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Glicerina

Non potevo credere a ciò che stavo vivendo, una situazione presente da anni solo nelle mie più remote e inarrivabili fantasie erotiche: la Signora Formino, mamma del mio miglior amico, mi aveva chiesto un’imbarazzante cortesia… Quel pomeriggio, avevo da poco compiuto vent’anni, ero andato a trovare a casa, come spesso facevo, il mio amico d’infanzia Giulio. Mi aveva aperto sua madre Rosaria, una bella donna bionda di 42 anni, molto dolce e spiritosa, con la quale avevo stabilito un rapporto speciale. Non era raro, infatti, che la Signora Rosaria mi rispondesse al telefono quando Giulio non c’era e quasi sempre mi tratteneva (a volte per quasi un’ora) chiacchierando del più e del meno con quel suo tono di voce da ragazzina allegra. Cosa, tra l’altro, che mi riusciva gradevolissima, tanto più che avevamo raggiunto un certo rapporto di confidenza, tale che la Signora mi confidava problemi personali, di famiglia o riguardanti addirittura la sua vita di coppia col marito. In fondo, la Signora Rosaria mi aveva visto crescere assieme al figlio (abitavamo da sempre nello stesso paese), e conosceva di me molto più di quanto lasciasse intendere. Potete immaginare bene come la sua presenza avesse cominciato a popolare fin dagli albori della mia adolescenza molte fra le mie fantasie autoerotiche… Addirittura più di una volta mi ero masturbato durante una telefonata con lei, arrivando a venire senza farla accorgere di nulla! Ebbene, Rosaria – come mi chiedeva sempre di chiamarla, cosa che puntualmente non riuscivo a fare data la mia timidezza – mi aprì un po’ sorpresa, dandomi l’impressione di averla interrotta in un momento difficile. Ad ogni modo mi salutò con la solita affettuosità, sebbene apparisse trafelata e vagamente sofferente. Mi disse che Giulio era col padre a trovare una zia fuori città e che molto probabilmente si sarebbero fermati lì anche per la notte. Al mio sguardo interrogativo rispose che si trattava della famosa zia Liliana, in fase di separazione dal marito, dal quale temeva ritorsioni dopo una lite furibonda svoltasi in mattinata, e che per questo aveva telefonato chiedendo aiuto e protezione a Giovanni, suo fratello nonchè padre di Giulio, il quale aveva deciso di portare con sè Giulio medesimo. Io, avvertendo un certo suo disagio lì sulla porta, le risposi che mi dispiaceva averla disturbata e che era meglio dunque che tornassi il giorno dopo per non arrecare ulteriore disturbo. Salutai la Signora, che mi sembrò come perplessa e combattutta dal chiedermi qualcosa, e me ne andai. Ero già tornato in strada e stavo sganciando la catena del motorino quando lei, affacciatasi alla finestra, mi chiese se per favore potevo tornare su un attimo. Aprendomi nuovamente la porta di casa mi invitò ad entrare e ad accomodarmi in cucina mentre lei doveva perdere un attimo a sistemare non so che in bagno. Appena entrato mi accorsi di un certo odore di medicinale nell’aria o qualcosa di simile, ma non potevo sospettare di cosa si trattasse. Ero molto preso invece, come spesso mi concedevo di fare in assenza del mio amico, dalla contemplazione un po’ più spudorata del corpo snello e conturbante di sua madre che si muoveva per la casa o si sedeva a chiacchierare con me in cucina, anche se Lei non ha mai avuto seni prorompenti… ma proprio per questo mi eccitava, trovavo arrapantissima l’idea di un paio di tettine piccole e puntute che le indovinavo ogni volta sotto tute e maglioncini, Lei così mamma e moglie ideale, così pulita e perbene eppure con un’aria di chi la sa lunga e vorrebbe una vita un po’ più eccitante… Effettivamente Rosaria tornò dopo un minuto e mi offrì del caffè e una fetta di torta fatta con le sue stesse mani:
