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La Spiaggia dei Mandinghi

La Spiaggia dei Mandinghi

Tarda primavera 1994. Una splendida giornata piena di sole di metà giugno. La spiaggia era tranquilla leggermente ventilata. Il gran premio di formula uno previsto per il pomeriggio aveva tenuto lontani tutti i fanatici, tutti gli esaltati, consegnandoci un tratto di mare silenzioso e gradevole, popolato solo di coppiette e piccoli gruppi d’amici ben distanziati gli uni dagli altri. Annalisa era splendida come sempre. Una sfolgorante e folta chioma di ricci rosso mogano faceva da cornice naturale ai suoi occhi azzurri dal taglio esotico e felino. La sua naturale “leggerezza”, ulteriormente sospinta dalla scarsa affluenza sulla spiaggia, l’aveva convinta a togliere il reggiseno e restare in perizoma. Lucidi di crema abbronzante sostavamo al sole come lucertole. Non erano rare quelle nostre uscite marittime. Periodicamente entrambi sentivamo il bisogno di uscire dai nostri ambienti convenzionali; lei per sfuggire alle orde di maschietti arrapati che inevitabilmente restavano intrappolati in quello sguardo di ghiaccio, io per allontanarmi dalle solite spiagge/batuage dove tutti conoscono tutti e i gridolini raggiungono livelli spesso fastidiosi. Ci eravamo fatti un bel bagno, una passeggiata fino al chiosco delle bibite, e poi eravamo tornati agli asciugamani a chiacchierare un po’. Verso le 15 si avvicinò un venditore ambulante di colore, con il solito carico di collanine, occhiali da sole e accendini. Aveva proprio un bel corpo, muscoloso e sodo, reso ancora più interessante dal sudore, che conferiva alla sua pelle scura ombre e riflessi particolari.
-ciao amico! compri qualcosa? Diecimila denti bianchi come avorio mi rivolgevano quella domanda ovvia e strasentita.. . ma gli occhi, i suoi occhi, erano catalizzati dal seno di Annalisa, perfettamente modellato sul suo torace, abbandonato ai raggi caldi del sole.
-guarda.. . non compriamo niente.. . abbiamo tutto quello che ci serve non mi ascoltava, ancora fisso sui piccoli capezzoli della mia amica.
-ragazza bella! non prendi niente? Finalmente Annalisa dette cenni di vita. Con la lentezza e la solennità di una regina inarcò la schiena e si eresse seduta sul telo di spugna nero e blu e spalancò gli occhi, in un misto di stupore e stanchezza.
-che succede? è possibile stregare un uomo solo sollevando le palpebre? Anallisa ci riusciva.
-bella! bella! mi piaci molto! dammi un bacio Certo la mia amica era un tipo disinibito e di compagnia.. . ma da qui all’assecondare il prome venuto.. .
-non ci penso nemmeno! io non bacio uomini che non conosco L’africano, probabilmente senegalese mostrò nuovamente due file infinite di denti immacolati
-io mi chiamo ‘Mbai -io sono Annalisa, ma non credere che basti. io bacio solo uomini speciali. Accidenti a te Annalisa.. . se fai così non se ne andrà mai! Riuscirai un giorno a dire di non a qualcuno senza cercare di sedurlo?
-ma io posso darti qualcosa di molto.. . molto speciale! Non ci fu il tempo di fare supposizioni o domande.
‘Mbai appoggiò a terra tutto il suo carico di ammennicoli e scostò con due dita l’apertura del calzoncino, lasciando sgusciare fuori un cazzone nero e circonciso che gli arrivava a metà coscia. Annalisa sgranò gli occhi. Bravissima a provocare, non era altrettanto capace di “incassare” le conseguenze.
-.. . ma.. .. ma.. .
-cazzo nero bello! se vieni con me 5 minuti nella pineta ti posso fare felice.. . La mia amica balbettava imbarazzata, in genere i suoi spasimanti, anche quelli più spinti, si limitavano ad apprezzamenti più o meno pesanti, al massimo una mano morta.. . ma nessuno le aveva estratto l’uccello sotto al naso! Dovevo intervenire.
