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La Signora Laura

Quello he vi sto raccontando è successo veramente.
30 anni fa quando avevo 18 anni, abitavo a Latina. I mesi dell’estate li passavamo in Calabria. Sempre nella solita casa e con i soliti vicini. La signora Laura occupava la casa di fronte alla nostra con la figlia e il marito che per ragioni di lavoro venivano soltanto per il weekend.
Era una vera e propria stronza, sempre a lamentarsi di tutto, musica, amici, parlare
e non so che altro. Era una donna sulla cinquantina, ben mantenuta per l’età. Sempre vestita abbastanza conservativa, di una altezza media, con un culo e petto abbastanza prevalente. Un po’ cicciottella ma non troppo. A dir la verità non l’avevo mai guardata come un soggetto sessuale.
Noi ragazzi la odiavamo. Non perdeva occasione per bussare alla nostra porta e rompere le palle a tutti. Mia madre si raccomandava sempre di stare lontano da casa sua,
specialmente la sera quando ci radunavamo sulla spiaggia non lontano dalla sua casa. Una sera mentre eravamo seduti intorno a un fuoco sulla spiaggia, Sergio e Marina si erano appartati per la loro sessione di sesso come al solito loro. Improvvisamente
li vedemmo correre come impazziti verso il gruppo, e noi credendo che sia successo qualcosa gli corremmo incontro. Dopo i due ripresero il fiato, ridendo come due pazzi ci raccontarono quello che avevano intravisto attraverso i vetri delle finestra della signora Laura. Io, Mario e Isabella ci recammo di corsa verso la casa, quando eravamo vicini ci buttammo nella sabbia nascosti da una piccola duna. Li dietro la finestra, attraverso una tenda non chiusa abbastanza, era la puritanica signora Laura in ginocchio con il cazzo del giardiniere in bocca. Alonzo aveva forse venti-cinque anni ed era brasiliano. Tra uno sghignazzo e l’altro, noi ragazzi eravamo li con il nostro cazzo eretto al massimo, a guardare la testa riccia e nera della signora Laura in mano ad Alonzo mentre letteralmente gli scopava la bocca. Isabella se ne andò, mentre noi rimasimo abbastanza per vedere quella puttana piegata alla pecorina su un divano mentre il giardiniere la piantava per bene. Eventualmente si mossero dal nostro punto di vista, e noi quasi scioccati da quello che avevamo visto ce ne tornammo al nostro fuoco. Fecimo mattina parlando di quello che era successo, più che altro del fatto che lei, la perfetta, religiosa rompi coglioni a non finire, era li a farsi fottere come una comune puttana.
Appena arrivai a casa, non resistetti, mi misi a letto e sotto le coperte, presi il mio arnese in mano che era ancora quasi eretto e mi masturbai fino a sborrare sul mio stomaco.
Per due settimane, ogni sera, Io, Sergio e Mario controllammo ma tutto era tranquillo, tanto che pensammo ce forse era successo soltanto quella sera e non più. Alonzo e il suo vecchio compagno, un negro sulla sessantina, erano sempre intorno ai quei villini a fare I loro dovere e niente di più.
