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In ufficio…con l’ingoio

Questa esperienza risale a due anni fa, era l’autunno del 2000…

Lavoro in uno studio grafico, la mia è una posizione buona, godo della meritata fiducia del mio capo ed ho una stanza tutta mia con una splendida porta che fortunatamente posso decidere di chiudere quando voglio e che può venire riaperta senza chiedere il permesso soltanto dal capo.
Il mio studio è carino, una grande scrivania, una comoda poltrona “da manager” e naturalmente il mio amato/odiato pc.
Col tempo ho potuto personalizzare un po’ la stanza aggiungendo: un piccolo divanetto, una scatola di legno con ottimi sigari cubani ed un mobiletto con alcuni alcolici (anche se in realtà bevo un bicchierino ogni 2/3 mesi per accompagnare il sigaro che in occasioni speciali mi accendo)
Insomma l’ambiente è accogliente e ogni tanto mi dedico a show autoironici fingendo d’essere molto ricco e snob, generando l’ilarità dei miei colleghi…
Oltre all’ilarità fortunatamente a quel tempo ho attratto anche l’attenzione di una bella moretta che lavora in contabilità. 25 anni, 1. 65, per una 50 di chili molto ben distribuiti, capelli lunghi mori un bellissimo sedere ed un pancino tutto da “mordere”.
Porta la seconda di seno… piccolo ma molto ben fatto.
Per farla corta ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato uno di quei rapporti dove nessuno non dichiara niente ufficialmente, ma ci si continua a cercare, frequentare e dove i classici bacini dei saluti arrivano sempre più vicini alle labbra giorno dopo giorno…
Quel fantastico giorno, il capo non cera ed in ufficio cera molta calma… lei entrò nell’ufficio per salutarmi… mi prese quasi un colpo! Indossava un tailleur grigiore con minigonna, calze nere e scarpette nere lucide con tacco, camicetta bianca con un fularino intorno al collo, capelli tirati su con una molletta che lasciava cadere qualche ciuffetto di qua e di là.
Mi sorrise, poi abbassando la testa mi guardò da sopra gli occhiali
E mi fa: – occorre qualcosa?
(certo che noi uomini siamo proprio stupidotti a volte) come un cagnolino gli sono andato incontro. Baci, abbracci, complimenti a profusione, e poi ancora un bacio stavolta deciso a centrare la bocca di Roberta… che, probabilmente non aspettava altro quel giorno.
Ci baciammo con passione, l’accarezzai e dopo un po’ cominciai a passare una mano sotto la minigonna…. avevo il cazzo che andava a mille… e quando scopri che aveva le calze auto reggenti e sentii l’umidità accentuata passare dalle mutandine… non ci vidi più.
Corsi a chiudere a chiave la porta del mio ufficio… se riusciamo a non fare troppo casino la possiamo passare liscia… dissi sottovoce girandomi verso di lei… ma rimasi stupido dal vederla inginocchiata davanti alla mia poltrona… Marco Dai siediti…
Non ti sto a dire com’ero in quel momento a ripensarci mi torna talmente duro….
In ogni modo mi sedetti sulla mia poltrona e lei dopo avermi accarezzato un po’ il cazzo da sopra i calzoni… cominciò a baciarlo (sempre da sopra) le accarezzavo la testa ed i capelli…. poi mi ha tirato giù la cerniera.. ha tirato fuori il cazzo e ha cominciato a tirarmi su e giù lentamente la pelle… mi baciò il glande e da lì a poco comincio a succhiarmi la cappella…. ad ogni su e giù cercava di farsi entrare in bocca sempre di più il cazzo. Era bellissima con quegli occhialetti da segretaria… Mi allungai per tirarle su la gonna e cominciai a massaggiarle la patatina bagnatissima… ansimava e succhiava…. volevo farla venire ma (sincerità per sincerità, vuoi la sorpresa vuoi l’eccitazione, vuoi la paura d’essere sgamato… non riuscivo più a tenermi il seme dentro)… così le dissi che stavo per venire io…
La porcellina in tutta risposta aumentò il ritmo e con mia gran sorpresa si tenne il cazzo in bocca mentre io mi svuotavo di una venuta enorme..
Fu davvero bellissimo… poi mi alzai e la feci appoggiare al sedile della mia poltrona e da dietro finii la sua masturbazione con enorme soddisfazione. FINE

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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