Home / Esperienze / Trasferta con l’avvocato
copertina racconto erotico

Trasferta con l’avvocato

Eccomi a raccontare un altro “sogno” totalmente inventato la cui ispirazione mi è stata data da un amico, il quale mi ha autorizzato ad utilizzare parte di un suo racconto. Sara, la settimana scorsa si è dovuta trasferire per un’intera settimana in una città del Piemonte con l’avvocato per cercare di assicurarsi l’assistenza di un grossissimo imprenditore. Su suggerimento del suo datore di lavoro, il dottor Rossi, Sara si presenta in ufficio vestendosi in modo “classico”, tanto oramai sapeva che i pantaloni erano stati aboliti: scarpe bianche alte, calze autoreggenti chiare a rete, tailleur grigio chiaro di stoffa finissima con gonna stretta ma non troppo corta sopra al ginocchio, giacca corta a tre bottoni, slip perizoma di pizzo bianco, con il gancio laterale, reggiseno abbinato e null’altro.
Durante il tragitto d’autostrada, i discorsi su come presentare il lavoro, portarono l’avvocato a confessare a Sara che l’unico scopo della sua presenza era di fargli un po’ di compagnia durante il viaggio e di portare una
“sventagliata di bella presenza fra due uomini” (così furono le sue parole).
Sara si ammutolì per qualche attimo poi affermò che la sua presenza non sarebbe stata sufficiente per convincere un grosso industriale, ci voleva ben altro, se il cliente avesse fatto domande particolari avrebbe capito subito che Sara era solo una segretaria e non una collaboratrice dello studio come le era stato fatto credere, il ché avrebbe portato il cliente a dubitare sulla serietà e competenza dell’ufficio.
L’avvocato sentendo quelle parole, sorrise e poggiando una mano sull’estremità della gonna, disse a mia moglie che il cliente sapeva già che lei era una segretaria e che l’unica cosa da farsi era quella di togliere il reggiseno sotto la giacca in modo tale che se avesse sbirciato……………. la distrazione sarebbe stata garantita.
In quel momento Sara chiese esplicitamente al suo titolare, che fino ad allora era stato piuttosto corretto, quali fossero le intenzioni dell’industriale.
“Vede, dottore, ho l’impressione che questo viaggio sia stato studiato ad arte per utilizzarmi anche per divertimenti personali che non hanno niente a che vedere con il lavoro…. spero che comprenda la mia preoccupazione. ”
“signora Sara, stia un po’ attenta, gli uomini potenti come lui possono pensare di abusare un po’ del loro…. potere. Diciamo così. Però stia tranquilla, le faccio una confessione, si fidi di me, perché il cliente che andiamo a visitare è un uomo che non delude, e le posso assicurare che non è mai arrivato ad avere rapporti sessuali con le collaboratrici, glielo assicuro, lo conosco bene.
Gli piace guardare e toccare, ma niente rapporti, stia tranquilla, da questo punto di vista è corretto”.
Sara pensò che il confine tra l’abuso e la correttezza fosse molto labile e cominciava a sospettare che lo stesso avvocato non fosse estraneo a quella situazione. Anche perché a quel punto del discorso la mano del dr. Rossi era scivolata sotto la gonna sollevandola e mettendo in bella vista l’elastico delle autoreggenti e si stava avvicinando a perizoma trasparentissimo e già umido. Sara si stava già eccitando, decise così di togliere il reggiseno e per farlo esaudì il desiderio dell’avvocato togliendosi prima la giacca rimanendo per alcuni istanti in macchina a seno nudo.
Arrivati a Torino, con la mano ormai dentro il tesoro di mia moglie, furono accolti nell’azienda del sig. Paelli (il nome è inventato) che arrivò baldanzoso com’era solito fare, salutò cordialmente e prese una mano di Sara per baciarla, li fece accomodare in ufficio e subito dopo i convenevoli cominciarono a discutere su un eventuale rapporto di collaborazione.
