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Powwow confidential

Le mie intenzioni furono chiare sin dalla scelta del nome. Belcazzo.
Avevo deciso che questo avrebbe dovuto essere il mio nick name, quello con cui mi sarei presentato a uomini e donne con cui avrei chattato.
Era da poco tempo che usavo Powwow ma già avevo capito che poteva dare sfogo a tutte le mie fantasie più nascoste.
A dire il vero le mie fantasie tanto nascoste non lo sono state mai.
Non ho mai negato di essere un porco, non ho mai finto con le donne con cui sono stato, nè ho mai dissimulato con la mia attuale fidanzata.
Sono cresciuto guardando molti giornali e film pornografici, leggendo romanzi erotici e pornografici, masturbandomi quasi ossessivamente, fantasticando, immaginando e, quando ne ho avuto la possibilità mettendo in atto quello che avevo sempre immaginato.
Ma più di ogni altra cosa mi sono sempre masturbato.
Da solo, con donne, con uomini, al telefono, di presenza.
Non ho mai posto limiti a ciò che si può fare nel sesso.
Ho sperimentato, cercato e scoperto vie sempre nuove per godere, per eiaculare.
E il cybersesso, era una di queste.
Per questo volevo che si capissero subito le mie intenzioni.
Un nick name come Belcazzo non lasciava adito a dubbi e, in più, corrispondeva a verità.
Io non sono bellissimo ma chiunque sia venuto (in tutti i sensi) con me concorda nel dire che il mio cazzo è veramente bello.
Per essere più completo, comunque, nelle info su di me dissi che ero lì per godere, che ero bisessuale, che non si doveva avere paura ad osare.
La maggiorparte delle volte mi chiamavano uomini che volevano che descrivessi loro le dimensioni del mio cazzo, il suo odore, che ci scambiassimo foto gay, che dicessi loro come glielo avrei succhiato, leccato, di come gli sarei venuto in bocca.
E non di rado si terminava al telefono per sentire l’orgasmo o per fare sentire che stavamo bevendo la nostra sborrata.
Un pomeriggio, invece, mi chiamò una donna.
Era raro che accadesse. In genere lo facevo io e mi rispondevano solo se erano veramente arrapate.
La maggior parte invece non rispondeva neppure.
Quelle che rispondevano di più erano le donne tra i trenta e i quaranta per questo in genere cercavo di chattare con loro.
E anche perchè mi eccita moltissimo fare sesso con donne più grandi di me.
Questa, invece, mi aveva chiamato lei.
Mi disse che aveva 34 anni e che si chiamava Veronica.
Che, come accertai in seguito, era il suo vero nome. Io invece le dissi di chiamarmi Mony Vibescu rendendo omaggio al personaggio delle “10. 000 Verghe”, un conte amorale, bisessuale cinico e simpaticissimo.
“Non trovi che sia un po’ aggressivo il tuo nick? ” mi chiese.
“Forse” risposi
“ma per lo più è un nick goliardico”.
Anche questo corrispondeva a verità.
Sebbene il sesso virtuale fosse di mio grande interesse non era l’unica cosa che cercassi su Pow.
Iniziammo a parlare del più e del meno e anche di sesso.
Le dissi quello che facevo, le raccontai di mie esperienze, di come mi stessi eccitando.
Veronica: “Ma è veramente bello? ”
Mony: “Si è molto bello… è grosso, dritto, lungo circa 18 cm, con una cappella che adesso è sempre più rossa”
“Sei duro? ”
“Si, a volte mentre chatto mi masturbo. Ti spiace? ”
“Vuoi dire che sei davanti al pc con il cazzo di fuori? ”
“L’ho fatto passare nell’apertura dei boxer”
“E te lo stai menando? ”
“Ma non avevi detto che il mio nick è troppo aggressivo? Non mi sembra che tu disdegni l’argomento”
Quando le dissi questo lei mi fece capire che stava ridendo e la discussione passò ad altri argomenti.
Fu lei a riportarla sull’argomento sesso.
