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copertina racconto erotico

Fuori sede

Mi chiamo Aldo ho vent’anni, imprigionato in una città grigia e fredda, sradicato da amicizie e dalla mia ragazza, in vista del futuro.

L’unico futuro che vedevo erano almeno 3 anni di università fuori sede, imprigionato a casa dei miei zii ed il futuro non era altro che il solito pezzo di carta, che a detta dei miei genitori mi avrebbe spalancato le porte del lavoro. Dopo un sofferto diploma, arrivato dopo una bocciatura, quest’ultima a me non imputabile, avevo passato gli ultimi due mesi di scuola in ospedale a causa di un incidente automobilistico, ero stato investito da uno stronzo ubriaco mentre ero sul marciapiede per i cazzi miei. I miei genitori mi avevano dato la buona notizia sarei andato all’università, ma non in una semplice università, nella migliore facoltà d’Italia. Mentre la mia mente vagava sulle quotidiane feste che avrei potuto fare nell’appartamentino che avrebbero dovuto affittarmi, la seconda buona notizia sarei andato a vivere da zia Incatenata, no non avete capito mia zia non è dedita a giochini sado maso si chiama di nome Incatenata, lo so non ci credete, come cazzo si può mettere un nome del genere eppure è così e poi Asdrubale il nome del marito vi sembra meglio. Tale notizia, mi gettò in depressione, non solo non avrei avuto un po’ di indipendenza, ma i miei zii erano peggio dei miei genitori, dei fanatici religiosi con un rigido ed antiquato codice morale e comportamentale, andare da loro era come prendere i voti, un convento di clausura è più vitale di casa loro, vane furono le mie proteste, la terza sorpresa giunse infausta come le prime due, dovevo partire subito, in pratica era il 15 luglio, così mi sarei ambientato, le valigie erano già pronte. Cercai di sospendere l’esecuzione della condanna per salutare gli amici, invano ogni tentativo.

– Non posso partire senza salutare padre Salvatore, il mio parroco.

Frase magica, i miei non poterono dire di no, il parroco era stata la mia guida spirituale dal battesimo ad oggi, non lo sopportavo, ma i miei non lo sapevano, quindi acconsentirono a sospendere il mio trasferimento di quasi una settimana, il parroco era partito e sarebbe tornato domenica in tempo per celebrare la messa, poi dopo pranzo sarei partito con il primo treno. Avevo cinque giorni di respiro, con metà dei soldi dei regali del diploma mi feci acquistare su ebay un portatile da un mio amico, un lettore mp3 ed una ricarica al telefonino, budget esaurito, l’alta metà la conservai per i tempi bui.

Passai gli ultimi giorni, prima della partenza con Lina, la mia ragazza, ma tutti i tentativi per portarmela a letto si infransero, le sue mutandine rimasero off limits.

Alla stazione vennero a prendermi i quaccheri, così li aveva definiti Tony un mio amico, mio zio era un uomo alto e magro, magro da far paura, sempre indaffarato, il suo unico scopo nella vita lavorare e pregare, il fatto che possedesse un grande negozio di articoli sacri e che i suoi clienti fossero tutti prelati lo rendeva felice. Mia Zia Incatenata, sembrava la tipica donna mediterranea, capelli neri mossi dal vento, occhi scuri e grandi da cerbiatta, le labbra erano uno spettacolo sembravano quelle di Angelina Jolie, niente trucco, niente rossetto, occhi bassi, ed un vestito che celava le sue forme, quasi fosse stato confezionato dal marito per una suora. Il tragitto verso casa loro, mi sembrò il miglio verde, in pratica mi sentivo nel braccio della morte “uomo morto che cammina”, in macchina silenzio religioso ascoltando Radio Maria. La stanza era quella di mio cugino, a 18 anni era partito militare ed era rimasto nell’esercito, una volta mi aveva confidato che in caserma aveva più libertà e poteva finalmente vivere la sua vita.

– Aldo

– Si zia Incatenata, dimmi.

