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Annalisa (la carrozzeria)

A 24 anni, Annalisa, una ragazza come tante, con un buon posto di lavoro, che le permette di avere un buon tenore di vita, ma che vive ancora con i genitori decide di comprare la macchina nuova.
I soldi li aveva e questo non era un problema, ma il padre, severissimo e a volte anche violento, non voleva assolutamente perché il modello da lei scelto a lui sembrava troppo potente, lui non credeva che lei potesse guidarlo in sicurezza, insomma le solite paure di tutti i genitori.
Così quando lei arrivò a casa con la macchina lui le specificò per bene che al primo incidente lei la macchina non l’avrebbe più usata.
Per qualche mese andò tutto bene, ma un bel giorno strisciò con la fiancata contro un’altra macchina, procurando un danno di qualche centinaio di migliaia di lire.
Portò subito la macchina in carrozzeria, da un conoscente del padre per la riparazione, prima che il genitore potesse vedere il danno, aveva praticamente 24 ore per ripararlo.
Subito però il suo amico cominciò a farle dei problemi, disse che al momento era molto carico di lavoro e che non avrebbe potuto fare la macchina prima di tre giorni, e continuò con questo tono anche quando lei disse che la riparazione sarebbe stata pagata il doppio, in cambio però di non dire nulla al padre dell’accaduto.
Vedendo che la ragazza era alle strette il bastardo cercò di approfittarne e comincò:
“Certo che se tu facessi qualche cosa per me… , forse potrei venirti incontro… ”
Annalisa, carina ma non bellissima, con un corpo cicciottello ma con un’aria dolcissima ed ingenua, che spesso aveva la capacità di arrapare molti dei suoi conoscenti, sul momento fece finta di non capire.
Il Carroziere però chiarì le sue parole:
“Diciamo che il lavoro lo paghi normalmente, ed in cambio di una scopatina io ti faccio trovare domani la macchina bella come prima.
D’altra parte è molto che ci conosciamo, e tu sai che mi sei sempre piaciuta”.
Sapendo quanto era severo suo padre, decise, anche se molto a malincuore di accettare.
Il carrozziere le disse che certi servizi andavano pagati in anticipo, quindi la fece accomodare nel piccolo ufficio della carrozzeria.
Lei era estremamente imbarazzata, tremava quasi.
Lui la fece accomodare sul divanetto dell’ufficio, per altro sporco e senza dire una parola tirò fuori l’uccello.
“Fammelo diventare duro”
Lei lo prese in mano e cominciò a fargli una sega.
Non era certo vergine, ma nemmeno espertissima; aveva un paio di volte fatto del sesso con dei ragazzi prima, ma gli impegni scolastici prima e il lavoro dopo l’avevano impegnata molto di più del sesso.
Si impegnò davvero molto nella manipolazione, al punto da scatenare le ire del carrozziere:
“credi proprio che mi accontenti di una sega? mettitelo in bocca troia, e datti da fare”.
Lui le spinse in bocca il cazzo e a lei sembrò di soffocare, il cazzo inoltre puzzava e lei si chiese se fosse meglio umiliarsi così o affrontare il padre padrone che aveva a casa.
Cominciò così il primo pompino della sua vita.
Fregandosene di lei lui prese a scoparla in bocca, quindi le ordinò con fare poco gentile di spogliarsi.
Lei lo fece quasi meccanicamente, non le piaceva essere maltrattata, ma cominciava ad eccitarsi anche lei.
“Ho sempre pensato che tu fossi una gran zoccola, pronta a prostituirsi, sei nata per fare la puttana”
Anche gli insulti avevano la capacità di eccitarla.
Lui la fece sedere sul divano e cominciò a scoparla, senza dirle altro che insulti.
La scopò con foga e le fece anche male.
Dopo qualche minuto le disse di girarsi perchè voleva incularla, ed a questo punto lei si rifiutò, e disse che questo non era nei patti.
Lui non se la prese più di tanto e disse
“se non ti fai inculare allora voglio una tua foto mentre ti sborro in bocca”.
“Una foto? ma tu sei pazzo”
“O la foto, che non vedrà mai nessuno, una polaroid o il culo, scegli! ”
La nostra Annalisa aveva paura di venir sodomizzata, per lei “rotta in culo” era un insulto molto pesante, quindi, anche se a malincuore accettò.
Il carrozziere prese la macchina fotografica che usava per le foto alle macchine incidentate e scattò alcune foto mentre lei lo spompinava.
La fotografò anche mentre le riempiva la bocca e la faccia di sborra, coprendola di insulti molto pesanti.
Quando ebbe ripulito ben bene il cazzo del carrozziere lui la lasciò rivestire e le mostrò le foto.
Le disse: “vieni domani mattina a ritirare la macchina, sarà pronta”
Lei la mattina dopo tornò a ritirare la macchina, ma già appena arrivata vide che i tre operai la guardavano in modo strano.
I due più vecchi, sulla trentina la guardavano come si guarda una puttana, mentre il più giovane, che doveva avere sui 18 anni le faceva degli strani sorrisi.
Intuì subito che il padrone della carrozzeria doveva essersi vantato di essersela scopata in cambio del lavoro fatto velocemente.
Guardò la macchina, e vide che il cruscotto era tappezzato delle foto fatte il giorno prima.
