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Precariato

Sarà un luogo comune, ma a me sembra che veramente non esitano più le “Mezze stagioni! ” pensò Massimo rialzando il colletto del giubbotto e infilandosi in testa una piccola cuffietta di lana nera che non riusciva a nascondere completamente i capelli biondo castani. Ora lo attendeva oltre un’ora di viaggio fra treno metrò e autobus. Il posto di supplente in quella scuola elementare della periferia milanese, non era il massimo delle sue aspirazioni ma, dopo quattro anni di precariato e dopo aver cambiato varie scuole, ci aveva fatto il callo, in fondo aveva 26 anni e tutto sommato era già fortunato a lavorare . Durante il viaggio si divertiva ad osservare la folla di pendolari, immaginando il lavoro di ognuno, il livello culturale o, partendo dall’abbigliamento, indovinare le abitudini alimentari, i gusti musicali o sessuali. Massimo abitava, per ovvie ragioni economiche, ancora in casa con i genitori. Laura con la quale era fidanzato da sei anni, lo andava a trovare a casa spesso durante la settimana mentre nei fine settimana uscivano in compagnia di amici. I genitori di Massimo erano molto cordiali e disponibili e quando Laura andava a casa loro facevano il possibile per metterla a suo agio, evitando assolutamente di accedere o bussare alla porta della camera del figlio quando si trovava con la fidanzata perché entrambi convenivano che, in fondo era meglio che stessero lì piuttosto che essere costretti ad appartarsi in auto. Dopo anni Massimo e Laura avevano raggiunto un’ottima intesa e a Massimo bastava un accenno per far capire a Laura cosa desiderava. Laura aveva 25 anni giocava in una squadra di volley aveva un fisico atletico, lunghi capelli neri e occhi verdi, il suo seno non era giunonico ma, in compenso i suoi capezzoli contornati da un’aureola sovradimensionata e rivolti all’insù le conferivano sensualità. Tuttavia, la parte più appariscente di Laura, era senza dubbio il fondo schiena, che lei era solita esaltare indossando jeans o pantaloni elasticizzati . Per strada, era raro che vedendola gli uomini di qualsiasi età non si girassero, e talvolta, anche alcune donne. In un’occasione confidò a Massimo di essere stata addirittura molestata da una donna, durante un viaggio in una carrozza della metropolitana affollatissima, una ragazza che stava in piedi pigiata dietro di lei approfittò per toccarle il sedere.

Massimo non era geloso degli sguardi e delle attenzioni degli altri uomini, e questo per due motivi fondamentali, primo: era un gran bel ragazzo e lui stesso era oggetto di attenzioni specie da parte di colleghe di lavoro più anziane le quali, spesso approfittavano della loro posizione per cercare di ottenere qualche cosa dal “Nuovo maestrino appena arrivato che non conosce l’ambiente e ha bisogno che qualcuno lo introduca”. Di conseguenza in caso di difficoltà “affettiva” avrebbe saputo come consolarsi; secondo: sapeva che Laura nonostante fosse lusingata (come tutte le donne) dagli sguardi di desiderio, non si concedeva facilmente, lui stesso, a volte, doveva insistere parecchio per riuscire a scaldarle il motore e portarlo a pieno regime. è pur vero che, quando si impegnava e riusciva a farla salire al massimo dei giri in modo che l’eccitazione le facesse perdere ogni freno, riusciva anche ad ottenere che Laura gli concedesse la sua parte migliore, anzi, in alcune occasioni era proprio lei a chiedergli di entrare dalla “porta di servizio” perché, conoscendolo, sapeva che, chiederlo lei stessa, avrebbe fatto eccitare Massimo all’inverosimile. In alcuni gironi del mese Laura era particolarmente eccitabile e stimolata da fantasie erotiche. Una cosa che soprattutto a livello mentale la eccitava moltissimo era inginocchiarsi davanti a Massimo in maniera estemporanea mentre lui si trovava in piedi e quindi aveva i muscoli delle gambe e dei glutei in tensione, abbassargli i pantaloni e gli slip e praticargli un pompino mentre gli carezzava le gambe e il culo sodo e i testicoli. Una volta, raccontando i suoi desideri erotici all’ inseparabile amica Mara, scoprì che anche lei si eccitava moltissimo in quella posizione con il suo fidanzato perché la faceva sentire come una schiava ai piedi del suo padrone pronta ad assecondare ogni sua voglia. In più Mara le disse di avere scoperto “il punto G nell’uomo”, un metodo che faceva sovraeccitare il suo ragazzo.

