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Antonietta

Antonietta cominciò a pensare spesso a quel ragazzo (si chiamava Antonio, proprio come lei), via via sentendosene morbosamente attratta: forse perché era poco più grande del suo stesso figlio maggiore e ciò accresceva il sentore di proibito presente nella cosa, oppure perché, da quando Ciro, il padre, glielo aveva richiamato alla mente, non c’era stata volta, mentre si faceva montare, che non finisse di concentrarsi su di lui, prima involontariamente poi con sempre più intrigata consapevolezza.
Era piombata gradualmente in una sorta d’ossessione, incapricciandosi decisamente della situazione più che del ragazzo in sé, che pure era bello e meritava ogni attenzione.
A volte Antonietta fantasticava sulle inesauribili doti amatorie degli adolescenti ed era sempre attenta quando si parlava o si sparlava di qualche relazione, vera o presunta, tra donne mature e studentelli, in cuor suo invidiando le protagoniste di quelle storie…
Fino a che, una mattina che era andata al centro commerciale (anche perché Carmine aveva dovuto assentarsi per andare ad un colloquio che forse gli avrebbe schiuso la possibilità di trovare un nuovo lavoro), nella piccola folla di sfaccendati che c’erano, colse Antonio che bighellonava da solo.
Avrebbe dovuto essere a scuola e dunque era evidente che, come si dice a Roma, “aveva fatto sega”…
Antonietta pensò immediatamente che avrebbe potuto togliersi uno sfizio quel giorno e che anche il ragazzo avrebbe avuto tutto da guadagnarci se, nel mentre se la godeva di quella sega (a scuola), avesse incontrato una bella signora annoiata e puttana, assai ben disposta verso di lui e pronta a dimostrargli che le seghe – e non solo quelle! – era molto meglio che le lasciasse fare a lei, che aveva un vero talento in materia!
Fu dunque una fulminea associazione di idee, tra l’aver fatto sega a scuola di lui ed il volere da parte sua giungere a fargli una sega sul serio e il prima possibile, a mò di ouverture di un nuovo torbido rapporto sessuale, ad accecare la mente di Antonietta scatenando in lei un certo batticuore e, insieme, la sensazione di un incipiente umidore tra le cosce…
Siccome conosceva sia pure solo superficialmente il ragazzo, non dovette sforzarsi troppo per abbordarlo oppure per farsi abbordare da lui.
Gli andò infatti dritta incontro come per manifestargli, da brava conoscente di famiglia, la sua sorpresa nel vederlo lì, mentre avrebbe dovuto essere in classe.
Antonio provò a farfugliare qualche scusa incomprensibile, ma fu lei a toglierlo prontamente d’imbarazzo nel dirgli con un’occhiata complice, assassina quanto bastava per fargli balenare qualche sospetto:
“Va bene, va bene: hai fatto sega, mascalzoncello! Non lo dirò a nessuno… Giuro! ”
Poi aggiunse, inseguendo già le sue fantasie di poc’anzi:
“Però queste tue seghe le vorrei controllare un po’… ”
Breve pausa e poi:
“Magari posso darti una… mano! ”
Prima di scandire “mano” aveva fatto una piccola pausa, che dava all’intera frase un significato equivoco.
“Mi piacerebbe, sai? ”
E infine, con voce bassa e fattasi d’improvviso profonda, propose:
“In privato, si capisce… ”
Antonio, essendo tutt’altro che stupido, avvertì il doppio senso e siccome quella lì era un bel tocco di femmina cercò di stare al gioco e darle corda:
“Beh, signora, se è in privato… ”
“Certo, tra un altro po’ però: possiamo farci una bella… chiacchierata intima… io e te, nella mia macchina… soli soli! ”
Aggiunse subito dopo, con malizia evidente e spudorata:
“Se ti fidi… Ti fidi, vero? ”
Non ci fu bisogno di annuire, né di controprove, per lui: da come aveva parlato, quella ficona era proprio disposta a dargli una lezioncina privatissima, in segreto, e sembrava non vedesse l’ora!
