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L’iniziazione di Alessandra

Alessandra era una ragazza di 18 anni, con un fisico ancora acerbo che stava proprio allora sbocciando, non particolarmente bella, ma carina, con un nasino all’insù molto vezzoso, le lentiggini, e un bel sederino rotondo e sodo che i suoi compagni di scuola si divertivano a volte a colpire con sonore pacche. Nella mente Alessandra era ancora una ragazzina, sognatrice come molte adolescenti; e come molte adolescenti fantasticava leggendo romanzi rosa, in attesa di trovare, quando fosse stato il momento, il suo principe azzurro. Sognava un cavaliere senza macchia e senza paura che la venisse a prendere sul suo destriero e la portasse in un luogo di sogno, lontano dalla vita monotona che conduceva in un paese di provincia con i due genitori, piuttosto vecchi e di mentalità chiusa

Spesso passava interi pomeriggi, tornata da scuola, chiusa nella sua camera, e, invece di studiare, sfogliava riviste femminili, soffermandosi a guardare quelle donne così belle che occhieggiavano dalle pagine patinate, sperando, un giorno, di diventare come loro: allora sì che avrebbe di sicuro trovato un vero principe azzurro

Un giorno, tornando da scuola, fu piantata in asso dallo scooter, che non ne voleva più sapere di ripartire. Poco male – si disse – chiamerò a casa e mi farò venire a prendere. Ma il cellulare, neanche si fosse messo d’accordo con lo scooter, era quasi scarico e, appena presa la linea, si spense. E ora che faccio

Qui va detto che Alessandra non era né stupida né paurosa; semplicemente, come molte altre ragazzine, era sprovveduta e si perdeva a volte in un bicchier d’acqua, combinando cose di cui poi si pentiva, come quella volta che, trovandosi per strada e avendo bisogno di andare in bagno, non trovò nulla di meglio che entrare in un locale dall’aspetto chiaramente equivoco dove aveva ricevuto proposte oscene da due vecchi bavosi: era uscita quasi fuggendo, rossa di vergogna e piangendo come una bambina tra le risate degli avventori. Il fatto è che i suoi genitori, sempre timorosi che le potesse accadere qualcosa, l’avevano tenuta nella bambagia impedendole di fare anche quelle esperienze semplici ma salutari che aiutano i giovani a cavarsela nelle diverse situazioni che la vita presenta, come andare al campeggio con gli amici della parrocchia o andare a fare volontariato in una casa di riposo

Mentre stava pensando a come rimediare all’imprevisto – casa sua era distante diversi chilometri – sentì una macchina fermarsi alle sue spalle. Istintivamente si volse e vide un bel ragazzo moro che le sorrideva dal finestrino abbassato di una bella auto sportiva.

“Serve aiuto bella fanciulla? ” le disse il giovane alla guida.

“è il cielo che la manda! Sono rimasta a piedi con lo scooter e il cellulare mi ha piantata in asso; non so come tornare a casa. Abito a Monteverde: lei non va per caso in quella direzione? “.

“Certo, vado proprio da quelle parti. Ti dò volentieri un passaggio”. Alessandra, tutta rinfrancata, salì nella bella auto rossa fiammante, senza immaginare che quella avventura avrebbe avuto sviluppi del tutto imprevisti

Quando si trovarono a poche centinaia di metri dal paese trovarono la strada interrotta da un brutto incidente; le macchine coinvolte occupavano tutta la sede stradale, e la polizia, che stava eseguendo i rilievi previsti in questi casi, disse che non si sarebbe potuti passare per un bel po’ dato che una delle persone coinvolte era ancora bloccata nella propria macchina e si stava aspettando l’arrivo dei vigili del fuoco per aiutarla ad uscire. Il giovane, che intanto si era presentato come Tito, le fece una proposta:

“Senti, questa è l’unica strada che porta a Monteverde; visto che ora non ci si può arrivare, perché non vieni a pranzo a casa mia? Oggi mia moglie è fuori città per lavoro e sono solo; mi piacerebbe avere compagnia”.

