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Due Paia

Uscendo dalla pizzeria non posso fare a meno di ripensare a tutte le idee che mi ero fatto su Ettore, dopo che Simona si era fatta masturbare in macchina da lui non avevo più avuto occasione di incontrarlo se non quella sera.
Simona mi aveva invitato a passare il week-end con lei a B. e mi aveva avvisato che ci sarebbero stati anche Caterina ed Ettore, non avevo dato tanto peso alla cosa, credevo che la maggior parte del tempo saremmo stati soli e invece avevamo passato il venerdì sera assieme in pizzeria.
Caterina era una ragazza che avevo notato già ai tempi del liceo, ma non avevo mai avuto modo di conoscerla, Ettore anche se era mio coetaneo non lo avevo mai notato; la serata stava procedendo bene, io non mi stavo sicuramente annoiando e l’idea di andare tutti e quattro a giocare a biliardo mi sembra ottima, non sono un campione, anzi sono sempre stato preso in giro per i miei grossolani errori, ma qualche palla buona ogni tanto mi veniva, e il fatto che anche Ettore non sia un patito mi fa pensare che ci sarà parecchio da ridere.
Il locale dove ci rechiamo a giocare a biliardo è poco distante e decidiamo di raggiungerlo a piedi. Simona e Caterina camminano davanti a noi, Ettore mi fa i complimenti:
“Simona è proprio bella, il suo sguardo è molto dolce e poi ha molto buon gusto. ”
“Per cosa, scusa? ”
“In generale, ho visto come ha arredato la sua camera e poi ha gusto anche nel vestire. ”
Simona, in effetti, questa sera è bellissima. È stato difficile non fissarla per tutta la cena.
La maglia era molto scollata e lasciava vedere buona parte del suo prosperoso seno. Adesso da dietro godo di una vista stupenda: Simona indossa un paio di pantaloni beige di pelle, aderenti su sedere e coscia, che si allargano leggermente fino a coprire buona parte degli stivali. Questi sono dello stesso colore e hanno il tacco alto.
Simona ultimamente si veste sempre più spesso in modo seducente, ormai quando usciamo mette sempre scarpe coi tacchi, sempre che non si esca per fare una passeggiata nei boschi.
Credo che Caterina e Simona si siano influenzate molto ultimamente, anche Caterina è vestita in modo provocante, ha un paio di jeans che aderiscono perfettamente al suo sedere e un paio di stivali neri con una punta molto stretta, lunga e il tacco sottile. Tutte e due indossano un giubbotto corto di pelle, stretto in vita, quello di Caterina è nero e quello di Simona è in tinta con i suoi pantaloni.
“Beh, anche Caterina ha molto gusto e poi sa essere molto seducente. ”
Entriamo nel locale ed assieme ad Ettore vado a prenotare il tavolo mentre Simona e Caterina ordinano dei drink al bar.
Raggiungiamo il tavolo che è in fondo alla sala non molto affollata. I pochi avventori non possono fare a meno di notare Caterina e Simona che passano tra i tavoli, si girano tutti ad osservarle. Ettore ed io ci scambiamo uno sguardo d’orgoglio.
Iniziamo spiegando alle ragazze le regole e insegnando loro come si usa la stecca, io faccio da istruttore a Simona ed Ettore a Caterina.
Dopo alcuni tiri propedeutici, decidiamo di fare una partita. Come immaginavo Ettore è al mio stesso livello solo che mentre Simona si comporta decentemente per essere alla sua prima partita, Caterina è un vero e proprio disastro. Anche se il suo ragazzo prova a correggerla, lei non riesce a combinare niente di buono.
Simona le parla mentre io ed Ettore sistemiamo le palle per la seconda partita, dopo l’ennesimo tentativo di tiro Caterina mi chiede di aiutarla, mi metto dietro di lei, le prendo la mano sinistra e la faccio appoggiare al panno verde vicina alla palla bianca. Caterina si piega più di quello che serva in modo da spingere il suo sedere contro il mio sesso. Appoggia la stecca al tavolo e con la mano destra che è libera mi tocca il sedere spingendolo verso lei. Mi giro verso Simona e vedo che si è seduta su Ettore, sta fissando il tavolo e sembra completamente disinteressata a quello che stiamo facendo io e Caterina. Accontento Caterina con un paio di spinte che inevitabilmente mi creano una vistosa erezione.
Il sedere di Caterina sembra plasmato per accogliermi, invado la fessura tra le natiche e lei spinge ancora più forte verso me. Finalmente mette la prima palla in buca, mi rialzo e guardo il tavolo, sono imbarazzato perché non ho idea di quello che abbiano visto Simona ed Ettore. Caterina si sposta dall’altra parte del tavolo, ora è di fronte alla sedia sulla quale sono seduti i nostri compagni:
“Giacomo, vieni ad aiutarmi! ”
Il suo tono è sarcastico, appena mi avvicino a lei scopro il motivo: Ettore sta spingendo il suo bacino contro il sedere di Simona, lo accarezza e le parla sottovoce nell’orecchio. Caterina appoggia la mano sul mio pene, si gira e si prepara a tirare con la stecca:
“Quanta forza devo mettere secondo te in questo tiro? ”
La provocazione è chiara e la raccolgo al volo, mi appoggio a lei e mi struscio con delicatezza, dando poi un colpo secco. Caterina sbaglia il tiro ed ora tocca a Simona, mi si avvicina e mi bacia mettendomi tutta la lingua in bocca, dopo aver sbagliato il tiro mi raggiunge sulla sedia dove nel frattempo mi sono seduto e mi sussurra:
“Stanotte ho intenzione di farti morire, ti farò mio! ”
La partita continua senza altri episodi particolari, solo sguardi di complicità che continuano ad incrociarsi. Verso mezzanotte la sala chiude e noi torniamo a casa soddisfatti della bella serata.
