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Puttana in strada
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Anna Maria…da fidanzata fedele a puttana umiliata

Anna Maria è nata nell’aprile del 1976. Capelli biondi (tinti), altezza un metro e sessantacinque centimetri, viso un po’ spigoloso, ma attraente, magra con un piccolo seno, ma molto sodo, due belle gambe asciutte ed un gran culetto, alto e duro.

All’epoca dei fatti, gennaio 2004, Anna Maria era fidanzata da undici anni con lo stesso uomo, più vecchio di lei di due anni.

Si erano conosciuti che lei ne aveva diciassette e mai aveva avuto una storia con un altro ragazzo, né lo aveva mai desiderato.

La professione di lui lo aveva portato, nel corso di tutti questi undici anni, lontano dalla città natale e, di fatto, il loro rapporto era stato vissuto a distanza.

La possessività del maschio aveva obbligato Anna Maria ad un’adolescenza di assoluta repressione. Non poteva uscire con le amiche, non poteva avere alcun tipo di contatto e le era permesso uscire soltanto quando il ragazzo era con lei. Una non vita!

Anna Maria, però, non si era mai ribellata e si accontentava di quella modesta vita.

Quella sera di gennaio era stata invitata ad una festa e la sua partecipazione aveva procurato numerosi litigi con il fidanzato. Il giorno prima si erano sentiti telefonicamente ed Anna Maria aveva comunicato al ragazzo la decisione di andare alla festa, poiché era a casa di una sua intima amica che le aveva quasi ordinato di andare.

La donna spiegò al ragazzo che se non ci fosse andata, la sua amica ci sarebbe rimasta molto male. Il fidanzato non la prese bene, ma per una volta accettò la decisione della donna.

Anna Maria aveva voglia di divertirsi. Scelse il vestito da indossare mentre stava sotto la doccia.

Nella propria stanza prese il perizoma e lo infilò, quindi scelse un paio di calze autoreggenti nere. In quel periodo aveva un’allergia ai collant che le avevano procurato una piccola infezione all’inguine.

Sistemò il pizzo della balza e le venne in mente il reggicalze che tempo prima le aveva regalato il fidanzato, da indossare rigorosamente solo con lui.

Anna Maria fu molto indecisa se prenderlo o no, ma dopo molti tentennamenti, aprì il cassetto e lo scovò in fondo alla propria roba intima. Era nero, lo prese, lo osservò e sorrise. Lo appoggiò sulle gambe per vedere, allo specchio, l’effetto che faceva.

Non sapeva vedersi con quella lingerie indosso e stava per riporre il reggicalze quando ci ripensò. Lo indossò bloccando le due estremità ed allacciando le calze alle diverse fasce.

Prese dall’armadio una gonna molto corta con due profondi spacchi ai lati.

La infilò e l’abbassò per coprire il pizzo delle autoreggenti. Gli spacchi si presentarono molto provocatori perché, nell’aprirsi, mostravano sia il pizzo delle autoreggenti che il reggicalze. Anna Maria pensò di dover stare attenta a non farli aprire spesso.

Prese dalla scarpiera un paio di scarpe nere con un tacco a spillo alto dieci centimetri. La scarpa con il tacco era un suo abituale accessorio e non ebbe alcuna difficoltà a calzarle.

Suonò il citofono. Il fratello dell’amica era passato a prenderla.

Anna Maria prese il cappotto, se lo infilò e scese.

Entrò nella macchina. I due si conoscevano da qualche tempo e la conversazione fu sempre viva durante tutta il tragitto.

Arrivati a casa dell’amica, Anna Maria si liberò del cappotto.

Raggiunse il resto degli invitati radunati in una stanza. Si avvicinò a chi conosceva, prendendo un bicchiere di martini.

Il gruppetto di amici si avvicinò a dei divani ed Anna Maria prese posto al lato, accavallò istintivamente le cosce senza pensare che lo spacco della gonna si sarebbe completamente aperto. Così fu e la lingerie di Anna Maria non passò inosservata.

C’era un gruppetto di uomini, di età mista, tra cui stava un amico di Anna Maria, che l’aveva adocchiata. Fu proprio quest’amico a chiamarla in un’altra stanza della casa.

Anna Maria lo seguì ingenuamente.

Entrò nella stanza, ma subito dopo qualcuno alle sue spalle chiuse la porta a chiave. Anna Maria indietreggiò sulla parete con le spalle al muro. Dieci maschi si fecero sempre più vicini. Avevano bevuto tutti ed Anna Maria si rese conto che stava per essere violentata.

Il cuore le batteva all’impazzata e le lacrime sgorgavano copiose dai suoi occhi supplichevoli.

  • Vi scongiuro, fatemi andare via. Non dirò nulla a nessuno ma non toccatemi. Lasciatemi andare. Non voglio

Non fece in tempo a terminare la frase che la camicia le fu strappata. Si mise ad urlare finché non le arrivò uno schiaffo che la zittì immediatamente. Altre mani le slacciarono la corta gonna e scoprirono le calze autoreggenti ed il reggicalze.

L’abbigliamento intimo, accompagnato dalle immancabili scarpe con il tacco a spillo alto dieci centimetri, la fecero apparire per quella che lei assolutamente non era: UNA PUTTANA.

Il reggiseno le fu slacciato con apparente facilità ed Anna Maria rimase attaccata al muro, nella vana speranza che tutto finisse lì.

Uno dei dieci aggressori si avvicinò con un paio di forbici.

Anna Maria per un momento temette per la propria incolumità. Quando poi capì che servivano per tagliare al lato il perizoma, tirò un sospiro di sollievo, che però tornò ad essere pianto quando il perizoma cadde per terra scoprendole anche l’ultima intimità coperta.

Portò subito le mani davanti al proprio sesso, ma braccia più forti la costrinsero a mostrare la propria passera.

Fu presa per i capelli e trascinata di peso al centro della stanza.

I dieci maschi la guardarono con ammirazione, palpandole il piccolo, ma duro seno, ed il ben formato culetto. Alcuni cominciarono a sentire la consistenza della fica, altri le accarezzarono le labbra già pregustando quello che le avrebbero costretto a fare.