Una mattina, domenica, mi madre insistette che tutti dovevamo andare a messa. Alla fine della cerimonia, uscendo dalla chiesa, la Signora Laura, vestita con un vestito conservativo, ma abbastanza aderente ci fermò. Tutte quelle immagini mi ritornarono davanti, abbastanza che mi dovetti nascondere il cazzo con una mano. Lei, la puttana, cominciò a rimproverare mia madre per il mio comportamento, amici e cosi via. Disse a mia madre che era sicura che su quella spiaggia la sera succedevano delle porcherie e che lei era una scellerata per non preoccuparsi dei suoi figli. Io non riuscivo a credere alle mie orecchie, questo era il colmo. Lei li a ciucciare il cazzo del giardiniere, e noi eravamo gli immorali. Decisi quella mattina che era ora di mettere quella stronza al suo posto. Non dovemmo aspettare a lungo, tre sere dopo armato con la machinetta fotografica di Isabella, vedemmo Alonzo arrivare con il suo vecchio compagno. Pensai che forse non sarebbe successo niente. Lui scese dal carretto, e il vecchio rimase ad aspettare. Noi eravamo appostati sulla parte posteriore dalla casa. Aspettando con pazienza. La signora lascio entrare Alonzo, e dopo pochi minuti arrivarono nella stessa stanza in cui la signora aveva ingoiato il cazzo del ragazzo. La loro conversazione, che noi sentivamo a malapena stava diventando quasi un litigio. Improvvisamente, Alonzo si alzo prese la signora e la piegò su un tavolo, tenendola per I capelli, si mise davanti alla faccia e con un singolo movimento si lascio cadere i calzoni piazzandogli un cazzo di buone proporzioni sulla faccia. Questa volta, la signora non sembrava fosse d’accordo, infatti, Alonzo allungo il braccio sopra la testa fino ad arrivare l’orlo della gonna che tirò su fino alla testa. Dalla nostra posizione noi potevamo vedere mezzo culo della signora che Alonzo aveva cominciato a schiaffeggiare e ripeteva.
“Su, succhia puttana! ”
mentre il culo della signora Laura diventava sempre più rosso. Dopo una decina di schiaffi, e con le mutande tirate tutte tra le natiche, la signora comincio a spompinare Alonzo come una maestra. Io mi avvicinai più vicino alla finestra e cominciai a scattare foto su foto. Fermandomi solo per aggiustarmi il cazzo, che era duro come il ferro. Alonzo , lascio I capelli della signora, la fece sdraiare sul quel tavolo e con la gonna ancora intorno ai I fianchi le allargò quelle gambe corte a cicciotelle e comincio a fottersela di santa ragione. Io mi girai a vedere dove erano Isabella e Mario. Li colsi sdraiati sulla sabbia di fianco l’uno a l’atro con due occhi lucidissimi. Mi girai, in tempo per vedere il vecchio negro entrare nella stanza. Alonzo lo guardo, sorridendo.
“Dai puttana, fai vedere a Sao come sei brava. Tiragli fuori il cazzo è lavora. ”
La signora Laura, sorpresa dal vecchio, cercò di liberarsi, ma Alonzo la teneva stretta, e la lasciava solo per mollarle più schiaffi sulle cosce e quella parte del culo che era ancora esposta. Sao, non se lo fece ripetere Si abbassò I pantaloni, e fece vedere alla signora un cazzo nerrissimo, non molto lungo ma spesso. Si avvicino alla bocca di Laura, che terrorizzata cominciò con difficoltà a prendere il cazzo del vecchio, che ritmicamente cominciava a pompare avanti e indietro. Io ero sbigottito. Mario e Isabella, adesso erano completamente intrecciati, e io alternavo le mie mani tra la macchinetta fotografica e il mio cazzo che era ormai fuori dai miei pantaloni.
Sao, strappo la camicetta del signora ed era occupato a stringere quell’enormi tette mentre tutti e due sincronizzavano lo spompamento della puttana. Sao ed Alonzo si guardarono, si dissero qualcosa in portoghese, e si misero a ridere. In due secondi girarono la signora Laura a pancia in giù, Alonzo prese il posto del vecchio e Sao lascio la stanza solo per ritornare immediatamente con della margarina. La prese, e sorprendendo, la signora Laura, comincio a strofinare la margarina tra le natiche della signora che ora sapeva le intenzioni del vecchio. Tra le proteste, e lamenti della signora Laura che ancora aveva il cazzo di Alonzo che gli fotteva la bocca, Sao gli allargò le natiche e con un movimento deciso gli punto quel cazzo su culo e spinse. Io sborrai sul muro della casa allo stesso momento che la puttana prese tutto il cazzo di Sao nel culo. I lamenti si fecero più assennati e respiri più profondi, poco dopo Alonzo stava imbrattando la faccia di Laura, Mentre il vecchio Sao spinse il bacino con decisione e sborrò nel culo sfondato della signora Laura.

