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La prima volta

Anche qui ricordo che TUTTI i miei racconti sono esclusivamente frutto della mia fantasia-

Ogni riferimento a fatti o persone realmente accaduti, È PURAMENTE CASUALE.

Piccolo preambolo: qui si usa la falsa idea che il nord sia SU mentre il sud sia GIÙ, come la separazione degli abitanti divisi tra Polentoni e Terroni. Cose se ci pensate fondatamente inutili e dannose ma così è ed io purtroppo non posso farci nulla. Devo inoltre dire che nella prima parte di erotico c’è ben poco; si parla di bambini e non voglio accuse di pedofilia

Sono Concetta, una bella ragazza mora assolutamente figlia della mia terra.

In realtà vivo in un paesino a due passi da Reggio, ma non quella pallida imitazione che sta in Polentonia, io sono praticamente un’abitante di quella vera!

Dalla mia finestra si vede il mare, non tanto però!

A breve si vede un’altra terra, con una città che si rispecchia nella nostra come noi nella loro: uno spettacolo unico al mondo.

Il mio paese è proprio attaccato a Reggio ed offre il vantaggio di essere un po’ isolato e contemporaneamente parte di quella maggiore realtà.

Da noi i notabili sono don Ciccio il farmacista, don Marcello il medico per non parlare di don Oronzo il sindaco …

L’unico personaggio influente che non è don è il prete che ci tiene ad essere chiamato Abate Celestino e che aspira al titolo di Priore.

Sin da bambina ho frequentato l’oratorio del paese rigorosamente riservato alle bambine, mentre i maschi ne avevano uno, più grande, a non tanta distanza dal nostro e qui ho incontrato il primo mistero cui non ho ancora dato risposta neppure adesso che sono adulta: perché questa separazione? Fuori i bambini li frequentiamo, la scuola è comune. Siamo nella stessa classe e tramite loro abbiamo scoperto che l’unica differenza tra le due costruzioni consiste nel campetto da calcio dove i ragazzi possono correre a giocare dopo la dottrina, mentre noi femmine non possiamo che limitarci a chiacchierare tra noi.

Chiacchierare. Appunto! E suor Marisa, una polentona capitata chissà come tra noi, contro le chiacchiere si scaglia sempre:

  • Le chiacchiere sono il primo contatto che il Demonio usa per legarvi a lui! Non perdete tempo in chiacchiere vuote se non volete andare giù. (e col dito indica il basso).

Tra noi la prendiamo in giro: – Questa non vuole scendere oltre. Ma dove si può andare più in giù di qui? Noi siamo proprio all’estremo limite dell’Italia.

e ridiamo come delle ochette.

Nonostante questo la rispettiamo: si vede che la sua fede è profonda e che la sua preoccupazione per noi è sincera

  • Voi bambine, tra le gambe, avete un tesoro! (dice).

Ed io che pensavo di avere tra le gambe solo il modo di liberarmi dalla pipi che non credo abbia un eccessivo valore; chissà dov’è questo tesoro!

  • Non mostratelo a nessuno. Difendetelo a costo della vita e soprattutto non permettete mai al diavolo di appropriarsene.

Regolarmente conclude la religiosa.

Vado a casa e riferisco alla mamma ciò che quella donna del nord, evidentemente digiuna della nostra situazione, ci ha detto e qui mi stupisco: la mamma assentisce, è d’accordo con lei:

  • Vedi Cettina? Per ora non puoi capire, sei ancora troppo giovane ma, da più grande capirai.

e mi lascia senza ulteriori spiegazioni.

Altro mistero aggiunto. Mi tocco tra le gambe e trovo solo la mia passerina: dove diavolo è questo tesoro?

Nonostante questi, ritengo fondati, dubbi il tempo scorre implacabile.

Con le bambine del paese continuo a parlare di tutto: il nostro cicaleccio è continuo, non si capisce come possiamo capirci tra noi, ma così è.

Coi maschietti continuiamo a condividere la scuola che, se Dio vuole, ora è quasi finita.