Una spinta la costrinse ad inginocchiarsi sul pavimento, mentre un perentorio ordine la obbligò a mettersi carponi e girare per la stanza, nuda, con indosso soltanto le calze, il reggicalze e le scarpe.

Come una cagna Anna Maria fece il giro della stanza, ricevendo ogni tipo d’insulti. Le lacrime non cessarono di sgorgare, mentre lo sguardo, umiliato, era rivolto verso il pavimento.

A ventotto anni Anna Maria aveva visto un solo cazzo, quello del suo fidanzato.

Quella sera avrebbe recuperato il tempo perduto.

All’improvviso quella sera per Anna Maria la vita le aveva riservato un colpo di scena. Anche se contro la sua volontà stava per partecipare ad un’orgia con dieci maschi e lei unica donna, vittima sacrificale.

I dieci uomini si spogliarono contemporaneamente. Si sfilarono velocemente i pantaloni e si liberarono chi dei boxer e chi degli slip. I cazzi erano tutti in tiro ed uno di loro prese Anna Maria per i capelli costringendola ad alzare lo sguardo. Vide i membri duri e dritti pronti ad abusare di lei.

I dieci si strinsero intorno alla femmina, rimasta carponi.

Anna Maria sentì il primo cazzo sbattere sulle labbra che teneva chiuse. Cercò di forzare l’apertura della bocca, ma Anna Maria fece resistenza. Allora un altro aggressore le palpò le chiappe ed improvvisamente le infilò un dito nel culo. Per il dolore improvviso Anna Maria istintivamente aprì le labbra permettendo al cazzo di entrare nella bocca.

Sotto le minacce iniziò a leccare il membro di quel maschio sconosciuto. La sua abilità si mostrò inaspettata. Leccò l’asta per tutta la lunghezza tenendola ferma nella sua bocca. Succhiò la cappella con fare esperto e lo sentì irrigidirsi all’interno della propria bocca.

La santarellina ci sapeva fare con i pompini.

Fu costretta a spompinarli tutti e dieci e chi non era impegnato con la bocca della donna, sfogava la propria eccitazione sulle parti posteriori della femmina.

Le solleticarono il clitoride ed il piccolo buco del culo, penetrandola nella fica con le sole dita.

Le lacrime smisero di sgorgare. La fica, però, cominciò a miagolare.

Anna Maria non si sarebbe mai aspettata quella sua reazione, anche se solo fisica. Si stava eccitando.

Leccava e succhiava con più partecipazione e quasi si augurò di essere fottuta per dare libero sfogo ai desideri del proprio sesso.

Rimase carponi, con le mani poggiate sul pavimento ed il culo a disposizione di venti mani e cento dita, con la lingua che passava da un cazzo all’altro, per più di mezz’ora.

Anna Maria sentì dieci sapori diversi corrispondenti ai cazzi che stava succhiando. Si rese presto conto di come i suoi pompini avevano elettrizzato ancora di più l’atmosfera.

Finalmente riuscì a riposare le mandibole e vide i suoi dieci padroni allontanarsi un momento da lei e confabulare tra loro.

Tornarono dalla donna, nel frattempo rimasta a quattro zampe.

Anna Maria chiese un bicchiere d’acqua.

Uno dei dieci si rivestì e cambiò stanza. Fece ritorno con un bicchiere d’acqua in mano. Lo posò su un mobile e si spogliò nuovamente. Aveva uno strano ghigno che non sfuggì alla donna. Le porse il bicchiere, ma poco prima che Anna Maria lo afferrasse, l’uomo ne svuotò il contenuto sul pavimento intimandole che, se proprio aveva sete, poteva leccare l’acqua da terra.

Anna Maria lo guardò incredula

Un paio di braccia la prese da dietro la testa e la spinsero in giù intimandole:

  • Se hai sete, lecca! Troia

Anna Maria spinse fuori la lingua e finse di leccare. L’inganno però fu subito scoperto. Uno schiaffo fortissimo sulla chiappa destra la convinse a leccare l’acqua sul pavimento.

All’inizio cerco di poggiare la lingua solo sull’acqua senza toccare il pavimento. Quando però i suoi aggressori la vollero vedere leccare il pavimento, fu costretta a spargere copiose leccate per terra e riuscì a prosciugare la pozza d’acqua, sotto le offese e gli insulti dei dieci uomini che la apostrofarono in ogni modo.

Nel frattempo sentì, improvvisamente, il primo cazzo trapanarle la fica.

Non si accorse di un uomo che si stava segando davanti a se. Sentiva la presenza di qualcuno davanti, ma era impegnata a leccare la pozza d’acqua. Vide cadere le prime gocce di sborra sul pavimento. Nel giro di pochi secondi si formò un’altra pozza, questa volta densa e bianca e non trasparente d’acqua come la precedente. Altre mani la presero per i capelli, costringendola ad abbandonare l’acqua ed a dedicarsi alle leccate dello sperma.

Anna Maria continuava a piangere, ma nulla poteva fare contro la volontà dei suoi aggressori.

Pulì il pavimento dalla sborra.

Intanto nella fica si erano alternati altri cazzi. Stava sbrodolando, ma il piacere era prettamente fisico. Si sentiva umiliata e derisa e si spaventò all’idea di quello che ancora le avrebbero potuto obbligare a fare.

L’umiliazione arrivò improvvisa.

L’uomo che aveva goduto sul pavimento, la prese per i capelli sollevandole il capo.

Anna Maria lo guardò e, soprattutto, vide il cazzo moscio. L’unico non a tiro. Capì che era quello che aveva sborrato per terra. Sentiva il suo sapore in gola e s’imbarazzò per questo. Aveva leccato lo sperma di un uomo di cui non conosceva nemmeno il nome. Nulla in confronto a ciò che stava per capitarle.

Il maschio le infilò il cazzo flaccido nella bocca ed Anna Maria, con riluttanza, lo leccò, pensando di doverlo eccitare nuovamente.

Improvvisamente sentì lo scroscio colarle in gola.