“Ma i miei genitori staranno in pensiero se non mi vedono arrivare” rispose Alessandra, che non aveva notato un sinistro scintillio negli occhi di Tito

“Poco male” soggiunse lui “ora ti dò il mio cellulare e li avverti, così non si preoccupano”. Ad Alessandra parve per un istante che quel ragazzo, che le sembrava anche più bello di quanto avesse inizialmente valutato, fosse proprio un principe mandato dal cielo ad aiutarla.

“Peccato che sia sposato” disse tra sé e sé “anche se è proprio giovane per essere già marito! ”

Avvertì i suoi, che vollero anche parlare con Tito per essere sicuri che non vi erano pericoli:

“Non si preoccupi signora, nel pomeriggio porterò Alessandra a far riparare lo scooter e la riaccompagnerò a casa entro l’ora di cena. Stia tranquilla; le lascio comunque il mio numero di cellulare: 335-*******”

Ad Alessandra non pareva vero di aver incontrato una persona così gentile e disponibile: un vero signore. Tutta contenta mise da parte ogni preoccupazione e si preparò ad assaporare la compagnia di Tito per le prossime ore. Tito abitava in una bella villa immersa nel verde, a pochi passi dal capoluogo: doveva essere ricco di famiglia se, così giovane, si era già sposato e abitava in una villa così bella.

Scesero dalla macchina e Tito la introdusse nell’ingresso, dove Alessandra potè notare una cuccia per cani fatta a casetta, ma più grande di quelle che di solito si vedono, e, appesi alla parete, diversi guinzagli e collari anche molto particolari: ce n’era uno ornato di lustrini, un altro chiuso da una fibbia argentata molto grande, e un altro, il più strano di tutti, guarnito con piume rosa. A fianco dei guinzagli, sempre appeso alla parete, stava quello che ad Alessandra parve simile al frustino per cavalli che aveva visto una volta che era stata a studiare a casa di una compagna di scuola che aveva un bel puledro

“Lei deve avere un cane molto grande, se ha bisogno di quella cuccia lì” disse ingenuamente Alessandra.

“Lo avevo” rispose con voce triste Tito

“un bellissimo alano arlecchino femmina; è morta l’anno scorso e non me la sono ancora sentita di gettare le sue vecchie cose. Ma dammi del tu, che mi sento più a mio agio”. Mentre parlava, Tito aveva sfoderato un sorriso sornione che mal si addiceva alla mestizia del tono, ma Alessandra non lo aveva notato

Arrivati in cucina l’uomo preparò velocemente una pastasciutta e un’insalata mista. Pranzarono parlando del più e del meno; Tito si rese ben presto conto di quanto fosse ingenua quella ragazzina che gli era piovuta dal cielo, e si compiacque col destino che aveva voluto fargli un così bel regalo

Dopo pranzo Tito disse:

“è ancora presto per andare all’officina. Ti va intanto di visitare la mia casa? “; Alessandra non era mai stata in una villa così grande e bella, e non le pareva vero di poter vedere cose che forse non aveva mai visto nemmeno in televisione

Girarono per tutta la casa; Tito si dimostrò un perfetto anfitrione, mostrando alla sua ospite le varie stanze e sale, ricche di suppellettili di gusto e di gran pregio. Quando giunsero alla camera da letto Alessandra rimase sorpresa di vedere un letto solo, a una piazza, a fianco del quale stava una lunga cassetta colma di sabbia.

“Ma tua moglie non dorme con te? E a che cosa serve quella cosa lì? ”

“Beh, è una faccenda un po’ complicata da raccontare, ma te la spiego” disse Tito dissimulando ancora una volta tristezza, e fremendo in cuor suo come l’animale che sente avvicinarsi l’odore della preda.

“Devi sapere che, quando Mistress, così si chiamava la mia cagna, è morta, sono caduto in una depressione molto grossa. Era con me da 5 anni e si può dire che fosse la mia migliore amica. Sono in cura da uno psicanalista, che mi ha consigliato di staccarmi a poco a poco dai suoi ricordi. Ho ancora in molte stanze cose che me la rammentano. Qui ho portato la sabbia dove lei dormiva di notte; e mia moglie, che sta cercando di aiutarmi a superare questo brutto momento, collabora in ogni modo per farmi sentire Mistress ancora presente. Pensa che di notte lei dorme lì, scomoda, in modo che a me possa sembrare di avere ancora Mistress vicina”

Alessandra, turbata e rapita da quel racconto, non si rendeva conto della carica di perversione che si sprigionava dalle parole di Tito, e non avvertì nella sua voce l’eco della libidine malata che lo rendeva schiavo.