Antonio ora era sicurissimo e non poté fare a meno di arrossire violentemente, manifestando così, inconfutabilmente, che aveva capito bene e che non chiedeva di meglio.
“Dai, allora… Andiamo alla macchina! ” fece sorridendo lei: “Però non insieme… Tu seguimi a distanza! ”
Si accinse a voltarsi, guardandosi in giro con disinvolta attenzione:
“Sai c’è tanta gente pettegola… Chissà che potrebbero dire se vedessero una signora della mia età insieme ad un bel ragazzo come te! ”
Lo guardò ancora:
“Seguimi da lontano, dai… E non guardarmi troppo mentre mi vieni dietro… Cerca di non dare nell’occhio! ”
Si avviò, provando a resistere alla tentazione che aveva di ancheggiare flessuosa sui tacchi alti. Non ci riuscì del tutto e le sembrò di sentire, mentre incedeva verso l’uscita lontanissima, lo sguardo rovente del giovane maschio che le carezzava ed ispezionava il bel sedere dondolante, prorompente attraverso la stoffa tesa della gonna stretta stretta, ben sopra il ginocchio e con un bello spacco dietro… Si sentiva sicura di sé, sapeva d’essere, in quel momento, tutt’altro che poco appariscente abbigliata com’era e soprattutto in quella sua ormai dichiarata, esibita, sfacciata postura mentale: tutto il corpo trasmetteva all’intorno la sua voglia di vivere e una carica sessuale pronta a scatenarsi.
D’improvviso, però, decise di deviare per i bagni, aveva voglia di fare pipì e di riordinare le idee prima di togliersi quel capriccio.
Così, giunta al corridoio laterale che conduceva alle tolette, si fermò un istante, guardò dietro ad assicurarsi che Antonio non fosse troppo distante, poi s’inoltrò e, guardatasi ancora dietro, entrò nella parte delle signore.
Non c’era nessuno e così fece il suo bisognino in uno degli stanzini wc, facendo attenzione a come si sedeva sulla tazza e intanto leggendo con distratto interesse i due o tre annunci osceni scritti a pennarello da qualche lesbica sul laminato interno della porta, quindi, premuto lo sciacquone, finì di sfilarsi collant e mutandine e ripose il tutto nella borsetta a tracolla.
Uscì dal piccolo locale e si diede una rapida sistemata ai capelli, guardandosi con attenzione nella grande specchiera dell’antibagno e notando che i suoi capezzoli dritti premevano contro il golfino aderente e si vedevano distintamente attraverso la maglia nonostante il reggiseno, denunciando senza ombra di dubbio tutta la sua eccitazione. Le facevano quasi male, tanto erano tesi, duri e sporgenti. Si sentiva di nuovo bagnata, lì tra le cosce, ora che sotto la gonna era nuda.
Avrebbe potuto portare il ragazzo in collina, pensò, a casa non era proprio il caso.
Il bagno delle donne era deserto e silenzioso, di là dell’uscio si faceva fatica a sentire, lontano, il vociare soffocato che proveniva dalla galleria commerciale.
Le venne un’idea pazza, proprio mentre apriva la porta per uscire e vedeva Antonio in attesa nell’androne, dinanzi all’ingresso dei servizi igienici degli uomini.
Solo.
Si accorse allora del grosso bozzo sul ventre (“Però… “), segno evidente che la vista avuta di lei che lo precedeva ondeggiando i fianchi, dopo quello che gli aveva fatto capire, doveva avergli scatenato dentro una vera tempesta ormonale: Antonietta immaginò che non avrebbe potuto continuare a portarselo dietro così, si sarebbero accorti tutti che quella signora vistosa, le tette dritte e in pieno assetto di guerra, si stava facendo seguire dal ragazzetto arrapato per scoparselo appena fuori!
Tutti avrebbero intuito poi che lei non era per niente una signora ma solo una ninfomane, quella mattina a caccia di cazzi duri e inesperti da svezzare… Le sembrava di portarlo scritto in fronte!
