecchie e il collo. Sotto di loro Claudia succhiava la vagina umida e calda della giovane che ricambiava con slancio le medesime attenzioni, finché Sandro non si sistemò meglio prendendola da dietro: entrò ed uscì parecchie volte prima di staccarsi per prendere fiato.
Era stato un affondo preciso, un sol colpo dato con decisione tra le natiche di Emanuela che gradì moltissimo, che aumentarono il vorticare impazzito della sua lingua sul clitoride di Claudia sempre intenta ad accarezzare i testicoli che ondeggiavano sopra di lei. Ormai sentiva solo il sospiro del piacere puro, basso, profondo, viscerale che si tramutò in un urlo eccitato dei mille e mille spiriti celati nel suo corpo. Era l’urlo del piacere, che non conosceva ostacoli attraverso la sua voce, pura e semplice che artigliava le emozioni in una calda morsa di libidine.
Sandro si fermò per un attimo a guardare la penetrazione; gli piaceva molto vedere il suo membro penetrare una donna e scomparire dentro di lei. Sotto di lui c’era la figura longilinea di Emanuela prostrata su Claudia in preda alla passione più sfrenata; si sfilò e, dopo averlo fatto, le mise una mano sulla vagina percependola umida d’umori profumati. Allora le puntò il pene sull’ano e spinse finché non percepì lo sfintere allargarsi.
” Ti piace? ” chiese Sandro, ben sapendo che quella non era una domanda oziosa, perché era consapevole che non tutte le donne volevano essere sodomizzate, ” ah! L’ignoranza ” bofonchiò pensando alle mille scuse di donne inquiete, che aveva sentito direttamente o indirettamente, che dovevano dissuadere il loro compagno dal penetrarle. Emanuela non rispose e Sandro poteva solo sentire gli ansimi e il frusciare della lingua di sua moglie mentre entrava e usciva dalla vagina della giovane. Allora si sistemò meglio e spinse ancora entrando felicemente dentro la ragazza che ebbe un sussulto lasciandosi scappare un sospiro profondo. Era la voce del godimento che portava, da orecchio a orecchio, tutta la sua potenza, il suo desiderio carnale, che s’abbatteva con voluttà su ogni corpo che incontrava, che penetrava, leccava, cospargeva di sperma, consolidava amicizie e irrideva a tutti gli spiriti vanagloriosi che presumevano di poter ignorare il sesso, fermarlo con divieti e barriere.
” Ti ha fatto male? ” le chiese Claudia dall’altro lato del sessantanove
” No ” fu la risposta di Emanuela che sentì di nuovo, prima la bocca di Claudia tornare a ventosa sulla sua vulva e in cascata Sandro che le chiedeva ” Posso continuare ? ”
” Sì! ” mugolò per il piacere che i coniugi Gorgoni le stavano facendo provare.
Sandro forzò ancora sentendo lo sfintere allargarsi e diventare scivoloso e dopo alcuni secondi il pene iniziò a strusciare avanti e indietro; Emanuela era in estasi e Sandro poteva vedere il suo viso distendersi in preda alla beatitudine che scardinava i suoi occhi socchiusi lasciando passare una vivida luce di piacevole godimento.
Sospiri, il godimento! E nella voce del coito si fondevano i gemiti, i sospiri, gli aneliti e i canti raccolti nel suo vagare da divano a divano, da tappeto a tappeto. Il grugnito erotico poteva fondere, unire, amalgamare ogni donna al suo uomo, e ogni donna alla sua compagna affinché potesse rimanere solo lo sua voce, quella vera, l’unica… Quella voce che si sentiva solo nelle orge più avvolgenti, negli spazi accoglienti e pieni di luce, quando il corpo risultava nudo in pieno giorno, quando le coperte erano l’unico miraggio irraggiungibile a coprire un paio di gambe femminili sensualmente aperte.
Sandro aumentò il ritmo e conseguentemente Claudia leccò, succhiò e penetrò la vagina di Emanuela che ricambiò, per quanto poté la sua partner: si stava dando con tutta l’anima, gioiva del pene come della lingua, ed era visibilmente lieta e soddisfatta.
La vita poteva sicuramente risultare un fardello insopportabile se non si aveva la voglia, il desiderio di abbandonarsi alla infinita schiera dei giochi orgiastici ch’erano l’organo trascinante per visitare l’impero della passione. Pensava Sandro. Implacabile, mentre continuava dolcemente l’affondo, la testa bassa e le ginocchia piegate, le mani strette spasmodicamente ai glutei di Emanuela per non essere costretto a cedere un solo centimetro scivolando sull’incerto divano, un lampo di sfida negli occhi ” mi avrai tutto dentro ti te! ”
Sospiri, godimento!
Brividi, strappi allo stomaco e spasmi forieri d’uno orgasmo prossimo ” Non avrai la mia sborra … non subito, non adesso ”
Sandro aumentò il ritmo ormai al limite sbattendo scomposto lo scroto sul mento di sua moglie Claudia controllandosi a fatica, pervaso da una sensazione incredibilmente eccitante. Il suo fallo fasciato dalle natiche sode di Emanuela, sussultava sfregando la superficie ruvida del retto attendendo il momento propizio per scaricarsi ” Ho un sorriso che mi aspetta… Non mi avrai subito, perché prima devo rivedere l’oro del tuo sguardo affaticato e soddisfatto mormorarmi la tua soddisfazione. Non mi avrai adesso, perché voglio risentire il calore del tuo corpo squassato dall’orgasmo anale. Forse tra due secondi, orgasmo… Forse fra uno… ”
Ora dentro, ora fuori, transitava nello sfintere dilatato e gocciolante di umori in preda ai primi spasmi dell’orgasmo. Con un piede puntato alla bene e meglio, e un ginocchio indolenzito si muoveva e guardava, guardava e si muoveva, lo eccitava la vista di Claudia che gemeva, impazziva a bocca spalancata per il tocco di lingua di Emanuela che finalmente lo condusse alle all’orgasmo.
Claudia precedette il marito provando un orgasmo intensissimo, un tremito prolungato, una sensazione di infinito appagamento che le scatenò nuove voglie tanto che riprese a toccare annusare la vagina bagnatissima e turgida della giovane che venne una prima volta nella sua bocca. Quel movimento impetuoso e torrenziale di fianchi impazziti culminò con un ulteriore sprizzo vaginale che accompagnò finalmente l’esplosione di sperma che le inondò lo sfintere: un fiotto, un altro, un altro ancora che appagò Sandro.
Emanuela percepì il corpo di Sandro esaurire la tensione, il pene diventare di conseguenza piccolo e scivolare fuori lentamente dopo qualche minuto. L’ano ricolmo di sperma, colante fin sulla vagina, era la stella che per Claudia cantava più forte nella sua idealizzazione della bellezza orgiastica, quella stella innalzava una barriera più alta della stessa bellezza fisica, e contro quella barriera s’infranse la sua lingua.
Sandro finalmente s’alzò, e poté notare che Emanuela, sempre rigirata di schiena, era ancora più bella e desiderabile, con l’ano dilatato e golosamente lappato da Claudia. Le baciò una natica, poi risalì fino al suo viso: le bacò gli occhi, sfiorandole le labbra ” è stato bellissimo ” la lusingò
” Anche per me! sai, era la prima volta che festeggiavo così bene; ma questo era il regalo che volevo da te, e tua moglie per il mio compleanno ! ” FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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