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Mattina infuocata

Quella mattina era proprio un caldo torrido. Ero fermo al solito semaforo della salaria da trenta minuti ormai, e la temperatura era oltremodo rovente. Le bocchette della mia auto continuavano a gettare aria fredda in modo incessante, ma nonostante questo la temperatura non accennava ad abbassarsi; “speriamo che il traffico cali, – pensai – ho un appuntamento presso dei miei clienti e proprio non vorrei fare tardi”.

La fortuna mi aiutò, il traffico si allentò; “ma stì romani andranno pure in ferie no? ” pensai ad alta voce. Sono arrivato, finalmente. Parcheggiai l¹auto e mi diressi verso l’ufficio del dott. Menotti, terzo piano, ascensore rotto. “Proprio una giornata coi fiocchi, – pensai chissà cos¹altro mi accadrà oggi”. Arrivai ansimante sul pianerottolo, qualche minuto per riprendere fiato e suonai il campanello.

Dopo qualche secondo sentii lo scatto della serratura, spinsi l¹uscio ed entrai nella stanza. Un ingresso ben arredato, con moquette azzurra in terra, dei mobili bianchi e delle suppellettili di buon gusto mi si aprirono alla vista.

“Il dott. Zanotti è in ferie mi comunicò l¹anziana segretaria dietro al tavolo ma la riceverà la sua collaboratrice la signorina Martino, attenda un attimo”. Il pensiero, forte dei fatti del giorno è spontaneo “mi toccherà la solita zitella acida e racchia” penso, e già mi apprestai al supplizio.

Non so cosa debba aver pensato di me la signorina Martino, di certo non bene, vista la mia reazione di incredulità e stupore che ha pervaso il mio viso all’apertura di quella maledetta porta. Io stesso al suo posto mi sarei dato dell’imbecille, ma come si fa. La porta si apre; sullo stipite un mare di capelli biondi e ricci a contornare un visino da favola; due grandi occhi azzurri come il mare a sancire un insieme veramente eccezionale. Ci sono donne alle quali un uomo salterebbe addosso senza esitare; ma lei non era così. Era ma molto di più e molto più pericolosa. Non so se lei si sia accorta di tutto quello che mi stava passando in testa in quel momento, ma attenzione; le donne come lei se ne accorgono eccome. E sembrava proprio così, almeno a giudicare da quel sorriso complice che mi lanciò mentre mi stavo avvicinando.

“come va? ” mi disse.

“bene e lei? ” risposi con frasi di circostanza, per prendere tempo visto che ancora non mi ero ben riavuto dalla sorpresa.

“fa caldo mi disse e mi hanno lasciato qui sola a lavorare mentre sono tutti in ferie”.

Non so se fu una mia sensazione e se lei ma stava mandando un messaggio e sinceramente non mi fermai a riflettere ma d¹impulso sparai di botto: “allora perché non prendersi un po¹ di riposo da questa canicola e venire a pranzo con me? Almeno così possiamo parlare in un posto più fresco e sicuramente più allegro di questo! “. Non che mi aspettassi che lei avrebbe accettato. Donne come lei hanno sempre un fidanzato vicino e non accettano mai i miei inviti; pertanto rimasi perplesso quando mi disse sorridendo “aspetti che prendo la borsa”. Facemmo insieme a ritroso la strada percorsa all¹andata, ma non so perché mi parve molto più breve; salimmo in auto e lei mi indicò la strada per un ristorante dove sapeva che potevamo mangiare bene. La sala era molto intima, le luci soffuse, il tavolo che ci toccò in sorte pericolosamente appartato. Non so, forse il cameriere in un eccesso di zelo pesò che era meglio tenerci in disparte.

“Ma cosa mi sta accadendo? pensai sono qui seduto a tavola con una donna splendida, in un locale elegante ed appartato, che sia questo il mio giorno fortunato? “. Lei stava sicuramente seguendo i miei pensieri perché contemporaneamente mi sfiorò la mano in una carezza innocente ma molto eloquente. Io la guardai e mi persi nei suoi occhi azzurri; non potevo più fermarmi. Le passai la mano tra i capelli accarezzandole il collo e dolcemente mi avvicinai a lei; lei socchiuse gli occhi si avvicinò ancora di più a me, inclinò leggermente la testa da un lato e mi portò in paradiso.

