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Quella giovane puttana di Zia Monica

Era una delle estati più calde che la mia memoria possa ricordare,

avevo 14 anni, i miei genitori mi avevano lasciato per i 3 mesi estivi da una mia prozia, perché avrebbero passato l’intera estate all’estero per lavoro.

Questa mia prozia di nome Monica abitava con il marito in una villa in campagna, ma il marito tornava a casa solo nei fine settimana perché durante la settimana era impegnato con il suo camion in giro per l’Italia.

Zia Monica all’epoca aveva 35 anni e, non so bene per quale motivo, aveva sempre da ridire qualsiasi cosa facessi; sembrava che la mia presenza nella sua casa la innervosisse moltissimo.

Dopo il primo mese trascorso con lei la situazione era diventata insostenibile: non ero libero di muovermi che venivo subito severamente rimproverato, finché una mattina…

Ero in quella che era la mia camera e stavo facendo un po’ di ginnastica quando sento mia Zia urlare dalla cucina e la vedo entrare con fare minaccioso. Mi salta subito addosso e in un attimo mi ritrovo sdraiato per terra a pancia in giù con i pantaloni della tuta abbassati e lei che mi sculaccia di santa ragione. Dapprima mi sculacciò sulle mutande ma non contenta me le abbassò e continuò sulla pelle nuda; dopo 5 minuti d’inferno finalmente si alzò e rimase in piedi a guardare il mio sedere rosso come un peperone; io allora mi voltai a pancia in sù e distrattamente non mi accorsi che le mie mutande erano ancora abbassate e quindi mia Zia vide per la prima volta il mio pene. I suoi occhi erano spalancati, fissi sul mio membro, con un’espressione mista fra stupore e incredulità, come se lei non ne avesse mai visto uno prima. Appena mi resi conto di cosa stava accadendo mi ricomposi subito e corsi in giardino. Prima di varcare la soglia del giardino mi voltai in dietro e vidi mia Zia ancora ferma in piedi nella stesso punto con lo sguardo perso nel vuoto.

Avevo avuto la conferma: il mio pene era più grosso e più lungo del normale; d’altronde me lo avevano già fatto notare i compagni della squadra di calcio in cui giocavo, che sotto la doccia si complimentavano con me per le dimensioni “esagerate” del mio pene; almeno così dicevano loro ma non avevo avuto mai altri riscontri.

Dopo quella sculacciata (molto dolorosa! ) mia Zia cambiò atteggiamento nei miei confronti; notavo infatti che era più tranquilla, mi lasciava fare quello che volevo senza più assillarmi. Adesso viene il bello!

Una mattina 2 o 3 giorni dopo, mentre io ero ancora comodamente appisolato nel mio letto, sentii la porta della mia camera aprirsi lentamente. Senza farmene accorgere aprii leggermente gli occhi e vidi mia Zia che con passi brevi e leggeri si avvicinava al mio letto; dopo un attimo di esitazione mi sfilò il lenzuolo che mi copriva ed io rimasi in mutande sdraiato di fronte a lei, naturalmente facendo finta di dormire. Con gesti delicati e attenti mi abbassò lentamente le mutande e rimase con il suo viso a pochissimi centimetri dal mio pene; lo guardava girandoci attorno con lo sguardo fino a quando lo prese in mano e lo sollevò appoggiandomelo sulla pancia. In questo modo liberò alla sua vista i miei testicoli gonfi e proporzionati al resto (quindi molto grossi! ). Con la mano destra teneva il pene e con la sinistra toccava i testicoli per saggiarne, credo, la consistenza. Dopo pochi secondi sentii il mio pene pulsare, e in pochi attimi un’erezione devastante prese piede in me.

Non appena mia Zia si rese conto di quanto stava accadendo mollò la presa e rimase immobile a guardare il mio bastone eretto, come una bandiera piantata per terra.

Non so cosa passasse per la testa a mia Zia in quel momento, so solo che con due dita tirò giù la pelle che ricopre la cappella e nel tentativo di fare il movimento contrario trovò molte difficoltà. La mia cappella, infatti, una volta liberata era diventata ancora più gonfia e mia Zia non riuscì più a ricoprirla.

Mi sollevò le mutande e con grande difficoltà ci cacciò dentro il mio pene ancora turgido e poi uscì dalla stanza. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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