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In un bar

“Ciao tesoro, hai voglia di farti bella e di uscire venerdì sera con il tuo maritino? ”
Queste furono le prime parole che disse appena entrato in casa; conoscendolo ci avrà pensato su tutto il pomeriggio su come formulare la richiesta, ma scegliere il momento opportuno non è mai stato il suo forte.
Conoscevo bene i suoi gusti e cosa intendeva quando mi chiedeva di ‘farmi bellà, da un po’ di tempo a questa parte aveva rispolverato una sua vecchia passione giovanile: la fotografia, ed era riuscito a coniugarla con il piacere di portarmi in giro vestita in maniera audace e provocante e di riprendermi con tali abbigliamenti.

“Accetto, ma a condizione di cenare a casa, non voglio appesantirmi andando al ristorante, e che tu mi aspetti al bar del Renzo; voglio prepararmi con calma senza averti tra i piedi. ”
Arrivò la sera di venerdì e iniziai la vestizione: mi ero procurata su di una bancarella al mercatino rionale un vestito corto, azzurro, molto aderente fatto apposta per segnare le curve, che accompagnai con un paio di autoreggenti a rete bianche, e a un reggiseno tipo carioca, per intenderci di quelli che ti lasciano le tette scoperte.

Dopo essermi vestita e truccata in modo particolarmente marcato mi guardai allo specchio: stavo proprio bene, e non potevo passare inosservata; ero pronta, potevo scegliere se andare o a battere o in discoteca.
La gonna copriva a malapena il bordo delle calze e dovevo prestare attenzione ad ogni movimento, il corpetto del vestito, acquistato volutamente di una taglia in meno non riusciva a contenere il seno tanto che dovevo lasciare due bottoni aperti.
Era eccessivo e mitigai il tutto con un soprabito leggero.

Michele era al banco del bar che mi aspettava, mi sedetti a fianco e per stuzzicare maggiormente la sua curiosità di sapere come ero vestita tenevo di proposito l’impermeabile abbottonato.
Mancavano pochi minuti alla chiusura del locale, ma anche se eravamo gli unici rimasti questo non costituiva un problema: Renzo, il proprietario, era un amico e tante volte ci aveva dato da bere dopo aver chiuso il locale.
E così avvenne anche quella sera. “Non preoccupatevi per l’orario” disse chiudendo la porta di ingresso e abbassando le tende delle vetrine.
Ci preparò un alexander e subito dopo si assentò dicendo “fate pure con calma, vi lascio soli, devo andare a riordinare la cantina, quando volete andare chiamatemi che vengo a richiudere la porta e a salutare la mia amica preferita”.
Il fatto di essere da soli e di avere il locale a disposizione contribuiva a stimolare le mie fantasie erotiche.
Scesi dallo sgabello e mi diressi al centro della sala, sbottonai con lentezza l’impermeabile e lo appoggiai su di una sedia; il vestito, già corto, con i movimenti lo era diventato ancora di più, tanto che copriva a malapena il sedere e la patatina lasciando in bella mostra il pizzo delle autoreggenti.
“Cosa ne dici, ti piace il mio abbigliamento? ”
“Non ho parole”, disse Michele, “ma non ti sembra di esagerare? ”
“Nemmeno per idea” aggiunsi, “stai a vedere, questo è solo l’inizio… ”
Mi recai in bagno, mi liberai dell’abitino e tornai a sedermi con indosso solo il reggiseno, le calze e le scarpe.
Ero al banco del bar nuda, sentivo il freddo dello sgabello sulle natiche e come se nulla fosse continuavo a gustare l’alexander. L’esibire il mio corpo in pubblico, con il rischio di essere vista da altri, era per me fonte di eccitazione come anche l’imbarazzo che si leggeva sul volto di Michele.
Questi era come paralizzato, l’unica cosa che riuscì a dire fu: “sei impazzita? Ti ha dato di volta il cervello? ”
Incurante delle sue parole allargai le gambe e mostrai la figa umida
“ècosì che ti piace vero? ”
“Non ce la faccio a resistere ancora per molto, andiamo, non essere esagerata, se Renzo sale che figura facciamo? ”
“Vuoi vedere? ” aggiunsi.
Scesi dallo sgabello, mi diressi verso le scale che portano in cantina, scesi un paio di scalini, appoggiai la schiena al corrimano aprii le gambe e mentre con una mano mi massaggiavo i seni con l’altra ero scesa a toccarmi la patatina ormai gonfia e ricca di umori.
Sentivo arrivare da sotto il rumore prodotto da Renzo intento a sistemare le bottiglie e questo non faceva altro che aumentare il mio piacere; mi strizzavo i capezzoli, turgidi come non mai, quasi da farmi male e muovevo le dita nella vagina in modo forsennato, ero prossima a godere quando, come colta da raptus, chiamai Renzo dicendogli di salire.
Capivo dai passi sempre più vicini che ormai solo pochi scalini mi separavano dalla sua vista, l’essere conscia che stavo per essere scoperta mi procurò un orgasmo di una violenza inaudita.
Feci appena in tempo, spero, ad allontanarmi di corsa senza essere vista ma non riuscii a trattenere un urlo di godimento mentre mi dirigevo verso il bagno. Impiegai alcuni minuti per riprendermi, ritornata alla norma e rivestita tornai al banco dove mi stavano aspettando.
“Sentivo dei rumori strani, chissà cosa avete combinato in mia assenza” disse Renzo scherzando. Bevvi ancora un sorso e uscimmo. ”
Ci dirigemmo in aperta campagna dove scattammo alcune foto, e poi per completare l’opera facemmo ritorno a casa percorrendo un tratto d’autostrada con la luce interna dell’auto accesa e con nulla addosso.
Per concludere alla grande ci fermammo in una piazzola di emergenza situata all’interno di una galleria in un tratto dove i due tunnel sono collegati tra di loro e facemmo, merito degli Alexander, una cosa fuori di testa.
Visto il tipo di autostrada poco frequentata e l’ora attraversammo la carreggiata a piedi e ci posizionammo nello spazio che collega le due gallerie, appena sentivo un camion avvicinarsi mi mettevo in posizione tale da essere scorta all’ultimo momento e mi mostravo nuda. FINE

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