Nell’ascensore Simona e Caterina ci saltano addosso, si stringono a noi e ci baciano in modo provocante, sembra che sia tutto fatto secondo un copione, come se recitassero la stessa parte, Simona fa a me quello che Caterina sta facendo ad Ettore, gli stessi baci, le stesse carezze, con la stessa decisione. La situazione è bollente e non si stempera fino a quando raggiungiamo la porta dell’appartamento davanti al quale le ragazze si fermano. Simona apre con le chiavi che aveva nella borsetta, entriamo in casa e andiamo verso le camere che sono separate dal soggiorno.
Appena Simona chiude la porta la abbraccio, la bacio sul collo e la spingo verso la porta che è poco distante, stende le sue braccia l’alto come se dovesse aggrapparsi a qualcosa e con le mani arriva a toccare gli angoli della porta, le mie mani sono sul suo sedere, lo massaggio con vigore facendo dei movimenti concentrici, poi risalgo lungo i fianchi e sulle braccia fino a mettere le mie mani sopra le sue. Il profumo che ha sul collo mi inebria, provo una sensazione di abbandono e di serenità, la bacio ancora sul collo fino a farla trasalire.
Il mio bacino preme contro il suo, mentre il suo respiro si fa affannoso, spingo fino quasi a sollevarla da terra, fino a quando con un’energica spinta mi allontana dalla porta e da lei.
“Siediti sul letto” mi dice e intanto si leva il giubbotto di pelle.
Mi leva la giacca e la butta lontano, mi bacia sul collo, mordendomi e spostandosi verso il basso, sbottona con una lentezza esasperante la camicia ed esplora con le sue mani e la sua bocca il mio petto leccandolo poi baciandolo e poi ancora leccandolo. Sono eccitato, sento il mio membro caldo e pulsante che si fa spazio nei boxer lungo una gamba. Simona se ne accorge, slaccia la cintura e, ricordandosi la scena di un film visto qualche sera prima, prova a slacciare i jeans usando i denti. Dopo due tentativi andati a vuoto scoppiamo a ridere tutti e due, sbottono i pantaloni e lei me li sfila fino alle ginocchia, restando inginocchiata davanti a me. Va alla ricerca del mio pene, la sua lingua ne bagna la punta, lo solletica e poi lo accoglie nella sua bocca.
“Simona mi fa un po’ male piegato nei boxer, non si può fare niente per migliorare questa situazione? ”
“Certo, ci penso io, tu stenditi e lascia fare a me. ”
Appoggio la schiena al letto, e Simona fa uscire il mio membro attraverso l’apertura dei boxer riprendendolo immediatamente tra le sue labbra; le sue braccia sono appoggiate al mio torace e le sue mani stimolano i miei capezzoli stringendoli ogni tanto e facendomi provare dei leggeri brividi ogni volta. La sua bocca, e la sua lingua fanno a gara per eccitarmi l’una più dell’altra baciando e leccando sia il pene che i testicoli.
Ad un certo punto Simona si alza, si leva la maglia e il reggiseno, porta le mani sui seni e li massaggia, si china di nuovo sul mio membro, lo prende con la mano destra e comincia a salire e scendere lentamente, stringendo sempre più fino a quando non esce la prima goccia di liquido, sorride e porta i capezzoli in contatto con la punta del mio pene, li fa bagnare e poi li avvicina alla mia bocca. La mia lingua li cerca e Simona me li lascia succhiare solo dopo essersi fatta rincorrere per un po’. Infilo un dito nella sua bocca e lei lo succhia avidamente, con l’altra mano scivolo fino alla cerniera che chiude i pantaloni, e la apro.
Simona si rimette in piedi davanti a me, abbasso i pantaloni fino al ginocchio, il perizoma che porta è dello stesso colore dei pantaloni e quasi trasparente, come le calze autoreggenti che hanno un pizzo molto alto che Simona ha posizionato a metà coscia sapendo quanto mi inorridiscano le autoreggenti che arrivano fino al pube.
Sorride soddisfatta del risultato ottenuto su di me, ogni volta che vuole sedurmi Simona si inventa qualcosa di nuovo, una situazione intrigante o un abbigliamento provocante.
Rimango per un attimo fermo ad ammirarla, poi mi tuffo fra le sue gambe, sfioro la stoffa del perizoma con le labbra e la trovo già umida spingo con la lingua sul clitoride e Simona mi fa capire di apprezzare la mia azione allargando il più possibile le gambe. La bacio e la accarezzo fino a quando il perizoma è completamente fradicio:
“Giacomo, sdraiati a terra, a pancia in su. ”
Mi alzo dal letto, cammino fino al centro del tappeto che Simona ha in camera e mi sdraio:
“Allarga le gambe, so quanto ti piace avermi là in mezzo. E abbassa anche i boxer. ”
Le allargo per quanto sia possibile con i jeans che mi limitano nei movimenti. Simona è distante e quando si avvicina è uno spettacolo guardarla camminare verso me, non so quello che mi aspetta, ma sarei disposto a tutto in questo momento. Si ferma accanto a me, si leva il perizoma che è chiuso da una minuscola fibbia sul dietro, quindi mette i piedi tra le mia gambe molto vicini al mio bacino, allarga le gambe e mentre col dito mi invita ad avvicinarmi mi sussurra:
“Leccami come sai fare tu, fammi godere con quella splendida lingua. ”
Sollevo la schiena da terra, il sesso di Simona è davanti alla mia bocca, appoggio la lingua vicino al clitoride, la faccio scivolare verso il basso e torno indietro, ripeto lo stesso tragitto una secondo ed una terza volta mettendoci sempre più forza e arrivando sempre più vicino alla vagina. Ad ogni giro il piacere di Simona aumenta, irrigidisco tutta la lingua e penetro in lei, Simona abbassa il bacino per farsi penetrare ancora più a fondo, la mia bocca aderisce perfettamente al suo sesso, posso succhiare i suoi umori e le sue labbra eccitandola sempre più.
