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Il superdotato e la grassona

Forse voi non mi crederete, ma la mia vita è stata un incubo, dalla più tenera età sino a pochi mesi fa quando ho conosciuto Gilda.
Tutta colpa della natura, che mi ha fatto piuttosto piccolo, solo un metro e sessantacinque, non particolarmente bello, e per di più mi a dotato di una mostruosa appendice, e purtroppo non sto parlando del naso.. ..

Certi uomini desiderano fortemente essere dei superdotati credendo che ciò possa aiutarli con le donne, ma a tutto c’è un limite e quando la natura vi costringe a portarvi appresso un birillo di 32 cm di lunghezza e di 7 cm di diametro, questo limite è ampiamente superato.

Credetemi, è un pesante fardello da portare, e non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Da bambino i compagni di gioco, mi prendevano in giro. Cresciuto, e lui con me, divenne il centro dell’attenzione dei compagni di scuola, e il terrore delle ragazze che mi guardavano come un essere alieno. Qualcuna, più curiosa delle altre si lasciava segretamente corteggiare, accettava di uscire con me, ma tutte, non appena intravvisto il mostruoso coso, fuggivano terrorizzate.

Con il passare degli anni mi sono rassegnato alla solitudine, interrompendola di tanto in tanto con delle puntatine da qualche prostituta, quando il desiderio diventava troppo forte. Ma anche con queste poco da fare, qualche leccatina e tanti lavori di mano, nessuna si è mai azzardata a concedermi anche solo di provare a penetrarla.

Tutto è continuato immutabile per 35 anni, sino a che, nell’appartamento vicino a me non è venuta ad abitare Gilda, una vedova di circa 40 anni, bionda e con un volto carino anche se decisamente in carne. Gilda non è una delle solite grassone, ma pur essendo decisamente robusta, è tonica come una ragazzina, le gambe sono si robuste ma allo stesso tempo ben modellate, il seno prorompente ma sodo, il sedere alto ed elastico.

Come spesso capita ai nuovi arrivati, i primi giorni Gilda si dimostrò affabile con tutti, anche con me. Io mi chiesi quanto sarebbe durato, quanto avrebbero impiegato le male lingue del palazzo a rendere la nuova venuta edotta delle curiose caratteristiche del suo vicino di casa.

Con mi a grande sorpresa i giorni passavano ma l’atteggiamento di Gilda non cambiava, anzi lei diveniva sempre più gentile nei miei confronti. Io continuavo a ripetermi non t’illudere è solo una questione di tempo ed anche lei si comporterà come gli altri.
Una sera rientravo dopo essere stato a vedere un film porno, uno dei rari sfoghi che mi concedo. Come spesso mi capita, il mio simpatico amico si manteneva se non in completa erezione, quantomeno eccitato, rendendo il bozzo nei miei pantaloni particolarmente evidente. Tenevo come la solito le mani nelle tasche per dissimulare la cosa, quando arrivai a casa e chiamai l’ascensore.

Stavo attendendo l’arrivo della cabina, quando sentii aprire la porta e poco dopo la voce gentile di Gilda salutarmi “Buona sera signor Piero, anche lei ha fatto le ore piccole è” disse lei. Io imbarazzato, lei rivolsi un saluto freddo “Buonassera signora Gilda”.

Con il suo carattere gioviale, lei continuava a parlare ed io le rispondevo a monosillabi, l’ascensore arrivò ed entrammo nella cabina e lei pigiò il bottone del nostro piano. Io a quel punto ero d’umore pessimo per la frustrazione e l’imbarazzo di quell’ingombrante erezione che alla sua apparizione era addirittura peggiorata.

Così decisi che era venuto il momento di rompere gli indugi e far precipitare la situazione, come era logico che prima o poi accadesse e sfilai le mani dalle tasche.
A quel punto la mostruosa sagoma del mio pene eccitato fu ben visibile sotto la stoffa dei pantaloni ed il mio movimento attirò naturalmente il suo sguardo. Lei smise di colpo di parlare, e vidi i suoi occhi increduli posarsi sul mio pube. Vidi il sangue defluire dalle sue gote e la bocca dischiudersi leggermente. Poi un’improvvisa vampata la fece arrossire.

Negli anni ho maturato una certa ironia verso la vita, e dentro di me ridacchiavo per la sua scontata reazione “Adesso non parlerà più e la prossima volta che c’incontreremo salirà le scale a piedi pur di non restare sola con me nell’ascensore” mi dissi.

