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A luglio

Dopo continue e massacranti insistenze di mia moglie (Marina) avevano venduto l’appartamento per trasferirsi in campagna.
Era una mattinata d’inizio estate e come tutti i sabati scattava l’accordo fra noi che prevedeva fosse dedicata ai lavori di casa.
Stavo maledicendo una siepe di bosso che non si voleva far pareggiare senza lasciarmi graffi ovunque, lei invece stava tagliando l’erba, quando suonò il telefono.
Marina corse dentro casa, io gettai le cesoie nel punto più lontano del giardino continuando ad imprecare intanto che mi guardava le mani piene di graffi.
-Lo sai chi era? Chiese Marina.
-Non ho ancora raffinato doti di chiaroveggenza, risposi.
-Era Giulia.
-Chi Giulia, la matta che abitava sotto di noi?
-A luglio parte per preparare una personale a New York….
-E allora?
-Niente…. Ti ricordi i suoi figli?
-Vengono a stare un po’ da noi. Rispose Marina tutto d’un fiato.
-Eh no adesso basta; io per quel periodo credo che me ne andrò nello Yemen per quel servizio che non volevo fare, preferisco affrontare la guerra.
Trascorsero così i giorni e non se ne parlò più. La vita continuò il suo scorrere abituale.
Arrivò così quel mercoledì di luglio che andammo in stazione a ricevere i figli di Giulia.
Scesero molte persone prima che si intravedesse la figura di un ragazzotto biondo con una grande T-shirt con su qualcosa contro il transgenico, bermuda enormi fino al polpaccio.
Alle sue spalle una ragazza bruna, capelli a carré con frangetta, occhi azzurri, una maglietta corta sopra l’ombelico, un paio di jeans distrutti e sandalini indiani; ognuno col suo zaino.
-Marina, Claudio; io sono Tamara e lui è Marco.
Marina mentre abbracciava Marco incontrò il suo sguardo; ne rimase in qualche modo turbata, se ne staccò immediatamente dicendo:
-Su andiamo a casa che dobbiamo prepararci per la cena.
Una volta a casa, dopo aver mostrato le stanze ai ragazzi, io e Marina ci trovammo giù in cucina.
-Cosa ne pensi? Esordì Marina
-Sono ragazzi. Risposi
-Quel Marco, che aria strafottente! Riprese lei -Non mi piace punto, è il classico ragazzo con la sindrome da onnipotenza.
-Ma va rilassati, non c’è bisogno di essere così rigida; è un bambino. Rispose lui.
-Che necessita di una regolata. Completò Marina.
Quando i ragazzi scesero erano circa le diciannove, la luce era quella che precede il tramonto: i colori erano vivi e i toni caldi.
Marco continuava a fissare Marina in maniera quasi sfacciata, tanto da metterla in difficoltà. Al punto che pensava: – Adesso colgo l’occasione per rimetterlo al suo posto. Ma che cosa si crede di fare Questo bamboccio?
Io nel frattempo continuavo a parlare con Tamara con toni molto rilassati.
Venne poi il momento di andare a cena, avevo fissato un tavolo da “Luigi”: una trattoria di campagna famosa per i cibi genuini e il buon vino.
Verso la fine della cena Tamara, che crollava dal sonno, mi chiese le chiavi della macchina per andarsi a stendere.
Noi finimmo con calma e poi ci avviammo verso la vettura; là trovammo Tamara seduta sul sedile destro che dormiva come un angelo, quindi Marina si accomodò dietro insieme a Marco.
Come mi sedetti alla guida, Tamara si scosse un po’ e mi appoggiò la testa in grembo facendo cuscino con le mani.
Partimmo ed alle prime scosse la mano della ragazza ebbe delle contrazioni, non ci feci caso, quando poi mi accorsi che ad ogni scossa della macchina corrispondeva un movimento della mano di Tamara fui preso da un’erezione inopportuna.
Mi immaginavo già Tamara che si svegliava poggiata sulla mia verga dura come un sasso. Cosa avrebbe pensato, o peggio cosa avrebbe detto? Ed io come mi sarei potuto giustificare: -Scusa sai ma il mio cazzo si muove con una volontà tutta sua.
Cercai quindi di indietreggiare finché lo schienale lo permise guadagnando così qualche centimetro, ma la mano mi seguì.
Adesso, quelle che erano contrazioni dovute al rilassamento del sonno, potevano chiamarsi carezze.
Controllai che Tamara dormisse. Si dormiva, chissà cosa stava sognando.
Fu a quel punto che Tamara girò la testa e mi guardò.
Lei con tutta calma mi tirò giù la zip ed infilò la mano dentro la patta andando a cercare la carne nuda.