“In questo modo che io chiamo tripla azione combinata” le confidò l’amica

“Lui difficilmente riesce a trattenersi, e sono io a dirigere il gioco. Allora, quando sono inginocchiata davanti a lui, mentre tengo il suo uccello in bocca, con la mano sinistra lo stringo e gli faccio una sega contemporaneamente, con la destra messa a coppa, gli accarezzo i testicoli.

“Beh che c’è di nuovo! ” intervenne Laura “questo lo sapevo fare anch’io”.

“Lasciami finire! ” proseguì Mara “mentre lo accarezzo sotto, lui scosta un po’ le gambe per farmi prendere meglio le palle, e io con il dito medio bagnato di saliva, lo passo nel solco e.. piano piano, con movimenti circolari, gli bagno la rosetta e poi gli infilo il dito nel culo fino in fondo . La prima volta non voleva ma poi…. dovresti vederlo come si eccita, credo sia per l’azione dovuta allo strofinamento del dito contro le pareti interne. Insomma non so se questa è una cosa che sanno in molte, ma di assicuro che Alex quando gli faccio questo trattamento mi spara in gola un getto talmente potente e caldo che quasi mi soffoca, mentre normalmente, riesce a trattenersi. Il racconto dell’amica aveva stuzzicato la fantasia erotica di Laura che già si vedeva inginocchiata davanti a Massimo, con il suo pene contro il palato, mentre, con l’indice insalivato, violava il suo splendido culo marmoreo. Purtroppo per lei, il suo sogno s’ infranse ai primi timidi tentativi di mettere in pratica i consigli dell’amica. Ad ogni avance in tal senso, Massimo s’ irrigidiva e cambiava posizione. Inizialmente rimase indispettita da questo tacito rifiuto, perchè lei si era già concessa più volte a ben altra penetrazione, ma poi se ne fece una ragione, prima sperando di cogliere un segnale di incoraggiamento da parte di Massimo e poi rinunciandovi del tutto, in fondo la sua relazione sia dal punto di vista affettivo che sessuale era comunque più che soddisfacente.

Ormai le scadenze del calendario scolastico si approssimavano al primo giro di boa e in questo periodo c’era molto lavoro perché bisognava preparare i giudizi valutativi sugli alunni che il direttore didattico voleva leggere personalmente uno per uno. Il direttore aveva 57 anni, era di origine siciliana, basso di statura, calvo e con due baffetti sale e pepe che gli incorniciavano il labbro superiore, temuto da tutti gli insegnanti sia per la sua rigidità, sia per il suo modo di parlare prolisso e ampolloso, venire bloccati e coinvolti in una discussione di lavoro con il direttore era in ogni momento dell’anno una jattura ma, in questo periodo lo era ancora di più. Massimo stava attraversando un periodo di scarso impegno sul lavoro e non solo non aveva ancora preparato i giudizi valutativi ma non aveva ancora assegnato una valutazione a tutti gli alunni! Si riproponeva di farlo in quel venerdì e, per questo, aveva preparato dei test scritti da sottoporre alla classe . Nel giro di due giorni li avrebbe corretti e il lunedì avrebbe potuto presentare le schede valutative degli alunni al direttore che più volte si era raccomandato la puntualità. Non riuscire a presentare in tempo le valutazioni del primo quadrimestre, per Massimo avrebbe comportato una nota di demerito e un provvedimento disciplinare ed essendo precario, avrebbe influito certamente sulla sua riconferma . Il test venne assegnato e, prima del suono della campanella tutti gli alunni bene o male consegnarono il compito. Massimo raccolse i lavori in una cartelletta, tirò un sospiro pensando al fine settimana di lavoro che lo aspettava . Andò in sala professori in attesa dell’orario del treno e prese un caffè dal distributore automatico .

“Massimo! ” si sentì chiamare, era Paola una sua collega che aveva una relazione stabile con un medico che lavorava al pronto soccorso ma che, come altre maestre (anche coniugate), ha sempre mostrato un certo interesse per Massimo, di certo un bel ragazzo oltretutto in un ambiente dove le bellezze maschili scarseggiavano, brillava ancora di più.

