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Le prime scoperte

Erano insieme da molti anni ormai, si conoscevano bene, si amavano.
Si erano raccontati tutto, tuttavia rimaneva sempre qualcosa di cui parlare, qualcosa che non si decideva a prendere forma, che rimaneva in sospeso, continuamente rimandato.
I sogni segreti, i desideri di cui un po’ ci si vergogna erano stati affrontati e lui sapeva bene che Maria, nonostante i suoi modi distaccati, si eccitava all’idea di essere osservata da un estraneo. Lei in piedi, nuda, di fronte ad un uomo sconosciuto che la guardava, senza toccarla.
Anche lei conosceva i pensieri di Marco, lui che vedeva lei non solo osservata, ma accarezzata, toccata, abbandonata nelle mani di uno sconosciuto.
Mai però questi discorsi erano andati oltre a delle semplici fantasie, tuttavia mai erano stati abbandonati e, di tanto in tanto, tornavano ad affacciarsi nelle loro conversazioni.
Maria – Cos’hai questa sera, sei così taciturno –
Marco- Nulla, sono stanco, sto pensando-
Maria – Stai solo pensando? A me pare che tu mi stia guardando le gambe- Rispose ridendo Maria.
Erano in soggiorno e lei stava leggendo sdraiata su una divano, aveva appoggiato le gambe su un basso tavolino di fronte ed il leggero abito di cotone che indossava le lasciava generosamente scoperte. Marco era seduto sul divano di fronte, anche lui semi-sdraiato ed, effettivamente le stava guardando le gambe che gli piacevano così tanto: sottili, abbronzate, eleganti. Che davano slancio ad un fisico già bello e ben proporzionato.
Marco- Ok, è vero ti sto guardando le gambe, ma sto anche pensando.
Maria – A cosa?
Marco- Alle tue gambe e m’immagino un uomo che ora, seduto vicino a te, le stia guardando come sto facendo io e poi lo vedo appoggiare una mano sulla tua caviglia e farla scorrere, lentamente su per le tue gambe, più su, sempre più su.
Maria – Ti eccita?
Marco- Si, lo sai che queste fantasie mi eccitano terribilmente. A te non eccitano?
Maria – Si e no. Qualche volta, di notte, quando non riesco a dormire, ho immaginato delle situazioni simili. Io sto dormendo, sono nuda ma coperta dal lenzuolo, vedo un uomo che si avvicina al letto, mi osserva e poi incomincia a spostare il lenzuolo scoprendomi poco a poco. Ogni tanto si ferma, poi riprende sino a quando sono completamente esposta al suo sguardo. Si siede sul bordo del letto e continua a guardarmi. Si, pensare a questo mi eccita, qualche volta mi sono anche accarezzata.
Marco- Sei venuta?
Maria – Si.
Marco- Ma mi spieghi come mai parliamo da anni di queste fantasie, quasi sempre le stesse; ci eccitiamo a sentire i racconti dell’altro, ma non facciamo nulla per realizzarle?
Maria – Non lo so, forse ho un po’ di paura a pensare di vivere per davvero quello che sogno, soprattutto quello che sogni tu.
Marco- Perché paura?
Maria – Sai, non sapremmo con chi avremmo a che fare, che tipo di comportamento potrebbe avere, che reazioni.
Marco- OK, ma se la situazione fosse completamente controllata da noi e i pericoli alla fine fossero solo dei pretesti?
……una piccola pausa di silenzio……………..
Maria – Si, credo che potrei pensare di affrontare una situazione simile.
Marco- Il problema è se ti piacerebbe farlo, se deve essere una costrizione allora meglio rinunciare.
Maria – è l’idea che uno sconosciuto mi tocchi, mi fa un po’ schifo.
Marco- Guarda che lo sconosciuto ce lo sceglieremmo noi. Non sarebbe il primo che passa. E poi, potremmo stabilire delle regole, dei limiti. Saremmo noi a guidare il gioco. Non il contrario.
Maria – Che tipo di limiti?
Marco- Decidere cosa potrebbe fare e cosa NON fare. Per quanto tempo. Se dovrà rimanere vestito oppure potrà spogliarsi.
Maria – Meglio vestito.
Marco- OK, decideremmo le regole insieme, vorrei che la cosa ti piacesse, altrimenti non interessa neanche a me.
Maria – Lascia che ci pensi un po’, va bene?
Marco- Va bene, quanto vuoi.
Maria – Mi abbracci un po’?
…………………………………………………………………..
Qualche giorno dopo, una sera.
Maria – Sai, Marco, ci ho pensato.
Marco- A cosa?
Maria – A quelle fantasie sullo sconosciuto. Devo dire che non sono contraria, ma ho sempre un po’ di paura.
Marco- Senti, parliamone, cominciamo a stabilire le regole del gioco, se la cosa non dovesse piacerti ci potremo fermare.
Maria – Va bene, la prima cosa è che non voglio fare l’amore con lui.
Marco- Questo è certo. Ti dico di più, lui dovrà restare vestito e potrà usare solo le sue mani. Quindi non potrà baciarti e non voglio che ti tocchi il viso.