Entro nel piccolo ufficio come una furia.
“Avevi giurato che nessuno avrebbe visto queste foto sei un bastardo, un grandissimo stronzo” gridò.
“Ci ho ripensato, anzi penso che anche tuo padre le troverebbe interessanti” rispose lui calmissimo
“Cosa vorresti fare? Tu lo conosci, mi ammazzerebbe… ”
“Allora vedi di non permetterti più questo tono con me, è chiaro? ” disse lui alzando la voce,
“e poi io ti ho proposto un accordo che tu hai accettato, e se non fossi una puttana non lo avresti fatto” la incalzò.
“Ora vedi di toglierti i vestiti, ho voglia di divertirmi un po con te”.
Lei non si mosse e lui si alzò arrabbiato
“altrimenti le foto le vedrà anche tuo padre”
Messa alle strette cominciò a togliersi i vestiti mentre lui andava alla porta dell’ufficio, lei pensava per chiudere a chiave e non essere disturbato, invece chiamò i suoi operai.
“Si avvicina il Natale e voglio fare un regalino ai miei dipendenti, te, poi a dire il vero sono loro che hanno lavorato tanto alla tua macchina per prepararla per stamattina”
Annalisa non sapeva cosa fare, cosa dire per togliersi da quella situazione, ma in pochi secondi furono tutti nell’ufficio e i quattro uomini cominciarono a spogliarsi.
Nel giro di poco si ritrovò con quattro cazzi davanti alla faccia, quattro cazzi in tiro che le fu ordinato di succhiare.
Mentre ne succhiava uno ne aveva ancora uno per mano.
A un certo punto cercarono di metterle due cazzi contemporaneamente in bocca.
Il ragazzo più giovane fu il primo a venire, e le venne dritto in faccia.
La fecero alzare e mettere a quattro zampe sopra la scrivania.
Tutti e tre i nuovi compagni, incalzati dal loro padrone la insultavano e maltrattarono.
Il padrone le mise quattro dita dentro la figa, senza alcun riguardo, e Annalisa si mise a piangere, anche se cominciava a non essere più così insensibile, cominciava a bagnarsi.
“Guardate questa vacca, comincia a bagnarsi, le piace essere usata dagli uomini. Fa tanto la santarellina ma poi.. ”
Il padrone fu il primo a sfondarle la figa, mentre gli altri erano interessati alla sua bocca ed alle sue tette prosperose.
Uno degli operai, quando lei fece cenno di non volerlo più prenderlo in bocca la prese per o capelli e la obbligò ad aprire la bocca.
Appena il padrone le lasciò libera la figa il posto venne preso dal ragazzo diciottenne, il cui cazzo era tornato a nuova vita.
Nel giro di poco tutti furono passati dal suo buchino ed in varie posizioni.
Pensava a questo punto che l’umiliazione fosse finita, ma la fecero mettere alla pecorina e il padrone prese un dado da gioco dal cassetto e disse:
“Non ci crederete, ma il culetto di questa troia è ancora vergine, giochiamocelo ai dadi, chi fa il numero più alto sarà il primo.
Lei stette a guardare con le lacrime agli occhi quegli uomini giocarsi il suo buco del culo.
Non la consideravano nemmeno.
Uno degli operai fece sei, con netto disappunto del padrone della carrozzeria, e senza tanti complimenti, dopo un passaggio in bocca per far riprendere il cazzo dopo al pausa per il gioco la inculò con un colpo secco e senza lubrificazione.
Al momento dell’inculata tutti urlarono per incitare l’inculatore, mentre Annalisa urlò per il dolore.
L’operaio le venne nel culo, fu solo il primo, poi tutti gli altri.
Finito il giro, quando anche il ragazzo diciottenne uscì dal suo buchino la schernirono:
“Guarda, un momento fà li era vergine, ed ora il buco non si richiude neppure da solo”.
Effettivamente il suo sfintere, dopo questo superlavoro non ne voleva sapere di richiudersi, e lei era li, con le sue intimità violate alla vista di quei quattro maiali.
Uno di loro si sdraiò sul tappeto mentre un altro la fece alzare, naturalmente senza tanti complimenti e la fece sedere sul cazzo ancora diventato duro.
Dopo poco la spinse in avanti e di nuovo insultandola la inculò.
Ora aveva dentro di se due cazzi in una volta sola.
Il ragazzino diciottenne le mise il cazzo in bocca mentre il padrone riprese la macchina fotografica, e senza che Annalisa se ne accorgesse scattò alcune fotografie con lei in quella umiliante posizione.
I quattro si scambiarono ancora tra un buco e l’altro, poi le vennero in faccia per l’ennesima volta.
Quando tutto fu finito la trattarono di nuovo molto male, la insultarono mentre lei si rivestiva, poi i tre operai ritornarono al lavoro e lei rimase sola e piangente con il padrone della carrozzeria.
Questo le mostrò le nuove fotografie e le disse:
“Ora tu sei mia, sei solo un pezzo di carne di cui io posso disporre come e quando voglio, e se solo rifiuterai di eseguire un mio ordine le fotografie, quelle nuove, dove hai tutti i buchi pieni di cazzi le faccio vedere a tutti, e per primo a tuo padre.
Ora pagami il lavoro e vattene, ti farò sapere io quando vorrò divertirmi con te. FINE

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