“Lei ora si comporta come Mistress, fa tutto quello che faceva lei; è una specie di gioco di ruolo che, a detta del medico, è molto utile per aiutarmi a superare il trauma della perdita. A volte è anche molto divertente, sai? ” Alessandra, stupita, non sapeva che pensare, ma si andava facendo strada nella sua mente l’idea che la moglie doveva amarlo veramente tanto (continua)

2. Gioco di ruolo

“Vorresti provare anche tu ad aiutarmi in questo gioco? ” disse d’un tratto Tito, giocando una carta che aveva già in serbo da qualche ora.

“Mah… Non so” soggiunse Alessandra, che cominciva a sentire una certa paura mista però a curiosità per la stranezza della situazione.

“Non so; e se mi sbaglio? Non ho idea di cosa dovrei fare”.

“Di questo non ti devi preoccupare” la incalzò Tito “ti devi semplicemente comportare come si comporterebbe una cagna ubbidiente. è solo un gioco, non avere paura”. Questo succede a chi, come Alessandra, non ha alcuna esperienza della vita: di non capire dove sta il confine, a volte sin troppo labile o ben mascherato, tra il bene e il male, tra il gioco e la perversione. Quel ragazzo così gentile non poteva certo, dopo averla tanto aiutata, giocarle qualche brutto scherzo. E poi aveva lasciato il suo numero di cellulare alla mamma: quindi doveva essere una persona seria. Tra l’altro l’idea di poterlo aiutare la faceva sentire importante. Accettò

“Allora vieni giù con me a pianterreno. Cominceremo con una bella passeggiata nel parco”. Giunti di sotto, l’uomo staccò dalla parete uno dei guinzagli col collare e ne cinse il collo di Alessandra.

“Ricordati: devi comportarti come una cagnetta ubbidiente; esegui gli ordini che ti dò, e non parlare assolutamente, altrimenti il gioco non funziona”. Mentre Alessandra stava già mettendosi carponi l’uomo la fermò:

“Che fai? Ti devi spogliare prima. I cani non vanno mica in giro vestiti”.

“Ma non posso; mi verg…”

“Ti ho detto di non parlare! ” sibilò la voce di Tito, fattasi improvvisamente dura. La vista del nerbo nelle mani dell’uomo fece gelare il sangue nelle vene di Alessandra. La ragazza non sapeva che fare, ma sentiva dentro di sé anche una certa eccitazione; si ricordava di quando aveva letto su una rivista per adolescenti, che raccontava di come fosse bello scoprire il sesso giocando magari al dottore e all’infermiera, o al papà e alla bambina. L’idea di mostrarsi nuda in fondo non le dispiaceva troppo: voleva sapere se Tito la apprezzava, e poi si era impegnata ad aiutare Tito e ad ubbidirgli come una cagnetta. Non si rendeva conto che stava pian piano cadendo nelle grinfie di un uomo malato, che aveva lo strano potere di riuscire a soggiogare mentalmente le sue prede

Si spogliò e, dopo un primo momento di vergogna, si mise a quattro zampre, guidata da un gesto cortese ma deciso dell’uomo, che la spinse verso terra

Uscirono dalla porta principale della villa, e furono ben presto immersi nel verde del parco. Alessandra zampettava come meglio poteva – in fin dei conti era la prima volta che faceva una cosa del genere! – cercando di entrare nella parte per non deludere il suo padrone. La sua pelle bianca era una macchia di luce nella penombra; il suo culetto ondeggiava a destra e a sinistra, mostrando ritmicamente il pube acerbo ricoperto di peluria rossiccia. L’uomo, che le stava alle spalle e la dirigeva con colpetti del guinzaglio sulla schiena indicandole dove dirigersi, notò che il sesso della ragazza si stava inumidendo, segno inequivocabile che il gioco non lasciava indifferente la preda

