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Scopata dall’idraulico come un’animale

Mi vergogno di me stessa, non avrei mai immaginato che una cosa simile potesse accadermi, credevo che solo le puttane, quelle che “non pensano che a quello” facessero cose simili! Eppure, anch’io, ho ceduto alla vertigine dei sensi, e incredibile ma, purtroppo, vero!

Mio marito era uscito di casa, come ogni mattina, e attendevo l’idraulico. Ero sola perché nostra figlia era a scuola. Quando ho sentilo suonare alla porta, ho aperto e ho atteso sulla soglia l’uomo che doveva riparare una perdita d’acqua dalla vasca.

Vedendolo, non so cosa mi abbia preso. Ho provato una specie di stordimento. Era bruno, massiccio, con baffi che gli davano un’aria brutale. Su un avambraccio aveva un tatuaggio, un serpente che si attorcigliava attorno ad un pugnale. Mi ha sorriso e mi sono sentita sciogliere. Ero quasi completamente liquefatta. Spostandomi per farlo entrare, mi ha sfiorata, ho sobbalzato, aveva attorno a sé un odore forte che ha finito col farmi impazzire. Gli ho indicato il bagno, si è voltato verso di me, squadrandomi. “Ecco un bel posto”, ha detto, “sicuramente ci venite spesso”.

Si è accovacciato per rendersi conto della perdita. Portava una maglietta che gli è un po’ risalita, mostrandomi le sue reni pelose. Di solito, la villosità maschile mi disgusta. In quel caso, mi eccitava come una bestia. L’ho lasciato, ma non ho potuto farci niente, lo sentivo fischiettare, allora, non so con quale pretesto, sono tornata nel bagno, e subito diventato familiare nei modi, mi guardava dal basso e, in quella posizione, pensavo che poteva vedermi le mutande sotto la gonna, questa consapevolezza mi ha dato il colpo di grazia. Sono andata in camera mia per cambiarmi e mettere le mutandine più eccitanti che avevo, quelle con il merletto, molto trasparenti, tremavo tornando in bagno, mi sono messa ai suoi piedi e ho atteso la sua reazione.

Si è voltato, è scivolato tra le mie gambe, non mi sono mossa, volevo che mi prendesse, che mi scopasse li, subito! È stato più intelligente. Ha preferito avanzare lentamente, prima, vedendomi chiudere gli occhi, ha carezzato le mie caviglie, poi è risalito molto lentamente. Gambe, interno delle cosce, hanno conosciuto le sue, carezze, la sua lingua a leccato i lati delle cosce. Le sue dita grosse, dalla pelle callosa, mi facevano fremere, mi bagnavo come una ragazzina, non smettevo di pensare al suo cazzo, che immaginavo grosso e duro. Risalì lentamente verso la mia fica, era ancora accovacciato e le sue mani salivano col suo volto, mi odorò come un animale. Non parlava ma sentivo il suo respiro, rapido, sulla mia pelle, più saliva e più impazzivo e colavo tutta.

Quando ha posato una mano bollente sulle mie mutande bagnate, mi sono vergognata, volevo andare via, fuggire da quest’uomo che diventava sempre più ardito, ma era troppo lardi, le punte dei miei seni erano tanto tese da farmi male, ha incollato il volto contro il merletto, ho avuto un orgasmo brutale, inatteso. Il piacere mi ha stordita e, quando ha tirato giù l’elastico delle mie mutande per toccare il mio sesso con le dita, mi sono sentita piegare le ginocchia. Mi ha obbligala a restare in piedi, ho dovuto appoggiarmi al muro perché le gambe mi tremavano, ha accarezzato tutto della mia fica, ha trovato il clitoride che non era mai stato così grosso, cosi gonfio, cosi sensibile, l’ha strofinato a lungo, prima di decidersi a tirarmi via le mutande, mi ha denudata in cinque secondi, brutalmente. Aprendo gli occhi ho visto il suo volto volgare, i suoi occhi iniettati di sangue e ho sentilo il suo cazzo duro contro il mio ventre. Ho teso timorosa le mani per toccare il suo pacco tra le gambe ancora racchiuso nello slip. Ho carezzato il cazzo, l’ho fatto venir fuori e ho tremato sentendo il glande bruciante nella mia mano. Dopo, tutto è successo rapidamente. Mi ha trascinata in camera da letto. È stato volgare e ciò mi rendeva ancora più impotente ed eccitata. Ha voluto prendermi a quattro zampe, come una cagna. Sapevo che, in quella posizione, esponevo al suo sguardo tutto: la piega pelosa, il mio culo serrato, l’ingresso della fica, che colava come una fontana, sentivo perfettamente i miei succhi che colavano lungo la parte interna delle mie cosce. Nuovamente l’idraulico si mise a leccarmi tutta nella posizione in cui ero, dopo ha accostato il suo cazzo grosso ma specialmente lungo.

“Ti farò urlare”, ha detto, “piccola, sporca troia! ”

Aveva capito che la volgarità mi stava eccitando maggiormente.

Ha aperto brutalmente le mie grosse labbra e si è infilato, con un sol colpo di reni, nella mia fica, lubrificatissima, ho urlato, l’ho insultato ma se ne infischiava. Ha cominciato a stantuffarmi nella fica, tastando contemporaneamente le mie tette, mentre con l’altra mano mi toccava una natica, poi cercava anche il mio buchetto. Ho goduto tre o quattro volte, prima che lui godesse, ma l’ha fatto fuori, un’attenzione che non mi aspettavo da lui.

Dopo, l’ho attirato su di me e l’ho succhiato come un’assetata ripulendolo dello sperma che colava. Lui poi ha voluto incularmi, non senza dolore (non l’avevo mai fatto). Poi se n’è andato.

Non l’ho più rivisto ma penso sempre a lui con vergogna e desiderio. Forse sono veramente una troia, come mi ha detto? FINE

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