Un giorno Eva, una delle nostre compagne porta una novità alle nostre sempre uguali argomentazioni:

  • Calogero ha tentato di baciarmi. Che schifo! e col polso fa il gesto di pulirsi la bocca.

Certo i maschi sono proprio dei porcelloni. Meno male che ci siamo noi femminucce a vegliare sulla moralità del paese.

Ma quella non è la sola novità della settimana.

Passano due giorni e vediamo Assunta che ci raggiunge cogli occhi bassi e con un’espressione mogia.

  • Cosa ti succede?

Domandiamo curiose.

È riottosa e cerca di sottrarsi a noi, che siamo le amiche con cui è cresciuta da bambina e con le quali ha sempre condiviso tutto.

Si sottrae, diviene sgarbata, le si inumidiscono gli occhi poi sbotta:

  • Credo che il demonio stia prendendomi. Stamattina dalla mia patatina è uscito sangue e sta uscendo ancora, ma io non ho preso colpi ne mi sono fatta male! È il demonio vi dico! State lontane da me, non voglio contagiarvi.

Casualmente la sente suor Marisa che, invece di inveire contro il diavolo, stranamente l’abbraccia stringendola forte a sé:

  • Non è il diavolo amore mio.(le dice). Poi la prende e l’accompagna alla piccola infermeria dell’oratorio

Tornano dopo mezz’oretta:

  • Suor Marisa dice che non è il diavolo ma la gloria di Dio. (Dice Assunta) Mi ha aiutato a ripulirmi e mi ha regalato un paio di mutandine di plastica su cui ha steso un pannolino. Ha detto anche di avvertire la mamma appena arrivo a casa che lei saprà cosa fare e mi spiegherà tutto, ma io non me la sento di affrontarla. Mi vergogno troppo.

In effetti la cosa è strana: solo lei ne è colpita … e proprio lì… Nuovamente diffidiamo tutte della polentona: per una vita ci ha fatto il mazzo, ci ha parlato del tesoro e del diavolo ma, quando invece della pipi esce il sangue dice che non è niente e che è una cosa normale.

Chissà cosa combinano lassù al nord.

Nei giorni successivi Assunta ci evita e non riusciamo a parlarle.

Solo 5 giorni dopo riusciamo a conversare è tutta allegra, sembra non abbia mai avuto niente anche se non ne parla più.

Tutto finito? Assolutamente no! Una settimana dopo tocca a Giulietta, la mia amica del cuore, ad avere lo stesso problema. Che Assunta ci abbia in qualche modo contagiate tutte?

Non perdo tempo: corro a casa e riferisco tutto alla mamma.

Con mio stupore lei sorride:

  • Sono le sue cose. (mi dice). Ormai siete tutte giunte all’età in cui avrete mestruazioni, si spera regolari.
  • Una volta al mese il vostro ciclo farà si che, proprio dalla patatina esca del sangue: significa solo che siete pronte a seguire il comandamento di Dio “spargetevi e moltiplicatevi” anche se per me il signore ha dimenticato di aggiungere “a tempo debito” siete troppo giovani per mettervi a fare dei bambini.

Mida un bacio: – Quando capiterà anche a te avvertimi subito. Io ho questo piccolo problema da quando avevo la tua età e so come affrontarlo.

Sapere che anche mia madre ha lo stesso problema è per me una vera panacea.

Suor Marisa, la polentona, l’ha indovinata ancora una volta. Forse non è poi così diversa da noi Terroni e sospiro.

Nessuna delle nostre madri è stata capace di spiegarci compiutamente il tutto ma tutte, chi prima e chi dopo, passiamo questa fase.

Ma non bastava, il corpo pian piano cambiava: il seno cresceva ogni giorno di più … ed abbiamo dovuto indossare il reggiseno, la voce un po’ si assottigliava e, soprattutto, la passerina cominciava a prudere ed a bagnarsi ogni volta che venivamo a contatto con quei porcelli di maschi.

Cosa ci stava succedendo? Nuovamente nessuna di noi aveva il coraggio di parlare della cosa alla mamma e, men che meno, a suor Marisa.

