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La puledra e il suo stallone

Paola e Giorgio sono due amanti felici, perchè fin dal loro primo incontro fu evidente che entrambi amavano il sesso in tutte le sue manifestazioni comprese le più strane anomalie e perversioni, e quindi avrebbero potuto trarre dai loro rapporti il massimo piacere. Paola adorava le calze a rete a mezza coscia, i guanti di pelle nera al gomito, le tute e le scarpe di vernice a tacco alto: così vestita si sentiva tremendamente su di giri, pronta a tutto, perversa ed eccitata prima ancora che Giorgio iniziasse ad esibire il suo robusto membro di proporzioni molto interessanti.
Le piaceva molto iniziare l’incontro pomeridiano in chiave sadomaso: Giorgio era ammanettato e ridotto alla catena, come un cane in attesa del padrone. Il suo uccello a quel punto era già eretto e duro e lei si sditalinava con le dita guantate di pelle nera come antipasto, finchè le prime gocce di umore non iniziavano a bagnare i guanti attillati ed elastici.
Giorgio doveva renderle un dolce omaggio, passando la punta della sua lingua sulle scarpette di vernice lucente, finchè Paola non si dichiarava soddisfatta del suo attaccamento e, fattolo rialzare, lo ricompensava masturbandolo teneramente, mentre lui fissava in estasi il suo viso truccato da gran puttana, dagli occhi lucenti e invitanti e dal sorriso avido e lussurioso. Con una mano gli stringeva al collo ansante una corta catena e con l’altra manovrava decisa il cazzo sussultante, fino a quando non aveva raggiunto la grandezza e la durezza ottimali per il coito. Allora si stendeva folle di voglia sul divano ricoperto di pelliccia bianca e mostrava il culo invitante e morbido a Giorgio che si infilava con un gemito di sconvolgente estasi e libidine nella bella fighetta aperta e rosseggiante tra il pelo biondo scuro, che attendeva solo quel momento per riempirsi di umori e vibrazioni.
Mentre lui scopava con furia selvaggia, Paola apriva ad una ad una tutte le lampo della tuta di pelle nera e ne estraeva i seni gonfi di desiderio, che prima avrebbero assaggiato i dolci pizzicotti e le carezze delicate dei suoi guanti lascivi, e poi le carezze più calde e umide della lingua saettante di Giorgio.. . Quando il cazzo si metteva a pulsare sempre più velocemente e Paola si accorgeva che l’orgasmo era vicino, abilmente si sfilava quel bel pistone di carne dalla figa e, con pochi movimenti veloci del pugno, lo faceva esplodere con schizzi di sborra calda sul proprio ventre, contratto da quel piacere intenso ed appassionante.
Era bellissimo infatti costringere poi Giorgio a piegare il viso sudato tra le sue cosce, a strofinare il naso tra i riccioli biondi del pube, raccogliendo con la lingua le gocce di sperma rimaste invischiate e ripulendo alla perfezione con colpi magistrali di lingua il suo sesso ancora umido e pulsante. Il piacere che le procurava tutto questo rituale la eccitava ancora,
e stavolta era la sua bocca calda ed esperta a prendersi cura del cazzone dell’amante, imboccandolo, lisciandolo con la linguetta agile e maliziosa, succhiandolo teneramente, finchè il molle ciondolo non riprendeva vitalità e forza e non riempiva di gioia la sua bocca avida di troia navigata.
L’arte del pompino l’aveva imparata da una vecchia zia viziosa di Bologna, che per anni l’aveva esercitata con entusiasmo e passione, e che l’aveva trasmessa alla nipotina tanto bene che in breve l’allieva aveva superato la maestra. Paola ricordava ancora, a distanza di anni, i pomeriggi interi trascorsi a succhiare cazzi finti di pelle e di gomma dura, sotto lo sguardo vigile ed eccitato della zia Luisa, finchè non era stata soddisfatta dalla sua perizia di succhiacazzi e le aveva consentito per la prima volta di sperimentare un cazzo vero, quello sodo ed animalesco del garzone del lattaio, un ragazzone muscoloso e virile di diciotto anni che la zia aveva traviato un anno prima e che tutti i giorni si fermava da lei per fornirla oltre che di latte, anche di sperma fresco (o caldo)..
