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Senza regole

Il mio compito era quello di spolverare, lavare i pavimenti, rifare i letti e cambiare gli asciugamani.
Ero senza una lira e quella mi sembrò la cosa più bella che mi fosse mai capitata.
Ma io sono una donna e come tale geneticamente curiosa e non ci volle molto che io provassi ad aprire un cassetto. Chiuso. I cassetti dei classificatori in fondo al corridoio e quelli posti dietro la reception erano tutti chiusi a chiave. I soli aperti erano quelli dei comodini, ma tristemente vuoti.
Nel cucinino c’erano solo le cose essenziali per fare un caffè od un tè, qualche liquore e tanti bicchieri.
In frigo facevano da padrone lattine di coca cola, aranciata, birra.
Sentivo una fortissima delusione dentro di me, ma avevo sempre in mente quei cassetti chiusi a chiave.
La XXX S. r. l. si estendeva in 250 metri quadri. Vi era una reception posta vicino al cucinino e di fronte una sala d’aspetto molto elegante. In un lungo corridoio vi erano 6 stanze da letto, un bagno molto grande ed una stanzetta con due divani e un tavolo per quattro.
Dietro la sala d’aspetto si estendeva un grande salone da ballo collegato con 3 biliardi da una vetrata.
Quello che pensai nel vedere tutto questo fu: “Si devono proprio ammazzare di lavoro qui dentro”.
Ma il pensiero di quei cassetti mi accompagnò sempre nei miei due mesi di lavoro.
Lo stipendio non era male e durante le mie ore di pulizia non c’era mai nessuno, così pensai che cominciassero a lavorare dopo pranzo, ma mai avrei immaginato quello che realmente avveniva in quei luoghi.

Una mattina, mentre spolveravo il grande armadio della biancheria posto vicino al frigorifero, mi accorsi che sul pavimento, in corrispondenza dei piedini, alcuni graffi sulle piastrelle facevano capire che il mobile veniva spostato spesso da destra verso sinistra. Volsi lo sguardo alla mia sinistra e non ci misi molto a capire che serviva a nascondere la porta che dava sul corridoio.
Che cosa dovevano nascondere e da chi? Lavoravo di fantasia mentre passavo la cera. Ma poi mi chiesi se valeva la pena scoprirlo e rischiare di perdere il lavoro.
La titolare dell’azienda era una bellissima donna di circa trent’anni, sempre vestita alla moda.
Era lei personalmente che curava la reception. Lo so perché quando finivo il mio lavoro, la vedevo arrivare per prima e sedersi alla scrivania. Era molto cordiale con me e molto spesso mi offriva qualcosa da bere. Il pagamento del mio stipendio avveniva sempre in contanti e a Natale ricevevo anche una gratifica. Mi piaceva il suo modo di parlare, la sua sicurezza ed emancipazione.
Gli altri del personale non riuscivo mai ad incontrarli, ma pensavo che fossero 7 a giudicare dai bicchieri che trovavo nella loro stanza privata. Capii anche che quando si trovavano momentaneamente senza lavoro, passavano il tempo guardando la tv e giocando a carte. La stanza era sempre impregnata di fumo e nonostante tenessi aperta la finestra tutta la mattina, non riuscivo ad eliminare quel cattivo odore, pazienza mi dissi.
Il bagno era sempre in ordine, anche se veniva usato spesso essendo l’unico; c’era anche chi si faceva la doccia o il bagno. Quello che non mi riuscivo a spiegare era perché in ogni stanza da letto ci fosse un bidè, ma in realtà già la mia mente fantasticava. Mi ero ripromessa di non fare mai domande, ma c’era una cosa che mi frullava in testa e che alla prima occasione chiesi alla titolare.
“Mi scusi ma come mai fate così largo uso di asciugamani? “.
La donna non smise di tenere gli occhi sul foglio che stava compilando e mi disse: “Amiamo molto l’igiene”. Mi congelò in un modo tale che ebbi paura di perdere il posto, ma mantenni la calma e non parlai più. Mentre mi avviavo all’uscita a testa bassa lei mi sollevò il mento con la mano e mi disse:
“Sei molto bellina, se ti stanchi del tuo lavoro potrei trovartene un altro più redditizio”.
“La ringrazio, ma per adesso la paga mi è sufficiente”. Uscii mantenendo il sorriso sulle labbra finché non mi allontanai abbastanza. Dopo di che la verità mi balenò nel cervello con una violenza inaudita.
Rimasi scioccata per qualche giorno e non riuscivo a darmi pace sul perché non mi ero resa conto prima di quello che succedeva.
Riflettei a lungo sul fatto di lasciare il lavoro e mi guardai un po’ in giro per cercare qualcos’altro, ma la realtà era che non avevo altra scelta. La mia coscienza religiosa però non mi permetteva di accettare tutto questo, pensai allora che se li avessi denunciati la polizia mi avrebbe dato qualche ricompensa.
Ma poi pensai allo scandalo in cui mi sarei trovata coinvolta. Ero confusa.
Decisi allora di spiarli e decidere in seguito che cosa fare.

