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Non ci posso credere

Mi chiamo Massimo, ho 20 anni e sono studente universitario a Bologna fuori sede, con pochi mezzi economici a disposizione, ciò costringeva a muovermi in bici, un attimo di disattenzione da parte di un automobilista che aveva aperto la portiera mi aveva cagionato una frattura alla gamba destra. Avevo quindi deciso di rientrare a casa, quando sul treno avevo ricevuto la telefonata da parte di mia madre che mi annunciava che aveva buttato fuori quel porco. Avevo appreso tra i singhiozzi di mia madre che il porco, era mio padre. Infatti alla notizia del mio ritorno a casa mia madre aveva preso un permesso e qualche giorno di ferie, e rientrando a casa in anticipo aveva beccato mio padre a letto con la sua migliore amica, beh a quel punto la differenza tra racconti erotici, teoria e vita reale, si era palesata, nel primo caso mia madre vedendoli si sarebbe eccitata e poi si sarebbe unita ai due per una scopata a tre, nel secondo caso avrebbe richiuso la porta rumorosamente per far comprendere ai due amanti che erano stati scoperti e successivamente con modi civili avrebbe chiesto il divorzio, ma in realtà si era incazzata come una iena e urlando aveva semi distrutto la camera da letto scagliandosi sui due amanti tutto ciò che aveva a portata di mano. Poi la separazione, sempre molto pacata e civile, mia madre aveva scaraventato dalla finestra tutti i vestiti e gli oggetti personali di mio padre. Per fortuna abitiamo in una villetta unifamiliare e non in un condominio e quindi per quanto burrascosa e pittoresca la separazione dei miei genitori non sarebbe stata la notizia del quartiere.
Mio padre mi chiamò per raccontarmi la sua versione dei fatti e per dirmi che sarebbe andato ad abitare per un paio di mesi nel villino in montagna, scomodo vista la distanza dal posto di lavoro, ma fuori dalla portata di mia madre.
Mia madre venne a prendermi alla stazione, la vidi arrivare da lontano e la sua bellezza mi lasciò senza fiato, era irriconoscibile, la rabbia era ancora visibile sul suo viso e sul suo incedere oltre che sul suo corpo. Era vestita sempre in tailleur ma era diversa, forse solo due foto potrebbero spiegare la differenza, tacchi alti, gonna sopra il ginocchio, giacca abbottonata, trucco appena accennato, occhiali con montatura in metallo e capelli raccolti, passi brevi e lenti e misurati la facevano sempre sembrare una donna che lavora, elegante si, ma sciapa e quasi dimessa. Ora la rabbia l’aveva fatta trasmutare, il passo deciso e rapido unito all’altezza dei tacchi, faceva aprire lo spacco della gonna facendo intravedere una coscia splendida, e donando un delizioso ancheggiamento, il culo a quanto vedevo dagli sguardi che calamitava doveva essere uno spettacolo, io non me ne ero mai accorto e al momento non potevo apprezzare perchè attualmente mia madre mi veniva incontro, la giacca era adagiata sulla tracolla della borsa, e quindi era in camicia di seta che non solo non nascondeva il suo seno prosperoso ma lo esaltava in quanto si intravedeva dalla scollatura formata dai bottoni sganciati due globi sodi e il bordo di un reggiseno in pizzo, il trucco aggressivo, i capelli corvini sciolti e mossi, gli occhi scintillanti di rabbia completavano il quadro.
Cazzo mia madre Sonia era una Donna, una femmina di 43 anni, una gran fica era come se la vedessi per la prima volta.
Tornando a casa, parlammo del mio incidente e del suo futuro divorzio, la visione di donna sexy e arrapante si dileguò e non ci pensai più.
Una volta arrivati mia madre mi disse che la sua camera da letto era a pezzi e che per il momento non se la sentiva di riordinarla e di dormirci, le dissi che se non avevano dato via la mia vecchia stanza poteva dormire lì, io avrei dormito sul divano letto in salotto anche perchè per me era complicato salire e scendere i gradini per andare dalla mia stanza al bagno e viceversa.
Visto che ero lontano dai miei amici che si trovavano all’università, e che ero parzialmente bloccato dall’ingessatura iniziai a cercare materiale per la mia tesi in sociologia, passavo quindi le mie giornate collegato su internet o a chiaccherare con mia madre, che era ritornata al lavoro per sistemare alcune pratiche urgenti per poi prendesi tutte le ferie dell’anno in corso. Frattando navigando mi ero imbattuto vari siti con dei racconti erotici ed avevo inziato a scaricarli, prima che potessi leggerne qualcuno mi sentii chiamare da mia madre.
– Max sono a casa, salì in camera mia e ritornò in tuta.
Iniziò quindi a rassettare la casa, mentre io tornai al girovagare su internet.
– Max, mi dai una mano, dobbiamo fare un po’ di spazio per i miei vestiti nel tuo armadio, quindi dobbiamo buttare tutti i vestiti che non ti vengono più e quelle montagne di riviste comprese quelle porno.
Mi misi a ridere, resterai delusa di riviste porno non ne troverai neanche una, dai saliamo.
Dopo un paio d’ore, avevamo liberato un paio di ante dell’armadio e riempito qualche sacco di spazzatura, mia madre era zuppa e si era tolta la giacca della tuta, la maglietta bagnata di sudore faceva risaltare il suo seno e si distinguevano perfettamente i capezzoli. Io nonostante fossi in pantaloncini e maglietta avevo la gola secca e facevo fatica a distogliere lo sguardo. Mi buttai sul letto e mi accorsi che c’erano alcune paia di jeans di varie tonalità di blu e grigio, e questi?
– Sono, anzi erano tuoi ora non ti vengono più.
