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Enrica, la segretaria di mio padre

Enrica è la segretaria di mio padre da circa 20 anni, tra loro esiste un tale affiatamento che da quando ho incominciato a capirne qualche cosa di queste cose, ho avuto la certezza che sia stata la sua amante.

Del resto a mio padre sono sempre piaciute le belle donne, ed Enrica è stata ed è una bella donna, anzi una splendida donna. Ancor oggi all’età di 42 anni il solo guardarla mi eccita terribilmente. Il suo fisico asciutto, con seni di media grandezza ancor sodi come quelli di una ragazzina, la curva dei fianchi morbida e voluttuosa, spesso fasciata da aderentissime minigonne.

Le gambe di Enrica non temono il confronto con quelle delle ragazzine e possono essere generosamente mostrate con orgoglio, ma quello che da sempre mi ha colpito di più è il suo viso, un perfetto ovale circondato, oggi. , da un caschetto di capelli nerissimi e con incastonate due meravigliose gemme coloro smeraldo, i suoi occhi.

Non ricordo nemmeno il numero delle volte che da ragazzino mi sono masturbato pensando a lei, ma purtroppo lei mi ha visto crescere e mi ha sempre trattato come un figlio, anche di fronte hai mie maldestri tentativi di corteggiarla per cui è sempre rimasta un sogno.

Ma avere una seconda mamma a volte ha i suoi vantaggi, soprattutto se questa seconda mamma è Enrica, ed io ho potuto constatarlo non molto tempo fa. Dovete sapere che per circa due anni sono stato fidanzato con Giuliana, la figlia di alcuni nostri conoscenti, una ragazza stupenda e molto disinibita. A letto Giuliana era una vera bomba ed io ho perso la testa per lei. Ma siamo entrambi troppo giovani per un’impegno serio, 22 io 19 lei, e la ragazzina, un paio di mesi fa mi ha mollato.

Sono piombato in uno stato di profonda depressione e ne ha risentito tutta la mia vita, non solo il lato sentimentale e sessuale. Non sono più uscito con gli amici, ho incominciato ad andare malissimo all’università bucando un’esame dietro l’altro ed aggravando ancor di più la mia crisi di fiducia.

Sembrava una china senza fine ed io rotolavo sempre più in basso sino a quando un giorno, camminando solitario per la città presi una decisione. Avrei smesso di studiare, avrei rotto con la mia vecchia vita e per farlo sarei partito immediatamente per il servizio militare.

La decisione presa mi diede all’improvviso forza e mi precipitai nell’ufficio di mio padre per comunicargli quanto avevo deciso. Al mio arrivo Enrica mi accolse con un gran sorriso, ma io sconvolto la salutai appena, precipitandomi nell’ufficio di mio padre senza nemmeno chiederle nulla.

Spalancai la porta ed entrai nell’ufficio, che però si rivelò subito deserto, rimasi in piedi inebetito, sentendo all’improvviso venir meno l’effimera sicurezza maturata nei precedenti minuti. Enrica mi aveva seguito, e mi ridestai al dolce tocco delle sue mani che mi accarezzavano i capelli.

“E` andato ad un’importante riunione d’affari, e farà tardi, non credo che rientrerà in ufficio questa sera” la senti dirre con voce dolcissima “Ma tu sei sconvolto Riccardo, dai fermati un attimo, siediti qui” mi disse e mi condusse sulla poltrona che stava davanti alla scrivania di mio padre. Si accoccolò al mio fianco e mi prese la mano accarezzandola “Che cosa ti è successo, sei ancora depresso per Giuliana ? ? ? ” mi domandò.

Cedetti di schianto, ed incominciai a parlare ed a sfogare il tormento che vi era in me, mentre li continuava a coccolarmi. La tempesta d’emozioni che mi sconvolgeva fu talmente forte che alla fine mi ritrovai singhiozzante tra le sue braccia, mentre lei mi stringeva al seno e mi accarezzava i capelli e mi sussurrava parole dolci per tranquillizzarmi.