Appena sentì l’acre sapore del piscio, cercò di rifiutare le successive schizzate. Ne aveva ingoiato un bel po’ non avendo realizzato subito cosa fosse, ma cercò disperatamente di non berne più.

L’uomo pisciò con forza sperando che in quel modo la donna ne ingoiasse il più possibile e, per deriderla, informò i suoi compari su ciò che stava facendo.

Gli altri maschi si fermarono e videro il volto di Anna Maria. Rivoli di piscio fuoriuscivano ai lati della bocca, occupata per intero dal cazzo, e l’urina gocciolando formò una pozza sul pavimento.

  • Tutto ciò che cade per terra lo leccherai dopo…

Uno dei maschi parlò così ad Anna Maria che si convinse ad ingoiare il resto della pisciata.

Dopo circa un minuto la pisciata, finalmente terminò. L’uomo tenne il cazzo tra le labbra della femmina, scrollandolo dalle ultime gocce, usando la bocca di Anna Maria come fosse un cesso e pulendosi la cappella con i capelli della povera donna.

Anna Maria pensò di non poter subire un’umiliazione più pesante… Purtroppo per lei si sbagliava!

Le ordinarono di leccare la pozzanghera di piscio formatasi sul pavimento. Anna Maria, sempre carponi, piegò la testa ed iniziò la pulizia con la lingua. Nel frattempo un uomo si avvicinò da dietro, le allargò le chiappe e le solleticò con le dita il buco del culo.

Ad Anna Maria non era mai piaciuta l’idea d’essere inculata ed infatti aveva sempre negato il proprio culo al fidanzato che, pure, lo aveva chiesto con insistenza.

Aveva smesso di ribellarsi, ma era terrorizzata dall’idea di dover essere inculata. Appena sentì il dito penetrare nel culo, s’irrigidì procurandosi ancora più dolore.

Scoppiò a piangere quando il maschio appoggiò la cappella del cazzo sul buco del culo.

Smise per un attimo di leccare il piscio e digrignò i denti nel momento stesso in cui quel cazzo sconosciuto le violò l’ano.

Il maschio le aveva lubrificato con la saliva il piccolo foro, ma questa accortezza rimase l’unica e certamente non sufficiente per un culo vergine.

L’uomo forzò e riuscì prepotentemente ad entrare.

Anna Maria dovette sforzarsi per non gridare di dolore.

Finalmente il cazzo fu completamente dentro e le fitte furono più intense. Anna Maria rimase senza fiato per il dolore, ma l’uomo continuò ad incularla finché il lancinante dolore passò, lasciando il posto ad una sensazione piacevole.

La donna riprese la sua opera di pulizia, sentendo il cazzo farsi strada all’interno delle proprie viscere.

Pulì per bene il pavimento e cominciò a non sopportare il gusto del piscio nella propria gola. Temeva di chiedere un bicchiere d’acqua, considerato il comportamento di poco prima e sperò, paradossalmente, di poter ingoiare la sborra, certamente più saporita del piscio.

Mentre il suo culo era violentato da quel maschio privo di scrupoli, un altro compare le sollevò la testa tirandola per i capelli e la obbligò a spompinarlo.

Anna Maria si trovava carponi, con la gola impregnata di piscio, un uomo la stava inculando ed un altro si faceva spompinare… sino a qualche minuto prima una situazione del genere le era completamente estranea ed impensabile. Ora non solo si trovava in quello stato, ma c’erano altri otto maschi pronti ad abusare di lei.

I suoi pensieri furono interrotti dalla copiosa sborrata di quello che stava spompinando.

Anna Maria fece scivolare la sborra lentamente in bocca sino ad ingoiarla completamente come le era stato intimato di fare dal suo violentatore. Mentre stava ingurgitando la nuova dose di sperma, l’uomo che le stava seviziando il culo, scaricò dentro di lei l’intero prodotto del suo orgasmo.

Anna Maria avvertì una stranissima sensazione. Sentiva lo sperma colarle lungo la gola ed altro sperma sguazzare tra le proprie viscere.

Il maschio che si era fatto spompinare lasciò il cazzo nella bocca della donna sino a farlo smosciare. Anna Maria temette che cominciasse anche lui a pisciarle in bocca, invece all’improvviso la liberò e la femmina tirò un sospiro di sollievo.

Durò poco.

Il maschio che le aveva sborrato nel culo, lasciando il cazzo dentro l’ano della povera donna, le riempì di caldo piscio le viscere.

Anna Maria sentì il culo bruciare al contatto del liquido organico.

Sentì dentro di sé un fiume di piscio che andò a mischiarsi con la sborra e quando l’uomo ebbe terminato di urinare, prese un tappo di sughero e le sigillò il culo lasciandole dentro quel miscuglio di liquidi.

Anna Maria non capì!

Libera d’entrambi i cazzi, con un tappo di sughero a chiudere il buco del culo, fu fatta alzare.

Camminò sui tacchi a spillo, serrando le chiappe per non perdere il tappo.

Vestita di sola lingerie nera, Anna Maria fu fatta entrare nel bagno. Un uomo sollevò la tazza del cesso ed Anna Maria fu costretta a sedersi sopra.

Portò una mano tra le chiappe e sfilò il tappo, ben ficcato nel suo culo.

Si sentì un rumore sordo, quindi il liquido di sperma ed urina cominciò a colare fuori dal culo ed a invadere il fondo del cesso.

Anna Maria si sentì ancora una volta umiliata: era seduta sul gabinetto, nuda, davanti a dieci uomini sconosciuti e stava espellendo dal proprio culo sperma e piscio di un maschio.

L’uomo che aveva spompinato si piazzò davanti a lei tenendosi il cazzo moscio in una mano. Improvvisamente si mise a pisciare direttamente sul volto di Anna Maria:

  • Apri la bocca puttana. Ingoia quest’altro piscio

Naturalmente anche questa volta Anna Maria obbedì all’ordine e spalancò le labbra, ingoiando quegli schizzi di piscio che l’uomo indirizzava nella sua bocca, bagnandosi completamente il viso con il resto della pisciata.