Era un venerdì quando, finito il mio turno, mi nascosi dietro ad una siepe fuori dall’azienda. Contai quattro donne e quattro uomini entrare dalla porta principale, sembravano molto giovani e di bella presenza. Doveva essere il personale della ditta.
Dopo di che aspettai quasi mezz’ora prima di vedere qualcun altro. Era un via vai di persone di ogni tipo. Uomini e donne, vecchi e giovani; vidi anche una Ferrari fermarsi proprio davanti all’entrata.
Sebbene non avessi dovuto assolutamente avvicinarmi a quei luoghi peccaminosi, la mia curiosità fu più forte e decisi di restare. Mentre facevo queste considerazioni vidi una volante della polizia avvicinarsi prudentemente all’edificio. Due uomini scesero e bussarono alla porta.
Mi avvicinai alla finestra posteriore e vidi un gran trambusto all’interno. Come avevo previsto, stavano spostando l’armadio per coprire le stanze del corridoio. Poco dopo aprirono alle guardie che, non possedendo alcun mandato di perquisizione, non riuscirono a trovare nulla di illegale. Per la polizia il luogo era solo un club privato di biliardo. Sentii una grande delusione dentro di me e così volli saperne di più. Mi misi a spiare dalla finestrella della sala d’aspetto.
Stavano liberando la porta del corridoio e riprendevano i loro posti. La titolare stava alla reception, una donna faceva il caffè e della gente leggeva il giornale sui divani. Gli altri dovevano essere nelle stanze da letto. Vidi una donna alzarsi dal divano e dirigersi verso la scrivania della titolare.
Questa stava girata di spalle alla ricerca di qualcosa all’interno dei famosi classificatori. Tirò fuori dal cassetto uno strano aggeggio a forma di elle con un cavo elettrico attaccato e lo consegnò alla ragazza. Dopo la donna in cucina aprì l’armadio e depose un asciugamano pulito sopra l’aggeggio.
La ragazza prese il tutto e si recò verso il corridoio, un ragazzo l’aspettava sulla porta della camera da letto. Di più non riuscii a vedere.
A questo punto mi resi conto che l’unico modo per sapere cosa succedeva lì dentro era entrarci.
Indietreggiai e rientrai furtivamente in macchina. Dovevo procurarmi un travestimento credibile.