Sento che Simona sta spostando i piedi, porta la parte superiore della punta dello stivale destro a spingere contro l’ano mentre appoggia la pianta di quello sinistro sulla mia coscia e col tacco sfiora i testicoli:
“Giacomo, masturbati! Mi da una gioia immensa guardarti mentre masturbi me e te stesso nello stesso momento. ”
Il contatto con la pelle degli stivali ha ridato vita al mio membro che torna, dopo un paio di colpi, grosso e duro: mentre la mia mano sale e scendo lungo il pene, la mia lingua continua a stimolare la vagina di Simona. Sento i testicoli riempirsi di sperma e l’orgasmo farsi vicino:
“Simona sto per venire! ”
“Aspetta, non vorrei che mi sporcassi i pantaloni. ”
Mi irrigidisco, ma vedendo le mosse di Simona capisco che si tratta di una scusa: si sposta mettendosi in piedi dietro alla mia testa. Si inginocchia il suo sesso sfiora prima il mio naso e poi le mie labbra, poi si distende fino a raggiungere con la sua bocca il mio membro. Ne bacia la punta e poi lo risucchia dentro di se quasi completamente, mentre io la penetro con la lingua, bastano pochi movimenti per portarci all’orgasmo che è accompagnato dai gemiti soffocati dell’uno e dell’altra. La mi bocca è piena dei succhi di Simona, lei lascia uscire il mio pene dalla sua bocca, e la avvicina alla mia per baciarmi, le nostre lingue si incontrano, ci scambiamo i nostri sapori, allunghiamo in questo modo il nostro piacere fino a quando le nostre facce sono sporche di noi.
Apro gli occhi e la faccia di Simona è davanti alla mia:
“Sei dolcissimo quando dormi, il tuo viso è cosi sereno… ”
“Da quanto tempo mi stai osservando? ”
“Mi sono svegliata un’ora fa, poi ho fatto colazione e sono venuta a sdraiarmi accanto a te venti minuti fa, sai che ogni tanto muovi la bocca come se stessi succhiando qualcosa? ”
“Si, me lo hanno già detto. ”
“Vorrei che tu oggi fossi completamente mio. ”
“Cosa intendi? Io sono sempre tuo, lo sai? ”
“No, vorrei che tu oggi esaudissi ogni mio piccolo capriccio, che ti vestissi come voglio io e che venissi con me dove voglio io. Ricordi, ne avevamo parlato tempo fa, te la sentiresti di farlo oggi? ”
“Cosa devo aspettarmi? Hai in mente qualcosa che possa fare male a noi o al nostro rapporto? ”
“No, non penso, e poi se succedesse qualsiasi cosa ti dia fastidio o che vada contro la tua voglia o che ti ferisca, tu potresti fermarmi, e chiedere di smettere questo gioco. ”
“Va bene, sono tuo completamente, e mi potrai avere cosi ogni volta che vorrai. Cosa devo fare? ”
“Intanto vai a farti una bella doccia e dopo mettiti un paio di jeans e una polo che andiamo a fare la spesa. ”
Entro nella doccia e ne esco poco dopo, mi infilo jeans e maglietta, verso le undici usciamo. Lungo la strada, Simona mi spiega che nel pomeriggio le sarebbe piaciuto andare a giocare a squash, e che dopo la partita ci si sarebbe trovati con Ettore e Caterina per decidere cosa fare durante la serata, anche se in linea di massima loro erano orientati verso una serata casalinga.
Dopo la partita a squash nella quale Simona mi ha surclassato, decido di farmi una sauna mentre Simona fa una lampada abbronzante totale. Ci troviamo l’uno a fianco all’altro sul lettino del massaggiatore dal quale scendiamo tutti e due eccitati, per fortuna gli spogliatoi sono separati.
Arriviamo a casa alle cinque, Ettore e Caterina ci aspettano seduti sul divano e iniziamo a parlare di cosa fare per la serata, decidiamo per una cena formale a casa con eventuale film o gioco di società nel dopo cena. Io e Simona andiamo a chiuderci in camera, mi aspetto istruzioni su quello che dovrò fare o mettermi che puntualmente arrivano:
“Hai portato con te quel vestito che mi piace tanto? ”
“Si, vuoi che lo metta stasera? ”
“Certo, vorrei che mettessi i boxer grigi senza bottoni, le scarpe di pelle nere e la camicia bianca. ”
“Va bene, a che ora devo essere pronto? Posso sapere cosa metterai tu? ”
“Prima devi vestire me, poi io vado a cucinare assieme a Caterina e tu ed Ettore ci raggiungerete una volta che vi sarete vestiti. ”
“Scusa ma Ettore sa del nostro patto? ”
“No. ”
“Deve fare quello che gli dice Caterina come io faccio quello che mi dici tu? ”
“No, è libero di fare quello che vuole. ”
Simona va in bagno, e torna dopo un po’ truccata. Le unghie sono laccate di un colore naturale molto luminoso mentre il trucco del volto è pesante, quasi volgare con dei grossi tratti di matita nera attorno agli occhi e un rossetto in tinta con lo smalto.