Le nostre labbra dapprima si sfiorarono appena, poi si cercarono di nuovo incollandosi l¹una all¹altra. Le nostre lingue iniziarono a danzare carezzandosi e cercandosi l¹un l¹altra in un rituale eccitante ed oltremodo intimo. Continuai ad accarezzarle i capelli per tutto il tempo in cui ci baciammo ed a lei sembrava non dispiacessero quelle carezze. Quando finalmente ci staccammo, restammo a lungo a guardarci increduli che fosse veramente accaduto, senza mai abbassare lo sguardo o distoglierci dagli occhi penetranti dell¹altro, fino a quando lei ruppe il silenzio.

“Ed ora cosa succede? ” mi disse incerta.

“Ed ora che ti ho trovato le dissi non sono così pazzo da lasciarti andare”.

“Ti desidero” lei mi disse incerta.

“Anche io” risposi.

In un attimo eravamo fuori dal ristorante. Non avevamo mangiato nulla ma stranamente non avevamo alcuna fame. Salimmo in macchina frettolosamente, misi in moto e ci avviammo; si ma dove? In ufficio da lei? Troppo rischioso. In auto in qualche posto isolato? E dove al centro di Roma? Difficile. Ebbi un’idea. Mi diressi verso il lungotevere, ed iniziai a percorrerlo. Lei mi guardava con aria interrogativa; era molto eccitante e molto bella, non ce la facevo più ad averla accanto a me senza toccarla, senza darle un bacio. Arrivai a piazzale Clodio, girai a destra e trovai la stradina che stavo cercando. Si trattava di una pista ciclabile che era però larga abbastanza da lasciar passare un¹autovettura. Iniziai a percorrerla fino a quando gli alberi che la costeggiavano si diradarono e potemmo così scorgere uno slargo sulla destra; un piccolo parcheggio davanti ad un attracco sul fiume Tevere. Il barcone ristorante era lì, fermo a sfidare la corrente, immobile da anni, solo una continua altalena sulle onde del fiume. Sapevo che era lì, sapevo che doveva essere chiuso per essere ristrutturato, e ci avevo sperato. La fortuna mi ha aiutato ancora una volta.

“Vieni amore dissi vediamo se riusciamo ad entrare, non avrai paura vero? ”

“Non quando sono con te rispose lei però speriamo che nessuno se ne accorga! ”

La porta di vetro che chiude il locale era chiusa con un filo di ferro e fu molto facile aprirla, forse non si aspettavano che qualcuno avesse potuto entrarvi. Entrammo all¹interno. Una piccola stanza con un bancone di mogano proprio davanti ala porta, qualche tavolo ai lati e, sulla parte destra, una scala che conduceva al piano superiore. Le presi la mano e salimmo la scala. Di sopra c¹era un ambiente completamente vuoto, privo di suppellettili, ma con molta luce che proveniva dalle tante vetrate poste in ogni lato della stanza. Appena entrammo in questo ambiente spoglio, la strinsi a me e la baciai.

Lei ricambiò il mio bacio e mi cinse le braccia intorno alle spalle, stringendosi ancora di più a me. Le nostre lingue si accarezzavano dolcemente ed i nostri corpi, per la prima volta erano l’uno contro l’altro, stretti ed attenti al più piccolo sussulto. Mentre la baciavo iniziai ad accarezzarle i fianchi. Erano sodi, ben fatti, e con una curvatura veramente eccitante, tanto eccitante al punto che Š lei se ne accorse immediatamente.

