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La zia giovane

Mercoledì 14 luglio.

Solo oggi torno a te, caro diario. Non ho avuto più tempo per scrivere.
Ho riletto le ultime frasi scritte qui sopra e torno con la mente a quei momenti.
Telefonai a Mara e a Serena, la quarta delle mie complici, per prendere nuovi accordi.
Mia zia era bellissima, nonostante il volto triste e l’aria trasognata. Aveva una lunga tunica colorata tipo squaw, sandali allacciati alla caviglia ed una fascia, dei colori del vestito, che le circondava la testa passandogli sulla fronte. Era molto giovanile. Io mi ero messo un pesante medaglione con catena d’oro al collo, che occhieggiava dalla camicia sportiva abbondantemente aperta. Ho un petto villoso per la mia età, senza esserlo in modo scimmiesco. Sotto indossavo Jeans attillatissimi, con pacco in mostra e occhiali scuri. Avevo l’aspetto di un piccolo delinquente, che accentuavo con le espressioni del volto.
Arrivati là facemmo le nostre rapide presentazioni tra Me, la zia, Mara, Serena e … Marco. Un bell’uomo, anche se un po’ finto (ma forse era solo la logica antipatia).
Ballammo. Come speravo mia zia era intenta a guardare me e le mie amiche. Entrambe avevano addosso abbigliamenti da discoteca che avrebbero potuto usare anche per la loro professione. Minigonna al limite inferiore delle mutande, calze a rete e camicie trasparenti indossate senza reggiseno.
Aspetto che si sia creato il clima giusto, poi mi rivolgo a mia zia: <stanno suonando un altro lento. Balli con me? >
<Grazie Michele, ma hai le tue amiche… >
<Dai zietta, ci tengo proprio. Non posso mica raccontare a mamma che non ho fatto ballare la sorellina! >
<Non importa. Non credo che Ada badi a queste cose. >
Iniziai a fare la voce supplichevole del bravo nipotino: <Ma ci tengo anch’io! >
Dentro di me godevo immaginando le paure di Lara, il timore delle sue reazioni.
Quello stupido di marco mi viene in soccorso, pensando di fare il galante.
<Dai Lara, non vorrai preferire un amico a tuo nipote! Lo vedi che ci tiene! Io soffro, ma attendo felice. >
La zia non vuole ballare con me, ma non sa più come fare per rifiutarsi. Alla fine viene con me alla pista da ballo ed io inizio a ballare in modo rassicurante: mano nella mano la sinistra, leggera come vuole il più classico dei galatei;
destra al suo fianco, appena sfiorante, come un giovane impacciato. Tengo almeno dieci centimetri di spazio tra i nostri corpi, da educando timido.
Il suo amico non balla nello stesso modo. Serena doveva impersonare una ninfomane nel mio piano ed anche in questa variante mantiene il ruolo. Lara guarda verso il suo cavaliere, disperata. Però Marco è avviluppato in un ballo che sembra la lotta tra due bacini, a cosce incrociate.
Il “salvatore” di Lara è lontano nello spaio e nel tempo.
Guido “inavvertitamente” Lara ad urtare un’altra coppia. Tacchete! Si ritrova aderente a me. Il mio bacino era pronto in avanti e mia zia sussulta due volte: per l’improvvisa spallata e per il corpo contundente che accoglie il suo rimbalzo. Tutto va come previsto e sento avvicinarsi il momento di gloria. Ciò mi rende estremamente eccitato, pertanto il cilindro la preme davanti è quasi al massimo delle sue potenzialità. Vedo il suo imbarazzo, che rasenta il terrore ed io le passo il braccio dietro, sulla schiena: la zia non può più allontanarsi.
<Michelino, siamo tropo stretti, non riesco a ballare. > La voce è supplicante.
<Scusa zia, ma c’è troppo ressa, se non stiamo più vicini ci scontriamo con altre coppie. >
Resiste pochi istanti. Sta sudando: <Michelino, scusami, mi sento poco bene. >
<Ti accompagno a bere qualcosa. >
<Grazie. >
Andiamo al bancone e, senza chiederle cosa desidera, ordino due whisky con ghiaccio.
Abbiamo appena cominciato a sorseggiare che si avvicina Mara. Mi sussurra nell’orecchio: <Tra un minuto esatto. Bagno degli uomini. Guasto. >
Si allontana.
<Michele! Che vuole quella p… Non mi piace che frequenti persone così… così… equivoche! >
<Zia! Che dici! >
<Dov’è Marco? Devo chiedergli di accompagnarmi a casa. Inizio a stare veramente male. >
<Ti porto io. >
La sillaba le scappa via urlata, quasi isterica: <No! >
<Hai le tue amiche! Ci vediamo a casa più tardi, anzi, ti auguro di fare molto tardi! >
è sull’orlo di una crisi di pianto.
