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Il gioco è finito?

I giorni trascorrevano stanchi, che qualcosa nel rapporto si fosse incrinato o anche solamente cambiato era evidente. Il week-end a Londra aveva iniziato una veloce ed irreversibile trasformazione in noi. Il gioco che gioco poi non è stato, il sentirsi in fondo tradito dal suo concedersi così mi aveva portato ad alzare un muro ed Elisabetta questo lo avvertiva e ne era allo stesso tempo dispiaciuta e terrorizzata. Sentiva che sarebbe stato difficile rimediare e cercava in tutti i modi di compiacermi ed accontentarmi ma niente produceva in me effetto positivo. Ciò che ci separava era la diversa interpretazione dell’accaduto. Lei credeva che ciò che mi faceva star male fosse il tradimento, il sentirmi e sapermi cornuto. Tutt’altro, ciò che realmente mi aveva ferito era il tradimento morale, il non aver mai condiviso con me i suoi reali desideri, l’avermi tenuto nascosto quello che voleva ed avermi ingannato con falsi moralismi creando un’immagine diversa dei suoi pensieri, da quello che in fondo realmente erano. Circa dieci giorni dopo Elisabetta mi disse di aver prenotato un bel ristorantino fuori porta dove poter fare una cenetta romantica e recuperare un poco dell’intimità perduta ma il mio umore era tutt’altro che adatto e le chiesi di rimandare. La cosa la ferì ulteriormente anche perché aveva invitato anche Sonia, la sua migliore amica e suo marito Fabio. Pentito accettai comunque di vedersi tutti assieme a casa nostra in settimana. Tutto venne fissato per il mercoledì successivo, l’idea era una semplice spaghettata per parlare del nostro fine settimana a Londra e vedere le foto … e personalmente quello era un argomento che avrei decisamente voluto evitare. Purtroppo un imprevisto il pomeriggio di mercoledì bloccò Fabio a Milano dove un suo cliente aveva avuto problemi con un macchinario fornito e necessitava di un intervento urgente, Elisabetta insisteva comunque nel vedersi con Sonia visto che ormai aveva preparato tutto e le dispiaceva non vedere almeno l’amica. Tornai a casa verso le 20. 00 e trovai le due intente a cucinare. Elisabetta si era messa comoda, tuta, ciabattine e capelli raccolti a coda, Sonia invece sfoggiava un Tajeur che metteva in risalto le sue lunghe gambe inguainate in calze semicoprenti ed il suo seno prominente sempre sull’orlo di sfuggire da camicette sbottonate al limite del possibile. Delle sue amiche Sonia era forse quella con cui legavo di più nonostante suo marito fosse un perfetto imbecille che riusciva a rendere le uscite in coppia una vera e propria tortura. Sonia non è una bellissima ragazza ma dimostrava una cura ed un comportamento che la rendevano estremamente attraente, maliziosa e simpatica al punto giusto. Mentre mi facevo una doccia veloce mi chiedevo se Elisabetta avesse o no raccontato qualcosa all’amica e se questo durante la cena sarebbe stata un ombra portatrice di imbarazzi e false verità. La cordialità che trovai a tavola invece mi fugò ogni dubbio, si rideva e scherzava come se nessun problema esistesse e solo a tarda ora finimmo sul divano a guardare le foto del viaggio. Di altri discorsi nessuna parola o accenno od occhiatine di complicità tra le due. A fine serata Elisabetta mi porge una scatolina con una lettera dentro ….. Sorpresa per il mio tesoruccio triste sussurra mia moglie …leggo il biglietto e vi trovo confermate tutte le mie teorie sui suoi sensi di colpa …

“bla.. bla.. bla. , spero con questo regalo di riuscire a pareggiare il torto che ti ho fatto. Auguri. P. S. : Voltati” .. ingenuamente giro la lettera alla ricerca di qualcosa poi alzo la testa e la guardo negli occhi con fare interrogativo. Lei mi sorride e accenna alle mie spalle …. Mi volto e rimango senza parole. Dietro a me Sonia aveva fatto scivolare a terra giacca e gonna del tajeur ed era rimasta in camicetta ed autoreggenti. Guardo mia moglie .

“Stasera io mi siederò sul divano e guarderò soltanto … voglio che il gioco continui” Sonia mi si avvicina si siede sulle mie ginocchia guardandomi in un modo che non può lasciare indifferenti. Difatti un mmmmh di approvazione accompagna la sua prima carezza sul mio uccello già dritto e duro.

“Complimenti Elisabetta. Avesse questo biglietto da visita anche Fabio forse mi dispiacerebbe anche il suo continuo cornificarmi. ” Intanto la mia e la sua camicia sono cadute un seno sodo e prominente a malapena trattenuto da un ridotto e sexy reggiseno mi appare agli occhi un attimo prima di sentire il suo calore su di me e la sua lingua che inizia a percorrermi tutto il collo mentre a cavalcioni muove il suo caldo monte sul mio uccello duro. Mi appoggio allo schienale del divano chiudo gli occhi e la lascio fare … lentamente mi sfila pantaloni e boxer, poi toglie il reggiseno e slip. Apro gli occhi quando sento che in ginocchio tra le mie gambe inizia a succhiarmi il cazzo. La trovo occhi negli occhi con Elisabetta che dall’altra parte del divano ha una mano sprofondata nei pantaloni intenta in un lento ditalino. Poi Sonia si alza e mi torna sopra, si indirizza il cazzo sulla sua fica già umida e si impala con un lungo e piacevole

“siiiiiiii”. La cavalcata è costante e decisa Sonia gode ed urla, mi bacia e strilla

“Dai Si dai. Ce lo avesse un cazzo così mio marito. Quel cornuto. Lo sento che mi arriva fino in fondo. Come è duro, come è, bello, come è ……” Cosa altro fosse non penso lo saprò mai, con un grido Sonia ebbe un violento orgasmo e con colpi violenti presto mi portò al massimo piacere.

“Ahhh siiiii. Lo sento che mi schizza dentro, ahhh siiii mi riempie, …” Per tutto il tempo i miei occhi e quelli di Elisabetta non si sono mai persi. Io l’ho vista godere e lei ha visto godere me. Alla fine si è alzata, si è avvicinata e mi ha baciato. Con le lacrime agli occhi mi ha sussurrato..

“Io non voglio giocare più”. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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