Fu allora che allora che all’improvviso senza nemmeno pensarci, sollevai di scatto la testa, e la baciai con impeto, lei dapprima rispose al mio bacio, poi cercò di liberarsi dal mio abbraccio “Che fai Riccardo, sei impazzito, potrei essere tua madre” cercò di dire per fermarmi “Lo so lo so benissimo che sei stata l’amante di mio padre, ma non m’interessa, io ti voglio Enrica, ti voglio ora” le risposi, mentre la mia bocca prendeva a scorrere sul suo collo verso la scollatura del vestito, e le mie mani accarezzavano i suoi fianchi e le sue cosce vellutate.

Do alcuni istanti di lotta Enrica capì che non sarebbe riuscita a fermarmi, ed io avevo capito che le sue erano remore morali, ma che anche lei era eccitata. Il suo sguardo cambiò all’improvviso mentre decideva, e subito dopo con forza insospettata, si liberò dal mio abbraccio “Stai fermo ragazzino, visto che sei sconvolto ti concederò il massimo che posso concederti” mi disse con voce roca.

Subito dopo s’inginocchiò tra le mie gambe e prese ad armeggiare con i pantaloni, li aprì e facendomi sollevare il bacino me li abbassò sfilandomi pure le mutande. Il mio eccitatissimo membro svettò sussultando davanti al suo viso e lei ridacchiò “Sei veramente cresciuto Riccardo” e lo impugnò con le delicate dita scappellandolo con delicatezza.

Io fissavo eccitatissimo i suoi verdi occhi che scintillavano come non mai “Succhiamelo Enrica ti prego, non sai quante volte l’ho sognato” le chiesi con voce implorante, ma lei mi fece attendere mentre iniziava a masturbarmi pigramente “Brutto porco, sognavi forse che te lo leccassi cosi ? ” mi domandò e subito dopo la sua lingua percorse l’asta in tutta la sua lunghezza , dalla pelosa sacca dei coglioni alla punta del glande.

Io risposi con un “Siiiii…….. ” che si trasformò in un gemito di piacere, “O magari sognavi che ti succhiassi le palle mentre te lo menavo” continuò le sempre più scatenata facendomi scostare ancor di più le cosce per potersi chinare a risucchiare nella capace bocca i miei durissimi coglioni. Rimase a lungo in silenzio, continuando a succhiarmi le palle o a leccarmi voluttuosamente l’asta.

Io non ce la feci più e l’implorai ” Prendimelo in bocca …. succhiamelo… ti prego” ma lei si fermò e mi guardò con uno sguardo talmente intenso che mi sconvolse “Ragazzino sei incontentabile, magari vorresti godere nella mia bocca, vedermi bere il tuo sperma vero ? Quante volte hai sognato che lo facessi ? ? ? dimmelo” disse con la voce ormai rotta dall’eccitazione. Io non mi feci pregare e le risposi a tono “Si Enrica, voglio riempirti la bocca di sborra” e le posi una mano sulla nuca, attirandola a me.

Enrica si gettò sul mio cazzo con foga inaudita e lo fece scomparire tutto nella sua calda gola prima d’iniziare a pomparmi con una foga tale che per me fu impossibile resistere a lungo. Iniziai a gemere e le trattenni la testa anche se lei non fece nulla per sottrarsi al torrente di caldissima sborra che iniziai a riversarle in gola. La sentii inghiottire rumorosamente le prime boccate e questo diede nuovo slancio al mio orgasmo che durò come non mai lasciandomi alla fine completamente svuotato. Lei continuò ancora qualche istante a succhiare e leccare il mio cazzo ormai inerte, poi risalì e mi baciò appassionatamente.