“Hai preparato i giudizi del primo quadrimestre? ” Io si! non voglio essere crocifissa dal “Nanetto” Cosa fai sabato e domenica? Vuoi venire con noi? andiamo sul lago probabilmente la sera ci fermiamo a magiare fuori, se ti fa piacere venire ti vengo a prendere con la mia macchina”

“No, no grazie ho da fare purtroppo … questo fine settimana sono messo male… come hai detto prima sai il nanetto .. Ho qui gli ultimi compiti e devo correggerli e preparare i giudizi. ” E così dicendo salutò Paola e Uscì diretto in segreteria. Nel contempo entrò Milena, la più anziana nel ruolo delle maestre, faceva anche le veci del direttore quando era assente, entrando si rigirò a guardare con la coda dell’occhio il giovane e atletico collega che si allontanava. Paola, che in realtà riteneva che la correzione dei testi fosse una scusa, commentò l’uscita di Massimo dicendo

“Si dà un sacco di arie, non crederà mica che sono tutte lì ad aspettare i suoi favori? ” Milena, sorprendendo la collega, rispose al suo commento con una battuta boccaccesca

“Io vorrei mettergli la mano nella patta dei pantaloni solo per vedere se ce l’ha d’oro. ” Dopo essere passato dalla segreteria per ritirare novo prospetto degli orari di ricevimento insegnanti Massimo si gettò nel mare di persone che ogni giorno si spostano per lavoro e con la risacca serale, lentamente si dirigono verso le loro abitazioni. Mentre era sul treno intento ad osservare le persone un pensiero lo fece trasalire, la cartelletta con i compiti! Cristo santo non l’aveva più! Poteva averla persa durante il tragitto e per lui sarebbe stata la fine perché non sarebbe di certo riuscito a preparare i giudizi quantomeno non di tutti, e alcuni alunni sarebbero rimasti non classificati. Ma forse c’era ancora speranza, forse l’aveva dimenticata in sala insegnanti o forse in segreteria ! appena sceso dal treno chiamò la segreteria, gli rispose Maria che era ancora al lavoro.

“Aspetta che guardo … dove? sopra il bancone? … una cartelletta di cartoncino… si c’è” Massimo fu pervaso da una gioia immensa, era salvo, sarebbe saltato al collo di Maria se fosse stata lì, ora doveva andarli a riprendere, ma quando? Domani mattina doveva accompagnare Laura ad un colloquio per un muovo lavoro, ma forse se Maria lo aspettava faceva in tempo ad arrivare proprio all’orario di chiusura della segreteria. “Maria mi faresti questo favore sono i compiti con le valutazioni il direttore mi ammazza…

“Va bene ti aspetto” rispose Maria.

“Grazie a domani” Maria era una signora di 47 anni di aspetto gradevole, con un seno un po’ abbondante e i capelli a caschetto neri che probabilmente tingeva periodicamente, un’instancabile lavoratrice sposata con un impiegato di banca con qualche anno in più di lei. Era una donna di spirito e si prestava volentieri alle battute, anche a quelle allusive che Massimo le lanciava per prenderla in giro. Il giorno prima ad esempio Massimo si trovava in segreteria con una collega insegnante, e Maria rivolgendosi a lei disse

“Oggi sono proprio stanca mi fan male persino le gambe” la maestra rispondeva

“La sera devi guardare la TV e poi a nanna, il marito devi lasciarlo stare, se fai certe acrobazie.. poi per forza sei stanca”

“Tu non ti preoccupare delle mie acrobazie” replicò Maria,

“Ma va ” intervenne Massimo

“Maria la sera con il marito, fa le stesse acrobazie che fa al mattino quando entra a scuola, prende il cartellino timbra una volta e lo rimette a posto.

“Se mi capita l’occasione che mi passi sotto le mani ti faccio vedere io il cartellino” Rispose prontamente Maria, puntando la mano tesa verso Massimo, suscitando le risate dei due insegnanti. Il giorno seguente Massimo non riuscì ad arrivare alle 13, 00 a scuola a causa di uno dei soliti ritardi dei treni” Maria era comunque restata ad aspettarlo in segreteria fino alle 13, 30 oltre l’orario di chiusura della scuola.

“Dai muoviti che se viene il direttore cosa gli racconto, che sono stata qui a lavorare senza avvisarlo e senza chiedere lo straordinario? Oppure gli devo dire che ti ho aspettato perché avevi perso i compiti? Quello rimane in ufficio fino alle 18, 00 e ogni tanto si fa un giro per la scuola.