Lascia cadere l’accappatoio che la ricopriva e mi mostra il suo corpo nudo:
“Il tuo tatuaggio è perfetto, sia per la posizione che per la dimensione. ”
“Me ne vorrei far fare un altro, in uno dei posti che più ti piacciono. Adesso prendi gli abiti che sono nel sacchetto nero nell’armadio e vestimi. ”
Prendo il porta abiti e lo poso sul letto, i vestiti all’interno sono tutti coperti da plastiche trasparenti, c’è una gonna di pelle nera di media lunghezza e una camicetta color avorio, un reggiseno, un reggicalze, e un perizoma neri di raso. Assieme alle scarpe, anche queste di pelle e nere, trovo delle calze e un paio di guanti lunghi.
Simona si siede sulla sedia in mezzo alla camera, è nuda davanti a me e aspetta che io svolga il mio compito, prendo il reggiseno e glielo metto, le coppe sembrano leggermente piccole, sostengono il seno, ma ne lasciano scoperta buona parte, levo le calze dalla confezione, sono strane, per niente elastiche hanno la riga dietro e devo stare attento a non smagliarle mentre le ammucchio prima di infilarle sulle gambe di Simona. Lei sospira, in effetti, queste calze cosi leggere e lisce farebbero la felicità di tutti quelli come me che amano i tessuti morbidi. Allaccio il reggicalze intorno alla vita, stringe un po’, ma è cosi che deva andare e poi ci aggancio le calze, prendo le scarpe e le infilo ai piedi di Simona senza perdere l’occasione per leccare il tacco altissimo e stretto, anche la punta è molto allungata e stretta, rimane vuota per gran parte della sua lunghezza. Simona si alza in piedi, i tacchi sono talmente alti che è poco più bassa di me che sono scalzo. Fa due passi verso lo specchio che riflette la ragazza più bella che abbia mai visto, mi avvicino col perizoma in mano, mi chino, lei si appoggia alle mie spalle e infila le gambe, lasciando che sia io a coprire il suo sesso. Il copione si ripete per la gonna, sembra fatta su misura, la fascia completamente sui fianchi per poi scendere dritta fino alle ginocchia, uno spacco lunghissimo le permette di camminare comodamente. La camicia ha un ampia scollatura e le maniche sono appena accennate, quando prendo in mano i guanti mi ferma:
“Quelli non posso metterli ora, devo finire di preparare la cena e non li metterò se non dopo cena. ”
“Vorrei che tu li mettessi ugualmente per farmi vedere come stai nell’insieme. ” Simona sorride, sa che è solo un pretesto per ammirarla, so benissimo che sta divinamente vestita in questo modo; li arrotola e poi li srotola facendoli salire fino a metà avambraccio. Mi allontano, voglio godere dello spettacolo da tutte le angolazioni cosi le giro attorno mentre Simona si pavoneggia davanti allo specchio. Di scatto mi si avvicina, abbassa i miei pantaloni della tuta e mi leva la maglietta e la felpa, rimango in boxer:
“Io devo andare ad aiutare Caterina, vestiti come ti ho detto e raggiungici in cucina. ”
Mi sdraio un po’ sul letto, sono un po’ stanco e voglio rilassarmi pensando a Simona, dopo un quarto d’ora inizio a vestirmi, mi cambio i boxer, mi metto i pantaloni, la camicia e la giacca. Prima di fare il nodo alla cravatta mi infilo i calzini e le scarpe, metto un po’ di gel sui capelli ed esco dalla camera.
In sala da pranzo è già tutto pronto, i guanti di Simona sono appoggiati allo schienale di una sedia e su un altro ci sono quelli che devono essere di Caterina. Entro in cucina, Simona è vicina al forno e Caterina sta controllando il fornello, indossa un grembiule che le copre gli abiti, quando si accorge della mia presenza mi strizza l’occhio:
“Sei proprio un bell’uomo Giacomo, ma sembra che anche tu gradisca il nostro abbigliamento. ”
Effettivamente sento il mio sesso pulsare, e credo che sia evidente la mia eccitazione anche attraverso i pantaloni, in effetti, anche Caterina è vestita in modo eccitante, come Simona: i capelli biondi le danno un’aria da bambola, specialmente questa sera che è truccata in modo quasi esagerato; un top beige copre ben poco delle sue spalle, il seno è evidente sotto la seta liscia, la gonna, anche questa di seta, arriva fin sotto al ginocchio, è marrone, leggerissima, ha uno spacco proprio in corrispondenza della coscia sinistra. Attraverso lo spacco vedo il laccetto nero del reggicalze, riesco a vedere la calza solo per via delle pieghe che prende, non essendo elastica, quando le gambe si piegano, è trasparente e si nota solo dove è doppiata per essere agganciata al reggicalze. Caterina si tiene in equilibrio su tacchi altissimi, le scarpe sono beige, con un inserto sulla punta dello stesso colore della gonna, hanno la punta sottile e squadrata come quelle di Simona, ma il tacco a spillo squadrato è ancora più alto.