Il maschio terminò di pisciare ed anche lei aveva provveduto ad espellere tutti i liquidi dal proprio culo.

Fu fatta alzare dal cesso e le ordinarono di pulire, ovviamente con la lingua, le gocce di piscio cadute intorno alla tazza. Anna Maria si mise carponi e provvide per l’ennesima volta ad usare la propria lingua per pulire il pavimento. Quando ebbe finito fu costretta a fare qualcosa di ancora più degradante.

La presero per i capelli e le infilarono la testa dentro il gabinetto. La fecero andare sino al fondo del cesso e le intimarono di leccare l’intera pozza di sperma e piscio, nonché le pareti del water.

Anna Maria scoppiò a piangere, ma non riuscì ad evitare quella tortura.

Tirò fuori la lingua e leccò le pareti del cesso, quindi affondò la testa ed affondò la lingua nella pozza succhiando l’acqua piena di piscio e sborra uscita dal proprio culo. Non aveva nemmeno più i conati di vomito. All’improvviso sentì delle dita armeggiare intorno alla propria passera. Dopo alcuni istanti avvertì la sensazione di una penetrazione. Si concentrò e si accorse che la stavano scopando.

Delle mani la spinsero ancora più a fondo nel gabinetto e, con la bocca, s’impegno per succhiare tutta la pozza del cesso.

Dopo poco nel water non c’era più nulla. Tutto il liquido era finito dentro la propria bocca.

Le sollevarono la testa e videro l’opera compiuta dalla femmina. Era tutto pulito.

Anna Maria rimase carponi con la testa sopra il cesso a farsi fottere da chiunque dei dieci lo volesse. Aveva lo sguardo umiliato ed aspettava solo nuovi ordini.

Continuarono a trombarla alternandosi tra loro. La femmina contò cinque cazzi che si alternarono nella propria fica. Gli altri tre si accontentarono di veloci e fugaci pompini.

La fecero alzare e la portarono in una camera da letto. Anna Maria rimase in piedi a farsi ammirare.

La lingerie era ancora intatta; le sole calze presentavano qualche ristagno di piscio.

Un uomo si distese sul letto, la prese per i capelli e la fece piegare a novanta gradi con le gambe ritte. Le infilò il cazzo in bocca, mentre un altro maschio le andò da dietro, le aprì le labbra della fica e la chiavò.

Con le mani si mise a segarlo, mentre con la bocca succhiava la cappella, leccandogli la parte superiore della verga.

Il cazzo cominciò a pulsare sotto i sapienti colpi di Anna Maria.

L’altro, intanto, continuò a fotterla con vigore, sbattendo le palle sulle chiappe della femmina. Anna Maria sentiva il rumore della propria lingua, il rumore delle palle che sbattevano sulla propria pelle ed i gemiti dei due uomini, oltre ai costanti insulti che le piovevano addosso da tutti gli altri.

Un terzo maschio si piazzò seduto sul letto, con il cazzo ritto. Prese la mano libera di Anna Maria e la portò sul proprio membro. La donna iniziò a segarlo con calma, scappellandolo del tutto e poi dando dei repentini colpi sino a coprire il glande e così di seguito.

Questa scena, accompagnata alle profonde leccate della femmina, fece godere l’uomo che Anna Maria stava spompinando.

Aveva la cappella interamente circoscritta dalle proprie labbra e stava succhiando il cazzo quando sentì sulla lingua la presenza di qualcosa di molto denso. Il cazzo non schizzò, ma poggiò sulla lingua di Anna Maria una quantità impressionante di sperma. La donna lo raccolse in bocca e lo ingurgitò in un botto, deglutendo a fatica.

Lo pulì dai residui di sborra, quindi concentrò la propria attenzione sul cazzo che stava segando. Poco tempo ed anche quello venne.

Quando vide la cappella farsi rossa ed il cazzo pulsare, Anna Maria rallentò il ritmo della pugnetta, stringendo nella mano il grosso arnese e facendolo godere senza alcuno schizzo. La sborra si raccolse in cima alla verga per poi scivolare giù ricoprendola completamente. Fu allora che Anna Maria chinò la testa, tirò fuori la lingua e pulì il cazzo da quel rivestimento di sborra.

Rimase piegata a novanta gradi, con il cazzo nella fica che continuava a stantuffarla.

I due uomini che avevano appena sborrato, si alzarono e si allontanarono. Tornarono entrambi con un bicchiere in mano.

Si misero davanti agli occhi della donna, infilarono dentro ciascun bicchiere il proprio cazzo e cominciarono a pisciare.

Anna Maria capì le loro intenzioni e li pregò di lasciar perdere:

  • Vi prego, non fatemi bere altro piscio. Vi sto facendo godere, sto facendo la brava, mi sto impegnando, ma vi scongiuro, basta pipì

Gli occhi si riempirono nuovamente di lacrime e per un momento dimenticò di avere una cazzo nella fica.

Entrambi i bicchieri furono riempiti di piscio; uno dei due maschi la prese per i capelli, le porse il proprio bicchiere e le intimò:

  • Bevi

Anna Maria sconfitta, prese in mano il bicchiere e lo portò alla bocca. Sorseggiò appena la disgustosa bevanda e per un momento pensò di ribellarsi buttandola a terra. Si ricordò di quanto avvenuto poco prima ed era certa che in quel modo la cattiveria dei suoi violentatori sarebbe peggiorata e, comunque, sarebbe stata costretta a leccare il pavimento.

Trattenne il fiato e tracannò di colpo l’intero bicchiere.

Fu ripugnante sentire ancora il sapore del piscio in gola.

Si fece forza, prese il secondo bicchiere e, dopo alcuni secondi di esitazione, svuotò il contenuto in bocca, ingoiando altro piscio.

Il sapore dell’urina aveva nuovamente e prepotentemente preso posto nella gola della povera Anna Maria. Intanto l’uomo che la stava scopando non aveva interrotto la chiavata, giungendo, ormai, ad un passo dal piacere.

Sfilò il cazzo dalla fica della donna, prese uno dei due bicchieri che Anna Maria aveva svuotato, si segò e vi sborrò dentro. Dopo averlo fatto smosciare, aggiunse alla sborra il piscio, donando alla femmina un miscuglio di sperma e urina da bere.