Maria – Perché.
Marco- Perché il tuo viso e la tua bocca sono solo per me.
Maria – Vieni qui (ridendo), baciami.
……………………………
Maria – Non voglio neanche che mi penetri con le dita.
Marco- …però qualcosa dovrai pur concedere a questo tizio, altrimenti non troviamo nessuno.
Maria – A proposito, ma come lo troviamo?
Marco- Ci sono i giornali, c’è internet. Questo è il minore dei problemi.
Maria – Mmmm……OK, ma il sedere no.
Marco- (ridendo) capisco, capisco……. (in realtà Maria aveva già sperimentato delle penetrazioni anali, ma non ne traeva particolare piacere).

REGOLE D’INGAGGIO.
Dovrà rimanere vestito.
Potrà usare solo le sue mani.
Avrà a disposizione un’ora di tempo.
Non potrà toccarle il viso e la bocca.
Non potrà penetrarla nel sedere con le dita.
Non potrà usare alcuna forma di violenza.
Lei non sarà attiva, ma solo passiva.

Marco- Sei soddisfatta? Mi sembra che abbiamo pensato a tutto.
Maria – Si, abbastanza, ma ho un po’ di ansia.
Marco- Senti Maria, però devi essere ben conscia del fatto che, se lui rispetta queste regole, nel tempo che avrà a disposizione potrà esercitare i suoi diritti.
Maria – Cosa vuoi dire?
Marco- Che potrà disporre di te a suo piacimento. Tu sarai completamente nelle sue mani, potrà spogliarti o chiederti di farlo, potrà farti assumere le posizioni che sceglierà. Ti potrà guardare, toccare, aprire. Ovviamente io sarò sempre presente e pronto ad intervenire. Potrà piacerti o darti fastidio, ma non potrai sottrarti, salvo il non rispetto delle regole del gioco.
Maria – Sono nervosa come una gatta, ma mi stai eccitando.
Marco- Potremmo anche inventarci qualche storia, così per coinvolgerlo di più.
Maria – Che tipo di storia?
Marco- Qualcosa che lo faccia sentire come fosse lui ad averti in pugno.
Maria – Qualcosa che mi faccia apparire come se non fossi consenziente, almeno non completamente, e che quindi lui dovrà dominare?
Marco- Esattamente.
Maria – Qualcosa come….. tu mi stai obbligando perché hai scoperto che ho un’amante e….
Marco- No, vorrei che tu sembrassi una innocente e tenera giovane donna…….
Maria – (ridendo) Ma io sono una innocente e tenera giovane donna.
Marco- Mai detto il contrario, comunque scherzi a parte, una situazione in cui io, marito un po’ bastardo, ti sto forzando a fare qualcosa che tu non condividi, ma che non puoi rifiutarti di fare.
Maria – Per che motivo plausibile?
Marco- Lasciami pensare……. debiti, tradimenti, dominazione psicologica…. tutto troppo teatrale. Ci vuole qualcosa di più semplice, di credibile.
Maria – Se io fossi una mogliettina un po’ all’antica e tu ti fossi un po’ stufato?
Marco- Cosa intendi?
Maria – Diciamo che io potrei apparire come la moglie di ottima famiglia che ha ricevuto un educazione un po’ rigida e questo la condiziona nelle situazioni, diciamo, intime.
Marco- Certo, un matrimonio nato sui banchi di scuola, ma sulla soglia del naufragio per sopravvenuta noia ed incompatibilità di esigenze intime.
Maria – (ridendo) non incomincerai mica a crederci?
Marco- Di questo stai pur sicura, ma rimarrà un nostro segreto.
Vediamo: ci conosciamo da una vita, ci siamo sposati e ci amiamo. Tuttavia io ho delle esigenze sessuali (nulla di strano) che però tu non riesci a soddisfare per via della tua rigidità morale e delle tue inibizioni, in realtà sei una donna sensuale che, però, vive il sesso con dei grandi sensi di colpa.
Maria – Mai sentito un senso di colpa.
Marco- Lo so (ride), lasciami finire.
Quindi la situazione è degenerata ed ora siamo sull’orlo della separazione. Tuttavia entrambi sentiamo di amarci ancora. Da tempo ti sto chiedendo di imparare a lasciarti andare, di vivere in modo più naturale i rapporti sessuali, ma tu, pur avendoci provato, non riesci a sbloccarti. Sei andata anche da uno psicologo, ma la cosa non ti è piaciuta ed hai smesso. Io, allora, esasperato ti ho imposto un ultimatum: una gesto trasgressivo di totale abbandono. Concederti ad uno sconosciuto (ma con forti limitazioni, per una iniziazione progressiva e non traumatica) in mia presenza. Tu hai detto no, ma di fronte alla mia decisione di procedere alla separazione, hai cominciato a cedere e, dopo mesi di tensioni, siamo arrivati al punto. Che ne dici?
Maria – Dovresti scrivere dei romanzi.
Marco- Lo so. Allora?
Maria – Allora si, potrebbe funzionare.
Marco- Sei sicura?