-senti un po’.. . la mia amica non è interessata a queste cose. Sta per sposarsi con un carabiniere.. . quello è un attrezzo più adatto a me.
‘Mbai restò un attimo perplesso.. . poi si riprese. -no no! venite tutti e due nella pineta.. . anche lei.. . 5 minuti. Perfetto! non escludeva del tutto la possibilità.. .
-Ti ho detto di no.. . lei non può e non vuole.. . e il suo ragazzo potrebbe essere molto pericoloso. E poi.. . dai.. . 5 minuti.. . che si fa in 5 minuti? Vi conosco voi africani, volete solo sborrare. Un buco per ficcarlo dentro giusto il tempo di schizzare. Non vi importa nulla dell’altra persona. Pensate solo al vostro godimento.. . L’ambulante fece una faccia un po’ offesa un po’ divertita -ma anche voi godete con questo! Di nuovo spostò il pantaloncino, tornando a liberare il serpentone scuro accoccolato fra le gambe.
-certo è un bell’uccello.. . ma come ti ho detto nè io ne lei siamo interessati a una roba da 5 minuti.. . e adesso va via che fra poco arriva il carabiniere e se ti trova qui poi vedi.. . ‘Mbai non sembrava credere troppo alla storia del prossima marito in divisa.. . ma ugualmente si ricompose, raccolse le proprie cose e si allontanò.
-ma hai visto che roba? Gli occhioni della Lisa non smettevano di sbattere
-certo che ho visto.. . tanta roba! -ma no dai! voglio dire.. . se l’è tirato fuori! Per quanto l’avessi portata in giro la sua cultura eterosessuale limitava la sua fantasia e la sua capacità di “ingoiare” certe situazioni.
-certo che l’ho visto.. . che devo dirti.. . magari viene da un paese pieno di tabù.. . si trova qui in Italia, con un sacco di donne mezze nude sotto gli occhi.. . poi tu gli fai la miciona.. . La faccenda fu liquidata dopo poche battute e passammo a parlare d’altro. Trascorremo il pomeriggio in assoluto relax. Mangiammo i nostri panini e la nostra frutta. Giocammo a carte e leggemmo. Io feci un paio di canne. Forse tre. Verso le 19 Annalisa cominciò a preparare lo zaino -voglio rientrare al campeggio per lavarmi la testa prima di cena. Vieni con me o ci vediamo direttamente al ristorante? Non mi sarei perso il tramonto per nulla al mondo.
-va pure.. . aspetto l’ultimo raggio di sole e poi ti raggiungo. Fui l’ultimo a lasciare la spiaggia. Lentamente, nella penombra della tarda serata, mi incamminai verso la pineta. Stavo camminando da qualche minuto quando sentii un rumore provenire da un cespuglio alla mia sinistra. Mi avvicinai per guardare meglio e vidi spuntare
‘Mbai -ciao amico! posso farti una domanda? ma davvero non lo prenderesti anche solo per 5 minuti? Di nuovo mi sfoderava il cazzo davanti agli occhi, questa volta un po’ barzotto. Il bastardo sapeva di avere un attrezzo che faceva gola.. . che non si poteva lasciare. Mi inginocchiai e cominciai a leccarlo, per farlo diventare duro
-prendilo in bocca! Lo sapevo.. . hanno sempre fretta questi extracomunitari Lo feci entrare in bocca, cominciando a pompare.
-più veloce! Più veloce! Sempre la solita storia con gli africani, ma quel cazzo era troppo bello per mettersi a fare storie. Presi il ritmo dei suoi fianchi e mi lasciai trasportare in un pompino mozzafiato veloce e profondo. Ansimava e spingeva come un atleta all’ultimo affondo, un maratoneta all’ultima curva.