L’ufficio era bellissimo ben arredato le poltrone erano di cuoio e non molto comode, tant’è che l’avvocato mentre parlava rimaneva in piedi e Sara pensò che con la scusa della scomodità delle poltrone gli interlocutori dell’industriale, rimanendo in piedi e/o in ogni caso scomodi si mettevano in una posizione d’inferiorità. Sara s’impose di rimanere seduta, ma il prezzo da pagare era quello di scoprire parecchio le cosce. Successe un piccolo incidente, l’avvocato chiese a Sara di consegnare alcune statistiche all’industriale, così facendo, mia moglie si chinò per raccogliere il faldone e nel rialzarsi e proporsi verso la scrivania del dr Paelli, si aprì parecchio la scollatura mostrando il seno sotto la giacca privo di reggiseno, la gonna si arricciò parecchio scoprendo le cosce ben oltre l’elastico del reggicalze.
A Paelli non sfuggì nulla, rimase un attimo in silenzio e per rompere l’imbarazzo creatosi guardò all’orologio e vedendo che erano quasi le ore tredici, decise di invitare l’avvocato e mia moglie a pranzo.
Il ristorante era molto raffinato, il pranzo era a base di pesce, ostriche gamberoni e vino rosè, Sara stava attenta a non bere troppo, ma la cosa era abbastanza difficile con quei
due che le riempivano di continuo il bicchiere, intanto subito dopo
l’antipasto la mano di Paelli si fece sentire sulla coscia sinistra di Sara: se lo aspettava e si era preparata mentalmente. Le accarezzò la coscia vestita della rete sottile delle calze, salendo lentamente fino all’orlo della gonna che essendo stretta, era salita molto sulle cosce, fino all’elastico delle autoreggenti.
Paelli le toccò l’elastico della calze e sfiorò la pelle nuda sopra l’elastico sinistro, ma per arrivare più in fondo doveva allungare troppo il braccio, così si tese, mentre con l’altra mano sorseggiava il vino e continuava ad ascoltare il dr. Rossi che parlava, allungò le dita e riuscì a toccarla sul perizoma di pizzo traforato, dai buchi del quale usciva qualche
peletto, facendola sobbalzare per la sensazione di solletico.
Sara si tirò un po’ indietro e si sottrasse a quelle dita insinuanti.
A quel punto Paelli riportò la mano sul tavolo, se la appoggiò sul mento e parlò sulla voce del dr. Rossi disinteressandosi a quello che diceva:
“Certe ragazze pensano che retrocedendo con la sedia, possano salvare le mutandine…. non è sempre così. E sarebbe anche di cattivo gusto che una gonna troppo stretta facesse trasparire l’elastico delle slip” .
Sara rimase di ghiaccio, quell’uomo era un porco professionista, cominciava a farle paura.
Anche l’avvocato tacque e guardò Paelli: ci fu una serie veloce di sguardi e di intese, poi il Dottor Rossi ordinò a Sara di alzarsi un attimo in piedi:
“Signorina, il Presidente Commendatore Paelli non ha potuto ammirare il suo splendido vestito per intero, perché quando siamo arrivati, ci siamo subito seduti per cui, voglia alzarsi un attimo in piedi rimanendo qui dov’è, per farsi ammirare in tutto il suo splendore”.
Sara si guardò intorno per vedere chi ci fosse agli altri tavoli: c’era gente, sì, ma per fortuna lei era seduta contro la parete e gli sguardi sarebbero semmai arrivati soltanto dal davanti; tirò leggermente indietro la sedia e si mise in piedi, era in mezzo ai due, i quali le afferrarono con un gesto lento ma deciso l’orlo della gonna con ambo le mani, uno da un lato e l’altro da quello opposto.
Sara si sentì morire, immaginava appena cosa volessero fare, e per non dare troppo spettacolo appoggiò le mani unite sul tavolo davanti a lei, in modo da fare un po’ di schermo, li implorò sussurrando:
“No…. vi prego, che volete fare…. nooo.. non qui, per favore…. mi vedono tutti”. Qualcuno dai tavoli più vicini osservò incuriosito la scena che si svolgeva nella penombra del locale: le mani dei due si sollevavano con dei piccoli strattoni sollevando la gonna sulle sue cosce, le arrivarono sopra l’elastico della calze scoprendole la pelle nuda, e poi continuarono a tirare su, fino a far comparire il perizoma di pizzo bianco.