– E che vuoi farci?
– Sono nuovi, pensavo di metterli per stare in casa.
– Ti conviene accorciarli.
– Si ha parlato il gigante.
– Accorciarli nel senso di pantaloncini, presi un paio di jeans ed un coltello da una piccola rastrelliera sulla scrivania e tagliai.
– Fermo scemo li hai rovinati.
– I pantaloncini si usano tagliati, non dirmi che ci volevi fare l’orlo.
– No, si, beh veramente, vabbè dai qua vado in cucina e li finisco di tagliare con le forbici, hai fatto una lato più lungo ed uno più corto.
Tornò dopo qualche minuto indossando i pantaloncini , nonostante i pantaloncini fossero appena 10 cm sopra il ginocchio e la maglietta ancora bagnata, stavo cominciando ad eccitarmi.
– Come mi stanno?
– Sono ancora troppo lunghi e non hanno la vita bassa, ma almeno sono riempiti nei punti giusti.
– Scemo, io sono una donna matura.
– Si stai attenta a non cadere dall’albero, afferrai i sacchi andarli a buttare, ma il gesso mi rallentò tanto da beccarmi uno scappellotto.
Uscii ridacchiando, e voltandomi vidi mia madre darmi le spalle ed abbassandosi per sistemare il tappeto il suo culo strizzato dai jeans risaltava in tutta la sua bellezza, scesi a buttare i sacchi, poi mi infilai sotto la doccia per schiarirmi le idee.
Mia madre frattanto era andata a recuperare dalla sua camera da letto degli altri vestiti e li aveva messi nel mio armadio. Mi accorsi che dopo la sua breve incursione nella vecchia camera da letto, si era rattristata e che aveva pianto, la serata sfilò lentamente, poi mia madre si ritirò nella stanzetta dicendo che si sentiva stanca.
La sera dopo cena, per rilassarmi, riaprii il mio portatile e passai la serata a leggere i racconti scaricati da internet, uno mi colpii particolarmente, se non altro per l’analogia dei pantaloncini che qualche ora prima mi avevano fatto rizzare il cazzo.
Il racconto verosimilmente di fantasia era scritto come se madre sentendosi osservata dal figlio, prendeva consapevolezza i suoi pantaloncini si fossero lacerati, proprio lì in mezzo alle gambe, e quando si chinava si sentiva lambita dall’aria fresca che entrava dallo strappo, la sua consapevolezza diveniva certezza dopo aver controllato i pantaloncini in bagno attraverso lo specchio, nonostante il buco lasciasse vedere ben poco, la cosa sembrò eccitare la donna, lusingata dalle attenzioni del figlio, tanto che decideva di rilanciare la provocazione indossando una camicia senza reggiseno agganciando un solo bottone, e facendo un taglio nei pantaloncini, di circa sei o sette centimetri, controllando allo specchio il risultato, e nonostante la fica ed il buco del culo fossero già ben visibili non paga si tolse i pantaloncini per allargare lo spacco nella parte anteriore. La sua fica nascosta quando stava dritta era completamente visibile non appena si abbassava o allargava le gambe. Il racconto finiva in un amplesso tra madre e figlio.
La fantasia e la vita reale sono due cose differenti, ma un po’ per scherzo, un po’ per sperimentazione di carattere psico-sociologico decisi di fare un esperimento, non tanto per inserirlo nella tesi, ma per superare il tedio di dell’approssimarsi di un’estate soffocante. La cosa mi intrigava ed eccitava un po’, data la scoperta dell’avvenenza di mia madre. Mi alzai e andai a prendere tutti i jeans dalla lavanderia, esaminandoli ne trovai uno che sembrava elasticizzato ma di una taglia ancora più piccola, lo tolsi dal gruppo e lo nascosi per utilizzarlo per ultimo.
Fase 1, mettere fuori uso l’aria condizionata e lamentare difficoltà di deambulazione in modo da costringerla in casa il più possibile, iniziare a farle con discrezione complimenti sulla sua bellezza e giovinezza; Fase 2, ridurre progressivamente la lunghezza dei jeans; Fase 3, convincerla ad indossare per casa delle canotte o delle magliette; Fase 4, farle indossare il jeans più piccolo, tagliandolo cortissimo e togliendo la parte del cinto in modo da tenerlo su solo con la cerniera, facendolo quindi diventare a vita bassa, lasciando scoperto il ventre, facendo contemporaneamente sparire gli altri jeans; Fase 5, scucire progressivamente il cavallo in modo da rendere visibile culo e fica, ed accorciare se possibile le canotte.
L’indomani mattina mia madre, visto che si era messa in ferie, non doveva recarsi al lavoro e mi chiese se volevo uscire per fare un po’ di compere.
– No mamma, mi fa un po’ male la gamba quando cammino preferisco restare in casa.
– Max, dai andiamo dal medico.
– Non essere apprensiva, il medico che mi ha messo il gesso mi aveva preannunciato l’insorgenza dei dolori e mi ha detto meglio il riposo che le medicine, si riposi e guarirà completamente. Figurati che quando gli ho chiesto se dopo aver tolto il gesso sarei riuscito a danzare, il dottore mi ha assicurato che ci sarei riuscito.
– Sei il solito burlone tu non sai neanche ballare, figurati danzare.
– Come no, gli ho detto che ero un ballerino classico.
– Scemo io esco, vuoi qualcosa.
– Si, un sorriso da una donna sexy.
– Ciao, Max.
– Ehi, ed il sorriso?
Non si girò, per sorridermi, ma andò via scuotendo la testa, dallo specchio della sala notai che le labbra erano chiuse in una smorfietta impertinente, ma i suoi occhi sorridevano divertiti. Appena fu uscita presi un cacciavite ed isolai la fase che alimentava il circuito dei condizionatori dal quadro generale. Fase 1 completata.