– Volevo precisarti alcune regole, noi siamo abituati a rispettarle e fin quando sarai qui dovrai rispettarle anche tu. Ci si alza alle 6. 00, colazione alle 7. 00, già vestiti in ordine, dopo la colazione e le preghiere mattutine, lo zio va a lavorare, tu andrai a studiare io mi occuperò della casa, poi raggiungerò lo zio. Alle 14. 00 si pranza, poi silenzio assoluto fino alle 15. 30, alle 16. 00 si riapre il negozio, alle 20. 00 si cena, dopo le preghiere serali ti potrai ritirare nella tua cameretta.

Temevo che se per scherzare gli avessi chiesto dei ceci per inginocchiarmi, mi avrebbe detto che erano già in camera, quindi mi limitai ad annuire.

– un’altra cosa, io uso il mio secondo nome, quindi puoi chiamarmi zia Maria o meglio zia Mery.

Tornai nella mia celletta, la stanza di mio cugino, non era piccola come una celletta, ma l’arredamento era molto spartano. Lo chiamai con il telefonino.

– Ciao Ale, sono appena arrivato, mi sono state impartite le regole ed adesso mi trovo nella tua lussuosa suite.

– Scherza pure Aldo, in confronto al clima del resto della casa, quella stanza è un oasi, guarda sul comodino, cosa vedi.

– Una lampada, una bottiglia e un libro.

– Un libro, quello non è un libro, benvenuto in convento quella è la bibbia, sposta il segnalibro ogni giorno, così penseranno che la leggi, togli i cassetti dell’armadio svita il pannello sotto e troverai dei giornali più interessanti, ma sta attento in casa mia anche le riviste di moda sono sconce, se ti trovano con ciò che troverai nell’armadio sei fottuto.

– Ale, dov’è la tele?

– Nisba, c’è nè una nel salotto, ma tanto a che ti serve la tele, la sera si prega, sei nella merda bello.

Iniziò l’inferno, dopo un paio di giorni mi iscrissi in palestra, dovevo scaricare la tensione nervosa, passavo ore a fare pesi e a tirare pugni e calci ad un sacco. Arrivò agosto e la palestra chiuse, mi ritrovai nuovamente senza nulla da fare, cambiai la disposizione dei mobili nella stanzetta e appesi un paio di poster, di tanto in tanto mi collegavo ad internet o noleggiavo qualche film, il portatile si rivelò l’unico modo di evasione.

Talvolta restavo a chiacchierare con la zia mentre faceva le faccende di casa, chiacchierare per modo di dire, lei raccontava parabole o le opere di bene che faceva con la parrocchia. Ma stare lì a guardarla mentre rassettava era piacevole, sotto i vestiti si intuiva un bel corpo, seno sodo e prosperoso, ventre piatto, gambe lunghe, si portava bene i suoi 40 anni.

Una Mattina intorno alle 10. 00 tornando dalla corsa mattutina, trovai mia zia ad aspettarmi

– Aldo, è da una settimana che hai appeso quei poster, io e lo zio abbiamo fatto delle allusioni sulla pornografia, ma tu sembra che non abbia capito, devi togliere quelle oscenità.

– Pornografia, oscenità, non capisco i poster sono uno di Britney Spears, l’altro è la pubblicità della palestra raffigura una ragazza vestita da cheerleader, niente nudo, nè pose oscene, sono solo due donne, anche tu sei una donna.

– Aldo, taci immediatamente, come puoi paragonarmi a quelle lì, a quelle …

– Zia, scusami, non intendevo, il corpo, sono ragazze …

– Sono delle peccatrici, l’anima non il corpo, anch’io ho un corpo, forse anche migliore del loro, ma la mia anima è pura …

Iniziò con un sermone sulla morale, dopo dieci minuti per tagliar corto, sbottai “si ti vorrei vedere vestita in quel modo”

Era paonazza, infuriata, “io potrei vestirmi come loro e non sfigurare, loro non potrebbero mai raggiungere la mia rettitudine morale”.

– Si zia le parole stanno a zero …

– Basta di dò cinque giorni per togliere quelle oscenità dai muri, ed in questi 5 giorni dovrai occuparti tu di pulire la stanza, perché non entrerò fin quando non le toglierai.