Io incurante delle tracce del mio stesso sperma che le sporcavano ancora le labbra, risposi al suo bacio con passione ed anzi sentii le forze rifluire nel mio cazzo ed inizia ad accarezzarle il corpo. Enrica si sottrasse e si rialzò iniziando a riaggiustarsi il vestito “Sei incontentabile Riccardo, proprio un ragazzino viziato” mi disse facendomi intendere che l’intervallo di follia era finito. Mai io ora che l’avevo assaggiata dovevo assolutamente averla completamente e mi alzai ed avvicinatomi a lei la presi per le spalle fissandola intensamente “Non credere di potermi sfuggire così, mi hai fatto godere come in vita mia non mi era mai capitato, ed ora io voglio ricambiarti” le dissi, ma lei si sottrasse anche se evidentemente turbata.

“Non ora, non qui, vieni a casa mia questa sera, sul tardi” mi disse poi cambiò rapidamente discorso “Tuo padre non mi paga lo stipendio per starmene qui a parlare con te, ora vattene e lasciami lavorare” disse aprendo la porta dello studio ed indicandomi l’uscita. Io le passai accanto e sorridendo le sussurrai “A questa sera, ti farò morire…… ”

Naturalmente la sera stessa, verso le 22, andai a casa sua stando ben attento a non farmi vedere dai vicini……

Lei mi aspettava avvolta in un’elegante vestaglia di seta, non troppo sexy, ma nemmeno castigata, io avrei voluto saltarle subito addosso, scoparmela li in piedi contro il muro, ma lei m’indusse subito a più miti consigli dicendomi “Ti ho fatto sfogare oggi pomeriggio, adesso facciamo le cose con più calma, vieni e parliamo un poco”.

Non che parlare fosse esattamente quello che avevo in mente, ma feci buon viso a cattiva sorte e mi sedetti accanto a lei sul divano e ben presto mi ritrovai a parlare del passato, di quando ragazzino all’inizio della pubertà avevo incominciato a pensare che lei fosse l’amante di mio padre.

Alla mia esplicita domanda “Lo sei stata veramente ? ” lei rispose con franchezza “Si”, poi incominciò a tempestarmi di domande su cosa avevo provato, su come avevo reagito, e ben presto mi ritrovai a raccontarle di come, avessi incominciato a vederla come una dea del sesso e di come avessi riversato su di lei tutte le mie fantasie.

Mi chiese di descrivergliele ed io, all’inizio con molto imbarazzo poi sempre più eccitato dall’atmosfera che ci coinvolgeva sempre più , le raccontai tutto, anche le più perverse e scatenate.

“Insomma, mentre io ti consideravo mio figlio, tu pensavi a me come la più scatenata della puttane” ridacchiò lei ed io osservai il suo corpo, capendo dall’atteggiamento che era eccitata dai miei racconti, lei si mosse leggermente e la vestaglia si aprì lasciandomi intravvedere la nerissima peluria del pube. ED adesso mi vedi ancora così ? ” mi domandò con voce roca. Io le sorrisi e scossi la testa negativamente “Adesso ti vedo solo come una splendida troia” le dissi e la mia mano le aprì completamente la vestaglia rivelando il suo ancor meraviglioso corpo.

Con mosse decise la stesi sul divano le divaricai oscenamente le cosce, mentre lei si copriva con falso pudore usando le braccia e le mani. Gliele scostai e le succhiai i turgidi capezzoli, accolto da un gemito. Scesi con le labbra lungo il piatto ventre e giunsi alla folta e profumata peluria del pube iniziando a giocare con la mia bocca sul suo sesso. Giuliana amava molto quei giochini e con lei anch’io eroi diventato un vero esperto, così mi divertii a darle una prova della mia bravura trascinandola con pazienza ad un travolgente orgasmo.

Poi mi alzai e rapido slacciai i pantaloni e le porsi il cazzo da succhiare mentre continuavo a spogliarmi, mas anche nudo la lascia lavorare con quella sua stupenda bocca, mentre io accarezzavo i suoi seni constatandone la consistenza degna di 20 anni in meno di quelli che aveva.

“Ti piacciono le mie tette ? ” mi domandò ed io annuì ed allora lei fece scivolare il mio cazzo ben insalivato nel solco dei seni, stringendo le sode carni intorno all’asta ed incitandomi “Chiavami tra le tette Riccardo”. Io presi ad agitare convulsamente il pube mimando un selvaggio amplesso, scuotendola tutta, sino a che non mi arrestai dicendole “Adesso voglio scoparti”.

