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La mia prima volta

Quando avevo vent’anni era arrivata una nuova inquilina, sui venticinque-trent’anni, sul metro e sessantacinque, mora, e dall’apparenza molto semplice e simpatica.
La conobbi per la prima volta quando un giorno tornai dopo un giro in centro nel tardo pomeriggio: era venuta a conoscere i miei, poiché eravamo praticamente gli unici nel condominio ad essere rimasti in città durante quell’infernale settimana torrida.
A dire il vero non rimasi molto, la salutai solamente e dopo essermi cambiato uscii ancora da casa per andare in un locale dove mi sarei trovato con quei pochi amici rimasti anche loro a casa.
Mia madre invece stabilì un bel rapporto d’amicizia con Paola, la nuova inquilina, anche perché venendo da fuori Paola non conosceva ancora molta gente, perciò dedicava molto tempo a mia madre: si sentivano spesso al telefono, uscivano assieme per fare la spesa e non so cos’altro, perché io a casa non ci stavo molto, appena potevo uscivo e più di tanto non me ne interessavo, data la mia natura piuttosto schiva.
Il mio unico rapporto con quella donna si limitava ad un “ciao” quando la incontravo per le scale.
Qualche mese più tardi mia madre m’incaricò di portarle su (lei era al quinto piano, noi al primo) un qualcosa avvolto in carta stagnola, non credo di aver mai saputo cosa fosse ma feci quello che mi era stato detto, salii rapidamente le scale e suonai alla sua porta.
Venne ad aprire in jeans e maglietta, ragazza dai gusti semplici, cosa che mi rimase impressa ma intuibile solo guardandola in viso.

Dopo averle dato il pacchetto rimasi incuriosito da un miagolio soffocato, mi sporsi leggermente dentro casa sua per guardare e lei si girò verso uno scatolone di cartone che s’intravedeva in una stanza.
Ma prima che si rigirasse e m’invitasse a vedere i piccoli che la sua gatta aveva avuto il mio sguardo cadde quasi inconsapevolmente sulle sue tette, non portando il reggiseno in quel momento le si vedevano i capezzoli premere su quella magliettina che all’improvviso sembrava diventata molto stretta.
Durò tutto poco meno di un secondo ma fu sufficiente per un formicolio ai peli dello scroto e una forte erezione del mio pene.

Poi entrai per vedere i gattini, mi chinai sullo scatolone e vidi quattro bei cuccioli, tre dei quali che si stavano allattando e il quarto che si faceva leccare dalla mamma.
Paola prese in mano quest’ultimo e me lo fece accarezzare.
L’erezione era cessata, i pensieri morbosi che stavo cominciando a provare verso di lei pure, tutto aveva lasciato il posto alla tenerezza per quella piccola creatura.
Rimisi l’animale nella sua cuccia, indirizzandolo verso il capezzolo dove potersi allattare, ma vedendo la tettina dell’animale secernere il latte rimasi un po’ schifato.
“Cosa c’è? ” mi disse Paola.
“Bè, mi fa un po’ schifo… ”
“Che cosa, il capezzolo? ” chiese con un tono leggermente ironico.
Stavo per risponderle quando mi disse
“Non ti piacciono i capezzoli? Sei un po’ strano… ”
“No, no, è l’allattamento che mi fa un po’ impressione”
“Guarda che lo fanno anche gli uomini… sia da piccoli che da grandi”
“Lo so… bè, da grandi non è più una necessità ma un piacere”
“Si, è vero. Allora non sei… ” e si portò la mano all’orecchio.
“Ma stai scherzando? ”
“Guarda che ce ne sono molti in giro”
“Non io! ” “Ok, ma non intendevo offenderti”
“No, certo… ”
Mi rialzai verso di lei, lo sguardo mi ricadde brevemente verso le sue tette, ma decisi di andarmene praticamente subito per evitare altre scene potenzialmente imbarazzanti, anche se fino ad allora avevo saputo gestire le mie emozioni.

Ci salutammo e tornai giù.
Da allora ogni volta che la incontravo durante la giornata mi soffermavo a parlare con lei, parlando per lo più dei gattini e del lavoro, cioè del lavoro che non trovava nemmeno in città.