“Noto che hai tenuto conto dei miei gusti, in effetti, Caterina, sai quali sono le cose che apprezzo in una donna. ”
“Certo, e anche Ettore è d’accordo con te; e poi questi mesi di convivenza con Simona mi hanno reso la vita ancora più eccitante, la tua ragazza mi ha insegnato molte cose. ”
Simona mi si avvicina e posa una mano sulla protuberanza dei miei pantaloni e palpandomi platealmente davanti a Caterina:
“Anche tu mi hai insegnato qualcosa. Senti qua che cosa abbiamo! ? ! ”
Si avvicina anche Caterina e senza che nessuno dica niente incomincia anche lei a massaggiarmi il pene. Arriva Ettore ed appoggia le sue mani da pianista sulle natiche delle ragazze, stringendoli con vigore, Caterina senza trascurare il massaggio si volta verso il suo uomo e lo bacia, con l’altra mano scende sotto la cintura dei pantaloni di Ettore, apre la cerniera ed entra con la mano che subito dopo esce riempita da un membro non grosso, ma molto lungo già in erezione. Simona lo prende con la mano destra, lo masturba e Caterina si accuccia davanti al suo compagno cingendo con le labbra il glande, sentiamo a malapena il timer del forno che annuncia che la cena è pronta.

Ci fermiamo e prese le teglie dal forno ci sediamo a tavola, a fianco a me c’è Simona e di fronte Caterina, iniziamo a mangiare e come se niente fosse successo parliamo di quello che abbiamo fatto durante la giornata, quando le ragazze si alzano per andare a prendere la seconda portata Ettore mi fa le scuse per quello che è successo prima, assicurandomi che lui non sapeva niente, e che vedendo che non ero imbarazzato o scontento aveva lasciato fare. In effetti, sono anche io meravigliato della mia reazione, non mi ha dato fastidio che Simona lo abbia toccato. Simona e Caterina tornano, ci servono e si risiedono; mentre mangio sento la mano di Simona allungarsi sulla mia coscia, mi massaggia e si avvicina ai miei genitali, apre la cerniera e fa uscire il membro. Sono leggermente imbarazzato, ma quando lo sguardo mi cade sulle mani di Caterina capisco che l’azione è concertata, anche lei si muove come sta facendo la mia ragazza. Il mio pene tra le sue mani diventa sempre più duro, grosso e lungo, quando l’eccitazione non mi impedisce di mangiare, faccio salire la gonna di Simona che mi aiuta scivolando in avanti sulla sedia, infilo due dita sotto il perizoma e raggiungo il clitoride, lo massaggio premendo con forza, Simona ad ogni spinta chiude gli occhi e continua a masturbarmi. Sento che è completamente bagnata e dilatata, la voglio prendere davanti ad Ettore e Caterina, cosi mi alzo, e per la prima volta mostro il mio sesso ai nostri amici, Simona lo prende subito in bocca, mi fa appoggiare al tavolo e lascia che io la penetri, la lingua percorre il pene per tutta la lunghezza, lo bagna e ad ogni affondo Simona stringe le sue labbra attorno al glande. Simona mi leva la giacca e la camicia, intanto vedo che Ettore è inginocchiato davanti a Caterina dall’altra parte del tavolo, con la testa tra le sue cosce, mentre lei sta tentando di spostare dal pezzo di tavolo dietro la sua schiena tutti gli oggetti, la aiuto e lei, una volta appoggiata la schiena sul tavolo, mi ricompensa stringendo tra le sue dita i miei capezzoli. Ettore la penetra con il lungo membro, e inizia a spingere, si vede che Caterina gode ogni volta che viene penetrata fino in fondo. Simona, si slaccia la camicetta, lascia uscire il mio pene dalla bocca rivolgendo la sua attenzione verso Caterina e il suo seno, lo prende tra le mani, lo trattiene, e poi lo fa uscire dalle coppe della guêpiere, è sodo e grosso ma non eccessivo. Mi sposto dietro a Simona, lei si china per assaggiare con la bocca i seni di Caterina, le alzo la gonna e passo una mano sulla sua vagina, è molto bagnata, ma quando sto per penetrarla, mi ferma.
“Giacomo, a Caterina piacerebbe che tu lo mettessi dietro, ed io ho pensato a questo tutte le sere da quando mi hai fatto godere cosi l’ultima volta; c’è della crema sul mobile dietro di te… ”
So che non è un ordine e che se volessi potrei tirarmi indietro, ma questo pensiero non mi passa neanche per la testa, prendo il tubetto di crema idratante, ne metto un po’ sulle natiche di Simona e la spalmo per lubrificare in modo ottimale il suo ano, Simona con le mani separa i due emisferi e mi offre se stessa, appoggio la punta del mio membro e lentamente scivolo in lei. Sento il caldo risalire lungo il mio ventre, Simona e Caterina si stanno leccando i capezzoli tenendo i seni con le mani, la mia presa è salda sui fianchi di Simona che fa fatica a restare in equilibrio sui tacchi sotto le mie spinte, i gridi di piacere sia di Simona che di Caterina si fanno sempre più forti e mi avvicino all’orgasmo, alzo lo sguardo verso Ettore: i suoi muscoli sono tesi, le spalle, che Caterina ha liberato dalla camicia, sono di un rosso incandescente, sembra che si sia scottato al sole e invece è solo l’orgasmo che lo prende proprio nel momento in cui anche Caterina viene stringendolo a se con le gambe.
“Ho male Giacomo, è troppo grosso, esci per favore. ”
Esco da Simona, che si gira immediatamente con la faccia rivolta a me, prende nella mano il mio membro e lo masturba velocemente, vengo sul suo petto. Quando l’ultima goccia di sperma cade un capezzolo con la mano che non tiene il pene si spalma il mio seme, fino a portarlo dentro di se, appoggia la schiena al tappeto, si inarca e mi mostra le sue dita che scivolano dentro e fuori dalla sua vagina fino a provocarle un copioso orgasmo.
