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Disco Piper

Le vediamo entrare in pista tutte insieme. Sono tre: una brunetta, capelli lunghi e ricci, e due biondine, una capelli lunghi e l’altra corti a caschetto. Non sono altissime, anzi quella col caschetto è proprio bassina, ma con i tacchi che portano le loro figure appaiono più slanciate. Dimostrano vent’anni, anche meno o poco più. Sono snelle, si muovono sinuose dentro i loro bei vestitini: la bruna riccioluta è tutta in nero, pantaloni elasticizzati che valorizzano un culo decisamente bello e slanciato in su dai tacchi altissimi degli stivali, e maglioncino leggero che lascia immaginare il seno non eccessivo; la piccoletta è in minigonna e autoreggenti, anch’essa appollaiata su tacchi alti con un seno grosso che balzella sotto la maglietta attillata; la biondina più alta è fasciata da un vestito lungo e attillato, aperto sulle spalle da cui si capisce che non porta reggiseno… Ridono, ballano, mostrano evidente voglia di divertirsi, spensierate. Quel che più importa: sono sole, senza maschi che le accompagnino…
Non si siedono un minuto, anche se ogni tanto a turno una di loro va a controllare i cappottini piegati sul divanetto. Non bevono, ma col passare delle ore i decibel assordanti, le luci e il fumo del locale fanno su di loro lo stesso effetto dell’alcol: la vigilanza inibitoria si abbassa, l’eccitazione cresce inconsapevolmente. Sanno di essere belle e brave. Sanno che stanno facendo arrapare i maschi che ronzano intorno a loro. Le vediamo ammiccare, danzano e si guardano maliziosamente attorno sapendo di essere guardate: ormai si sono abbandonate al ritmo e la musica s’è impastata col sangue, nelle vene, facendole muovere disinibite, come e meglio delle cubiste… Hanno un bel corpo, sanno muoversi, e hanno la faccia da “monelline”… Forse, senza neppure saperlo, cercano quello che anche noi maschi cerchiamo in discoteca…
Sono le 4, la discoteca sta per chiudere. Entriamo in azione. Siamo in cinque. Luca si porta dietro la biondina più alta e si fa pestare un piede; Marco interviene dicendole che ha fatto male al suo amico. Loro si guardano, mangiano la foglia e li snobbano continuando a ballare. Allora mi avvicino anch’io: tre contro tre, loro al centro, ridono, ci guardano negli occhi, ballano ciascuna con uno di noi, braccia in su, bocca semiaperta, sguardo disinvolto, accettano e ricambiano inevitabilmente qualche struscio. Credono di giocare… Stefano e Giorgio si aggiungono a noi: cinque contro tre. Le circondiamo e giriamo attorno a loro vertiginosamente. Loro forse hanno la sensazione di essere prigioniere, continuano a ridere ma vogliono svincolarsi dalla nostra presa, tentano di forzare il cerchio, ma noi resistiamo. Buone belle, mica vi mangiamo… Loro trovano un varco, ma prima che riescano a uscire di pista vogliamo palparle per bene, valutarle. Le nostre mani partono all’attacco, io sono attirato dalla bruna riccioluta e riesco a cingerle da dietro con un braccio la vita, la stringo a me: sento il suo culo sodo urtare sul mio cazzo duro, io la struscio libidinoso, e provo la sensazione che anche lei si stia concedendo quel millesimo di secondo necessario per saggiare la nerchia che le esplora i glutei… Si volta a guardarmi con un evidente stupore disegnato in viso, come a dire: “Ma guarda com’è grosso questo”… Poi se ne scappa con le amiche…