Maria – ………. non saprei, forse, ma tanto vale provarci.
………………………………………
Come facciamo per la ricerca? Come pensi di fare?
Marco- Partiremo da internet, ma fatta una prima selezione, voglio incontrarli di persona prima di scegliere.
Maria – Anche io?
Marco- No, sarebbe meglio che non ti vedessero se vogliamo che credano alla nostra storia. Porterò delle tue fotografie.
Maria – Cos’è, un appuntamento al buio? (ride) Ma almeno sceglierai il più bello?
Marco- Mmmmmm….. magari non troppo bello.
Maria – Ehiii…. guarda che deve toccare me, se mi porti un vecchietto od uno con la pancia ti uccido. Anzi, prima scappo, poi ti uccido.
Marco- Ehhhhhhh, quante storie. (ridono e si baciano).
………………………………………………
A completamento della loro storia (ad uso e consumo del “terzo” che dovevano coinvolgere) decisero che Marco gli avrebbe detto della sua decisione, accettata a malincuore dalla moglie, di non informarla, in anticipo, dell’incontro (per evitare ripensamenti all’ultimo minuto). Ma che, dalla decisione di accettare la prova, questa avrebbe potuto avvenire in ogni momento. Senza preavviso.
……………………………………………………………………..
Dopo qualche settimana Marco aveva selezionato una decina di annunci da vari siti internet.
Li guardarono insieme. Marco insisteva per eliminare gli “adoni”, Maria invece lottava per selezionarli. Arrivarono a dei compromessi.
Dopo aver stabilito un contatto diretto ed aver spiegato, in modo sommario le loro esigenze, alcuni vennero scartati, altri si dichiararono non interessati. Ne rimasero tre. Marco fissò un appuntamento con tutti. Due a Milano, in un bar, il terzo in un Autogrill dell’autostrada.
Il primo venne scartato perché abitava a solo pochi kilomeri dalla loro città. Lo ritennero troppo pericoloso.
Il secondo venne scartato perché dimostrò una così limitata capacità intellettiva da sollevare sconcerto.
Rimase il terzo, quello incontrato in autostrada.
Era un uomo di circa quarant’anni, di bell’aspetto. Non altissimo, fisico asciutto, capelli corti, mani curate. Un carattere tranquillo e modi gentili. Abbigliamento sobrio, poco appariscente. Abitava in un’altra città.
Marco, nel corso dell’incontro, gli aveva spiegato quanto concordato con Maria e gli aveva mostrato delle fotografie della moglie. Foto in cui Maria veniva ritratta vestita, in casa oppure in costume, durante le vacanze. Solo una la ritraeva a seno nudo, in modo molto naturale, su una spiaggia. Foto che rendevano bene la bellezza di Maria e la sua serenità.
L’uomo si dichiarò interessato. Marco gli disse che, qualora fosse stato il prescelto, si sarebbero dovuti incontrare ancora una volta. L’uomo accettò.
Dopo appena una settimana il nuovo appuntamento venne fissato per una sabato mattina, a Milano.
Andarono in un bar e scelsero un tavolo d’angolo, tranquillo. Marco raccontò nuovamente la loro storia, questa volta molto più dettagliata. Descrisse le regole ed i limiti concordati con Maria. L’uomo fece delle domande, ricevette le risposte, disse che accettava. L’incontro sarebbe avvenuto di li a qualche settimana, in casa di Marco e Maria. L’uomo avrebbe dovuto trovarsi all’ingresso della stazione ferroviaria della loro città alle tre del pomeriggio di un sabato da concordare telefonicamente con qualche giorno di anticipo. Marco l’avrebbe aspettato per condurlo a casa.
Poco prima si lasciarsi, Marco gli disse- Ricordi solo che questo incontro è molto importante per noi, è una prova. Se tutto andrà bene ci potrebbero essere sviluppi successivi, se andrà male finirà qui. La tratti dolcemente, in modo tranquillo. Le faccia sentire che vuole darle qualcosa, non solo prendere. Se si sentirà sicura, forse riuscirà a lasciarsi andare, ad accettarla, altrimenti si chiuderà su se stessa e poi sarà impossibile chiederle di fidarsi ancora. Ora tutto dipende da lei. Se mia moglie riuscirà ad abbandonarsi vorrà dire che si fida di lei, tutto questo potrà tornare a suo vantaggio, forse, in futuro. Arrivederci.
…………………………………………..
Marco- Maria, amore, ci siamo.
Maria – Lo so, sono nervosissima.
Marco- Anch’io, davvero. Dobbiamo solo decidere quando.
Maria – Lo dobbiamo proprio fare?
Marco- No, se non vuoi possiamo fermare tutto.
Maria – Sono tentata………ma no, non possiamo fermarci proprio ora. Facciamo tra due, no meglio tre settimane?
Marco- Come vuoi. Vediamo……….. quindi è per il primo sabato di ottobre

Nei giorni che seguirono sia Maria che Marco non parlarono più della cosa, ma, più si avvicinava la data fissata più entrambi diventavano nervosi e tesi. Più volte, nel cuore della notte, si trovavano entrambi svegli, si abbracciavano e Maria cercava in lui tenerezze e rifugio, cose che li rimandavano indietro negli anni, a quando erano molto più giovani ed il loro rapporto era agli inizi.
