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Il pompino

Dopo quel pomeriggio di sesso con Alessia tornai a casa stanco ma soddisfatto per aver scopato con una splendida ragazza, calda e vogliosa, ma soprattutto perché ci sarebbe stato un seguito.

Quella notte mi addormentai a fatica, eccitato al pensiero di quello che sarebbe successo il giorno dopo. Infatti ero intenzionato la mattina dopo ad andare di nuovo a casa sua.

Così feci: mi alzai e verso le 9 suonai al suo campanello. Ci mise un po’ e venirmi ad aprire perché era ancora a letto. Ma appena mi vide le si illuminò il viso e mi fece entrare. Ero già eccitatissimo: lei dormiva con una di quelle maglie lunghe a metà coscia e si vedeva chiaramente che non indossava il reggiseno. Appena entrai, la abbracciai baciandola con impeto, le faci appoggiare con la schiena al muro. Le palpavo il culo, lei si alzò le gambe e le incrociò dietro di me. Le scostai le mutandine, tirai fuori il mio cazzo già duro e la presi così in piedi. Fu una scopata selvaggia, carica di voglia, di passione, che si concluse con una mia sborrata dentro di lei che la fece godere all’unisono con me.

Mi disse che doveva farsi una doccia e si diresse verso il bagno; io la seguii ed entrai in bagno. Si spogliò con maestria per farmi eccitare ancora, era di nuovo lì, nuda davanti a me. Mi spoglio anche io ed entro in doccia con lei. Ci laviamo, ci baciamo, ci tocchiamo. Dopo di che andiamo nella sua camera da letto e ci stendiamo sul letto abbracciandoci e baciandoci. Ho voglia di lei, ma mi ricordo che quando stavamo assieme e parlavamo di sesso, lei diceva che mai e poi mai avrebbe preso in bocca l’uccello di un uomo e mai avrebbe scopato a pecorina perché si sarebbe sentita umiliata.

Ma io la voglio; voglio sentire la sua bocca che mi massaggia il cazzo, voglio scoparla potendo avere la visuale di quel culo meraviglioso e potendole massaggiare le tette come si deve. Così le chiedo:

“Hai superato i tuoi tabù sessuali? ”

“Quali”

“Beh, mi ricordo che quando eravamo assieme mi dicevi che non avresti mai fatto sesso orale con un uomo e che non gli avresti mai permesso di prenderti da dietro”.

Lei arrossì, non rispose subito. Poi mi disse:

“Uno si e l’altro no. A pecorina lo facciamo e devo dire che mi piace moltissimo perché mi sento riempita completamente. Però ho paura che prima o poi me lo metta dietro perché me lo chiede spesso di fare sesso anale. Ma io non voglio”

“Con il culo che ti ritrovi, mi stupiva se non te lo avesse chiesto” la interruppi, “E invece il sesso orale? ”

“No quello non lo faccio, non credo di riuscirci. A volte ci provo, lo prendo in mano ma poi l’idea di prenderlo in bocca mi ripugna. Anche ieri con te quanto l’ho preso in mano avrei voluto baciarlo, ma non ci sono riuscita”.

La abbracciai stretta stretta sentendo i suoi capezzoli appuntiti sul mio petto. Le dissi:

“Non devo certo dirtelo io, ma all’uomo piace molto. Ma non devi preoccuparti, con il tempo verrà. L’importante è non forzare il passo. Andrea ti forza? ”

“Una volta, appena sposati, mentre lo stavo segando, ha spinto la mia testa verso il cazzo. Non me l’aspettavo, così ho dovuto prenderlo in bocca. Ma non ci riuscivo e così ho dovuto morderlo perché mi lasciasse la testa. Da quella volta ho un’avversione totale”.

“Povera piccola, che stronzo che è stato”.

Iniziai ad accarezzarla, poi la stesi, le feci aprire le cosce ed inizia a leccarle la figa. La vedevo bella aperta davanti a me, le sue grandi labbra aperte che lasciavano intravedere la carne rosa dentro di lei. La baciai, le leccai il clitoride, le labbra, la penetrai con la lingua; arrivai a leccarle anche il buchino posteriore mentre le infilavo in figa un dito. Lei godeva, godeva molto. Mi venne sulla faccia, urlando il suo godimento e stringendo le cosce al mio volto. Io ero felice perché adoro far godere le mie donne con la lingua.

