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La zia giovane

Il mio bacino è sempre sollevato. Tiro giù la cerniera e stacco letteralmente il bottone superiore.
Lei si agita forte, ma non quanto prima, la mano residua è sufficiente a mantenerle inchiodate le braccia unite per i polsi. Una lacrima le scivola via dall’angolo di un occhio.
Con qualche rapido gesto della mano, che aiuto sculettando, jeans e boxer sono giù quanto basta.
La punta del mio pene poggia sulla sua fica, frugandola alla ricerca dell’accesso.
Ha un moto spasmodico di ribellione e le mani, prima una poi l’altra, sfuggono al mio controllo.
Però la sua reazione non riesce ad andare oltre ad una serie di colpi coi pugni chiusi, dolorosi, ma inconcludenti.
Anche la bocca sfugge al mio controllo. Mi sibila: <Vigliacco! >
Le grandi labbra si schiudono alla testa del mio pene e trovano un mare umido e scivoloso.
Povera zia, in lotta da sola contro di me e se stessa. La sua vagina è così fradicia dei suoi umori che, senza doverla forzare, posso scivolare lentamente e dolcemente dentro di lei.
La sua testa s’inarca all’indietro, mostrandomi la liscia pelle del collo, ed io glielo bacio. Un lungo sospiro le esce dalle labbra. Navigo in una nube vaporosa, mentre la mia asta scorre fino a poggiarsi delicatamente contro il collodell’utero. Lentamente il brando inizia il suo percorso inverso, mentre le sue braccia si poggiano sulle mie spalle e le sue gambe, dal ginocchi in giù, si poggiano sui miei polpacci.
<Vigliacco. > Ma la sua voce è un dolce sussurro. Ora è la sua bocca che cerca la mia. Le lingue si trovano per ballare impazzite. Una mia mano scorre sui suoi lombi e l’altra le carezza il volto.
Le sue braccia si serrano sulla mia schiena e scorrono fino a stringermi i glutei, poi risalgono e mi stringono forte.
Alla mia mente giungono gli impulsi del mio cazzo che scorre veloce dentro di lei. Le sue gambe ora mi avviluppano completamente. Vortichiamo. Lei è già scossa da un violento orgasmo, ma troppa è l’eccitazione di essere lì, nel sogno di una vita e rapido mi sciolgo inondandola, mentre lei urla ed un verso strozzato prorompe dalla mia gola.
è stato un orgasmo rapido, ma intenso. Ci baciamo ancora a lungo. Poi ci sciogliamo e giacciamo a fianco a fianco sul pavimento. In parte ha vinto lei. L’ho avuta, ma diversamente da come era scritto nei miei sogni. Eppure è stato stupendo. Poi la sua testa si alza e viene a poggiarsi sul mio stomaco, che è l’unica parte nuda assieme al ventre e le cosce. Carezza il mio pene e lo fa vibrare. Allunga una linguatina sul glande.
Carezza ancora, mentre rapidamente la mia virilità si risveglia. Con un brivido, che mi risale dai lombi al cervello, vedo quella massa di capelli spostarsi in avanti e sento le sue labbra richiudersi rapide sul glande. Lo succhia, lo titilla con la lingua e, ormai rigido, inizia a scorrervi sopra introducendolo nel profondo della sua gola. Poi lo molla, per poterlo guardare, mentre la sua mano lo massaggia delicatamente.
<Michelino, allora questa non era una recita! Hai un cazzo enorme! E ritorna subito duro! >
<Zia, se mi chiami ancora Michelino, anche una sola volta, t’inculo. > Lo dico dolce, ma con voce ferma.
Si drizza a sedere e mi guarda. <Mio Dio! Come ti ho conciato! … aspetta. > Si alza e la gonna ricade sulle gambe, a negarmi lo loro visione.
<Oh! Sto colando dalla passerina, ma quanto n’avevi? > Scappa via.
Sospiro beato.
Torna con un asciugamano inumidito, del cotone e una boccetta.
Mi tende la mano e mi conduce nella mia camera.
Mi fa sedere sul letto, il volto rivolto in alto. Lei, in piedi, mi lava e mi disinfetta.