Passarono tre settimane da quella sera al giorno che Isabella potesse usare la camera oscura del padre per sviluppare quelle foto. 36 foto in bianco e nero. 36 immagini della signora Laura usata come la puttana che era. 36 modi per faglierla pagare. Isabella, e Mario decisero tra di loro, che quello che Sao e Alonzo le avevano fatto era pagamento abbastanza. Io però, non ero convinto. Volevo di più Quella puttana doveva sapere che noi sapevamo che cosa era. Doveva sapere che noi l’avevamo vista con il culo sfondato, rosso dai ceffoni, che aveva spompinato e ingoiato lo sperma di Alonzo.
Chiesi a Isabella due delle foto, e andai a trovare la signora Laura al momento opportuno. Bussai alla porta, mani sudate, e nervosissimo. Lei aprì la porta, e con la sua solita imponenza.
“Che cosa vuoi? No ti basta tutto il macello che combini la notte? ”
Ero incazzato, questa donna mi odiava, e non sapevo il perchè. Le chiesi di entrare, un paio di volte. Mi rispose che non era necessario, e che non sarebbe stato il caso che io, un uomo, sia pure giovane, potessi entrare in casa sua quando lei era sola in casa. A questo punto non ne potei più, presi le foto e le misi nelle sue mani. Una foto era di lei con Sao mentre gli sfondava il culo, l’altra, anche se in bianco e nero, di lei con il cazzo di Alonzo completamente nella bocca, con un culo rossisimo dalle sue manate. Il suo colore, gli manco, mi fece entrare, e si sedette su una poltroncina all’ingresso. Era quasi svenuta. Quando era pronta mi guardo senza dire una parola.
“Sei una vera puttana. ” Le dissi.
“Sono sorpreso che puoi sederti dopo aver preso quel coso ne culo. ” Si mise a piangere, e non mi rispose. Aspettai un po’, poi mi guardò e mi disse di andarmene abbastanza incazzata.
“NO! C’è ne sono altre 34 di quelle foto. Rompi i coglioni di nuovo e le spargo nel paese. So sicuro che quel cornuto di tuo marito sarebbe interessato. ”
“Vattene! ” strillò. Non le risposi, aprii la porta e comincia a uscire, mi girai e le dissi:
“Non so ancora cosa voglio. Ci penserò. Ma sono sicuro che qualcosa dovrai fare se vuoi quelle foto. E lo so che non ti farai più vedere a casa mia per lamentarti. ”
Ancora incredula, non mi rispose.
“Lo so che giovedì a sera sei sola. Sarò quì alle dieci. ”
Passarono due giorni. Giovedì a sera, Io, Mario e malgrado le nostre proteste Isabella eravamo davanti alla porta della stronza. Suonai il campanello.
“E questi chi sono? ” Ancora impertinente e sgradevole.
“Questi sono le altre due persone che ti hanno visto goderti due cazzi neri come il carbone. ” Le risposi.
Indietreggiò, e noi entrammo. Si sedette sulla poltrona. Io chiusi la porta e la bloccai.
A questo mi guardò: “che cosa volete? ”
Prima che io o Mario potessimo rispondere, Isabella le chiese:
“Le foto le vuoi? O vuoi che tutti sanno come ti passi le sere senza tuo marito? ” Io e Mario ci guardammo increduli. No sapevamo dove era che Isabella ci stava portando.
Lei rispose.
“Si le voglio. Tutte. E voi lo sapete che io non volevo che questo succedesse. Loro mi hanno preso di forza! ”
“Si va bene. Inventatene un’altra. ” Continua Isabella.
“E se fosse stato cosi, perché non hai chiamato la polizia? ” Giusto… pensai io.