Enrica si stese sul divano scosciandosi oscenamente “Vieni Riccardo mettimi tutto il tuo bel cazzo nella ficca” m’incitò, ma io scossi la testa e la presi per mano facendola sollevare e la portai vicino al tavolo “Ho sempre immaginato mio padre che ti scopava così, appoggiata alla scrivania” le dissi mentre la spingevo a distendere il busto sul tavolo.

Mi portai alle sue spalle e mi chinai e mentre le mie mani dilatavano le perfette natiche, la mia lingua si spingeva a leccare la vagina ancora madida d’umori. Ben presto lei tornò ad eccitarsi e gli umori ripresero a colare copiosi. Mi alzai e con facilità affondai in lei ed emisi un gemito accasciandomi su di lei e prendendo a baciarla sul collo “Dimmi le mie erano solo fantasie o ti scopava veramente così ? ” le domandai mentre il mio pube incominciava a stantufare veloce sbattendo sonoramente contro le sue natiche.

Per qualche istante dalla sua gola uscì solamente un gemito di piacere, poi mi rispose “Si mi scopava così quasi tutti i giorni” poi la sua voce si ruppe nuovamente in un gemito e le ci vollero molti secondi prima di riprendere “Ma tu scopi molto meglio Riccardo, scopami così forte, più forteeeee…. ” Io mi sollevai ed afferratala per i fianchi accellerai ancora il ritmo dando sempre maggior impeto agli affondo, sino a che Enrica non proruppe in un nuovo orgasmo.

Stremata si abbandonò tra le mie mani ed io regolai il mio ritmo per godermi più a lungo quella splendida scopata, incominciai a domandarmi se mio padre glielo avesse mai messo nel culo. Le mie mani le divaricarono le chiappe mettendo allo scoperto l’orifizio anale. Lei non si voltò nemmeno ed intuendo i miei pensieri disse “Si Riccardo, tuo padre me lo metteva anche in culo, vuoi farlo anche tu ? ” m’invitò e leccatesi due dita, spostò la mano affondandosele oscenamente nell’elastico sfintere, mentre io continuavo a scoparla.

Non che non lo desiderassi, anzi, ma ero consapevole di essere ormai agli sgoccioli. La sborra mi riempiva i coglioni e sussultava come un cavallo imbizzarrito impaziente di sgorgare copiosa. Non sarei riuscito a gustare quel delizioso culetto. Mi stesi su di le e la costrinsi a voltare il viso baciandola.

“Ho tante fantasie, che voglio realizzare con te e questa è solo una delle tante, la realizzeremo un’altra volta” le dissi, poi mi staccai da lei, la riportai al divano e la feci stendere, le salii a cavallo adagiando il membro eretto tra i suoi seni. Enrica li strinse intorno all’asta. Inizia a muovermi a ritmo crescente, e quando la vidi chiudere gli occhi, spalancare la bocca e protendere golosamente la lingua non riuscii più a trattenermi. Malgrado fossi già venuto quel giorno, i miei schizzi furono comunque abbondantissimi e giunsero a stamparsi sul suo volto e tra i capelli mentre lei frullava freneticamente la lingua nel tentativo di catturarne quanto più possibile ed ingoiarlo. Esausto avanzai per farmi ripulire il cazzo dalla sua avida lingua……

Nel salutarmi Enrica mi baciò e mi disse “Tuo padre è sempre stato un gran porco, mi ha insegnato tanti giochini che nemmeno immagini, se tornerai a trovarmi te li insegnerò…… “… com’era possibile rifiutare un simile invito ? ? ? ?

Naturalmente la sera successiva ero nuovamente da lei……..