Sara si pentì di esserselo messo, perché le maglie del ricamo erano troppo larghe e lasciavano trasparire qualche pelo, inoltre gli uomini esperti sanno che, questo tipo di pizzo fa sì che, camminando, i piccoli peli che fuoriescono, siano mossi e solleticati dalla stoffa della gonna, dando alla donna un leggero senso di eccitazione secondo i movimenti che sono fatti: e ora, in quel ristorante, chi voleva poteva osservargliele; ma fu un attimo, poi la fecero subito sedere e le cose tornarono nei limiti della decenza, almeno sopra.
Ora, chi aveva visto e capito le intenzioni dei due uomini al suo fianco, poteva osservare il viso di lei per indovinare cosa stesse accadendo sotto il tavolo.
Per un po’ ripresero a mangiare e bere, Sara fu invitata a bere per rilassarsi:
“Tanto signorina, oggi le è capitata così…. quindi faccia buon viso a cattivo gioco” disse Paelli ridendo.
Sara guardava l’avvocato supplicandolo con gli occhi di far finire al più presto quelle oscenità, ma il dr. Rossi la ricambiava con dei sorrisi.
La mano di Paelli non trovò ostacoli: le accarezzò il pizzo sulla fighetta, in modo da farle sentire il solletico dei peli che sono sfiorati ma senza premere troppo. Poi Sara si sentì afferrare le ginocchia dalle mani dei due uomini, che tirarono per allargarle la gambe,
ora uno le poteva accarezzare gli slip sopra la passerina e l’altro l’interno della coscia destra, lei cominciò a respirare affannosamente guardandosi sempre attorno, ormai aveva smesso di mangiare e beveva soltanto, per darsi un contegno.
Improvvisamente i due le afferrarono i due lembi opposti del perizoma salendo sui fianchi, e con decisione li sganciarono: Sara si ritrovò il perizoma a terra offrendo ormai tutta la sua “preziosa” alle loro mani, si afferrò il viso con le mani sorridendo ai due porci:
“ora dove volete arrivare? “. Paelli staccò le sue dita dalla passerina e lasciò Rossi al lavoro ordinandogli a voce alta:
“dottore, adesso scenda lungo le labbra, affondi poco, poi risalga leggermente…. ha trovato il bottoncino? ” L’avvocato sorrideva divertito guardando il viso di Sara la quale era diventata seria,
“Si, trovato, Commendatore” –
“Bene, ora proceda lentamente come le dico io: cominci a titillare senza premere…. poi torni più in basso, affondi dentro…. ha fatto? ” –
“Si, Commendatore! ” –
“è bagnata? ” –
“Si, Commendatore! ” –
“Bene…. Allora torni sul bottoncino, e si muova più velocemente…. ” . Sara cominciò ad agitare il bacino avanti e indietro, l’avevano fatta eccitare non poco, ora, lei si portava le mani sul viso per non far vedere ai clienti curiosi che stava cominciando a godere, ma era arrossata in viso e non riusciva a tener fermo il pube, che oramai si agitava sotto le dita del dottor Rossi.
L’eccitazione le passò un po’ quando si accorse improvvisamente che il cameriere stava arrivando al loro tavolo, chiese se andava tutto bene e Paelli disse di portare dello “champagne” perché volevano brindare; ma quel cameriere era un po’ troppo appiccicoso per Sara in quel momento, e non se ne voleva andare, così mentre l’avvocato continuava ad eseguire le istruzioni dell’industriale, Sara affondava le sue guance tra le mani per non
farsi vedere in quelle condizioni, ma il cameriere si avvicinò a lei e le chiese se stava gradendo il servizio e la cucina: non resistette alla comicità della situazione, e sbuffando in una risatina soffocata, disse di si.
Si era resa conto di essere stata costretta ad apprezzare esplicitamente il “servizio”.
Il cameriere andò a prendere lo champagne e Paelli continuò a ordinare:
“avvocato…. senta se la ragazza si sta bagnando di più…. ” –
“Sì Commendatore, è sempre più bagnata”- Allora continui a titillarle il clitoride in modo sempre – più- insistente. Lo faccia con il dito pollice. Poi, la penetri con due dita, possibilmente l’indice e l’anulare…. Ha l’anello? ” –
“Si, Commendatore! “-
“Bene, allora lei godrà di più! ” –
“Si, Commendatore! ”
Sara era una sorgente di piacere, stava ansimando sopprimendo piccoli gemiti di libidine, si sentiva masturbare sotto il tavolo, e penetrare da due dita in modo frenetico:
“Aaahhmmmhh…. oohh…. mi stanno guardando tutti…. per favore, mi vergogno…. Aaaah! …. mmmfffhhhh…. smettetela , fatemi rimettere a posto…. per favore facciamolo in un altro posto! ”
Effettivamente qualche cliente stava già eccitandosi immaginando cosa le stessero facendo sotto il tavolo, e vedendo come lei si stava trattenendo, coprendosi il viso.