Anna Maria rassegnata, prese anche quest’altro bicchiere. Le venne un conato di vomito nel guardare le strisce di sperma galleggiare in un mare di piscio e nel pensare che avrebbe dovuto bere il tutto.

Avvicinò tremolante il bicchiere alle labbra, le dischiuse e cominciò a sorseggiare. Faticava ad ingoiare e ad ogni sorso corrispondeva un conato di vomito.

Riuscì a svuotare il bicchiere, ma subito dopo dovette trattenere i rigurgiti che si susseguivano. Finalmente la crisi passò ed Anna Maria rimase immobile ad aspettare altre umiliazioni.

Cinque uomini avevano sborrato; altri cinque aspettavano il proprio turno. In mezzo Anna Maria, usata come una puttana per poter godere e come cesso per poter pisciare.

Rimasero nella camera da letto.

Anna Maria fu fatta mettere carponi sul materasso.

Era una posizione certamente più comoda rispetto a quella a quattro zampe sul pavimento o a novanta gradi con le gambe ritte.

Si avvicinò il più brutto dei dieci maschi che Anna Maria aveva notato da subito. Era, infatti, molto grosso, con la pancia che trasbordava così tanto da nascondere l’inizio del pube.

Aveva un ghigno per nulla confortante ed una pelle butterata, un po’ nascosta da una folta barba nera. Poteva avere al massimo quarant’anni, ma ne dimostrava molti di più. Insieme con lui si avvicinò il più anziano di tutti. Un signore sulla sessantina, altezza media, capelli bianchi con la pelle macchiata ed avvizzita.

L’uomo anziano si sedette sul bordo del letto, di fianco ad Anna Maria.

Le accarezzò i capelli cercando di confortarla. Nel frattempo l’uomo con la barba era andato dietro la donna leccandole la fica, con gran piacere di Anna Maria che cercava disperatamente di nascondere la propria eccitazione.

Il vecchio aveva con sé la camicia di Anna Maria. Lei non capì.

L’uomo prese l’indumento e lo sistemò aperto sul pavimento. Davanti agli occhi di Anna Maria, cominciò a segarsi sino a godere ed a sborrare sulla camicia della donna.

Subito dopo l’uomo si sedette nuovamente vicino ad Anna Maria e le porse il cazzo che stava perdendo la propria consistenza.

La prese nuovamente per i capelli, ma questa volta non con gesto consolatorio. Le disse:

  • Adesso dovrai spompinarmi sino a farmelo diventare di nuovo duro. Nel frattempo gli altri miei amici ti sfonderanno il culo e la fica e smetteranno solo quando sarai riuscita a farmi eccitare di nuovo. Perciò ti converrà impegnarti, anche perché io non ho una gran facilità di erezione

Anna Maria rimase carponi sul materasso, fu tirata per i capelli dal vecchio e fu costretta a prendere in bocca il cazzo molliccio dello stesso. Iniziò a leccarlo. Lo scappellò e succhiò la cappella, ma la verga invece di reagire continuò il periodo refrattario, riducendosi, se possibile, ancora di più.

Intanto da dietro avevano cominciato a fotterla.

L’uomo barbuto fu il primo. Le allargò le chiappe, divaricò le labbra della fica e la violentò con forza e vigore.

Anna Maria avvertì la forza della scopata ed il ritmo impressionante della chiavata. Andava avanti e indietro e non le fu facile mantenere la concentrazione del pompino.

Passarono dieci minuti. La propria fica fu martirizzata da quella violenta scopata, ma il cazzo dell’anziano non dava alcun segno di ripresa. La donna succhiava, leccava e s’impegnava nella pompa, ma non c’era nulla da fare.

Il barbuto lasciò il posto ad un altro uomo. Era giovane, ma abbastanza brutto. Il viso butterato ed un fisico scheletrico. Anna Maria chiuse gli occhi. Stava concedendo la propria fica a chiunque, e questo la faceva star male.

Il maschio, evidentemente frustrato, la trattò molto male. La schiaffeggiò sulle chiappe e la insultò, quindi la prese per i fianchi e la scopò con colpi secchi e violenti. Come se non bastasse, la tirò in continuazione per i capelli, facendole male e costringendola a delle acrobazie per provare a spompinare quel cazzo moscio che non ne voleva sapere di eccitarsi.

Il cazzo del ragazzo assunse proporzioni inaspettate ed Anna Maria, pur avendo la fica abbastanza elastica, cominciò a provare un po’ di dolore per la violenza della scopata e per le dimensioni del cazzo.

L’uomo continuava a fotterla con vigore. Le sputò sull’ano e con un dito spalmò la saliva sul buco del culo. Quindi lo infilò dentro facendo sussultare la ragazza e scopandole il culo con il dito.

Anna Maria era sempre impegnata a spompinare il cazzo del vecchio il quale all’improvviso la prese da dietro la testa e la bloccò contro il proprio pube. Si mise a pisciare e quasi affogò la povera donna che si ritrovò una gran quantità di pipì da dover, naturalmente, ingoiare.

Dopo aver ingoiato la pisciata Anna Maria era più fiduciosa. Infatti, credeva che il cazzo, svuotato di urina, avrebbe avuto più facilità di erezione. Riprese a succhiarlo, ma il risultato sperato non arrivò.

Intanto nella sua fica era entrato un altro pene. Un uomo sulla quarantina che Anna Maria aveva già visto da qualche altra parte, ma di cui non riusciva a ricordarne il nome.

L’anziano le disse che se avesse voluto farlo eccitare gli avrebbe dovuto leccare il culo.

Anna Maria non voleva leccare anche il buco del culo e continuò a spompinarlo.