Poi comincia a vederla ben di rado perché l’università cominciava ad esigere una certa quantità di tempo, uscivo la mattina e tornavo la sera verso le sette.
Una volta, di ritorno dall’università, la incontrai che stava tornando anche lei a casa, e felice come una pasqua mi annunciò di aver trovato lavoro in un supermercato come cassiera… ok, niente di eccezionale, ma almeno poteva cominciare a guadagnare soldi, senza i quali non si va da nessuna parte.
Evidentemente presa dall’euforia mi invitò a cena, una sera a mia scelta.
Dopo un’attimo di esitazione accettai, anche se ancora non sapevo quando.
Rimanemmo che gliel’avrei detto il giorno dopo e tornai a casa.
Quando tornai a casa il giorno seguente la rincontrai, e lei mi chiese se quella sera stessa sarebbe andata bene.
Non avevo impegni, ed accettai volentieri l’invito.

A casa però non dissi nulla, solo che avrei mangiato fuori, senza specificare con chi o dove, un po’ perché mi vergognavo a dirlo, e poi perché pensavo che mia madre lo sapesse già, data la confidenza che aveva con Paola.
Feci solo in tempo a lavarmi e cambiarmi che già erano le otto.

Andai su da lei, senza vestirmi elegantemente, sperando che altrettanto facesse lei.
Infatti mi accolse con i soliti jeans ed una maglietta nera, e senza scarpe.
Meglio così, niente di formale.
Mi fece accomodare nella sala, con al centro il tavolo già preparato, disse di mettermi a mio agio, ma io per prima cosa andai a vedere lo scatolone… vuoto.

I gattini erano lì in giro che gironzolavano tranquillamente, mi chiedevo se Paola volesse tenerli tutti, ormai erano grandicelli.
Tornai in sala ma lei non c’era, sentii il rumore di piatti e mi diressi verso quella che doveva essere la cucina.
Era praticamente tutto già pronto,
bisognava solo portare a tavola.
“Vai pure di là, sistemati come ti pare, se vuoi stare più comodo togliti pure le scarpe… anzi toglitele così non mi rovini il pavimento”
“Se lo faccio la tua casa sarà contaminata dalle radiazioni! ”
“Almeno il pavimento rimane pulito… “.