Continuai a bofonchiare: “io potrei vestirmi come loro e non sfigurare”

Pensai di farle uno scherzo, cercai una sua foto recente per usare il volto e fare un fotomontaggio sul corpo di qualche donna vestita da collegiale o da cheerleader, non avendo altro modo per acquisire l’immagine usai il telefonino, acquisita così la foto iniziai la mia ricerca su internet, niente bionde solo more, niente ragazze solo donne, indicizzai la mia ricerca su mature e more, ma niente da fare, in un sito trovai vari link inerenti a sexy shop, andai a curiosare. Trovai degli articoli interessanti, ma i tempi di spedizione superavano la data dell’ultimatum di mia zia, mi recai quindi in uno dei sexy shop in città, lì acquistai un set due pezzi: reggiseno in pizzo a balconcino con coppe scoperte con spalline regolabili, perizoma abbinato, calze autoreggenti, mini string aperto, un tanga, un completo da scolaretta sexy composto da una camicia, in realtà si trattava di un corpetto trasparente che si allacciava con un nodo sotto il seno, una gonna che copriva si e no l’inguine e delle calze, poi un completino da cheerleader composto da un micro top una mini gonna inguinale anche questa e da due pon pon. Volevo acquistare anche delle scarpe con tacchi a spillo, ma i prezzi erano sconfortanti ed io avevo già speso 175 euro. Rientrai in casa gettai le riviste e nascosi i completini. Dovevo aspettare 2 giorni, mi zio sarebbe partito giovedì mattina per andare ad acquistare della merce. Non avevo però calcolato che con mio zio partito, mia zia sarebbe stata impegnata in negozio tutto il giorno. A cena quella sera mi offri per dare una mano in negozio, in assenza di mio zio. Mia zia Mary, prese questa richiesta come una muta richiesta di pace ed acconsentendo. L’indomani andai in negozio con lo zio, che mi illustrò i miei compiti, ma soprattutto il modo di comportarmi con il clero. Intorno le 18. 00 mia zia era già andata a casa per preparare e mio zio era impegnato per le prove di un abito di un alto prelato, entrarono tre suore, una era giovane e carina le altre due avevano superato la sessantina. Chiesero di mia zia.

– Sono spiacente sorelle, ma mia Zia é tornata a casa, mio zio é impegnato di là, posso essere d’aiuto?

Una delle due piú anziane disse un brusco “No grazie” e si voltò per andarsene, all’altra non andava di tornare, infine si diressero verso un bancone situato in fondo al negozio, le seguì senza neanche sapere gli articoli di quel bancone.

La suora più anziana, mi squadrò lievemente adirata apostrofandomi “Cosa fa qui? ”

– Sorella, non capisco, faccio il commesso, il bancone …

– Aldo, vieni via, le sorelle faranno da sole.

– Vogliate accettare le nostre scuse, sorelle, mio nipote non sa.

Ero un po confuso ma mi allontanai.

Andate via le suore, andai a curiosare, era il reparto biancheria, sembrava ottocentesca, ma qualche guepiere con delle modifiche fatte ad oc poteva diventare sexy.

Il giovedì passai tutto il giorno con mia zia, cercando di riportare il discorso sui poster, la sera dopo le preghiere, le dissi: “scusami vuoi dirmi cosa ti disturba di quelle foto, se tu mi dai una motivazione anche solo di un particolare io li stacco adesso dal muro e vado a gettarle giù nel contenitore”.

– D’accordo, per prima cosa …

– Scusami se ti interrompo, vado a prendere i poster così li commentiamo.

– No vengo io, così controllo se in questi giorni ha messo in ordine

Andammo nella stanzetta, io mi appoggiai all’armadio, nel primo cassetto c’erano già i completini, pronti per la sfida, lei si appoggiò allo stipite della porta, il caldo era opprimente, io ero in pantaloni lunghi e camicia a maniche lunghe, in negozio si doveva mantenere un certo decoro. Lei era in tailleur pantalone di lino, e si tolse la giacca rimanendo con pantalone e camicia, accesi il ventilatore.

– Visto che aspetti la telefonata dello zio abbiamo un po’ di tempo, facciamo un vero dibattito in contraddittorio, io mi schiero contro questi poster portando argomentazioni morali e religiose, tu li difendi.

– Ma, come faccio, io sono contro, tu a favore, come …

– Al liceo c’era un professore che smontava tutte le nostre certezze in questo modo, in pratica sapendo di aver ragione voleva che noi affrontassimo il dibattito in maniera costruttiva, portando tesi contro la nostra stessa teoria pian piano ci convincevamo che sbagliavamo.