Le mie mani s’intrufolano nella sua gonna e scorrono lungo le sue gambe. L’interno è striato dagli umori che ancora colano. Non si è lavata. Arrivo in alto e scorro, dalla passerina allagata ai dolci glutei. A tratti socchiude gli occhi e sospira. <Aspetta, dai! >
“Aspetta”, che parola dolce.
<Spogliati mentre vado di là. > Lo dice con un sorriso ed una strizzata d’occhio.
Mi spoglio mentre la verga mi fa così male per l’eccitazione che debbo accarezzarla.
Torna coperta da un vaporosa e trasparentissima camicia da notte nera. Appena un velo sulle sue splendide forme. Era anche cortissima e finiva al livello del suo pube, molti centimetri sopra l’inizio delle calze nere dai bordi orlati. Le calze erano rette da un reggicalze nero che le cingeva la vita e costituiva l’unico indumento sotto a camiciola. Le aureole del seno eretto erano grandi e scure ed il capezzolo irto e grande come la prima falange di un mignolo.
La fissavo a bocca aperta. Lei Allarga in modo molle e sensuale le braccia e fa un lento giro su stessa per farsi ammirare tutta, compreso il rotondo culetto.
<La “preda” è di tuo completo gusto Michelino? > E calcò la voce sul mio nomignolo.
<Non ho mai visto un corpo simile al tuo! Sei super zia, la donna più sexy del mondo… però mi hai di nuovo chiamato Michelino… lo sai cosa ti faccio ora, vero? >
Mi fa una smorfia ed una linguaccia: <Se no per quanto me lo lasciavi sano? Per un giorno o per un’ora? >
Si avvicina e mi porge, sorridendo, una boccetta. Preso dal suo corpo non mi ero nemmeno accorto che tenesse qualcosa in mano.
è una boccetta d’olio, di quelle da picnic.
<Come mi devo mettere? >
Mi alzo e la bacio: <Posso farmi mettere come piace a me? >
<Certo, porcellino. >
Mi dà un lungo bacio. Successivamente sposto la poltrona vicino all’armadio, con lo schienale verso lo specchio dell’anta centrale. La faccio mettere inginocchiata in cima al cuscino, le braccia e la testa appoggiate allo schienale.
Ho sognato di vedere il mio cazzo mentre affondava in quel sedere e voglio realizzare il mio sogno, così come quello di vederla in volto mentre lo faccio.
Le ungo la rosetta e lentamente la penetro col dito. Ho un attimo di esitazione, mi chiedo se… No, che sciocco, è lei stessa che me lo ha chiesto felice.
Faccio scorrere lentamente il dito dentro di lei.
Il tatto mi porta dentro di lei, nelle pareti calde ed elastiche che seguono il l’anello dello sfintere.
Il dito scorre ancora e vi verso, a goccia a goccia, quell’olio, fissando ipnotizzato il mio stesso gesto. Il tempo si è fatto lento. Il sospiro di lei mi riporta alla realtà. Ora, piano, torna la mia eccitazione, torna il maiale che è in me, tornano i sogni.
Introduco un secondo dito e, ruotando dolcemente, faccio rilassare i suoi muscoli. Estraggo le dita, ungo con la mano la mia asta e mi posiziono.
Le carezzo la schiena, poi la afferro per un fianco, a trattenerla mentre il pene, tenuto in mira dall’altra, ubbidisce alla spinta dei miei fianchi.
Vedo il suo volto teso che cola sudore. Non mi ha chiesto di essere delicato e non mi chiede niente nemmeno ora. Con un sussulto il glande entra, l’anello sfinterico si richiude dietro lo scalino del glande. Appena un gemito sommesso, le labbra strette.
Lentamente avanzo. Il suo volto è contratto, sento e vedo che cerca di rilassarsi e di respirare lentamente.
Do qualche leggero movimento avanti e indietro, a massaggiare lo sfintere, e ne godo profondamente, sento la parete elastica scorrermi lungo il glande che la dilata.
Avverto l’adeguarsi dello stretto ingresso a permettere un più libero scorrimento e vedo il suo volto meno contratto.
Deciso, ma non impetuoso, avanzo fino in fondo, per adagiarmi sui suoi sferici glutei.
