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Spermaterapia

Ha lo sperma virtù curative?

In un paesetto vicino alla mia città esercitava la professione di medico un certo dottor Saverio , il quale lodava la sanità di quella popolazione, grazie anche ai meriti propri: ragazzotte di campagna e di fabbrichette, giovani contadini e studenti, pacate persone mature, vecchi con aspirazioni centenarie. Due gravi casi però lo angustiavano.

Il primo riguardava una giovinetta , vittima di anoressia mentale, un disturbo assai raro in campagna, ma si trattava della figlia del maggior proprietario terriero (suoi i campi lungo il fiume), che era stata colpita da tre dispiaceri e  delusioni in sequenza.

Innanzi tutto la madre, benché la figlia stesse per conseguire con buon profitto la maturità, le rifiutava il passaggio all’università cittadina, volendo accasarla al più presto, prima che rivali potessero acchiappare il buon partito, col figlio, per giunta alla ragazza molto antipatico, del padrone dell’unico grande stabilimento locale, produttore di tettarelle e simili.

Inoltre il ragazzo a lei caro le aveva proposto, prima di decisioni matrimoniali,una pausa di riflessione, in cui lei avvertiva un sicuro abbandono, tanto più che le avevano riferito che lui andava dicendo essere stufo di ragazze mediterranee, brune e poco slanciate, così diverse dal suo ideale di fanciulle scandinave, bionde, alte, snelle,linde, incantevoli, sportive. E infine, nemmeno a farlo apposta, si era trasferita e stabilita in paese la famiglia di un ingegnere italiano con moglie svedese e figlia matrizzante, inserita per la sua debole conoscenza della lingua in una classe inferiore, dove svettava sulle compagne come un albero agile e di chiara chioma.

Così la giovinetta era caduta in un grave stato di depressione e, come disamorata della vita. rifiutava il cibo ed infine digiunava del tutto e vomitava spesso , forse i suoi stessi succhi gastrici.

Madre e figlia avevano girato Europa e America rivolgendosi a tutti i luminari del settore, ma ogni tentativo fatto avevano finito col fallire, compresa la permanenza in rinomate cliniche svizzere, fino a tanto che i genitori ed il dottor Saverio si erano rassegnati a vedersela morire a poco a poco. Ebbe tutta la libertà di nascondersi alla gente ed ai bambini del paese, che ne avevano paura, e di scorrazzare per la campagna, prima a cavallo, poi, mancandole le forze, a piedi.

Il secondo caso non  era tragico: anzi, fuor che per l’interessato, poteva dirsi comico. Il figlio di un falegname,di nome Pietro, ragazzo di bell’aspetto e di viso simpatico, frequentante le scuole professionali, era andato intristendosi anno dopo anno: si era staccato dagli amici, disertava i luoghi di svago in paese ed in città e infine aveva abbandonato la scuola , dove con gli altri compagni più alti usava anche partecipare  agli allenamenti ed alle gare di pallacanestro.

Dopo gli allenamenti, sudati fradici, si facevano la doccia nei servizi della palestra , ristretti e provvisti di un solo getto,  usato in genere in coppia per maggior sbrigatività. Una volta, mentre il nostro si andava spogliando, il suo compagno stava già nudo sotto il fiotto dell’acqua, sicché gli capitò di riscontrare una enorme differenza fra il proprio membro e quello dell’altro. Ne fu imbarazzato: si ricoprì e, uscendo, si giustificò proponendo una scelta migliore, una bella nuotata nel fiume. Da quel giorno colse tutte le occasioni per confrontare il suo organo con quello dei suoi coetanei, specialmente quando in campagna tutti insieme orinavano dietro un muretto di cinta.

Fu allora che lasciò la scuola e lo sport e si ritirò ad aiutare il padre nella bottega di falegname. Talvolta andava in città per comprare nelle edicole, vergognandosene, le riviste di sesso esplicito al fine di tentare di nascosto un confronto tra quei potenti peni eretti col proprio nel medesimo stato: il suo gli pareva, ma non ne era certo che li sopravanzasse in lungo e in largo. Si andava perciò domandando se non fosse un anormale e se mai avrebbe trovato una donna tale da accoglierlo nel suo proprio sesso.