– D’accordo Aldo comincia pure, io cerco di riordinare le idee.

– Parlai di morale, religione, di costume di società di psicologia, per circa mezz’ora.

Poi squillò il telefono, mio zio era arrivato in albergo ed aveva chiamato.

Mia zia tornò nella stanzetta, si sedette sul letto, ed iniziò debolmente a difendere i poster, le sue tesi erano deboli, ma quando iniziai a denigrarle si arrabbiò, sostenendo sempre con più veemenza le donne che posavano per poster o calendari.

– La bellezza è effimera zia, queste ragazze fra 10 anni, si vergognerebbero di vestirsi così.

– No, non è così, fra 10 anni saranno ancora belle … la moda sarà cambiata … ma

– Ma cosa credi zia che a 30 o 35 anni potrebbero indossare degli abiti così si pure per provare a se stesse che sono ancora in grado di farlo?

– Io ho 40 anni e potrei indossarli anche alla mia età.

– Smettila di dire eresie, credi davvero che potresti farlo senza sentirti ridicola davanti uno specchio? E quale vestito vorresti indossare da scolaretta o da cheerleader?

– Potrei indossarli indifferentemente sia l’uno che l’altro.

– Provalo, se ci credi provalo. Tentenni perché sai di non poterlo fare.

– Stolto, tentenno solo perché non ho niente che si avvicini a quei vestiti per provare la mia tesi.

Aprì il cassetto e le dissi: “Ho vinto io, non puoi provare la tua tesi”, nel cassetto in bella mostra c’erano le due divise della discussione, entrambe corredate una da perizoma e calze autoreggenti bianchi, l’altra con string, calzini alla caviglia e pon pon. Il completino da suora era ancora nascosto.

– Ho dimostrato la mia tesi, ho vinto.

– Vedremo.

Mia Zia si avvicinò al cassetto, allungo la mano e la ritrasse prima di toccare i completino. Poi con idice e pollice prese una punta dello string, come se potesse contaminarsi. “cos’è ? ”

– Io finsi imbarazzo, senti dichiara la sconfitta, toglierò pure i poster se vuoi, ma …

– Cos’è?

Abbassai la voce, e con lo sguardo a terra, fingendo vergogna dissi: “sono, in pratica delle mutandine”

– Ma non coprono nulla.

– Beh, vedi questi capi di abbigliamento, sono un po’ particolari, come vedi sui due poster le due ragazze sono, bè si, completamente depilate. Dubitavo fortemente che le due modelle indossassero quel tipo di biancheria, né potevo sapere se la loro depilazione fosse completa, ma visto che peli non se ne vedevano, volevo imbarazzare la zietta.

Lei lasciò cadere al suolo la lingerie come se si fosse scottata e si girò per scappare dalla stanza, poi tornò sui suoi passi prese lo string da terra il completino da cheerleader e si allontanò. Dopo 1 ora pensai avesse rinunciato, andai nel bagno di servizio, indossai un paio di pantaloncini e tornai nella stanzetta lasciando la porta aperta dopo qualche minuto mi alzai per chiudere la porta della stanza e la vidi in fondo al corridoio, era appena uscita dal bagno ed era indecisa se rifugiarsi in camera da letto o dimostrarmi che una donna di 40 anni poteva indossare qualsiasi abito volesse. Nonostante il corridoio fosse in penombra era bellissima, indossava il toppino che non riusciva a contenere il suo magnifico seno che veniva quindi compresso e spinto verso l’alto, il tessuto riusciva a contenere solo la parte inferiore ed i capezzoli, si intravedeva una piccola porzione dell’aureola, il gonnellini era cortissimo, ma visto che era immobile riusciva a nasconderle l’inguine, indossava un paio di scarpe da tennis, ma il completino lo esigeva, teneva un pon pon per mano. Tornai in fretta nella camera, e mi inginocchiai come se pregassi. Le ci vollero 10 minuti per percorrere 6 metri di corridoio, si affacciò dalla porta e notai che si era pure truccata e messo un rossetto rosa. Rimasi in ginocchio estasiato.

Con voce tremante di vergogna, mi disse non entro nella stanza di Ale, mi vergogno troppo, ed andò via.