Lei sapeva che quella sera avrei accettato l’offerta della sera prima e le avrei sfondato il culetto e mi parve subito di capire che la cosa l’eccitata in modo particolare. Mi portò subito in camera da letto, e mi strappò letteralmente i vestiti di dosso mi lascio nudo sul letto e si tolse voluttuosamente la vestaglia, mostrandomi la guepierre rossa che indossava sotto con calze a rete nere. Poi mi raggiunse sul letto e si chinò a succhiarmi il cazzo, lasciando che io le palpassi a piene mani il culo e quando io mi spinsi a tastare con le dita l’elasticità dello sfintere, lei per tutta risposta sculettò mugolando e prese a scendere con la lingua lungo l’asta, mi vellicò i coglioni quindi si spinse a leccarmi perversamente il buco del culo.

Nessuna me lo aveva mai fatto, el il mio membro sussultò eccitato al punto che quasi non venni per la sorpresa. Mi sforzai di riacquistare il controllo, poi la rovesciai sul letto e le feci appoggiare le gambe al petto e lei si aiutò con le mani per tenerle in quella posizione. Le ricambia il perverso lavoro di lingua sullo sfintere, ma feci di più, premendo con la lingua sull’elastico anello, la penetrai leggermente e la sentii ansimare, anche perché con le dita le accarezzavo il clitoride.

Poi spostai le dita e la penetrai, aiutandomi con la lingua per lubrificarle lo stretto budello ed Enrica esplose in gemiti incontrollati, sollevai lo sguardo e la vidi accarezzarsi furiosamente i seni. Pensai che fosse giunto il momento e mi sollevai lei si scosciò ancor più oscenamente per facilitarmi il compito ed io le appoggiai il glande allo sfintere. Non avevo mai creduto possibile una cosa simile, ma Enrica si mise a smaniare implorandomi di fare presto, d’infilarglielo tutto nel culo, ed io la accontentai.

Il cazzo sotto le mie energiche spinte scomparve con facilità nel culo di Enrica che si dilatò avvolgendolo e quasi risucchiandolo in profondità. Il suo bel viso fu letteralmente stravolto da una smorfia che non seppi interpretare fosse di piacere o di dolore. Ma subito dopo lei prese a sditalinarsi furiosamente sotto ai miei occhi ed ad incitarmi ed io la inculai con forza, facendo sobbalzare i suoi bei seni.

Per me era la prima volta e ben presto persi il controlo, accentuando il ritmo, gettandomi su di lei a baciarle e succhiarle avidamente i seni mentre il mio pube si agitava impazzito avanti ed indietro. Fu lei a strapparmi dal furore erotico che mi attanagliava, a richiamarmi alla realtà “Hai un così bel cazzo, sembra fatto apposta per il mio culo, non voglio che tu goda subito” mi disse sfuggendomi.

Mi fece stendere sul letto e prese in mano le redini della situazione, fu lei stessa a salirmi a cavallo ed ad affondarsi nuovamente il mio membro nel culo. Lo fece dandomi le spalle, poi quando fu certa che io avessi ripreso il controllo si spinse in avanti, dilatandosi oscenamente le rotonde natiche in modo da concedermi una perfetta visuale del mio cazzo che scivolava dolcemente nel suo culo.

Poi si staccò nuovamente e si voltò, reclinò indietro il busto appoggiandosi ad un braccio e con l’altra mano guidò il mio membro ad affondarle nuovamente nell’intestino e prese ad agitare con decisione i fianchi mentre si accarezzava oscenamente il clitoride di fronte a me.

Alla fine quando giudicò che io non fossi in grado di trattenermi ancora a lungo, si staccò e si mise sul letto, alla pecorina, dilatandosi oscenamente le natiche. Il suo ano era arrossato e dilatato per le precedenti penetrazioni, e ben presto io tornai ad affondarvi completamente ed a stantufare a ritmo impossibile sino ad esplodere ed ad accasciarmi sulla sua schiena, mentre scaricavo tutto il mio sperma nel suo intestino ed il suo ano sussultava quasi a succhiarmi il membro con ritmiche strette.

