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La riunione

La riunione

“Brutta troia, lo so che stai facendolo apposta.. ” penso furente.
Lo sa benissimo che la sto guardando, una donna se ne accorge subito quando lo fa tirare ad un uomo.

Mi guarda con la sua aria professionale, ma con una luce da porca in fondo allo sguardo, uno scintillio malizioso che mi chiedo se sto scorgendo solo io.

Scruto i nostri colleghi intorno al tavolo, mi incuriosisce scoprire se la corrente erotica che esce da lei la stanno sentendo altri, o se in realtà me ne sono accorto solo io.

La solita riunione d’equipe, come tutti i martedì. Sta andando per le lunghe, di solito a quest’ora siamo già tutti fuori dall’ufficio. Stasera no, ci sono i dati dell’ultimo bimestre da riguardare.

Ma chissà come mai solo oggi sta facendo la porca così, guardandomi a quel modo.

E dire che non è diversa dagli altri giorni.

Indossa un aderente abito di lana nera, dall’aspetto di un lunghissimo cardigan, dall’aria castigatissima, gliel’ho visto spesso addosso.

Ha i capelli legati in un morbido chignon e pochissimo trucco, ormai quasi del tutto sparito dopo la lunga giornata di lavoro.

Ma oggi direi che c’è qualcosa di diverso.

Forse sono gli ultimi quattro bottoni che oggi porta negligentemente slacciati, mostrando le sue lunghe gambe inguainate in opache calze nere, messe in risalto da due alte decolté nere.

Forse è il modo in cui sta seduta sul bordo del tavolo di riunione, dondolando una gamba, mentre illustra la raccolta dati, girandosi spesso verso la lavagna a fogli bianchi dietro di lei.

Non riesco a spiegarmi perché oggi la vedo così diversa, mi sembra di accorgermi solo ora di come il seno preme contro la lana dell’abito, di come sembra alto e sodo, eppure morbido.

Per un istante immagino di affondarci il viso tra quelle due tette.. .

Una prepotente erezione cresce dentro i miei pantaloni.. speriamo che nessuno se ne accorga.. .

Fingo di controllare alcuni dati sulla mia agenda, tanto per darmi un contegno.

Quando mi sembra di avere riacquistato una parvenza di controllo alzo lo sguardo.. .

Ma lei, quella maledetta, si deve essere accorta di tutto.. . mi guarda con un mezzo sorriso ironico, sta maiala.

“Mi auguro che siano chiari a tutti i dati del bimestre, ci sono delle domande? ” chiede rivolta a tutti, ma chissà perché mi sento così osservato da lei.

Ma chi cazzo ci pensa ai dati del bimestre!

L’unico pensiero che sta occupando la mia mente è lei rovesciata sul tavolo della riunione, mentre la scopo fino a farla urlare.

“Direi che è va tutto benissimo, Beatrice. Ha preparato un report per tutti mi auguro” chiede il professore, capo del nostro dipartimento.

“Purtroppo ieri la fotocopiatrice si è guastata e non è stato possibile prepararli. ” risponde lei, con fare intimidito.

Cazzo come fa la civetta! Se uno di noi si fosse scordato di preparare il report del proprio lavoro il professore gli avrebbe strappato le palle e le avrebbe date al suo cane per colazione! Ma lei è l’unica donna del nostro dipartimento, e il professore se la coccola, la puttana.

“Al secondo piano c’è un’altra fotocopiatrice se lei Beatrice fosse tanto gentile da andarci ora, noi intanto ci fumiamo una sigaretta, le va? ” le chiede il professore.

“Se le va? ” le chiede? ? ? E gli ordini che abbaia a noi tutti i giorni? Porca miseria, la prossima volta voglio rinascere donna, così basta che la faccia annusare a destra e a manca e tutti mi aiutano.

“Volentieri professore, ci metterò un attimo. ” E si dilegua con tutti i suoi fogli tra le mani.

Ci fumiamo una sigaretta scambiando quattro chiacchiere, donne, partite, le solite cose.

“Ma secondo te la Beatrice l’ha data al professore? ” mi chiede Marco, l’altro sociologo del dipartimento insieme a me.

“Certo che se lo rigira come vuole! Hai visto com’era tutta gattina prima con la storia dei dati? ” rispondo.

Sbaglio o dentro alle mie parole serpeggia una nota d’astio?

Cos’è sono geloso? Mi scoccia che non pensi di darla a me, forse non sono abbastanza potente all’interno del dipartimento?
“Oh, certo che al professore lo fa tirare bene, pensa che se la porta al congresso in Portogallo alla fine di aprile! ”

“Dove la porta? ? ? ” trasecolo.