La trovai al centro del salone a gambe unite ed i pon pon che le coprivano seno ed inguine.

– Zia Mary, scusami adesso so che potresti indossare qualsiasi abito, la tua bellezza lo consente, ma ti manca qualcosa, è come se … non so, sembri troppo statica, quasi ingessata, sei vestita come nel poster, ma ….

– Manca cosa, sono annientata dalla vergogna, vuoi pure che mi metta a saltellare.

Mi sedetti sul parquet per gustarmi meglio la visione delle sue cosce.

Lei indietreggiò di un passo urtando il tavolino, facendo così cadere un portacenere in argento, mollò un pon pon sul tavolo e si chinò a raccogliere il portacenere, così facendo mi dono una panoramica completa del suo culo alto e sodo, il cordino dello string era in mezzo alle sue chiappe, intanto non riuscendo a prendere il portacenere si era inginocchiata adesso vedevo la sua fica completamente depilata con le labbra aperte ed il filo in mezzo dello string che le separava, intravidi anche il buco del suo culo, piccolo e roseo forse anche inviolato, avevo un’erezione da paura e non riuscì a contenere un mugolio di piacere per quello spettacolo paradisiaco.

Sentendo il mio mugolio mia zia si raddrizzò di colpo, sbattendo con la testa contro il tavolo che la sovrastava, mi avvicinai per aiutarla a rialzarsi, non so se volutamente o meno la palpeggiai. Era tra le mie braccia, aspiravo il suo profumo e il tepore del suo corpo contro il mio, mi stava facendo impazzire. La misi in braccio e la portai sul divano.

– No sto bene, sto bene, non mi sono fatta troppo male, sto bene, toglimi questa cosa dura dal fianco mi farà un livido. Allungò la mano tra i nostri due corpi, e mi afferrò il cazzo duro, era quello che premeva contro il suo fianco nudo.

Mentre lo teneva in mano per scostarlo, mi spostai un po’ indietro per darle modo di vedere cosa teneva in mano.

Quando si avvide cosa stringeva in mano, sgranò gli occhi, e cominciò a dire: “scusa sono mortificata, che vergogna … “, continuò a scusarsi per alcuni minuti, ma non lasciò mai il mio cazzo, non volevo interrompere quell’attimo, non volevo spezzare l’incantesimo.

Lei era ancora distesa, con il mio cazzo in mano ma ancora dentro il pantaloncino, io in piedi accanto il divano all’altezza del suo fianco “zia fai vedere la testa, vediamo cosa ti sei fatta” le sollevai la testa attirandola verso il mio torace, ed inizia ad accarezzarla in cerca di abrasioni o graffi, frattanto il suo volto era scontro il mio stomaco, le abbassai un po’ la testa fin quando non sentii il suo fiato contro al mia cappella.

– Aldo ma che fai, se mi abbassi un altro po’ la testa, mi ritrovo …

Non la lasciai terminare e le abbassai la testa, le sue labbra toccarono il glande. Mi scostai per abbassarmi il pantaloncino, lei si alzò in piedi davanti a me i nostri corpi si toccavano, il mio pene era tra le sue cosce, con la mano sinistra le presi un seno cercando il capezzolo con la lingua, introdussi la mano destra sotto la gonnellina, scostando lo string, ed introducendo un dito, era un lago, completamente bagnata. Mi spinse all’indietro, il pantaloncino semi abbassato non mi consentì di mantenere l’equilibrio, cercai di cingerla in vita ma caddi a terra lei scappò nella sua stanza urlando è peccato … è peccato.

Si era proprio un peccato, interrompere. La seguì rimanendo dietro la sua porta, cercai di convincerla ma fu irremovibile. Rimasi lì tutta la notte seduto a terra sveglio dietro la sua porta. L’indomani mattina quando riaprì era in pigiama. Rimase impressionata dal fatto che avessi passato la notte in silenzio dietro la sua porta, ma non proferì parola, tutto cose se nulla fosse mai successo. Passammo tutto il giorno in negozio senza che lei mi rivolgesse la parola, io dal canto mio riuscivo ad anticipare qualunque cosa lei volesse, i clienti quel giorno lodarono il mio comportamento, riservato, silenzioso ma estremamente efficiente, mio zio aveva chiamato tre volte e per fortuna mia zia aveva taciuto, alla terza telefonata però mio zio le comunicò che i tempi per concludere l’affare si erano allungati e che sarebbe rientrato martedì. Mia zia infastidita, posò il telefono dicendo, la solita puntata a Campione per giocare a carte. Giunta a casa la sera, si congedò prima di cena: “ho mal di testa vado a letto”.