Tornò il cameriere con lo champagne, lo mise in mezzo al tavolo nella sua ghiacciaia, ma non lo aprì, come gli aveva detto Paelli. Poi vide il volto arrossato di Sara con le mani sul viso e si avvicinò a lei chiedendole se stava bene. Sara alzò il volto arrossato e gli sorrise
mordendosi il labbro inferiore:
“Sto benissimo, grazie” disse con un filo di voce, quasi sussurrando.
Il cameriere fu folgorato dal suo viso e dalla sua espressione, ebbe una vampata di calore, e se ne andò con la vaga impressione che la ragazza avesse voglia di scopare.
Paelli prese la bottiglia di champagne e cominciò ad afferrare il tappo, tenendola davanti a se disse ad Sara di spostarsi un po’ indietro per allontanarsi dal botto: così facendo, Sara si portò le mani sotto la sedia e arretrò di circa trenta centimetri, portando in vista ai due
uomini, e se fosse tornato anche al cameriere, le sue gambe scoperte leggermente divaricate con le calze a rete chiare che le arrivavano a metà coscia, con la mano di Rossi che continuava a masturbarla.
Alice chiese di smettere ora, ma l’industriale ordinò
“Mi raccomando avvocato! Continui.. continui con insistenza! “.
Ora qualche cliente del ristorante si stava rendendo conto veramente di cosa stessero facendo a quel tavolo, in quanto il braccio sinistro di Rossi era decisamente diretto tra le
gambe di lei e si agitava in modo da non lasciare dubbi sulla sua azione.
Sara stava scoppiando, aveva sperato che il gesto di arretrare la sedia le allentasse la presa, ma non fu così: ora vedeva chiaramente gli sguardi libidinosi e interessati dagli altri tavoli, era arrapata come una troia, si passava le mani sul collo e ansimava, non poteva star ferma con il culo che muoveva avanti e indietro sulla sedia, spingendo la sua conchiglietta aperta e carica di umori che colavano, sulla mano del suo datore di lavoro, che vergogna!
Ci fu un botto che fece sobbalzare Alice, ma Paelli, dopo aver stappato la bottiglia, la portò fuori dal perimetro del tavolo per non bagnare la tovaglia, infatti lo champagne eiaculò violentemente fuori con un fiotto denso di schiuma bianca che andò a inondare in pieno le cosce e la passera di Sara, con annessa mano di Trombetta, che invece di toglierla, eccitato come un maiale nel fango, affondò ancora di più, accelerando la masturbazione.
Sara dette un urlo, poi lo soppresse con un gemito erotico da farlo rizzare a tutti gli uomini presenti, e alla vista della schiuma che la stava inondando tutta, non resistette, e si lasciò andare all’orgasmo, portandosi una mano sulla mano di Rossi, spingendogliela più a fondo.
Qualche cliente ebbe una violenta erezione e forse qualcuno qualcosa di più: la scena era stata incredibile.
Paelli contento, versò lo champagne nei bicchieri e poi abbracciò Sara ancora ansimante, baciandola sul collo. Rossi mantenne ancora un po’ la sua mano nella fighetta eccitata di Sara e allentò la presa progressivamente, poi brindarono insieme, mentre Sara serrava le sue gambe completamente bagnate.
A quel punto Sara bevve quanto più champagne poteva, per aiutarsi a celare la vergogna, e farsi passare il lieve disgusto che la stava prendendo.
Quando uscirono Sara si rese conto che la sua gonna, bagnata di champagne, era diventata quasi trasparente, se la abbassò dapprima restando seduta poi alzandosi in piedi: ma mentre si alzava si rese conto di non avere gli slip, provò a fare un passo, urtò il perizoma mandandolo ad 1 metro dal tavolo e tutti videro chiaramente la biancheria a terra ai suoi piedi, Paelli fu però pronto a raccoglierle e a mettersele in tasca.
