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Il Barone nel bosco

Nel piccolo paese, lo chiamavano Signorino, Il Barone ed aveva un brutto carattere per il suo modo di fare, sempre schivo e scontroso. Lui, Marco stava bene solo nella sua tana, una grande villa del 700 ai margini del paese, nella quale viveva completamente solo.
Dietro la sua abitazione un vasto spiazzo in terra battuta; al di là una fiumara quasi sempre asciutto e quindi un grande bosco. La prima vegetazione partiva quasi dal greto del torrente e quindi si inerpicava sulla collina, infoltendosi e trasformandosi in una grande macchia verde di cui non era possibile scorgere la fine.
Su quello spiazzo tutti i giorni i ragazzi del paese venivano a giocare a pallone o a correre in bicicletta e Salvatore li guardava da dietro le persiane chiuse; immaginava di essere con loro, soprattutto desiderando di essere come loro.
Aveva 53 anni e la sua solitudine era talmente radicata che probabilmente non avrebbe saputo farne a meno. Il suo noioso lavoro che non era certo il più adatto per fornirgli qualche distrazione o piacevoli conoscenze ed il suo carattere schivo e sempre cupo gli impedivano di fare nuove amicizie. Il suo unico rimpianto erano le donne, che ormai da troppi anni erano escluse dalla sua vita.
La prima ed unica donna della sua vita, Teresa, se ne era andata per un destino crudele quando lui aveva 30 anni e lei solo 25!
Troppo breve era stato il tempo in cui si erano frequentati e, nonostante il grande reciproco amore, non erano mai arrivati al rapporto sessuale completo: tanti baci, tante seghe e ditalini ma, anche in quei momenti di esaltante desiderio, non avevano mai avuto il coraggio di fare l’ultimo passo.
Marco non si era mai perdonato il fatto di non aver goduto appieno del corpo di Teresa e di aver privato anche lei di quel piacere che purtroppo non avrebbe mai provato.
In preda a complessi di colpa, anche infondati, si era chiuso in se stesso abbandonandosi a momenti di irrefrenabile disperazione alternati a periodi in cui non faceva che masturbarsi, avendo sempre davanti agli occhi quella fica umida e carnosa nella quale aveva tante volte tuffato il viso ed infilato le sue dita.
In tutti quegli anni non aveva mai più toccato una donna e questo fatto gli pesava ogni giorno di più. Si rendeva conto di sentire una fortissima attrazione per le femmine specialmente quando gli capitava di vedere qualche ragazzina diciottenne che giocava sul piazzale o che passava davanti alle sue finestre per andare nel vicino bosco.
Guardava quelle cosce e culetti sodi malamente coperte da una gonnellina e sognava di poter mettere le mani tra quelle dolci tenere cosce giovani, fino a toccare il sesso profumato di quelle diciottenni in calore.
Un giorno di Agosto, mentre faceva quattro passi ai margini del bosco, sentì una giovane voce femminile che cantava: proveniva dall’interno del bosco e si stava avvicinando. Marco si nascose dietro un grosso albero, accovacciandosi per non essere visto; vide quasi subito apparire una ragazzina di massimo 19 anni.
Era bruna con i capelli lunghi e mossi fino al culetto.. con un visetto molto dolce da bambolina decisamente bello portava una camicetta bianca che nascondeva un seno grosso e succoso e una gonna a fiori molto corta: la riconobbe subito era Donnatella la figlia del fotografo.
L’aveva vista diverse volte e ne conosceva il nome per averla sentita chiamare dai suoi compagni di giochi.
Obiettivamente il suo aspetto fisico attirava l’attenzione in modo particolare, e Marco era molto che la osservava ed era tanto che la desiderava… probabilmente era il seno grosso e sodo già abbastanza pronunciato su un corpo bellissimo e sensuale che aveva innescato le sue fantasia……..
Si alzò in piedi, tirò fuori il suo enorme uccello e si volse contro l’albero come se stesse pisciando; e la giovane Donatella se lo trovò praticamente di fronte e si fermò ad osservarlo: finse di essere stupita da quell’uomo che teneva in mano il pisello e la fissava.