Quando Paola succhiava Giorgio, chiudendo gli occhi, aveva ancora l’impressione di spompinare quel ragazzo superdotato di cinque anni fa. Dopo di lui era stata la volta di altri trenta, cinquanta, cento uomini, alcuni presi anche in coppia o addirittura a tre per volta! Fino a quando non aveva incontrato Giorgio, lei non aveva avuto più ritegno alcuno, e il sesso era diventata l’unica sua ragione di vita. Ora la verga esigente ed instancabile di Giorgio aveva riempito la sua mente, la sua vita e sentiva che non ne avrebbe avuto più necessità di altri per un bel pezzo.. Anche se non per sempre! La sua calda sborra era densa e saporita come uno sciroppo, e quando gliela riversava in bocca o nella fighetta golosa, le pareva di essere in paradiso: la ingoiava avidamente, come un nettare divino, se la faceva colare lentamente tra le labbra, l’assaporava gioiosa e sensuale come una cagna in calore. In quei momenti non si sentiva più una dominatrice di uomini sicura di sè ed esperta tanto con la frusta che con le catene, ma diventava una puttana vogliosa, una vacca, una schiava d’amore pronta a tutto pur di godere e di far godere il suo maschione. Si apriva la figa con entrambi le mani e supplicava Giorgio di possederla fino a farla urlare dal desiderio e dal piacere, infilandole con violenza il cazzo dentro fin negli intestini, sfondandola davanti e di dietro, e riempiendola di sperma fino alle orecchie!
In quei momenti lui, da stallone sottomesso, diventava il suo padrone indiscusso ed assoluto, e il suo uccello era lo strumento della schiavitù, lo scettro del potere, un vero e proprio bastone del comando.. Simbolico e letterale.. Le urla di piacere selvaggio di Paola riempivano tutto l’appartamento mentre Giorgio la violava posteriormente, dilatandole il culetto
deliziosamente stretto e verginale e inculandola con la passione di un uomo delle caverne che abusa bestialmente per la prima volta della sua donna, e ne scopre inaspettatamente delizie nascoste. Lei ricordava bene anche in queste circostanze gli insegnamenti saggiamente corrotti della zia luisa, che un giorno piovoso di tanti anni prima le aveva insegnato, dopo l’arte del pompino, quella dell’amore anale. L’aveva inculata con cazzi e vibratori di diversa forma e misura per tutto il giorno, partendo dagli arnesi più modesti e sopportabili per finire con falli di gomma di proporzioni mostruose, praticamente asinine! Piano piano le aveva dilatato il culo, rendendolo sempre aperto ed elastico, spalmandolo di vaselina in gran quantità, fino a quando anche gli arnesi più enormi non le entravano in corpo con la facilità dei piccoli.
La prova definitiva fu l’introduzione completa di un cetriolo gigantesco, che Paola sopportò tranquillamente in culo per quasi mezz’ora consecutiva. Da allora non aveva avuto più problemi di sorta, e tutti i suoi futuri amanti ne avevano lodato l’esperienza, la resistenza, la disponibilità. Il cazzo di un negro due anni prima l’aveva quasi sfondata per davvero, ma aveva sopportato anche quello: grazie alla zia luisa e alla sua preveggenza, Paola era diventata la più porca, la più totalmente disinibita, la più possedibile delle amanti. Ma solo con Giorgio, la ragazza aveva trovato pace: il suo uccello era stato creato , pareva, apposta per lei, per la sua figa, il suo culo, la sua bocca: la giusta misura, la giusta durezza, la giusta potenza, la giusta irruenza! Aveva sognato per anni quel cazzo, e per anni aveva scopato con ragazzi e uomini adulti, con giovani e vecchi, sempre alla ricerca del “cazzo perduto”, parafrasando un noto film di spielberg. Poi era arrivato lui, Giorgio, e il sogno era diventato realtà: ora tutti i giorni poteva godersi il suo uomo, succhiarlo e berne la sborra a suo completo piacimento, infilarselo nella figa e nel culo, riempiendosi di orgasmi uno dietro l’altro, senza fine.. .
Paola non avrebbe mai lasciato andare via il suo sogno, non vi avrebbe rinunciato mai, ma non doveva temere questo: più ancora delle fruste, più delle catene e dei collari a borchie, era il suo eccitante corpo da femmina bollente a imprigionare accanto a lei il suo amante per tutta l’eternita. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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