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Il diavoletto e l’acquasanta

“27 anni. Ma come mai non ha il ragazzo”.
Mia cugina mi ha sempre stupito per tanti motivi, ma questo mi rimbombava nel cervello.

Antonia era quasi indipendente dai suoi genitori anche se viveva ancora con loro, ogni giorno si recava in tribunale per lavoro, era simpatica e bella.

ALT !
Era mia cugina però, io potevo solo sognarmela e non era giusto.

Arrivò l’ennesimo ferragosto e lei non essendo andata in vacanza fu invitata da mia madre.
Il caldo non dava tregua, neanche il ventilatore dava un po’ di pace.
Io ero alle prese con le mie cose quando sentii bussare alla porta. Aprii e la vidi.

Aveva la faccia stanca di chi non dormiva da giorni, ma quella lieve abbronzatura la rendeva ancora più bella del solito. I suoi capelli ricci erano legati da una molla, aveva indosso un vestitino intero bianco che finiva con una gonnellina sbarazzina. Vedendola controluce si potevano vedere sia le mutandine che il reggiseno.
La sua abbronzatura faceva risaltare quelle due cosce lisce e sinuose e quelle belle scarpine bianche, aperte avanti e con il tacco largo e grande.

Uno schianto, rimasi senza parole.

La feci entrare ma non le staccai gli occhi di dosso.
Quel bel culetto che ondeggiava, la forma della mutandina non lasciava nulla all’immaginazione, già sognavo.

Entrò in cucina e salutò sia la nonna e sia mia madre.
Iniziarono ben presto i soliti loro discorsi ed io potei muovermi senza essere controllato dai loro sguardi.
Mi piazzai giusto di fronte a lei e puntai lo sguardo giusto in mezzo alle sue gambe. Vedevo e non vedevo quelle sue mutandine bianche, ogni volta che muoveva freneticamente le sue gambe.
Poi d’un tratto spalancò, involontariamente, le gambe.
Le tenne leggermente divaricate, di quel tanto che bastava a farmi vedere la mutandina.
Bella bianca, sicuramente fresca di bucato.

Avevo già il cazzo in erezione ed il pantaloncino grigio di certo non mi aiutava. Ma essendo prese dai loro discorsi, non mi degnarono di uno sguardo .
Ero padrone di fare qualsiasi movimento pur di vedere quella sua mutandina. Mi chinai tre volte per poterla vedere meglio e non si accorse di nulla.
Poi si alzò e spalancò totalmente le gambe.
In quella frazione di secondo riuscii a notare anche qualche pelo che usciva dalla mutandina.

L’anima, avrei dato l’anima per non essere più suo cugino e poterla corteggiare.

Non ero riuscito a spiarla dal buco della serratura quando era entrata nel bagno perchè mia nonna era nei paraggi e quindi decisi che anche durante il pranzo avrei tentato di vedergli le mutandine.
Essendo seduta giusto di faccia a me feci cadere il tovagliolo due volte e tutte e due le volte le sue cosce erano spalancate.

Arrivò il pomeriggio e sia mia madre che mia nonna andarono a dormire in camera da letto mentre mia cugina andò in camera da pranzo e si sdraiò su divano. Il fresco della camera da pranzo conciliò subito con la sua stanchezza, prese sonno subito.

Passarono due ore e lei era ancora lì che dormiva, con quel bel visino angelico.
Poi mia madre andò ad accompagnare a casa mia nonna, quindi sarebbe mancata per un po’ di tempo.

Cosa potevo fare? Cogliere l’attimo o no?
Colsi l’attimo…….

“Basta, ci devo provare, altrimenti rimarrò con questo rimorso per sempre”, pensai. Del resto troppe volte avevo perso delle occasioni.
Questa era quella più propizia.

Mi avvicinai a lei silenziosamente e mi inginocchiai lateralmente vicino alle sue gambe.
Iniziai a soffiare dolcemente sulla sua caviglia, fino a salire vicino all’inizio della sua gonnellina.
La sentii dire qualcosa, la guardai in faccia e vidi il suo volto che era felice anche nel sonno.
Poi iniziai a sfiorarla con i polpastrelli della mano, prima la caviglia, poi il piede e poi risalii sulla gamba, per poi riscendere ancora una volta.

Pian piano si svegliò:
“Ma eri tù? ”
“Scusami ma…… ”
“No, anzi continua. è così rilassante…… ” mi disse ancora un po’ assonnata.
Pian piano ricominciai mi sembrava impossibile e questa volta avevo anche il permesso……..