L’uomo allora le sfilò il cazzo dalla bocca e si girò porgendole il culo. Con le mani si allargò le chiappe ed avvicinò il deretano alla bocca della donna. Anna Maria, però, rimase inerme sin quando il vecchio le disse:

  • Se non mi fai il bidet con la lingua, ti cago in faccia

Sentendo queste parole, per timore della minaccia, Anna Maria avvicinò la bocca e cominciò a baciare l’ano dell’uomo. L’uomo la invitò a tirare fuori la lingua, ma Anna Maria non lo fece. Il vecchio appoggiò il buco sulle labbra della donna e scorreggiò. La donna si ritrasse, ma fu obbligata da una mano a stare attaccata al culo dell’uomo. Tirò fuori la lingua e cominciò a leccare l’ano ancora impuzzolito dalla precedente scorreggia.

L’uomo prese la mano destra di Anna Maria e la portò sul proprio membro. Anna Maria lo segò e sentì il cazzo, finalmente, reagire. Infilò la lingua nel culo e nel contempo continuò a segargli il cazzo. Finalmente l’uomo si eccitò, ma Anna Maria non poté smettere il bidet con la lingua.

L’ultimo maschio stava abusando della propria fica. Anna Maria sentì entrare un altro cazzo, questo già di dimensioni considerevoli e faticò a prenderlo tutto.

L’uomo anziano era nuovamente eccitato e disse ai suoi compari:

  • Fatemi spazio. Voglio scoparmela anch’io questa troietta

Si allontanò dal viso della femmina andandole alle spalle. La prese per i fianchi e la penetrò con un colpo secco. Anna Maria sussultò. Pregò l’uomo di fare piano perché la fica iniziava a dolerle. La sua bocca, però, rimase poco tempo libera di parlare. Infatti, i quattro maschi che in precedenza l’avevano scopata, si portarono davanti a lei ed a turno le infilarono i propri cazzi in bocca, costringendola a spompinarli.

Si avvicinarono anche gli altri cinque maschi, che avevano già sborrato, ed Anna Maria fu obbligata a succhiare anche i loro cazzi ormai tornati in tiro.

All’improvviso tutti smisero di torturarla.

Si riunirono tra loro lasciandola carponi sul materasso.

Tornarono dalla donna e le dissero:

  • Adesso ti sfondiamo il culo
  • Nooo vi prego. Mi fa già male. Non potete entrare tutti. Non l’ho mai fatto prima di stasera

Non la stettero a sentire. Si misero tutti e dieci in fila indiana ed ognuno la inculò con modalità diverse.

Il primo la prese per i fianchi e la penetrò violentemente. Mantenne le mani sui fianchi della donna ed aiutandosi con le braccia impresse un ritmo forzato all’inculata. Anna Maria fu costretta a muoversi rapidamente avanti ed indietro sentendo il cazzo occuparle tutto il culo.

Il secondo la sodomizzò prendendola per i capelli. Le sollevò la testa e la penetrò a fondo violando ogni parte del suo deretano. Anna Maria riuscì a sopportare sia il dolore di quella profonda inculata, sia il fastidio del continuo tirare dei capelli. Chiuse gli occhi sperando che quel supplizio finisse il prima possibile.

Il terzo la prese dolcemente e le infilò il cazzo nel culo con calma senza farle sentire alcun dolore. Anna Maria quasi riuscì ad eccitarsi, e si bagnò quando l’uomo le infilò un dito nella fica. La donna sentiva il cazzo sprofondare nel culo ed il dito penetrarla nella fica. Chiuse gli occhi cercando di non godere, ma la reazione fisica riuscì ad arrivare dove la mente non avrebbe voluto. Represse i gemiti dell’orgasmo e cercò di mascherare il proprio piacere.

Il quarto riprese l’opera del suo precedente compagno. Però questo invece di penetrarla con un dito nella fica, si limitò a massaggiarle il clitoride.

Anna Maria cominciò a gustare le inculate, ma quelle provocazioni al clitoride furono molte fastidiose per il recente orgasmo raggiunto pochi secondi prima.

Il quinto era uno dei più violenti e tale si dimostrò anche in questa situazione.

La prese per i fianchi e la inculò senza alcun’accortezza. Anna Maria rimase per un attimo senza fiato per la violenza della sodomizzazione. L’uomo cominciò a sbatterla e ad insultarla:

  • Ti piace essere inculata, zoccola? Rispondi, puttana!
  • Nooo. Fai piano. Mi fai male
  • Stai zitta, troia. Dillo che ti piace

Anna Maria rimase in silenzio e, per tutta risposta, l’uomo divenne ancora più violento e volgare.

  • Sei una puttana. Ti fai scopare, ti fai pisciare in bocca e poi dici che non ti piace farti inculare. Sei un cesso

Anna Maria pianse in silenzio, ma le sue lacrime non intenerirono i presenti.

Il sesto fu più dolce del suo precedente compare. La penetrò nel culo in maniera delicata, entrando pian piano completamente dentro. Quando il cazzo scomparve dentro il culo della donna, il maschio si piegò su di lei e le afferrò le tette con entrambe le mani. Cominciò a palparle ed a solleticare i capezzoli e Anna Maria sembrò apprezzare, eccitandosi. Durò poco perché il posto del maschio fu preso dal settimo uomo il quale, prima ancora di incularla, la schiaffeggiò sulle chiappe procurandole all’inizio soltanto fastidio, poi vero e proprio dolore. Quando le chiappe si arrossarono, l’uomo la prese e la inculò.

Anna Maria non resistette e scoppiò a piangere. Li implorò

  • Vi prego basta. Non ce la faccio più. Sborrate e finiamola. Non posso continuare in eterno. Sono stanca, ho sete, ho la fica che mi brucia, il culo che mi fa male. Vi supplico smettetela, godete e ognuno per la sua strada

Risero.

L’ottavo maschio la prese per i capelli, le sputò in faccia e le disse:

  • Smettila di supplicarci. Non smetteremo finché non ci saremo stancati. E finiscila di dire che non ti piace. Hai la fica bagnata e adesso che t’inculo dovrai gridare che ti piace, troia!

Così dicendo, sostituì il compagno nel culo di Anna Maria e la obbligò ad urlare il suo piacere.