E già non doveva essere molto difficile capirlo, soprattutto abbracciati in quel modo. La guardai un po’ imbarazzato ma lei mi sorrise, un sorriso dolce ed al tempo stesso eloquente. Non disse nulla, abbassò la mano, la portò alle labbra, diede un piccolo bacio al suo dito indice e lo posò proprio lì, sulla mia incredibile eccitazione. Tornai ad accarezzarle i fianchi, ma stavolta alzai un poco la sua maglietta portando una mano direttamente a contatto con la pelle. Anche lei era molto eccitata; potei capirlo dalla pelle d¹oca che accarezzava i miei polpastrelli. Lei socchiuse gli occhi, io iniziai a salire verso i suoi seni. Fu lei a togliermi l¹impaccio quando all¹improvviso si sfilò la maglietta e mi lasciò senza parole; due seni stupendi apparvero alla mia vista. Non molto grandi ma eccezionalmente proporzionati con due capezzoli turgidi e duri che ne completavano la bellezza. Non potei fare a meno di accarezzarli: Chiusi le mani a coppa e le portai su di loro; erano molto sodi con i capezzoli che si facevano sentire sul mio palmo. Abbassai la testa e li baciai.

Prima leggermente, poi con più veemenza lo feci sparire in bocca, succhiandolo leggermente ed accarezzandolo con la lingua, prima uno poi l¹altro. Stavo per scoppiare dal piacere; . le onde che ci cullavano, lei che mi ubriacava con la sua bellezza, con il suo odore, con il suo corpo eccitante, con i suoi modi dolci ma pieni di un erotismo raro e raffinato. Con una mano scesi più in basso ed iniziai ad accarezzarle le gambe che uscivano da una gonna blue che arrivava al ginocchio. Erano morbide, lisce, affusolate; le percorsi per tutta la loro lunghezza, dalla caviglia fino ad arrivare più in alto, sotto la gonna e da lì dove non avrei più potuto fermarmi. Ma fu lei ora ad agire. Mi baciò di nuovo e contemporaneamente iniziò a slacciarmi la camicia; ci sedemmo sul pavimento senza mai staccarci da quel bacio, ma lei protraendosi verso di me, mi fece sdraiare. Iniziò ad accarezzarmi il petto, poi scese più in basso ed iniziò a slacciare la cintura dei calzoni, quindi toccò al bottone ed infine anche la zip fu abbassata. Ero eccitato da matti, tanto che fece subito capolino dai boxer; lei sorrise e lo accarezzò. Si chinò con la testa verso di lui, e lo baciò, proprio come prima aveva fatto con il dito; rimasi piacevolmente sorpreso dalla sua azione ma non era quello che volevo, almeno per ora. Lei lo capì, si sdraiò sopra di me aprì la bocca ed iniziammo a baciarci con molta veemenza, poi spostò gli slip da un lato e si mise proprio sopra di lui. Con un colpo secco fui subito dentro di lei. Cristo quanto era bella e desiderabile, vederla così poi, mentre era sopra di me intenta a darmi e ad ottenere piacere era veramente una dea, con in seni al vento, i capelli ricci biondi scomposti, il viso un po¹ arrossato dalla eccitazione. Iniziammo a muoverci di buona lena, lei sopra di me danzava come una cavallerizza che galoppa sul proprio destriero, io che la accarezzavo dappertutto. I fianchi, i glutei, le spalle, i capelli, le mie mani erano ovunque.

Non so quanto avrei potuto resistere ancora, così le feci cenno di fermarsi, lei si alzò, io le feci capire come la volevo. La feci alzare in piedi e la feci affacciare da una finestra del battello con le braccia appoggiate sul davanzale. Io mi avvicinai da dietro, le alzai la gonna, e la presi così da dietro. Portai le mani sui suoi seni ed iniziai a muovermi avanti ed indietro, dentro e fuori, sempre più velocemente, fino a quando il suo respiro si fece affannoso; capii che stava per venire, così mi lasciai un po’ andare per arrivare insieme al momento. Lei iniziò ad ansimare più forte; io accelerai il ritmo per raggiungerla e ci trovammo, insieme, a godere dell¹orgasmo più intenso che abbia mai provato. Lo tirai fuori subito per non correre rischi ed il liquido bianco cadde a terra dietro di lei senza neppure toccarla. Lei si girò, mi baciò, sulla bocca, poi si inginocchiò e lo baciò sulla punta dicendo che da ora in avanti le avremmo fatte di tutti i colori insieme. FINE

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