Decisi il colpaccio.
Prolungai il percorso ogni volta che arrivavo sul suo gonnellino, ogni volta mi avvicinavo sempre più vicino alle sue mutandine fino a quando non mi distaccai più.
Sentivo il tessuto grezzo dello slip, sentivo i suoi peli sotto le mie dita, vedevo i suoi capezzoli gonfiarsi pian piano.
E fu allora che aprì gli occhi.
“Ma cosa stai facendo? ” mi disse sorpresa, “lì no”.
“Ti piace però, non è vero” le chiesi con una voce calda.
“Sì, ma…… ”
“Ma cosa? ”
“Noi siamo cugini, certe cose….. non possiamo tra noi”.

E ti pareva che il suo animo profondamente cattolico non dovesse rovinare tutto?

Io comunque continuai a sfiorarla.

“Dai Ale, smettila, sono tuo cugina….. ”
Io innervosito da tale ottusità le dissi:
“Ma ti sei vista? Sei arrivata a 27 anni, non hai un ragazzo, quando si parla di
sesso diventi scontrosa, hai paura di tua madre? Quando ti deciderai a scopare?
Scommetto che sei ancora …. ”
“Vergine. Sono ancora vergine. ” Disse abbassando lo sguardo.
“Non ti rendi conto che sei complessata?
Ti sei accorta che la gente comune fa l’amore quando è innamorata e fa del sesso quando vuole divertirsi? ”
“Lo so, ma mia madre mi caccerebbe di casa se sapesse che non sono più vergine”.
“Antonia ma tu hai un fidanzato? ”
“Si, ma non lo chiamerei fidanzato. L’ho conosciuto in chiesa…….. “.

Arrivato a quel punto mi chiesi se la vita di mia cugina fosse stato tutto uno scherzo.

poi continuò, “……… ci siamo fatti una promessa.
Lo faremo il giorno del nostro matrimonio e visto che sia io che lui siamo vergini sarà una cosa romantica”.
“Ma Antonia, tu sai che oltre a quella cosa pelosa che hai tra le gambe puoi divertirti lo stesso con un ragazzo? ”

Non rispose. Ebbi come l’impressione con non sapesse di cosa stessi parlando.

“Sai cos’è un pompino? Sai cos’è il sesso anale? ”
“Lo sò e non lo sò. Sò che che il sesso anale è contro natura e quindi mi fa schifo” disse con prepotenza.
“Il tuo ragazzo ti ha mai leccato la figa? Tu ti sei mai toccata? “.
“No perchè non ne sentivo il bisogno”.

Una buona scusa. Ma perchè allora quando le toccavo leggermente “il monte” lei è quasi sobbalzata.
Aveva sentito qualcosa che non aveva mai provato?

Decisi di farle un discorsetto.

“Senti Antonia rispetto le tue decisioni, niente sesso anale ma almeno fatti leccare un po’ la passerina.
Sono anni che sogno di leccartela”.
“Non si può. Mi faresti commettere un peccato. Sarebbe un incesto visto che siamo cugini”.
“Se tu sei cattolica sai il significato del dar da bere agli assetati. Io sono assetato! Dammi un po’ da bere. ”
Ci pensò un attimo e poi finalmente disse:
“E la zia? ”
“è uscita. Abbiamo tutto il tempo che ci serve se ti abbassi le mutandine a mi fai fare”.
“Va bene, ma niente penetrazione e niente sesso anale”.
“Ok, ma sbrigati”.

Si fermò un attimo e la vedevo che bisbigliava qualcosa con gli occhi chiusi.
Decisi che gli avrei abbassato io le mutandine, altrimenti avremmo fatto notte.
Gli abbassai la mutandina a mezza gamba e poi la feci sfilare solo da una parte.
Gli annusai lo slip e profumava veramente di bucato.
Era come quello che usano le adolescenti, con la molla grande sopra e con dei leggeri disegnini sul tessuto.

La feci sedere sul divano in posizione verticale con il bacino spostato in avanti. Le feci aprire le gambe al massimo che poteva.
Le diedi uno sguardo. Aveva gli occhi aperti come quelli di una bambina che sa quello che stà facendo anche se non si deve. Timorosa ma curiosa di sapere come finirà.

