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Il provino. Mi ero preparata.

Mi ero preparata per l’appuntamento con molta cura; ci tenevo molto e quindi ero stata attenta anche ai particolari apparentemente più insignificanti, stando però attenta a non apparire eccessivamente raffinata perché, così mi era stato suggerito, gli esaminatori preferivano delle persone pulite, educate, ma non snob.

Mi ero lavata e profumata tutta, avevo curato con attenzione la depilazione – l’inguine non lo depilo mai tutto – e l’abbigliamento, anche intimo. Per l’occasione avevo indossato un coordinato di pizzo nero con le trasparenze al punto giusto e delle autoreggenti nere, senza però il reggicalze. Il reggiseno conteneva valorizzandoli i miei seni della terza misura; il perizoma metteva in evidenza il mio sedere separando le natiche con un effetto molto sexy. Di sopra avevo indossato una maglia senza maniche coperta da una giacca ed una gonna di poso sopra al ginocchio. Mi piacevo, ero elegante senza essere troppo appariscente e certamente non si poteva dire che apparivo trasandata.

Mentre mi dirigevo verso il luogo dell’appuntamento ero molto emozionata; pensavo a quale sarebbe stato il miglior comportamento da tenere, a come avrei reagito davanti alle proposte degli esaminatori, a come avrei potuto fare colpo. Ma pensavo anche a cosa avrebbero pensato la mia famiglia, i miei amici, i miei compagni di università quando avrebbero saputo di questo mio appuntamento.

Dopo circa mezzora di auto arrivai all’indirizzo che mi era stato detto e trovai facilmente parcheggio; era alla periferia della città in una zona adibita ad uffici. Il palazzo nel quale si trovava l’ufficio dove avevo l’appuntamento era di recente costruzione, l’architettura era moderna fatta di molte vetrate. L’ingresso era molto costituito da una grossa porta a vetri girevole oltrepassata la quale si entrava in una reception di grandi dimensioni. Vidi una ragazza al banco e le chiesi dov’erano gli ufficio della XXX; me li indicò e con un’emozione che cresceva ad ogni passo, mi diressi verso l’ascensore.

Mi venne ad aprire il sig. Paolo con il quale avevo telefonicamente concordato l’appuntamento; mi fece accomodare nel suo ufficio, arredato con uno stile molto sobrio ma elegante; un bellissimo divano ad angolo faceva bella mostra di sé nell’ufficio; c’erano diversi schermi televisivi ai quali, mi disse, poteva valutare in tempo reale e successivamente grazie alle riprese effettuate, i provini.

Paolo mi disse che la prima parte del colloquio l’avrei avuta con lui, mentre la seconda parte, la prova pratica, l’avrei svolta più tardi con alcuni suoi collaboratori. Mi chiese le solite cose, il titolo di studio, la mia situazione familiare, le mie aspettative di vita, e perché avevo deciso di fare quel provino. Gli risposi che il mondo dello spettacolo mi era sempre piaciuto, forse perché sono abbastanza esibizionista; e poi mi sentivo portata per quel genere di attività in quanto mi piaceva recitare. Oltretutto avevo anche avuto qualche esperienza in una compagnia di teatro amatoriale, ovviamente un genere diverso da quello che mi stavano proponendo. Mi parve che Paolo rimase colpito da me, dalla mia figura, dalla mia spigliatezza. Ne ero contenta.

Dopo circa mezz’ora di questo colloquio venne il fatidico momenti del provino vero e proprio. Mi disse di accomodarmi nella sala accanto che presto mi avrebbe raggiunto l’attore con il quale avrei dovuto girare la scena e l’operatore; lui avrebbe visto il tutto dagli schermi posizionati nel suo ufficio.

Entrai nella sala e vidi che era arredata soltanto con un bellissimo e grande divano; c’erano tre telecamere fisse già piazzate per riprendere la scena da ogni angolazione. Mi ricordai dei tre televisori visti nell’ufficio di Paolo: ognuno era collegato ad una telecamera. L’idea di essere ripresa mi eccitava certamente, ma mi intimoriva anche un po’; in fondo era diverso da come l’avevo sempre fatto, anche nelle mie esperienze amatoriali. Dopo 5 minuti di attesa entrò un ragazzo, Marco, con il quale avrei dovuto fare il provino; non era bellissimo, però emanava un fascino particolare. Fu molto bravo a mettermi a mio agio; chiacchierammo un po’ e lui mi chiese di me, quanti anni avevo, cos’avevo fatto fino ad allora, e come mai mi trovavo lì. Piano piano mi sciolsi anche io; emanava una simpatia immediata e contagiosa. Dopo qualche minuto entrarono altre due persone che si posizionarono dietro le telecamere. A questo punto il provino poteva iniziare.