“Ecco” soggiunse a un tratto l’uomo arrestandosi “qui Mistress si fermava sempre a fare pipì. Lìberati pure vicino a quest’albero”

“Ma.. ” ansimò Alessandra, interrotta da una nerbata tra le natiche, non violenta ma sufficiente a farle sentire chi era ormai il suo padrone, assieme a una strana sensazione di calore tra le gambe. Stava scoprendo a un tempo la paura e l’eccitazione di essere sottomessa, comandata e usata. Volgendosi leggermente per vedere il volto del suo padrone, quasi in attesa di una carezza di conforto che non arrivò, cominciò a lasciare andare la pipì, che scese bagnandole le cosce. Scoprì in quell’istante la vergogna di mostrare un atteggiamento così intimo, insieme con la sensazione eccitante di mostrarsi nella sua più animalesca fisicità. Ora gli umori prodotti dall’eccitazione erano frammisti all’urina, e l’uomo non tardò ad accorgersene. Sogghignando disse:

“Ti piace, vero, questo gioco? ” e, mentre Alessandra faceva segno di sì con la testa, aggiunse:

“Sei proprio una brava cagnetta! Mi darai molte soddisfazioni”.

Ripresero la passeggiata; giunti in prossimità di un piccolo capanno l’uomo fermò la sua bestiolina e la legò col guinzaglio a un paletto. Entrò nel capanno, dove rimase qualche minuto, e ne uscì accompagnato da un grosso cane nero a pelo lungo. Un brivido scorse lungo la schiena di Alessandra, che aveva sempre avuto un po’ paura dei cani.

“Rex era il migliore amico di Mistress; si divertivano molto, assieme” disse l’uomo mentre il cane si avvicinava alla ragazza fiutandone l’estro.

“Nnnoo, ti prego”, fece appena in tempo ad implorare Alessandra, ricevendo per tutta risposta una violenta scudisciata sul collo. Zittita da quel colpo la ragazza tentò di raggomitolarsi per sfuggire alle attenzioni della bestia, che aveva avvicinato il muso al suo sedere. Il calore dell’alito di Rex penetrò ben presto tra le sue gambe, e, senza sapere come, Alessandra si trovò a quattro zampe di fronte all’animale, offrendogli la vista del suo posteriore spalancato e gocciolante umori. Il cane cominciò, senza tanti complimenti, a leccarla tra le cosce, unendo la propria saliva alle secrezioni sempre più copiose della ragazza.

“Mistress ricambiava sempre le sue attenzioni, sai? C’è bisogno che aggiunga altro? ” disse perentorio l’uomo, che ora aveva in mano anche uno strano attrezzo lungo e grosso, pieno di protuberanze. Alessandra, che ormai non aveva più ritegno, si volse e diresse le proprie attenzioni al sesso del cane, che era già uscito dal suo naturale alloggiamento e svettava duro e lungo. Si fermò un attimo a rimirarlo; poi, chiudendo gli occhi, comincio a dargli dei piccoli colpi con la lingua.

“Ora giocate assieme. Ti verrò a prendere tra mezz’oretta” disse l’uomo alla sua cagnetta, che era ancora legata al palo col guinzaglio. Alessandra, ormai priva di volontà, si lasciava frugare dal cane in ogni orifizio. La lingua dell’animale, calda e ruvida, esplorava l’intimità della ragazza, che sempre più docile ne assecondava i desideri. Istintivamente la giovane si girò e si porse alla monta. Rex le appoggiò le zampe anteriori sulla schiena e la penetrò con decisione, provocando un grido appena soffocato. Si sentì riempire dal pene dell’animale, che si ingrossava dentro di lei. Il turgore della verga la invase e la fece godere come non avrebbe mai immaginato. Ora Alessandra gemeva di piacere, godendo della sottomissione, forzata e dolce al tempo stesso, che fino a poche ore prima mai avrebbe previsto