Fase 2, non potevo farle trovare un’altro jeans accorciato, dovevo aspettare, ma potevo spingere un po’ la situazione, misurai il jeans del pomeriggio precedente lo sporcai un po’, poi presi il primo jeans e gli feci una macchiolina con il the per simulare una macchia da cassetto, se mia madre non voleva rilavare il jeans prima di accorciarlo sarebbe stata costretto a tagliarlo quattro dita più corto del precedente. per evitare che prendesse un altro jeans anziché accorciare il primo della pila, li macchiai tutti in vari modi a scalare sempre più corti, macchioline piccole ed all’interno della coscia in modo che si avvedesse del problema dopo averlo accorciato o nel caso non se ne fosse accorta da sola, le avrei fatto notare io la macchia. Speravo che la sua fissazione della pulizia l’avrebbe spinta ad accorciare il pantalone, confidando anche che il caldo avrebbe fatto propendere mia madre per questa soluzione. Non restava che attendere continuando nei complimenti.
Dopo due ore rientrò piena di pacchetti, le andai incontro per aiutarla sbarrandole la strada nel corridoio e le chiesi, e allora il sorriso.
– Come? Cosa?
– Non fare la preziosa, mi avevi chiesto se volevo portato qualcosa, dov’è il sorriso della donna sexy?
– Scemo, fammi passare.
Aveva voglia di sorridere, ma si tratteneva, allora la solleticai, cercò di sottrarsi ridacchiando mentre i pacchettini volavano da tutte le parti.
– Ok, Max, basta, smettila, mi sa che stasera mangerai omelette.
– Cosa centrano le omelette?
– In uno dei pacchetti c’erano le uova, non toccare niente vado a cambiarmi e raccolgo tutto, tu con il gesso non puoi abbassarti, e scappò via per andare nella mia stanzetta.
La sentii imprecare, poi dopo qualche istante la intravidi passare di corsa, ed infilarsi nella lavanderia, era in slip e maglietta, cosce perfette e slip rosa sgambati, e nulla più era gia dentro la lavanderia. Ne uscii indossando i jeans lunghi, poi andai in cucina un po’ incazzato, pensavo di arrivare almeno alla fase 4, e non avevo superato la 2. Giunto in cucina la trovai seduta con indosso i jeans intenta ad accorciarli poco sopra il ginocchio, poi accorgendosi della macchia ha deciso di eliminarla accorciando ulteriormente i jeans.
L’esperimento non aveva avuto alcuna battuta d’arresto, ma sotto la maglietta si intuiva la presenza del reggiseno.
– Max, mentre vado a recuperare la spesa, butta questi nella cesta della biancheria, tirandomi i jeans del giorno prima.
Mi avviai e fermandomi dinanzi alla porta della cucina, mi inchinai
– Madame, dopo di voi.
Mi sorpassò per andare nel corridoio, passandomi a pochi centimetri, il suo profumo mi inebriò e cercando di affrettarsi sculettò un po’, mi voltai ed andai in bagno nascondendo con il jeans che avevo in mano la mia erezione, giunto lì già turbato appallottolai il jeans e aprendo la cesta della biancheria per buttarlo dentro vidi la lingerie di mia madre, mi imposi di non raccoglierla, mi spogliai e mi infilai sotto la doccia, pensai che non potevo andare e tornare da Bologna per scopare con Giusy la mia ragazza. Iniziai a masturbarmi sotto la doccia pensando a Giusy, alla cesta, alla maglietta bagnata del giorno prima ai pantaloncini, non capivo più nulla e mentre ero in tale stato e la mia mano andava sempre più veloce, mia madre da dietro la porta sentendo il rumore dell’acqua della doccia mi disse: “Max, hai bisogno di una mano, stai attento a non bagnare il gesso”, venni nell’istante in cui mia madre mi offriva la sua mano.
– Grazie, mamma, non ti preoccupare, sentivo caldo, perchè non accedi l’area condizionata.
– Ciò già provato Max, ma non funziona.
A pranzo, mia madre mi disse: – “I condizionatori sono ancora in garanzia, ma non ho intenzione di chiamare quello stronzo di tuo padre per chiedergli il numero dell’assistenza”, a solo nominarlo si era così incazzata che le sfuggii la forchetta di mano cadendole addosso unitamente facendo schizzare un po’ di sugo.
– Non preoccuparti ci penserò io.
– Guarda che disastro mi sono sporcata la maglietta e i jeans.
– Forbice
– E si tre jeans in due giorni, appena finito di pranzare vado a cambiarmi.
Ne mancavano due più quello nascosto per il gran finale.
Dopo pranzo, mia madre andò a prendere i jeans puliti per tagliarli e si accorse che doveva accorciarli ancora di più dei precedenti.
– Vado a mettermi la tuta.
– Con questo caldo, senza l’aria condizionata, perché?
– Guarda Max questi sono troppo corti, gli altri lo diventeranno ancora di più, non posso indossarli.
– Scusami, perché non puoi indossarli, c’è caldo, sei in casa tua, non ti vede nessuno, e se ti vedesse qualcuno, non potrebbe che ammirare le tue gambe, neanche Giusy le ha così belle ed ha 22 anni, dovresti essere orgogliosa del tuo corpo.
– Io li vado a provare, poi torno e ti prego di essere sincero, se mi … se mi stanno male, devi dirmelo, sii sincero.
– Te lo giuro, sarò sincero, ma indossali con una canotta, altrimenti ti scioglierai con questo caldo.