  • Siii continua. Sfondami. Sono una troia. Mi piace avere il cazzo nel culo. Daiii… sono una puttana

L’aria si fece ancora più frizzante ed i dieci violentatori decisero di farsi leccare il culo dalla donna. Così mentre i maschi rimasti continuarono ad incularla, gli altri, a turno, si fecero leccare l’ano dalla povera Anna Maria.

Il nono uomo che si alternò nell’inculata, ordinò ad Anna Maria di toccarsi la fica. Così la donna si ritrovò ad essere sodomizzata, a leccare il culo di un uomo ed a masturbarsi.

L’ultimo che abusò del culo di Anna Maria, accompagnò la penetrazione anale con abbondanti sputate sulla schiena della femmina, sempre intenta a slinguazzare il buco del culo di chi si parasse davanti.

Ancora una volta si allontanarono, lasciandola sola, nuda sul materasso. Anna Maria per paura di compiere qualsiasi gesto che avrebbe peggiorato la sua situazione, rimase carponi sino a nuovo ordine. Evitò di guardarli. Teneva gli occhi bassi. Sentiva le mascelle indolenzite, la lingua piena di sapori misti, tutti nauseabondi. Le bruciava il buco del culo e la fica si era irritata.

Aveva un forte stimolo di fare pipì, ma aveva paura che una volta fatta la obbligassero ad ingoiarla. Così si trattenne.

Sentì una voce ordinarle di alzarsi. Anna Maria scese dal letto traballando sui tacchi a spillo. Anche le gambe le facevano male.

I sei maschi che avevano già sborrato si accomodarono su un divano, masturbandosi davanti alla donna. Uno degli altri quattro si distese sul letto ed invitò Anna Maria a raggiungerlo.

La donna si mise a cavalcioni su di lui, prese il cazzo in mano e se lo infilò delicatamente nella fica.

Si piegò facendosi scopare con dolcezza. L’uomo la prese da dietro la testa e la obbligò a baciarla. Anna Maria fece una minima resistenza, ma cedette per paura e ricambiò il bacio con un intreccio di lingue.

Senza che lei se ne accorgesse, un secondo uomo si era portato dietro. Anna Maria capì le intenzioni quando sentì due mani sulle chiappe. L’uomo le allargò e puntò il cazzo verso il culo della donna. La sodomizzò con facilità in quanto il culo era stato ormai dilaniato dalle precedenti dieci inculate.

Anna Maria sentì i due cazzi dentro di lei quasi toccarsi, divisi soltanto dalla sottile membrana. Dopo un primo momento d’imbarazzo, quella nuova esperienza le procurò un fortissimo piacere sessuale. Fece di tutto per nasconderlo, ma non aveva più voglia di piangere. Chiuse gli occhi per assaporare quella bellissima doppia di cui era protagonista.

Un terzo uomo la prese per i capelli e guidò il viso verso il proprio cazzo. Anna Maria aprì le labbra e fece scomparire il cazzo nella propria bocca. Il quarto maschio le prese la mano destra e la portò sulla propria verga per farsi masturbare.

Anna Maria avrebbe voluto vedersi in quella situazione, oltre ché viverla. Stava in mezzo a quattro cazzi che abusavano di ogni suo buco. Si sentì per la prima volta puttana e non costretta a farlo perché quella situazione la stava eccitando da morire.

I quattro non ebbero alcuna delicatezza e la sfondarono dovunque. Anna Maria li sentiva sempre più duri e, soprattutto, sempre più eccitati.

Quello che stava spompinando schizzò all’improvviso riempiendole la bocca di caldo e denso sperma. La donna, naturalmente, ingoiò tutto aspettando altre schizzate.

Quello che stava masturbando, si avvicinò al volto di Anna Maria e le riempì la faccia di sborra. Era tanta ed Anna Maria si sentì la pelle del viso completamente coperta di nettare bianco.

Gli ultimi due si staccarono dalle intimità della femmina e si fecero leccare il cazzo per poi sborrare uno subito dopo l’altro nella bocca di Anna Maria che ingoiò anche le due sborrate consecutive.

Tutti e quattro dovevano pisciare. Anna Maria cercò di chiedere di non farlo più nella sua bocca.

  • Tutto questo piscio potrebbe farmi male, cercò di dire, ma i suoi violentatori volevano ancora umiliarla.

La portarono nel bagno, la fecero mettere di fianco al water, con le spalle rivolte verso la parete ed uno di loro disse:

  • Adesso dobbiamo scegliere in quale cesso pisciare. Io scelgo nel cesso vivente

Detto questo si avvicinò ad Anna Maria, le infilò il cazzo in bocca e si mise ad urinare. Lo stesso fecero gli altri tre ed Anna Maria fu obbligata ad ingoiare altre quattro pisciate, in aggiunta alle precedenti già ingurgitate.

Non ce la faceva più. Anna Maria doveva pisciare.

Rimase accovacciata di fianco al water e mollò la pisciata. Se ne accorsero in ritardo, ma se ne accorsero.

Sotto le sue cosce c’era un’enorme pozza di piscio. Sapeva già prima che parlassero cosa sarebbe stata costretta a fare. La fecero mettere di nuovo carponi e la costrinsero a leccare la sua stessa pipì.

Anna Maria, ormai, non mostrava più alcuna titubanza. Tirò fuori la lingua e leccò il piscio sul pavimento. Quella posizione fu un invito per loro. A turno ripresero chi ad incularla, chi a scoparla.

Finalmente si stancarono.

Uscirono dal bagno e la portarono in mezzo alla stanza.

Anna Maria s’inginocchiò in mezzo ai dieci maschi. Abusarono della sua bocca facendosi spompinare. Quindi godettero tutti e dieci sul suo dolce viso. Anna Maria si ritrovò il volto colmo di sperma.

Tutti, ma proprio tutti, le avevano schizzato in faccia.

Per umiliarla maggiormente la portarono davanti allo specchio. Anna Maria poté vedersi con il volto pieno di sborra. Faticava a riconoscersi.

Senza farle pulire il volto, le porsero la gonna e la camicia. Anna Maria cercò di levarsi lo sperma dalla faccia con le mani, ma fu immediatamente bloccata: doveva rimanere con il viso sporco di liquido seminale.