Arrivò la settimana precedente il sabato che avevano deciso, Marco chiamò l’uomo. Gli chiese se il sabato successivo poteva andare bene, si, l’uomo era libero. Confermarono l’appuntamento.
Maria – Ormai è fatta, non si può più tornare indietro.
Marco- Si può sempre tornare indietro.
Maria – Non, non intendevo questo. Non voglio scappare. Ormai ci ho pensato troppo, sono pronta. Ho voglia che succeda. Piuttosto cosa mi metterò? Come pensi che debba vestire? Come faremo? Vi aspetterò qui o lascerò che arriviate prima voi?
Marco- Per il vestire direi qualcosa di semplice e raffinato, femminile. Della bella biancheria e delle calze autoreggenti. Il gusto non ti manca. Metti qualcosa facile da togliere, ma che richieda un minimo di impegno, così che la cosa duri un po’ di più. Dei bottoni da slacciare per esempio.
Maria – Ma fa ancora troppo caldo, guarda che non ho ancora incominciato ad indossare le calze. Il farlo mi farebbe sentire ridicola.
Marco- OK, senza calze allora.
Maria – Per il resto non c’è problema, preferisci camicetta e gonna od un abitino?
Marco- Hai degli abitini che ti stanno benissimo, ma quello che sceglierai tu andrà bene.
Maria – Va bene, e per l’incontro?
Marco- Vediamo, se arriviamo e tu sei già qui la cosa partirebbe subito, non mi piace, vorrei che lui avesse qualche minuto per ambientarsi, per respirare il nostro mondo. Meglio che tu venga dopo di noi, gli dirò che, non avendoti avvisata del suo arrivo (come era stato concordato), per abitudine dopo pranzo vai da un’amica per un caffè e che sei solita rientrare a metà pomeriggio. Quando saremo qui potrei anche chiamarti al cellulare con una scusa e chiederti di rientrare.
Maria – Si, va bene.

Il sabato. Maria e Marco sono strani, si abbracciano e si baciano in continuazione, come se dovessero separarsi per un lungo periodo, si sentono elettrici, ma sono anche tesi e nervosi.
A pranzo non hanno appetito, qualche yogurt ed un frutto è tutto quello che riescono a mangiare.
Verso le 2 Maria dice- Forse è meglio che incominci a prepararmi.
Bacia Marco e sparisce in camera, Marco la segue e resta un po’ a guardarla mentre sceglie dal guardaroba qualche capo di abbigliamento e se li prova davanti allo specchio, senza indossarli ma solo appoggiandoli al suo corpo. Ne lascia due sul letto, riponendo gli altri. Passa poi ai cassetti dove tiene la biancheria intima, anche qui la scelta cade subito sui suoi pezzi preferiti ed in breve tre completini vanno a fare compagnia ai capi abbandonati sul letto.
Incomincia a spogliarsi per fare la doccia, guarda Marco – Ma non è meglio che ti prepari anche tu?
Marco- Ho poco da preparare io, devo solo andare in stazione per le 3, ci vuole un quarto d’ora.
Maria – Allora inventa qualcosa, ho voglia di stare da sola per un po’, ti spiace amore.
Marco- A dire il vero si, mi spiace lasciarti. Ti amo.
Maria – Anch’io, vai.

Marco arriva alla stazione in anticipo, parcheggia e rimane ad aspettare, dall’auto può vedere agevolmente il luogo dell’appuntamento. Pochi minuti prima dell’ora fissata eccolo apparire. Marco rimane a guardarlo un istante, prima di avvicinarsi. è contento della scelta, l’impressione dei primi incontri è confermata. L’uomo veste sportivo, ma sobrio. I capi e l’accostamento dei colori rivelano un certo gusto. Si muove in maniera naturale, senza fretta. La stretta di mano è forte, cordiale. Le sue mani, anche questa volta, sono curate, le unghie corte, senza anelli.
Partono sull’auto, Marco non percorre la via più breve per arrivare, segue un percorso più lungo, lungo strade minori. Nell’auto c’è silenzio. Dopo poco Marco svolta nella strada dove abitano, la percorre sino alla casa e s’infila nel sotterraneo per parcheggiare l’auto. Si sente meglio, dal sotterraneo un ascensore li condurrà direttamente nel loro appartamento, all’ultimo piano. Entrano, un locale ampio li accoglie, su un lato si trova un piccolo tavolino a parete, sull’altro si apre un vano guardaroba. Una grande porta scorrevole da sul soggiorno, ampie vetrate fanno entrare la luce calda di quel bellissimo autunno. L’aria è tiepida. L’ambiente è rilassante, colori neutri, divani grandi e soffici, librerie. Tutto parla di loro, del loro mondo. Marco gli chiede se vuol vedere la camera da letto, l’uomo acconsente, ma chiarisce subito che, se Marco è d’accordo, lui preferirebbe restare nel soggiorno per il primo incontro. Marco annuisce.
