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Presa per il culo

Inculare una femmina è stato per me sempre un piacere così raro, come con Maria……..

Maria era una cameriera pugliese di 25 anni con la quale lavoravo nell’estate del ’94 in un residence dell’Isola D’Elba.
Non era proprio bella, ma carina e con due splendide labbra da bocchinara che lasciavano immaginare chissà quanti e quali pompini……… ma non erano i pompini che mi interessavano, bensì il suo culo.
Incularla era diventata per me quasi un’ossessione dal primo momento che l’avevo vista ancheggiare in mezzo ai tavoli del ristorante.
Le piaceva scopare: una vera maratoneta del sesso che non era contenta fin quando non si era fatta fottere 3 o 4 volte.
Da ca. 20 giorni scopavamo sistematicamente ogni giorno nel mio bungalow; era disposta a tutto tranne che a prenderlo in culo.
Era disgustoso, bestiale e poi le avrebbe fatto male diceva.
Due dita in culo le accettava, ma solo a condizione che la mia dura verga non cessava di andare avanti ed indietro nella sua passera come un pistone ben oliato.

Ricordo che erano le 4 ca. di un pomeriggio dal caldo opprimente.
Come al solito Maria veniva a trovarmi nel mio bungalow.
Prima di tornare al lavoro di una bella scopata non voleva assolutamente farne a meno…………
Ero disteso sul letto, lei mi si avvicinò e si tolse subito i vestiti.
Il caldo era veramente insopportabile, il sudore ricopriva la carne bianca delle sue natiche, più sotto tagliando in due uno scuro triangolo pubico, la fessura della passera era ancora più umida.
Ci misi l’indice sopra e sentii la carne trasalire.
Cercava di dirmi qualcosa sul lavoro, ma io continuavo a tenere la mano in mezzo alle sue gambe aperte.
Lei ci si contorse sopra gorgogliando di piacere.
La sua passera appiccicosa mi bruciava quasi il palmo, tanto era calda!
Un piccolo ghigno vizioso si disegno sul mio volto, allargai le grandi labbra di quel sesso per poterci introdurre meglio il dito.
Non era però necessario.
Quella vulva era talmente spalancata da risucchiare non una ma tutte le dita, ed era calda, bollente, più ancora di quell’infocato pomeriggio estivo.
Il suo sesso cominciava a colare, mentre lei si strusciava contro le mie dita che con precisione indifferente passavano di continuo dalla clitoride gonfia al solco tra le natiche matide di sudore.
Più Maria si avvicinava all’orgasmo, più piegava i reni facendo sporgere la vulva ed evidenziando il buchetto anale.
“Sbrigati” mi disse con tono impaziente ed autoritario: dovevamo tornare al lavoro e moriva dalla voglia di essere chiavata ……. ormai ero diventato per lei la valvola di sfogo della sua figa; ogni qualvolta aveva le sue voglie veniva a rompermi i coglioni…… mi sentivo quasi un oggetto.
Si rendeva conto che volevo infilarla da dietro?
No, non se ne rendeva conto!
Egoisticamente guidava la verga dentro le labbra spalancate della propria vulva.
“Scopami cosi alla pecorina”……
Ubbidivo con calma, ma senza approfittare per infilarle il dito medio nell’ano che nel frattempo avevo inumidito con le sue stesse secrezioni.
Subito dopo la penetrai con un sol colpo, lei era talmente eccitata che aveva bagnato tutto il lenzuolo.
Era affascinante osservare la corolla pelosa della sua vagina inghiottire la mia verga.
Più ancora ero eccitato dal mio dito che crudelmente girava e rigirava nel buco del culo della donna che sembrava apprezzare.
Il suo culo si schiacciava come una ventosa contro il mio ventre ad ogni colpo di reni.

Lottavo con me stesso per non godere prima del tempo.
Limare quella fighetta era bellissimo, era caldo e cremoso, mentre contrazioni di piacere si ripercuotevano sul corpo della donna.
Il fuoco del suo culo che io esploravo violentemente con il dito era l’emblema del piacere enorme che sgorgava dalla bocca di lei sottoforma di piccoli gridi acuti.
La spiavo come un cacciatore spia la sua preda; l’istante in cui sarebbe stata vulnerabile ed avrei potuto infilarglielo nel sedere.

Sinceramente non provavo alcun sentimento nei confronti di quella piccola viziosa , sempre pronta a farselo mettere dal primo che capita, se non quello di umiliarla.
Freddamente la guardavo mentre godeva: uno spasmo, un grido rauco, ma questa volta lei non potè arrivare alla fine perché estrassi la verga e allargatele le natiche le piantai la cappella all’ingresso dell’ano.
Prima che lei protestasse, riuscii ad introdurre la punta ai bordi di quel delizioso buchetto. Mi supplicava di fermarmi, di essere gentile…….. Gentile?
Voglio solo farti gustare il mio cazzo, vedrai che ti piacerà farti rompere il culo……
Con un affondo la penetrai facilmente di qualche centimetro, lei si contorceva piangendo di dolore e di vergogna e fui costretto a pizzicarle i capezzoli con violenza per costringerla a star ferma.
L’obbligavo ad aprirsi bene ed a spingere.
Stavolta era lei che ubbidiva e singhiozzando riuscì a rilasciare il buco.
Con un deciso colpo di reni la penetrai nel culo.
La feci mettere in ginocchio in modo tale da poter vedere bene mentre le penetravo l’ano.
Senti com’è grosso li dentro? Le dicevo.
Maria obbedì e si inginocchiò arcuando la schiena, le davo dei piccoli colpi, ma tutti ben in fondo.
Continuavo a tormentare i suoi capezzoli, prolungando quel piacere così raro di inculare una femmina.
Ad un certo punto iniziai ad incularla con grandi colpi di reni, la tiravo per i fianchi facendola scivolare bene su tutta la lunghezza del mio fallo.
Glielo infilavo fino in fondo per poi farlo uscire quasi del tutto.
Maria si liquefaceva, si spalancava, il culo era completamente aperto.

Senza uscire dal suo ano, mi adagiai sul letto trascinandola con me.
Le ordinai di sederesi sopra dime, di apire le chiappe con le mani e di farsi scivolare fino alle palle.
Non ci riusciva, le sue gambe tremavano.
Si limitava solo ad inghiottire la punta dell’uccello; allora la tirai per i peli della figa per costringerla ad impalarsi completamente.
La riempivo tutta.
A quel punto Maria, folle di dolore e di piacere, iniziò a muoversi furiosamente su quel palo di carne, fin quanto mi immobilizzai, il mio cazzo palpitò dentro quello stretto canale e lo inondai del mio sperma.
Lei rimase impalata su quell’enorme asta, provava ancora troppo dolore per togliersi.
I ns. corpi erano fradici di sudore, mentre lo sperma colava dal culo alla passera.
Trovò la forza di alzarsi da quel fallo.
Era come farsi inculare una seconda volta.
Si lavò, si vesti in fretta senza nemmeno guardarmi ne parlarmi.
Più che il dolore era l’umiliazione che le bruciava……….
Naturalmente il ns. rapporto non fini quel pomeriggio, anzi…… indovinate da allora come preferiva essere fottuta…… ? FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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