Rialzandosi mi prende per mano:
“Io e Giacomo ci assentiamo per un po’, aspettateci qua. ”
Cosi dicendo mi trascina verso il bagno, mi sfila i vestiti che mi sono rimasti addosso e mi fa entrare nella doccia, subito dopo mi raggiunge anche lei, ci laviamo a vicenda come abbia fatto in più di una occasione, mi colpisce il pensare che questa pratica ci sia venuta naturale fin dai primi tempi nei quali stavamo insieme.
Finita la doccia Simona mi spedisce in camera sua vestito del solo accappatoio e mi raggiunge dopo cinque minuti con i suoi vestiti in mano.
“Riposati, la serata non è finita. Adesso mi rivesto e dopo sarò da te. ”
Mi assopisco e solo quando sento che Simona sta aprendo il mio accappatoio, mi accorgo che ha in mano un rasoio e una macchinetta per tagliare i capelli.
“Che cosa hai intenzione di fare? ”
“Ti preparo, voglio depilarti tutto. ”
Per fortuna le gambe, le braccia e il petto sono già depilati perché nuotando a livello agonistico devo depilarmi.
“Adesso apri bene le gambe! ”
Allargo le gambe, ma ho un immensa paura che Simona sbagli a tagliare, per fortuna procede con cautela, e prima accorci tutti i peli della zona inguinale con il taglia capelli, poi prende la schiuma da barba, la spalma attorno al pene ed entra in azione con il rasoio, per fortuna evita i testicoli. Poi mi fa girare, mi spalma la crema su tutto il sedere, passa velocemente con il rasoio e poi mi pulisce.
“Adesso vorrei che tu indossassi alcuni indumenti che mi sono permessa di scegliere per te, ho preso una taglia che spero ti vada bene. ”
Mi infilo in una guepiere nera, di un tessuto elastico gradevole al tatto, Simona riempie subito le coppe con delle grandi protesi che riconosco essere quelle che avevo usato un’altra volta nella quale ero andato a casa sua vestito da donna, adesso lo scenario che mi si presenta sembra essere simile con in più la presenza di Caterina ed Ettore, ma non credo che Simona abbia intenzione di mostrarmi cosi ad altre persone. Apre una confezione di calze, sono leggere e il colore è un grigio chiaro molto sensuale, sono molto elastiche e lunghe e riesco ad agganciarle alla guepiere senza difficoltà, anche se tra un gancio e l’altro formano una vistosa curva, che io ho sempre ritenuto affascinante.
Il mio pene sembra ritrovare la vita quando con le gambe fasciate dalle calze sfioro le gambe di Simona, dall’armadio estrae una scatola di scarpe, ma quando la apre e posa il contenuto a terra rimango di sasso. Sono un paio di stivali di pelle nera con la parte che ricopre la gamba elastica, ho visto Simona indossarne un paio simile altre volte, cosi li arriccio e li infilo come fossero delle calze, sono lunghissimi, arrivano appena sopra il ginocchio, il tacco (la scatola riporta 13cm) è alto e sottile, ma non impossibile. La punta sembra creare più problemi, visto che è stretta e lunga, la pelle che mi ricopre mi da una piacevole sensazione di calore, che viene aumentata quando Simona mi veste con un vestito di pelle nera, corto.
Faccio due passi nella stanza, prendo confidenza coi tacchi che non porto da alcune settimane e cerco conferma negli occhi di Simona:
“Giacomo vorresti venire di là, con me e gli altri? Se decidi di non farlo per me va bene, ma se vieni devi recitare la tua parte senza tirarti indietro. ”
Sono molto indeciso, ho paura di quello che potrebbero pensare Caterina ed Ettore, ma allo stesso tempo, la voglia di provare le brezza di una cosa cosi nuova per me, mi fa venir voglia di uscire allo scoperto.
“Mi lasci due minuti per decidere? ”
“Si, ci sono anche questi guanti lunghi uguali a quelli miei e di Caterina, adesso è il momento di indossarli se vuoi. Io ti lascio qua solo, ti aspetto in sala da pranzo con gli altri. ”
Simona esce dalla porta della camera e mi lascia con il mio dubbio. Devo solo mettermi il rossetto, il trucco e la parrucca me li ha messi Simona. Davanti al lungo specchio mi trovo normale, come se non fossi travestito, come se quello fosse solo un altro tipo di abbigliamento, rispetto al solito. Non sono sconvolto, mi sento a mio agio. Distribuisco il rossetto sulle labbra come mi ha insegnato Simona, infilo i guanti ed apro la porta. I miei dubbi si sono fatti sottili anche se rimangono li, a farmi battere il cuore ad ogni passo, con la paura di essere deriso o non accettato. La mia voglia di essere donna è forte fino al punto di farmi correre il rischio, tendo le orecchie per cogliere le parole che volano nella sala da pranzo, ma mi riesce difficile, anche se lo sforzo per avere un passo aggraziato e poco rumoroso è notevole. Il mio sedere, le mie cosce e i miei polpacci sono tesi, camminare su questi tacchi non è semplice neanche per me che sono una persona sportiva, tenere l’equilibrio sembra un’impresa titanica. Con una mano accarezzo la pelle degli stivali, la seta delle calze e risalgo fino al pene, i guanti sono sottili e a contatto con la pelle mi fanno venire i brividi. Mi fermo dietro alla porta, cinque secondi nei quali provo a pensare a qualcosa da dire per levarmi dall’imbarazzo; entro, sono tutti seduti a tavola, si girano per guardarmi e mi invitano a sedere.