La osservai lottare per riprendere il controllo, mentre l’ascensore arrivava al piano, le aprii la porta per farla uscire, lei si era ripresa, e uscì passandomi a fianco e sorridendomi. Fui io a sussultare quando, pensai inavvertitamente, i suoi fianchi mi sfiorarono premendo leggermente contro il fallo ingrossato. L3i si diresse verso la porta del suo appartamento, inserì le chiavi e le girò, poi prima di aprire si voltò verso di me con un radioso sorriso “Signor Piero, qualche sera, magari ad un’ora meno tarda, se si sente solo, perché non mi viene a trovare ? ” mi disse.

Io rimasi come pietrificato a guardarla mentre apriva la porta e scompariva nel suo appartamento, una tempesta d’emozioni flagellava la mia mente, lentamente entrai nel mio appartamento. In passato, soprattutto in gioventù mi sono illuso molte volte ed è stato molto doloroso. Quella sera riconobbi subito i sintomi premonitori e mi rifiutai con forza di sottostare alla solita dolorosa storia. Con disperazione mi gettai sul telefono, feci il 12 e chiesi il numero di Gilda e le telefonai. Non avevo il coraggio di presentarmi direttamente alla sua porta.

Lei rispose dopo un poco, evidentemente stava preparandosi per la notte “Gilda, mi scusi se la disturbo, sono Piero” dissi “Signor Piero, nessun disturbo, ma le è successo qualche cosa, sta male ? ” mi domandò subito lei con voce preoccupata.
“No niente stia tranquilla” dissi io in stato confusionale “Ma si, la verità è che sto male, senta debbo assolutamente farle una domanda, mi scusi la prego, cerchi di capire” continuai “Ma certo, Piero, dica pure” disse lei un poco sconcertata. “Scusi, ma io debbo sapere, le vicine non le hanno parlato di me, non si è accorta di nulla poco fa sull’ascensore, me lo dica sinceramente” chiesi con foga.

Dall’altro capo del microfono vi fu un attimo di silenzio, poi lei rispose con voce calma e sensuale “Certo che le vicine mi hanno parlato di te, certo che mi sono accorta della tua erezione questa sera in ascensore, e come avrei potuto non notarla” “E allora, io non capisco, perché l’invito” sbottai esasperato.

Una nuova pausa “Non capisco, mi sembra ormai più che ovvio, m’interessi” disse lei con calma “Non è possibile” risposi io sconvolto. Lei fece una pausa più lunga “Se non ci credi, vieni da me ora” disse poi “Ti aspetto” e riattaccò.

Tremante rimasi immobile come uno stupido. Riattaccai il telefono mentre il mio cervello vorticava freneticamente cercando di decidere il da farsi. Dovevo togliermi il dubbio, il cazzo si ergeva in tutta la sua potenza, dandomi fitte dolorose, ingabbiato com’era dai pantaloni.

Di scatto mi mossi ed andai da lei. Giunto davanti alla porta mi bloccai nuovamente indeciso, ma lei mi venne in soccorso aprendo la porta. Indossava una lunga vestaglia, mi sorrideva e mi disse “Entra presto”, io entrai e lei richiuse la porta, mi prese per mano e mi trascinò lungo il corridoio “E` molto tardi e domani mattina debbo andare a lavorare presto, dovrai accontentarti di una cosa veloce, ma ci rifaremo domani sera” eravamo giunti in camera da letto, ed io non avevo pronunciato nemmeno una parola. Lei mi baciò con passione poi mi fece sedere sul letto.

Si tolse la vestaglia e rimase nuda davanti ai miei occhi, nonostante la mole, mi parve bellissima, si gettò ai miei piedi e prese ad armeggiare con i pantaloni “Muoio dalla voglia di vederlo di toccarlo” disse mentre il fiato incominciuava a mancarle ed il respiro diventava più frequente. I pantaloni si aprirono ed il mio Mostro saltò fuori prepotentemente.

Mi aspettavo un grido di orrore, ma lei emise un gemito eccitato “E` bellissimo, bellissimo” disse, mentre lo fissava e mi aiutava ad abbassare i pantaloni. Vi si gettò sopra, accarezzandolo, baciandolo, leccandolo avidamente. Alternava
il lavoro di bocca a frasi che mi rassicuravano “Questa sera è tadi, ma domani, voglio godermelo tutto, sarà stupendo sentirlo affondare dentro la mia ficca” diceva come in trance, ed io la ammiravo stupito.