“Beato tu che puoi mangiarle queste cose, sospirò, io invece le posso soltanto preparare per mio marito e Giulio! ” Non capivo. Da quanto mi risultava, la Signora godeva di ottima salute. Glielo dissi, e mi rispose che invece soffriva da diversi giorni di una tremenda stitichezza, disse anche che il medico le aveva prescritto dei lassativi inefficaci e altre cose che non le avevano giovato affatto. Poi esitò un attimo, mordendosi le unghia e toccandosi i capelli incerta… e continuò:
“Ecco… io volevo parlarti di una cosa, cioè chiederti un favore, anche se veramente non saprei da dove iniziare… Diciamo che si tratta di questo: ieri sera ho sentito mia madre, che mi ha consigliato di “fare all’antica, con un bel clistere di acqua tiepida e glicerina”… scusa se te ne parlo, Mario, ma ho un problema a questo proposito – pausa di silenzio imbarazzato – … non so come si fa, e a dire il vero la cosa mi imbarazza molto… Avevo pensato di chiederlo a mio marito, ma lui resta fuori stanotte e io sto troppo male, non resisto più… Ascolta, Mario, non so a chi rivolgermi, ci ho provato poco fa, poco prima che tu arrivassi, ma da sola non riesco a raccapezzarmici… Scusami se te lo chiedo, se non te la senti fa nulla, andrò in ospedale… Potresti aiutarmi? ” Io avevo già capito tutto prima ancora che lo dicesse esplicitamente, da come si era posta in imbarazzo ed era arrossita mentre mi esponeva via via il problema… Ma non volevo crederci! Dovetti arrossire molto, ma non volevo per nulla al mondo rinunciare a un’occasione così con la regina delle miei sogni bagnati… Perciò non glielo feci finire di dire:
“Ma Signora, cosa dice… non è il caso che lei finisca in ospedale, ecco… se, come ha detto lei, la posso aiutare io… Certo, capisco il suo imbarazzo, ma lo sa che con me non deve porsi problemi… ” –
“è vero Mario, tu sei uno di famiglia oramai, infatti se non fosse per questo… ” –
“Non deve preoccuparsi, io… ” –
“Si, m’interruppe, tu sei una persona molto discreta e io appunto non te lo avrei chiesto se così non fosse stato…. ecco… vorrei, senza mettere in dubbio che lo farai di certo, cioè… conto su questo perchè tu per favore non ne faccia parola con nessuno, soprattutto con Giulio e con mio marito… sai com’è, voglio dire… ” –
“Ma certo – la rassicurai prontamente – questo è sottinteso, si figuri… certo, non… non è il caso, certo… ” –
“Allora… ” –
“Mi dica lei, signora… ” –
“Ah, si… dunque, ho già tutto pronto nel bagno… anche se forse sarebbe il caso di riscaldare di nuovo l’acqua… Se aspetti un attimo vado a prepararmi… ” –
“Fa… faccia con comodo, signora… la aspetto qui. ” Rosaria andò di là ad indossare i pantaloni di un pigiama per facilitare “l’operazione” in bagno. Io rimasi incredulo a guardarmi attorno e a chiedermi se quello fosse un sogno o cosa… Quando ricomparve sulla porta meravigliosamente pallida e languida in volto, mi accorsi che i suoi capezzoli attraverso la tuta erano duri e in tutto questo il mio uccello andava ingrossandosi vieppiù nonostante i miei sforzi disperati per evitare rigonfiamenti imbarazzanti; temevo infatti che se Rosaria se ne fosse accorta avrebbe deciso che non era forse il caso. Sicuramente se ne accorse… notai un paio di volte il suo sguardo cadere sulla patta dei miei jeans, ma per fortuna non disse nulla. La seguii in bagno. Lì constatai che l’odore che avevo avvertito entrando era quello dell’acqua bollita con la glicerina, che ora stava dentro una sacca rossa appesa ad uno stendipanni da bagno; alla sacca era collegato il tubo bianco che terminava in una cànnula abbastanza grossa penzolante verso terra. La signora mi gettò un’occhiata veloce e imbarazzata, poi si accertò della temperatura del preparato lassativo:
“è ancora tiepida, non è il caso di scaldarla… ” – e mi guardò ancora con lo sguardo di chi dice
“Ti prego, non stare adesso imbambolato… fà qualcosa, dì qualcosa che spezzi l’imbarazzo del momento! “. Fortunatamente sono un tipo sveglio e capii di dover prendere io in mano la situazione, mostrando possibilmente una certa sicurezza; allora le dissi:
“bene Signora, credo sia tutto pronto – e staccai tubo e cànnula dal loro appiglio – non so… cerchi una posizione comoda… forse ci verrebbe meglio – e qui dovetti deglutire – se si… chinasse insomma sulla vasca da bagno o sulla tazza, non saprei… ” – il cazzo mi esplodeva dentro i pantaloni, tra parentesi. –
“Va bene così? ” – e si chinò a 90° sulla tazza del gabinetto… Per poco non svenni! –
“Ah… co… così…. Certo, certo… va… va benissimo, credo… ” – il mio imbarazzo misto a selvaggio eccitamento era palese a questo punto, e dovetti sforzarmi incredibilmente per tentare di darmi un contegno… Cercate di capire! –
“Mario… ” –
“Sì… signora… ” –
“Cerca di non farmi male, va bene? ” –
“Ma… ma certo, come potrei… Le prometto che userò la massima attenzione, stia tranquilla… cioè, si rilassi… ” –
“Ok, ok… Cercherò… Mi fido di te, anche se sei un pasticcione… ” – Sentii che lo aveva detto sorridendo affettuosamente, anche se con una comprensibile punta di imbarazzo. Tutto questo mi mandava in estasi. A questo punto la scena che mi si parò davanti aveva del surreale!!! Ovvero, la Signora si tirò lentamente giù i pantaloni del pigiama scoprendo uno slippino nero molto esiguo che non riusciva a contenere quel suo culo da Dea, culo ancora più bello ed eccitante di quello che avevo sempre fantasticato, culo che aspettavo di riuscire a intravedere nudo un giorno fin da ragazzino, magari spiandola mentre era in bagno… Un sogno mi si stava materializzando incredibilmente davanti, in quel fondoschiena di mamma dell’amico mio burroso e bianco come una mozzarella fresca, tanto che riuscivo a vedere benissimo le labbra della figa ricoperte da splendida peluria castana. E cosa non provai quando anche lo slippino giunse calato a metà delle coscie! Di quel momento ricordo bene una sensazione come di trance: io che chiedo dov’è la vaselina, Lei che mi indica il tubetto poggiato sul bordo del bidet, io che la sento deglutire e respirare sempre più velocemente, mi avvicino col tubetto in mano, contemplo con estasi quel tempio sacro di carne tremula, sussurro a mezza voce
“Forza signora… ” e a quell’incitamento il suo sfintere inizia a palpitare leggermente, credo che la Signora si stia contenendo più che può… Mi faccio coraggio in preda all’eccitazione, Le separo dolcemente con due dita le natiche, la sento respirare, spremo un po’ di pomata oleosa sul dito medio destro, la sento irrequieta, la ungo permettendomi di penetrarla leggermente un po’ dentro l’ano, la sento sorpresa e interdetta, ma lo sfintere si contrae con forza… La Signora non mi chiede il perchè di quella cura che pongo nella lubrificazione. Ungo la cànnula del clistere e, appoggiatala all’entrata, inizio a esercitare una pressione dolce ma decisa. La Signora sobbalza, “Flup”… si sente un rumoretto buffo che a me fa scoppiare il cazzo turgido nei calzoni; ecco, ora le affondo dentro la cànnula in tutta la sua lunghezza, e qui le sento emettere un sibilo… ma soprattutto ammiro estasiato e incredulo quel tubo che fuoriesce dal culo della madre di Giulio! E quella cannula bianca che scompare oscenamente fra le grinze dello sfintere anale! Cerco nonostante tutto di non dimenticare il resto e, aperto il rubinetto, osservo il liquido caldo partire alla volta dei suoi intestini. Ecco, le è andato dentro, la mamma del mio amico lo ha sentito ed ha mosso un po’ le chiappe bianche come il latte, si è un po’ irrigidita… Allora mi permetto di carezzarla sul culo sopra da dove esce la cannula, le dico:
“Stia tranquilla, si rilassi… va tutto bene… “. A questa carezza e a queste parole Rosaria geme inequivocabilmente, e io come un porco, preso da un raptus d’eccitazione, riprendo fra le dita la cannula e piano piano inizio a muoverla impercettibilmente avanti e indietro. Ecco! Ecco! Il suo buco del culo ponza e palpita e le natiche si contraggono con forza… la Signora mi dice