Il negozio era pieno di parrucche colorate, trucchi di scena, vestiti, sembrava di essere nel camerino di un teatro. Il commesso pazientemente mi fece provare varie acconciature, mi mostrò foto, si dimostrò molto disponibile. Ne uscii completamente trasformata e non solo nel fisico.
Sentivo la mia fede vacillare, ma forse non era mai stata salda.
Dopo venti minuti mi decisi finalmente a scendere dalla macchina. Erano quasi le cinque e non sapevo quando avrebbero chiuso l’attività. Bussai dolcemente e mi venne aperto.
La titolare mi salutò gentilmente e mi fece accomodare al di là della sua scrivania. Non mi chiese il nome, mi disse solo: “A che cosa è interessata in particolare? “. Mi resi conto di arrossire sotto gli occhiali, mentre nella sala d’aspetto un uomo sfogliava tranquillamente una rivista. Risposi balbettando: “Ecco, io non sono molto pratica, è la prima volta che vengo. Pensavo di cominciare con qualcosa di leggero”. “Ho capito, non le darò nessuno ad assisterla, preferisce un singolo od un doppio arnese? “. Sgranai gli occhi, ma dissi con calma: “Comincerò con un singolo”.
Si voltò e prese dal cassetto lo stesso attrezzo che vidi attraverso la finestra. L’altra ragazza mi diede una salvietta e mi indirizzarono verso la stanza numero 5. Mi chiesi come mai quell’uomo stesse aspettando, poi capii che attendeva una del personale.
Entrai nella stanza da letto e mi chiusi dentro. Per curiosità collegai l’aggeggio alla corrente e la mia sorpresa fu tale che lo lanciai sul letto.
Avevo sentito parlare di oggetti che venivano utilizzati da pervertiti sessuali, ma non li avevo mai visti e non conoscevo il meccanismo. Appoggiai l’orecchio alla parete e sentii queste parole:
“Si distenda e apra le gambe, per favore”. – “La volta scorsa ho provato con Tony, ma mi trovo meglio con te; riesci a farmi durare di più”. – “Ci provo signora e poi voi clienti potete chiedere sempre la stessa persona senza problemi. Desidera qualcosa in particolare? “. – “No, oggi ne voglio una normale, anzi usa la tua bocca, mi piace di più, Micky”. – “Va bene signora,
apra ancora un po’, ok grazie”.
Nauseata, con gli occhi sbarrati, mi accasciai sul letto. Lì non si trattava solo di prostituzione, ma di un cumulo di porcherie. Feci passare un quarto d’ora e poi me ne andai. La quota era minima, ma mi sentivo talmente sporca che bruciai il mio travestimento. L’ultima cosa che mi andava di fare era ritornare lì dentro, ma dovetti farlo perché era la mia unica fonte di reddito.
Feci il mio lavoro con più discrezione possibile, mi sentivo colpevole di essermi introdotta con l’inganno e non riuscivo a guardare negli occhi la principale. Lei si comportava come sempre, sembrava talmente professionale che mai nessuno avrebbe sospettato nulla.
Qualche giorno dopo io stavo rimettendo in ordine i miei stracci, quando la donna mi si avvicinò e mi sfiorò l’orecchio destro dicendomi: “La prossima volta fatti aiutare, vedrai che sarà più interessante.
Mi gelò il sangue, rimasi pietrificata a fissarla nei suoi grandi occhi azzurri. Era calmissima, con il suo mezzo sorriso accattivante. Subito dopo mi ripresi dicendole: “Non capisco, vuole ripetere? ”
Cambiò tono: “Non fare la furba con me, amica. Ti ho riconosciuto quando sei venuta qui. Se volevi sapere di più bastava chiedere. Sono sempre disposta a parlare del mio lavoro a chi è interessato a diventare un mio cliente”. Arrossii di colpo, ma riuscii a balbettare qualche parola: “Io non ho fatto nulla quel giorno, non so nemmeno come si fa”. – “Ogni cosa a suo tempo. Vieni stasera dopo le 21, quando i clienti avranno finito, ti aiuterò io”. Me ne andai a testa bassa. Mi ero vergognata come mai in vita mia e non sapevo ancora se avrei accettato l’invito. Avevo tutto il pomeriggio per pensarci.

Io e il sesso non siamo mai andati d’accordo. La mia coscienza non ha mai accettato tutta questa libertà del ventesimo secolo. Io ho sempre associato questi discorsi al matrimonio ed a una famiglia.
Mia madre era una persona all’antica, mi diceva sempre di cercare un uomo che mi volesse bene veramente e lasciar perdere i poco di buono. Se avesse saputo quello che avevo fatto, non mi avrebbe più guardata in faccia. Ed ora io mi trovavo nel dubbio di accettare la proposta della mia principale.
Io che in fondo avevo una curiosità incredibile per quel mondo nascosto che era lì a portata di mano.
Rimasi ore a fissare il soffitto. Pensavo alle volte che mi era capitato di sfiorare le mie parti intime e alla paura che avevo provato. La mia insicurezza era cresciuta con il passare del tempo, nel vivere in questo mondo anticonformista. Adesso però avevo l’occasione di riscattare gli anni vissuti nell’oblio, potevo finalmente liberarmi dalle paure accumulate, potevo lasciare andare la mia anima.
Nel sogno che feci in quell’oretta mi sentivo soffocare. Mi circondava un turbine di vento e i miei vestiti svolazzavano tra la polvere. Sentii una mano afferrarmi al di fuori della tromba d’aria e trascinarmi via. Non vedevo il viso dell’uomo, ma mi sentivo al sicuro con lui. Un’emozione intensa mi percorse tutto il corpo, mi sembrava di galleggiare nell’aria mentre una forza misteriosa mi teneva fra le braccia. Ero in un estasi totale. “Non lasciarmi sola”. Dissi appena riaprii gli occhi, ma ero veramente sola.