“Grazie Maria, Mi hai salvato, adesso dovrò stare sveglio tutta la notte per correggerli e domani preparare le schede con i giudizi. ”

“Ma perché non fai come i tuoi colleghi” disse Maria, loro copiano quelli dell’anno prima ritoccando solo il voto se serve, ”

“Si sarebbe bello ma le mie colleghe non sono così generose da darmi le schede degli alunni dell’anno scorso” Maria lo guardò con un sorrisetto che esprimeva tenerezza e simpatia nel vedere quel giovane carino che attraeva fisicamente le sue colleghe, ma che professionalmente avrebbero fatto di tutto per metterlo in cattiva luce.

“Se non lo racconti a nessuno te le do io, l’insegnante che c’era l’anno scorso veniva qui a scrivere le schede e i files degli alunni non sono stati cancellati, Prova a guardare tu se ti può servire sono nella cartella III B II quadrimestre. A Massimo brillarono gli occhi nella prospettiva di risparmiarsi un sacco di lavoro entrò dalla porta laterale che divideva lo sportello al pubblico dall’ufficio e nel transitare urtò una pigna di pratiche che cadendo dal vecchio bancone in legno alto un metro e trenta che separa le due aree sparsero i fogli sul pavimento.

“Scusa” disse Massimo e fece cenno di abbassarsi per raccogliere i fogli caduti,

“no dai faccio io vai a vedere se ti servono i files altrimenti non andiamo più via .

“Sei gentilissima Maria ” e si sedette al P. C. mentre Maria, china dietro il banco raccoglieva i fogli.

“Giovanotto! ” La voce del direttore fece sobbalzare Massimo che era intento a selezionare ciò che poteva servirgli, prendendo fiato si girò verso lo sportello al pubblico e vide dall’atra parte del bancone i baffetti di direttore che con il naso all’insù e in punta di piedi cercava di vedere cosa stava facendo, Maria che stava accucciata dall’altra parte dell’alto bancone rimase per un attimo dov’era senza farsi notare, mentre pensava a cosa inventare per giustificare la situazione. Massimo dimostrando prontezza di spirito si alzò dalla sedia e si diresse verso il bancone consentendo al direttore di vederlo senza essere costretto a stare in punta di piedi, dicendo

“Buongiorno signor direttore, come và ” Io bene” rispose lui

“Ma lei cosa ci fa qui ad orario di chiusura e nel suo giorno di riposo? “Purtroppo ero a casa a terminare le schede valutative che per altro avevo già quasi finito nei giorni scorsi, quando forse per un virus ho perso tutti i dati. Così ho chiesto a Maria se potevo utilizzare il P. C. della segreteria per rifarle le ho detto che avrei pensato io ad avvisare lei e infatti stavo per scendere ma sa … ero preso dal lavoro…. Quando finisco sono d’accordo con Maria che vado a portarle le chiavi a casa .

“Bene abbiamo un giovane che non si perde d’animo, mi fa piacere, ma lei lo sa che io quando ho iniziato la mia carriera, dovevo fare tutte le materie da solo e scrivere a mano e in bella calligrafia i giudizi sulle pagelle che erano vidimate e numerate e c’erano anni che ci mandavano le pagelle contate e allora………….. ” Noo, pensò Massimo, conoscendo il soggetto, e adesso quando se ne và, mi racconta tutta la sua vita lavorativa Mentre Maria dietro al bancone, stava quasi divertendosi per la situazione . Mentre il direttore parlava senza interruzione, guardando il suo interlocutore dal basso verso l’alto, Massimo con i gomiti poggiati al bancone annuiva senza ascoltare e ogni tanto si spostava per evitare l’intorpidimento alle gambe, venendosi a trovare con il bacino a poca distanza dal volto di Maria . Forse per l’eccitazione del rischio o per la posizione di Massimo, a Maria venne un’idea cattivella. Con entrambe le mani, lentamente slacciò la cintura dei jeans di Massimo tenendo la fibbia perché non battesse contro il bancone e sempre con molta cautela per non fare rumore abbassò la cerniera lampo . Massimo cercava di manifestare indifferenza, malgrado il rossore stesse avvampando il suo collo e con piccoli passi laterali cercava di allontanarsi da Maria . Ma i pantaloni abbassati ormai alle caviglie gli impedivano il movimento. Prendendo con entrambe le mani tra il pollice e l’indice le gambe dei boxer attillati, Maria li fece scendere sopra i pantaloni lasciando massimo con il pene a testa in giù. Maria prese delicatamente l’uccello di Massimo ancora molle con la mano sinistra, lo diresse verso di lei e dopo aver aspirato con le narici profondamente il profumo di maschio che emanava dal sesso del ragazzo, iniziò a lambire con la lingua la cappella per poi introdurla tra le labbra, lavorandola sempre con la lingua. Massimo suo malgrado sentiva che l’erezione era in arrivo, inesorabile e inevitabile, la testa gli girava le parole del direttore rimbombavano distanti nella stanza. Maria stava facendo scorrere l’asta di Massimo nella sua bocca dalle labbra fino alla gola, gonfiando e sgonfiando le gote. Con La mano destra aveva preso ad accarezzargli le palle, Massimo sentiva lo stomaco chiudersi stava quasi per svenire, e il nanetto non mollava con i suoi discorsi che intercalava per abitudine con un