Antonietta rabbrividì, suo malgrado sempre più eccitata da pensieri del genere, e, facendo furtivamente cenno al ragazzo di avvicinarsi, guardò nervosa intorno e dietro di lui mentre le si accostava per accertarsi che nessuno arrivasse o li stesse osservando.
Lo fece entrare tirandolo energicamente per una manica del giubbotto jeans e lo prese subito per mano (“Che calda e sudata che è! “, pensò), mentre si chiudeva la porta alle spalle.
Se lo trascinò dietro dopo essersi messa il dito dritto sul naso fulminandolo con un’occhiata di brace, a fargli capire che non doveva nemmeno fiatare, e lo condusse nel wc proprio in fondo, l’ultimo, dov’era già stata poco prima. Ce lo spinse dentro, entrò di fretta a sua volta e chiuse la serratura a scatto.
Tutto OK!
Sorrise, rilasciandosi finalmente un po’. Gli occhi ora le sfavillavano d’eccitazione.
Gli cinse il collo con le braccia per baciarlo, tutta profumata, e mentre cominciava a farlo, lingua immediatamente in bocca, avvertì le sue mani che calavano impacciate ma già padrone a prendere possesso del suo sedere, di quel bel sedere che egli aveva seguito incantato lungo l’interminabile corridoio del centro…
Si scostò e gli si spostò di lato, piazzandolo in piedi davanti alla tazza, mentre con una mano lo teneva carezzevole per il collo e mandava l’altra ad esplorargli il gran gonfiore sul ventre.
Le interessava davvero quel bozzo…
“Tiralo fuori, dai! Fammelo vedere! ” gli sussurrò appena percettibilmente nell’orecchio, cui aveva accostato la bocca tra un bacino in punta di labbra e l’altro.
E intanto stava ben attenta a sentire, di là della porta chiusa del wc dove s’erano rintanati, se era entrata qualcuna nell’antibagno.
Aveva un bel cazzo il ragazzo! Lo sentiva benissimo contro il palmo della mano, ancora in attesa di poterlo afferrare a nudo, il che avvenne subito dopo, una volta che lui ebbe aperto febbrilmente la patta, tirato giù la zip e sganciato il bottone alla cintura.
Antonietta si chinò un attimo a tirargli giù pantaloni e boxer lungo le cosce, con mossa decisa e sicura, a liberarsi il campo di manovra, prima di poter riprendere la posizione iniziale, una mano a tenergli il collo, l’altra finalmente ad impugnare l’uccello eretto e caldo, le labbra e la lingua a stuzzicargli vogliosamente l’orecchio…
Con i suoi tacchi a spillo, la donna era un po’ più alta di lui ed anche per questo si sentiva padrona della situazione, assecondando con lascivi movimenti del bacino le pesanti carezze che lui aveva ripreso a passarle sul sedere, attraverso la gonna.
“Bel cazzo… bel cazzone hai! ” gli slinguava appena appena dentro il lobo dell’orecchio e intanto lo maneggiava abilmente, impugnandolo come fosse un emblema di comando, il suo scettro di troia…
Il ritmo era ineguale, ora veloce, frenetico, ora lento e irregolare, con la mano delicata che lo stringeva a scorrere fino alla radice, a sfiorargli le palle pelose e gonfie, tirandone allo spasimo il frenulo e lì restando un attimo, con sapienza, prima di risalire su e riprendere lena per un po’, facendo scivolare avanti e dietro il prepuzio, a scoprire e ricoprire parzialmente la cappella violacea e tesa.
Non aveva alcuna fretta e le piaceva tirarla perversamente per le lunghe, compiacendosi del suo potere assoluto su di un giovane maschio arrapato da morire, ma ad un certo punto sentì l’uccello pulsare quasi pronto a scoppiare e si fermò brevemente, per mollarlo ben dritto in aria, ricco di promesse spudorate.
Antonietta si bagnò allora il palmo della mano con la lingua e intanto aspirò voluttuosamente l’odore di cazzo che l’impregnava.