Uscendo, Sara si vergognava come una ladra presa in fallo, cercò di non incrociare nessuno degli sguardi che le venivano lanciati, e si allontanò sottobraccio a Rossi a testa bassa.
Una volta fuori, Il Commendatore salutò Rossi, fece il baciamani a mia moglie rivolgendole la parola disse:
“Signora, adesso lei è stata così brava con il suo titolare
e davanti a tutta quella gente, che ho deciso di avvalermi del vostro studio per il futuro! ” detto questo prese dalla tasca interna della giacca un foglio questo è il contratto firmato. Congratulazioni”.
Sara si sarebbe aspettata di tutto ma non di parlare di lavoro in quel modo così serio; prese il foglio lo lesse velocemente e poi guardò la firma ed il timbro della presidenza.
Montarono in macchina e si avviarono verso l’azienda di Paelli. Sara tacque per tutto il tragitto, poi la macchina si fermò davanti all’entrata dell’azienda, dove un portiere venne ad aprire il cancello. Paelli si girò per salutare e vide che Sara era in uno stato pietoso, tutta fradicia dalla vita in giù, con la gonna stretta e trasparente che sembrava dovesse strapparsi da un momento all’altro.
Prima di scendere, prese dalla tasca della giacca il cellulare fece una telefonata descrivendo mia moglie disse che sarebbe passata e si raccomandò di trattarla con i guanti di velluto; dopo aver riagganciato le disse:
“Ho visto che le ho rovinato l’abito accetti un mio piccolo regalo e vada nella boutique XXXX in Via xxxx prenda quello che vuole cerchi del commesso Marco e dica che l’ho mandata io. Vedrà, lui la tratterà bene!! Dr. Rossi spero che lei abbia il tempo di accompagnarla subito!! ”
“non si preoccupi commendatore lo farò subito! ” rispose l’avvocato. Detto questo Paelli scese e dopo aver nuovamente salutato se ne andò.
Partirono subito in direzione della boutique, era molto esclusiva, situata in centro città con un portiere all’ingresso. Appena arrivati, il portiere si affrettò ad aprire la portiera a Sara che, nello scendere, gli allargò le gambe proprio davanti facendo salire la gonna oltre l’elastico delle calze, ed alzandosi lui vide benissimo che la stoffa bagnata della gonna aderiva al pelo della sua passerina facendola trasparire.
Entrarono e subito venne incontro loro un ragazzo di bell’aspetto, il quale presentandosi a Sara disse:
“buon pomeriggio signora, sono Marco ed il dottor Paelli mi ha telefonato due volte raccomandandosi………… ” Sara rimase piacevolmente sorpresa della cortesia, ma soprattutto della bellezza del commesso.
Marco li fece accomodare in una camera separata dal resto del negozio, dove aveva già preparato 3 abiti splendidi pronti per essere provati.
Un abito da sera abbastanza trasparente di seta di colore nero, un altro era un tailleur di cotone leggero color blu con gonna stretta a portafoglio giacca e camicia trasparentissima color panna, il terzo era una mini gonna sempre di seta leggerissima tipo pareo con motivi floreali con una camicia bianca senza bottoni da annodare in vita.