Continuano a parlare come se nulla fosse come se io non fossi vestito come una donna, o forse come se fosse una donna quella che è appena entrata.
“Ci sarebbe il dolce da mangiare, ne avete voglia? ”
Ettore e Caterina rispondono alla domanda di Simona in coro:
“Si, volentieri. ”
Io faccio un cenno con la testa, e Simona guardandomi negli occhi:
“Andresti tu Claudia in cucina a prenderlo, per favore? ”
“Certo, vado volentieri. ”
Simona appoggia la sua mano sulle mie gambe le sfiora come Giacomo sfiora le sue, come Ettore sfiora quelle di Caterina, mentre mi alzo dalla sedia il cuore mi batte in gola, raggiungo la posizione eretta lentamente e mi dirigo verso la cucina.
Quando mi piego per prendere il tiramisù dal frigo la mano di Caterina si posa sul mio sedere, mi accarezza, io faccio come se niente fosse.
“Ho sempre sognato di avere un rapporto con una donna come te, alta sinuosa, hai delle gambe stupende, non hai filo di grasso e anche il tuo sedere è invidiabile. Pensi che sia pazza? ”
“No, perché mai dovrei pensarlo. ”
“Di là c’è il mio ragazzo che non mi ha mai fatto mancare niente, e io appena ho potuto sono venuta ad inseguirti. Sono attratta da te Claudia. ”
“Beh, anche tu sei molto attraente e sensuale. Forse però dovremmo portare il dolce in tavola che ne pensi? ”
Non so come comportarmi, non so cosa voglia Simona da me, e forse solo davanti a lei posso capirlo. Caterina mi precede in sala da pranzo, fa appello a tutte le sue qualità per farmi perdere la testa, e si va a sedere vicino ad Ettore. Comincio a servire proprio lei, con la mano mi fruga sotto la gonna e senza fare tanta fatica, visto lo spacco che arriva fino alla vita, trova il mio pene, lo stringe, lo massaggia, impiego un eternità di tempo per darle una fetta che avrei potuto tagliare in cinque secondi.
Passo a Simona prende il mio sesso in bocca mentre la servo, nessuno dice niente, i miei occhi sono socchiusi e quando li riapro dopo un minuto vedo che Caterina ed Ettore si stanno baciando in modo molto passionale e Simona seduta con le gambe aperte, si sta masturbando con la mano che non trattiene il mio pene.
“Tu Ettore non lo vuoi il dolce? ”
“Certo Claudia, vieni qua a servirmi. ”
Mentre mi avvicino Ettore scosta la sedia dal tavolo.
“Siedi sulle mie gambe. ”
Accetto l’invito, mi siedo rivolta verso la tavola, subito dopo essermi seduta sento il sesso di Ettore che spinge sulla mia gonna, sono stupita e compiaciuta di me stessa mi sento pronta e donare il mio corpo a chiunque. Avrei voglia che fossero mille le mani che mi toccano, vorrei essere desiderata, frugata, masturbata, riempita. Godo, del potere di eccitare, che ha il mio corpo. Mentre mi alzo Ettore mi palpa in modo rozzo.
Vado a sedermi al mio, posto, mangiamo il dolce in fretta siamo tutti eccitati e appena tutti hanno finito inizio a sparecchiare, porto tutto in cucina e lì mi raggiunge Caterina mentre sto riempiendo la lavastoviglie.
“Allora credi a quello che ti ho detto prima, o pensi che ti stia prendendo in giro? ”
“Ci credo, solo che non so bene cosa fare. ”
“Lascia fare a noi allora. Quando hai finito raggiungici in salotto, io e Simona abbiamo comprato dei regali per tutti. ”
In salotto Simona ed Ettore sono seduti sullo stesso divano io vado a sedermi vicino a Caterina. Parliamo per un po’ e poi Simona si alza e porta ad ognuno di noi un pacchetto, io ed Ettore apriamo eccitati: trovo una maschera che serve per coprire la faccia, ha la possibilità di chiudere le fessure per gli occhi; Ettore trova un paio di manette.
Nei pacchetti delle ragazze invece ci sono delle mutande che hanno applicato un fallo di plastica all’interno e uno all’esterno, e che lasciano completamente libero il sedere.
“Posso aiutarti a mettere la maschera se poi mi aiuti col mio regalo. ”
Caterina prende la maschera dalle mie mani e la sistema sulla mia faccia aprendo le fessure per gli occhi, allo stesso tempo Simona prende le manette, fa mettere le mani dietro la schiena a Ettore e poi gliele lega.
Simona leva i pantaloni e i boxer ad Ettore, liberando il suo pene eretto, glielo prende in mano e infila un profilattico, Caterina fa la stessa cosa con me, poi all’unisono si spalmano della crema sul pube e ci chiedono di essere penetrate.
Simona è sdraiata sul divano e Caterina ci si è appoggiata con le ginocchia e mi da le spalle, i miei pensieri sono annebbiati, non so cosa ci abbia portato fin qua e temo che questo possa porre fine alla nostra storia, ma ora Simona sembra apprezzare ciò che altre volte aveva respinto.
