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Il quinto membro

In seguito ad un incidente di moto ho dovuto passare qualche mese in ospedale. Ero piuttosto mal messo, rotto e rimesso insieme un po’ dappertutto. All’inizio è stata dura ma poi ci si abitua a tutto. Dopo qualche settimana stavo decisamente meglio. Mi sono abituato a dipendere dagli altri per tutti i gesti della vita quotidiana. Le infermiere erano gentili e piuttosto carine. In ospedale fa caldo e non portano molto sotto il camice. Avevo rapidamente individuato quelle il cui seno si muoveva libero. Era il mio unico piacere perché, per tutto il resto, ero handicappato: avevo le quattro membra ingessate. Solo il quinto membro era indenne. All’inizio stavo troppo male perché si manifestasse, ma dopo potete immaginare la tortura: circondato da belle ragazze, curato e manipolato da loro…
La prima volta che la mia eccitazione non è passata inosservata ero piuttosto imbarazzato. Nessuno ha fatto commenti ma la più giovane delle infermiere, una piccola e carina, è diventata rossa fino alle orecchie. Era ancora più fastidioso perché non c’erano rimedi: le braccia erano ingessate e non avevo, in quel momento, una ragazza che potesse rendermi qualche piccolo servizio.
Da quel giorno sono diventato un maniaco sessuale, non pensavo ad altro, mi immaginavo tutte le infermiere in situazioni erotiche, vedevo attraverso i camici bianchi, sognavo cure molto particolari.
Era terribilmente frustrante, tutti potevano vedere la bozza sotto il lenzuolo, sempre presente, ma facevano finta di non vederla.
Una notte ho avuto una eiaculazione spontanea; la piccola infermiera carina, pulendomi la mattina dopo, era ancora più rossa del solito. Questo non ha impedito che mi tornasse duro, insomma, era l’inferno. Non potevo certo chiedere alle infermiere di fare qualcosa per me, l’unica volta che ho supplicato con gli occhi la piccolina è scappata di corsa. La sera non riuscivo più ad addormentarmi, mi agitavo nel letto per sfregarmi contro le lenzuola ma non dava grandi risultati.
Una notte in cui non ce la facevo più ho chiesto un sonnifero all’infermiera di guardia: era grassa e doveva avere almeno cinquant’anni, Aveva un seno pesante e voluminoso e il culo grosso tendeva talmente il camice che si apriva davanti.
– Non riesco a dormire, mi dia qualcosa per piacere.
Ha guardato la bozza sotto alle lenzuola, le braccai ingessate, e ha detto: – Non mi meraviglia. E nessuno ha fatto niente per te? Un così bel ragazzo…- Ha tirato su il lenzuolo per valutare l’ampiezza del problema. – Aspetta , torno subito. – E se ne è andata.
Mi chiedevo cosa poteva fare per me. Portarmi un sonnifero? Del Bromuro? Non osavo sperare altro. Ho aspettato per più di un’ora, fuori di me, sognando che quella donna che in condizioni normali non avrei neanche guardato, si occupasse di me. Si è scusata quando è tornata: – Ho avuto da fare, piccolo.
Senza aggiungere altro ha tirato giù le coperte: mi tendevo verso di lei più che potevo, senza osare chiedere niente. Si è seduta sul letto e il suo peso ha fatto inclinare il materasso.
– Ne vuoi uno?
Ho fatto segno di sì. Si è sbottonata il camice, ha liberato le enormi mammelle e mi ha messo un capezzolo in bocca. Ho succhiato come un poppante affamato. Poi ho sentito le sue mani a conchiglia soppesarmi gli attributi. Era delizioso. Mi ha toccato, massaggiato, poi mi ha afferrato con decisione il membro.
Gli umidi rumori dei suoi movimenti erano, per le mie orecchie, come dei suoni celestiali: infatti, mi sembrava di essere in paradiso. Era ancora più bello di quando ho fatto l’amore per la prima volta. Succhiavo un grosso seno e lei mi masturbava: era tutto quello che potevo desiderare. Non ho tenuto a lungo, lei ha osservato i getti fischiando ammirata e compiaciuta.
– Però, avevi delle riserve, povero piccolo!! – Mi ha pulito, poi mi ha ringraziato maternamente .
– E adesso a nanna, non hai più bisogno del sonnifero!
Il giorno dopo ho notato una certa sorpresa nelle infermiere di giorno, soprattutto nella piccolina. Non ha dovuto più scandalizzarsi delle mie inopportune erezioni.
La mia amica Matilde non mi ha mollato, tutte le sere veniva a tirare giù le lenzuola ed ero sempre in forma. Mi prodigava rapidamente qualche carezza come acconto, e tornava più tardi, quando dormivano tutti. Di solito mi succhiava e lo faceva in modo meraviglioso. Adoravo vederle inghiottire il mio sesso teso. Mi faceva pensare a una buona, grassa orca che si nutriva dello sperma degli uomini. Quando mi hanno tolto il gesso dalle braccia mi ha detto : – Adesso non hai più bisogno di me.
L’ho supplicata di non abbandonarmi, le ha fatto piacere e non si è fatta più pregare per continuare a prodigarmi le sue cure.
Quando ho lasciato l’ospedale lei purtroppo era in vacanza. Non ho avuto l’occasione di potermi congedare da lei né di poterla ringraziare come avrei voluto. è stata la sola ad occuparsi del mio problema e a fare qualcosa per me. mia avventura non è certo unica, molti uomini hanno dovuto affrontare il mio stesso angoscioso problema e La mi piacerebbe sapere come l’hanno risolto e se hanno trovato una persona comprensiva come Matilde. FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

Un commento

  1. Anche io ho avuto una esperienza in ospedale. E’ stata elettrizzante. Questo racconto mi ha risvegliato un bel ricordo

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