Mia moglie rimase senza parole ed aiutata dal commesso entrò in camerino. Iniziò prima con l’abito da sera; Sara era ancora brilla allorchè il commesso, notando il suo stato d’animo, le tolse i vestiti e con gran sorpresa di lei, andò a prendere da un cassetto un reggicalze, poi la fece mettere seduta e cominciò ad infilarle un paio di calze scure, Sara si chiedeva che stese facendo quel pazzo maniaco, ma restò in silenzio. Poi le infilò l’abito che era scollatissimo sia davanti che sulla schiena senza spalline in una rete di seta, lavorata con del pizzo, paillettes, (in pratica le due scollature a V lascivano scoperte le spalle e scendevano fino ad incontrarsi circa 10 cm sotto il seno e a tre quarti in basso della schiena). Chiusa la scollatura partiva una striscia di pizzo orizzontale di circa 25 cm trasparente che fasciava i fianchi e proprio da sotto l’ombellico si attaccavano verticalmente numerose altre fasce indipendenti cucite alle estremità superiore identiche alla striscia utilizzata per fasciare i fianchi solo un po’ meno trasparenti; in pratica aveva numerosi spacchi che si chiudevano sopra la fichetta ed il culo, chiunque avesse allungato una mano poteva toccarla ovunque, oppure bastava un passo più lungo del normale o un po’ di vento per scoprire i tesori poco custoditi. Era un abito pericolosissimo, soprattutto indossato senza la biancheria, ma era talmente bello…….. Le sapienti mani di Marco lavoravano dolcemente freneticamente nell’aggiustare l’abito finchè una volta indossate le scarpe con tacco altissimo, presentandosi all’avvocato, Sara si sentì fermata e con la scusa di finire di aggiustare la “gonna” le mani di Marco cominciarono a salire da dietro molto lentamente lisciandole le calze, poi su fino alle cosce, poi ancora più su fino alla fica. Sara ebbe un sussulto quando sentì le dita del ragazzo intrufolarsi fra le grandi labbra già bagnate ed eccitate. Lei avrebbe voluto chiedergli cosa volesse fare adesso, ma restò ancora muta osservando passiva quello che stava facendo il maiale con il suo corpo. Ormai rassegnata e stanca. La fece piegare a 90° su un lettino di prova e cominciò a leccarla sul retro delle ginocchia, Sara a quel contatto si lasciò andare come se stesse facendo un massaggio salutare.
Con la lingua Marco saliva piano piano: rimanendo sulla parte posteriore delle cosce, leccava a più non posso, grufolando come un cinghiale:
“Buono, buono…. sai di champagne…. “. Le arrivò all’orlo inferiore della fascia orizzontale e continuò a leccare sulle natiche di Sara, poi le allargò le gambe e ricominciò dalle cosce, anche questa volta salì lentamente fino a leccarle il solco del culo affondando la lingua all’altezza del buchetto.
Sara si era rilassata, ma a quel contatto ebbe un brivido di piacere, allargò ancora le gambe e si dimenò gemendo sommessamente. Poi il commesso la voltò sul davanti, le abbassò l’orlo superiore dell’abito e le scoprì i capezzoli. Vedendoli dette un’esclamazione di apprezzamento:
“Che meraviglia, signorina…. ora vediamo come si rizzano! “. Avvicinò la
bocca al capezzolo destro e cominciò a succhiare, poi glielo prese con le labbra e strizzò, quindi passò all’altro e le fece un lavoretto simile, con la differenze che lo strizzotto glielo dette con i denti. Sara si sentì riempire di brividi: i seni le si rassodarono velocemente e si sentì i capezzoli tirare, mentre diventavano sempre più duri.
Poi il ragazzo tornò in basso e cominciò a leccarle la passerina che sapeva ancora di champagne, le allargò con lingua le labbra e penetrò dentro bagnandola della sua saliva, poi si spostò sul clitoride e cominciò a leccarle con potenza.
Sara riprese a godere, ma questa volta per lo meno poteva lasciarsi andare, senza essere osservata da estranei e dover vergognarsi per quello che stava facendo.
Si sentì allargare la fica bagnata di champagne, di saliva, e ora anche della sua eccitazione, Marco leccava bene, doveva essere un leccatore esperto e Lei si lasciò andare all’arrapamento del maiale che la toccava dappertutto: mentre le leccava la passera, le aveva messo un dito nel buchetto del culo che si allargava e stringeva ad ogni spasmo, con l’altra mano le strizzava alternativamente i capezzoli facendola sobbalzare.
Sara a quel punto era cotta, e infischiandosene del rumore che poteva fare, allungò una mano verso il suo uccello. Glielo sentì completamente duro da sotto i pantaloni, e cercò di afferrarglielo.