<Vado a cercarlo, aspettami qui. >
Quando si dice il culo! Nei film carichi di tensione c’è sempre l’imprevisto che rischia di compromettere ogni cosa.
Io, invece, non devo nemmeno usare la scusa preparata per allontanarmi.
Mi dirigo ai bagni ed entro. Sulla porta di uno c’è un cartello scritto guasto.
Busso tre colpi ed entro. Marco è lì, in piedi, con Serena accanto che gli succhia il collo e gli tiene in mano l’uccello. Quell’uccello la cui punta scompare nella bocca di Mara, accucciata davanti. Mara si stacca, si alza e si mette all’altro fianco di Marco.
Marco è pallido, non capisce che cosa sta accadendo, ma non gli piace la svolta degli eventi.
<Caro Marco. > Ancor più assumo la voce da delinquente. <te stai cercando di fare cornuto mio zio e la cosa non mi piace. >
<Ma… >
<Zitto! Hai tre scelte. Uno: andiamo da mia zia, così io e le mie amiche gli raccontiamo di questo spettacolo privato.
Due: (tiro giù la cerniera ed estraggo il cazzo teso, che guarda con stupore) vuoi fare il duro e io, aiutato dalle mie amiche, ti schianto questo nel culo. Tre: vieni con noi, dici a mia zia che devi improvvisamente partire per l’Arabia
Saudita ed esci con queste due belle fichette. Sono un omaggio della ditta per la serata. Cosa scegli? Conto fino a tre. >
Cosa avreste scelto voi?
<Scusami Lara, ti stavo giusto cercando. Mi hanno chiamato sul cellulare. Si è incendiato un nostro emporio a Firenze e devo partire immediatamente. Sono veramente dispiaciuto e imbarazzato… ci sentiamo. >
A mia zia sfugge un gemito di disperazione: <Oh no! >
<Non ti preoccupare zia. Ti porto a casa io. Marco, lascia loro all’albergo per favore. >
<Certamente! >
Lara guarda Marco distrutta: <Non mi puoi accompagnare tu? >
Marco mi fissa ed è fulminato dal mio sguardo. <C’è tuo nipote. Almeno, se ti senti poco bene, lui resta con te. Ciao. >
Mara continua un poco la scena: <Ma Michele! >
<Va via! > Faccio il duro. <Mia zia si sente poco bene e non voglio impiastri tra i piedi. Ti chiamo io quando mi pare! >
Se ne va a capo chino ed io seguo il terzetto con lo sguardo.
Mi volto verso zia Lara. Il suo sguardo è cambiato, mi guarda curiosa e improvvisamente serena. Muove le labbra, senza produrre suoni. Parla tra se. Un cambiamento d’umore che non ho previsto e non riesco ad interpretare.
<Che hai detto zia? >
<Oh, niente, chiedevo come mai ai mandato via le tue amiche. >
<Non ti piaceva e non piaceva molto neanche a me. > Ci avviamo verso l’auto.
Sta silenziosa mentre guido, il viso ha un’espressione profonda, riflessiva. Non ha nemmeno fatto caso ala vestito che si è scomposto scoprendo le splendide cosce. Mi abbagliano mentre guido, lo sguardo non fa che cercarle. Siamo quasi giunti a casa quando esclama a se stessa: <Che stupida! >
Poi, come se avesse smesso solo allora di parlare, riprende:
<Non era il tuo tipo? >
<No. > La sbircio con la coda degli occhi.
Ha un sorriso strano negli occhi e sulle labbra: <Troppo vecchia? >
<No, per quello era perfetta. >
Il sorriso si allarga ancora, mentre gli occhi si strizzano un poco, in espressione furbetta che mi preoccupa, come la raffica delle domande.
Sono quelle che volevo, ma mi fanno paura. Eppure non posso fare a meno di constatare che è stupenda con quell’espressione sul volto: <Ti piacciono più mature… come me? >
<Si. Decisamente si. >
<Molto simili a me? >
<Identiche a te. >
Si morde il labbro e chiude gli occhi. Serra le mani che tiene in grembo.
In un attimo siamo a casa. Entriamo e, allora, parla nuovamente, fissandomi negli occhi, ritta di fronte a me. I suoi occhi brillano come stelle. Inizio a sentirmi sfuggire il controllo dalle mani.
<Quindi, come donna, sono una preda ambita… Scommetto che non te ne frega niente che io sia la sorella di tua madre! >
Una donna eccezionale. Rischia di prendere il sopravvento. Tergiversare non servirebbe che a farmi finire sulla difensiva, lasciando a lei il controllo della situazione.