Faceva caldo, nonostante fossero le otto e mezza, e il mio vestitino leggero era già da strizzare.
Ero ormai preda di ansie e paure, ma non avrei più cambiato idea. Ero grande, vaccinata e in tutti i miei 24 anni non ero mai stata così decisa.
Avevano già spento l’insegna e, quando aprii la porta d’ingresso vidi i ragazzi sfilarsi i camici bianchi.
La titolare mi venne incontro con un sorriso beffardo: “Sei qui allora, vieni sul divano, accomodati”.
Io obbedii mentre il personale se ne andò via. Lei si mise comoda e cominciò a parlarmi con un tono così dolce che mi sembrava di essere in un salotto a prendere un tè.
“Sei veramente carina, lo sai? Vedi, questo posto è la realizzazione dei desideri più segreti delle persone. Ognuno di loro mantiene l’anonimato e, a seconda dei loro gusti, ha a disposizione uno del personale. La quota che pagano è diversa a seconda degli abbonamenti che fanno, ma di questo non te ne devi preoccupare. La prima settimana te la offro gratis. Noi abbiamo diversi tipi di arnesi, adatti a qualsiasi scopo, da usare da soli od in compagnia. In ogni stanza c’è privacy e comodità.
Possono anche decidere di far venire più persone con loro. Ma una cosa sola noi non ammettiamo: la pedofilia. Tutto il resto è lecito. Tu sei già stata con un uomo? ” – “Bè, francamente no”.
“Benissimo, noi abbiamo quattro bellissimi ragazzi che sono in grado di farti provare piacere anche dalla prima volta. Ma se tu non lo vorrai, nessuno ti costringerà. Se hai gusti particolari ci sono le ragazze che ti possono aiutare. Nessuno ha pregiudizi di qualsiasi genere, per noi si tratta solo di un lavoro come un altro. Ti assicuro che appena avrai cominciato a conoscere le varie opportunità.
che ti offriremo, diventerai un’assidua frequentatrice. Allora, cosa ne pensi? “.
-“Io non saprei nemmeno cosa chiedere”. – “Niente paura, ti aiuterò io, seguimi”.
Mi fece entrare in una delle stanze e mi disse di distendermi sul letto. – “Chiudi gli occhi e rilassati completamente”. Io ormai seguivo le sue istruzioni, come se fosse mia madre. La sua voce calda mi avvolgeva completamente. Restai con gli occhi chiusi tutto il tempo e con le mani distese lungo il corpo. La sua lingua era così calda che feci un sussulto, dopo mi lasciai andare. Il mio corpo stava reagendo come mai aveva fatto prima e le sensazioni che seguirono furono così coinvolgenti che mi sembrava di sognare. Mi chiesi che cosa mi stesse succedendo, un susseguirsi di emozioni travolsero la mia anima. Era bellissimo, sembrava di volare. Poi di colpo sentii una grande scarica elettrica che partiva dal cuore e attraversava ogni parte del mio corpo. Urlai e non me ne resi conto. Lei si alzò, dalla posizione inginocchiata sul letto e mi disse: “Ricordati questo momento, ne avrai anche di meglio”.
Mi aiutò ad alzarmi e ha lavarmi, dopo mi diede un bacio sulla guancia e mi disse: “Domani vieni quando ci sono i ragazzi. Buona serata”.

Non sapevo se erano i loro nomi reali, ma tra Micky, Tony, Andy e Ray la scelta era difficile.
Andy mi ispirava più fiducia e così entrammo nella stanza numero 6 per percorrere la strada del peccato. Avevo solo assaggiato un antipasto, adesso volevo godermi un pranzo completo.
Mi disse che se non mi volevo spogliare non c’era differenza, ma io volevo vincere quell’ultimo tabù.
Doveva averne viste tante di donne nude, che non fece nessuna espressione particolare, ma quando mi distesi e mi abbandonai completamente, ebbi l’impressione di provocargli un attimo di imbarazzo.
Lui si tenne il camice bianco, sfilandosi solo i pantaloni. Lo guardai e arrossii vistosamente; mi disse:
“Se le dà fastidio non mi guardi”. – “Dammi del tu, ti prego”. – “Va bene, rilassati ora, non stare rigida”.
Lo sentivo armeggiare con delle scatoline, ma non osai chiedergli cosa stesse facendo. Poi capii.
Si stava infilando un preservativo e lo stava lubrificando, dopo prese la stessa sostanza viscida e me la spalmò delicatamente sull’inguine. Iniziò quindi a toccarmi piacevolmente con una mano e con l’altra, mi penetrava piano con il dito. La cosa durò circa dieci minuti, fu molto eccitante e sensuale Ma io sapevo che non era finita lì. Lentamente sentivo il mio corpo abituarsi a quella nuova presenza e a muoversi automaticamente. Quando lui con delicatezza aumentò il numero delle dita io ebbi un fremito. Chiusi gli occhi e mi abbandonai completamente. Quando li riaprii, lui mi stava guardando con i suoi occhi profondi ad un centimetro dal mio naso; capii così che non c’era più la sua mano dentro di me. Socchiusi la bocca in un lamento e lui mi chiese: “Ti faccio male? “. – “No, io credo di no”.
Trascinata da quelle nuove sensazioni, persi tutta la mia timidezza e lo abbracciai appassionatamente.
Il nostro movimento era così armonico, che mi sembrava una dolcissima musica. Mi piaceva sentirmi preda di quell’atto e ad ogni sua spinta io ricambiavo con altrettanto ardore. Mi chiese: “Io mi fermerò solo quando me lo ordinerai”. In quel momento non capivo il perché, ma di lì a poco fui rapita da una nuova piacevolissima sensazione che mi fece sgranare gli occhi ed inarcare la schiena. Senza rendermi conto dissi: “Ancora… “. Lui continuò imperterrito ansimando e senza darmi tregua. Stavo ansimando anch’io, preda di contrazioni e lamenti. Dopo circa due minuti feci un respiro profondo e mi calmai.
Lui capì e si lasciò andare nella conclusione dell’amplesso. Rimasi stesa per circa 10 minuti assaporando quel momento splendido, mentre lui si riprendeva dall’affanno. Dopo di che si sfilò il preservativo e si rivestì. In quel momento mi resi conto che per lui ero stata una delle tante. Quella consapevolezza mi intristì profondamente. Non so se lui se ne accorse, ma mi disse: “Sei una ragazza stupenda, sono fiero di essere stato scelto”.