-prendila tutta! Lo sentii rompere gli argini e inondarmi la gola di sborra calda e aromatica. Dette un paio di colpi ben assestati e lo tirò fuori, lucido e ancora duro, lungo e nero. Stavo già raccogliendo l’asciugamano da terra quando mi bloccò:
-aspetta.. . visto che le cose brevi non ti piacciono.. . ho pensato di farti lavorare un po’ di più Lo vidi avvicinarsi ad un cespuglio più folto degli altri e agitare un braccio. Spuntarono fuori altri 5 africani. Due sulla trentina, anche loro piuttosto prestanti, e gli altri sopra i 40, un po’ più bassi e panciuti. Senza parole tutti si abbassarono i pantaloni, mostrando un campionario di cazzi impressionante. I più dotati erano un giovane, dal membro ancora più lungo di ‘Mbai, e ul corpulento maturo, che sfoggiava un cazzo lungo e massiccio, ancora una volta circonciso. Presi a succhiarne uno.. . con gli altri tutti intorno. Mentre la lingua percoreva un’asta già in tiro, con le mani menavo due degli altri, che si facevano impazienti. A differenza del primo, sembravano meno frettolosi, più disposti a dividermi da buoni amici. Passavo da un cazzo all’altro. Leccavo, succhiavo, ingoiavo, menavo, mi passavo la lingua sul palmo della mano e poi massaggiavo le cappelle. Mi stavo concentrando sulla mazza del massiccio più anziano quando mi sentii armeggiare alle spalle. L’altro cazzone, quello giovane, si stava sputando sulla cappella, deciso a infilzarmi come uno spiedino. Un incontro molto ravvicinato fra culture diverse. Uno scambio decisamente intimo di esperienze fra popoli differenti. Si fece strada dentro di me a piccoli colpi, aprendosi un varco dentro di me quasi per erosione. Mentre passavo la lingua sulla cappella di due bei cazzoni scuri, duri e umidi di saliva, lo sentivo tutto dentro di me. Dopo quel primo cazzo da sfondamento mi scoparono tutti a turno. Nella mia gola l’aroma naturale dell’uomo africano si mischiava agli umori che il mio culo lasciava sulle loro mazze. Ero sempre pieno. Fra le chiappe e in gola ospitavo degli uccelloni bollenti e possenti. Parlavano poco i neri, ma sospiravano tantissimo. Una roulette russa dove ogni colpo era carico. Un attacco continuo che mi vedeva soccombere ad ogni colpo di reni. Avevo perso l’orientamento, passando da una fava all’altra, da una cappella all’altra, aspettando il momento sublime dell’orgasmo. Nuovamente il maturo più dotato mi avvicinò, si sdraiò sul mio asciugamano e mi invitò a sedermi su di lui, impalandomi sul suo totem. Mi piegai sulle gambe, lasciando sprofondare la sua bestia scura dentro di me. Gli altri 4 si disposero in cerchio e a turno mi porgevano le mazze sbocchinare mentre si segavano. Mi muovevo sulle ginocchia, facendo entrare e uscire il palo massiccio nel culo. Uno dei giovani dette il via al rush finale. Il primo schizzo caldo arrivò da destra. Mi colpì il petto e la gola. Poi arrivarono gli altri, quasi in fila, coprendomi di schizzi. L’altro maturo, che si menava il cazzo come un pazzo, si avvicinò e mi prese la testa fra le mani, sprofondandomi il cazzo in bocca giusto in tempo per schizzarci dentro un litro di sborra densa e salata. Mentre ancora la crema mi scendeva in gola anche il cazzone che tenevo in corpo iniziò a sussultare e inondò l’intestino di sperma. Usai la mezza bottiglia d’acqua che m’era rimasta per pulirmi come meglio potevo.. e quando fui rivestito mi accorsi che erano già spariti tutti nelle tenebre delle frasche. A cena non feci parola di quell’incontro fortunato con Annalisa, benchè abbastanza dentro le dinamiche omosessuali, mi sembrava decisamente troppo. Non riuscii nemmeno a gustare del tutto la magnifica frittura di paranza che avevo nel piatto, tanto ero distratto da quell’esperienza “etnica”. A notte inoltrata, mentre rientravamo al campeggio, sotto a un pergolato vidi alcuni degli uomini che m’avevano riempito di cazzo nel pomeriggio parlottare con altri compagni africani. Cercai di non farci caso, convinto che certa gente avesse ben altro da fare che parlare di me e delle mie prestazioni, ma poi vidi uno di loro indicarmi chiaramente, mentre dava di gomito allo sconosciuto.. . forse avevo trovato un modo nuovo di trascorrere quel soggiorno. FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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