Gli scostai un po’ del pelo che aveva ai lati della passerina e mi apprestai ad avvicinarci la lingua.
Ai primi tocchi la sentii muoversi di scattò, evidentemente aveva la zona molto sensibile.
Iniziai a passare la lingua prima sulle sue labbra e poi entrai dentro.
Iniziava a godere, la sua faccia era arrossata,
gli occhi chiusi, la bocca si apriva e si chiudeva ad ogni mia leccata.
Sono sicuro che avrebbe voluto mugolare ad alta voce, ma la vergogna la fermava.

Inizia con la mano a massaggiarsi il grilletto mentre aumentavo il ritmo delle leccate. Il suo bacino si sollevava di qualche centimetro dal divano tanto che si muoveva.

Mi fermai un attimo e finalmente le senti dire qualcosa, anche se con un filo di voce: “Non smettere…… ti prego. Continua….. ancora, mi piace….. ”

Il buon samaritano ero diventato io adesso.

“Se ti tocchi i capezzoli ti piacerà ancora di più”.
Detto fatto. Si abbassò il vestitino bianco fino a sotto le tette e scostò in sotto il reggiseno in modo da far uscire solo un seno da fuori.
Iniziò a stropicciarsi il capezzolo sinistro con accanimento nel modo che più le piaceva.
Lo tirava, lo massaggiava con furia, poi si abbassò anche l’altra parte.
Si toccava i due capezzoli con vigore mentre godeva a farsi leccare la figa.

“Continua……… non ti fermare…… è…. è stupendo….. “.
Oramai il suo vocabolario era fatto solo di queste parole.

Provai a chiederle un favore mentre le infilavo un dito nella fessurina.
“Antonia perchè non te lo prendi un po’ in bocca? ”

Si fece seria anche se la sentivo fremere.
“No dai, non mi piace”
“Dai solo un po’”
“Non sò come fare”
“L’importante è che tu apri la bocca e che muovi la lingua, al resto ci penso io”.

La feci scendere dal divano. Ci sistemammo per terra. Decisi che per farla godere e per farmelo succhiare bene l’unica soluzione era un 69.
Il guaio era che volevo vederla mentre le spingevo il cazzo nella bocca.
Invece del solito 69, ossia io sotto e lei sopra, la feci distendere su di un lato. Io feci lo stesso.

Lei si distese sul lato sinistro e io mi posizionai su quello destro. La vidi un po’ titubante a mettersi il cazzo in bocca e quindi le iniziai a leccarle la figa con dolcezza. Subito aprì la bocca ed io iniziai a spingere piano piano poi le misi una gamba dietro alla testa, in modo da tenergliela ferma visto che i suoi movimenti erano scomposti.

Godevo, anzi godevamo tutti e due.
Io ero oramai attaccato con la lingua alla sua passerina mentre con le mani la stimolavo.
La mano sinistra le sfiorava l’ano mentre con la destra
le toccavo il grilletto. L’orgasmo era tale che le impedì di continuare a farmi il pompino. Si era fermata a godersi il momento ed era rimasta a bocca aperta.

“Prendilo in mano….. fammi una sega, dai”, furono queste le ultime parole famose. Lei pur essendo in balia del suo orgasmo e pur avendo gli occhi chiusi arrivò al mio pene.
Lo strinse alla base ed iniziò ad andare sù e giù, sempre più veloce e con movimenti secchi.
Stavo per venire.

Mi sembrava di essere in paradiso. Stavo leccando la figa di una ragazza vergine, quella di mia cugina, le stavo procurando il suo primo orgasmo, lei mi stava facendo una sega e mi stava facendo godere: cosa potevo volere di più da quella giornata?

Bastarono altre sei rapide salite e discese della sua mano destra e sborrai come non mai.
Gli schizzi le volarono su tutto il volto, arrivarono anche sui capelli, scivolavano sulla sua lingua, entravano nella bocca.
Probabilmente non se ne accorse nemmeno.
Giusto in quel momento e a sentire i suoi urletti doveva essere venuta anche lei.

Rimanemmo qualche minuto lì per terra a prender fiato.

“Non credevo fosse così estenuante…….. però mi è piaciuto…. ”

Apriti cielo. Le era piaciuto.
Ed asciugandosi il viso…. : “Questo presumo che sia tua”.
“Già ! E se vuoi saperlo l’hai pure bevuta”.
Diventò rossa in volto. “Beh, non era puoi tanto male……. ” FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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