Da quel giorno frequentai quotidianamente l’azienda. Tra il mio lavoro e le mie fantasie, non uscivo più da lì dentro. Avevo provato svariati modi di fare l’amore, ma con nessuno mi trovavo meglio che con Andy. Mi piaceva il suo timbro di voce e le sue mani morbide. Un giorno gli chiesi di farmi venire con la bocca e lui, per tutta risposta, mi disse: “è un onore per me, principessa”.
Le sue mani morbide mi accarezzavano dolcemente l’interno coscia, mentre la sua lingua si muoveva lenta e sicura. Ero rapita dal suo modo di fare, mi faceva innalzare il cuore fino alle stelle. Forse era quello che i poeti chiamavano amore.
Micky si accorse di questo mio comportamento verso Andy e lo mise in guardia, in fondo loro lì stavano lavorando. Potevano capitagli belle ragazze, come orrende zitelle, per loro non doveva fare differenza.

La mia settimana gratis finì molto presto ed io ero un po’ turbata dal fatto di pagare per provare piacere.
La padrona mi propose un abbonamento mensile che era più conveniente, ma io decisi di rifletterci su.
Ero ancora curiosa sul funzionamento dei diversi arnesi sessuali, ma devo dire che non mi attiravano più di tanto. Katia un giorno mi vide perplessa e mi diede una dimostrazione pratica, prima di chiudere l’attività. Prese l’aggeggio a forma di elle e lo collegò alla corrente elettrica. Lo accese tramite un pulsante e se lo avvicinò all’inguine, impugnandolo come una pistola. Il movimento rotatorio poteva essere regolato da una levetta e aveva la possibilità di essere lubrificato. Il mio cuore si mise a battere sempre più forte alla vista di quello che riusciva a fare. Katia si muoveva ansimando e io scoprii un piacere intenso nel guardarla. Le dissi: “Dammelo, lo tengo io”.
Si distese per stare più comoda ed io continuai il mio lavoro, facendolo ondeggiare delicatamente.
Quando si portò le mani sulla bocca per non urlare io capii di essere arrivata al mio scopo.
Mi diede un altro attrezzo a forma di un membro in erezione, mi disse di inserirglielo e di muoverlo. Io, sempre più eccitata da quella incredibile esperienza, eseguii i suoi ordini.
Cercavo di mantenere un andatura costante, seguendo i suoi movimenti e il mio cuore pulsava sempre più forte. Mi disse di spogliarmi e continuare quello che stavo facendo in posizione rovesciata.
Io misi l’interno delle mie gambe all’altezza della sua bocca e continuai la mia opera. I nostri lamenti attirarono l’attenzione della titolare che si avvicinò alla porta della camera. Quando ebbe capito che cosa stava succedendo entrò in stanza e si mise a guardarci. Dopo che i nostri bollori si furono placati ci disse con calma: “Mi potevate chiamare, lo sai Katia che io dopo il lavoro adoro svagarmi un po’”.

Mi piaceva farlo con le donne, era eccitantissimo e sensuale. Adoravo vederle dibattersi sotto la mia lingua e mordicchiargli i capezzoli. Mi piaceva quando mi ricambiavano il favore, accese dalla passione che le avevo provocato. Farlo con i ragazzi era meno coinvolgente, forse perché avevo più imbarazzo, ma con Andy era diverso. Sembrava che fosse una cosa naturalissima tra di noi. Avevamo raggiunto un’armonia di sensi invidiabile. Decisi di pagare l’abbonamento mensile.