Ore 4, 20. Escono in strada, aspettano il bus notturno per tornare a casa. Io e Luca siamo già in macchina: ci fermiamo davanti a loro e chiediamo con un sorriso gentile e umile stampato in viso scusa per lo scherzo di poco prima. Loro ci cascano, fanno le “grandi”, dicono che avevano capito che scherzavamo, anche se pesantemente. Chiediamo dove devono andare, l’autobus non passa ancora, è tardissimo e fa freddo, ci offriamo di dare un passaggio. Le tre ragazze fanno ingenuamente i loro calcoli: forse pensano che siamo ormai solo in due, praticamente innocui, accettano, salgono a bordo, si stipano dietro…
Ci presentiamo: loro sono Loretta, la bruna riccioluta, ventitreenne studentessa siciliana; Dolores, la biondina alta, spagnola in Erasmus, 21 anni; Carmen, la biondina più bassa, anche lei ventunenne spagnola in Erasmus. Loretta e Carmen dichiarano, con enfasi artefatta, che sono “già” fidanzate… Mostriamo falsamente sorpresa per la loro nazionalità, interesse i loro studi, facciamo i bravi ragazzi… Sono rilassate: “Ma cosa v’eravate messi in testa di fare, lì dentro? “, chiedono con tono provocatorio e io rispondo con tono apparentemente scherzoso: Ma un’orgia, ovviamente! “Che fervida fantasia” sussurra Loretta… e ridono a crepapelle; non s’accorgono che deviamo su una stradina a sinistra… Si allarmano solo quando l’asfalto finisce e ci ritroviamo al centro di uno spiazzale in terra battuta, riparato da fitte siepi e sterpaglie. Nel buio due fari lampeggiano. “Non facciamo brutti scherzi, per favore” dice qualcuna di loro. Io intanto fermo la macchina a due metri dai fari dell’altra. Subito le portiere posteriori della nostra macchina si aprono: da una parte e dall’altra Stefano e Giorgio le attendono e le tirano fuori strattonandole; Marco esce dall’altra macchina lasciando i fari accesi, tutto sincronizzato: lo abbiamo già fatto quindici giorni fa con due troiette dei Parioli. Le spingiamo al centro. “Lasciateci andare, per favore”, implorano senza troppa convinzione. Noi le rassicuriamo ironicamente: non vogliamo farvi male, solo prendervi i soldi, le collanine, i braccialetti e gli anelli e lasciarvi sole solette in mezzo alla notte, nella periferia romana più deserta… , oppure, in alternativa, scoparvi… Scegliete voi. Si guardano terrorizzate, non sanno come uscirne… Temono la nostra violenza, hanno paura di essere malmenate. Marco si avvicina alla siciliana, ma Loretta gli dà uno schiaffo micidiale. Aspettavamo questa reazione: ora siamo “legittimati” a pretendere il massimo… Decidiamo noi per voi: vi scopiamo alla grande, e se non volete che poi vi lasciamo qui tutte nude, dovete impegnarvi con dedizione a farci godere… Vi concediamo solo la possibilità di scegliere dove non essere penetrate: non usiamo preservativi, quindi…
Le due spagnole realizzano subito di non avere altra possibilità che obbedire: pensavo che avrebbero resistito un po’ di più, ma si arrendono subito; senza preamboli Dolores dice che non vorrebbe rimanere incinta, mentre Carmen dichiara che non vuole sentire dolore: i conti sono presto fatti: escludiamo la fica di Dolores e l’ano di Carmen… E tu Loretta? chiede Luca: “Porci bastardi” è la risposta ringhiosa della siciliana. Va bene: te la sei voluta tu, per te servizio completo… Io, Stefano e Giorgio spingiamo le due spagnole al centro, nel bel mezzo della luce dei fari: in un attimo le denudiamo completamente, tranne le calze e le scarpe: stanno in piedi faccia a faccia, le facciamo curvare a 90 gradi, si sorreggono a vicenda tenendosi per le braccia al modo dei giocatori di ragby: Stefano incula Dolores, Giorgio punta la fica di Carmen: le stantuffano senza complimenti tenendole per i fianchi e strizzandone le tette, io le afferro entrambe per i capelli e ficco in mezzo ai loro visi il mio cazzo: me lo slinguano insieme, lo ingoiano a turno in perfetto sincronismo, parlano tra di loro in spagnolo, mugolano come gatte che fanno le fusa, ci sanno fare le due troie.