Quando sentì il calore della bocca di Tamara scaldarmi il glande e la lingua che si muoveva con una sapienza inaspettata per una ragazzina di 18 anni, pensai improvvisamente a mia moglie seduta dietro.
Alzai lo sguardo sullo specchietto per vedere Marina con la testa reclinata all’indietro e la bocca semiaperta.
mi girai e vidi una spettacolo che mi lasciò di sasso: la gonna era alzata sulle cosce aperte mentre Marco, che con una mano aveva spostato lo slip, con l’altra stava armeggiando con la fica di mia moglie.
Mille pensieri mi passarono per la mente in un secondo, ma poi fui sopraffatto da un’ondata di piacere e mentre ancora stavo pensando alla visione della fica di Marina nelle mani di un ragazzino ebbi uno scossone, senza più controllo venni in quella giovane bocca che, senza difficoltà, bevve tutto.
Quasi contemporaneamente anche Marina cominciò a gemere sempre più forte.
Mentre Marco con mano sapiente la faceva godere, Marina gli aveva tirato fuori il cazzo, che era di dimensioni notevoli e glielo menava mantenendo lo stesso ritmo della mano del ragazzo portandolo ben presto all’orgasmo.
Dopo pochi minuti giungemmo a casa.
In camera Marina disse:
-Non so cosa mi sia successo, deve essere stato il vino, ti prego perdonami, non succederà più.
Al che capì che Marina non si era accorta di nulla.
Decisi allora di raccontarle la mia esperienza.
All’indomani, di buon ora, fummo svegliati da un tintinnio di tazzine e dal profumo del caffè.
Aperti gli occhi e ci troviamo Tamara che si era presa la briga di preparare e portare la colazione.
-Dormito bene? Io non sono abituata a questo silenzio, ho avuto qualche difficoltà a prendere sonno. Ma adesso sono piena di energia, pronta ad affrontare la mia prima giornata di campagna.
Ciò detto si chinò verso Marina, le accarezzò una guancia e le dette un bacino sull’altra.
Marina si irrigidì e, bruscamente, senza una parola si alzò dal letto e si avviò verso il bagno.
-Perché è così nervosa? Chiese la ragazza. -Mi pareva che le fosse piaciuta la serata. Proseguì con un leggero ammiccare dello sguardo.
Lei proseguì. – Ho pensato tutta la notte a quello che è successo in macchina ancora adesso sono tutta eccitata.
Mi prese la mano e se la portò sotto la camicia da notte.
-Senti come sono bagnata.
-Attenta sta per tornare Marina.
Lei tirò giù velocemente la camicia e corse via dicendo: – Peccato, dovrò fare altrimenti.
Come Marina rientrò in camera, io, ormai eccitatissimo, la chiamai vicino e attirandola sul letto, le scostai l’accappatoio sul seno e cominciai a leccarle dolcemente il capezzolo.
Sapevo che a questo trattamento lei non sapeva resistere, infatti, lei ebbe quasi uno scossone poi la sua mano scese a cercare il cazzo, quando l’ebbe trovato si chinò e lo prese in bocca.
Io mi stese sotto di lei e con la faccia immersa tra le sue cosce cominciai delicatamente a leccarla, mentre lei lo succhiava con voluttà.
Mentre stavano in questa posizione vidi comparire dinanzi agli occhi un grosso cazzo, era Marco che stava avvicinandosi minacciosamente al culo di mia moglie.
– Oh mio Dio, pensai, stavolta succede un casino.
Con lo sguardo cercai di dissuadere il ragazzo che teneva in mano il suo grosso arnese puntandolo come un’arma.
Quando fu bello duro lo appoggiò al buchetto di Marina che come si accorse del corpo estraneo emise un grido.
Giocai il tutto per tutto.
Abbracciai strettamente la vita di Marina per non farla muovere, mentre Marco cominciò a spingere con forza.
Dopo i primi attimi di resistenza, lei si rilassò e quel grosso affare la penetrò fino in fondo facendola gemere di dolore e di piacere.
Stavo assistendo così, in primo piano, all’inculamento di mia moglie.
Tamara intanto, dopo aver tolto il mio cazzo dalla bocca di mia moglie aveva cominciato a succhiarlo mentre con una mano si stava masturbando.
Mi sfilai da sotto e vidi così Tamara che mi stava spompinando.
Mi gettai così su di lei penetrandola con tutta la foga di cui ero capace.
Dallo specchio ebbi così la possibilità di vedere tutta la scena: mia moglie con la faccia congestionata stava carponi, mentre Marco la inculava e Tamara seduta su di me che si muoveva come un’indemoniata.
Abbiamo trascorso un bellissimo luglio. FINE

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