Nelle prime due settimane, la sottoposi ad un’autentico tour de force sessuale, che lei per altro dimostrò di sopportare molto meglio di me. Poi con il passare dei giorni fui obbligato a rallentar il ritmo, anche se la qualità dei nostri incontri si mantenne sempre altissima ed anzi, lei approfittò del mio ritrovato equilibrio per incominciare ad insegnarmi tanti nuovi giochini.

Il nostro rapporto incominciò a non essere più unicamente sessuale, ed incominciammo ad uscire insieme la sera, nessuno dei due si preoccupava troppo della differenza d’età. Ha me il pensiero non sfiorava nemmeno la mente, ha lei forse, ma non lo diede mai a vedere.

Fu durante una di queste serate, che Enrica ebbe modo di stupirmi ancora una volta. Eravamo andati al cinema ed all’uscita lei incontrò una sua amica. Mi aspettavo che la donna, s’interessasse di più a me, dal momento che sono un ragazzo che generalmente piace molto ed invece Fulvia, così si chiamava, non aveva occhi che per Enrica.

All’inizio pensai che fosse un atteggiamento voluto per non ingelosirla, ma poco dopo capii quanto mi fossi sbagliato. Fu la stessa Fulvia a farmelo capire rivolgendosi ad Enrica e dicendole con aria scherzosa “Continuano a piacerti gli uomini mia cara, allora non ho proprio più alcuna speranza di conquistarti”, ed Enrica le rispose apertamente “Non sino a quando interesserò a bei ragazzi come Riccardo” e si strinse a me. Io ero alquanto imbarazzato da qull’estrema franchezza, e lo fui ancora di più quando Enrica chiese a Fulvia “Sei da sola, vuoi che ti diamo uno strappo in macchina ? ” e Fulvia accettò.

Guidai abbastanza velocemente desideroso di togliermi al più presto dai piedi l’imbarazzante presenza di Fulvia. Quando arrivammo a casa sua lei ci salutò e prima di scendere dalla macchina scherzò ancora una volta “Enrica dammi retta, manda a casa il giovanotto e passa la notte con me, saprei farti godere come nessun uomo è mai riuscito a fare”. Io stavo per rispondere in malo modo a quella pesante intrusione, quando sentì Enrica risponderle “Sono io che faccio una proposta a te, facci salire tutti e due e saremo noi due a farti godere come non mai”.

Entrambi la guardammo stupiti, Enrica non si degnò neanche di guardare me , ma continuò a fissare Fulvia. Con una mano aprì la camicetta e le mostrò un seno poi riprese, mentre l’amica non riusciva a staccare gli occhi del capezzolo turgido “Pensaci potresti baciarmi, accarezzare i miei seni, leccare la mia micina…… ”

Vidi Fulvia fremere di desiderio, ma ancora incapace di decicersi, ma io avevo ormai intuito come sarebbe andata a finire ed incominciai ad immaginarla nuda nel letto accanto ad Enrica. Non era bellissima, un poco troppo magra, con un taglio di capelli cortissimo da maschio, ma in fondo era attraente, con lunghe ed aggraziate gambe, due tettine ben formate, lineamenti aggraziati. Nulla in confronto ad Enrica, ma comunque un’insieme da non disprezzare. Incominciai ad eccitarmi all’idea di averle tutte e due nel letto insieme a me.

Ad un tratto vidi Enrica sporgersi verso il sedile posteriore, afferrare la testa di Fulvia e baciarla appassionatamente. Quando le loro labbra si staccarono, Fulvia era talmente sconvolta che riuscì solo a dire “Posteggiate e raggiungetemi, io incomincio ad aprire il portone.

Posteggiai e scendemmo dalla macchina ed Enrica mentre c’incamminavamo verso Fulvia che ci attendeva mi sussurrò, “Spero non mi farai fare una brutta figura, voglio che ci scopi entrambe fino a sfinirci….. “, arrivammo da Fulvia prima che potessi replicare. Poco dopo eravamo nell’appartamento di Fulvia che ci condusse in camera.

Enrica mi liquidò rapidamente “Spogliati ed aspetta che ti chiamiamo, io faccio gli onori alla padrona di casa”.