Le volte che facevo l’amore con Andy non si contavano più sulla punta delle dita. Era come una droga che ormai ti faceva entrare in crisi d’astinenza. La titolare fu la prima ad accorgersi che qualcosa non quadrava e mi portò nella saletta privata. “Tesoro, credo che tu abbia perso la testa per quel bel ragazzo.
– “Ma cosa dici, il fatto è che mi trovo bene solo con lui” – “E con me come ti trovi? ” –
La domanda mi colse di sorpresa e rimasi perplessa a guardarla negli occhi. Disse gelida:
“Non ti piace quello che ti faccio io? ” – “Si, certo, perché mi fai questa domanda? ”
– “Perché da una settimana non ti fai più vedere dopo l’orario, come facevi una volta”
– “è solo perché sono molto stanca in questo periodo”
– “Allora oggi dammi una dimostrazione della tua fedeltà” – “Va bene, tra un ora ritornerò da te”.

L’aria del tramonto era sempre un toccasana per me. Chiudevo gli occhi e sentivo la luce rossastra colpirmi sul viso. Mi bastava respirare profondamente ed assaporare quel magico momento, per ricaricarmi completamente. Rimasi in quella posizione per mezz’ora, prima di decidere.
Ero attratta da Andy, ma anche la padrona mi piaceva un sacco ed ebbi l’impressione che lei avesse perso la testa per me. Decisi di mantenere entrambe le relazioni, se così si potevano chiamare.
Quella sera Alba era scatenata, si era allacciata un membro finto alla vita e mi penetrava come una furia. Io la lasciavo fare, perché riuscivo a capire la sua gelosia. Era la stessa che provavo io quando vedevo Andy chiudersi nelle stanze con i clienti: uomini e donne. Avrei voluto sfondare la porta e portarlo via con me, ma non avevo il coraggio di chiedergli nemmeno una relazione fuori dal lavoro.
Alba giocava su questa mia insicurezza e mi sfruttava, minacciando di licenziarlo. Ma infondo io non disprezzavo i suoi giochini perversi e alla fine sentivo di sfruttarla io stessa per il mio piacere.
Mi legava i polsi e le caviglie, poi si divertiva a stuzzicarmi l’inguine con le dita e la lingua. Mi faceva eccitare senza farmi venire. Giocava con gli aggeggi elettrici a suo piacimento. Mi masturbava con la lingua, mentre mi penetrava con il membro di plastica. Poi mi lasciava preda dei vibratori.
Cercavo di non urlare troppo, ma lei mi ricordava che eravamo sole.
La cosa che le piaceva di più era quando usavamo insieme il doppio membro.
Ci tenevamo strette ansimando, mentre con il bacino coordinavamo il movimento in modo che entrasse nei nostri corpi contemporaneamente. A volte si faceva legare anche lei e allora io mi vendicavo mordicchiandola dappertutto e nello stesso tempo infilandole l’intera mano in vagina.

Con Andy era diverso, nei nostri rapporti non c’era perversione. Mi chiedeva sempre cosa preferivo ed era contento di deliziarmi con i suoi esperimenti. Un giorno mi disse che con me il sesso aveva assunto un altro significato. Mi riempì di complimenti, fissandomi con il suo caldo sguardo e solleticandomi i capezzoli. Adoravo quando si attaccava a me, succhiandomi e accarezzandomi il seno.
L’estasi che provavo in quei momenti era tutt’altra cosa che con Alba. Noi non abbiamo mai usato aggeggi strani, lui riusciva a farmi cose talmente belle ed eccitanti che non ne sentivo assolutamente il bisogno. Una volta, ad un favoloso orgasmo che mi aveva provocato con le mani, io risposi con un ardente fellatio. Si era steso con gli occhi chiusi, mentre io continuavo il mio lavoro usando sia le mani che la bocca. Lo vedevo sempre più preda della mia passione, finché il suo candido liquido non defluì all’interno della mia gola, appagandomi completamente. Era felice ed io lo strinsi forte al mio petto.
“Chissà quante volte te l’avranno fatto”, dissi accovacciata sul letto. “Non tante come pensi tu, e poi tu sei speciale per me, lo sai. ” La sua voce mi riempì di gioia e mi brillarono gli occhi.
Lo abbracciai cingendolo con le mie gambe. Sentivo il suo respiro sfiorarmi la pelle e il suo dolcissimo sapore si aggrovigliò stretto al mio cuore.
Aveva contravvenuto all’unica regola dell’azienda: mai baciare i clienti.
Da quel giorno ogni cliente che entrava con lui in una stanza da letto, era come una coltellata al mio cuore.
Sanguinavo in silenzio, vedendo uomini e donne, giovani e vecchi, soddisfare i loro oscuri piaceri con il mio uomo.
Tra le urla di Alba e il dispiacere di Katia, mi licenziai e non volli più rinnovare l’abbonamento.