“Al congresso in Portogallo, non lo sapevi che verrà anche lei? ”

“Ma cazzo, lavora qui da nemmeno un anno quella troia! Io ci ho messo tre anni a farmi un congresso! “.

Giuro, questa cosa mi fa incazzare di brutto.

Se becco ancora qualcuno che mi dice che le donne fanno carriera grazie ai loro meriti gli spacco la faccia.

“Sassi, vada a vedere come mai Beatrice non torna, può darsi che abbia bisogno di aiuto. “.

A me il professore non chiede se mi va o no di farlo, no, abbaia un ordine e io devo correre.

Mi avvio verso gli ascensori rimuginando pensieri che vanno dall’omicida al porco.

Vorrei strozzarla quella piccola opportunista, ma nello stesso tempo la immagino davanti a me, vestita solo di un sorriso, che mi chiede di scoparla.

Al secondo piano è tutto buio, solo una luce in fondo al corridoio, nella stanza delle segretarie.

A quest’ora sono tutti usciti, gli uffici sono vuoti.

Mi ferma nel riquadro della porta.

Il suo culo esposto in aria mi fa mancare il fiato per un istante.

è chinata dentro alla fotocopiatrice, sta armeggiando non so attorno a cosa.

Non so cosa mi trattenga dal prenderle le chiappe tra le mani e stringerle fino a farla urlare.

Cazzo, che autocontrollo che ho!

“Serve una mano? ” chiedo, con una noncalanche da paura.

Riemerge, il viso arrossato, uno sbaffo di colore nero sulla guancia.

“Sta bastarda si è guastata! ! ! ! ! ! Tutte a me capitano! Troia schifosa, maledetta! ” e tira una manata sul coperchio.

Carino, le stesse cose che penso io di lei.. ma non mi sembra educato farglielo sapere.

“Fammi vedere, ci penso io” e mi avvicino.

“Non è il caso, grazie, posso farcela da sola” risponde, ritornando ad essere la gelida sfottitrice della riunione.

“Ma scusa, ce l’hai con me? ” le chiedo, a questo punto comincio ad esserne certo.

“Si, ce l’ho con te” mi risponde, rimettendosi ad armeggiare dentro il coperchio della fotocopiatrice.

Finalmente! L’ha ammesso che ce l’ha con me!

“E perché? “. Cerco di ricordare cosa dovrei averle fatto, ma non mi viene in mente niente di particolare.

Lavoriamo in due ambiti diversi del dipartimento, non abbiamo quasi mai modo di vederci.. .

“Ti ho chiesto perché, ti dispiacerebbe rispondermi? ” sbotto afferrandole un braccio.

Cazzo, non l’avessi mai fatto!

Come una furia si divincola e mi da uno schiaffo.

“Ma sei scema? Cazzo fai? ? ? ” sono allibito, la guancia che brucia, non di sicuro come il mio orgoglio però.

“Non ti ricordi vero la ricerca per il congresso di Liverpool? ” mi sibila, il viso stravolto dalla rabbia.

“La ricerca di Liverpool? Cosa c’entra adesso la ricerca? “. E giuro non ci capisco più niente.

“L’ho preparata quasi tutta io quella ricerca! E tu e quello stronzo pezzo di merda di Marco avete preso il mio lavoro e l’avete fatto passare per farina del vostro sacco! Solo perché ero appena arrivata e potevate farmi fare quello che vi pareva.. . “Nella sua voce sbaglio o si sentono tracce di lacrime in arrivo?

“Bè, succede sempre così, i nuovi arrivati fanno i lavori e chi è qui da più tempo ne approfitta.. . mi dispiace ti abbia fatto stare così male questa
cosa.. ”

Mi dispiace veramente per lei, si sente che ha sofferto sul serio per questa storia.

Vorrei consolarla, coccolarla.. .

“Povera Beatrice.. . ” le mormoro, accarezzandole una guancia.

“Povera tua sorella! ” sbotta, levandomi la mano.

E no, cazzo, io mi faccio intenerire e lei ancora si incazza?

Adesso me la paga, impara a trattarmi in questo modo.

La spingo contro la fotocopiatrice, schiacciandola violentemente con il mio corpo.

“Piccola troia, io sono qui da più tempo, e faccio quello che mi tira il cazzo, hai capito? ” le sibilo, il viso a pochissimi centimetri dal suo.

Un guizzo di paura sembra nascere nel suo sguardo, ma vigliacca Eva, dura solo un attimo.

