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copertina racconto erotico

Jamie

Il profumo del caffè si sparse nella cucina. Versò dal bricco opaco dentro una tazzina di ceramica con il manico spezzato. Fece avanti e indietro il corridoio per almeno dieci volte, come una persona in attesa di vedere qualcuno spuntare dal fondo di una via. Contò i passi che ci volevano per arrivare in fondo: otto. Poi quelli per tornare dall’altra parte: sempre otto! Si fermò per osservare una foto appesa al muro incastonata dentro una cornice a giorno. Jack Lemmon aveva una bombetta in testa e guardava Shirley McLain in divisa da ascensorista. Lui le stava di spalle, lei aveva un’aria annoiata. C. C. Baxter invece – si chiamava così Lemmon nel film – lui aveva sempre un’aria entusiasta. Sì, in fondo era un inguaribile ottimista e gli voleva bene veramente a quella ragazza un po’ provinciale. Ma lei aveva sogni di matrimonio con il capo del personale, una persona molto in alto. Come fare a a dargli torto? In fondo tutti noi vogliamo sempre la cosa più in alto, giusto?

Afferrò il quadretto e lo portò con sé. Lo mise in bilico contro il monitor del computer in modo da averlo sotto gli occhi. Aspettò che finisse il ronzio della macchina, cliccò due volte sull’icona verde con il timone color oro in campo azzurro: il modem prese a comporre i numeri del server. Cominciò ad aspettare. Non si trattava di aspettare molto, non in termini assoluti almeno: forse 30 secondi, un minuto al massimo, ma prese subito a mordersi il labbro. Lo schermo bianco in attesa di prendere forma gli dava sempre un senso di insopportabile prostrazione. Smise di tormentarsi quando l’immagine si fece nitida. Jamie gli sorrise dall’altra parte del mondo. Aveva i capelli biondi, spettinati; una pelle bianca, bianchissima, candida. Gli occhi erano truccati in modo lieve e avevano un’aria triste, molto malinconica.

– < < Mi senti? > > gli chiese lui.

– < < Chi sei? > >

– < < Sono quello di ieri sera> > .

– < < Bé… Non sei stato l’unico> > .

– < < Quello del cinema, ricordi? Abbiamo parlato di cinema> > .

– < < Ah sì! Quello di Jack Lemmon> > .

– < < ‘L’appartamentò! Mi avevi detto che l’avevi visto> > .

– < < Ti ho detto così? > >

Ebbe l’impulso di rispondere ma si trattenne. Lei era sdraiata sul divano coperta da un lenzuolo bianco. Stava accendendo una sigaretta.

– < < Come ti chiami? > > aggiunse lei.

Si avvicinò di più con gli occhi allo schermo: < < Michael> > .

– < < Cosa vuoi che faccia Michael? > >

– < < Niente> > .

– < < Niente? > > rispose Jamie con una meraviglia molto professionale.

– < < Niente! > >

Jamie tirò la prima boccata, depose la sigaretta sul comodino, poi guardò dentro l’obiettivo che la fissava dall’alto. Lentamente tirò via le lenzuola, lentamente, con un fare studiato, con un sorriso compiaciuto, forse troppo per poter sembrare vero. Aprì leggermente le labbra rosse e lucide quando deviò lo sguardo dall’alto verso di sé. Il suo corpo apparve come quando si scopre il monumento di una personalità di cui si é già detto troppo, tutto. Pareva volersi mangiare tutta intera tanto sembrava guardarsi con desiderio.

Michael seguì il movimento delle labbra di lei con le proprie. Vi passò sopra la lingua tanto erano diventate secche.

– < < Ora cosa vuoi che faccia? > >

– < < Come ti chiami? > > .

– < < Come mi avevi chiamato ieri? > >

– < < Miss Kubelick… Ti avevo chiamato Miss Kubelick! > >

– < < Mi chiamo Miss Kubelick! > >

– < < … e fai l’ascensorista! > >

– < < Faccio l’ascensorista… > >

Jamie si infilò il dito indice nella vagina con un movimento brusco che scosse Michael. Lo agitò dentro di sé, ma stavolta lentamente, molto piano. Sembrava rimestolare una pentola e lo sguardo rapito che si disegnò sul suo volto avrebbe potuto essere – perché no? – quello di una pietanza saporita perfettamente cosciente del proprio essere tale: saporita! Si infilò il dito in bocca non prima di averlo delicatamente poggiato sulla lingua. Michael afferrò una matita e la strinse tra i denti fino a spezzarla.