Non mi piaceva fumare, ma a quel tramonto mancava qualcosa. Il fumo si disperse velocemente.
Mentre il sole spariva e lasciava il posto alla sera, si riapriva nel mio cuore una ferita, sempre più dolorosa. Non vedevo Andy da una settimana, ma mi risuonavano ancora nelle orecchie le sue ultime parole: “Quello che provo per te è unico, ma il mio lavoro mi dà da vivere e non posso rinunciarci.
Possiamo vederci fuori da questo squallido posto, se vuoi; ma sai che non cambierebbe le cose”.
Il nostro saluto sembrava un addio. Sentivo i nostri cuori martellare, mentre mi accarezzava dolcemente i capelli, stringendomi forte a lui. Ripensarci mi faceva soffrire molto, ma non sapevo come togliermelo dalla testa. Decisi di cercarmi un lavoro per svagarmi un po’.

Andy fece sussultare la scrivania con un pugno. “Devi dirmi che cosa ti ha detto veramente, Alba! ” – “Modera il tono Andy! Ha detto che non sarebbe più venuta e adesso calmati! ” – “No! Sei tu che ti sei intromessa non è vero? ” – “Ti sbagli di grosso, lo ha deciso lei e adesso torna al tuo lavoro, stanno aspettando te”. – “Va bene, ma non finisce qui. Se mi nascondi qualcosa te ne pentirai” – “Non permetto a nessuno di minacciarmi! Finisci la giornata e poi sparisci dalla mia vista! “. – “Tu non mi puoi licenziare, perché sono io che me ne vado e subito! “. Livida dalla rabbia Alba si morse il labbro. Lei sapeva che cacciando Andy molte donne non sarebbero più venute, eppure non poteva fargliela passare liscia. Pensò: “Non sarebbe successo nulla se quella troietta non si fosse intromessa. Maledetta! Gliela farò pagare cara! “.

Quasi mi misi a piangere nel vedere il mio uomo sulla porta, con la sua capigliatura scompigliata e il suo faccino imbronciato. “Entra Gigolò, oggi è gratis”. Gli dissi trascinandolo dentro e ricoprendolo di baci.
Mi amava veramente e me lo dimostrò assalendomi con un turbine di ardente passione.

I ragazzi dell’azienda erano tutti dispiaciuti per quello che era successo. Si sentivano come se avessero perso un fratello e ciò influì molto sul loro rendimento lavorativo. Erano svogliati e sempre pensierosi. Alba ripeteva sempre che sarebbe stato rimpiazzato, ma era difficile trovare quel tipo di ragazzi e lei lo sapeva bene.
“Tony Ray e Micky, finito il lavoro vi devo parlare”, disse Alba con tono autoritario, poi si chiuse in una stanza con Katia per sfogare i suoi istinti.

Il soffio del suo respiro mi accarezzò la pelle assieme alla luce del mattino. “Vado a cercare un lavoro, tesoro. Ci vediamo presto”, mi sussurrò dolcemente, mentre mi stiracchiavo sul letto. Era una splendida giornata primaverile, la mattina migliore per andarsene a spasso, respirando il profumo delle piante in fiore. La nostra convivenza mi avevo ridato il sorriso e tutto, anche la tasca vuota, mi sembrava risolvibile.
Il chiasso del mercato mi disturbò un poco e così lo aggirai furtivamente percorrendo il sentiero per i prati. Era più breve per raggiungere il centro e a me piaceva tanto sentire il fruscio dell’erba calpestata.
Il calore del sole mi obbligò a togliere la giacca ed ad indossare gli occhiali da sole. Mi voltai di scatto, convinta che qualcuno mi seguisse. Ma il viale era deserto. Non era la prima volta che in quei giorni avevo la sensazione di essere seguita che quasi mi credevo paranoica. Mai avrei immaginato cosa mi aspettava dietro l’angolo che stavo per attraversare. Improvvisamente mi parve di perdere l’equilibrio e mi ritrovai a guardare il cielo stesa sul prato. Volevo rialzarmi ma avevo le gambe bloccate, tentai di muovere le braccia, ma le sentivo incollate al terreno. Sbucavano mani dappertutto e, confusa, non riuscivo ad articolare nessun suono. Prima che ritrovassi la voce mi avevano già imbavagliato e trascinato violentemente all’interno di una saracinesca aperta. L’interno era buio e freddo, il pavimento sudicio mi imbrattò i vestiti, ma non ebbi il tempo di accorgermene perché già mi venivano strappati di dosso. Sgranavo gli occhi per cercare di capire che cosa stesse succedendo, ma quello che vedevo era un susseguirsi di figure scure con il viso coperto. Qualcuno mi reggeva le braccia e un altro mi teneva le gambe aperte. Un corpo mi si buttò addosso così pesantemente da togliermi il respiro. Di chi era la voce dell’uomo che ansimava sopra di me? Dove l’avevo già sentita? Mentre cercavo di ricordare, lui aveva già lasciato il posto al prossimo. Questo aveva un alito disgustoso e la bava alla bocca, eccitato da quella violenza. Il dolore che provavo era così profondo che credevo di morire.
Qualcuno mi leccava schifosamente, mentre altre mani mantenevano aperte le mie gambe.
Non capivo se quello che provavo era piacere, ma cercavo di non faglielo notare.
Mi vennero dentro un’infinità di volte e altrettante si divertirono ad insudiciare con i loro liquidi ogni angolo della mia pelle. Quanto sarebbe durato ancora quel supplizio? Non sopportavo più l’umiliazione che provavo e proprio quando credevo di svenire, così come erano apparsi, sparirono.
Mi lasciarono a terra nel mio orrendo dolore, finché nel buio ritrovai i miei vestiti.