Riprese la sega dopo avere strusciato e sparso lentamente la sua saliva prima sulla punta e poi su tutto il palo.
Dopo un po’, gli sussurrò ancora nell’orecchio:
“Vuoi godere di mano o di bocca… Signorino Cazzoduro? ”
L’altra mano di Antonio, non quella con cui egli aveva continuato a plasmarle le chiappe rotonde e formose ormai lasciate scoperte dalla gonna che le aveva alzato dietro fin quasi sulla vita (la punta d’un dito già cominciava a farsi strada nell’ano, come correva il ragazzino! ), si sollevò a poggiarsi dietro al collo di lei, abbassandola con determinazione per la nuca e forzandola così a chinarsi in avanti…
Quel dito impudente e tentatore le sprofondò allora in un amen tutto dentro il buco del culo, mentre lei si piegava in giù premuta sulla testa, ma tornò fuori subito subito, poiché Antonietta si disponeva a sedere sulla tazza, con il giovane uccello troneggiante ed in minacciosa attesa proprio davanti al volto.
Guardò in alto, fissando il ragazzo negli occhi, maliziosa e insieme torbida come non mai, mentre deponeva un brevissimo bacio d’esordio proprio sulla punta del membro.
Le piaceva da impazzire ciucciare cazzi e negli ultimi tempi non le erano certo mancate le occasioni di farlo: questo qui, poi, le sembrava particolarmente meritevole, non fosse altro per tutte le volte che aveva cercato d’immaginarselo…
Non smisurato come quello di Carmine, ma nemmeno inferiore a quello di Ciro, il padre, e senza dubbio più lungo e massiccio di quello del marito cornuto… Per non parlare della consistenza, era durissimo, né del gusto, che Antonietta trovò gradevole e decisamente maschio, forse per il liquido preseminale che lo aveva cominciato ad insaporire… In tutto quel tempo, prima che lei se lo tirasse dietro nel wc e glielo facesse tirare fuori per masturbarlo, il ragazzo doveva essersi fatto una vera e intensa “mangiata di cazzo”, come si dice, nell’attesa snervante d’essere soddisfatto: dal momento in cui aveva intuito le intenzioni della donna a quando l’aveva pedinata per tutta la lunghissima galleria commerciale, gli occhi irresistibilmente calamitati, mentre la seguiva a distanza, dall’ostentato dondolio di quel sedere strepitoso, le natiche ben aperte e staccate, cariche di promesse inebrianti…
Ora, però, egli era ampiamente ripagato da due labbra morbidissime e da una guizzante lingua di velluto. Tra poco lo sarebbe stato ancor di più dalla bocca ingorda e sapientissima…
Antonietta leccava coscienziosamente tutto quanto il palo, tenendolo con una mano ben verticale per la punta e percorrendolo dalle palle gonfie in su a tutta lingua, poi di nuovo giù, intorno intorno, e ancora su, giù, su… prima di farsi finalmente scivolare la cappella fremente in bocca e cominciare a lavorarsela di fino dentro.
Se l’avesse vista il padre, pensò! Oppure se l’avesse vista quel porco di Carmine… lui, certo, ne avrebbe goduto e magari avrebbe voluto inchiappettarla mentre lei procedeva con il ragazzo…
Al pensiero, Antonietta dovette cominciare a titillarsi freneticamente il clitoride per tentare di darsi un po’ di pace.
E se l’avesse vista il cornutone, poi! La sua dolce mogliettina tutta presa a sbocchinare un ragazzetto, dentro un cesso, le cosce spalancate, mentre, seduta sulla tazza si sditalinava da pazza!
Come si sentiva troia… una sensazione bellissima, specie ora che il giovane maschio aveva preso lui l’iniziativa ed aveva scelto senza esitazione il pompino, a fronte del completamento della pugnetta che fino a quel punto aveva visto la donna tenere il comando…
Ne godette brevemente, però, perché quasi subito lui non ce la fece più a trattenersi e le sborrò tumultuosamente in gola una grande quantità di sperma! Accidenti quanto ne hanno i ragazzini, pensò Antonietta, cercando d’inghiottirne quanto più ne poteva, ma non facendocela proprio, così che gli ultimi schizzi se li prese tutti in pieno viso, ricavandone una maschera di bellezza, gocciolante.