Poi qualcuna saltò il fosso.

Non ricordo chi sia stata, ma un giorno è corsa al gruppo annunciando: – L’ho fatto, L’HO FATTO

e sorrideva felice.

  • I maschi sono dei gran porcelli,(continuava),:ma loro tra le gambe hanno un incredibile bastone. Vedendoli come li ho sempre visti fin’ora non lo avrei mai creduto possibile! tutte facevamo crocchio su di lei: – racconta, racconta.
  • È stata una esperienza incredibile. Totò mi ha portato nel prato nascosto dalla grossa siepe dove nessuno poteva vederci ed ha steso un grosso plaid per terra. Si vedeva che sapeva cosa stava facendo. Poi mi ha fatto sedere ed ha cominciato a baciarmi. Ricordate quello schifo che abbiamo tutte provato qualche anno fa?

Tutte noi rabbrividimmo al ricordo ed assentimmo

  • Beh stavolta non ci è stato nulla di spiacevole, anzi è stata una cosa dolcissima, non avrei mai smesso, neppure per respirare. Ed intanto la patatina si bagnava.

Poi ha infilato una mano nella mia scollatura, mi ha accarezzato un seno, lo ha strizzato ed impastato delicatamente e mi ha titillato il capezzolo.

Ci ha guardate una per una: – Sapete una cosa? Ho sentito le mutandine infradiciarsi. Era strano perché io il ciclo lo ho concluso da 20 giorni ed ho pensato che fosse in anticipo, ma non c’era sangue. C’era solo un liquido appiccicoso e scivoloso.

  • Neanche il tempo di stupirmi che lui ha estratto dalla patta quel bastone (chissà dove lo tiene nascosto?) poi, senza perdere tempo mi ha sfilato le mutandine, mi ha cercato il buchetto e me lo ha messo dentro cominciando a muoversi su e giù. Era bellissimo sentirlo muoversi dentro di me ed ogni volta che faceva un su e giù io mi rendevo conto che mi bagnavo di più, agevolando in questo modo i suoi movimenti, e continuavo ad emettere gridolini di piacere.
  • Poi è venuto! Non ho avvertito tanto il calore della sua sborra quanto le contrazioni di quel favoloso osso (o bastone che sia) mentre la mia vagina continuava a godersi quel suo primo uso! È stato veramente fantastico, non so se riuscirò a tenermi Totò ma ho intenzione di ripetere più e più volte l’esperienza. Anzi voglio fare un contratto con lui: quando mi sposerò se mio marito non sarà altrettanto abile a soddisfarmi, voglio che si impegni personalmente a farlo lui:
  • SONO UNA DONNA, SONO UNA DONNA FINALMENTE! gridava. Fortunatamente eravamo fuori dalla portata delle orecchie di suor Marisa.

Una alla volta molte di noi hanno ripetuto quell’esperienza, alcune dichiarandosi soddisfatte ed altre meno, rassegnandosi ad una vita più tranquilla.

Chi di certo ci ha guadagnato è stato Totò che si è procurato un numero di future amanti occasionali sufficiente a soddisfare le sue bramosie sessuali per i prossimi 20 anni.

Io non ero tra queste. Leggermente introversa e romantica mi preservavo per il mio principe azzurro che un giorno mi avrebbe rapita sul suo cavallo bianco conducendomi ad una vita di felicità.

Sono passati gli anni ed anche il liceo è giunto ormai a conclusione. Molte ragazze si sono sposate alcune hanno pure fatto dei figli. Qualche altra ha fatto pure esperienze diverse: di lei non ho più auto notizie e temo sia finita male. Io sono stata una delle pochissime fortunate che hanno proseguito con l’università ma questa è a Roma e per me è stato giocoforza trasferirmi .

Ho dovuto rivolgermi ad un’agenzia che mi ha proposto un piccolissimo appartamento che avrei dovuto però condividere con un’altra inquilina: anche lei universitaria.

Mi è sembrato un buon affare ed ho accettato …. E così è cominciata la seconda fase della mia vita.