Benché non ci trovasse molta soddisfazione si masturbava spesso nella supposizione che quella pratica potesse ridurgli lunghezza e volume del membro. Alfine, combattendo con la vergogna, si risolse ad andare dal medico, che rilevò insieme regolarità di struttura ed eccezionalità di misure, e ci tornò ancora. Il dottor Saverio allora gli parlò chiaro:

“Io penso che tu venga da me non tanto per una operazione impossibile, quanto per sapere, dato che io conosco più o meno come son fatte tutte le ragazze del paese, se ce n’è qualcuna che possa ospitarre un tal pezzo di artiglieria. Ebbene, per ora no. Da buon padre, io non dovrei parlarti così, ma in mezzo  alle gambe tu na- scondi un tesoro inestimabile. John Holmes, il re del porno, aveva un affare delle stesse dimensioni del tuo, trenta/trentacinque centimetri di lunghezza, dodici di circonferenza.”.

Il giovane rispose con accenti disperati:

“Io sono un mostro, ma non voglio diventare un fenomeno da baraccone. Piuttosto mi ammazzo.” Cadde in una profondissima depressione e si chiuse nella bottega del padre a lavorare da mane a sera,Questo suo isolamento, certi suoi comportamenti avevano suscitato il sospetto di qualcosa di strano in lui; certe chiacchiere e certe occhiate mirate delle ragazze più intrepide facevano supporre alcunché di misterioso nella sua sessualità.

Evita, un’operaia di questo gruppo, la quale già prometteva di diventare un’ottima puttana, scommise con le sue amiche che avrebbe scoperto quello che c’era sotto. Cominciò il crepuscolo di un sabato, giorno di chiusura dello stabilimento, affacciandosi alla porta della falegnameria a salutare il giovane con blande parole. Abituato a vivere sempre solitario, egli rimase imbarazzato dalla presenza di una giovane attraente e provocante: rispose al saluto e tacque.

“Tuo padre ti fa lavorare anche di sabato?”

“Lo faccio di mia volontà. Nessuno mi comanda.”

Sfrontatamente ella continuò.

”Ce l’hai la morosa?”

“No!”

“A volte vai in città.”

Il giovane si mostrava scontroso, ma la ragazza non era di quelle che si arrendono.

“Avrei bisogno di un tavolino per prendere il tè con le mie amiche.”

“Per questo devi parlare con mio padre.”

“E dove posso trovarlo?”

“Qui nella falegnameria, lunedì.”

“Grazie. Verrò lunedì prossimo dopo il lavoro, verso sera. Tu sei di poche parole, ma hai una bella presenza.”

La domenica dopo la messa, durante la quale egli invocava la grazia di una prematura morte, dato che era certo che non si danno miracoli di crescita di statura o di decrescita del pene, scorrazzava per la campagna per consumare l’eccesso di calorie e farsi poi una nuotata nel fiume, se il tempo era buono. Quindi in una baracca abbandonata si asciugava sullo scalino d’entrata con l’esposizione al sole e con un asciugamano e quindi si riposava,

Però quel giorno la baracca era occupata. In un angolo, tutta sola, dormiva la anoressica, cioè un mucchietto di pelle,ossa e cenci, che in un primo momento egli temette fosse morta. Tranquillizzato, sedette sullo scalino: il calore del sole e lo sfregamento dell’asciugatoio suscitarono in quel pene sonnolento una semierezione, che il giovane stette a guardare con una punta di orgoglio: in stato di erezione totale doveva essere proprio un bel vedere. Non poté evitare di palparlo e di muovere avanti e indietro quel prepuzio tanto lontano.

D’un tratto sobbalzò spaventato. la morta stava al suo fianco, svanita e inespressiva, a guardare quel suo maneggio.

“Posso aiutarti?” chiese con un filo di voce.

Osservando quella mano scheletrita, Pietro voleva fuggire, ma già quella mano s’era posata sopra la propria di cui egli interruppe il movimento; ma intanto liquidi preseminali e un po’ di sperma addormentato da tempo era caduto sul grembo di quella. Lui rimase stordito, lei sorpresa. Poi, come fanno i bambini, prese con le dita un po’ di quella crema e la portò alla bocca.

“Che fai!” gridò lui.

“Non è dolce, ma è buono,” rispose tranquilla. Poi d’un subito angustiata:

“Non è mica roba da mangiare, vero?”

“No, non è roba da mangiare,“ confermò lui rivestendosi. Pensò che fosse meglio toglierla di lì: la sollevò per le ascelle e la sedette a ridosso della baracca in un posto all’ombra.

La sera del lunedì seguente, al termine del suo turno di lavoro, Evita si presentò alla falegnameria per parlare col padre del giovane misterioso, ordinare il tavolino, stabilire forma, misura e prezzo.”

Il padre le disse:

”Fa’ un abbozzo là con mio figlio e in una settimana sarà bell’e pronto, e non costerà molto.” Quindi si allontanò verso il bar per parlare di comunismo con i suoi pari.