<Hai perso la scommessa zia. Sei la donna più bella e arrapante che abbia conosciuto, sei la mia preda favorita Lara, da sempre, ma non è vero che non me ne frega niente che tu sia mia zia… rende la cosa molto eccitante. >
<Michelino! > La sua voce è dolce, un tenero rimprovero, ma gli occhi parlano diversamente e mi fanno paura.
Di botto si avvicina con gli occhi in fiamme: <Sei uno stronzo! >
Non retrocedere e mantenerle lo sguardo puntato negli occhi è un grande sforzo di volontà.
Ha alzato il tono della voce. <Tu hai orchestrato tutto! Vieni a Pisa dopo anni e con uno schiocco di dita sei circondato di donne. Non hai mica scritto in fronte “sono mister chiavata” sai! … In cabina, con una donna…. Prezzolata.
Ti sei fatto trovare nell’ora che mi cambio tutti i giorni!
Era tutta una scena per me…. per la “preda” designata! Marco lo hai scacciato tu. Uno scambio: due puttane a pagamento in cambio di una puttana di vocazione, il tutto farcito con qualche recita, di quelle in cui ti dimostri un campione! >
Parlando si carica e si arrabbia ancora di più, forse le scorre in mente tutto quello che le ho fatto passare: <Il nipotino tromba di mattino e poi inchiappetta sulla sera e di notte! E come le hai addestrate bene! “ohhh, che cazzone”, “ohhh, mi rompi tutta” … Tutta la notte a far cigolare il letto… ed io, cretina, a non chiudere occhio. >
Improvvisa, ed inevitabile, mi arriva una sberla. Una titanica furia mitologica mi si para davanti. I neri e ricciuti capelli divengono serpi nere scaturite dall’inferno. Gli occhi sono pozzi dal cui profondo nero escono le folgori di Giove, padre degli dei. I denti bianchi, serrati e schiumanti, armi pronte ad uccidere.
è stupenda. La bellezza di Venere e la forza di Diana si sono congiunte all’ira di Giunone.
Non sono pronto quando le unghie protese mi arpionano le guance. Cado a terra con questa furia addosso.
Ho un attacco di panico. No! Cazzo! Il gioco lo conduco io!
Do un colpo di reni ed adesso sono io addosso a lei; le sono a cavalcioni sullo stomaco e le tengo le braccia inchiodate al suolo sopra la testa.
Le mie guance bruciano.
Lei agita la testa per cercare di addentarmi le braccia, ma non ci arriva.
Scalcia per cercare di ribaltare la posizione. Poi inizia a richiamare a se le gambe, colpendomi ripetutamente la schiena con la ginocchia, con tutta la forza che ha.
Resisto. Ora si agita solo a tratti, sono tutto sudato per lo sforzo ed il caldo. Il sudore brucia come vetriolo nei miei graffi. L’ho immobilizzata, ma ora che faccio?
<Una puttana! Mi hai fatto sentire una puttana! Zoccola, ti vuoi fare tuo nipote…… era il nipote che voleva fottere la zia! >
Ora urlo io: <Ti amo da impazzire> e calo la mia bocca sulla sua, fra sorpresa ed ansimi per lo sforzo, trovo la sua bocca aperta e la mia lingua frulla nella sua bocca.
La mente mi urla “Ora mi morde! Mi trincia la lingua! ”
Per mia fortuna si “limita” ad afferrarmi i capelli sulle tempie e a tirare con violenza per scostarmi la testa. Sento un male d’inferno, mi sembra che il cuoio capelluto debba strapparsi d’improvviso lasciandole brani di capelli e carne sanguinolenta: non mollo. Mi aiuta la sua lingua, che premendo sulla mia per ricacciarla fuori, ottiene come risultato di mulinellare assieme alla mia.
Non ho molto tempo. Mi sdraio su di lei forzando le sue gambe.
Sento i suoi denti aderire alla mia lingua, ma inizia con una pressione graduale, non è un morso improvviso e violento:
cerca di trovare la pressione giusta per costringermi a mollarla senza mutilarmi, sono pur sempre il figlio di sua sorella.
Le indecisioni e le compassioni fanno perdere le guerre.
Il mio bacino aderisce al suo. Il pene, gonfio d’eccitazione per la lotta, arriva sulla sua intimità.
Lo muovo e premo con vigore, per farne sentire la possanza.
L’ha sentita, perché sgrana gli occhi e i denti mollano la pressione. Ora premono di nuovo, con maggior decisione. Non ho tempo.
Alzo il bacino, la gonna è tutta sollevata per la lotta frenetica, afferro le mutandine e con un colpo deciso le strappo via. La sua bocca si spalanca in un “no” disperato e soffocato dalla mia bocca.

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I racconti erotici sono spunti per far viaggare le persone in un'altra dimensione. Quando leggi un racconto la tua mente crea gli ambienti, crea le sfumature e gioca con i pensieri degli attori. Almeno nei miei racconti.

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