L’uomo chiede dove sia un bagno. Viene accompagnato.
Dopo pochi minuti sono seduti di fronte, su due divani, tra di loro un basso tavolino; bevono una bibita e Marco dice che chiamerà la moglie.
Sono quasi le 4, Marco compone un numero sul cellulare, poche parole, Maria è già sulla strada di casa.
Si sente la porta di casa aprirsi, Marco chiede all’uomo di aspettare e si dirige verso l’ingresso.
Marco- Ciao Maria, tutto OK?
Maria – (con voce allegra) Ciao amore, tutto bene. (ma aggiunge subito con un tono diverso) Ma è successo qualcosa? Mi sembri così serio. (dice lei recitando la sua parte).
Marco- No, non è successo nulla. Maria, ti ricordi quello di cui abbiamo parlato per mesi? Ti ricordi il tuo impegno? ……………… è per oggi………………….. Lui ti sta aspettando.
Maria – ……………Lui è qui?
è molto nervosa, non sembra stia solo recitando.
Marco- Si, è qui.
Maria si dirige verso il tavolino nell’ingresso. Lascia la borsetta e delle chiavi. Si avvicina a Marco, lo abbraccia.
Marco l’abbraccia a sua volta poi la prende per mano e l’accompagna in soggiorno.
L’uomo è in piedi, vicino al tavolino tra i divani.
Maria lo guarda, è tesa, a bassa voce lo saluta con un: Buon giorno.
è vestita in modo molto semplice, ma estremamente femminile. Un leggera giacca di cotone, indossata su una camicia bianca con le maniche lunghe; una gonna arancio opaco, che si ferma sopra il ginocchio e mette in risalto un’abbronzatura ancora uniforme. Senza calze, con delle scarpe basse di pelle nello stesso colore della gonna.
Anche l’uomo la guarda, sembra compiaciuto e risponde: Buon giorno a lei.
Marco, scostandosi da Maria e rivolgendosi all’uomo dice:
Marco- Questa è mia moglie. Vorrei ricordare le regole di questo incontro.
Lei dovrà rimanere vestito. Potrà usare solo le sue mani. Non potrà toccarle il viso e la bocca. Non potrà penetrarla nel sedere con le dita. Non potrà usarle alcuna forma di violenza o di umiliazione. Lei non sarà attiva, ma solo passiva.
Nel rispetto di queste regole potrà fare di lei ciò che vorrà. Sarà sua per un’ora. è d’accordo.
Lui- Va bene. Sono d’accordo.
Rivolgendosi poi a Maria:
Marco- Ti ricordo che, se lui rispetterà le regole che ho appena esposto, tu sarai sua per un’ora. Lui potrà fare di te ciò che riterrà più opportuno. Sei d’accordo.
Maria – Si.
Tutti tacevano, allora Marco aggiunse rivolto all’uomo- A lei, cominci quando crede.
L’uomo si avvicina a Maria, si ferma al suo fianco, le appoggia una mano sulla spalla e l’accarezza leggermente sino alla nuca. Maria si irrigidisce, solo un attimo. Poi lui le prende un braccio, con dolcezza, e la guida verso il divano più grande dicendole: Venga, non abbia timore, non le farò del male. Può togliersi la giacca, per favore?
Maria si lascia condurre, giunti al divano si sfila la giacca e la getta sulla poltrona, lui le chiede di sedere sul tavolino e prende posto di fronte a lei, sul bordo del divano. Sono molto vicini, lei tiene le gambe accostate in mezzo a quelle di lui. Le sue ginocchia quasi toccano l’inguine dell’uomo.
L’uomo le appoggia le mani sulle ginocchia, ferme, Maria sente il calore delle sue mani sulla pelle. Dopo qualche istante l’uomo prende l’avambraccio sinistro di Maria, ne gira il palmo verso l’alto e, con la mano libera apre il bottone del polsino, ne scosta i lembi e fa scorrere la mano sull’avambraccio di lei. Lentamente, in modo carezzevole. Ripete poi l’operazione sull’altro braccio.
Porta le mani sulle spalle di Maria ed incomincia a massaggiarle lentamente. Maria è nervosa, chiude gli occhi, per poi riaprirli subito, come non si fidasse e volesse controllare la situazione. Mentre la mano sinistra dell’uomo rimane sulla spalla, la destra scende piano sul primo bottone della camicia, lo apre, passa poi al secondo e via via, tutti gli altri. Molto lentamente. Maria non guarda il volto dell’uomo, è leggermente arrossita ed il suo respiro è più avvertibile.
Le mani dell’uomo sono adesso sui bordi della camicia, in alto, vicino al colletto. Lentamente li scosta ed apre la camicia sul petto di Maria scoprendole le spalle. La camicia ricade all’infuori, sulle braccia e rivela completamente il busto di lei, coperto soltanto da un bellissimo reggiseno a balconcino che lascia generosamente scoperta la parte superiore dei seni.