“Mi segue? ” costringendo Massimo a rispondere come poteva. Massimo realizzò che se fosse venuto in bocca alla segretaria mentre risucchiava, dall’eccitazione avrebbe potuto far notare al direttore che gli stava succedendo qualche cosa d’insolito, non potendo mantenere un’espressione impassibile e quindi cercò piano piano di arretrare, sperando che Maria non lo avrebbe seguito temendo di diventare visibile al direttore e, quindi, avrebbe desistito dal suo intento. Ma al secondo passetto all’indietro Maria intuite le intenzioni di Massimo, passò la mano destra con la quale stava accarezzandogli i testicoli tra le gambe di massimo, e forzando il forellino nascosto dalle chiappe atletiche, lo penetrò con il dito medio. Massimo per trattenere e coprire un gemito che gli stava uscendo spontaneo, diede alcuni colpetti di tosse. Con il dito ben piantato nel culo di Massimo, Maria poteva dirigerlo dove voleva, lo faceva avvicinare a se verso il bancone, e poi muovendo piano piano la mano avanti e indietro lo costringeva a tenere un ritmo ondeggiante con il bacino che gli dava l’impressione di essere scopata in bocca da Massimo. Quando Maria decise che era ora di concludere, iniziò a fare una sega a Massimo, con un ritmo che le massaie tengono quando sbattono le uova e contemporaneamente lo scopava con il dito . In pochi minuti Massimo non riuscì più a trattenersi e fingendo di schiarirsi la voce venne in bocca a Maria con un getto interminabile mentre lei per agevolare l’uscita succhiava e ingoiava avidamente. Trascorsi altri dieci minuti buoni, il direttore disse ” Bè buon lavoro ci vediamo lunedì e non dimentichi di spegnere le luci quando esce. ” E si diresse al piano inferiore nel suo ufficio. ” Ma sei pazza ” disse Massimo visibilmente alterato

“tu sei da ricoverare, se ci scopriva ci denunciava tutti e due e perdevamo il posto.

“Ma non farla tanto lunga … non sei tu che dicevi che la mia fantasia è quella di una timbratrice automatica, e poi non mi sembra che ti sia dispiaciuto, a momenti mi facevi soffocare se non ingoiavo tutto .

“Dai dai, che non lo racconto a nessuno … disse Maria con un sorrisino cercando di rabbonirlo. Massimo scrollando la testa si sedette nuovamente al computer aveva bisogno di quei files e in fondo nonostante lo scherzo estemporaneo, Maria era stata carina ad aiutarlo con il lavoro.. probabilmente l’avrebbe perdonata. Da allora Massimo e Maria ebbero un rapporto professionale e lui si astenne da fare battutine provocatorie in sua presenza. Laura che naturalmente non venne mai a sapere dell’episodio ne trasse comunque giovamento, il trattamento di Maria lo aveva ammorbidito sessualmente e così, vi furono più occasioni nelle quali Laura riuscì a mettere in pratica i suoi sogni erotici. Ma, la passione erotica è una cosa che và alimentata e cresce per gradi e per livelli ed è connaturata alla natura umana perennemente insoddisfatta. Così, soffermandosi davanti al banco delle verdure nei supermarket, a Laura capita a volte di pensare

“A me sono sempre piaciute moltissimo le carote chissà se Massimo gradirebbe una, magari potrei condirgliela con un po’ di vaselina…….. FINE

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