Prendo Caterina con foga, quasi in modo violento, sento il suo respiro diventare rapidamente affannoso, la penetro fino a sentire i testicoli appoggiarsi sul suo clitoride e poi torno indietro fino ad uscire da lei per poi ripenetrarla. Quando sento che la sua vagina è abbondantemente bagnata, prendo tra le mani le mutande e inumidisco con la saliva il fallo interno col quale rimpiazzo il mio all’interno del suo sesso. Caterina si calma quando smetto di muoverlo perché sono intento ad allacciare il suo regalo. Quando ho finito il mio pene è ancora in erezione, si rialza e si gira con me verso Simona ed Ettore. Ettore è andato molto più blando con Simona, che spesso non gradisce i modi violenti, ma sta anche lui allacciando l’ultimo laccio.
“Andiamo in camera mia? ”
Caterina e Simona si prendono per mano, e ancheggiano verso la camera di Caterina, i falli che hanno nella vagina le fanno godere al punto che ansimano ad ogni passo. Io ed Ettore le seguiamo, abbassiamo le tapparelle e mi fanno sedere su una poltrona che ha una forma strana, lo schienale è molto inclinato, e la seduta quasi inesistente è sostituita da due propaggini che si divaricano, sembra quasi un lettino da ginecologo visto che ha anche il posto per appoggiare i piedi.
“Appoggia le gambe qua Claudia. ”
I tacchi alti si infilano in una fessura, le mia gambe sono divaricate e Simona ha campo aperto, si abbassa e dopo aver levato il profilattico, accoglie il mio sesso nella sua bocca, lascia che la saliva coli lungo l’asta, lo succhia e lo mordicchia procurandomi un piacere immenso, dietro di lei vedo Caterina che schiacciata contro il muro sta facendo l’amore con Ettore.
“Ora Claudia è il caso che tu non veda più niente. ”
Simona mi chiude le fessure della maschera e rimango isolato nel buio, perso, mentre lei continua a passare la sua lingua sul mio pene.
Sento una mano che spalma della crema sui miei testicoli, poi sulla mia apertura, un dito mi penetra, stringo i muscoli e tento di scivolare verso il basso perché la penetrazione sia ancora più profonda.
Sento dei passi nella camera ma non riesco bene a capire chi si stia movendo, una mano femminile ricoperta dal guanto si appoggia alla mia faccia, mi fa aprire la bocca, sento qualcosa di grosso ricoperto di nutella che entra, deve essere il fallo di Simona o quello di Caterina.
“Succhialo. ”
Non distinguo la voce, ma inizio subito a fare quello che mi è stato ordinato. Lo lecco, lo mordo, la consistenza credo sia simile a quella di un pene umano in erezione, anche se non ne ho mai avuto uno nella bocca. Dopo un po’ il fallo arriva dalla parte opposta, ci deve essere stato un avvicendamento, dedico anche a questo le necessarie attenzioni fino a quando non sono due a riempirmi, faccio quello che posso per soddisfare Simona e Caterina, ma potrebbe esserci chiunque nella stanza per quel che ne so io. Mi sembra di vedere un bagliore e sento il rumore di una pellicola che si avvolge, qualcuno ha fatto una foto, vorrei poter vedere la scena da fuori, ma mi accontenterò di guardare la foto.
Intanto mi sono preso il pene in mano e mi sto accarezzando, senza foga, i suoni sono confusi, la maschera è ben fatta perché non lascia vedere neanche le ombre, la pelle di una scarpa mi passa sul mento, il tacco arriva sulla mia bocca, un’altra scarpa accarezza i mie genitali, la punta si appoggia al mio ano, ma per fortuna si defila in fretta. Dopo pochi istanti sento una pressione distribuita nella stessa zona, provo a far scendere le mia mani, ma ricevo una sberla, mi viene spalmata altra crema, lentamente il fallo si fa strada nelle mie viscere, regalandomi brividi, contrazioni, spasmi. Poco dopo sento un sommesso grido di dolore e poi un altro ancora. Le spinte ora si fanno più vigorose, ma continuano a provocarmi piacere, con la mano ho aumentato la velocità della masturbazione, non riesco a toccare il corpo che sta davanti al mio, in poco tempo il rumore dei corpi che amoreggiano riempie la stanza, sono assordato dall’orgasmo continuo che sto provando, sta salendo lungo la mia schiena, e si sta facendo spazio anche verso il mio ventre, sento che sto per arrivare al culmine, voglio levarmi la maschera e vedere chi mi sta facendo sentire cosi donna, anche se forse la sorpresa potrebbe non essere delle migliori; però Caterina è stata fin troppo brava e non riesco a fare nulla per liberarmi.
“Cosa dite, lo lasciamo guardare? ”
Alla domanda di Ettore rispondono prima Caterina e poi Simona:
“Per me va bene, anche perché non penso di durare ancora tanto. ”
“Si dai facciamogli vedere come stiamo godendo tutti, anch’io sto per venire. ”
Finalmente arriva una mano in aiuto, e posso guardare quello che accade nella stanza. Simona è davanti a me, il suo fallo di gomma mi penetra a fondo, con una forza spietata, le sue gambe sono divaricate per accogliere dentro se il finto sesso di Caterina che a sua volta viene sodomizzata da Ettore. Al vista di quest’orgia accelera il mio orgasmo, lo spruzzo di seme arriva sulla faccia di Simona, e subito dopo la sento venire, le sue mani ancora fasciate nei guanti stringono i miei fianchi con cattiveria.
Anche Caterina ed Ettore giungono all’orgasmo, silenzioso soffocato. I nostri corpi si staccano, le nostre menti sono unite e lo rimarranno anche nei prossimi giorni. FINE

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