Feci come desiderava lei, ero contento di vederla così felice, pensavo che una ragazza come lei meritasse solo di essere felice nella vita.
Portò in tavola due piatti di pastasciutta.
Io non ero abituato a mangiare pasta anche la sera, ma avevo talmente fame che avrei fatto volentieri un’eccezione.
E ancor più volentieri dopo averla assaggiata:
Paola era effettivamente una brava cuoca.
Intanto cominciammo a parlare, le chiesi cosa voleva farne dei gatti.
“Uno lo tengo sicuramente, gli altri penso di darli via, anzi, non è che potresti chiedere ai tuoi amici se ne vogliono qualcuno? ”
“Si, c’è una mia amica a cui piacciono molto, forse lei è interessata. ”
“Bene… Ti piace la pasta? ”
“Molto, di solito la sera non la mangio, ma ho tanta fame che ne mangerei ancora. ”
“Mi spiace, ma è finita… prendi la mia, meno ne mangio e meglio è. ”
“Perché? ”
“Sono a dieta. ”
“Anche tu… ”
“Perché anch’io? ”
“Praticamente lo sono tutte le ragazze che conosco… ”
“Quindi? ” “… e quasi nessuna ne ha realmente bisogno, almeno secondo me.
Tu non sei mica grassa, hai solo le curve giuste al posto giusto. ”
“Grazie… ”
Dopo un breve sorriso riprese a mangiare, scordandosi che me l’aveva offerta, o forse credendo che avessi ragione.
In quel momento non ho però potuto fare a meno di fermarmi a osservarla, passando con lo sguardo dai suoi capelli fino alle prosperose poppe, che nel reggiseno (che stranamente quel giorno indossava) acquistavano un volume ancora più ampio.
Allora mi è caduto il tovagliolo, e chinandomi per riprenderlo ho pensato, guardandoli, che aveva dei piedi veramente sensuali.
Una volta rialzatomi mi sono accorto di come mi guardasse insistentemente.
“A che ora devi tornare? ”
“Non mi hanno mai imposto limiti di tempo”
“Ah… Ma gli hai detto che venivi qui? ”
“Veramente no”
“E perché? ”
“Non gli dico quasi mai dove vado… E poi non l’hai detto tu a mia madre? ”
“No, perché avrei dovuto? ”
“Bè, siete tanto amiche… ”
“Ma non sono mica sua figlia io”
“E non gli hai nemmeno detto del lavoro? ”
“Quello si, ma cosa c’entra? “.
Dopo una breve pausa riflessiva ho ripreso:
“Niente! Ma sinceramente non capisco il problema”
“Ma no, nessun problema, anzi… ”
In quel momento si alzò e andò a prendere le altre portate.
Il resto della cena è passato in modo più tranquillo, anche se quando ci siamo toccati per sbaglio coi piedi mi sono eccitato da impazzire, sembrava che mi stessero scoppiando i pantaloni.
Una volta finito di mangiare mi ha invitato a restare.
“Visto che puoi tornare a casa quando vuoi, puoi restare qui… ho dei film in videocassetta, guarda se c’è qualcosa che vuoi vedere mentre io sparecchio”
“Ti do una mano”.
Poco dopo avevamo già finito, lei andò a chiudere i gatti nella loro stanza e tornata in sala siamo andati a vedere le sue videocassette… rigorosamente senza etichetta.
Mi disse i titoli, ma io non stavo neanche più ascoltando, stavo già fantasticando su di lei, sul suo corpo nudo, sui suoi favolosi seni caldi nelle mie mani, la mia lingua che succhiava i capezzoli avidamente, come fanno i gattini col capezzolo della madre per nutrirsi, fino ad arrivare alla sua figa pelosa, bagnata dall’eccitazione.
Mi distolse dai pensieri con un “Va bene? “.
Aveva già scelto il film, io annuii senza sapere quale fosse.
Mi sedetti per primo sul divano, in modo piuttosto decentrato, e lei si mise subito di fianco a me.
Si rialzò un attimo per spegnere la luce, la televisione si vedeva molto meglio.
Si rimise accanto a me coi piedi sul divano, di fianco alla mia gamba.
Il film stava cominciando contemporaneamente alla mia erezione, cominciavo ad avvertire un caldo intenso, soprattutto al fallo, ormai pieno di sangue fino a scoppiare.