Continuò per un po con la sua bocca, poi mi fissò, “Ti piacciono, le mie tette? ” domandò ed io annuii, “VUOI che ti faccia godere tra le mie tette ? ” domandò nuovamente “Si.. . ” dissi io con un filo di voce. Lei sorrise entusiasta e fece affondare il mio enorme cazzo nel solco delle sue superbe tette.

Le sode carni si strinsero intorno alla mia asta, e lei prese ad agitarsi masturbandomi in una sega alla spagnola, ero eccitatissimo, e la tensione continuava a crescere “Si piero, così, voglio vederti godere, voglio sentire il tuo caldo sperma su di me, tra le mie tette, sul mio viso” diceva, in preda ad una furiosa eccitazione.

Non avevo mai visto una donna in quello stato, normalmente con il freddo e professionale lavoro delle puttane, facevo fatica a godere, ma quella sera ero pronto ad esplodere, ed infatti esplosi nel più violento e prolungato rogasmo della mia vita. La quantità dello sperma che le si riversò addosso fu proporzionale alle dimensioni. Il primo abbondantissimo getto, volò a lungo sino a stamparsi sul suo viso e sulla sua bocca, lei subito la spalancò ed io vidi i successivi seguire lo stesso destino e venire catturati dall’avida bocca di Gilda. Poi lentamente i fiotti di sperma persero in potenza e le imbrattarono il collo ed i seni mentre io terminavo il lungo gemito che avevo emesso dall’inizio dell’orgasmo.

Grasto la feci sollevare e, malgrado fosse oscenamente imbrattata del mio sperma, la baciai appassionatamente.

Quella notte dormii come un sasso, sognando l’incontro del giorno dopo, la prima volta in cui avrei posseduto una donna. La sera dopo lei mi aveva invitato a cena per le 19, alle 18 e trenta, ero già da lei, eccitatissimo. Quando mi aprii la baciai. Quando ci staccammo lei disse “Sei in anticipo, non è ancora pronto” ed io la incalzai “Non mi interessa la cena, sei tu che voglio” e la baciai nuovamente.

Lei ridacchiò “Vorrà dire che mangeremo dopo, negli intervalli”, in sieme corremmo in camera, e ci spogliammo a vicenda con mani ansiose. Per la prima volta fummo sul letto completamente nudi, baciandoci accarezzandoci, la trovai calda e bagnata “Gilda, sei sicura, sai io non ho mai .. . ” “Davvero, mai con nessuna ? ” mi domandò ed io annuii “Allora salteremo i preliminari, o meglio li limiteremo al minimo indispensabile” mi disse e si chinò iniziando a leccarmi ed insalivare il glande e l’asta, poi si stese sul letto e si scosciò oscenamente, e per la prima volta vidi la sua vagina rosea e dilatata.

La vidi portarsi le mani alla bocca, e leccarsi ostentatamente le dita, poi scese e si lubrificò la vagina, ripetè l’operazione e questa volte spinse profondamente le dita nella rosea spaccatura “Presto Piero scopami” disse con un gemito. IO le fui sopra brandendo il mio enorme fallo, timido glielo appoggiai alla vagina, e spinsi. La vidi dilatarsi mentre il glande iniziava a penetrare.

Si dilatava sempre più mi aspettavo di non riuscire più a penetrare ed invece continuavo a scivolare in li, mi lasciai prendere dalla foga e spinsi con troppa decisione, e lei lanciò un urletto di dolore “Adagio amore, adagio” mi supplicò, io ripresi il controllo.

Ormai tutta la cappella era in lei e continuavo a penetrare, mi stesi su di lei e la baciai, poi mi spostai sulle meravigliose tette coprendole di baci, succhiando i grossi e scuri capezzoli. Ornai la parte difficile era passata, le incominciava a bagnarsi copiosamente ed io scivolavo in lei con facilità, finalmente, incredulo fui completamente in le, con la cappella che toccava l’utero “Scopami scopami” m’incitò Gilda, ed io presi a muovermi in lei, dapprima timidamente poi con più decisione.

Incredulo e felice, la sentii godere sotto di me, il suo robusto corpo fu scosso dagli spasmi dell’orgasmo, mentre dalla sua bocca usciva un gemito prolungato, la sua vagina s’inondò d’umori ed il mio cazzo scivolando energicamente in lei, emise uno sciacquio osceno.

L’eccitazione mia fu indescrivibile, per la prima volta penetravo una donna e lei aveva goduto irrefrenabilmente sotto di me, mi approssimai all’orgasmo e lei se ne accorse dall’accentuarsi del mio ritmo “Sborra Piero, allagami tutta” mi sussurrò prendendo poi a leccarmi selvaggiamente l’orecchio, ed io venni quasi subito allagandole il ventre con un’interminabile fiotto di sperma, e lei venne nuovamente sotto le calde sperzate.