Inizio a muovermi, ammirando lo spettacolo della mia larga torre che esce e, incredibilmente, rientra. D’un tratto vedo il suo volto rilassato, gli occhi chiusi e le labbra semiaperte, come una bambina addormentata. A ninnarla e ciò che le sto facendo scorrere dentro.
Ora quella posizione mi appare bestiale e priva d’anima.
Rivedo il bel volto di mia zia, non più quello della femmina che mi fa infoiare. Mi fermo, interamente affondato in lei e la tiro su, ritta in ginocchio con la schiena aderente a me. Le sfilo la camiciola dall’alto che lei, docile e con gli occhi chiusi, si lascia togliere. La bacio sul collo, mentre le mie mani scorrono su di lei. Le carezzo il seno, gioco coi suoi capezzoli e, mentre una mano si ferma sul seno, l’altra scorre in basso: carezza lo stomaco, il ventre che immagino ripieno di me e arrivo al suo serico pelo, che frugo e carezzo.
Ora geme. <Così, continua così. Mi piace. > è appena un sussurro.
Mi estraggo da lei e la traggo al letto, mi sdraio su di un fianco e le faccio capire di distendermisi davanti di spalle. Poggia il capo su mio braccio. E con la mano la carezzo, continuando anche mentre la penetro nuovamente. L’ano è ormai forzato e il mio cazzo non trova difficoltà a riprendere la sua posizione. Con l’altra mano, ora libera, riprendo a carezzarla tutta. Ritmicamente asseconda le mie avanzate premendo le sue rotondità contro di me.
<Toccami davanti, ti prego> M’impossesso del suo clitoride e lo massaggio. Ansima forte ed urla mentre gode. Rallento la mia corsa e fermo quasi le mie dita.
Aspetto che i suoi sussulti si plachino e poi vergo di nuovo, in sincronia. Vado avanti un poco e, quando sento che vibra, scorro in lei impazzito. Urla di nuovo, ed io godo profondamente. Con la voce arrochita mi grida <Lo sento! Michele, sento il tuo sperma caldo che m’invade l’intestino! è bello da impazzire! > Rimaniamo fermi un poco spossati, specialmente lei, che ha subito le emozioni più forti. Mi estraggo e scivolo giù a leccarle l’ano. Sono soddisfatto nel trovarlo tutto arrossato, ma privo di sangue vivo.
<Piano Michele, brucia. >
<Perché non mi hai detto che la posizione iniziale non ti piaceva? >
<Piaceva a te e questo mi rendeva felice. >
<Lara ti amo, ti amo da sempre. Se anche il tuo corpo non fosse il più bello del mondo, nessuna donna potrebbe competere con te. >
Mi ha abbracciato felice e quante cose abbiamo fatto quella sera… e il mattino… e i giorni seguenti.
Ora sono qui, in questo treno triste che mi porta via. Sono pazzo, lo so, ma ho cercato di convincerla a lasciare lo zio e a fuggire con me.
Lei mi ha tenuto testa. Mi ha detto che è innamorata di me, ma che il nostro amore è impossibile. Pregiudizi, età, ha tirato in ballo di tutto. Ha soprattutto detto che l’amore eterno è spesso una fantasia. Nella vita in comune, lentamente, ogni cosa si affievolisce nella routine quotidiana, nelle piccole noiose cose della vita. Ha detto che questo è il modo per sperare in un amore eterno.
Ha giurato di chiamarmi ogni volta che sarà triste e così dovrò fare io. Ha detto che lei ormai si sente mia e sempre le sue braccia saranno sempre aperte (Sorridendo maliziosa ha detto “non solo quelle”). Domani torna lo zio ed ha insistito perché partissi. Ha detto che si sentiva a disagio a trovarsi improvvisamente con tutti e due presenti, ma so che teme la mia gelosia.
E’ una donna razionale, ma io sono triste ed odio la razionalità. Lei è più in gamba di me, ha lei il controllo della situazione. Non vedo l’ora che lo zio riparta. Domani rientro al lavoro. Non voglio consumare un solo giorno delle mie ferie senza di lei.. FINE

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