Maria sente su di se lo sguardo dell’uomo, lo sente fisicamente. Chiude gli occhi e, inconsapevolmente, rovescia la testa all’indietro, come per sfuggire ad un groviglio di sensazioni che non riesce bene a distinguere, vergogna, ma anche eccitazione, una voluttà nuova. è cosciente del potere del suo corpo, le dà piacere essere guardata.
Così facendo il suo busto si inarca leggermente ed il suo seno si offre ancor di più allo sguardo dell’uomo.
Costui appoggia ancora le mani sulle spalle della donna e continua il lento massaggio incominciato poco prima. Poi con il dorso della mano destra incomincia ad accarezzare il collo e la parte superiore del busto di Maria, si avvicina ai suoi seni, ne sfiora il bordo superiore. Sempre dolcemente, lento. Alterna le due mani e va ad accarezzare la nuca, le braccia.
Maria incomincia a rilassarsi, il ritmo lento e carezzevole imposto dall’uomo le piace, è un invito ad abbandonarsi.
Dopo qualche tempo l’uomo le parla, poche parole, con voce calma le dice di stare tranquilla e le chiede se può slacciare il gancetto del reggiseno dietro le sue spalle.
La donna ascolta questa richiesta e le sembra naturale obbedire, si libera della camicia sfilandola dalle braccia ed allunga le mani dietro la schiena, aprendo la fibbia che chiudeva l’indumento. Poi le braccia tornano ai fianchi, le mani appoggiate sul tavolino.
L’uomo, continuando i suoi movimenti carezzevoli, scosta lentamente le spalline e le porta oltre la curva delle spalle, lasciandole. Le sottili spalline cadono di qualche centimetro, il reggiseno rimane al suo posto, ma le coppe si scostano dal busto quel tanto che basta a lasciare i seni liberi di assumere la loro naturale curvatura. L’uomo, dalla sua posizione, può scorgere la parte superiore delle aureole, di un rosa scuro, ed il solco che separa i seni.
Le mani dell’uomo continuano le carezze, ma allargano, poco a poco, il loro cammino. Dalle spalle scendono sulle braccia, risalgono e riscendono verso i seni, in una continua, lenta, morbido percorso.
Maria si sente bene, le piace questa esplorazione che l’uomo ha incominciato sul suo corpo.
Le mani di lui si abbassano sempre di più sino a quando arrivano a sfiorare il bordo del reggiseno. Questo, non più trattenuto dalle spalline, le cade in grembo, lasciando completamente scoperte le mammelle.
I seni di Maria sono di taglia media, ma ben modellati e sostenuti. I capezzoli sono morbidi, le aureole scure, un sottile velo di abbronzatura rivela come Maria ami esporli al sole.
Maria ha, per un attimo, una sensazione molto forte di vergogna, subito controllata anche se, per reazione inconscia, tende a chiudere un poco le spalle.
L’uomo la guarda sorridendo, le chiede di raddrizzare la schiena.
Maria lo guarda, gli occhi dell’uomo sembrano sinceri, ricambia il sorriso e, lentamente, come per offrirsi, apre le spalle e spinge in avanti i suoi seni.
Le mani di lui, allora, scendono sino a coprire i capezzoli, seguendo le morbide curve dei seni, ne saggiano le forme, li circondano, ne seguono i contorni, si soffermano sulla linea sottile della loro base, li soppesano. Maria è in preda a sensazioni molto forti e contrastanti. La vergogna si mescola ad una forte eccitazione.
Le dita dell’uomo indugiano sui capezzoli, li stuzzicano dolcemente. Con il dorso di una mano percorre il solco che separa le due mammelle. Ritorna con le mani a coppa su di loro e ne saggia la consistenza. Li abbandonano per poi ritornare, vanno alle spalle, alle braccia, si insinuano sotto le ascelle. Poi tornano sui seni in un percorso circolare, lento e senza soste, carezzevole e dolce. Maria si abbandona ormai nelle sua mani, è eccitata e, anche se non lo da a vedere, i suoi capezzoli si sono induriti, le aureole sono aumentate di volume, è calma.
L’uomo continua per molto questo gioco di sfioramenti e carezze, prolungando, ma anche esasperando il piacere di Maria.
Ad un certo punto le sue mani rallentano, scendono sui suoi fianchi e si fermano. L’uomo le parla ancora, le chiede di alzarsi in piedi.
A Maria si ferma il cuore, solo un attimo, sa bene che non può fermarsi, che non vuole fermarsi.
Si alza e resta diritta di fronte a lui. L’uomo rimane seduto, il suo viso è di fronte al seno di Maria.
Lentamente la libera dal reggiseno. Le appoggia le mani sui fianchi, sopra la gonna e piano comincia a farle scorrere verso il basso, aderiscono alle cosce, arrivano al bordo della gonna, si appoggiano alle sue ginocchia e proseguono sino alle caviglie accarezzando la pelle liscia ed abbronzata.
Le chiede di alzare un piede, viene obbedito, le sfila la scarpa, poi fa lo stesso con l’altra.
