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Dna perverso

Mi chiamo Alessia e ho 29 anni.
Sono la primogenita di Claudio e Sara, due onesti lavoratori. Da ormai un anno non vivo più con loro e ho lasciato alle spalle sia la loro convivenza che mia sorella Francesca. Vivo a Torino e non sto più nella stretta provincia biellese. Peccato però che, da quattro mesi a questa parte, il mio ragazzo, mi ha piantato per un’altra.
Sono stata per settimane e settimane a chiedermi i perché ma poi ho scoperto che non ne valeva la pena. è bastato un incontro causale con due ex compagni di classe per riscoprire un lato di me davvero sensazionale; mi piace scopare.
Sì, detto così suona ironico, stupido e magari scontato ma è la pura verità. I sei anni passati con Paolo non mi avevano mai compiaciuta ne moralmente ne fisicamente. Era forse giunto il momento della rivincita sessuale?
In fondo era da quando avevo 13 anni che sentivo il bisogno di evadere. I primi bocchini, le prime seghe a compagni di palazzo e poi le spiate ai miei mentre scopavano in camera da letto, sino alla masturbazione passando minuti ad osservare il cazzo di mio padre dal buco della serratura del bagno. Poi la maturità, un’orgia mal fatta e mal organizzata da un’amica, due o tre uomini e poi Paolo, l’amore della mia vita… stop, il sesso era divenuta ormai una cornice. Ma era bello comunque, ne sentivo l’amore ed il sentimento che mi erano mancati prima ma che ora, solo ora, si facevano sentire morbosamente, bussando insistentemente alla mia porta.
29 anni, ne pochi, ne tanti… giusto per rimanere fresca, solare e anche porca, perché no? Porca e maliziosa, esibizionista e ruffiana… in fondo mi interessava riscoprire l’atmosfera proibita del sesso selvaggio, in qualsiasi forma esso sarebbe venuto.
Capitò proprio nel momento in cui ritornai nella mia provincia per preparare l’esame di stato universitario.
Francesca, mia sorella più giovane, andò in vacanza col suo ragazzo e io rimasi a casa, avendo la mia camera a disposizione, prendendo le coccole materne e rivedendo il mio paparino che tanto odiavo ma che tanto mi mancava nei tempi torinesi.
Una sera, scendendo dalle scale, scivolai su un gradino e caddi sino al piano di sotto. Iniziai a piangere dal dolore e mio padre e mia madre accorsero per aiutarmi. Le braccia possenti di mio padre mi presero in braccio e mi distesero sul divano del salotto.
“Ma come hai fatto a cadere? ”
“Non lo so papi… sono scivolata… oddio mi fa tanto male la gamba e il fondoschiena… non mi sono mica rotta l’osso sacro? ? ”
Mia madre intervenne:
“Claudio, prova a dare un’occhiata… magari s’è fratturata qualcosa… ”
Mio padre mi aiutò a girarmi e mi abbassò i pantaloni della tuta, facendomeli scivolare sino alle caviglie. Le sue dita sulle mie gambe risvegliarono dei lunghi brividi sulla schiena… era da tempo che nessuno mi toccava più con dolcezza.
“Non hai nulla tesoro, neppure un graffio… non hai neanche dei bolli… ma dove ti fa male esattamente? ”
Con fare bambinesco gli segnalai l’altezza dell’osso sacro dicendo che mi faceva male. Indossavo un perizoma rosa e l’idea che quel culo fosse davanti agli occhi di mio padre mi infastidiva ma nel contempo mi rendeva felice… volevo finalmente dimostrargli che sua figlia, il suo tesorino, si era trasformata in una donna, una persona adulta, con un bel corpo e una cura maniacale del proprio aspetto fisico e della propria lingerie. Chissà se gli piaceva vedere il mio culetto?
“Sara vai a prendere del lasonil… provo a spalmartelo sopra… se poi hai ancora male andiamo al pronto soccorso… non so che altro dirti, a me sembra tutto ok… ”
Mia madre arrivò con il lasonil e poi si allontanò per ritornare in cucina a evitare che la cena si bruciasse.