Il cane la possedette per diversi minuti, fino a quando si liberò lasciando andare un primo caldo getto di sperma che la riempì. Poi rimase lì, attaccato, disinteressandosi di lei. Alessandra, che non sapeva di questa caratteristica canina, provò a farlo uscire, ma sentì il membro del cane troppo grosso per la sua vagina acerba. Cominciò a sentire male, paura e nuovo piacere insieme; più si divincolava, più il pene sembrava inturgidirsi. Cominciò a piangere e a lamentarsi; quando, dopo parecchi minuti, vide da lontano Tito che si avvicinava, si rincuorò. Lui la vide piangere e dimenarsi e, ridendo, le disse:

“Ma non sapevi, sciocchina, che i cani rilasciano lo sperma poco a poco, e che fin che non hanno finito il pene rimane gonfio per far sì che nemmeno una goccia esca dalla vagina? ” Proprio in quell’istante il membro di Rex si rilassò completamente; l’animale si staccò dal corpo di Alessandra, si ripulì il membro con la lingua e rientrò nel capanno

L’uomo allora si chinò, cominciò a tastare il sesso della ragazza trovandolo gonfio e fradicio.

“Scommetto che ti è piaciuto, vero? “. Alessandra, che aveva smesso di piangere, annuì:

“ma ho avuto tanta paura”. Per la prima volta le sue parole non furono seguite da una scudisciata, ma da una carezza sui capelli che la rinfrancò

3. Un rimedio efficace

L’uomo staccò il guinzaglio dal paletto e riportò la ragazza verso casa. Una volta giunti a destinazione, le tolse il guinzaglio e le disse: “Ora entra nella cuccia; io devo andare a preparare una cosa”

Lo vide tornare dopo pochi minuti con una bacinella piena di liquido e una peretta di gomma.

“Mistress soffriva di stitichezza, e il veterinario mi aveva consigliato di farle dei clisteri. Ti va di fare questo gioco? ” Alessandra, che non sapeva di cosa si trattasse, rimasse perplessa; poi, alla vista degli occhi ora quasi imploranti di Tito, annuì. Quell’uomo era capace di risvegliare in lei i sentimenti più strani e contrastanti: curiosità, paura, eccitazione, desiderio di essere dominata e usata a suo piacimento.

“Mettiti a zampe larghe come se dovessi andare di corpo” disse l’uomo “e rilassati”. Alessandra eseguì gli ordini, aspettando con curiosità mista a desiderio. L’uomo prelevò del liquido dalla bacinella con la peretta; la appoggiò a terra, prese un vasetto dal quale estrasse una ditata di crema biancastra che spalmò sullo sfintere della ragazza e tutto attorno al buchetto. Cominciò poi a massaggiare lentamente l’ano di Alessandra, che ben presto divenne cedevole. Improvvisamente affondò in esso un dito e cominciò a farlo ruotare saggiando la consistenza dell’interno. Quando si fu assicurato che l’orifizio era sufficientemente pervio prelevò la peretta e ne inserì il beccuccio nel piccolo e morbido buchetto; Alessandra sentì il liquido caldo che entrava nelle sue viscere, e provò un senso di piacere sino ad allora sconosciuto. Con lo sfintere completamente dilatato godeva di quelle sensazioni nuove, offrendo senza ritegno alla vista dell’uomo la sua intimità

Finita l’operazione l’uomo estrasse la peretta, aiutò la ragazza a rialzarsi e le disse:

“Ora vai su in camera, mettiti sulla sabbia e attendi che il liquido faccia effetto. Più tardi verrò a vedere cosa hai fatto”. Alessandra eseguì docile, salendo l’ampio scalone a 4 zampe e offrendo la vista del suo deretano ancora dilatato

Dopo un’oretta l’uomo raggiunse la sua cagnetta e vide immediatamente gli effetti del clistere.

“Brava; proprio brava; ora completiamo l’operazione di pulizia”. Estrasse da una tasca del giaccone l’attrezzo pieno di protuberanze che aveva preso dal capanno e lo avvicinò al sedere di Alessandra, che ne guardò con timore le dimensioni, decisamente sproporzionate per il suo piccolo buchetto. Tito cosparse la punta dell’attrezzo con la crema già usata in precedenza e la appoggiò all’ano della giovane, che, non senza sforzo, lo accolse dentro di sé. L’uomo cominciò a fare su e giù con il grosso dildo e contemporaneamente a ruotarlo dentro il corpo della ragazza, ora dilatata in modo impressionante. Alessandra si muoveva assecondando il ritmo del grosso attrezzo; ben presto il dolore iniziale si tramutò in un piacere intenso, e la sua vescica, ormai sollecitata da troppe avventure impreviste, liberò di nuovo un copioso fiotto di urina. Dopo qualche minuto l’uomo estrasse l’attrezzo dall’ano della sua bestiola.