Tornò dopo qualche minuto, con indosso il pantaloncino più corto ed una canotta celeste senza il reggiseno. Le cosce erano ormai completamente scoperte e visibili in tutta la loro lunghezza, il seno premeva sul tessuto della canotta tendendola lasciando visibile il seno dalla parte superiore fino all’attaccatura e parzialmente dai lati mentre i capezzoli premevano quasi a voler perforare il tessuto, rimasi a bocca aperta incapace di commentare o di azzardare qualsiasi complimento, il mio cazzo pulsava, ma per fortuna era nascosto dalla tavola.
– Max, smettila di guardarmi così e chiudi la bocca, sembra che tu sia riuscito ad esprimere un giudizio anche senza parlare. Rimarrò vestita così, ma solo in casa. Non uscirò neanche nel giardino vestita così.
– Sei fantastica, il prossimo jeans lo taglio io, dissi ridendo e sembrerai una teen ager.
– Era l’ultimo, Max.
– Ce n’era uno celeste se non sbaglio, comunque più tardi lo cerco e lo accorcio.
– Vabbè poi vediamo, dobbiamo pensare a sistemare la stanza grande, così potrai andarci a dormire tu, fin quando non arriveranno i mobili nuovi che ho ordinato oggi.
Nel primo pomeriggio mentre lei riposava, recuperai l’ultimo paio di jeans, scucii con attenzione la cinta, poi tagliai il pantalone in modo da sgambarlo quasi del tutto in pratica più che un paio di pantaloncini sembravano un paio di mutandine di jeans, la cerniera era l’unico modo per chiudere i jeans avevo eliminato il bottone, poi tolsi anche le tasche posteriori.
Stasera dopo cena li avrei mostrati a mia madre, sperando di strapparle la promessa di indossarli, scesi in cantina e recuperai dalla cantina di mio padre un paio di bottiglie del suo miglior Gewürztraminer, e li misi in frigo per rendere la serata un po’ più allegra.
La sera apparecchiai con cura e misi il vino a tavola.
– E questo da dove spunta.
– Dalla cantina, le bottiglie erano tutte integre quindi pensando che non appena telefonerò per sapere il numero dell’assistenza dei condizionatori, pà mi chiederà di portargli i suoi preziosi vini, ho pensato ad una espropriazione, di qualche bottiglia.
– Non ho alcuna intenzione di restituirgli la sua collezione di vini, lì sotto ci sono migliaia di euro, e lo sai quanto ci tiene, piuttosto ce li beviamo noi, non chiamarlo per i condizionatori. Si alzò e mi abbracciò, da dietro, il suo seno premeva contro le mie spalle e le sue labbra sfiorarono il mio orecchio, prometti che non lo chiami.
– Ok, ma tu prenderai in considerazione di indossare gli altri jeans e la canotta.
– Prima voglio vedere jeans tagliati da te.
– E dai, ti chiedo di provarli almeno, poi deciderai tu.
– Va bene dai, dove sono.
– Che fretta c’è, dopo cena.
– Ok.
Ridemmo e scherzammo per tutta la cena, prima del secondo già le due bottiglie erano vuote, arrancai nuovamente fino alla cantina, ma stavolta andai deciso verso l’armadio frigorifero dei vini pregiati, non potevamo bere il vino bianco a temperatura ambiente.
Agguantai un paio di bottiglie di Coche-Dury Meursault Les Chevalieres e ritornai su, mentre mia madre riprendeva posto di fronte a me io cominciavo a versare, a fine cena il clima era molto allegro.
Mi buttai sulla poltrona, ed infilando la mano sotto il cuscino tirai fuori i pantaloncini.
– Ed ora mamma, devi indossare i pantaloncini.
– Dai tirali, Max.
Il tiro risultò un po’ alto, e le i saltando per prenderli al volo fece uscire un seno dalla canotta, poi si girò e ridacchiando andò in bagno per cambiarsi.
– Max, non posso metterli si vede lo slip, così sono ridicola.
– Mettili senza slip, mamma, le dissi di rimando.
– Non erano questi i patti, Max, vai in camera nel primo cassetto del settimino c’è la mia biancheria, prendi qualcosa di più adatto e portamelo.
– Entrai nella camera dal letto, cazzo era distrutta, a terra era pieno di cocci di vetro provenienti dalle ante dell’armadio che erano a specchio, non c’erano più suppellettili intere, le lenzuola erano strappate, così come le tende le poltroncine rotte, cazzo mia madre era uno tsunami, una forza della natura, rialzai il settimino tolsi il primo cassetto e lo posai sul letto cominciando a rovistare, finche non trovai alcuni perizoma, li pesi tutti, poi vidi una canotta bianca e un top di seta semitrasparente, presi anche questi poi da dentro l’armadio afferrai un paio di scarpe dal tacco vertiginoso e andai prima in cucina dove accorciai la canotta tanto che le avrebbe coperto a malapena il seno poi andai dietro la porta del bagno e bussai. La sentivo ridacchiare, ma la sua voce fu ferma ed irremovibile.
-Non puoi entrare, ho da fare aggancia alla maniglia e torna in salotto.
Ero molto incuriosito, agganciai un perizoma e la canotta bianca alla maniglia, poi andai nella cameretta dove dormiva la mamma e posai sopra la sedia gli altri perizomi e il top, mentre stavo per uscire notai la mia videocamera su uno scaffale della libreria, controllai lo stato delle batterie, quasi scariche, inserii una cassetta DV nuova, ed andai a posizionare la videocamera di fronte alla porta del bagno, poi ritornai in salotto e misi sotto caricala seconda batteria, e mi accomodai in salotto, sentii aprire la porta del bagno.
– Max sei un delinquente, ti sembra corretto portare questa biancheria per farmela indossare.