A scuola e poi a casa a studiare. A casa a studiare e poi a scuola. Praticamente non facevo altro ed i miei voti lo testimoniavano.

Anche Lucia (la mia coinquilina) faceva a volte casa scuola, ma lei sembrava specializzata nel concedersi numerose trasgressioni-

La prima volta sono andata in bagno seminuda, tanto eravamo due femmine, ed uscendo ho sbattuto su un ragazzo che mi ha messo una mano sul seno:

  • Però!! Lucia non mi aveva detto che qui ci sarebbe stato da divertirsi a volontà! (ed ha strizzato leggermente)

La mia reazione è stata istantanea: un balzo indietro ed un sonoro ceffone che l’ha colpito proprio sulla guancia.

Lui è sembrato adirarsi e con un balzo mi ha schiacciato contro il muro.

Per fortuna in mio soccorso è giunta la voce di Lucia:

  • Pietro, amore, cosa stai facendo? Sto aspettandoti e sono tutta un bollore!

A quelle parole lui mi ha lasciato, ma non senza avermi sussurrato: – Dopo facciamo i conti troietta!

ed è corso nella stanza della mia coinquilina.

Io ero tutta tremante e sono corsa in camera mia chiudendomi dentro a chiave.

Troietta, a me: a me che degli insegnamenti di suor Marisa ho fatto uno stile di vita!

I muri erano abbastanza sottile ed i gemiti di Lucia non mancavano di tenermi compagnia ed ogni volta che lei squittiva io mi passavo la mano sulla passera, non ricordo di averla mai avuta così asciutta, neppure da bambina. Era chiaro che il nervoso influiva negativamente su di lei.

È stata una notte lunghissima ma anche lei è giunta al suo termine. Lucia ha smesso di strillare e sembra si sia addormentata. Dopo mezz’ora sento del movimento nell’altra stanza, poi 2 voci indistinguibili ed infine il rumore della porta di casa che si apre e si richiude.

Mi azzardo ad uscire dalla mia stanza ed incontro Lucia coperta da un solo asciugamano.

Mi sorride: – Stanotte ti abbiamo tenuto sveglia vero?

  • Ti ho sentito, (rispondo), ma non sono stati i tuoi gemiti ad impedirmi di dormire.

Velocemente la relaziono su quell’aggressione che ho quasi subito e da cui solo la sua voce mi ha salvata. Le spiego che ho dovuto rinchiudermi in camera preoccupata per la mia stessa integrità che quel cafone avrebbe certo violato se ne avesse avuta l’occasione.

Lei mi ascolta comprensiva: – Che vuoi farci? A me piace prenderlo dentro, dormirei tutte le notti penetrata se non fosse che il peso del maschio ed i suoi movimenti mi impedirebbero di farlo (E mi strizza un occhio). Del resto tu hai pienamente ragione. Se non vuoi copulare è un tuo pieno diritto. Dobbiamo trovare il modo di collimare le nostre esigenze.

Trascorriamo così buona parte della notte, facendo ipotesi e proponendo piani d’azione regolarmente scartati finché a Lucia venne un’idea:

  • Senti Cetta, a te non piace prenderlo ma a me si. Potremmo dire che io sono bisex e che tu sei lesbica. Che assolutamente odii gli uomini ma che li sopporti per amor mio! Sono certa che i miei amanti, sapendolo, non oserebbero mai toccarti e questo risolverebbe il tuo problema. Tu solo dovresti qualche volta fare la cuckold: tanto per rinforzare l’idea.

Continuo ad ascoltarla attenta: – E da chuk cosa dovrei fare?

  • Principalmente assistere. ( ribatte pronta Lucia) Darmi magari un bacio d’autorizzazione, fingere un po’ di gelosia, sgrillettarti, insomma cose così. Io scoperei tranquillamente come piace a me e nessuno penserà mai che tu ti tieni stretto stretto il tuo tesoro. Magari puoi intervenire verso la fine con un “Adesso basta, tocca a me.” Io assumerei un’aria fintamente contrita e questa sarebbe la scusa per liberarci dell’uomo che, dopo avermi soddisfatta è diventato inutile; … e poi, anch’io ho diritto di dormire un po’.( e scoppia a ridere).