Il mio papà inizio a spalmare la fredda crema medica sul mio fondo schiena sino a giungere nel taglio delle chiappe.
La mia voglia iniziava a saltare fuori. Ma che ero divenuta? Una troia a tal punto di voler le mani di mio padre in me? … sì…
“Papino… spalmala anche sulle chiappe… mi fa male tutto, non capisco… ”
“Così tesoro? … aspetta, togliti gli slippini… ”
Mi inarcai come una sgualdrina da film porno, dandogli il culo in faccia di modo che potesse vedere bene la mia vulva depilata sotto, cl triangolo di peli neri sopra…
“Dai papino, spalmami bene la crema… ”
Rimasi a pecorina mentre mio padre, con fare più freddo, continuava nella sua opera di medicazione.
“Papà… spalmala anche sotto… sento un bruciore anche qui sotto… non so cosa sia… vedi qui? vicino all’inguine… ”
“Ma tesoro… lì vicino c’è la vagina… forse è meglio che te la spalmi tu e poi… e poi non credo sia dovuto alla caduta tesoro… io… non posso… ”
“Dai papino mio, mettimela anche lì… dai… daiii… ”
Mio padre obbedì e iniziò a spalmare la crema anche sulle grandi labbra sino a quando, preso da un raptus di follia mi prese per i capelli e mi girò con violenza
“Ma che cazzo credi di fare oh? Sono tuo padre io, mica un tuo coetaneo? Io ho il cazzo duro e so che lo stai facendo apposta ma perché? ? ”
“Papà… perché? … perchè mi eccitano le tue mani sul mio corpo, ecco perché… continua tanto la mamma è di là… toccami papà, toccami, ti prego, fallo… ”
“Quello che stiamo facendo è sbagliato Alessia… ”
“Lo so ma non mi importa… dai, penetrami con le dita paparino mio… dai… dai, penetrami papà! ”
Le sue dita entrarono prepotentemente nella fica ormai dilatata e bagnata fradicia. L’ansia che mia madre potesse beccarci divenne un pretesto in più per rendere peccaminosa la mia situazione incestuosa. Già, incestuosa… mai avrei pensato che bastasse un minuto per rendere la mia voglia così sporca… mai avrei immaginato che anche mio padre avrebbe reagito così alle mie tentazioni ma ora, quello che importava era lui dentro di me, con la sua mano.
Mi girai col viso verso di lui.
“Papà, leccami la lingua… dai, fammi tua… non ce la faccio più… voglio sentire il gusto della tua saliva papà… leccami la lingua, lecca la lingua di tua figlia, dai… dai… non farti pregare! ”
Mio padre, mentre con tre dita dilatava la mia vulva, allungava la sua lingua sulla mia, leccandomi come fossi la sua cagna, imbavandomi di saliva e lasciandomi il suo sapore di nicotina misto al bicchiere di vino che aveva bevuto poco prima… lui, le sue mani, il suo alito, il suo profumo di uomo maturo che sa come prendere una donna…
“è prontooooo! ”
L’urlo di mia madre spense tutto in un battibaleno. Io e mio padre ci ricomponemmo come fossimo due amanti scoperti dalla relativa moglie. Neanche uno sguardo, tutto tranquillo, il dolore non lo sentivo neanche più, tutti e due in piedi, ognuno per la sua strada ad avvicinarci al proprio posto del tavolo.
Solitamente, quando mia sorella non c’era, mi sedevo sempre di fronte a mio padre ma stavolta, mi sedetti accanto a lui, tenendolo alla mia destra.
Mentre mangiavamo non resistetti all’invito di essere riscoperta di nuovo, di essere in qualche modo la donna più peccaminosa sul pianeta terra… allungai la mano destra verso il pacco di mio padre mentre con la sinistra mangiavo la minestrina. Glielo tirai fuori ed inizia a fargli una sega.