“Ti va di spogliarti Bea? ” mi chiese Marco

“Ok, sono qui per questo” risposi io sforzandomi di essere il più naturale possibile, ma in realtà tremavo tutta.

Mi alzai e iniziai a spogliarmi lentamente; non volevo esagerare con le movenze, volevo essere naturale: una ragazza che si spoglia sensualmente per eccitare il suo uomo. E così feci; mi tolsi lentamente la giacca e poi la maglia rimanendo in reggiseno; poi passai alla gonna che feci scivolare ai miei piedi piegandomi in avanti girata di spalle verso di lui, in modo che potesse vedere il mio culo coperto dal perizoma. Quando mi girai potei constatare che il mio spettacolo stava facendo effetto: Marco si era aperto la vestaglia, sotto era nudo; stava masturbando un cazzo lungo almeno 20 centimetri, teso e lucido. Provai una stretta allo stomaco a vederlo nudo ed a pensare che poi l’avrei avuto in me. Continuai il mio strip mentre lui mi guardava con occhi sempre più vogliosi; mi sfilai il reggiseno e le mie tette uscirono rimanendo belle sode, sfidando la forza di gravità; veci lo stesso con il perizoma. Ora ero nuda, coperta solo da un paio di calze autoreggenti. La mia passera era umida: mi stavo eccitando nonostante fossi nuda davanti a tre sconosciuti. O forse proprio per quello. Marco si alzò e venne verso di me con la sua asta che si ergeva minacciosa verso di me. Mi abbracciò e mi sentii sciogliere; il suo cazzo si appoggiava al mio ventre. Mi disse di stare tranquilla e di lasciarmi andare. Mi fece sedere sul divano e lui era lì davanti a me eccitato all’inverosimile. Allungai una mano e glielo presi iniziando a segarlo; lui mi accarezzava la testa, i capelli e spingendo delicatamente mi fece capire che era il momenti di prenderlo in bocca. Con un po’ di titubanza dettata dalla situazione non tanto dal fatto che non mi piace, anzi, l’ho leccato sulla punta e poi l’ho imboccato tutto. Andavo avanti e indietro lentamente, facendogli assaporare la mia lingua su tutto l’uccello, non disdegnando ogni tanto di andare a leccare i ciglioni gonfi. Lui gemeva, segno del fatto che gli piaceva il mio trattamento; la mia figa gocciolava sempre di più. Mi fece smettere e sdraiare sul divano; pensavo che mi leccasse un po’, invece, dopo essersi infilato un preservativo, entrò in me. Fu meraviglioso sentirlo dentro, era grosso, molto di più di quelli che avevo provato fino ad allora. Ed era anche bravo, sapeva dare il giusto ritmo alla scopata, alternando colpi veloci ad altri lenti, tirando fuori l’uccello e spingendomelo poi dentro. Non mi rendevo più conto che c’erano le telecamere a riprenderci; mi interessava solo gustarmi quel cazzo dentro di me. Dopo una decina di minuti di questo trattamento mi fece mettere a pecorina e mi penetrò nuovamente. Mi toccava anche le tette, pizzicandomi i capezzoli turgidi; mi solleticava con un dito il buchino posteriore, ma quando tentò di penetrarmi lì lo fermai perché avevo deciso che non lo avrei fatto in culo.

Ad un certo punto Marco mi chiese dove preferivo farmi sborrare; senza indugio gli dissi che volevo sentirne il sapore, così si sfilò da me e mi fece voltare. Glielo ripresi in bocca e continuai il pompino di prima. Quando sentii che stava per venire lo tirai fuori e gli offrii la bocca e la lingua da coprire. Venne copiosamente con 4 o 5 schizzi abbondanti che si posarono sulla mia lingua, sulle mie guance, colando sulle tette. Vidi che anche 2 dei tre operatori avevano tirato fuori l’uccello e se lo stavano menando, così li invitai ad avvicinarsi ed a finire la loro sega sul mio viso. Non se lo fecero ripetere e alla fine ebbi la sborra di tre maschi sul mio viso, cosa che non mi era mai successa prima.

Marco mi disse che ero stata molto brava e che lui aveva goduto molto; entrò anche Paolo il quale mi disse che ero molto spigliata e che davanti alla telecamera sapevo come comportarmi.

Dopo una doccia e dopo essermi rivestita uscii dall’ufficio; mi sentivo strana. Non in colpa per ciò che avevo fatto. Eccitata, appagata, felice perché era la strada che mi interessava e speravo che il provino fosse andato bene.

Dopo circa una settimana suonò il telefono: era Paolo che mi diceva che il provino era andato bene e se potevo recarmi da lui il giorno dopo. Ero raggiante: avrei partecipato al mio primo – e speravo non ultimo – film porno. FINE

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