“Guarda quanta cacca avevi ancora dentro” osservò rigirandolo fra le mani. Poi lo avvicinò al naso della ragazza, che prima riluttante poi incuriosita, annusò l’odore delle proprie feci.

“Leccalo” disse perentorio Tito. Alessandra fece un’espressione schifata e si ritrasse, ma una decisa nerbata sulla bocca la convinse a non opporre resistenza. Avvicinò la lingua al dildo e lo sfiorò con la lingua.

“Lecca e puliscilo tutto” ingiunse l’uomo con un tono che non ammetteva repliche. Alessandra, umiliata e soggiogata, cominciò a leccare con scrupolo l’oggetto, finché Tito giudicò che fosse sufficientemente pulito.

“Ti piace, allora, recitare la parte di Mistress? “. Alessandra, confusa, non sapeva che dire; poi rispose con un filo di voce:

“Sì”. Fino a poche ore prima non avrebbe mai pensato che una tale umiliazione potesse provocarle tanto piacere; era stupita lei stessa, e ormai decisa a lasciarsi usare fino in fondo da quell’uomo, l’unico che le avesse mai rivolto attenzioni, e che ora la guardava dolcemente. Egli era contento di aver indovinato ancora una volta l’inclinazione nascosta di una sua preda.

“Non mi sono sbagliato nemmeno stavolta” pensò “lo sapevo che avrei scoperto una schiavetta docile docile. Ora tocca a me assaporarne le delizie e terminarne l’addestramento”

“Seguimi” le ordinò. Alessandra docilmente lo seguì, camminando a 4 zampe, ed entrò nel bagno con lui.

“Ora giocheremo assieme, come facevamo sempre io e Mistress”. Le parole di Tito non le facevano più paura: attendeva semplicemente con ansia di scoprire quale nuovo piacere le avrebbe procurato il suo padrone

Tito scomparve per qualche minuto; quando tornò indossava un accappatoio bianco molto lungo, e recava alcuni oggetti sconosciuti ad Alessandra, che ne intuì però la funzione: una cordicella alla quale erano fissate diverse palline di plastica distanziate regolarmente l’una dall’altra, uno speculum e un grosso vibratore a pile. L’uomo tolse l’accappatoio e rimase nudo davanti alla sua schiava che lo guardò piena di ammirazione.

“è proprio bello” pensò “e anche se non assomiglia al principe azzurro che immaginavo nei miei sogni voglio essere la sua schiava fedele”. Tito la fece alzare, la girò e le disse di appoggiare le mani al bordo della vasca. Stando alle sue spalle la fece chinare in avanti, in modo che il sesso della ragazza si offrisse alla sua vista. Era il sesso di una adolescente, ricoperto di una fitta peluria rossiccia, morbido e invitante come l’uomo si era immaginato sin dall’inizio; lo rimirò con soddisfazione programmando e pregustando tutto il piacere che stava per procurarsi gratuitamente. Avvicinò il viso alla vulva della ragazza e ne assaporò l’afrore aspirando voluttuosamente; poi le allargò le natiche con le mani e, senza tanti complimenti, le inserì un dito nell’ano. Sentendolo ancora ben dilatato per gli effetti del clistere e della pulizia terminati poco prima, estrasse il dito e cominciò ad inserire la cordicella. Al passaggio di ogni pallina la sua schiava provava un brivido di piacere causato dallo sfregamento delle sferette contro lo sfintere, e il riempimento della cavità rettale la appagava provocando gemiti e sospiri accompagnati da ritmici ondeggiamenti del bacino

Terminato l’inserimento della cordicella l’uomo si dedicò alla vagina della ragazza. La inumidì con la propria saliva, vi inserì lo speculum e cominciò a dilatarlo. Alessandra si trovò ben presto con entrambi gli orifizi ben aperti, in preda ad un furioso godimento; gemeva ora come la più consumata meretrice, felice per la nuova esperienza che le stava facendo scoprire sensazioni intensissime

Tito avvicinò il membro allo speculum e svuotò la propria vescica dentro il corpo della ragazza, che sentendosi invadere da quel liquido calore si sentì avvampare. Poi sfilò pian piano la cordicella dall’ano di Alessandra che provò inauditi brividi di piacere al passaggio di ogni sferetta.