-“Scusami” disse Marco -“Avevo voglia di fare pipì e non ti ho sentita arrivare… ”
Non accennava comunque a rimetterlo nei pantaloni e Donatella decise di stare al gioco fino in fondo.
Tutt’altro che ingenua, Donatella era attratta dal sesso da diversi anni e diversi ragazzi e anche ragazze del paese avevano avuto il piacere di essere smanettati, succhiati e leccate da lei! Aveva una grande capacità però: l’accortezza di non lasciare mai traccia delle sue piccole avventure e nessuno dei ragazzi, che si vantava di aver fatto qualcosa con lei, poteva portare testimonianze della veridicità dei suoi racconti.
Una cosa le mancava: un uomo adulto che la sbattesse per bene e le facesse provare finalmente la gioia di una verga dura e grossa infilata fino in fondo nella sua fichetta vogliosa!
Nonostante tutto era sempre apparsa ingenua e tutti la conoscevano come una brava ragazza.
L’occasione sembrava unica e imprendibile…
-“Tu non hai voglia di fare pipì qui nel bosco? ” Domandò Marco avvicinandosi.
-“Adesso no… però l’ho fatta prima, quando raccoglievo le fragole… guarda quante ne ho prese, ne vuoi? ”
-“Grazie, mi piacciono molto, ne prendo qualcuna… ”
-“Tu sei Salvatore? ”
-“Si e tu se non sbaglio ti chiami Donatella, vero? ”
-“Si, sono Donatella ma… dimmi perché non ti copri il pisellone? ”
Marco era ormai fuori di se e quasi inconsciamente decise di giocare il tutto per tutto, aiutato dal fatto che la ragazza non sembrava assolutamente spaventata:
-“è perché… ho caldo; senti com’è bollente! ” Afferrando dolcemente la mano libera di Donatella se l’appoggiò sul pisello duro e caldo.
La ragazza fece l’atto di ritrarsi ma poi strinse un po’ e provò una sensazione indescrivibile, anche se in parte ben conosciuta: era caldo, morbido duro e molto più grosso di quello dei suoi amichetti.. sentiva il grosso uccello muoversi e ingrossare.
La guardava fissamente.
-“Se lo tieni ancora un po’ in mano diventa più grosso… vedi? ”
-“è vero è bellissimo il tuo pisellone e… adesso è anche molto più duro… ! ”
-“Devi fargli le carezze Donatella… è come un gattino che ha bisogno di essere coccolato… Così… su e giù con la mano… ”
Marco.. mise la sua mano su quella di Donatella e accennò il movimento, facendo uscire la grossa cappella dura e paonazza.
-“Vedi la punta com’è rossa? Ha molto caldo… avrebbe bisogno di essere inumidito… ”
-“Vai giù al torrente e prova a bagnarlo nell’acqua… ”
-“Non serve… puoi aiutarmi tu… ! ”
-“Io? Non capisco… ”
-“Bagnalo con la saliva… con la lingua… ”
-“Ma… no… ! ”
-“Devi solo provare… Aspetta, sediamoci qui, sull’erba. ”
Così dicendo Marco si accomodò, appoggiando le spalle all’albero, ma Donatella era rimasta in piedi fingendosi un po’ perplessa e imbarazzata.
L’uomo cambiò tattica, convinto che ormai Donatella non sarebbe scappata, ma anche la ragazza, visto come si erano messe le cose, decise di accettare il gioco.
-“Tu non hai caldo tra le gambe? ”
-“Si, un pochino, però io non ho quel coso che hai tu… ”
-“Non è possibile! Tutti lo abbiamo! ”
-“Ti dico che io non ce l’ho. ”
Marcop avvicinò le mani alle cosce fresche e sode di Donatella, appoggiò le palme aperte sui polpacci e cominciò a salire lentamente.
-“è vero… tu sei più fresca… anche qui” Stava introducendo le mani sotto le mutandine e palpeggiava il culetto morbido e ben fatto. Ormai era ai limiti della resistenza e il cazzo si faceva sempre più duro e grosso……
Donatella.. cominciava a sentire quello strano languore che tante volte aveva provato e involontariamente spingeva in avanti il bacino, come per offrirsi.
-“E qui davanti? … Oh… ma tu non ce l’hai davvero! ” Finse di stupirsi Marco e le accarezzò la fichetta bollente e zuppa… sopra le mutandine.