Andy era inferocito con il capo della polizia. Lo reggevano per calmarlo, ma lui non voleva sentire ragioni. “Perché non pattugliate subito la zona? Qualcosa potreste trovare no? ” – “Si calmi signore, noi dobbiamo seguire la prassi di questi casi e adesso vada dalla sua fidanzata, hanno appena finito di visitarla”.
La sua voce mi sembrava così lontana, eppure era lì a confortarmi, il mio Andy. Mi frullavano in testa tanti pensieri, tante immagini frazionate che non trovavano una collocazione logica.
Io sapevo di aver riconosciuto una persona, ma non mi veniva in mente il viso. Rivedevo solo i loro denti digrignanti. Nei giorni che seguirono, non diedi nessuna importanza alla polizia che mi faceva mille domande e cercavo di ritrovare l’equilibrio interiore che mi avevano strappato con la forza.
Ogni cosa che facevo o vedevo mi faceva scendere le lacrime dagli occhi. Il mio povero Andy mi stava vicino ogni momento e con i suoi modi amorevoli, mi donava quella tenerezza che mi addolciva il cuore e che cancellava la violenza. A volte mi prendevano dei tremiti di paura che mi inchiodavano alla parete. Erano i ricordi che tornavano a turbare la mia mente ormai segnata per sempre da quella esperienza traumatica. In quei momenti mi ripetevo di star calma e riflettere, così cercavo nella mia memoria dove avevo già sentito quella voce. Ci vollero chili di camomilla e tanta pazienza per superare quei momenti drammatici e per risolvere il mio mistero: uno degli stupratori era Micky.

Andy non riusciva a capirmi. “Nessuno mi crederà, caro mio. Sarà tutto inutile”. – “Almeno proviamoci a denunciarli”. – “Senti, non avrei la forza di affrontare il processo che ne seguirebbe. Tanto in ogni caso riuscirebbero a farla franca. Dobbiamo fargliela pagare in un altro modo”.
Riflettemmo a lungo sulla soluzione ed alla fine ci venne in mente l’unica cosa possibile.

Il Commissario fissava attentamente Andy, mentre raccontava tutta la storia. Dopo di che riuscì a farsi dare un mandato di perquisizione.
Dal nostro appostamento non ci perdemmo nemmeno una fase dell’arresto. Dal momento in cui gli agenti buttarono giù l’armadio, vedevo delinearsi nella mia mente i successivi accadimenti.
Arrestarono tutti e interrogarono anche i clienti.
Più tardi seppi che Alba fu picchiata a sangue nella prigione femminile e i ragazzi che mi avevano violentato, dopo estenuanti interrogatori, confessarono ogni cosa. La loro sorte non sarebbe stata diversa.
Non appena i galeotti seppero che cosa avevano fatto e qual era il loro lavoro, li fecero diventare le loro vittime preferite. Avevo avuto la mia vendetta.
Il mio Andy dovette scontare qualche anno in un’altra prigione, ma io gli fui subito accanto quando lo liberarono. Le sofferenze che avevamo subìto ci aiutarono a crescere ed ad apprezzare di più le ricchezze della vita.
Quella sera c’era anche lui a respirare con me il profumo del tramonto.
Quando il sole sparì tra i palazzi lontani, lui mi prese la mano e mi disse:
“Andiamo mammina”. FINE

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