“Allora piccola, come stanno andando gli studi di ricerca? ”
“bene mamma… molto bene… ”
“E a uomini come sta andando? ”
“Ne ho proprio uno per le mani… poi ti racconterò… ops, m’è caduto il tovagliolo… ”
Mentre andai già, tirai una leccata alla cappella di mio papà, passando per i ciglioni e stringendogli le palle per vedere la sua reazione. Lo volevo tutto per me. Ma non ero così egoista da rubarlo a mia madre… presi il piede di mio padre e lo ficcai tra le gambe di mia madre e poi risalii in frettissima.
“Ma Claudio!! ” sbottò mia madre con un sorrisetto ironico.
“Eh Sara… avevo voglia di… un dolce… ”
“Io vi lascio… col dolore che ho al culo preferisco andarmi a stendere… se mi fa male ti posso richiamare papino? ”
“Certo che puoi… buon riposo… ”
Gli lanciai un’occhiata da puledra in calore e lui pareva rimproverarmi per aver inserito anche sua moglie nel contesto porno in cui era finito alcuni istanti prima. So solo che i miei scoparono per un’ora e mezza sul tavolo della cucina. Mi masturbai immaginando mio padre ed io su quel tavolo.
Giunse la mattina senza neanche che me ne accorgessi. Mio padre entrò, mi tolse il lenzuolo, mi tolse i pantaloni del pigiama e il perizoma e disse
“Hai un bollo nero, andiamo dal dottore dai… muoviti, vestiti. ”
Rimasi un po’ di stucco, mi vestii di corsa, mi sciacquai figa, viso e ascelle e scesi in garage.
Mio padre era già in macchina. Partimmo subito verso il medico del paese, suo cugino.
“Papà ma sei arrabbiato per ieri sera? ”
“Beh, vedi tu… m’hai fatto un mezzo servizio mentre c’era tua madre di fronte… come dovrei sentirmi? ”
“Felice di avere una figlia troia e disponibile? ”
“Ma smettila puttana, non sai ciò che dici… eppure hai quasi 30 anni… pensavo ti fossero passate queste voglie incestuose… ”
“Ma di quali voglie stai parlando? ”
“Senti piccina mia… tuo padre oltre ad essere un animale, sa anche essere intelligente sai? Credi che io non sappia di tutte le volte che mi spiavi? ”
“Lo sapevi? ! ”
“Sì, certo che lo sapevo… secondo te per quale motivo mi masturbavo col cazzo verso la serratura? Per farti eccitare e l’idea che fuori c’era la tua bocca ad attendere speranzosa il mio seme mi eccitava da morire… ”
“Minkia papà… io pensavo di essere stata un troia ieri sera ma allora sei tu che indirettamente m’hai deviata da quando ero una ragazzina… io… io… ma perché ho voglia del tuo cazzo allora? ”
“Non ne ho idea tesoro ma dev’essere nel dna di famiglia… mio padre si inculò mia sorella prima del matrimonio e io mi sono inculato tua sorella che è davvero una gran vacca… ”
“COOSA? ? Ti sei scopata Francesca? Ma sei impazzito? ”
“Affatto. Tu? ”
“Ma che schifo! E la mamma lo sa? ”
“Che schifo? Sbaglio o ieri sera eri tu che mi imploravi di prenderlo dentro? E poi la mamma lo sa… è lei che ha iniziato tua sorella… è molto brava sai? Una grande troia… peccato che ora è in vacanza! ”
Rimasi di stucco. Le mie gambe tremavano e iniziai a piangere dallo shock.
Arrivammo da suo cugino, mi fece scendere, mi asciugò le lacrime, mi diede due carezze e mi portò dentro. Io ero divenuta una bambola nelle sue mani. Ma da che famiglia arrivavo? Pensavo fosse tutto normale ed io l’unica persona nociva e invece… riscoprivo un lato perverso di tutta la famiglia…
Entrammo, salutai velocemente il mio parente e mi sdraiai sul lettino. Il cugino di mio padre, Mario, mi tolse i pantaloni.
“Tuo padre m’ha detto che hai preso una brutta botta… girati… ecco così… stai a 90 gradi… uhm… bel bollo sai? ”
“Come “bel bollo”? Che significa? è grave? ”
“No, no… ti do una crema e due antidolorifici e sarai a posto entro un paio di giorni… ”
Mi diede una pacca sul culo e fece un complimento azzardato.