Feci un sopralluogo in cucina e c’era davvero di tutto, ma non sapevo cucinare mi collegai ad internet scelsi un paio di ricette, buone ma semplici da preparare e cucinai io, con molta cura ripulì tutto per evitare altre grane, misi la cena in un vassoio e bussai alla porta della camera da letto di mia zia.

– Vai via, ho mal di testa.

– Ti ho portato qualcosa da mangiare.

– Vai via, non ho fame.

– Vieni almeno a vedere, io rimango qui tutta la notte con il vassoio.

– Quale vassoio ai preso? Se è quello che ci ha regalato il Cardinale sei nei guai.

In mano avevo un semplice vassoio in acciaio, poi ricordai un vassoio in argento che si trovava nella vetrinetta e cercai di descriverlo a memoria, facendole credere di averlo tra le mani.

Mi aprì infuriata, aveva la spazzola in mano per i capelli in mano, probabilmente ogni sera si spazzolava i capelli lunghi e mossi, indossava un pigiama di seta lungo e sotto si intravedeva una biancheria molto casta. Le porsi il vassoio, mi sembrò colpita che avessi cucinato per lei, poi mi superò recandosi in fretta in cucina, come se lì si aspettasse di trovare un disastro, la seguì e la raggiunsi mentre ispezionava a fondo la cucina, compiaciuta dell’ordine perfetto in cui l’avevo lasciata. Appoggiai il vassoio sul tavolo e lei mangiò in cucina, io la guardavo mangiare, con gusto quelle ricette che a dire del sito erano tutte afrodisiache, non ci credevo, ma alle volte tentare non nuoce.

– Sei bravo a cucinare.

– Non ho mai cucinato per nessuno, ma avevo tanto da farmi perdonare.

– La colpa non è solo tua è anche mia, mi sono lasciata indurre in tentazione, indossare quegli abiti … mi … è piaciuto, mi sentivo strana, diversa, forse più donna. Questo è sbagliato, non avrei dovuto, ma tu perché li hai comprati, per tenerti un poster?

– No, quando ho visto i poster e tu hai detto che avresti potuto indossare anche tu quegli abiti, non ho fatto altro che pensare tutto il giorno e sognare tutta la notte te vestita come nei poster, per me è diventata una ossessione, che ancora non si estinta, mi sarebbe piaciuto tanto vederti vestita con l’altra completo, ma … , ho buttato i poster sai, li ho buttati dopo averli strappati.

– Ed il vestito

– No quello, è nel cassetto della tua biancheria in bagno.

– Sei pazzo, gettalo via.

– Perdonami, perdona la mia pazzia, non volevo offenderti, credevo che vedendo quei vestitini ti mettessi a ridere e che si creasse tra noi un rapporto più informale, più scherzoso, non avrei mai creduto che avresti indossato sul serio il completino da cheerleader, quello che è successo dopo è stata una magnifica follia, conserverò nel mio cuore per sempre quel dolce attimo, rimpiangendo per l’eternità che tutto sia finito così in fretta.

– Basta, non voglio sentire altro, e non osare più ritornare sull’argomento.

Si alzò, mi ringraziò per la cena squisita, mi ritiro nella mia stanza, buonanotte. Prima di ritornare nella sua stanza andò in bagno, la seguì con lo sguardo, ormai certo di averla persa per sempre, poi preso da un raptus di voyeurismo andai a sbirciare dal buco della serratura, mia zia era in piedi vestita da scolaretta, che si ammirava nello specchio montato dietro la porta, la vidi accarezzarsi il seno, alzare la gonnellina e ammirare la fica ben visibile dal tanga aperto, si mise a giocare davanti lo specchio, poi come se posasse per un fotografo, eccitandosi a tal punto che poggiò un piede sul bordo del bagno e iniziò a masturbarsi. Purtroppo la porta era chiusa a chiave avevo sentito il rumore del chiavistello, quindi non potevo fare irruzione nella speranza che cedesse in un attimo di eccitazione. Dovetti limitarmi a guardare, beandomi della sua bellezza, era repressa e forse bisognosa di sesso, ma la sua rigida morale le impediva di cedere alle mie lusinghe. Mi allontanai dalla porta in silenzio, meditando su come conquistarla.