Le guardai avvicinarsi al letto, baciarsi ed iniziare a spogliarsi. Non appena i meravigliosi seni di Enrica, furono liberi, Fulvia vi si gettò baciandoli con passione poi completamente nude, si gettarono sul letto, dimentiche di me e Fulvia si dedicò al corpo di Enrica leccandole ogni millimetro di pelle per poi concentrarsi sul pube e sulla vagina.

Enrica si dispose in modo che io potessi vedere benissimo la lingua di Fulvia scorrere sulla sua vagina e sul suo clitoride, poi fece altrettanto quando si allacciarono in un frenetico 69, ostentando alla mia vista la sua bocca impegnata sulla rosea vagina di Fulvia.

Io ormai nudo non seppi resistere ed iniziai a masturbarmi, quardando Enrica scatenarsi, lei se ne accorse e capì di avermi trascurato troppo e mi disse “Vieni qui”, io la raggiunsi protendendo ansioso il mio cazzo verso le sue labbra e lei prese ad alternarsi tra il succhiare e il leccare la vagina di Fulvia.

Poi prese a stuzzicarmi e nello stesso tempo a stuzzicare l’amica “Guarda che deliziosa fichetta, vuoi leccarla insieme a me ? ” mi domandò ed io subito la raggiunsi e prendemmo ad intrecciare le nostre lingue in modo che Fulvia stentasse a riconoscere i miei tocchi dai suoi.

Ed insieme la trascinammo ad un primo orgasmo, subito dopo, Enrica volle che io mi portassi alle sue spalle e la penetrassi. Il lavoro di lingua di Fulvia aveva reso la sua fica un vero lago e scivolai in lei come nel burro iniziando a scoparla. Enrica incominciò a gemere e poco dopo a chiedere a Fulvia di leccarmi mentre io la scopavo.

La lesbica all’inizio si rifiutò, ma quando Enrica smise di leccarla ed accarezzarla, dopo qualche protesta cedette e per la prima volta fui leccato mentre scopavo. Credo che senza l’esperienza accumulata nelle settimane precedenti avrei goduto al primo tocco. Invece riuscii a controllare la mia eccitazione gustandomi la lingua di Fulvia che dapprima timidamente poi con crescente audacia scorreva lungo l’asta e sui coglioni.

Fulvia non si tirò indietro nemmeno quando io, estratto il cazzo dalla vagina di Enrica lo spinsi prepotentemente contro le sue labbra. Le dischiuse e mi guidò con la morbida lingua ad affondare nella sua gola, mentre le approfittava per gustare meglio i deliziosi umori di Enrica che ricoprivano la mia asta.

Il gioco era talmente eccitante che ben presto, mi ritrovai alle soglie dell’orgasmo, Enrica se ne accorse e si voltò a guardarmi maliziosamente, smettendo per un’attimo il suo instancabile lavoro di lingua sul clitoride di Fulvia. Non sapevo che cosa avesse in mente, ma quando mi disse “Vieni qui”, non mi feci pregare e la raggiunsi, lei dilatò oscenamente le grandi labbra di Fulvia e, dopo esserle leccate, le affondò due dita nella vagina agitandole avanti ed indietro sino a che Fulvia non smaniò agitando il pube. Poi estrasse le dita e con gli occhi fece cenno di penetrarla.

Io affondai il mio membro nella vagina di Fulvia, madida d’umori, passata la sorpresa, lei cercò di sottrarsi, ma Enrica la trattenne e poco dopo Fulvia si abbandonava lasciandosi scopare soffocando i suoi gemiti tra le cosce d’Enrica.

Enrica si chinò a sua volta e prese a dispensare i suoi dolci baci ad entrambi, saltando in continuazione dal clitoride di Fulvia al mio cazzo che scorreva veloce nel ventre della lesbica. Era impossibile resistere a lungo a quel terribile trattamento e ben presto me ne venni estraendo il cazzo dal ventre di Fulvia per scaricare il mio abbondante e caldo carico, sul bel viso di Enrica che a bocca spalancata raccolse quanto più sperma potè.