“Si, co… così… v… va bene… aaah… continua, n… non ti fermare Mario mio, non ti ferm… aaahr… eeeh! È il momento, lo capisco: mentre lei freme e continua a dimenare tutto il didietro sinuosamente, io me lo esco fuori e inizio a menarmelo, ma nel frattempo continuo a giocare con la cannula del clistere… Lei capisce quello che sto facendo e mi mugola senza alzare la testa: –
“Quanto manc… aaah tesoro miooo? Mmmh … hai finito? ” –
“V… vuole smettere u… un po’? ” – le biascico io con la voce rotta dall’eccitazione… Rosaria, perdendo ogni inibizione, mi supplica:
“Basta, basta clistere… basta … ti prego, mi stai sconvolgendo tutta… Mario… io… Tu… ” –
“Ssssh! ” – le sussurro –
“So cosa devo fare ora… non si preoccupi… ” – e detto questo estraggo la cannula d’un sol colpo strappandole un lungo mugolìo; quindi le carezzo le chiappe generose – precisando sempre che l’odore un po’ merdoso di culetto mi saliva al naso facendomi infojare come un toro… – e, postomi in ginocchio dietro di lei, le pulisco con un pezzo di carta igienica il buchetto del culo; quindi, fattala mettere a quattro zampe per terra, glielo bacio e inizio a leccarlo… Rosaria freme tutta e si porta due dita sulla fica, iniziando a strofinarsela. Io capisco il messaggio, così passo a leccarle la fica che gronda letteralmente umori dolciastri e odorosissimi che mi mandano in delirio! La divoro letteralmente, la lingua dentro la fica e il naso premuto sul buco del culo che annuso con la massima voluttà… Lei manda gridolini inequivocabili e allora mi preparo a ricevere in bocca il frutto del suo orgasmo: ecco… lei viene ed io le succhio avidamente la fica, con le labbra incollate al suo buco davanti e la punta del naso di qualche millimetro dentro il suo orifizio anale. È sconvolgente come vibri tutta e tremi per diversi minuti di fila, scaricandomi in bocca un sacco di liquido vaginale! Io suggo quel nettare dolce come miele fino a lasciarla asciutta; in pratica le faccio un bidet completo con la lingua… Ma ora tocca a me: sempre restando in ginocchio le appoggio da dietro la cappella violacea all’orifizio tutto unto di resti di vaselina e saliva, quindi gliela spingo dentro senza remissione di peccato, per non concedere tempo a ripensamenti; subito il suono della sua voce eccitatissima, con un lamento pieno di goduria, si diffonde assieme al senso di stretto calore che mi avviluppa tutto il cazzo… glielo spingo tutto dentro fino ai coglioni, mi devo trattenere dallo sborrare… la constatazione che sia già rotta di culo mi fa contorcere di eccitazione… Sto scopando in culo un fior di donna quarantenne… la mamma del mio amico!!! –
“Pompami! Pompami… pompami in culo… maiaaaleeeh… Così, porco… Ah! Che mal di pancia… ma tu non ti fermare, inculami amore… così! così! Così! “.
“Eccola la Signora Rosaria”…
“Eccola qui, pensai, la mamma del mio amico, così distinta e cortese, che si dimena come una scatenata per sentire meglio il mio cazzo dentro il culo e le mie palle sbattere e sciacquettarle sulle chiappe… ” – L’afferrai per le pieghe dei fianchi e il tonfo secco e violentissimo di ogni colpo che le infliggevo pareva risuonare in tutto l’appartamento. Ma il clistere nel frattempo iniziava a fare effetto… La signora cominciò ad accusare mal di pancia nonchè il bisogno crescente di defecare, aumentato dalla stimolazione anale che le procuravo col mio cazzo ficcato in fondo al culo… –
“Ahi… ahhh! … Che… che mal di pancia, lo sento… non ti fermare però… lo sento, il clistere mi ha fatto effetto… Aaaahhh! Uhmmmm! Che sensazione strana! Continua ti supplico… ahia! Devo cacare… Forza, pompami , pompami più forte! Aaaahhhh…. ! Mmmmmh! ” A questo punto successe una cosa veramente incredibile! Ebbene, alla mamma del mio amico cominciarono a scappare piccole scorreggie rumorose e saporite accompagnate dalle sue scuse imbarazzate… ma la misi a suo agio ordinandole:
“Forza… non si deve vergognare … ecco, si scarichi… si scarichi pure…. Ancora! Mi ha fatto eccitare come un porco… forza, continui! Sto venendo… Le faccio ancora un clistere… eccolo che vengo… lo sente… ? Lo sente? Ora la allago… tieni, prendi! Uhmmmh! ” Lei si mise a ululare e piagnucolare e… propruppe in un orgasmo bestiale, mi pareva una cagna! Non l’avevo mai visto così sconvolta e in preda al delirio! Immaginate: mentre orgasmava cominciò a rilasciare spruzzi di acqua marrone che le imbrattarono il pigiama. Sentivo che la mia cappella era l’unico tappo che tratteneva la massa liquida in quei frangenti incontrollabili… Lei continuava a contorcersi e a mandare spruzzetti e aria dal culo che tenevo otturato con il cazzo ancora in erezione nonostante le avessi mollato credo un litro di sborra nell’intestino… Ansimava, gemeva, piagnucolava… si lamentava e continuava ad orgasmare in quel modo assolutamente osceno e meraviglioso… Non avrei mai immaginato tutto questo di Lei! Mi stava tornando duro, anzi… durissimo! Nell’aria aleggiava un odorino di merda e sesso, io glielo tenevo ben saldo dentro al culo, e allora le entrai due dita in fica: era completamente fradicia! A questo punto feci una cosa assolutamente lussuriosa: la feci rialzare da quella posizione sempre tenendole ficcato nel culo il mio cazzo, la feci girare su se stessa con le spalle al cesso; quindi alzai la tavoletta del water e con uno scatto di reni glielo tolsi d’un sol colpo mentre mi buttavo all’indietro trascinandola con me, fino a sederci tutti e due sulla tazza: lei mi finì praticamente seduta fra le coscie con mezza figa che sporgeva fuori…. A cosa non dovetti assistere! Quale umiliazione doveva essere per la dolce e raffinata Signora Formino non potersi trattenere e dover evacquare gli intestini seduta fra le gambe dell’amico di suo figlio… Mollava sonori peti continuandosi a scusare ed io non capivo più se lo facesse apposta per eccitare entrambi maggiormente; sentivo le scariche semiliquide rilasciate violentemente dentro la tazza e lei non smetteva di gemere e lamentarsi mentre si teneva una mano sullo stomaco e con l’altra stringeva forte una mia coscia. Capii che stava soffrendo davvero, ma non mi rifiutò quando le portai una mano sulla fica bagnatissima e iniziai a masturbarla, e intanto le scariche proseguivano… –
“Aaah… ahia, mi brucia tutto il culo, ahi… Però mi sento meglio adesso… Ti chiedo scusa, oh, perdonami davvero, Mario, non ho parole… Aaaah! (altra scarica… ) non ho parole per quanto sono imbarazzAaaah… ta (ancora… )” –
“Ma che dice, ma che dice? ! Non lo capisce che sto impazzendo di goduria nel vederla co… così, Signora? ” –
“Ma… oooh… ma t… tu dici davvero? Io… io, ecco… ” –
“è una vita che sogno di fare sesso con Lei.. Anche se non avrei mai immaginato di arrivare a… a tanto, cioè… ” – Ecco, nei fatti mi stavo dichiarando finalmente a cuore aperto alla donna dei miei sogni… – –
“Ma… m.. ma… ma allora… allora non mi sbagliavo sul tuo conto, ragazzaccio! ” – Si voltò sorridente quel tanto necessario per affibbiarmi un lungo bacio alla francese, leccandomi tutte le labbra e fissandomi poi negli occhi… Ero emozionatissimo!!! Rosaria mi stava praticamente dichiarando la sua reciproca attrazione nei miei confronti! È ovvio raccontare che a tanto strepitoso inizio seguì un meraviglioso e delirante flirt con la madre del mio povero amico Giulio, all’oscuro di tutto. Flirt che riuscimmo a mantenere per poco più di un anno. Ma questa è un’altra storia, anzi… parecchie altre storie di quell’anno che hanno dell’incredibile, anche se è stato tutto vero, e presto tornerò a parlarvene con gioia. Ma quel pomeriggio miracoloso fu così che andò: una distinta e dolce Signora accosciata su un water che rumoreggiava col culo e si svuotava che era un piacere, seduta assieme ad un coetaneo del figlio che la masturbò ancora una volta fino all’orgasmo; poi la fece girare e chinarsi per poterle pulire il culo sozzo di porcagine e farle un bidet ristoratore. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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