Ben presente com’era, si alzò stando attenta a non sporcarsi le vesti e cercando di darsi una prima ripulita con la carta igienica, prima di provvedere al suo partner, abbandonato ad occhi chiusi contro la parete… Compito che però assolse riprendendo diligentemente il suo lavoro di lingua e portandolo fino in fondo a fargli in sostanza un bidè completo… Davanti e di dietro!
Venne anche lei, naturalmente, e se ne dovettero stare tutti e due un po’ di tempo a riprendere fiato, poi a completare una toletta decente, infine ad uscire da quella situazione imbarazzante in cui s’erano cacciati.
Antonietta fu molto abile anche in questo: uscì per prima dal wc per andare alla porta dei bagni, aprirla ed accertarsi che la via fosse libera, quindi fece venir fuori precipitosamente Antonio, un po’ traballante ed ancora stordito, e, quando l’emergenza fu passata insieme con ogni rischio d’essere colta sul fatto, quasi in flagrante, rientrò ancora nell’antibagno a sistemarsi in modo adeguato, studiandosi allo specchio e complimentandosi di cuore.
Con soddisfazione, respirò profondamente.

Quando uscì, dopo qualche minuto, la prima cosa che la colpì fu il bozzo che aveva di nuovo riempito la patta dei jeans di Antonio! Era di nuovo in erezione, mamma mia!
Non poteva riportarselo dentro e farlo sfogare un’altra volta come aveva fatto poco prima: a parte tutto, avrebbe corso il pericolo di non venirne a capo e le cose si sarebbero potute ripetere ancora e ancora…
Con un sorriso, pensò che magari sarebbe dovuta rimanere lì a fargli pompini per tutto il giorno!
Non che la cosa fosse poi così terribile (anzi! ) ma aveva altro in mente…
Pensò anche, divertita, che lui fosse una sorta di Pinocchio, cui le bugie, le marachelle e le birichinate commesse allungassero istantaneamente non il naso, no, ma qualcosa di molto più pregiato e importante, il cazzo…
E lei, allora, doveva considerarsi una Fata dai Capelli Turchini tutta speciale, con il potere di farglielo tornare normale e moscio, per un po’, fino alla prossima volta, all’incantesimo successivo… Inoltre, era una Fatina sui generis perché, in realtà, voleva solo finire di traviarlo portandoselo dietro in un non lontano ed accessibilissimo Paese dei Balocchi: altro che l’Omino di Burro delle avventure di Pinocchio, qui si trattava di una Fatina di Burro!
Ridendo divertita ed eccitata dentro di sé, Antonietta decise di cambiare strategia e ordinò al ragazzo di uscire da un’altra parte e di aspettarla all’uscita principale del parcheggio.
Così la Fata poté tornare all’auto senza codazzi imbarazzanti di Pinocchi allupati e, messasi le scarpine basse che usava per guidare, partì per farlo salire, poco dopo, come d’accordo.
Se lo portò dunque in collina, come aveva progettato: era lì il Paese dei Balocchi!
Quando prese la stradina secondaria che aveva scelto, si sentiva nuovamente un lago tra le cosce e dovette prestare una certa attenzione nel parcheggiare.
Qui, infine, disposto un plaid sull’erba, in un angolino tranquillo poco distante, montò da amazzone provetta quel bel maschietto per tutto il tempo che le restava. Non troppo, ahimè, così che poté solo intuire le grandi doti del nuovo amante, controllandone dal vivo soprattutto l’incredibile capacità di recupero…
Antonio-Pinocchio venne ancora tre volte nei loro amplessi e non si sarebbe certamente fermato lì se avessero potuto rimanere: in quella mattinata, Antonietta-dai-Capelli-Turchini ebbe dunque carezze audaci e baci profondi quanti ne voleva, cazzo anche di più.