“Godi, vero schiava? Sei più porca di quanto avessi potuto immaginare. Anche Mistress godeva come te; sei una vera cagna in calore!

L’estrazione dello speculum, seguito dalla fuoruscita di un fiotto di urina, segnò la fine di quel gioco. Tito fece segno ad Alessandra di entrare nella grande vasca da bagno quadrata che stava in mezzo alla stanza. Alessandra eseguì, e si accucciò dentro il grande catino provando un brivido di freddo al contatto con il ferro smaltato di verde chiaro. L’uomo aperse l’acqua e regolò il miscelatore in modo che il flusso fosse tiepido. Mentre la vasca si riempiva l’uomo entrò nella vasca con la sua schiava; dopo un po’ chiuse il rubinetto, afferrò il telefono della doccia, lo avvicinò alla vulva della ragazza, che si era seduta sul bordo, e ne diresse il getto concentrandolo verso la vagina aperta e colante. Poi alzò la sua schiava, la fece di nuovo girare e la penetrò da dietro stantuffandola ritmicamente. Il fallo dell’uomo era durissimo, ed Alessandra poteva sentirlo pulsare dentro il proprio ventre caldo e accogliente. Godeva felice, finalmente posseduta da un uomo al quale non aveva negato nulla di sé, e che intendeva soddisfare con tutte le proprie forze. Mentre la possedeva così Tito cominciò a masturbarle anche l’ano, prima con un dito, poi con due e infine con tre. Senza alcuno sforzo lo sfintere della schiava si dilatò al massimo; le dita furono ben presto sostituite dal membro di Tito, che senza fatica pompava ritmicamente entro l’elastico pertugio

Quando l’uomo notò che Alessandra, forse delusa per l’uscita dell’asta dalla propria vulva ancora affamata, l’aveva rimpiazzata con due dita e si masturbava freneticamente disse:

“Lasciami fare; mi occupo io di te. Vedrai: ti farò godere come una vera troia, fidati”. La ragazza estrasse le dita dalla vagina e le leccò voluttuosamente, certa che la promessa del suo padrone si sarebbe ben presto adempiuta. Tito afferrò il grosso vibratore e lo azionò spostando l’interruttore; avvicinò il fallo vibrante al sesso di Alessandra e cominciò a stimolarle il clitoride, che iniziò subito a gonfiarsi rendendo evidente il piacere che invadeva la ragazza. Mentre continuava a sodomizzare la schiava, sempre più aperta, la penetrò nella vagina con il dildo, che vibrando alla massima velocità le fece raggiungere in pochi minuti l’acme del piacere

Quando si sentì pronto, Tito estrasse il membro dall’ano, fece girare la ragazza e le inondò il viso con gli schizzi del suo seme caldo; poi si fece ripulire dalla lingua ancora vogliosa della schiava. Mentre l’uomo si lavava nel bidet Alessandra lo guardava adorante seduta sul bordo della vasca; con una mano manovrava il vibratore, ancora ben inserito nel suo sesso mai sazio, e con l’altra si ripuliva il viso dagli schizzi leccandosi voluttuosamente le dita

Questa fu l’iniziazione di Alessandra: per una volta ella non si era dovuta pentire per un gesto avventato che aveva compiuto, poiché aveva scoperto grazie a quell’uomo un universo nuovo e sconvolgente

Nelle settimane e nei mesi successivi tornò spesso a trovare Tito, e giocò ancora con lui, che era ormai il suo padrone segreto, amabile ed inflessibile al tempo stesso. FINE

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Buona lettura.

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