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Donna di schiena con il vestito rosso

A casa di Carlo

Era un pomeriggio di marzo, uno di quelli nei quali tutto è grigio, il cielo, le nuvole cariche di pioggia che attendono solo il prossimo soffio di vento e le facce delle persone. I fari delle macchine si specchiavano sulle strade bagnate, e tutto era calmo nel cortile di casa di Simona.

Ero passato a prenderla per quello che si prospettava come la nostra prima esperienza di sesso a tre. Beh, in realtà non era proprio la prima, ma era la prima “programmata” e che sarebbe stata portata fino in fondo.

Era già successo che Carlo si intromettesse nei nostri preliminari, ma era sempre rimasto una presenza limitata, sia perché Simona non si sentiva pronta sia perché non ero sicuro che sarei riuscito a non essere terribilmente geloso di Carlo.

“Per fortuna sei arrivato, i miei stavano per tornare e non è proprio il caso che mi vedano vestita in questo modo” furono le prime parole di Simona appena entrata in macchina, in effetti, non mi sembrava che ci fosse molto da scandalizzarsi; Simona indossava un lungo cappotto che non amava mettere, evidentemente doveva nascondere il più possibile, dal cappotto uscivano solo gli stivali di vernice nera, mi aveva detto di averli comprati ma non ero riuscito a vederli ancora, il tacco era altissimo, a spillo, ormai Simona si era abituata a camminarci… le mani erano ricoperte da guanti neri di lattice.

La casa di Carlo era poco distante, dopo venti minuti nel traffico dei pendolari, eravamo nel giardino che sua madre curava tanto. Lei era partita due giorni prima per le Canarie, e così avevamo organizzato una serata di sesso.

“Perché Carlo non apre? Non è simpatico stare in giro vestita cosi, pensa se qualcuno mi riconosce”.

“Dai Simona, smettila, chi vuoi che ti veda. Adesso lo chiamo, sarà ancora in sauna” detto fatto, Carlo ci viene ad aprire in accappatoio.

“Finisco la sauna, dieci minuti, voi mettetevi comodi e se volete cominciate pure ….”. Lasciati soli, ci levammo i cappotti… io rimasi con una maglietta molto aderente, in materiale lucido che metteva in risalto i muscoli del mio torace e delle spalle e un paio di pantaloni dello stesso colore, che fasciavano il mio culetto teso.

Simona era tutta in nero, tranne la camicia, questa era di un rosso acceso, di lattice, e non era particolarmente aderente, aveva le maniche corte e un’ampia scollatura che lasciva intravedere i seni.

I guanti lasciavano ben poca pelle scoperta sulle braccia, poiché erano lunghi fin quasi alle maniche della camicia.

Gli stivali erano alti fino a metà coscia, finivano appena sotto la gonna che era di lattice nero e lasciava bene in mostra il pizzo delle calze.

Non avevo mai visto Simona vestita cosi, spesso le avevo mostrato delle foto di ragazze in tipici abiti fetish, ma i suoi commenti non erano mai stati tali da farmi pensare che un giorno avrei potuto vederla vestita in questo modo.

Evitando di mostrare il mio stupore mi andai a sedere sul divano del salotto, Simona mi raggiunse facendo il possibile per attirare la mia attenzione, alzandosi la gonna fino a mostrarmi il suo sesso depilato.

Si fermò davanti a me, il suo pube era davanti ai miei occhi, uno spettacolo, incominciai ad accarezzare le sue gambe e risalendo piano arrivai a stringere il sedere sodo e pieno.

Continuavo a stringere e rilasciare la presa, e questo sembrava far impazzire la mia ragazza, ben presto si bagnò e allora avvicinai il mio volto al clitoride ed iniziai a leccarlo.

Le mani di Simona erano appoggiate alla mia nuca e spingevano ritmicamente così da far affondare ancora di più la mia lingua in lei, le presi e la costrinsi ad appoggiarle ai suoi seni, non si fece pregare due volte, incominciai a massaggiarli, a spingerli vicini e verso l’alto, nel tentativo di arrivare a toccare i capezzoli con la lingua.

Ovviamente la camicia impediva gran parte dei movimenti e decisi di levarla, inizia a slacciare il primo bottone, ma Simona accortasi di quello che stavo facendo si spostò lontana da me, si sistemò la gonna i modo da essere coperta per quello che poteva coprire, slacciò tutti i bottoni e lasciò cadere la camicia a terra.

“Spaziale, sei spaziale” dissi. “credo che si possa stringere ancora un po’, ma avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse”.

Ero attonito, Simona era fasciata da un bustino che lasciva completamente libero il seno, e stringeva la vita in un modo impressionante.

“Non eri tu che dicevi che gli indumenti stretti che rendono difficoltoso il respiro aumentano il piacere degli orgasmi? Credo che oggi potremo scoprire se è vero o no”.

Mi alzai e andai ad abbracciare Simona, le mie labbra si appoggiarono alle sue e si dischiusero per lasciare entrare la sua lingua nella mia bocca, le sue mani si appoggiarono sul mio membro esercitando una leggera pressione che rendeva l’erezione ancora più eccitante.

