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La zia giovane

Martedì 6 luglio.

Oggi tutto si è svolto nel migliore dei modi, mi sono sentito come il regista di un film, in cui tutto si muove ed accade in perfetta sequela.
Ho lasciato mia zia sotto l’ombrellone.
Per inciso oggi indossava un abbigliamento analogo, ma in versione bianca. Uno schianto sul suo corpo abbronzato.
Le ho detto che facevo due passi lungo il bagno asciuga.
Sono tornato dopo mezzora con Heather, una stangona bionda di origine polacca “casualmente” incontrata. è una puttana di strada, ma dotata di un bel corpo giovane e di cui ho intuito la capacità di muoversi e parlare anche con classe.
Mia zia è stata gioviale, contenta che mi facessi delle compagnie “della mia età”.
Mia zia fa il bagno ogni giorno alla stessa ora e, per non restare nuda dopo poche bracciate, si reca in cabina e indossa un costume più adatto alla bisogna.
Io l’ho aspettata dentro assieme ad Heasther.
Quando ho visto l’ombra della zia stagliarsi sulla persiana della porta ho fatto un cenno alla mia compagna.
<Che cazzzoo! è enorrrme! >
Intravedo la mano di Lara immobilizzarsi di botto sulla maniglia che stava per girare.
<Ti piace? >
<Sitto e scopa me. Lo voglio dentrro…. Piaaano è grrossso! >
<Come sei fradicia! >
<Mi sffondi… bello! Bello! Trrombami! Hooo! >
Perché la recita fosse perfetta, e non un rumore stonasse, avevo atteso pronto, goldone in resta, e la sto trombando veramente.
Forse sta godendo davvero, ma non la bado. Sto chiavando con te che sei immobile lì, dietro la porta. La morbida fica in cui penetro è tua. Sono tuoi i fianchi lisci ed elastici che serro tra le mani, i seni che avviluppo.
Scompari d’improvviso. Affondo alcuni colpi violenti e godo. Senza di te il gioco non ha più sapore. La mia compagna sta godendo! Cazzo! I suoi muscoli vaginali pulsano sulla mia verga, che ancora non ha perso la dimensione.
Ci rivestiamo e le do i suoi soldi, esita un istante, li mette via e mi dice: <Invidio quella donna. Non prima volta che recito, ma oggi tutto vero. Niente falso>
Mi dà un rapido bacio sulle labbra e se ne va.
Dopo un poco torno da mia zia. Mi scruta con sguardo diverso, curioso e imbarazzato.
<Heather è andata via? >
<Ha detto che era stanca ed aveva bisogno di riposare>
<Dopo torna? Se vuoi la invitiamo per il pranzo oppure a cena>.
<Ti ringrazio, ma doveva ripartire, non è di qui. >
Il mio tono è ben studiato: imito un uomo calmo e tranquillo, abituato a molte donne.
Non deve pensare ad un ragazzo stravolto da un’improvvisa avventura.
Lei sembra sollevata per il no all’invito proforma, ma il suo sguardo è indagatore e mi scivola addosso da capo a piedi.
<Zia, mangiamo un boccone alla tavola calda del bagno? Aspetto un’amica e gradirei non muovermi dalla spiaggia. >
Inarca le sopracciglia. <Va bene! >
A tavola fa un sacco di domande: “Hai la ragazza? “, “No, solo amicizie occasionali”, “come mai? “, “molte sono stupide, dopo poco mi annoiano”, “Ne hai avute molte? “, “Abbastanza”.
Finalmente arriva una domanda che speravo mi facesse.
<Qual è il tuo tipo ideale? >
<Molto simile a te, zia>
<Ah! > rimane un attimo interdetta, non sa che cosa buttar lì. <Una specie di mia versione giovanile? >
<Ti reputi anziana zia? >
<Prendi il caffè? >
Non mi ha risposto, cambia argomento.
Spero però che tu venga tormentata dai dubbi: “Cosa intende? Frasi innocue o…. Se gli avessi chiesto se proprio identica a me, … cosa avrebbe risposto? ”
In effetti ha perso parte della sua giovialità, le sue frasi successive, sui più disparati argomenti, appaiono forzate, prive di spontaneità.
Alle tre del pomeriggio è arrivata Mara, una massaggiatrice… , un’esplosione di salute e…. Soprattutto… una coetanea della zia. Anzi, forse ha uno o due anni di più. Ho scelto con cura e questo dell’età è un particolare importante.
La zia ci guarda mentre scherziamo nell’acqua e ancor più ci osserva mentre, sul telo da mare, lei ride alle mie frasi sussurrate nell’orecchio.