L’indomani mattina continuai ad essere un perfetto commesso, un gentiluomo galante nei suoi confronti e continuai fino al ritorno di mio zio. I clienti, non mancarono di lodarmi con mio zio, tanto che dopo qualche giorno annunciò a zia Mary, che visto il fatto che i clienti mi adoravano e che fino a novembre non avevo lezioni all’università, se acconsentivo a dare una mano in negozio lui avrebbe potuto assentarsi per ampliare il suo giro d’affari. Mia zia, non batté ciglio, anche se sembrava sinceramente contrariata, forse al pensiero di restare di nuovo da sola con me. Io mi dichiarai disponile.

La settimana dopo mio zio ripartì, lasciandoci nuovamente soli, al ritorno dell’aeroporto mia zia era quasi in lacrime.

– Zia non essere triste, mi comporterò da gentiluomo io ti rispetto profondamente e non oserò mai fare qualcosa che possa danneggiarti.

– No, non capisci, tuo zio mi tradisce, lui è … è …

– Fredigrafo? è pazzo, tu sei una donna bellissima, fedele, timorata di Dio, sei praticamente perfetta, nessuna donna potrebbe competere con te.

– Con un uomo.

– Scusa non capisco, cosa vuoi dire.

– Il padre di Asdrubale, aveva il negozio avviato di articoli sacri e vestiario, ma un figlio con tendenze omosessuali poteva mettere in pericolo la sua attività commerciale, il clero è piuttosto conservatore avrebbe perso il suo giro d’affari, così convinse il figlio a nascondere le sue tendenze, a sposarsi, il matrimonio fu quasi studiato a tavolino, io ero una donna timorata che piuttosto che subire uno scandalo ho preferito tacere, il divorzio è peccato, quindi sono sposata con un marito che mi vuole bene come una sorella e che ama un uomo, con il quale si vede una volta al mese.

– E voi non avete mai …

– una volta abbiamo provato, io non ho provato alcun piacere, lui si è sentito male, dopo nove mesi ero madre, quella è stata l’unica volta, poi tu la settimana scorsa hai tentato di fare del sesso con me ed io ho avuto paura.

– Io non voglio fare del sesso con te, non più, il sesso non mi basta più voglio fare di te una donna, la mia donna.

Giungemmo a casa, lei era triste e si era pentita di avermi raccontato la sua triste vita e si ritirò nella sua camera. Io ero rimasto incredulo e sgomento, non capivo come una donna potesse rinunciare alla sua vita in questo modo. Andai da lei, era seduta sul letto, in lacrima, mi sedetti accanto a lei e l’abbracciai, restammo così per delle ore senza dire neanche una parola.

Sentivo il tepore del suo corpo contro il mio, la sua testa contro la mia spalla, avrei voluto stringerla tra le mie braccia e farle conoscere l’amore, ma non volevo approfittare di lei.

Lei era di altro avviso, voleva cominciare a vivere, li in silenzio, come se una semplice parola avesse potuto rompere un incantesimo, lei raddrizzò la testa e con le labbra mi sfiorò lo zigomo, poi le nostre labbra si trovarono e ci baciammo, lei era inesperta anche in questo. La adagiai sul letto e cominciai a baciarla con passione crescente, piano piano cominciai a spogliarla, senza fretta percorrendo con la lingua il suo corpo che vibrava. Sotto quegli abiti, che mortificavano la sua femminilità, indossava il completino due pezzi che la settimana prima avevo lasciato nel cassetto della sua biancheria, ne fui compiaciuto ma non mi soffermai più di tanto, quando le sfiorai i capezzoli con le labbra, la sua schiena si inarcò come se il suo corpo fosse stato percorso da una scarica elettrica, cominciai ad accarezzarle i seni mentre la mia lingua continuai a scendere raggiungendo il suo ventre, abbandonai il suo magnifico seno, le scostai le gambe e tuffai la lingua nella sua fica, ora suggendo le sue labbra, leccandole il clitoride, penetrandola con la lingua, venne tra le mie labbra ed io mi saziai del frutto del suo piacere mentre lei tremava e gemeva, mi sollevai, lei mi si avvinghiò addosso abbracciandomi e tempestando il mio viso di baci.