Infilò la gonna senza nemmeno levarsi le scarpe. Sperava di potersi finalmente allontanare da quel luogo di torture. Prese la camicia e la indossò abbottonandosi soltanto tre bottoni inferiori, lasciando perciò una notevole ed intrigante scollatura. Non poteva fare diversamente perché gli altri bottoni erano stati artatamente scuciti.

Aveva vergogna di tornare nel vivo della festa in quelle condizioni e li pregò di potersi dare una sciacquata. I dieci maschi si guardarono tra loro e sorrisero. Avrebbero pensato loro a pulirla. La fecero mettere in ginocchio in mezzo a loro. Tutti e dieci pisciarono sul volto di Anna Maria, levandole sì lo sperma dal viso, ma bagnandola copiosamente di lunghe pisciate.

Anna Maria aveva il volto bagnato di piscio, la camicia intrisa di urina ed un alito pesante per quanta pipì e sborra aveva ingoiato.

Si alzò e fu costretta a tornare alla festa.

Appena rientrò nella stanza dove stavano gli altri invitati, si sentì gli sguardi di tutti addosso. La sensazione non era lontana dalla realtà. Emanava un forte puzzo di piscio e l’espressione stravolta del suo viso non passava inosservata, così come la sua camicia talmente aperta da scoprire completamente il seno.

Anna Maria si precipitò verso il tavolo dove stavano le bevande. Il sapore del piscio era insopportabile. Prese un bicchiere di acqua, ma servì soltanto a dissetarla. Provò con qualcosa di più forte come una birra, ma il gusto acido le rimase in gola.

Dopo cinque minuti di totale imbarazzo, si avvicinò al fratello dell’amica chiedendogli se potesse accompagnarla a casa. Non si sentiva bene, si giustificò, ed aveva bisogno di andare via.

Salutò velocemente l’amica e stava per andare via, quando fu chiamata da uno dei suoi dieci violentatori.

La prese di forza e la portò in un’altra stanza. Anna Maria temette che l’incubo non fosse finito. L’uomo le disse:

  • Vai via senza nemmeno salutarci?

La spinse in ginocchio ed Anna Maria succhiò per l’ultima volta le dieci verghe. La lasciarono andare dopo nemmeno cinque minuti.

Anna Maria raggiunse il fratello dell’amica ed uscì finalmente da quella casa.

Entrò in macchina senza nemmeno indossare il cappotto. Così facendo mostrò l’intera coscia al suo accompagnatore che si eccitò all’istante.

Giunsero sotto casa della ragazza ed il maschio prese coraggio ed accarezzò la gamba scoperta di Anna Maria. Lei lo lasciò fare, anzi di risposta mise una mano sulla patta dei pantaloni pensando che, considerata la serata, un pompino in più non le avrebbe cambiato la vita. Si chinò sull’uomo, abbassò la cerniera dei jeans e tirò fuori l’uccello. Lo masturbò per farlo crescere ancora di più, quindi iniziò a leccarlo, scappellandolo e tenendo la lingua intorno alla punta del cazzo.

Il ragazzo sollevò la gonna sino a scoprirle le parti intime. Leccò un dito con la propria saliva e masturbò la femmina. Anna Maria aveva voglia di sentirlo nella fica. Liberò il cazzo dalla propria bocca e si mise a cavalcioni sul maschio. Prese la verga e la infilò nella passera, sussultando su e giù. Si baciarono e dopo pochi minuti Anna Maria esplose in un prolungato orgasmo, Si accasciò su di lui e disse:

  • Voglio bere la tua sborra

Si sistemò di nuovo sul sedile del passeggero e si chinò sul pene. Lo sentì pulsare, se lo infilò in bocca e si mise a pompare il necessario per farlo esplodere. Si ritrovò la bocca colma di sperma, lo raccolse tutto sulla lingua e lo ingoiò con viva soddisfazione del maschio. Lo pulì dei pochi residui di sborra e lo ripose all’interno dei pantaloni prima che anche lui avesse l’idea di pisciarle in bocca. Anna Maria alzò la testa, sorrise al ragazzo e sussurrò in un orecchio:

  • La prossima volta ti darò il culo

Scese dalla macchina e si diresse verso il portone di casa sculettando come una troia.

Prima di entrare nel portone, si voltò e salutò il suo nuovo amico, sollevando la gonna e dandosi una leggera pacca sulla chiappa sinistra. Entrò nell’ascensore, si guardò allo specchio e pensò di essere ormai una puttana. Quella serata, per violenta che fosse stata, alla fine non le era dispiaciuta, ma questo poteva confessarlo soltanto a sé stessa.

Entrò in casa. I genitori dormivano. Si liberò degli abiti e dell’intimo, posò le scarpe nella scarpiera e s’infilò sotto la doccia.

L’acqua calda scorreva sulla sua pelle e mentre strofinava, si soffermò sulla fica. Si appoggiò alla parete, chiuse gli occhi, e rivisse i momenti di quella serata. Scoprì che le umiliazioni subite avevano uno strano effetto su di lei: la eccitavano. Chiuse la doccia. Si asciugò frettolosamente, si mise sul bidet, chiuse il tappo e pisciò.

Si formò un lago di urina all’interno del bidet. Si alzò, si mise carponi con la testa davanti al sanitario. Cominciò a provocare il clitoride con il dito medio della mano destra, abbassò la testa ed immerse la lingua nel proprio piscio.

Con il dito indice della mano sinistra si penetrò nel culo e con il medio della mano destra passò a scoparsi la fica. Cercò di succhiare il proprio piscio e godette intensamente.

Quando tornò alla ragione si accorse di aver quasi prosciugato la pozza di piscio e quasi si vergognò di quello che aveva fatto. Questa volta era sola, nessuno l’aveva costretta ed aveva goduto.

Da lì a qualche mese si sarebbe sposata e nonostante ciò si eccitava all’idea di quel che era successo quella sera. Solo allora si convinse di essere diventata una puttana.

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L'immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

Un commento

  1. Molto eccitante, l’autore dovrebbe proseguirlo nel momento che il marito si allontana per lavoro

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