Intanto vedo Marco che distende a terra una coperta e vi si sdraia sopra, mentre Luca ordina alla siciliana di spogliarsi: lei obbedisce in silenzio e subito rimane con gli stivali, le autoreggenti e un perizoma bianco trasparente e sottile come un filo interdentale tra i due glutei rotondi e sodi. Luca glielo sfila, poi la girano e la caricano a peso morto sul cazzo di Marco, che la incula con forza: ha deciso di trarre anche lei il massimo godimento dalla situazione. Un attimo dopo le monta su Luca e la infila nella fregna. Quasi scompare tra i due, stretta come dentro un sandwich, ma io ormai ho voglia di lei: mi stacco dalla bocca delle due spagnole e vado nell’altro gruppo: mentre i miei amici la sbattono con foga, io l’afferro per la nuca e le piego la testa verso il mio cazzo, glielo infilo in bocca e comincio a pomparla. Lei mi accoglie infoiata, mi spompina ad occhi chiusi e si aiuta con le mani, solleticandomi i coglioni. Capisco che è una vera zoccola: le dico puttana, e lei mi guarda e annuisce mugolando, per dirmi che ho ragione; mi sfilo il cazzo dalla sua bocca e glielo strofino in viso, mentre lei, intuendo l’imminente sborrata, lo slingua furiosamente e mi masturba ad alta velocità. Luca intanto si sfila dalla sua fica e si smanetta con forza per una decina di secondi, poi con un urlo le schizza sui seni; anch’io non resisto più e le sborro in faccia, la imbrattiamo tutta: lei prende in mano i nostri due cazzi e se li spalma sulle labbra e sulle guance, leccando e succhiando sperma… Sotto di noi, Marco s’è già svuotato le palle dentro il suo culo ma lei continua a tenerselo infilato, dimena i fianchi e a inarca la schiena su di lui ansimando rumorosamente… Allora, ti piacciono le mie “fervide fantasie”, troietta? le sussurro ad un orecchio, e lei mi risponde lasciva: “Stanotte sto imparando che la realtà è molto meglio di ogni semplice fantasia”…
Mi volto spossato e vedo, appoggiate alla mia macchina e abbracciate, le altre due troie: Stefano e Giorgio si stanno riallacciando le cinture… Le raggruppiamo tutte e tre alla luce dei fari, le ammiriamo, le palpiamo ancora mentre si rivestono lentamente… Le ricopriamo di complimenti spinti… Loro li ripetono a se stesse, si lasciano accarezzare docilmente, indugiano a rivestirsi, forse aspettano che ricominciamo o forse temono che veramente vogliamo derubarle. Hanno visto che facciamo sul serio e ci credono capaci di tutto e di peggio… Dolores si spinge a toccarmi la patta per dimostrarmi la sua completa disponibilità: io la metto alla prova e le infilo la lingua in bocca, lei me la risucchia trattenendomi la testa con entrambe le mani; Carmen con un fazzolettino si asciuga oscenamente la fica, mentre Loretta con le mani si massaggia il collo e le tette ancora bagnate e lucide e si lecca ingorda i capezzoli… è evidente che non hanno avuto il tempo di godere a fondo e ora che si sono scaldate forse vorrebbero essere soddisfatte meglio…
Siete state brave, troiette, ma per stanotte basta. Vi accompagniamo a casa vostra… Dentro la macchina chiedo se hanno gradito: rimangono zitte. Insisto: risponde Dolores: “Potevate chiederlo più gentilmente, porconi, invece di farci spaventare con le vostre minacce”! “Bastardi”, le fa eco Loretta, mentre l’altra spagnola dice qualcosa di incomprensibile. è chiaro che non sono incazzate perché sono state scopate, ma perché lo sono state “in quel modo”… Le facciamo scendere davanti ad un pensionato universitario: Se ne avete ancora voglia, ci trovate sempre lì, sulla pista del Piper, dice Luca mentre io riparto. Sono le 5 e mezzo del mattino e finalmente possiamo andare “a letto”… FINE

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