“Ti conviene togliermi le mani da dosso, se non vuoi finire male. ” mormora.

“No, carina, io le mani addosso te le tengo quanto voglio, anzi faccio anche di più se mi va.. ”

E devo dire che mi va proprio.. . sentire il suo corpo addosso me l’ha fatto diventare duro da scoppiare, e sono sicuro se n’è accorta anche lei.

Con una mano le imprigiono i polsi, per fortuna sono davvero più forte di lei.

Infilo una mano sotto il vestito, ho proprio voglia di strapparle da dosso le sue calze assieme al suo sorrisino strafottente, e poi fargliela vedere.

“Cazzo, pure le autoreggenti ti sei messa oggi.. .. capisco che il professore ti sbava addosso come un cagnolino.. . ” mormoro, mentre brutalmente affondo la mano tra le sue gambe, dove le calze lasciano il posto alle mutandine.

La guardo negli occhi: finalmente mi sembra spaventata, comincia a capire che non sto scherzando.

“Senti Alessandro.. facciamo finta che tutto questo non sia successo.. . ok? Lasciami andare.. . ” mormora, e la voce è davvero tremante di paura.

“Dov’è finita tutta la tua arroganza, eh? Adesso non mi guardi più dall’alto in basso come prima, vero? ”

Cazzo quanto mi fa godere averla così in mio potere!

Con mani prepotenti le schiaccio i seni, avevo ragione.. . sono morbidi e sodi, attraverso la lana del vestito riesco a sentire i capezzoli che si inturgidiscono.

“Ma allora sei veramente una troia.. . ci stai godendo! “.

Devo scoparmela, o il cazzo mi scoppierà nei pantaloni, non ce la faccio più.

La giro e la chino sulla fotocopiatrice.

è strano, adesso non ci prova neanche a reagire.. . forse le piace veramente essere presa così, le donne quando vogliono sanno essere veramente strane.. ..

Le sollevo il vestito, mi appaiono due splendidi glutei avvolti in un paio di mutandine di pizzo nero.. . oddio, gliele strapperei ma troppa fatica, meglio usare le forbici che trovo sul tavolo lì vicino.

Adesso è lì , con il suo splendido culo in alto, i polsi ancora imprigionati dalla mia mano.

“Alessandro.. . ti prego.. . ” sussurra, e adesso sembra veramente terrorizzata.

“Cara mia, adesso ti faccio vedere chi comanda qui.. . “.

Non riconosco più la mia voce, così roca di desiderio e di lussuria.

A dire il vero non riconosco neanche me stesso.. . io di solito sono talmente cauto e timido con le donne!

Ma cazzo.. Beatrice.. . mi sta facendo impazzire.. ripensare al suo sorrisino di ironia durante la riunione, allo schiaffo di poco fa.. e vederla così in mio potere mi porta a perdere completamente la bussola.

Con la mano libera mi slaccio i calzoni ed estraggo il mio membro, talmente duro e turgido che ho paura di esplodere al solo contatto con la sua figa.

Un colpo secco e deciso e la penetro.

Quanto è calda.. un po’ asciutta forse.. . dovrei eccitarla un po’ forse.. ..

Con la mano libera le palpo i seni da dietro, stringendo forte, strappandole gemiti che voglio leggere come di godimento.. .

Le pizzico i capezzoli, mentre affondo sempre più violentemente nel suo sesso, schiacciandola contro la fotocopiatrice.

Mi sento un drago, è completamente in mio potere.. . posso farne quello che voglio di questa puttana opportunista.

Sento che sto per venire.. . ma voglio prendermi un’altra soddisfazione.

Con un gemito esco dal suo sesso.. . ci stavo proprio bene.. .

“Ti prego Alessandro.. . lasciami andare.. . ti prego.. . “.

Queste parole mi eccitano ancora di più.. . forse sto cominciando a far uscire fuori la mia vera natura.. .

Sentirla implorare in questo modo non mi commuove affatto.. . mi eccita ancora di più, vorrei prenderla, scoparla a sangue fino a farla urlare di terrore.

è talmente spaventata che potrei anche lasciarle i polsi, tanto non riuscirebbe a reagire.. . ma mi piace sentirli nella mia mano, sentire le loro
fragilità, il fremito che li percorre.

Con la mano libera la prendo per i capelli e la spingo in ginocchio.

“Adesso me lo lecchi per bene.. e non fare scherzi, chiaro? ” sibilo spingendole il viso contro il mio inguine.

Lei rimane ferma, non apre la bocca, non si muove.