Lei si era accorta di eccitarmi, anche perché essendo piuttosto magro il gonfiamento del pene era evidente.
Allora ha cominciato a mettere il piede sulla gamba, muovendolo avanti e indietro, sempre più vicino al mio membro.
Io non sapevo veramente cosa fare, provavo un misto di paura e di tanta eccitazione, il fatto che non fossi mai stato con una mi bloccava.
Probabilmente lei non sapeva che io ero ancora vergine, dopotutto a vent’anni ci si aspetta che uno abbia già avuto un’esperienza sessuale, e forse offesa smise di toccarmi.
Dopo poco però si girò in modo tale da appoggiarmi la testa sulla spalla.
Il cuore andava all’impazzata, del film non me ne fregava più niente.
Lei si rifece avanti, ma col vantaggio di usare le mani.
Mi sbottonò lentamente i pantaloni fino a poter entrare con la mano negli slip e prese ad accarezzarmi il cazzo, fermandosi a tenermelo stretto, sempre più forte, per lasciarlo poi andare e portarsi più in basso, sui testicoli, che prese a toccare delicatamente, in modo molto dolce ma deciso.
A quel punto abbassò la testa sul mio membro, che ormai scappellato attendeva solo un’orifizio umido dove penetrare.
Se lo cacciò tutto in gola, bagnandomelo tutto con la saliva che ricopriva la sua lingua.
Cominciò a muoversi su e giù, tenendomelo dritto con una mano, mentre l’altra se l’era infilata nei pantaloni masturbandosi con lo stesso ritmo.
Prima di tornare su mi lecco per bene il glande, io ero a un passo dall’eiaculazione, poi cominciò a spogliarsi, togliendosi la maglietta e il reggiseno quasi contemporaneamente.
Finalmente vedevo le sue tette nude, allora mi sbloccai e mi fiondai su di loro, succhiando e leccando una mentre con una mano palpavo e strizzavo l’altra.
Ormai Paola era stesa supina sul divano, io col pene al vento ero salita a baciarla in bocca, ficcandole la lingua dentro e riversandole tutta la saliva che avevo, fino poi a scendere nuovamente sulle tette, che palpai a lungo, e poi ancora più giù, slacciandole i jeans e togliendoglieli di fretta, come il peggiore allupato esistente.
Prima però di toglierle gli slip mi spogliai completamente, mi sbarazzai di tutto quello che all’improvviso era diventato di troppo.
Quindi, dopo aver denudato anche lei, ripresi da dove avevo lasciato, le misi la testa in mezzo alle gambe e cominciai a leccarle la figa, pelosa come avevo immaginato e tutta appiccicaticcia.
Le passavo la lingua su e giù come aveva fatto lei con me, poi penetrai con le dita nella vagina, e lei stava godendo tantissimo a giudicare dai suoi versi di piacere.
Cominciai ad allargargliela, fino a farci entrare tutta la mano, poi non resistendo più presi il pene e glielo misi sul buco.
“Dai, spingi, fammi godere ancora di più! “.
Ormai era il mio corpo a guidarmi, spinsi dentro tutto il cazzo con forza fino a toccare con la punta della verga il collo dell’utero, accompagnando il mio gesto con un grido di intenso piacere, che non ero mai riuscito a provare masturbandomi.
Anche lei si lascio andare, e mi invitava.
“Si… spingi più a fondo… così… aaah… più lentamente, altrimenti vieni subito”.
Io mi controllavo a malapena, sembrava che il mio uccello si fosse impadronito di me, era lui che comandava.
Vedendo che stavo perdendo il controllo, Paola mi strinse fortemente a se, pregandomi di fermarmi.
Dopo qualche altra lenta ma profonda spinta mi fermai.
“Adesso proviamo a girarci… mi metto sopra io, così godiamo più a lungo”.
Per ribaltarci in quel poco spazio abbiamo fatto i numeri, ma alla fine lei mi dominava, si era messa a cavalcioni su di me, con il pene infilato profondamente nella vagina, dove lo vedevo sparire in mezzo a una foresta di peli.
Cominciò a muoversi lentamente, mentre io guardavo il mio cazzo che andava e veniva, poi si mise a muoversi anche avanti e indietro, in modo che i nostri peli si sfregassero tra di loro.
Io ero all’estasi, ansimando fortemente stavo annunciando il mio imminente orgasmo, lei lo capì e cercò di di fermarmi stringendomi fortemente la base del pene, ma non riuscimmo a evitare che i getti di sperma schizzassero nella sua vagina.
Io ero stremato, lei cercò di continuare i movimenti pelvici ma la fermai, la cappella era troppo dolorante per proseguire.
Allora lei si alzò sfilandosi da me come un guanto, si passò la mano sulla figa e se la leccò, poi si chinò su di me e cominciò a leccare piano tutta la verga per ripulirla dalla sborra rimasta sopra.
“Senti, visto che non hai limiti di tempo, perché non resti qui? Se ce la fai possiamo farlo ancora più tardi… “.
Io ovviamente non riuscii a dirle di no, lasciammo lì tutto e andammo in camera da letto, e ci addormentammo abbracciati l’uno con l’altra.
Io non pensai più a niente, ero tanto soddisfatto e stanco che mi addormentai subito.
Mi svegliò leccandomi nell’orecchio che erano le 4, ero assonnato ma riposato, e lei subito mi disse
“Sei pronto? Questa volta all’orgasmo ci voglio arrivare anch’io… “.
Allora cominciai a darmi da fare, baciandola e leccandola su tutto il viso, ma passai presto alle tette, soffermandomi più di quanto avessi fatto qualche ora prima.
I capezzoli in particolare avevano attirato la mia attenzione, mi misi a morderli, a stringerli tra i denti e a tirarli, sentendoli sempre più duri, ma Paola sembrava poco soddisfatta, mi disse infatti
“Dai, cosa aspetti, fammi al clitoride quello che stai facendo ai capezzoli”.
Scesi verso la figa, gliela aprii e cominciai a titillare quell’escrescenza carnosa con la lingua, mentre con le dita simulavo il mio fallo nella sua vagina.
“Sìì… così… ahhhhhh… ancora…. AAHHHHH! ”
Ero riuscito a farla arrivare all’orgasmo senza la penetrazione del pene, ero soddisfatto ma dubbioso sulle mie capacità sessuali.
Continuai la masturbazione fino a quando non resistetti più, la feci mettere a pecorina e la trafissi con potenza col mio cazzo turgido all’inverosimile, sia per l’eccitazione che per dimostrarle tutta la mia virilità.
Mi chinai più che potevo per poter continuare la sollecitazione del clitoride, e intanto cominciavo a spingere, ma senza la fretta di prima, intendevo durare più a lungo possibile per farla godere fino allo svenimento.
Riuscii a mantenere il ritmo per diverso tempo, mi erano sembrate ore, alternando spinte brevi ma veloci con altre più lente e profonde, poi cominciai a spingere velocemente e con forza, cercando di concentrarmi e di resistere.
Riuscii nell’intento, lei giunse a un’orgasmo multiplo, mentre io ero ancora sessualmente attivo.
“Aspetta, aspetta… proviamo un’altra cosa, ti va? “.
Io non risposi, lei si spinse in avanti per togliere il mio membro dalla sua vagina, che intanto aveva sparso il suo liquido oltre che sul mio pene anche sul letto.
Poi aprì il cassetto del comodino e prese un barattolo.