– < < E adesso? > > .

– < < Adesso siamo nello stesso ascensore… > > .

Jamie divenne improvvisamente corrucciata.

– < < C’é tanta gente, perché è l’orario di entrata dei dipendenti, io… > > .

Fece una pausa.

– < < Tu? > > .

Michael deglutì.

– < < Io ti sono dietro e… Ti metto la mano sotto la gonna> > .

– < < Oh! > > fece Jamie con fare civettuolo, come se veramente un uomo le avesse palpato il sedere.

Si girò di schiena, mostrò il suo culo tondo, grande, così grande e tondo che Michael per un attimo ebbe il dubbio che fosse a causa del grandangolo. Mise di nuovo il dito in bocca, lo inzuppò di saliva, poi lo avvicinò alle sue spalle. Lo infilò nell’ano dopo aver girato intorno al suo buco per un po’.

– < < Me lo fai questo? > > .

Michael rimase in silenzio. Sì, forse avrebbe voluto fare proprio questo, ma non era così sicuro che Baxter avesse potuto fare altrettanto. Forse se non ci fosse stata la censura… Pose la mano sopra lo schermo, le fece una carezza di cristallo, proprio su quel culo così grande e tondo. Non ne aveva visto mai uno così bello. In fotografia sì, evidentemente, ma adesso sembrava così reale che davvero poteva immaginare di toccarlo, e dopo essere sicuro di averlo fatto, di averlo toccato davvero.

Jamie prese qualcosa dal comodino con cui prese a strofinarsi tutta. Lo fece emergere tra le gambe sempre restando supina. Quel grosso cazzo si muoveva come la sfera lucida di un mago lungo il bordo teso di un foulard. Lo mise ritto in piedi sul bordo del letto e poi vi affondò dentro il sedere.

– < < E questo? Me lo fai questo? > > .

Michael si compresse i testicoli con entrambi le mani. Miss Kubelick -quella vera- sembrava fissarlo con sospetto dalla cornice a giorno. Non si trattava di raccapriccio per quello che stava guardando. Forse se Baxter avesse davvero fatto così in quell’ascensore… Chissà! Miss Kubelick avrebbe gradito forse. Forse non aspettava che questo.

Jamie si lamentava come un’ossessa. Affondò il dildo di gomma fino alla base, cominciò ad agitare il culo in preda a spasimi suggestivi.

Michael rimase a guardare tutto questo come in trance.

– < < Dove sei? > > gli chiese secco.

Jamie non rispose.

– < < Dove sei ti ho chiesto! ? ! > > gridò Michael.

Jamie si sedette di nuovo sul cazzo di gomma come se fosse stato una naturale appendice sessuale del suo corpo.

– < < Sono qui con te> > rispose cadendo dalle nuvole.

– < < Avrà pure un indirizzo il posto dove stai adesso, no? > > .

– < < Perché? Cosa faresti? Verresti qui? > > .

Michael stava per dire: sì! Certo che sarebbe andato da lei.

– < < Io non sono da nessuna parte> > .

Il silenzio che seguì fu un silenzio di attesa, come quando si aspetta che la pagina seguente sia caricata. Dovrebbe accadere in un istante. Tac! E invece no. Il nuovo modem a 54 K ti fa aspettare. E non dovrebbe farti aspettare. Nient’affatto!

Michael solo ora parve far caso al ronzio della ventola di raffreddamento. Gli parve un frastuono insopportabile, cupo. Come aveva fatto a sopportarlo tutto questo tempo?

– < < Cosa mi fai ancora in ascensore? Questo me lo fai? > > .

Prese un altro cazzo di gomma lucida, ma molto più grande del primo.

– < < Ti farei tutto, Jamie> > disse Michael tra sé.

Restò in attesa di quello che sarebbe successo. Adesso lei se lo sarebbe infilato nell’unico spazio rimasto tra le gambe, poi si sarebbe messa in modo da farti godere meglio lo spettacolo. Spinse i due membri di gomma fino in fondo con entrambe le mani. Fece proprio così. Resto in attesa di sentire l’effetto che avrebbe suscitato, e poi avrebbe chiesto: E questo me lo fai?

Lo chiese: < < E questo? Me lo fai questo? > > .

Michael rispose, ma sottovoce: < < Ti farei tutto Jamie! Proprio tutto! > > . FINE

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