-“Non hai caldo qui? Fammi vedere come sei fatta. ”
Donatella, ormai senza più difese, alzò la gonna e lui abbassò il tanga, rimanendo estasiato a guardare quella fica pelosa e che ed aveva due belle labbra sporgenti e gonfie come un frutto succoso. emanandone un odore stupendo……
-“Sei proprio diversa! … Molto più bella di me! ”
Sfregò un dito sull’apertura che s’inumidì immediatamente. Donatella lasciò cadere il cesto delle fragole, gettò la testa all’indietro gemendo e s’appoggiò all’albero.
Marco la pregò di sedersi vicino a lui:
-“Accarezza il mio uccello come prima dai… ”
Non si fece pregare: lo vedeva così bello, lungo, caldo e duro che aveva proprio voglia di toccarlo. Inginocchiata in terra lo strinse con entrambe le mani mentre Marco le accarezzava il culetto sodo.
-“Vedi cara, questo si chiama pisello, ripetilo! ”
-“pisello” Mormorò Donatella ed iniziò a fare su e giù come le avevano insegnato.
Marco capì che, continuando così, sarebbe venuto molto presto ed allora decise di accelerare i tempi per godere meglio di lei: le sbottonò la camicetta e prese nelle mani quelle tettone sode come il marmo e con i capezzoli grossi e già molto ben sviluppate, avvicinò il viso ed iniziò a succhiare un capezzolo, mentre Donatella continuava a menarlo e gemeva… gemeva…
-“Si così… tu mi stai facendo una sega… ripetilo… ”
-“Si… Ti sto facendo una sega… è bellissimo signorinooooo! ”
Marco stava per venire:
-“Guardalo adesso… Donatella… guardalo… ”
Partirono violentemente cinque, sei schizzi di sborra bollente che arrivarono sulle tette ed in faccia alla ragazza. In preda ad una libidine assolutamente sconosciuta, Donatella rimase allibita a guardare senza neanche tentare di scostarsi.
-“Hai visto cosa hai fatto? Guarda… sei tutta sporca” e cominciò a leccare il suo sperma sulla pelle della ragazza che ancora teneva il cazzo in mano e non riusciva a dire una parola.
Marco la pulì tutta con la lingua mentre con le mani le toglieva il tanga. La fece sdraiare sulle foglie, le aprì le gambe e leccò a lungo quella michetta pelosa e calda, eccitato sempre più dai gemiti di piacere della ragazza che muoveva ritmicamente i fianchi e apriva al massimo le cosce, in un istintivo e primordiale offrirsi che meritava sicuramente la penetrazione di un uccello forte grosso e nodoso per una bellissima chiavata!
L’orgasmo la colse all’improvviso e urlò in modo rauco e ripetuto: non aveva mai provato niente di così bello ed intenso.
Marco era di nuovo in erezione e si rese conto che non avrebbe potuto fermarsi… ! Si portò lentamente sopra il corpo della ragazza, abbandonata con le cosce aperte.
Prese il suo uccello nella mano destra e lo strusciò ripetutamente sulle tenere labbra, aperte e bagnate, della fica di Donatella… La ragazza aspettava gemendo piano ma senza fare niente per evitare quello che ormai tutto il suo corpo desiderava…
Per qualche attimo ebbe paura che Marco si fermasse ma subito sentì la grossa cappella violacea farsi strada all’ingresso della sua michetta bagnata era durissimo e sentiva un po’ male ma lui si muoveva lentamente e con molta dolcezza; la penetrava sempre più a fondo godendo pienamente di quel corpo, acerbo ma caldo e sensuale, che rivelava una grande insospettabile passione!
Donatelle sentì arrivare l’orgasmo mentre assaporava con tutti i sensi quella verga durissima come una cagna in calore che la riempiva così bene tutta la sua fica in profondità…
-“Voglio tutta la tua sborra dentro… !!! ”
-“Si, prendila tutta… godi con me! ”
Si abbandonarono al piacere squassante ed interminabile del fiume di sborra che la riempi nella fica e che li colse insieme…
Una chiavata intensissima… La prima volta… per entrambi!
Lo rifaremo vero? disse Donatella FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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