“Ti si sarà smosciato adesso… sono tre ore che parliamo di cose che non hanno niente a che fare col sesso… ”
“Perchè me lo chiedi? ”
“Posso confessarti una cosa? ”
“Certo Pow è bello perchè è anonimo”
“Quando mi parlavi del tuo cazzo mi sono levata la gonna e ho iniziato masturbarmi”
“Lo fai spesso? ”
“Di masturbarmi? Si lo faccio spessissimo”
“Vivi sola? ”
“No, ho un compagno. ”
“E non fai sesso con lui? ”
“Si, ma io ho una sessualità eccessiva, straboccante, oscena… ho bisogno di avere orgasmi più volte al giorno. Diciamo che ho un rapporto costante con la mia fica. La accarezzo spesso. ”
“E quando non sei a casa? ”
“Metto gli autoreggenti. In modo da poterla toccare quando sono in macchina, in un ascensore senza nessuno… Certe volte mi masturbo furiosamente e velocemente tra il piano terra e quello in cui devo andare. Mi pace moltissimo uscire dall’ascensore sapendo di avere fatto una cosa da troia. ”
“Il tuo modo di parlare si sta facendo volgarissimo. Ed eccitante”
“Quando mi eccito mi piace parlare come una cagna in calore, come una porca che ha solo voglia di cazzo”
“Ti stai eccitando allora: bene, perchè ho il cazzo durissimo e adesso ho solo voglia di sborrare”
“Mmmm si sono in calore, ho la fica che cola… sento il mio liquido lungo le cosce e lungo il polso. Mi sto infilando le dita dentro e sto facendo dentro e fuori. Ho voglia di godere, ho voglia di sborra”
“Se fossi qui con me, ti verrei nei capelli, sulla fica, sui capezzoli, sulla lingua: ti inonderei di spruzzi”
“Tu sei uno di quelli che spruzzano? ”
“Si”
“Cazzo io adoro farmi sborrare addosso da spruzzi lunghi e poi pulire tutta lo sperma con la lingua”
“Cagna mi stai facendo sborrare”
“Si menatelo velocemente… mmmm sto godendo anche io”
Eravamo venuti davanti al pc.
Ma la cosa strana fu che lei non chiuse (al contrario di quello che facevano quasi tutte le altre) la conversazione.
Continuammo a parlare per altre due ore e alla fine lei disse che voleva risentirmi.
Lo voleva davvero, infatti parlammo e ci masturbammo anche il giorno seguente.
Qualche giorno dopo le chiesi se le andava di sentirmi al telefono.
“No ho paura”
“Ma di che? ”
“E se poi la mia voce non ti piace? ”
“Impossibile”
“E se non mi piace la tua voce”
“Altrettanto impossibile la mia voce è bella quasi quanto il mio cazzo. Dai chiamami. Che ti costa”
“Adoro la tua magnifica irruenza. Ma non posso”.
Dovetti insistere e rassicurarla a lungo per convincerla a chiamarmi.
Non correva rischi, d’altronde.
Ero solo io a darle il numero.
Alla fine lo fece.
La sua voce era bellissima ed io molto emozionato.
Passò circa un’ora prima che affrontassimo anche al telefono un discorso di tipo sessuale.
“Ma tu sei davvero bella? ”
“Più che altro sono sexy; molto arrapante”
“Hai molti corteggiatori? ”
“Abbastanza”
“Sfacciati? ”
“Non so. Però ho scoperto che uno di loro si masturba al telefono mentre parla con me. Oppure subito dopo”.
“E questo ti fa incazzare? ”
“No mi lusinga pensare che qualcuno sia così eccitato da me da doversi masturbare”.
“E tu lo hai mai fatto? ”
“Lo sto facendo ora”
“Ti stai masturbando? ”
“Si è da quando parlo con te che mi sto accarezzando la fica”
“Infilati un dito dentro”
“Mmmmm siiii”
“Fai su e giù”
“Così divento arrapata come una puttana; se continui mi devi fare anche venire”
“Ho il cazzo teso”
“Menatelo, fammi sentire come godi”
“Lo sto menando”
“Che odore ha il tuo cazzo”
“Oggi sa di sperma: me lo ero menato prima pensandoti”
“Lo vorrei assaggiare. Lo voglio davvero…. ”
“Potremmo vederci”.
“NO ho paura”
“Avevi paura anche di sentirci”
“Non insistere non lo farò mai”
Nonostante ciò continuammo a masturbarci al telefono e sentire come veniva era una delle cose più eccitanti che mi fossero mai capitate.
Sembrava che fosse scossa da sussulti, che l’orgasmo suscitasse in lei un terremoto di godimento, un’eruzione di piacere.
La mia voglia di incontrarla aumentava ad ogni telefonata mentre le nostre discussioni diventavano sempre più spinte. Arrivammo a confessarci tutto. Lei aveva questa relazione da qualche anno e rappresentava per lei un “mettere la testa a posto”, dopo varie esperienze.