Il piano, benché assurdo, pareva buono. Già abitavamo assieme ed il fatto di essere seguaci di Saffo poteva apparire agli occhi di tutti anche se nessuna di noi due era veramente lesbica.

Proviamo, che ci costa?

Ho risposto ed in questo modo sono diventata l’unico cuckold donna che si possa ricordare.

Lucia scopa beata ed io la benedico, completamente vestita, da una poltroncina posta in fondo al letto.-

A volte (quasi sempre) mi bagno di fronte a quelle esibizioni erotiche ed a tutto quel ben di Dio che i visitatori mettono in mostra, ma non è necessario che lo sappiano.

Incredibilmente il piano ha funzionato bene: fatti un nome e campa cent’anni. Nessuno ha mai osato anche solo contraddirmi, farlo avrebbe rischiato di mandare a puttane la ciulata, per cui i maschi hanno abbozzato accettando quel mio ruolo così inusuale.

La complicità tra me e Lucia è diventata totale. I baci tra noi sono finti ma l’amicizia che ci unisce ora è reale.

Passiamo in questo modo alcuni anni e la scuola non può andare meglio. Io sono prossima alla laurea, più che meritata. Anche Lucia lo è. Non sono invidiosa ma i suoi voti sono addirittura migliori dei miei. Chissà come fa visto che non la sorprendo mai con un libro in mano. Che dipenda da quelle notti in cui ogni tanto non rientra a casa trascorrendole chissà dove a fare … “questo lo so”?

Dobbiamo festeggiare e Lucia ha deciso di farlo con un pieno: invita tre ragazzi che già conosciamo e ci prepariamo tutti e cinque per una bella sortita : destinazione un romantico prato fiorito nascosto agli occhi di tutti.

Sarà una bella scampagnata, arancini, panini, birra e sappiamo tutti quale sarà il dolce che autorizzerà la gita a chiamarsi festa.

Per essere comodi usiamo due macchine e Lucia mi implora di lasciare lei sulla macchina con due cavalieri, vuole prendersi un sostanzioso anticipo del dolce.

Partiamo.

Lungo il tragitto accendo l’autoradio, è bello viaggiare accompagnati dalla musica , ti rilassa e non ti impedisce di parlare del più e del meno.

Giungiamo a destinazione e Marco, il mio accompagnatore ferma la vettura mentre quella dei nostri amici prosegue in lontananza perdendosi dietro un ciuffo d’alberi.

Lui cerca di infilare la sua mano tra le mie gambe: istintivamente le serro imprigionandogliela.

  • Non fraintendermi.(mi dice lui).So che a te non piacciono gli uomini ma proprio per questo dovresti averne meno timore. Tu non avrai mai conseguenze. Giusto?
  • E allora? (ribatto acida).
  • Allora devi farmi un piacere. (Prosegue) A me Lucia piace davvero ma non sono molto esperto. Tu sei la sua amante, lo so, e so anche che le consenti contatti cogli uomini.

Lo guardo mentre parla ma non mollo la presa: – Tu sei anche una donna e spero un’amica. Nessuno meglio di te potrebbe indicarmi i modi di darle piacere così da consentirmi di vincere un po’ di concorrenza.

Gli occhi sono sinceri, non ci sta provando con me suor Marisa sta vincendo ancora.

Sorrido per la sua ingenuità; conquistare Lucia? Solo uno disposto a vederla perennemente scopare cogli altri potrebbe farlo ma decido di reggergli il gioco ed allargo le gambe.

  • Va bene, per prima cosa aiutami a togliere le mutandine. La farfallina è importantissima per dar piacere ad una donna.

Non me ne sono resa conto, ma ora sono indifesa di fronte ad un predatore dichiarato e continuo:

  • I seni, metti una mano nella mia scollatura e strizza delicatamente i capezzoli

Lui esegue ed io gli guido la mano libera verso il “tesoro”:

  • Ecco, senti come è fatta?, senti come (me ne rendo conto con sgomento) si sta bagnando? Continua così.