“La vergogna. ” Disse lei…
“Oh si. Pero non ti sei vergognata a spompinare Alonzo. Non ti ho visto strillare quella sera. Come mai? ”
Arrossita e sconvolta, ci guardò.
“Vogliamo questa notte qui con te” Aggiunse Isabella. Io e Mario insieme.
“questa notte? ”
“Voi zitti, che questa puttana me la macino io. ”
“Per quale motivo? ” Rispose la signora.
“Niente domande. Se vuoi le foto. Tutte le foto, tu devi essere a nostra disposizione. ”
Non avevo mi saputo che Isabella avesse tendenze saffiche, ma veramente non avevo mai saputo Isabella. Perciò tutto questo che stava succedendo, stava succedendo velocemente e senza piani.
Sconfitta, la signora Laura, si reco nel famoso salotto, con noi dietro a seguirla. Io e Mario, pronti per la prossima mossa.
“Togliti quella vestaglia. Facci vedere se il culo è tornato bianco! ” Comando Isabella.
Con due grosse lacrime a gli occhi slacciò la vestaglia, restando in piedi davanti a noi con un reggiseno e mutande enormi. Bianchi.
Io ero già eccitato al massimo. Mario era li che si smaneggiava il cazzo attraverso la patta dei pantaloni. Isabella lo guardò,
Puntò il dito alla patta di Mario.
“Tiragli fuori il cazzo . E comincia a spompare. Puttana! ”
“Non posso.. Non Posso. Come posso” continuava a ripetere.
“Si che puoi” Le risposi. “Ti abbiamo visto sei abbastanza destra. Su Ciuccia”.
Si avvicinò a Mario, sfatta la lampo, gli tirò fuori il cazzo , che a paragone dei giardinieri era piccolo, e si inginocchio e con la maestria che gia sapevamo, cominciò a spompinare ingoiandolo tutto senza problemi. Isabella si piazzo di dietro e slacciando I due lacci del reggiseno che lascio cadere due enormi mammelle, con altrettanto enormi capezzoli. Che erano rossi e come Isabella scoprì, duri come pietre.
“Guardala la puttana. Cazzo in bocca, e capezzoli come proiettili”
Si giro verso di me e mi disse, “Senti qui che roba? ”
Strinsi quei capezzoli tra le mie dita e a la vidi sbalzare un pochino. Isabella mi sbottono I pantaloni, e tiro fuori il mio cazzo che era un po’ più grosso di Mario ma non era paragonabile a I due cazzi nelle foto.
Isabella, la guardò in faccia, le disse.
“Dovremmo inventarci qualcosa. Questi cazzetti non faranno per te. Tu sei abituata a cose più grandi. ”
Finita la frase, le abbasso le mutande fino alle ginocchia e comincio a sculacciarla.
Dieci, venti volte. Forte e veloci. Abbastanza da arrossire quelle natiche velocemente.
Isabella mi guardo.
“Su dai. Mettigli quel coso dentro. ” Detto cosi, mi avvicinai, le piegai un poco di più è la infilzai. Una passera, fiammante è bagnata. Malgrado la pretesa, la puttana era eccitata. Forse era lei che era in controllo e non noi. Due colpetti e la mia sborra era tutta dentro di lei. Mi tirai indietro in tempo per vedere Isabella che tornava dalla cucina con due cetrioli abbastanza grossi e una bottiglia d’olio.
Mario era ormai in controllo della bocca della signora. Arrivato al culmine del suo atto, le riempii la gola di sborra. La puttana bevve tutto.
Mario guardò Isabella con interrogativi.
“Ma che stai facendo? ”
“No ti preoccupare. Tu Vieni qui. ” Mentre indicava lo stesso tavolo dove poche settimane fa Laura era stata usata come un deposito di sperma.
“Ma che cosa vuoi fare? Cose mi vuoi fare con quei cosi? ”
Isabella La prese per I capelli più o meno come la prese Alonzo, e la messe a 90 gradi su quel tavolo.