– Mi hai lasciato libero di scegliere e poi sopra indossi i pantaloni, non si vedranno nemmeno.
Sentì richiudere la porta, dopo qualche minuto, la porta si riaprii, e mia madre uscii dicendomi delinquente, sfrontato, porcello, la canotta…
Mentre lei ancora mi insultava, fortunatamente con voce divertita, la vidi entrare e fare un giro su se stessa, non riuscii a trattenermi ed esclamai: “che gran pezzo di figa, sei una femmina da letto, sei da paginone centrale di play boy”
– Basta Max, stai esagerando.
– Non esagero, sei perfetta dalle caviglie, le gambe le cosce il culo, il tuo ventre, il tuo seno e il tuo viso con quella labbra carnose e vermiglie che …
– Max, basta, ricomponiti, dal bozzo dei tuoi pantaloni, ho capito che il tuo apprezzamento è sincero, lo si vede bene, ma non posso stare in casa vestita così, sono praticamente nuda.
– Sei praticamente perfetta, al mare in costume sei vestita anche meno di così.
– Lo so, Max, ma vedi girandosi
Il bordo superiore del perizoma era più alto del cinto dei pantaloni ed il micro pantaloncino faceva risaltare quel culo meraviglioso.
– E allora, non ti sta male, anzi lo trovo malizioso ed intrigante.
– Max, temo che il jeans si muova e che lasci intravedere troppo.
– Non preoccuparti mamma, hai la biancheria.
– La biancheria, il perizoma vuoi dire, che mostra più di ciò che copre, Max, non posso,
– Non dire no ora, domattina deciderai seguendo il tuo istinto.
– Non ti prometto nulla, Max, Buonanotte.
Corsi subito in bagno, dovevo liberarmi un po’ entrai che stavo gia masturbandomi, guardandomi intorno notai la schiuma da barba fuori posto ed il mio rasoio sul bidè, mia madre si era rasata la fica, riaprii la porta afferrai la videocamera e rientrai, e vidi su nastro mia madre che completamente nuda apriva la porta del bagno per recuperare la biancheria, la fica era rasata tranne un piccolissimo triangolino che sembrava la punta di una freccia puntata come a segnalare l’ingresso alla sua calda fica. Dovetti masturbarmi un paio di volte prima di riprendere il controllo ed andare a dormire.
La mattina mi svegliai presto a causa del caldo ed iniziai a preparare la colazione, l’odore del caffè si sparse per tutta la casa e dopo circa mezzora si presentò mia madre. Aveva scelto un compromesso pantaloncino micro e t-shirt. La t-shirt copriva praticamente del tutto il pantaloncino, ma le gambe restavano in bella mostra. la giornata scorse tranquilla, dopo le faccende lei uscii di casa per le compere, ma poi una volta rientrata a casa riprese la sua mise della mattina. Io dal canto mio non le stetti troppo addosso lasciandola libera di muoversi, e di tanto in tanto le facevo qualche garbato complimento.
Il giorno dopo forse tranquillizzata tornò ad indossare una normale canotta con le bretelline ed il micro pantaloncino, lasciai scorrere in tranquillità la giornata e mentre stirava presi alcuni dei pantaloncini dalla cesta e iniziai a modificali, lei incuriosita mi lasciò fare, senza perdermi però di vista neanche un istante.
Ad alcuni tolsi la cinta e li accorciai notevolmente lasciandoli sfrangiati, gli altri li lasciai qualche dito più lunghi e con la cintola, ma praticai una serie di tagli sui glutei e sul davanti e sfilacciandoli un po’ in corrispondenza degli stessi. Colsi uno sguardo severo, ma divertito e nessun commento da parte sua. La sera mentre mia madre era già a letto andai a prendermi una coca dal frigo, poi misi alcune confezioni di bacardi breezer e di campari mix nel frigo e tolsi tutte le lattine di coca cola e d’aranciata
La fase 4 era completata, dovevo passare alla fase 5, ma intanto nella mia mente si affollavano molti pensieri, conclusa la fase 5 cosa avrei fatto io, come avrebbe reagito lei, perché lo stavo facendo, stavo forse impazzendo da due giorni ormai mi masturbavo continuamente, ma il pensiero delle notti passate con Giusy stava sbiadendo e nelle mie masturbazioni si affollavano pensieri inconfessabili.
Il giorno dopo attesi che mia madre uscisse per le compere, mi recai nella stanzetta e scucii il fondo dei micro pantaloncini, di 2 cm li riposi e mi allontanai, ritornai indietro e con il tagliabalsa intaccai il filo della cucitura di un’altro cm leggermente, in modo che apparisse visibilmente integro ma il movimento lo avrebbe fatto aprire da solo, poi allargai di un altro centimetro, e di un altro ancora. Alla fine c’era una piccola scucitura difficilmente avvertibile, che avrebbe consentito il cedimento della cucitura di almeno 5 o 6 cm. Riposi il pantaloncino ed andai a zonzo per la casa. Mia madre rientro che erano le 10. 00 di mattina.
– Max vado a cambiarmi, mi dai una mano a risistemare la stanza da letto. Stanotte non sono riuscita a dormire pensandoti in quello scomodo divano.
– Ok, tu corri a cambiarti che io comincio a portare su l’occorrente per le pulizie e qualcosa di fresco da bere.
Ero davanti la camera da letto quando lei uscii dalla mia stanzetta, con il micro pantaloncino e la canotta accorciata qualche sera prima, era splendida, eccitante indossava uno zoccoletto con un tacchetto basso, non erano i trampoli dell’altra sera ma la modifica ai pantaloncini mi avrebbero donato da lì a poco una prima visione da urlo.