Le mani ora risalgono verso l’alto ma all’interno, accarezzano i polpacci, indugiando; arrivano alle ginocchia, le trovano unite, le chiede di scostare un poco le gambe, lei obbedisce. Superano il bordo della gonna e continuano il loro percorso sotto l’indumento, arrivate a metà strada tra le ginocchia e l’inguine si fermano. Assaporano la morbidezza della pelle di Maria, indugiano un poco, poi le mani escono dalla gonna e ritornano sui fianchi.
Lui le chiede di girarsi. Le appoggia le mani sulle spalle ed incomincia ad esplorare la sua schiena, scende sulle braccia, si insinua sotto le ascelle, sempre lento, sempre carezzevole. Le mani si ritrovano sui fianchi, cercano la chiusura della gonna, la trovano ed incominciano ad aprirne la cerniera. Fatto questo, lui fa scorrere la gonna lungo le sue gambe e l’aiuta ad uscirne.
Maria indossa ora solo un paio di mutandine, parure del reggiseno, semitrasparenti e con inserti di pizzo. Ha i fianchi stretti ed il suo sedere è alto e sodo, la pelle è liscia.
L’uomo si ferma per un attimo, la guarda. Appoggia poi le sue mani sui glutei della donna, sopra le mutandine, la sua presa è decisa, trasmette il suo gradimento. Scende sulle gambe, all’interno delle cosce, ne percorre la lunghezza sino alle ginocchia, risale. Con il bordo di una mano sfiora l’inguine di lei, ma non si sofferma. Sazio di carezze all’interno delle sua gambe si ferma ancora. Le sue mani vanno al bordo delle mutandine e, lentamente, cominciano ad abbassarle. Le fa scendere sino alle caviglie, le toglie. Ora Maria è nuda, si sente avvampare, ma è anche molto eccitata. Lui le fa un’ultima carezza sui glutei, ma senza forzarla, senza tentare di aprirla, capisce che lei non è pronta.
L’uomo si alza, le sue mani risalgono la schiena di lei, si insinuano sotto le sue braccia e vanno, dolcemente, ad impadronirsi delle sue mammelle sul davanti. Le stringono e così facendo, per un attimo lui la stringe a se e si appoggia a lei. Maria ha così modo di sentirne l’eccitazione, il suo membro appoggiarsi in mezzo ai suoi glutei. La cosa la disturba un poco, non era pronta a valutare anche il suo piacere, ci vuole tempo.
Ora l’uomo la prende per un braccio, gentilmente, e le chiede di sdraiarsi sul divano.
Maria è ora sdraiata, supina, davanti all’uomo. Ha le gambe accostate, le braccia abbandonate sul divano, lungo i fianchi; è un po’ nervosa, non riesce ad immaginare il prossimo passo.
L’uomo si siede sul tavolino, lo accosta ancor di più al divano, i posti si sono scambiati, ma non i ruoli.
Lui ora ha di fronte il corpo nudo della donna, disteso. Siede all’altezza del suo ventre e dalla sua posizione quasi lo sovrasta, alla sua sinistra il busto, alla sua destra le gambe. Dice alla donna di rilassarsi, usa una voce calma e suadente. Appoggia le sue mani attorno all’ombelico e comincia una movimento rotatorio fatto di carezze leggere che si alternano ad altre più coinvolgenti. Leggero, pesante. Vuoto, pieno. L’equilibrio che domina tutte le cose. Le mani allargano l’esplorazione, sono sui seni, sulle spalle, sui fianchi, all’interno delle braccia. , indugiano sui capezzoli. Maria, che aveva assaporato la prima parte dell’incontro e poi, con i vari cambiamenti di posizione intervenuti, aveva sentito ridursi il coinvolgimento fisico che le carezze dell’uomo le avevano procurato all’inizio, sente ritornare il calore delle sue mani su di se.
Il suo respiro accelera leggermente, i suoi capezzoli si induriscono di nuovo.
L’uomo concentra l’attenzione sul busto della donna, lo percorre, lo esplora, non dimentica nulla, Maria ora sospira e si abbandona di nuovo, non nasconde il piacere che sta provando.
Ora le sue mani sono tornate sul ventre di lei, la sinistra rimane ferma, a mantenere il contatto fisico che li lega, la destra si allunga invece sulle gambe della donna. Le percorre in tutta la loro lunghezza, poi risale piano, esplorandone i contorni, gli incavi delle ginocchia, le cosce nella parte superiore ed esterna. L’altra mano la raggiunge ed insieme ricominciano il camino dai piedi al ventre, più volte. Lei ha le gambe accostate e le mani di lui non riescono ad entrare tra di esse, tuttavia sotto le carezze, Maria, spontaneamente, le scosta leggermente, permettendogli di carezzare la parte interna delle cosce.
Anche questa fase dura molto, Maria ne gode, un paio di volte, mentre le carezze risalivano all’interno delle cosce, il bordo delle sue mani ha sfiorato la vagina della donna, ma senza soffermarsi.
Ora l’uomo rallenta ancora, le mani tornano sul ventre, l’uomo si ferma, respira e la guarda.
Maria capisce che lo scenario sta per cambiare, ma si sente bene, ha ormai deciso di abbandonarsi nelle sue mani, aspetta.