“La cosa più erotica che ho fatto? ”
“Si qual è stata? ”
“Ho masturbato una donna in un cinema”
“Hai avuto anche esperienze omosessuali? ”
“Si. ”
“Ti piaceva? ”
“Si mi bagnavo da morire e avevo orgasmi fortissimi”
“La leccavi? ”
“Si passavamo ore a leccarci la fica e a masturbarci”
“Con le dita? ”
“Avevamo comprato anche un vibratore insieme. Era enorme. Mi insegnò lei ad usarlo: mi ha insegnato che per infilarlo nella fica devi essere già eccita e che dopo essere venuta devi toglierlo. Mentre quando ce lo mettevamo nel culo poteva restare più a lungo. ”
“E lo facevate? ”
“Si, specialmente a me piaceva leccarle la fica mentre le infilavo quell’enorme cazzo finto nel culo”
“Io devo vederti”
“Anche io vorrei, ma non è possibile”
“è possibile invece, e anche giusto”
“Perché? ”
“Perché noi siamo uguali, siamo due porci, senza freni alla nostra fantasia e alle nostre voglie. è per questo che dobbiamo incontrarci”.
“Non me la sento. E poi ho paura… capisci? Dovremmo incontrare una persona che non abbiamo mai visto, di cui abbiamo solo immaginato tantissime volte il viso. Potremmo rimanere delusi. E poi mi vergogno.
Ti ho rivelato i miei lati più intimi. Saremmo uno di fronte all’altro: nudi. Senza maschera”.
La sera dopo ci sentimmo al telefono. Parlammo. La mia insistenza si fece asfissiante. La accerchiavo con discorsi logici e umorali, con frasi tenere e imperiose, con inviti suadenti e perentori.
Ma lei ancora non cedeva.
“Senti io ho voglia di leggere un libro. Anzi lo sai che faccio? Adesso io esco e vado da Baldini & Castoldi in via Veneto. Sarò lì fino a mezzanotte. Ti aspetterò. ”
“Non lo so”
“Non mi interessa. Io ci vado. Io ci sarò”
Mi feci la barba ed uscii.
In Via Veneto impazzava la festa. Carnevale.
Dovetti parcheggiare lontano e attraversai tutta la via a piedi. Intorno a me migliaia di persone in maschera che si inseguivano, che giocavano, che rumoreggiavano.
Io uno dei pochi che si era completamente scordato che fosse Martedì Grasso. Io uno dei pochi non in maschera.
E se invece lei fosse stata mascherata?
Avrebbe potuto guardarmi, esaminarmi e se non le fossi piaciuto avrebbe potuto andare via.
Ero in libreria alle 11, 00.
Mi insinuai tra gli scaffali, tra i mie amati libri e iniziai a scrutare quelli che mi sembravano più interessanti.
Al contempo mi guardavo intorno per vedere se lei c’era.
Quella no, troppo giovane.
Quella speriamo di no, troppo brutta. Quella?
Magari… No ha il ragazzo.
E se fosse venuta con il ragazzo?
E se fosse un travestito?
No dalla voce non mi sembrava.
Però se fosse un travestito….
Mmmmmah forse non mi dispiacerebbe.
Scelsi anche un libro, un giallo.
Ora di chiusura.
Lei ancora non c’era.
Ma d’altro canto non era ancora mezzanotte.
Mancavano 5 minuti. Mi accostai all’uscita mentre abbassavano la saracinesca.
Mezzanotte e 5. Mezzanotte e 10.
Avevo ormai perso la speranza e stavo semplicemente leggendo il libro, quando sentii una mano sulla mia nuca.
Mi girai lentamente e la vidi.
Non era come mi aspettavo.
Capelli lunghi rossi, bel corpo, alta.
Ma viso irregolare. Non sapevo se mi piaceva.
L’imbarazzo era grande.
Cosa dire?
“Camminiamo intanto”
“Serve anche a calmare la tensione”
“Sei agitata? ”
“Moltissimo e tu? ”
“Io no… si… un po’. Non moltissimo, comunque. Sarà che sono uomo. ”
“Non è strano che sia Carnevale? Tutte queste maschere. Io me ne ero completamente dimenticata”
“Anch’io, però è bello. Siamo gli unici a non avere una maschera. Esattamente come hai detto tu”
“Senti io sono nervosissima. Posso abbraciarti? Per rompere il ghiaccio”
“Certo”
Si avvicinò a me e mi strinse.
Per la prima volta sentii il suo odore.
E iniziò a diventarmi il cazzo duro.
Mi scostai per non farglielo sentire subito.
“Andiamo in un pub” le proposi
Ci andammo con la sua auto.