Mi slacciai e sfilai i pantaloni. Simona prese i boxer e mentre li faceva scorrere lungo le mie gambe si inginocchiò davanti a me, avvicinò la sua faccia fino a quando non fu nella condizione di poter baciare la base del mio pene, lo strinse con una mano e incominciò ad andare su e giù, prese in bocca i testicoli e dolcemente iniziò a succhiare. Le mie mani sul suo seno potevano fare ben poco rispetto a quello che era l’effetto delle sue “cure”.

Feci alzare Simona e andai a sedermi su una sedia, lei si alzò la gonna e divaricando le gambe si mise a sedere sopra di me facendosi penetrare, grazie agli stivali col tacco alto riusciva ad appoggiare i piedi per terra e quindi a muoversi su e giù più facilmente.

Carlo entrò nel salotto poco dopo, era nudo, si avvicinò a Simona e la baciò sul collo Simona si girò e rimanendo seduta su di me prese in bocca il pene di Carlo che non era ancora in erezione.

Sembrava che lo volesse ingoiare vista la foga che ci metteva nel succhiare, l’erezione di Carlo non fu ben presto evidente, tanto che Simona aveva il suo bel da fare per tenere in bocca tutto il membro, cosi iniziò a leccarlo partendo dalla base e arrivando fino alla punta, dove le sue labbra stringevano con più impeto il glande.

Eravamo vicini all’orgasmo, il ritmo di Simona si era fatto sempre più indiavolato e i suoi mugolii sempre più caldi, Carlo prese i seni di Simona e incominciò a massaggiarli, lei lo ricambiò stringendo le sue natiche e spingendo a fondo nella sua bocca il pene.

Carlo venne e poco dopo e anche io venni dentro Simona, che nell’orgasmo aveva stretto a se Carlo a tal punto da farlo urlare dal dolore.

Andai in cucina a preparare dei drink, e non potei fare a meno di fermarmi a pensare ai risvolti di quello che stavamo facendo, ne avevo spesso parlato con Simona, e alla fine ero riuscito a convincerla malgrado io non fossi del tutto convinto che quello che stavamo facendo non avrebbe causato irrimediabili rotture nella nostra storia.

Tornai in soggiorno, Carlo e Simona avevano già ripreso le “danze”, la lingua di Carlo stava esplorando Simona dall’ombelico in giù.

Quando si accorsero della mia presenza si bloccarono, inibiti dal mio sguardo, Simona sbloccò la situazione, mi prese per mano e mi fece sedere sopra lei, che era sdraiata a terra, in modo che il mio pene fosse incastonato tra i sui seni, e lo rivitalizzò masturbandomi con le sue mani.

Guardavo Simona negli occhi, la mia presenza la eccitava, ma Carlo stava facendo del suo meglio per farla arrivare all’orgasmo, lo sentivo muoversi dietro di me ed ad un certo punto me lo trovai molto vicino e mi abbracciò da dietro.

Non so se fosse d’accordo con Simona, ma lei non mostrava il benché minimo segno di imbarazzo né di stupore, il suo sguardo era attento alla mia reazione, e intanto continuava il lavoro che Carlo aveva interrotto per avvicinarsi a me.

Quali erano le sue intenzioni? Carlo fece ondeggiare il mio bacino fino a far arrivare il mio pene alla bocca di Simona, ma dopo pochi ondeggi, mi strinse a lui e cominciò a spingere come se volesse penetrarmi.

Mi alzai di scatto, non conscio di quello che stava succedendo, ma semplicemente perché il mio istinto mi aveva comandato quel comportamento.

Carlo era paonazzo, Simona era visibilmente imbarazzata, evidentemente la cosa era stata valutata e forse avevo deluso le loro aspettative, cominciai a ridere e tornai in cucina da dove uscì con altri drink.

Carlo non era andato in camera, sul divano Simona mi aspettava, la feci alzare, ci abbracciammo per ballare la dolce musica che veniva dalla stanza di Carlo che probabilmente era al telefono con qualcuno, non ci guardavamo negli occhi mentre sorseggiavamo i nostri Martini, qualsiasi chiarimento sulla vicenda sarebbe arrivato il giorno dopo o al termine della serata.

Carlo bendò Simona che non oppose alcuna resistenza, mi sdraiai per terra e Carlo aiutò la mia ragazza a farsi penetrare la vagina, era una delle posizioni preferite da Simona che da lì poteva comandare, trovati i miei capezzoli li strinse tra le sue dita, eccitandomi, Carlo le strinse il bustino tirando nei legacci, il respiro di Simona era sempre più affannoso, quando sentii che Carlo stava usando dell’olio per massaggiarle il sedere capì quale era il suo destino, mentre Carlo con una mano si masturbava con l’altra aveva iniziato a giocare con lo sfintere di Simona che sembrava gradire i giochi che Carlo faceva con le sue dita intorno a quella zona.

Sentì Simona rilassarsi completamente e Carlo la penetrò. Ricominciò a muoversi lentamente, e sia io che Carlo seguimmo il ritmo che Simona stava dando all’amplesso, i suoi respiri erano molto affannati segno che il bustino stava rendendo ancora più eccitante l’orgasmo. Scoppiammo tutti e tre all’unisono e Simona cadde quasi svenuta su di me.

Volle essere rivestita da me, invece che con gli abiti “civili” che si era portata con gli stessi abiti che la avevano accompagnata da casa sua a casa di Carlo, montammo in macchina e tornammo a casa.

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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