Mi passò davanti e notai il cordino del perizoma bianco, molto in alto, cazzo era quello trasparente.
– Dai Max, passami un’aranciata.
– In frigo non c’enerano ho portato queste.
– Max, questa hanno un sapore strano, non è che ne faccia follie, comunque meglio che niente, ed iniziò a bere.
Dopo un paio d’ore il mio cazzo sembrava una sbarra d’acciaio, il continui movimenti di mia madre le facevano uscire le tette dalla canotta, che peraltro era matida di sudore e più che coprire esaltava la bellezza di quelle tette, i capezzoli erano dritti e tesi pronti per essere succhiati e mordicchiati, frattanto la cucitura del pantaloncino si era aperta, più di quanto mi aspettassi, ogni volta che mia madre si abbassava io mi posizionavo alle sue spalle ammirando il buco del suo culo e la sua fica con le grandi labbra separate dal cordino del perizoma, mia madre nonostante ciò non si accorse del cedimento del pantaloncino, a causa de caldo, della fatica oltre al fatto che aveva bevuto parecchie bibite che l’avevano resa un po’ brilla. Notavo anche che aveva l’interno delle cosce umido, lo fregamento del perizoma, l’aveva forse eccitata ed era venuta, o era semplicemente sudore, volevo scoprirlo ma non potevo ne intingere il dito nè tantomeno leccarla direttamente, brilla o no mi avrebbe linciato.
Poi la svolta.
Mia madre nel rimettere le lenzuola avendo visto qualcosa sotto un angolo del letto, si chinò in avanti a gambe leggermente divaricate, per prendere una scatola, ed emettendo un gridolino si raddrizzò improvvisamente, si sedette sul letto e incrociò le gambe.
Mi avvicinai ed inginocchiandomi davanti a lei e recuperai la scatola che aveva lasciato a terra, notando per terra un pezzo di specchio.
– Cosa c’è mamma, cos’hai?
Era tutta rossa in volto e teneva le mani sul grembo. Ero ancora inginocchiato, tenevo con la mano destra la scatola, con la sinistra le diedi un buffetto sul ginocchio.
– Cos’hai?
– Max, il pantaloncino.
– Si mamma, ti sta benissimo, sembri una ventenne.
– Max, il pantaloncino … si è aperto, è tutto aperto, ho visto tutto nel riflesso dello specchio a terra, è … è terribile, le stavano spuntando le lacrime.
Lo so mamma, sono ore che mi beo della tua bellezza ed ha ragione è terribilmente eccitante.
– Porco, e mi afferro per i capelli,
– Perdono, perdono, regalino? dissi porgendole il pacchetto sigillato.
– Pensi che un regalo basti a farmi calmare, cosa c’è li dentro.
– Beh, veramente non lo so, l’hai trovato tu nella tua stanza, non è mica mio.
– Mia Madre mi lasciò i capelli, mi fulmino con un’occhiata e staccò la busta attaccata alla scatola, dentro c’era una fattura per un importo totale di 308, 00 € e la quietanza di pagamento in contrassegno con l’indirizzo dello studio di mio padre, nessuna indicazione sul contenuto, era arrivata il giorno del misfatto.
La rabbia era stata reindirizzata su mio padre e la curiosità aveva preso tanto il sopravvento che mia madre sembrava aver dimenticato lo spacco ed aveva riaperto le gambe, la fica di mia madre era ad 1 metro dai miei occhi, ma nonostante la magnetica attrazione, alzai lo sguardo e guardandola negli occhi le dissi, scuotilo vediamo di capire cosa c’è dentro.
– Sentilo, scuotilo, io lo apro altro che scuoterlo e se quello che c’è dentro mi piace me lo tengo.
Dentro lo scatolo bianco di cartone della spedizione c’è nera un altro tutto colorato con il logo di un’azienda a me sconosciuto.
Mia madre lacerò anche la seconda scatola ed estrasse il contenuto.
Dentro c’era una camiciola da notte in tulle aperta davanti con reggiseno in pizzo aperto, un Body aperto in maglina di rete molto elastica e lucida impreziosita da inserti in pizzo, dei Sex Collant aperti di colore nero, un coordinato due pezzi, con le parti sui seni apribili e string aperto; una guepierre in tessuto, che lasciava completamente scoperti i seni con perizoma aperto e calze incluse; un paio di scarpa alta con tacco a spillo con lacci in pelle color oro, string e reggipetto a balconcino, una mini divisa da infermiera, una mini divisa da soldatessa con cerniere nei punti strategici, palline anali, guanti lunghi di pizzo, ed un buffo paio di slip con il davanti raffigurante la testa di un elefantino, il cazzo infatti si infilava nel tessuto stampato a proboscide. Mentre mia madre rovistava e posava accanto a se la lingerie, mi ero ulteriormente avvicinato restando sempre in ginocchio per sbirciare nello scatolo, così facendo mi ero praticamente posizionato tra le gambe di mia madre, a dividerci ora c’era solo la scatola ormai vuota.
Mia madre era rossa in volto eccitata e confusa, allungai la mano e presi le scarpe, e notai che era della stessa misura di mia madre, senza dire nulla mi tirai un po’ indietro le presi la caviglia, le tolsi lo zoccoletto col tacchetto basso e posando il suo piede sulla mia coscia iniziai ad allacciarle i lacci delle scarpe nuove a schiava fino al polpaccio, la sua fica aperta e fragrante emanava un odore celestiale ma vista la reazione di qualche minuto prima non osai tuffare la lingua in quel frutto succoso.
– Mamma ti piace quello che c’e dentro la scatola?
Lei teneva ancora in mano lo slip da uomo, mentre io avevo terminato di allacciare entrambe le scarpe.