Uno strattone ai suoi capelli.. . “La apri adesso la bocca, vero? ” ed entro tra le sue labbra.

“Sei proprio una troia.. . lecchi da Dio”

è veramente brava.. . lo fa scivolare nella sua bocca calda.. la lingua che lo percorre tutto, seguendone ogni nervatura.. . non ho quasi bisogno di tirarle i capelli, ma mi piace farlo, mi fa sentire potente.

Il suo chignon biondo è quasi completamente disfatto, i capelli le cadono in ciocche disordinate intorno al viso, ma vedo chiaramente le lacrime di umiliazione che le scorrono sulle guance.

Uno squillo.. dannazione il cellulare proprio ora?

“Si, chi è? ” chiedo impaziente, mentre con la mano continuo a dare il ritmo delle mie spinte a Beatrice.

“Alessandro! Dove cazzo state? Il professore è su tutte le furie! ” borbotta Marco dalla sala riunioni, suppongo.

“Si è rotta la macchina.. . finiamo subito.. ” rispondo, cercando di mantenere un tono di voce normale e riattacco.

Continuo a scopare la sua bocca.. . che pompinara che è sta Beatrice.. ..

Nonostante la paura succhia come una puttana.. . la sua bocca calda e la sua lingua mi tormentano l’uccello, sento che sto veramente per esplodere.. .

Mi voglio togliere l’ultima soddisfazione.. .

Lo tolgo dalla sua bocca.. . comincio a menarmelo.. .

Il suo sguardo è rassegnato, ha capito cosa voglio fare, ma non si tira indietro.

L’orgasmo esplode all’improvviso, con un potente getto di sborra che le cola sul viso, imbrattandole le guance, perdendosi lungo il collo.

Credo sia stato l’orgasmo più intenso della mia vita.. . ho finalmente scoperto come mi piace scopare le donne.

Da padrone, da maschio forte.

E sicuramente alle donne piace farsi possedere così, ne sono più che sicuro.

Guardo Beatrice, ancora in ginocchio davanti a me, la testa china.

Un po’ mi sento in colpa.. forse l’ho spaventata sul serio.

Mi rinfilo il cazzo nei boxer, e mi riallaccio i pantaloni.

Beatrice non si muove, adesso non so veramente cosa fare.

“Beatrice.. . ” mormoro chinandomi verso di lei.

“CAZZOOOOOOOO! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ” grido forte.. . Dio che dolore!

Mi sta schiacciando le balle tra le mani.. . mi si appanna la vista dal male.. .

“Schifoso maledetto, credevi che me ne sarei stata buona buona a farmi violentare e che ti avrei pure ringraziato? ” sibila guardandomi negli occhi, mentre con una presa che non avrei mai immaginato mi stringe i testicoli.

“Adesso sono io che ho il coltello dalla parte del manico, vero? Direi in tutti i sensi.. . ” mi getta in faccia, continuando a stringere.

“Lasciami.. . mi fai male.. . ” balbetto a fatica, non riesco quasi a respirare.

“E se lo dicessi al professore.. .. mi sa che chiuderesti con il dipartimento in men che non si dica.. . ti caccerebbe di corsa, vero? Prima però ti taglierebbe il tuo prezioso coso e lo darebbe da mangiare ai cani.. . ci tiene così tanto a me.. . “.

Finalmente mi lascia andare.. . cado a terra boccheggiando, il respiro ormai rantolante.

“Sai, se sapesse che ti sei scopato la sua amante non credo che sarebbe tanto contento.. .. ”

“Cazzo, allora avevo ragione.. . ” borbotto.

“Cosa credi, che ho fatto carriera solo per il mio cervello? Me l’ha detto dal primo giorno! ” dice con una risata sarcastica.

“Comunque direi che da questa storia almeno qualcosa di buono è uscito.. . ” riprende, mentre si riassetta l’abito e si sistema i capelli.

“E sarebbe? ” chiedo, la voce che per fortuna si sta riprendendo.

“Devo preparare una grossa relazione per il congresso di aprile.. . e sono sicura che ci potrò sicuramente contare su di te, vero? ” mormora con fare minaccioso.

Alcune immagini appaiono come flash nella mia mente: lei che parla con il professore.. .. il professore che con un calcio in culo mi sbatte fuori dal dipartimento.. . io che devo ricominciare ad insegnare alle scuole superiori.. .

“.. chi è che comanda adesso? ” mi chiede con il suo solito sorrisetto ironico.

Se ne va, mi lascia lì .. ..

E tutta la mia prepotenza adesso a cosa mi serve? FINE

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