Non lo prese nel didietro, tuttavia, per quanto lui glielo avesse chiesto sfacciatamente (chissà se aveva già sodomizzato qualcuna tra le troiette che gli ronzavano attorno, il piccolo bastardo! ): magari glielo avrebbe dato un’altra volta, il culo, voleva tenerlo un po’ sulla corda, farglielo desiderare, mostrarsi arrendevole sì ma non del tutto, non sempre…
Strano rapporto quello che s’era instaurato tra loro, con un’alternarsi di dominanze tra l’uno e l’altra, insolito soprattutto per lei cui piaceva da morire essere sottomessa da maschi ben dotati.
Però, con Antonio, il suo essere assai più smaliziata ed esperta le concedeva spazi diversi, mai sperimentati prima, le consentiva di comandare, di venir fuori dal ruolo consueto della dominata… E non le dispiacque per nulla, con un puledro così da domare e da piegare secondo le sue voglie!

Comunque, se ne tornò a casa piuttosto appagata e per qualche ora se ne stette tranquilla.
Poi le venne una gran voglia d’incontrarsi con Ciro, per fare i suoi viziosi e segreti confronti personali, le sue valutazioni morbose, e per sentirsi di nuovo guidata con polso energico…
Tanto fece e tanto s’industriò al cellulare, con una serie di sms espliciti, che l’uomo, il quale non avrebbe potuto per suoi impegni precedenti, alla fine cedette e s’incontrarono nel tardo pomeriggio, andando – con l’auto di lui ma su consiglio della donna – nello stesso posto dove lei, la mattina, aveva cavalcato il ragazzo.
Naturalmente non disse nulla a Ciro della sua avventura, solo lo stuzzicò dicendogli con una vocina da bimba viziata (la Bambina dai Capelli Turchini… ) che era stata cattiva e capricciosa, al centro commerciale, dove aveva visto molti bei ragazzini, che avevano marinato la scuola e con i quali, confessò, avrebbe voluto fare tante porcherie… Disse proprio così, una parte della verità dunque, senza andare oltre e soprattutto senza fare cenno ad Antonio.
Meritava una punizione per i suoi brutti pensieri, lo sapeva benissimo…
Ciro-Geppetto, così forte e buono, l’avrebbe potuta perdonare considerato che era pentita? Non l’avrebbe fatto più, mai più, giurava!
“Col cavolo! “, pensava intanto tra sé e sé, mentre lo stuzzicava implorandolo di non farle il sederino rosso rosso e in ogni modo accennava timorosa a tirarsi giù le mutandine, in un rituale di provocazione suggeritole da quel puttaniere di Nino e già sperimentato con successo travolgente…
Insomma, superò se stessa e si produsse in tante di quelle moine e smorfie con l’ignaro padre della sua preda mattutina che, alla fine, questi, arrapatissimo e letteralmente fuori della grazia di Dio, le fece proprio quello che lei desiderava di più in quel momento, a conclusione della maliziosa finzione infantile che aveva imbastito e recitato per lui: la sculacciò a sedere nudo e di santa ragione, tenendosela ben ferma sulle ginocchia, e poi, mentre lei ancora un po’ singhiozzava sul serio ed un po’ fingeva, l’inculò vigorosamente, a fondo e molto, molto a lungo…
Le fece proprio un culo come un’ora di notte, quella volta lì!
Ahi… Ahi… Che bello! Ahi… Ahi… Che piacere!
Poi la scopò pure, prima di riportarla verso casa sull’imbrunire…
Così, tra strilli e mugolii, Antonietta, rientrata pienamente nel ruolo di femmina che gode nell’essere dominata dagli stalloni, completò la sua dose di sesso e poté concludere che, se Antonio era un ragazzo davvero carino, ben dotato e di appetito apparentemente inesauribile, il padre era però tutt’altra cosa e, portato al giusto punto di cottura, sapeva bene quello che ci vuole per una fata puttana… FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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