– No, si, non so? ma tu le indosseresti mai queste?
– Beh, veramente mi sentirei un po’ ridicolo, ma se ti incuriosiscono per te sono pronto ad indossarli , a patto che…
– A patto che cosa? cosa vuoi dirmi, Max?
– A patto che non lo racconti in giro.
– Figurati non lo direi mai a nessuno, rimarrebbe il nostro segreto. Per un momento avevo temuto che tu volessi vedermi con qualcuno di questi capi.
– Mamma sai che non oso chiedertelo, ma lo desidero tantissimo, più di qualsiasi cosa al modo, rinuncerei a qualsiasi cosa.
Mia madre per evitare di accontentarmi mi disse indosserò la lingerie a tua richiesta per 30 giorni, se …
Sicuramente stava pensando a qualcosa che non avrei mai potuto accettare, ma ero troppo eccitato.
– D’accordo, accetto.
– Aspetta, se ti trasferirai all’università della nostra città, zitto, se ritornerai a vivere in casa, se rinuncerai al regalo di laurea, se andrai a lavorare nello studio grafico della zia, se … se non parlerai più con tuo padre ed infine se lascerai quella puttanella di Giusy.
La richiesta era onerosa, e lei sapeva che la mia parola era come un contratto senza diritto di recesso, quindi rilanciai 30 giorni equivalgono a 720 ore, mi sa che ti servirà un registro per la contabilità del tempo accetto, a patto, che in casa quando non sarai con questa lingerie tu non ti vesta da mummia, ma adotti un modo di vestire un po’ spregiudicato, come quello degli ultimi giorni.
– Dai mamma cosa mi rispondi.
– Cosa ti rispondo, io sto aspettando che tu vada ad indossare gli slip e che mi indichi il primo completino che dovrò indossare.
– Scelgo la guepierre in tessuto, che lasciava completamente scoperti i seni con perizoma aperto e calze incluse.
Lasciò cadere tra le mie mani il mio slip, allungò la mano per prenderla e poi si alzò, io ero ancora inginocchiato tra le sue gambe, quindi dita la posizione anomala ed a causa dell’alcool delle bibite o a causa dei tacchi da 17 cm barcollò, istintivamente alzai le braccia sorreggendola per i glutei, mentre il suo bacino si spostava in avanti e la punta del mio naso sfiorò la sua calda fica, lei si spostò subito andando in bagno, mentre io mi liberavo dei pantaloncini e mi infilai gli slip, poi mi sedetti sul letto e piazzai un cuscino sopra le mie gambe frattanto sentivo scorrere l’acqua nella doccia, ma non andai a sbirciare, di li a poco sarebbe stata lei a mostrarsi.
I tacchi preannunciarono il suo arrivo, entrò e si appoggiò al montante della porta, la guepiere, allacciata dietro il collo, due stringhe sottili scendevano ai lati esterni del suo seno collegandosi sotto di esso ad un miniscolo corpetto che sorreggeva e valorizzava una terza abbondante e soda, dalla parte inferiore del corpetto partivano 4 stringhe che sorreggevano le calze il perizoma era minuscolo, trasparente ed aperto nella parte inferiore lasciando in bella mostra le labbra della fica, aveva cambiato le scarpe, non aveva indossato quelle oro trovate nel pacco, ma anche queste erano con i tacchi alti ed a spillo.
– Scusami, Max, ma le scarpe oro non ci stavano con questo completo, dimmi sei soddisfatto.
– Sono estasiato, ma se dovessi esprimere a parole quello che mi ispiri, mi castreresti.
– Max ricordati il patto, togli il cuscino ed alzati.
– Obbedii, mostrando un augurale elefantino con la proboscide verso l’alto.
– Ti ringrazio, Max, ai visto che sei riuscito ad esprimere il tuo apprezzamento senza dire sconcezze. Comunque avevi ragione tu, quelle mutande sono ridicole, mi si avvicinò con le unghie dell’indice e del pollice della mano sinistra tirò verso di se il tessuto elastico della proboscide dilatandolo all’inverosimile, poi avvicinò una forbice che aveva nella mano destra al tessuto, tagliò e butto via la forbice in un angolo.
Il bagliore della forbice mi aveva gelato il sangue nelle vene, e guardai verso il mio cazzo, che era illeso, e rigido sull’attenti, la proboscide di stoffa non esisteva più, io indossavo ancora le mutande ma il mio cazzo svettava ormai libero.
– Hai avuto paura Max.
– Si, molta.
– Ho pareggiato il conto del pantaloncino.
Mi chinai e mi tolsi le mutande, queste ormai non servono più a nulla.
– Io cosa faccio Max, rimango vestita così?
– No è meglio toglierli, 720 ore passano in fretta, mi chinai e le tolsi le scarpe, le sganciai le calze facendogliele scivolare lungo le gambe, poi le rimisi le scarpe, mi rialzai e le sciolsi il laccetto dietro la nuca sfilandole la ghepiere, poi infilai un dtito scostando il cordino del perizoma e glielo sfilai piano piano, eravamo uno di fronte all’altro i suoi capezzoli sfioravano il mio torace.
– Posso baciarti.
– Si Max, riuscii a sussurrare, ma solo un bacio.
Mentre lei chiudeva gli occhi e protendeva le labbra, io mi inginocchiai e aprendole piano piano le cosce, iniziai a baciarle la fica, a mordicchiarla, quando affondai la lingua nella sua fica bagnata, le si piegarono le gambe, raggiungemmo il letto e mi posizionai su di lei continuando a leccarla, lei iniziò a gemere sempre più forte venendo più volte, non si avvide neanche che sopra la sua bocca c’era il mio cazzo voglioso o forse non aveva mai fatto un pompino, mi girai per dedicarmi alle sue tette.
