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copertina racconto erotico

Una donna perfetta

I suoi capelli erano d’oro, corti e ondulati ad un tempo, il naso piccolo e gentile su quel viso angelico, su quel piccolo corpo da donna bambina. Sorrideva mentre andava incontro al suo uomo.

– Perché mi guardi così?

– perché sei una donna perfetta ed io ti amo –

Lei non gli permise di aggiungere altro. Con un bacio gli chiuse la bocca, la sua lingua gli strappo via ogni parola, il suo corpo ammutolì la mente del giovane compagno. I suoi occhi erano azzurri come il mare e Gianni si perdeva in quella piccola immensità.

– Sei bellissima lo sai? –

– Si che lo so, adesso che facciamo? –

– Andiamo a mangiarci una pizza, sono quasi le sette ed io ho un po’ d’appetito, che ne dici? –

si avviarono alla decappottabile azzurra e Lisa salto dentro senza aprire la portiera dell’auto. Stette un attimo a rimirare le sue forme, le gambe e le cosce abbronzate di lei, poi sali allo stesso modo e sorridendole giro la chiave. Due ore magnifiche passarono alla pizzeria e camminando lungo il corso principale della piccola cittadina, due a chiacchierare, a pensare al futuro, ai preparativi per il matrimonio e a quanti marmocchi allevare, alla casa, come doveva essere e dove doveva essere.

Poi a casa, al piccolo appartamento di lui. Lisa era perfetta anche sessualmente, l’inibizione lei non la conosceva e amava con tutta se stessa. Con trasporto lo copri di baci, lo spogliò lentamente e poi fece altrettanto con se stessa. Quella sera fu veramente speciale: stettero nudi davanti al fuoco bevendo e fumando, accarezzandosi lentamente.

– Starei ore a guardarti, lo sai?

– solo a guardare, nooo, mica è bello cosi; vieni, vieni qui che ti faccio vedere quanto sono brava – Lisa si avvicinò camminando a quattro zampe sul tappeto, miagolando e facendo le fusa gli disse – ti sei mai scopato una gatta? –

dalla sua bocca scese, lentamente seguendo intricati sentieri solo a lei noti. La lingua percorse la breve strada che portava al suo sesso in un tempo infinitamente piacevole, poi lo avvolse completamente succhiandogli l’anima. Ti piace? Sussurrava a tratti lei, leccando lentamente e accarezzandogli le palle

– dimmelo che non hai mai avuto una donna che lo sappia fare come lo so fare io, dimmelo – Gianni osservava quello che la sua donna gli stava facendo; era bellissima in quel momento, la sua lingua sondava il suo membro con studiata lentezza, succhiava il suo cazzo e lo guardava. Osservava le sue reazioni attenta ad ogni più piccola espressione, studiando l’effetto che aveva su di lui.

Gianni la blocco delicatamente, stava per venire e non era il momento. Attirò la bocca di Lisa a se e si immerse in lei baciandola avidamente, stringendo quei piccoli seni fra le dita, frugando dentro di lei. Scese lungo il suo corpo diretto al centro della sua femminilità succhiando rumorosamente, apri la sua fica con la lingua e assaporo i suoi umori. Lisa si strofinava su di lui presa dalle sensazioni che gli provocava, sospirava e gemeva inplorandolo di continuare, di mangiargliela perché era sua, solo sua.

Sentiva la sua donna che ora gli aveva afferrato l’uccello, che gli donava quello che stava ricevendo da lui. Sotto i colpi della lingua di lisa Gianni esplose nella sua bocca e in un attimo, come per un fenomeno di risonanza anche lei venne sussultando e cedendo su di lui. Stesi si accarezzarono a lungo, piccoli baci risvegliarono il suo cazzo che ora si ergeva diritto pronto per una nuova prova. Lisa strisciò sul suo corpo, sali lungo l’asta e discese. Le mani di Giorgio correvano dappertutto, accarezzava i fianchi stringeva un seno, seguiva la curva del suo culetto e ripartiva nuovamente in una sequenza sempre uguale ma sempre diversa. Rotolarono sul tappeto: ora era sopra di lei, ora sotto, ora dentro, ora fuori. Alla fine venne insieme a lei e stette a lungo coricato sul suo seno.

– vorrei che non finisse mai- ma dentro di se sapeva che tutto sarebbe svanito come un sogno all’alba, un pensiero di sottofondo glielo diceva da lontano, fastidioso come un insetto, certo come la morte.

Tutta la notte continuò in quel paradiso: un attimo di universo. La luce premeva da est senza tregua, spingeva via la notte brutalmente come chi si sente il padrone del mondo e non sopporta che altri prendano il suo posto. Il buio non avrebbe potuto durare ancora molto, pensò tristemente Gianni, fra poco sarà tutto finito, fino alla prossima volta. Prima che il sole irrompesse dalla finestra Gianni accarezzò il volto è il corpo di lisa, la baciò appassionatamente e sussurrò alle sue orecchie

– fra poco devo andare tesoro –

La voce impastata di lei rispose – tornerai presto, vero amore-

– si, presto – ma tu non mi ricorderai continuò dentro di sé.

Forte, sempre più forte la luce entrava dalla finestra e tutto diveniva luce, era cieco nella luce. Tutto finì: due assistenti aiutarono il vecchio ad uscire dal cubicolo in plastica traslucida, staccarono gli ultimi congegni e scollegarono i fili di trasmissione dati inseriti nel suo cervello, l’aiutarono a sfilarsi la morbida tuta avvolgente. Una faccia sorridente, di plastica, gli venne incontro – signor Tonelli è andato tutto bene, le è piaciuto il viaggio, i miei monitor non hanno riscontrato anomalie –

Si- rispose debolmente Giorgio – è andato tutto bene, ancora meglio dell’ultima volta, un viaggio meraviglioso, grazie Rbtre -.

Mentre diceva questo all’uomo di plastica sentì un nodo allo stomaco, aveva voglia di piangere. Infilò il suo chip nella macchina per il pagamento e salutò. Altri corpi si muovevano sommessamente in altri cubicoli simili a quello da cui era uscito poco prima, distolse tristemente lo sguardo e si avviò alla grande porta automatica che dava su un grande parco. Fuori, appena discosto dall’edificio, stava a mezz’aria una scritta: centro realtà virtuale, la vita che vuoi, la vita quando la vuoi, con chi vuoi. Erano le tre e quaranta, fra venti minuti avrebbe piovuto, aveva tutto il tempo per recarsi a casa a piedi. Traballante sulle gambe il vecchio si diresse verso casa, sul suo viso grinzoso una lacrima stava scendendo faticosamente a terra. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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