Poi ad un certo punto Marco si staccò dal letto, si alzò e tolse da un cassetto, tirando fuori un piccolo marchingegno con dei fili: Sara riconobbe degli ovuli vibranti, ma c’erano anche delle piccole ventose, si sollevò seduta sul letto e implorò il ragazzo:
“Senta, però…. non mi faccia male…. capito? ” – Marco dolcemente disse di non preoccuparsi e poi la distese di nuovo sul letto. Le applicò due piccole ventose sui capezzoli e accese una macchinetta: lei senti come una piccola scossa elettrica ed urlò, mentre il ragazzo le teneva ferme le braccia, poi la scossa divenne un continuo e pervasivo solletico che si diramava su tutto il corpo partendo dai capezzoli: Sara pensava di impazzire, non aveva mai provato una sensazione di piacere simile, era del tutto indifesa di fronte a quella macchinetta infernale, si agitava come un serpente dimenando il bacino, e aveva quasi l’impressione di poter avere un orgasmo dai capezzoli.
Marco la girò di nuovo con il viso in giù e le alzò le mani sopra la testa, poi le applicò altre due ventose sul retro delle ginocchia agganciandole al reggicalze: anche in questo caso la sensazione fu simile, solo che il reggicalze e poi le calze stesse di nylon facevano espandere le piccole scosse su tutte le gambe.
Sara aveva allargato le gambe e non aspettava altro che farselo mettere dentro, quando il commesso le oliò il buchetto del culo e le infilò dentro un ovulo, poi con molta delicatezza, la penetrò con lentezza affondando; lei dette un gemito prolungato di piacere, e si dimenava come se la stessero scopando selvaggiamente più di una persona.
Sara si sentiva veramente una puttana e questo le stava piacendo, godeva infatti nel fare arrapare come un animale il giovane, nel sentire che il suo piacere era il polo d’attrazione assoluto di quell’uomo Ora Marco le legava le mani sopra la testa e la leccò sotto le ascelle, facendole perdere la testa per il solletico :
“Aaaahh…. oommmmhhh…… affafghhhh!! ….. ” Sara si lasciava andare a gridolini arrapati di libidine, mentre si agitava come una lucertola, era tutta un tremito e quando l’ovulo nel culo cominciò a vibrare, lei iniziò ad agitare avanti e indietro il bacino con la voglia di un orgasmo colossale.
A quel punto Marco cominciò a stantuffare sempre più veloce: stava scopando Sara con una serie di marchingegni giapponesi da far rabbrividire Frankestein.
Quando la ragazza, ormai in preda al più osceno e irripetibile degli orgasmi, si agitava come in tranche gridando
“Scopami….. mmmfffhh! …. scopami…. più forte, dai maiale di merda…. ooohhh! …. sono la tua puttana…. aaaahhhhmmmhh!! …. “.
A quel punto Marco, mentre lei ancora urlava di piacere con la bocca aperta per respirare, lo tirò fuori ed eiaculò un primo getto di sperma caldo sul suo bel viso, colpendola sulla
bocca e sul naso, poi un secondo ancora più forte che le arrivò sulla fronte e i capelli, e poi ancora un’altra frustata di sperma denso e viscido le centrò la bocca, inabissandosi nell’ingoio; il ragazzo veniva copiosamente, impiastricciandole le guance, mentre Alice giaceva con quell’uomo sopra di lei a cavalcioni senza potersi liberare, e senza
potersi sottrarre agli schizzi violenti di sperma sul suo viso.
Passarono altri 10 minuti circa quando l’avvocato bussò e solo dopo altri 20 minuti Sara si presentò a lui dopo essersi fatta una doccia indossando il tailleur.
Naturalmente prese anche gli altri due abiti con scarpe biancheria accessori ed anche qualcuno dei marchingeni provati.
Tornando a casa l’avvocato allungando ancora le mani, questa volta il movimento era più agevole dalla gonna a portafoglio, disse che grazie a questo viaggio, avrebbe acquistato l’appartamento che io (marito) stavo cercando di vendere, ma che voleva vederlo ancora una volta accompagnato da lei magari con uno di quei nuovi abiti che aveva intravisto.
Sara beandosi ed eccitandosi nuovamente per il massaggio acconsenti con un sorriso. FINE

About racconti hard

Ciao, grazie per essere sulla mia pagina dedicata ai miei racconti erotici. Ho scelto questi racconti perché mi piacciono, perché i miei racconti ti spingeranno attraverso gli scenari che la tua mente saprà creare.

Leggi anche

copertina racconto erotico

La signora tedesca

Era la prima estate che passavo a lavorare. Dall’inizio di luglio fino alla fine di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.