– Aspetta Max, aspetta, ti prego.
– Cosa c’è sei pentita? mentre le stimolavo i capezzoli con la lingua.
-No Max, avevo già provato piacere nel fare sesso, ma mai così …
– Questi sono solo i preliminari, il sesso deve ancora venire.
– Allora fammi godere, non ti rifiuterò nulla, fin quando mi vorrai.
Non me lo feci ripetere due volte le scesi dal letto, la feci sedere al bordo del letto la spalancai le scese mi piazzai in mezzo, e glielo misi dentro di colpo, tanto la figa era bagnata, cominciai a pomparla allungando le mie mani iniziai a stimolarle i capezzoli, mentre mia madre allo stesso tempo le prendevo le tette con le mani, mentre mia madre mi cingeva con le sue gambe. Mia madre mugugnava di piacere e mi incitava di continuare. Siii! AAAHHHH…. Dai spingilo più veloce siii ancora …. Daiii Daiii SII! Mi piace mi piace da morire.
Ma io volevo anche il suo culo, mi staccai da lei, mi inginocchiai e cominciai a leccargli il buco del culo, comprendendo le mi intenzioni si allargò le chiappe con le mani, poi si alzò appoggiò le masi sul letto dandomi le spalle.
– Si ti darò anche il culo, Max, ma ti prego fai piano è ancora inviolato, ed ho un po di paura.
– Non preoccuparti, sarò delicato, appoggiai la cappella sul buchetto e lentamente entrai, entrai piano piano, il suo culo era stretto ma mi presi tutto il tempo necessario perchè piano piano si abituasse alle mie dimensione alla fine ero dentro con tutti i venti cm, ed iniziai lentamente a pomparla, mentre con una mano le stimolavo il clitoride, mentre con l’altra le strizzavo le tette, i suo gemiti non erano di sofferenza ma iniziava nuovamente a godere.
– SssiiIII! Max, comincia a piacermi che bello godo amore mio godo da morire.
Non riuscendomi più a trattenere le sborrai dentro il culo, estrassi subito il mio cazzo ancora duro e dal suo buco ancora aperto e pulsante cominciò a colare la mia sborra. Si rialzò e cominciò a baciarmi in bocca, mi distesi sul letto e lei mi salì sopra, impalandosi la fica a smorzacandela, iniziò ad andare su e giu, stavolta era lei che imponeva il ritmo, le sue tette ballavano invitanti, ma non riuscivo ad accarezzarle, mi sfuggivano tanto era indiavolato il suo ritmo.
– Mamma, sto per venire, non riesco più a trattenermi.
– Non preoccuparti, amore puoi venirmi dentro tranquillamente io sono sterile.
Quelle parole bloccarono la mia sborrata facendomi durare ancora parecchi minuti, poi le sborrai dentro, sembrava un fiume in piena inesauribile.
– Mia madre si distese su di me, con il mio cazzo ancora dentro non ancora afflosciato, e cominciò a baciarmi.
– Mamma, come puoi essere sterile, io.
– Amore, quando sposai tuo padre tu avevi otto mesi.
– Mi avete avuto prima del matrimonio.
– No Max, io mantenermi all’università ero stata assunta in prova del reparto maternità come inserviente, appena entrata in servizio, il mio primo giorno di lavoro, dalla sala parto uscii un infermiera con te avvolto nel lenzuolino dell’ospedale, ti lasciò nelle mia braccia e portò fuori tuo padre.
Quella notte per istinto mi occupai solo di te, l’indomani mattina dovevo smontare, ma nessuno mi aveva detto cosa fare, solo nel pomeriggio appresi che tua madre era morta di parto. Tuo padre, mandò la sua segretaria che mi comunicò, che dovevo occuparmi di te, l’ospedale era nei guai, forse il medico aveva commesso un errore, il direttore sanitario mi convocò dicendomi che non potevano più assumermi, passai quindi alle dipendenze dello studio di tuo padre. Per un mese tuo padre non volle mai vederti, poi dietro le mie continue insistenze ti cominciò ad accettare, durante i tuoi primi otto mesi di vita passati in questa casa, tuo padre aveva cominciato a sviluppare un interesse per me culminato poi nel matrimonio. ma lui voleva solo una madre per te, una scopata ogni tanto era tutto l’amore che mi dimostrava, questo l’ho capito solo dopo che tu si partito per Bologna per andare all’università. Non mi ha abbandonato prima, perchè tuo nonno mi ha lasciato parte delle azioni della sua azienda e perchè nel corso degli anni ha potuto esibirmi come un suppelletile. Nel corso degli anni ho indagato e cercato tra le carte di tuo padre, ma non sono mai riuscito a scoprire l’identità di tua madre, tuo padre ha cancellato tutto.
– Non preoccuparti mamma, grazie dell’amore che mi hai donato.
– Max, amore, se vuoi puoi chiamarmi Sonia.
– No, se a te non dà fastidio, preferisco continuare a chiamarti mamma, mi intriga e mi eccita di più chiamarti mamma mentre scopiamo, perchè continueremo vero.
– Si, ti ho promesso che non ti rifiuterò nulla, fin quando mi vorrai.
– Mamma, facciamo una doccia insieme?
– Si andiamo, dobbiamo stare attenti al gesso.
Lei si alzò ed il la seguii, ammirando il suo culo.
– Mamma, io sono stato il primo ad avere il tuo culo, ma la bocca?
– Max, avevo già baciato degli uomini.
– Io non mi riferivo ai baci, ma ai pompini.
– Max, io non l’ho mai fatto, non so come si fa.
– Non preoccuparti, mamma diventerai bravissima. FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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