Evita si avvicinò al banco e con una matita e un pezzo di carta finse di fare un disegno. Curva sul banco, sporgeva le rotonde natiche, e la minigonna si sollevava fino alla giuntura con le cosce, che apparivano ben sode e invitanti. Questo fu per il giovane il colpo di grazia.

Va precisato che la vicenda della domenica aveva scatenato nelle viscere di Pietro un tremendo temporale. Un apparato di quelle misure richiedeva un maggior periodo di tempo per riassestarsi e quella misera schizzata era stata solo l’avanguardia di un grosso esercito, che ancora intasava depositi, canali ascendenti e discendenti e tutto il resto. Con grandissimo sforzo e con continue abluzioni con acqua gelida era riuscito, passando pressoché insonne la notte, a vietarsi anche il compimento della masturbazione, sicuro com’era che dopo la sorpresa della mezzo morta l’attendeva il lunedì la visita della tutta viva. E l’occasione eccola lì, proprio davanti a lui, quasi in atto di offerta. Già prima di avvicinarsi a quel corpo appetitoso la fiera aveva sentito il richiamo della oreda , per cui, quando giunse a contatto con essa , premette d’impeto col suo enorme bozzo quella rotondità soffice ma resiliente. Un sobbalzo, un grido, e lei cadde all’indietro fra le sue braccia.

Quando ebbe recuperato respiro e vista, balbettò:

”Ti prego: non farmi male….Poi: Ed è tutto…è tutto naturale?… E se ci vede tuo padre?”

Lui era impaziente.

“Quando va dai compagni a parlare di comunismo non si vede più fino a tavola.”

Incerta fra terrore e cupidigia, ma sollecitata anche dal pensiero della scommessa, si decise.

“Dai!”, disse.

”Almeno fammelo vedere.”

“Piglialo tu stessa,” suggerì lui, mentre faceva scorrere la cerniera degli ampi jeans..

Affondando la mano nei calzoni, mentre il cuore le pulsava furiosamente nel petto, a fatica trasse fuori il mostro , spalancò gli occhi e trattenne il respiro. Benché quell’arma non avesse raggiunto ancora le misure estreme, subito lei si rese conto di non poterle dare il benvenuto.

“Non mettermelo dentro, ti prego!”

“Leccalo!” ordinò lui affannato.

Quando lo scappucciò ed apparve il sontuoso glande vermiglio, avrebbe voluto ingoiarlo d’un fiato, ma poté avanzare solo di qualche centimetro, sicché l’esperienza le consigliò di scorrere con la lingua dal perineo fino al meato, un percorso che le parve più lungo della strada dal paese fino alla città. E quanto più lei slinguava, tanto più quel prodigio si allungava e si induriva. Egli tremava come per freddo, ma al contempo il sudore gli ruscellava giù per il viso fino al grembo.Infine uno sparo favoloso di sperma volò oltre il lato opposto del banco, seguito da numerosi altri minori che caddero sul banco, sul viso e sui panni di lei, sì che pareva che uscisse da un bagno di latte, come le matrone antiche.

Lui si abbandonò esausto su una sedia; lei, dicendo:”e questa non sarà né l’ultima né la volta migliore” si pulì con un fazzoletto il viso, ma non i panni, documento della scommessa vinta. Correndo al porta fu lì lì per travolgere l’anoressica ferma sulla soglia, senza espressione alcuna. Col suo filo di voce domandò:

”Ce n’è ancora di quella cremina di ieri?”

Non ci fu risposta, ma lei, accostatasi, lambì le ultime gocce da quel membro che andava afflosciandosi gemendo.

“Non è dolce, ma è buono,” ripetè,

Il dottor Saverio usava frequentare la sera del venerdì in città il circolo scacchistico. Erano trascorse poche settimane dai fatti che abbiamo narrato e lui andava esprimendo tra quei dotti colleghi tutta la sua stupefazione per i prodigi della natura ed il rammarico per l’arretratezza della scienza accademica.

Ora tutte le sporcaccione del paese volevano vedere, toccare, assaggiare il favoloso membro del giovane falegname, che, ricercato e adulato, era passato dalla depressione alla esaltazione: la anoressica poi, trattata dal pietoso Piretro  prima a cucchiaini, poi a cucchiaiate di sperma, così c come si fa cui bambini con l’olio di fegato di merluzzo, aveva ripreso a nutrirsi alquanto e prometteva di ristabilirsi.

Si aprì con i colleghi:

“Che sia valida la alternativa della spermaterapia?”

FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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