Rimanemmo a lungo uniti ed abbracciati, poi lei mi scosse “Ora devi mangiare, non voglio che il mio lavoro in cucina vada sprecato, e poi dovrai ricaricarti d’energie per il dopo cena, c’è ancora molto lavoro da fare” ridacchiò.

Mangiammo nudi, e quell’intimità con una donna, per me completamente nuova mi faceva sentire euforico, risi e scherzai come mai in vita mia, finito la cena, Gilda si alzò ed incominciò a sparecchiare la tavola per poi sistemare i piatti nel lavello. Mentre lo faceva, io potei ammirare il suo sedere, era grande ma perfettamente modellato con natiche sode e alte, solo piccole tracce di cellulite più che normali in una donna di quell’età, con un gesto autonomo, il mio cazzo tornò ad eccitarsi e quando lei voltò la testa per sorridermi, se ne accorse subito.

“Che cosa c’ò la testa per sorridermi, se ne accorse subito.

“Che cosa c’è Piero, ti piace il mio culo ? ” mi domandò senza imbarazzo “Certo Gilda, di te mi piace tutto” risposi io con una naturalezza che mi sorprese, “Non stari mica pensando d’infilarci quel tuo meraviglioso affare vero ? scherzò lei, ed io a mia volta scerzai “Naturalmente no, ma solo perché non sarebbe mai possibile”, “Vogliamo scommettere” disse lei, ed io ammutolii “Mi stai prendendo in giro” ridacchia riprendendomi, lei mi guardò sorridendo enigmantica, poi si spostò versoi il frigorifero e lo aprì, prese il panetto del burro e me lo porse “Vediamo chi dei due ha ragione” disse con aria di sfida, poi tornò ad appoggiarsi al lavello, leggermente chinata in avanti ondeggiando il suo bel culone.

Rimasi un poco fermo, indeciso con il burro in mano che incominciava a sciogliersi, poi mi alzai e mi avvicinai, staccai un pezzo di burro e lo spinsi nel solco delle natiche, muovendolo tra le sode natiche, strusciandolo sul capace sfintere di Gilda.

Lei gemeva ed ondeggiava i fianchi, con le dita ben lubrificate dal burro, affondai nel suo sfintere lubrificandolo internamente. Lei si aprì dolce ed accogliente. Con una mano le accarezzavo il clitoride e la vagina, con l’altra continuavo a lubrificarle e dilatarle il culo. Gilda si stava scaldando, e la sentii bagnarsi sotto la mia mano.

Ormai le dita che affondavano nel suo capiente sfintere erano due, poi tre, impaziente smisi di penetrarla e mi cosparsi di burro il cazzo, se possibile la mie erezione era ancor più clamorosa del normale, . Poi appoggiai la cappella allo sfintere e spinsi con decisione. La vidi mordersi le labbra, mentre incredulo iniziavo ad affondare in lei. Lo sfintere si dilatò oltre ogni limite, e mi abbracciò il cazzo in una ferrea morsa. “Di più di più ” implorava Gilda, ed io spingevo vedendo la mia interminabile asta scomparire gradatamente nel suo intestino.

Giunsi a sfiorare le prosperose natiche e spinsi con decisione impattandovi con il mio pube, le si chinò in avanti, e steso un braccio prese ad accarezzarmi i coglioni, mentre io iniziavo a stantufarle in culo. “Gilda, è incredibile, sono tutto in te amore” mormorai io impazzito di libidine” “Lo sento Piero sbattimi te ne prego” rispose lei, e io l’accontentai, afferrandola per i fianchi e sbattendola con foga.

Poi mi accorsi che correvo troppo rapidamente verso un travolgente orgasmo e rallentai, le mie mani afferrarono le belle tetteone di Gilda che sobbalzavano sotto i miei colpi e le palpai. Le dita stuzzicarono i gorssi capezzoli, mentre lei si portava ad accarezzare freneticamente il clitoride. Riconobbi i sintomi della sua eccitazione, la seguii sino a che lei non esplose urlando di piacere, mentre lei godeva io accellerai il ritmo ed a mia volta venni riempendole il culo di sperma.

Da quel giorno io e Gilda non ci siamo più fermati, lei sembra ringiovanita di 10 anni, ha persino perso qualche chilo, ed io, io sono un altro uomo.. .. .. FINE

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