“Tu mi aiuterai cara puttana. Io te ne faccio uno, e tu ti farai l’altro. E lo so gia che lo farai perchè non hai scelta. ”
Non sapevamo di che cosa stava parlando, ma Isabella proseguì a legare le mani e le gambe al gambe del tavolo. Esposta al massimo, Isabella si divertiva a sculacciare una donna 30 anni più grande di lei.
“Su dai prendetela a schiaffi. Sono tre anni che ne parliamo. Ora che avete l’occasione non state li a guardarmi. ”
Mario ed io cominciammo a schiaffeggiarla, sul culo, cosce and ad ogni schiaffo, la sentivo ansimare. Nel frattempo isabella, aveva cominciato passargli l’olio sull’ano e sulla sua passera, occasionalmente allargando le natiche e infilando le dita in tutte due le entrate. Isabella prese il mio arnese in mano che era diventato duro di nuovo, e ci giocava con le mani tutte imbrattate di olio. Quando era convinta che ero pronto mi guardò e disse.
“Su, preparala. Senti come è questo culo vecchio. Preparalo per bene. ” Mi avvicinai, le allargai le natiche, mirai , al centro di quella rosa e spinsi tutto dentro molto facilmente. Era la mia prima volta che mettevo il mio giovane cazzo in un culo. Un esperienza che ha cambiato la mia vita. Comunque. Isabella, si mise sotto al tavolo, cosi poteva aver accesso alla passera della povera Laura, a comincio a stantuffarla con il più grande dei due cetrioli. Forse in 16 or 17 centimetri ma una 5 o 6 centimetri di diametro. Mentre io stentavo a mantenere la mia calma per non venire troppo presto, Il cazzo di Mario stava tornando in vita.
“Va bene cara, ora e il tuo turno. ” Isabella la slego e la face alzare, le diede il secondo cetriolo, ben unto, e le disse.
“Voglio che ti ci siedi sopra. Se non lo fai, ti sfondo il culo con questo. ” Indicando il cetriolo che l’aveva abusata la passera fino al momento.
Laura si inginocchiò, prese quel cetriolo e lo puntò sul pavimento sotto al suo culo. Dopo un paio di prove , Isabella le andò di dietro, pressò sopra le sue spalle causando al suo corpo di scendere su quel coso molto più veloce che lei voleva. Strappandogli uno strilletto. Dopo aver inserito quel coso finchè poteva, cominciò a sfondarsi il culo da sola. Isabella prese il secondo, infilandogli la mano di sotto, la penetrò di nuovo. La scena era da bordello. Una signora di 51 anni con due cetrioli dentro di lei, una ragazza che giocava con il suo grilletto e noi pronti a sborrare nel cielo. Non durammo a lungo. La impiastrammo di sperma, mentre Isabella ancora non aveva finito.
La lasciò li inginocchio, quando finalmente si abbasso le mutandine, al quanto bagnate,
Prese la testa della Signora Giulia e si masturbò con le sue labbra e naso.

Erano le due del mattino quando uscimmo dalla casa della puttana, lasciandola abbastanza sconvolta e paonazza. Non la vedemmo per quasi un mese. Una settimana prima di tornare a Latina, la incontrai, Io con mia Madre e lei con suo marito a braccetto. Ci scambiammo dei sguardi, ma niente di più.
10 Anni dopo tornai in Calabria con mia moglie a mio figlio, affittai lo stesso villino che mia madre prendeva quando eravamo ragazzi. Cinque o sei giorni dopo, mentre uscivo dalla macchina con mio figlio di 3 anni. Lei era di fuori con la figlia, mi guardò e si avvicinò. Guardò mio figlio e mi chiese.
“Questo chi è? ”
Un po’ imbarazzato le dissi, “questo è Paolo”.
Gli tocco la testa, poi si avvicinò a me e mi sussurrò in un orecchia.
“Speriamo che sia meno cornuto di te, che gli cresca un cazzo più grande del tuo. ”
Rimasi di stucco. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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