Lo aprì e mi cosparse il cazzo in modo da renderlo molto lubrificato, poi mi disse
“Ecco, ora puoi mettermelo nel culo senza problemi”.
Si rimise a pecorina, e con una mano si allargò lo sfintere.
Io dapprima esitai, poi mi gettai anche su quel buco, e mentre affondavo l’asta sentivo le sue fasce muscolari circondarmi il fallo.
Alle prime spinte oppose una certa resistenza, ma poi si rilassò e potei cominciare a spingere a fondo e rapidamente.
L’orgasmo venne dopo poco, perché le pareti dell’ano e la proibitezza del gesto mi avevano eccitato molto più di prima.
Lo sperma caldo la invase nell’intestino, poi io uscii e mi feci pulire ancora dal liquido il cazzo che si stava afflosciando.
Me lo passò tutto, imboccando completamente lo scroto e scivolando sui testicoli con la lingua, e mi uscii dallo sfintere qualche altra goccia che lei si precipitò a leccare avidamente.
Mi riposai un’istante, lei si rimise sotto le coperte, poi io mi alzai e tornai in sala, dove avevo lasciato i vestiti.
In cinque minuti ero già pronto, tornai in camera per salutarla, ma sembrava già addormentata.
La baciai in fronte, per l’amore che avevo provato per lei durante l’arco di tutta la notte e per ringraziarla di avermi guidato nella prima mia esperienza di sesso, anche se non ero sicuro che lei si fosse accorta della mia ormai passata verginità.

Pochi giorni dopo la rincontrai uscendo, lei stava andando al lavoro, ci fermammo fuori a parlare.
“Come va? ” mi chiese.
“Bene, tu? ”
“Anch’io, sto andando al lavoro”
“Bene… ti piace? ”
“Sì, non è il massimo, ma sono contenta di averlo trovato”.
Seguì un’istante di pausa, nessuno di noi voleva accennare al nostro incontro.
“Tua mamma come sta? ” chiese lei.
“Bene”
“Le hai detto qualcosa? ”
“Ma và, già coi miei ci parlo poco, figurati se dico loro ‘ste cose… “.
Sorrise leggermente e mi disse
“Sono stata contenta di averlo fatto, ma non vorrei che tu pensassi che tra noi possa esserci qualcosa di serio”
“Non pretendo tanto, è già molto quello che è successo, però non puoi impedirmi di volerti bene”
“Come vorresti a un’amica? ”
“Sì, a un’amica intima”
“Ah… ok… senti, se vuoi possiamo vederci ancora qualche volta”
“Come amici? ”
“Amici intimi, come l’altra notte… almeno finché uno di noi non trovi un compagno o una compagna fissa”.
Ovviamente non rifiutai la proposta, da allora io e Paola ci siamo visti molte altre volte, quando avevamo poco tempo ci limitavamo ad un pompino, ma nelle nottate di sesso rovente a casa sua anche il pavimento sembrava cedere sotto le mie potenti spinte pelviche. FINE

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Buona lettura.

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