L’uomo si allunga leggermente verso destra, con una mano prende delicatamente la caviglia della gamba sinistra di lei, quella più lontana, infila l’altra mano sotto il suo ginocchio e , sollevandolo, fa in modo che la donna pieghi la gamba. Va poi all’altra caviglia, la solleva e spostando all’infuori la gamba, appoggia il piede destro di Maria sul bordo del tavolino.
La donna è ora completamente aperta, il suo cuore batte più forte, si sente avvampare, ma anche una piacevole sensazione di proibito, l’essere guardata così, senza difese, completamente offerta.
L’uomo la guarda dall’alto, vede le cosce aperte, il ventre che si allarga, i peli scuri e ben curati che portano all’apertura della sua vagina, la fessura leggermente socchiusa, la pelle rosea al suo interno che contrasta con quella, più scura, delle labbra esterne.
Le mani dell’uomo tornano sul seno, stimolano brevemente i capezzoli, la donna sospira, poi lui fa scendere le mani sull’addome, sul ventre, accarezza il bordo superiore dei peli del pube, da li le mani scorrono sulle cosce sino alle ginocchia ed iniziano a risalire scivolando verso l’interno, accarezzano lievi la pelle delicata e sensibile, risalgono ancora. Maria sentendolo avvicinarsi trattiene il respiro, è eccitata, sa bene che quando lui toccherà la sua vagina la troverà umida e pronta, vorrebbe Marco ora dentro di se. L’idea che Marco la sta guardando contribuisce ad eccitarla ulteriormente. Le dita dell’uomo sono giunte intanto alla base delle cosce, nel solco che le separa dalle grandi labbra, si fermano un istante e poi percorrono quel solco, caldo ed umido, all’indietro sino a sfiorare l’apertura anale della donna, la sentono contrarsi leggermente. Ripartono a ritroso, le dita della mano destra ora si separano e scorrono ai lati delle labbra sino al rigonfiamento che protegge la clitoride. Vanno avanti ed indietro, più e più volte. Sempre lentamente, sempre insinuanti. In uno di questi passaggi, il dito medio, invece di seguire il solco laterale, passa sulle labbra ancora semichiuse, le percorre dal basso verso l’alto sino a sfiorare la clitoride.
Gli stessi movimenti vengono ripetuti, sempre nello stesso modo, ma ad ogni nuovo passaggio il dito dell’uomo preme un po’ di più, separando poco a poco le grandi labbra e scorrendo sull’apertura della vagina di Maria. La carne è umida, calda, il dito scorre facilmente, sempre più profondamente dentro di lei.
Maria respira forte, freme, ha qualche gemito di piacere. Le dita dell’uomo, nel loro lento percorso hanno ormai scoperto la clitoride e la sfiorano, indugiando sempre più a lungo.
L’uomo ora sta rallentando i suoi movimenti, il medio entra nella vagina della donna, lento, non ha bisogno di stimolarla ulteriormente, mentre con il pollice sfiora la clitoride ed incomincia un lieve massaggio. Il dito si spinge sino al limite più profondo, si ferma per un attimo e poi incomincia a muoversi lentamente e ritmicamente. Maria ha gli occhi chiusi, è molto eccitata, capisce che tra poco avrà un orgasmo, sta bene, ormai è sua.
Bastano pochi minuti di queste carezze, Maria apre gli occhi all’improvviso, spalanca la sua bocca in un grido muto e si contrae con uno spasmo. Gode, gode, nelle mani di un uomo che non ha mai visto, di fronte a suo marito che la sta guardando, gode e vorrebbe di più, di più.
L’uomo rallenta. Le sue mani rimangono su di lei, una poggiata sul ventre, l’altra sul suo sesso, con un dito dentro la sua vagina. Si muovono lentamente, massaggiandola dall’interno in modo rilassante. L’uomo le parla, le dice di stare tranquilla, di riposare.
Dopo qualche tempo si ritira da lei, anche ora molto lentamente, sul divano c’è una leggera coperta di cotone, l’uomo la prende e copre Maria.
Maria ha gli occhi chiusi, sembra dormire. L’uomo si alza, dice a Marco che deve andare in bagno e si incammina. Marco lo lascia andare, poi, quasi con timore si avvicina a Maria, si inginocchia di fianco al divano, Maria apre gli occhi, lo guarda, scosta la coperta e solleva le braccia, lo stringe, gli dice che lo ama. Anche lui la stringe e le ripete le stesse parole. Si desiderano, ma ora non possono, c’è l’uomo da riportare indietro, alla stazione.
Durante il tragitto l’uomo chiede a Marco se è soddisfatto. Marco lo ringrazia, si, tutto si era svolto come aveva sperato. Marco gli dice che non può saperlo, ma che forse, si risentiranno. L’uomo risponde che gli piacerebbe.
Si salutano. Marco vola a casa, una volta entrato tutto è silenzio, chiama Maria, lei fa capolino dalla porta del bagno, indossa un accappatoio bianco. Ha i capelli bagnati. Lo guarda in modo strano, si incammina verso la camera da letto e gli dice- (ridendo) vieni un po’ che ho qualcosa da dirti…… FINE

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