“Allora che te ne pare? ”
“Sei bella ed eccitante. è vero: sei molto sexy. Ed hai delle bellissime gambe. La tua camicetta è sbottonata”
“Mi capita sempre. Scusa”
“Non devi scusarti. Solo intravedevo i tuoi seni. Potrei eccitarmi”
Lei tolse la mano dal cambio, aprì un altro bottone e scostò i lembi della camicetta passandosi un dito tra i seni; poi mi guardò e sorrise.
Ricambiai il sorriso e feci finta di dovermi aggiustare i pantaloni, approfittando per passarmi una mano sul cazzo.
“Parcheggiamo” mi disse.
Era ormai tardi e per le strade non c’era più nessuno o quasi.
“Sei ancora emozionata? ”
“Ora meno. E non è comunque la parola adatta a descrivere il mio stato d’animo. ”
“Vieni qui”
L’attrassi a me e la baciai con forza. In mezzo ad una piazzetta dietro il Pantheon io tenevo tra le mie braccia questa donna di 34 anni, bella, sensuale, eccitante e la baciavo.
Le nostre lingue si cercavano con forza, con curiosità.
Infilai le mie mani sotto la sua camicetta e sentii i suoi capezzoli duri su un seno perfetto.
Presi la sua mano e me la portai sul cazzo.
Lei non la ritrasse, anzi, ma iniziò a massaggiarlo fuori dai pantaloni, stringendolo, toccandolo, accarezzandolo.
La mia mano scese dalla camicetta alla gonna, lungo le sue gambe.
Era vero.
Portava sempre gli autoreggenti.
Scostò leggermente le gambe.
“Toccami la fica. è fradicia. ”
Era vero.
Stava già colando.
Dei passi. Gente. Porca puttana.
“Vieni andiamo in quel pub. ”
Entrammo e scegliemmo un posto isolato. Un tavolo con un divanetto.
Ordinammo due birre.
“Non ce la farò a berla tutta. La birra mi ubriaca subito e poi non
rispondo di me”
“Meglio. Ma se non ti va ti aiuto io a finirla. Ma preferirei che fossi tu a bere quella mia”
“E se poi non mi controllo? ”
“Io non mi controllo già ora”
La trassi a me e la baciai.
Le passavo al lingua sul collo e le accarezzavo le gambe.
“Toccami i seni”
“Ma potrebbero vederti”
Lei aprì un po’ la camicetta e scostò leggermente il reggiseno mostrando un capezzolo.
Se si fosse avvicinato qualcuno avrebbe visto tutto.
“Accarezzami il capezzolo. Guarda com’è duro”
Iniziai a toccarlo e stringerlo.
“Più forte, fammi male”
Strinsi il capezzolo forte tra il pollice e l’indice e lei sopirò.
“Mmmmm siii sono eccitata. Ho una voglia matta del tuo cazzo. Ho voglia del tuo cazzo. Del cazzo. Del tuo cazzo”
Presi una sua mano e me la portai all’altezza dell’inguine.
Abbassai la cerniera e lei la infilò dentro. Iniziò a farmi una sega per come poteva.
La sua mano lo stringeva con forza e faceva su e giù.
La mia scesa tra le sue gambe.
Arrivai alla mutanda.
“è un perizoma” disse
Mi infilai sotto l’inguine e scostai un po’ il filo.
Ora potevo accarezzarle la fica.
Con tre dita unite percorsi su e giù le labbra bagnate della vagina.
La sentivo colare in modo eccezionale.
Portai le mie dita bagnate alla bocca.
Le odorai e poi le leccai.
“Porco” disse
E mi infilò la lingua in bocca.
“Fammi sentire il gusto della mia fica; ti piace? ”
“Si è la fica più dolce che abbia mai assaggiato”.
Fermai la sua mano.
“Aspetta non voglio sborrarmi nei pantaloni”
“Allora togli la mano pure tu. Sto per venire anch’io”
Interrompemmo per un attimo.
E di quello doveva avere approfittato il cameriere per avvicinarsi.
“Scusate” biascicò “stiamo per chiudere… se potete pagare.. ”
Doveva avere assistito a tutta la scena perchè aveva una erezione che si vedeva sotto i pantaloni.
E il suo sguardo non si staccava da Veronica.
Quando si allontanò avvicinai la mano al suo seno e rimisi a posto il reggiseno coprendole il capezzolo.
“Oddio! Pensi che lo abbia visto? ”
“Ne sono sicuro. Non hai visto che cazzo grosso che aveva? ”
“No quello no. E poi adesso ho in mente solo il tuo. E lo voglio anche dentro di me”
Pagammo il conto e uscimmo.
Continuai a baciarla mentre ci avviavamo alla sua macchina.