E comincio a sognare

La radio intanto trasmette una vecchia canzone di Nicola di Bari

“Erano i giorni dell’arcobaleno,

finito l’inverno tornava il sereno

E tu con negli occhi la luna e le stelle

sentivi una mano sfiorare la tua pelle

E mentre impazzivi al profumo dei fiori,

la notte si accese di mille colori

Distesa sull’erba come una che sogna,

giacesti bambina, ti alzasti già donna”

Mi rendo conto che sta cantando una scopata, una PRIMA scopata e che io sono in quelle condizioni e non la voglio.

IO NON VOGLIO!!

Raggiungo in qualche modo il ripetitore e cambio canale.

Le note di Je t’aime moi non plus (la più famosa ciulata della storia della musica) riempiono l’abitacolo.

“Tu va et tu viens

entre mes reins.

Depuis tu te retiens

(Tu vai e vieni

tra i miei reni.

E poi tu ti trattieni)”

Mi arrendo. Il destino ha deciso per me e sta comunicandomi il suo volere.

La mia figa ormai non è bagnata, è fradicia e lui se ne accorge.

Ormai è solo questione di tempo: sento il suo randello prima appoggiarsi al mio buco e poi farsi strada al suo interno.

Il gesto ha una sua violenza e mi provoca dolore anche se, questo lo capisco, lui sta cercando di andarci piano.

Ho un gemito: il sangue sta macchiandomi la gonna, ma questo lo scoprirò solo più tardi.

Lui comincia ad oscillare ed il dolore magicamente scompare sostituito da un piacere che cresce ogni istante di più.

Lucia ha ragione, è bello sentire quel membro dentro di sé ed ora vorrei proprio che non ne uscisse più, che continuasse all’infinito a frizionarmi le pareti vaginali, che continuasse per sempre a darmi lo stesso piacere che accerto ora.

Ma tutte le cose, specialmente quelle belle, sono destinate a finire.

Dopo un po’ lo avverto irrigidirsi e fermarsi, poi avverto delle contrazioni del membro dentro di me, capisco che sta scaricando il suo piacere.

La radio ora sta trasmettendo

“Sono una donna

Non sono una santa!”-

ed io non posso che dare ragione alla Fratello.

Ora anch’io sono una donna ed ho capito lo scopo di quel benedetto tesoro: dare alla sua padrona un piacere difficile da descrivere, mi sento molto inadeguata per come l’ho fatto ora.

Ci siamo staccati ed abbiamo rassettati un po’ i vestiti.

Di comune accordo non siamo andati a raggiungere gli altri: il dolce l’avevamo già gustato tra noi.

Quando ci siamo congedati ci siamo ripromessi di tenerci in contatto, ma da allora non abbiamo più avuto altri rapporti e ci siamo persi di vista.

La vita è proprio strana. Il giorno dopo ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito e che ho sposato facendoci pure un figlio ma non ho mai dimenticato Marco il mio primo amore.

So che ha una sua attività nel paese vicino e sono decisa a far si che mio marito accetti di dividermi con lui se mi vuole mantenere.

Da Marco non voglio amore, solo sesso e mio marito, se vorrà, potrà partecipare recitando il classico ruolo del cuckold: seduto in poltrona ad ammirarmi.

Questa sarà la sua vera prova del 9, se davvero mi ama deve accettarlo, deve essere felice della mia felicità e godere del mio godimento.

Ora vi ho detto tutto di me ma spero proprio che mio marito accetti. Lo amo e non voglio perderlo ma, come dicono in Lombardia “L’amur vegia l’è mai fregia” (l’amore vecchio non si raffredda mai) e Marco è stato il mio vero primo amore

FINE

Come al solito sono graditi commenti e/o suggerimenti Non siate avari nelle vostre espressioni grazie

About Il tiralatte

Ho deciso di adottare questo pseudonimo in onore di una vecchia professione del mio paese (sono Lombardo) che purtroppo ora è obsoleta me che ritengo sia, per il solo fatto di esistere al top dell’erotismo.

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