“Certo che hai proprio un bel culo Alessia… dovresti stare attenta alla cellulite… però con quel perizoma viola che hai sei proprio una bella fica vista da dietro… ”
“Ma che cazzo dici Mario? ” intanto mi tirai su i pantaloni.
“Che razza di modo è questo di parlare? ”
Mio padre intervenne a difesa di suo cugino.
“Alessia… stai zitta e ritirati giù i pantaloni… Mario deve ancora metterti la crema e poi la sua era solo una battuta sobria, degna di un dottore… dai, smettila di fare i capricci… ”
Mario riprese le sue manine per poggiarle sulle mie chiappe.
“Certo che ha proprio due belle chiappe… ma è come sua sorella, Claudio? ”
“Sì, stesso dna… ”
“Allora Alessia non ti dispiacerà se la crema te la infilo anche qui? ”
Detto e fatto mi impalò col dito medio il mio buco del culo, tenendomi con forza per i capelli e ridendo con sarcasmo.
“Che bel buchetto caldo… ti piace Alessia? ”
“No… fa male… ma che razza di cura è questa? ”
“è la cura delle ninfomani incestuose, puttanella di papà… tra poco l’idea di farti scopare di fronte a tuo padre ti ecciterà da matti, piccola sgualdrinella! ”
E così fu. La masturbazione anale divenne sempre più veloce e prepotente sin quando, senza accorgermene, mi ritrovai col cazzo di Mario infilato nella mia fica.
Mio padre si avvicinò a noi due.
Mario mi riprese per i capelli e portò il mio viso verso la patta dei pantaloni di mio padre.
“Avanti puttana, tira fuori il cazzo di tuo padre… m’ha raccontato quello che gli hai fatto ieir a tavola, sai? ”
“T’ha raccontato proprio tutto tutto? ”
“Sì baldracca… avanti, tiraglielo fuori e succhialo! ”
“Papà… tiralo fuori tu e mettimelo sino in gola… dai… sbrigati… tua figlia ha bisogno del tuo cazzo… voglio leccartelo e farti venire… ”
Sotto i colpi di Mario il membro di mio padre continuava a stantuffarmi in bocca e mentre il dottore si divertiva anche col mio culetto, indicò a mio padre le nuove posizioni da prendere.
“Claudio… aventi… tocca a te qui dietro… è ben oliato”
“Oh sì papà… prendimi nel culo, sì… dai… anche Francesca ti dava il culo? Eh? Ti dava il culo l’altra troia? ”
“No puttana di una figlia… tua sorella nel culo è vergine ma a te ti tocca in quanto primogenita… allarga le chiappe che tuo papà ti fa vedere il paradiso del sesso, lurida cagnetta in calore”
“Oh sì, sbattimelo dritto nel buco del culo e trattami come una cagna… Mario, fammi bere la tua sborra mentre do il culo al babbo, dai! ”
Mario riempì la mia bocca di sperma caldo mentre mio padre mi apriva in due.
Ma anche Claudio non resitè a lungo e lo tolse dal mio buchetto, facendomi mettere per terra a gambe aperte, venendomi sul seno e trattandomi come una cagna.
“Tieni figlia mia… e che ti sia di lezione, sporca puttana! La prossima volta svegliati prima del tempo… guarda cosa ti sei persa sino ad ora! ”
“Papà, sarò la tua donna… per sempre… quando vorrei… papà… ti amo… ma… e la mamma? ”
“La mamma è qui fuori che attende il suo turno… non vede l’ora di sentire la tua lingua calda sulla sua figa… ”
“ma io… io non sono lesbica… ”
“E beh? è ora di provare nuove emozioni no? ”
“hai ragione… falla entrare allora… voglio che prima mi lecchi i seni dove c’è il tuo sperma. ”
Mio padre la chiamò, entrò già nuda e dopo aver baciato in bocca Mario e suo marito, venne da me per iniziarmi al gioco saffico. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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