Poi toccò a lei, mi fece stendere sul letto e si avvicinò al mio cazzo dritto; lo prese in mano, lo massaggio lentamente. Non faceva i pompini, ma si era specializzata nelle seghe. Aveva una mano molto delicata, sapeva dare la giusta pressione alla presa, capiva le reazioni e sapeva quando smettere. Lo metteva anche tra le tette e quello era uno dei momenti più eccitanti in assoluto. Sentire le sue morbide tette attorno al mio palo di carne mi faceva impazzire. Avevo chiuso gli occhi, quando ad un tratto sentii sulla cappella qualcosa di umido e il rumore di un bacio; era lei che me lo aveva baciato. Riaprii gli occhi e le dissi:

“No, non devi farlo. Nel sesso bisogna fare le cose solo se si è convinti e non per forza”. Lei mi sorrise e mi disse

“Sei molto dolce”. Lo baciò nuovamente, poi sentii che le sue labbra si aprivano e la sua lingua usciva. Fu una sensazione stupenda: lo leccò tutto poi prese coraggio e lo imboccò. Andava su e giù con la testa e io vedevo la sua chioma fulva muoversi, ogni tanto si sentivano i denti, segno che davvero era poco esperta in questo genere di pratiche. Non resistetti molto e quando stavo per sborrare glielo dissi. Lei lo fece uscire e si vede sborrare sulle tette. Fu uno dei pompini più belli che ebbi mai ricevuto, non tanto per la tecnica quanto per il coinvolgimento emotivo. Alla fine mi baciò appassionatamente, la ringraziai e le chiesi se le era piaciuto. Lei mi rispose:

“Non mi ha fatto impazzire di eccitazione, ma non mi è dispiaciuto. Penso che se ci sono le giuste condizioni potrei rifarlo, anche con Andrea. ” Quella frase mi fece ingelosire un po’, perché avrei voluto quella bocca solo per me, ma mi rendevo conto che era impossibile.

Intanto il mio uccello dopo la seconda sborrata si era ammosciato. Ma avevamo ancora tanta voglia uno dell’altra che ci mettemmo d’impegno per farlo tornare duro pronto ad una nuova scopata. Così, ormai caduti tutti i tabù, le proposi di fare un 69. Lei non sapeva cosa fosse, così glielo spiegai; lei accettò (ne ero sicuro) e si mise sopra di me. La vista di quella figa aperta e di quel maestoso culo, i suoi odori, i suoi umori, uniti alla sua bocca nuovamente sul mio uccello, me lo fecero tornare duro in poco tempo. Mentre le leccavo la figa, provai anche a penetrarle il culetto con un dito, ma lei mi fermò. Mi disse che le faceva male farsi penetrare lì; se volevo potevo leccarla, ma senza violarla. Capii che per quella volta non era il caso di insistere, così mi dedicai alla sua figa. Grondava di umori e quando non resistetti più le dissi che la volevo. Le chiesi di rimanere in quella posizione perché volevo prenderla alla pecorina; mi sfilai da sotto di lei, mi posizionai dietro e rimasi immobile a guardarla per qualche istante: era ancora più eccitante con le tette che scendevano da sotto e le gambe divaricate pronte ad accogliermi. Le poggiai la cappella alle labbra, spinsi e in un attimo fui dentro di lei. Avevo sotto i miei occhi la visione del suo culo e del forellino anale, una schiena bianca e liscia e la sua testa rossa dalla quale sentivo che uscivano gemiti di piacere e di soddisfazione. La pompai con forza, non trascurando di prenderle in mano le tette ballonzolanti, coni capezzoli irti e duri che potrebbero rendere cieco qualcuno se se li infilasse negli occhi. Urlava, gemeva, diceva che mi sentiva fino in gola, che era stupendo scopare con me. Lei venne e gli spasmi della sua figa erano così violenti ma al tempo stesso così avvolgenti che non resistetti più e le scaricai in corpo la mia terza sborrata del mattino.

Uscii da lei quando il cazzo si era ammosciato. Dovetti tornare a casa per il pranzo, ma le promisi che nel pomeriggio sarei tornato da lei: non per scopare, non credo che ce l’avrei fatta, ma semplicemente per stare con lei nudi a coccolarci. E così feci, anche se ci scappò un altro stupendo amplesso. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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