Ad un certo punto ci alziamo e andiamo in cabina. Resisto alla tentazione di voltarmi, spero che Lara ci segua con o sguardo.
Ho un tubetto di vaselina e lo prendo dai pantaloni appesi. Tutto va bene fino a quando Mara vede il mio cazzo teso, protesta con vigore. Ho paura che arrivi la zia e le propongo rapidamente il raddoppio del premio pattuito, giurandole che sarò delicatissimo. Per fortuna accetta giusto in tempo: come avrei scommesso una figura si è avvicinata silenziosamente e la sua ombra si staglia sul terreno, visibile se osservata con gli occhi vicini alla stecche di legno della persiana..
L’accademia d’arte drammatica inizia la sua recita.
<No! Ti prego, nel culo no. >
<Scegli. O mi dai il tuo dolce culetto, o quella è la porta e da oggi con me hai chiuso. >
<Lo sai che non posso più fare a meno di te. Sono corsa qui sfidando le ire di mio marito. Faccio sempre tutto ciò che vuoi>
<Se è vero che fai ciò che voglio, poggia le braccia alle parete e spingi indietro il culetto. Se non hai portato la vaselina peggio per te>.
<No! No! Eccola, tieni… Allargami un poco con le dita, ti prego… Metticene un altro, preparami, non farmi troppo male! >
Sarà il caldo, ma sta sudando. Quando sente la cappella appoggiata allo sfintere mi strilla: <Aspetta! Lascia che mi rilassi… >
è estremamente realistica in quella frase, ed anche nell’urlo successivo.
<Forza, il peggio è passato. Sono dentro>
<Ahhh! > La zia è appoggiata alla porta. Riesco a vedere il suo orecchio e i palmi delle sue mani.
<Ora sono tutto dentro… Mi muovo>
Mara ansima, e non ha più bisogno di recitare.
La mia testa è volta verso la zia. Anche adesso quel culo diviene il suo e non riesco a trattenermi. Mi muovo con vigore, affondo in quel budello stretto, sicuramente allenato, ma non a dimensioni come la mia.
Mara protesta un poco, invitandomi a muovermi più lentamente. Poi le inizia a piacere, perché recita troppo bene:
<Dio! Che cazzo. Ho le budella piene! ….. Fottimi! …. Che palo nel culo! …… Godooo! >
Si è portata la mano alla fica e sta venendo a ripetizione. Io passo le dita su quella schiena che non le appartiene.
Colgo un n movimento con la coda dell’occhio. La zia è scomparsa.
Le assesto qualche colpo e le sborro nel culo. Quella troia ha un’espressione deliziata sul volto. Non mi piace, avrei voluto vederla soffrire per la mia foga, come voglio che soffra Lara, quando sarà al suo posto. Mi consolo pensando che mia zia non è una puttana, non la troverò allenata e patirà. La pago e la porto dietro con me, lascio che si stenda sul telo spossata.
La zia è sulla sdraio ed ha il volto scuro. Scavalla le gambe, mentre mi dice che va a fare un tuffo in acqua. Mi sembra di notarle una macchia di umido sulle mutandine, ma non cammina certo a gambe larghe e rimane solo un sospetto.
Le vedo ballare le natiche mentre si allontana e, nonostante sia appena uscito dallo sfintere di una donna, se potessi la rincorrerei per gettarla in terra, strapparle le mutandine e sodomizzarla sulla spiaggia.
A cena è muta. Silenziosa. Ad un certo punto mi chiede di botto quanti anni ha la mia amica. Non lo so, ma le rispondo sicuro: <34> Un buon paio più dei suoi.
<Non è un po’ anziana per te? >.
<Perché zia? L’amicizia non ha età. Inoltre è molto giovanile, proprio come te, non trovi? >.
Che lo trovi o no non lo dice. Suona il campanello. è arrivata Marisa.
Marisa è quanto di più somigliante a lei sia riuscito a trovare. Per accentuare la somiglianza le ho comprato una parrucca e un vestito del tipo che piace a mia zia. Una tunica sbracciata semplice, ma aderente che fa anche da gonna.
è una lunga notte di sesso in camera mia, e sto ben attento a fare più rumore che posso.
è un chiaro messaggio: Michelino è molto resistente zietta.
Ora devo correre a letto: sono le quattro del mattino.
A goderci presto.

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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