Quando io ebbi dato l’ultimo sussulto, Enrica scivolò lungo il corpo di Fulvia e con la bocca ancor piena del mio sperma, la baciò appassionatamente. Fu allora che capì che Fulvia era disposta a tutto per Enrica, quando la vidi accettare quel bacio e bere il mio sperma ebbi la certezza che avrebbe fatto tutto quello che Enrica le avrebbe chiesto in cambio dei suoi baci e delle sue carezza.

Avevo bisogno di un poco di riposo, e mi stesi sul letto mentre le due done continuavano a baciarsi ed ad accarezzarsi, vidi distintamente Enrica sussurrare qualche cosa all’orecchio di Fulvia, che annuì titubante, Enrica le parlò ancora ed alla fine Fulvia si alzò dal letto e si allontanò per tornare quasi subito.

In mano aveva un fallo artificiale di ragguardevoli dimensioni, di quelli che possono essere fissati alla vita, giunta vicino al letto iniziò ad assicurarselo ai fianchi. Enrica mi diede un’occhiata maliziosa, poi camminando carponi sul letto si avvicinò e prese in bocca il fallo di plastica iniziando a mimare un pompino.

Poi si staccò e si voltò con il viso rivolto verso di me, e chiese a Fulvia di penetrarla. La lesbica, si chinò a leccarla ancora una volta, accolta dai gemiti di Enrica, che quasi rantolò quando Fulvia, rialzatasi, le affondò il fallo nella vagina.

Enrica godeva e l’incitava, sempre senza staccare gli occhi da me, e ben presto il mio membro tornò ad ergersi eccitato, e lei si trascinò inseguita da Fulvia e me lo avvolse con le morbide labbra iniziando a succhiarmi scossa dai decisi colpi dell’amica.

“Non è Fulvia che mi scopa, e tuo padre Riccardo, lui mi scopa mentre io ti succhio, immagina la scena….. ” iniziò a dirmi con voce roca per poi riprendere a succhiare avidamente. L’idea suggeritami mi fece ribollire il sangue, mi ritornarono nella mente le fantasie giovanili nelle quali immaginavo Enrica scopata selvaggiamente da mio padre.

La sua bocca era insaziabile e correvo il serio rischio di venire nuovamente e troppo presto. La afferrai e la attirai a me staccandola da Fulvia “Ora sono io il tuo amante, lascia stare mio padre, voglio scoparti” le dissi con impeto. Rapida si asestò su di me e si calò sul mio tesissimo cazzo che scomparve nella vagina madida d’umori.

Trasse un lunghissimo gemito e nel giro di pochi istanti fu scossa dall’orgasmo. Per lunghi secondi gemette senza essere in grado di parlare mentre io agitavo i fianchi con violenza e le succhiavo selvaggiamente i capezzoli. Poi non appena si fu ripresa, sul suo viso comparve di nuovo il sorriso malizioso “Tuo padre non si arrende facilmente, sono convinta che troverà il modo di avermi lo stesso” continuò a stuzzicarmi, poi si voltò a guardare Fulvia ed oscenamente si divaricò le natiche.

“Leccami il culo” le disse e la lesbica obbedì, poi interpretando perfettamente i pensieri di Enrica si rialzò ed appoggiato il fallo artificiale all’ano, la inculò. Sentì chiaramente l’oggetto di plastica penetrare nell’intestino di Enrica, occuparlo separato dal mio cazzo solo da una sottile parete, per me era troppo Attirai a me il viso di Enrica, la fissai ricoprendola d’insulti, mentre i miei fianchi acceleravano il ritmo sino all’impossibile, sino all’esplosione finale.

Il mio membro sussultò selvaggiamente ed iniziò a scaricare sperma nel ventre di Enrica che lo accolse gemendo di piacere ed incitandomi, sino a che io non mi abbandonai ed il terzetto si sciolve abbandonandosi alla spossatezza. FINE

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