– Aldo, amore, non avevo mai provato nulla di simile.

Entrai in lei con lentezza, ma sembrò che la penetrassi con una spada infuocata, si aggrappò ancora di più a me, chiuse gli occhi, gemendo di piacere ad ogni colpo, mi sembrò che il tempo si fosse fermato, continuavo a pompare sempre più velocemente, incapace di fermarmi.

Poi in un barlume di lucidità, mi resi conto che certamente non prendeva la pillola e che non potevo venirle dentro. Lei venne come un fiume in piena, mentre io riuscivo ad estrarre il mio pene dalla sua calda fica una attimo prima di venire, sborrai copiosamente, spargendo il mio sperma tra i nostri corpi avvinghiati, restammo abbracciati a lungo e nonostante non fossi ancora pago del suo corpo, come dimostrava il mio cazzo ancora duro, rimanemmo l’uno tra le braccia dell’altra.

– Aldo, tesoro, devo fare una doccia e si alzò per andare in bagno, nuda, meravigliosamente a suo agio, libera da stupidi pudori.

La seguì, quasi subito, trovandola seduta a fare pipì, abbassò lo sguardo e si portò una mano davanti al seno, per coprirsi. Aprì l’acqua nella doccia e attesi che finisse, poi entrammo insieme, iniziammo ad accarezzarci ed ad insaponarci a vicenda, ma ogni volta che le sue mani si avvicinavano al mio cazzo deviavano. Presi la sua mano e la appoggiai sul mio petto, facendola scendere piano piano, fin quando non arrivò al mio cazzo, lasciai che procedesse da sola, iniziò ad esplorare a carezzare, il glande, fece scorrere la mano lungo il pene fino allo scroto, ormai inginocchiatasi nella doccia mi accarezzava con entrambe le mani il mio cazzo, avrei voluto che mi facesse un pompino, ma non osavo chiedere non volevo interrompere quel magico momento, poi le sue labbra si avvicinarono al mio pene e mi diede un bacio sull’asta facendo schioccare le labbra, fu come se una scarica elettrica percorresse il mio corpo dal pene al cervello, mi schioccò un secondo bacio sul glande ebbi un sussulto e lei si ritrovò la punta del glande dentro le labbra, i denti socchiusi avevano interrotto l’ingresso del mio cazzo dentro la sua bocca. Lei non sapeva né cosa stesse facendo, né cosa fare, io preferivo assaporare quelle sensazioni e non volevo rompere l’incantesimo parlando, lei socchiuse i denti lasciando entrare il glande nella sua bocca, poi sentì la sua lingua leccarmi il glande, iniziò a succhiare mordicchiare e baciare il mio pene anche dopo l’ uscita del liquido pre-seminale, fin quando venni, fuori dalla sua bocca in piena faccia, restò quasi sorpresa, uno schizzo le colpì le labbra e prima che il getto della doccia che cadeva dall’alto le sciacquasse il mio seme dal volto, si succhiò il labbro assaporando la mia sborra. Quella sera dormimmo nello stesso letto abbracciati, dopo aver fatto nuovamente l’amore. L’indomani il negozio restò chiuso, scopammo tutta la mattina, il pomeriggio lo dedicammo alo shopping, Mary adesso si veste come una rigida bacchettona solo quando va in negozio, anche se sotto indossa lingerie sexy, quando non lavora si veste in maniera sexy e provocante. Ormai mi sono trasferito nella camera matrimoniale, e scopiamo con ardore, Mary mi ha concesso anche il suo culo. Mio zio Asdrubale si è trasferito nella stanzetta, e lui adesso parte tutti i fine settimana per andare a trovare il suo boy frend. Aprirà a breve una succursale così avrà la scusa per passare più tempo fuori città. Ho dovuto giurare di mantenere il segreto, ma questo lo faccio volentieri. FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d’avventura erotica.
Buona lettura.

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