Volevamo andare in un posto appartato.
Guidava ancora lei.
Appena fuori dal parcheggio io le dissi:
“Guarda ”
Mi ero aperto la patta e avevo tirato fuori il cazzo.
Eretto. Enorme. Paonazzo.
“Mio dio. ”
Continuava a guidare e guardava un po’ la strada e un po’ il cazzo.
La sua mano ingioiellata scese a toccarmi la minchia.
Faceva su e giù scappellando il cazzo che era stato troppo tempo chiuso all’interno delle mutande ed aveva un odore forte.
Odore di cazzo.
Lei lo sentiva e mugolava.
“Toccami tra le gambe”
Infilai la mano tra le gambe e poi decisamente due dita nella sua fica che non fece nessuna fatica ad accoglierle.
Ci fermammo ad un semaforo rosso.
“Non resisto” disse lei “voglio leccartelo”
Si abbassò e me lo prese in bocca fin quasi alla base.
Sentivo le sue labbra e la sua lingua che lo percorreva per tutta la sua lunnghezza.
Quando scattò il verde lei si alzò.
“è buonissimo. Voglio che mi riempi la bocca di sborra”
“Accosta a destra”
Si fermò accanto al marciapiede e si chinò di nuovo a prendermi il cazzo in bocca.
“Brava, leccalo, fammi un pompino, succhialo. Fammi vedere che sei veramente una troia in calore”
A queste parole lei si eccitava, leccava, mugolava.
E apriva le sue gambe invitandomi chiaramente e masturbarla.
Le accarezzai la fica, poi i peli che tirai piano.
Lei mugolò.
Capii che le sarebbe piaciuto e tirai più forte.
“Ahhhh si fammi male, spaccami”
“Andiamo in un luogo pì appartato”
“Si ma tu non smettere”
Così mentre lei guidava fino ad uno spiazzo appartato io continuavo a tirarle i peli e a infilarle le dita nella fica cercando di arrivare più in fondo possibile.
Appena arrivati dietro una villa lei si appoggiò con la schiena al finestrino e allargò le gambe.
Con due dita scostò le mutandine e aprì la fica.
“Leccamela, fammi godere”
Mi abbassai e appoggiai le labbra alla sua fica leccandole prima il clitoride e poi infilandola dentro.
Insinuai un dito nel suo culo e lo spinsi fino in fondo.
“Sfondami il culo. Sono la tua cagna. Fammi quello che vuoi”
Il succo della sua fica mi colava dappertutto; aveva un sapore dolce e acre insieme, profumava di muschio e miele.
Un suo piede si insinuò a toccarmi il cazzo con il tacco.
“Aspetta le dissi”
Le slacciai la scarpa, gliela levai e le leccai il piede.
L’odore mi arrapava.
Slacciai anche l’altra scarpa e lei iniziò a masturbarmi con i piedi.
“Riempimi la fica”
Le infilai quattro dita nella fica mentre lei se la allargava e si toccava il clitoride.
Eravamo così eccitati che quasi urlavamo.
Lei continuava a dire frasi sconnesse e oscene.
Voleva che le spaccassi la fica che gliela allargassi.
“Mi stai facendo venire con le dita”
“Io sto per sborrare”
“Vienimi addosso, dammela tutta, sporcami con il tuo sperma”
“Sei una cagna”
“Siiii una cagnaaahh, una puttana, che vuole la tua sborra”.
Dal mio cazzo partirono tre lunghi spruzzi che si spalmarono tra i suoi capelli e sul suo seno.
“Spalmamelo addosso”
Mentre con la mano sinistra le spalmavo lo sperma sul petto le avevo infilato l’indice e il medio della destra nella fica e l’anulare ed il mignolo nel culo.
“Cristo vengo”
Iniziò a sussultare come avevo immaginato al telefono.
Il suo corpo scosso da fremiti a breve distanza tra loro che le facevano quasi sbattere le testa contro il vetro.
Quando riuscì a calmarsi un po’ disse:
“Ora ti pulisco” e scese a leccare tutto lo sperma che era uscito senza spruzzare succhiandolo dal mio cazzo ancora mezzo teso e leccandolo tra i peli dove era scivolato.
Poi mi guardò si avvicinò alla mia bocca e mi disse.
“Tieni assaggialo pure tu” e nel mentre mi baciava in bocca.
Prima di lasciarmi mi baciò un’ultima volta.
“Comunque era vero”
“Cosa? ”
“Che hai un cazzo bellissimo. Belcazzo! Mai nome fu più azzeccato”
Fu l’inizio di una eccitantissima amicizia. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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