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Ex compagno di studi

Ex compagno di studi

Coetanei quarantenni, siamo sposati da 18 anni ed abbiamo due figli. Una coppia modello.
La mia lei tutta d’un pezzo, capace di dolcezze infinite, ma con limiti alla fantasia che, invece, ti è necessaria nell’intimità; retaggio, questo, di una sua situazione familiare che determinò, come effetto evidente e costante, la sua chiusura mentale verso l’esplorazione di nuovi mondi, ovvero, per farla breve, la sua mancanza di apertura verso nuove esperienze condivise.
La sua efficienza e la sua precisione, insieme alla sua ricerca di stile in tutte le cose che faceva e che fa, a volte la rende “marziana”; cose, per carità, tutte molto utili e ben accette, se non addirittura indispensabili, per alcune quotidianità e per una progettualità di vita in comune.
L’unica eccezione che si concesse, fino a quando aveva vent’anni, era di uscire qualche volta con i jeans strappati come voleva una certa moda dell’epoca; ma, con il nostro fidanzamento, volle gradualmente abbandonare questo modo di essere, che se da un lato era coerente con i canoni correnti giovanili, dall’altro risultava trasgressiva rispetto ai canoni dei cosiddetti adulti che privilegiavano il classico ed il buon gusto. A me quei jeans strappati non davano assolutamente fastidio, anzi; e fu per questo che da allora presi a chiamarla Molly Trapper, ricordando i vestiti sdruciti dei trappers inglesi, almeno come li facevano vedere nei fumetti, e da allora la chiamai più spesso M. T. o solo Molly, o solo Trapper.
Ricordo che mi faceva entrare di notte a casa sua, e facevamo l’amore in una stanza molto lontana dalla camera da letto dove dormiva la madre. Ricordo che si comprimeva e soffocava ogni suo piacere per il terrore di essere sentita e scoperta; e così finii per rimpiangere la mia ragazza precedente che godeva con tutto il suo corpo e la sua voce melodiosa. E anche da sposati è stato molto raro, almeno fino a qualche tempo fa, sentirla abbandonata completamente, nel fare l’amore con me.
La mia ossessione, pian piano, divenne quella di trasformarla in una dolce e fedele troia. Mi piaceva l’idea di vederla troia. Appena qualche volta accennava ad esserlo, io sentivo di amarla di più. Ma quando rinnegava anche quell’accenno di spontaneità di espressione, avvicinandosi ai rigidi schemi della madre schiva e bigotta , automaticamente io mi allontanavo.

Bella! Un po’ bassina, ma con due belle tette. Un sedere bello tondo e sodo che mi piace tanto, ancora adesso, abbracciare e stringere e sentirne la pelle sulle mie guance. Una pelle liscia e un po’ scura che sembra oro, e d’ estate con l’abbronzatura uniforme diviene un sogno dentro cui tuffarti attraverso i suoi immensi occhi verdi. Ed è ancora così bella……
La nostra intesa sessuale ormai era diventata sempre più monotona: percepivo le sue vibrazioni che mi eccitavano ed alimentavano le mie fantasie erotiche; vibrazioni, però, che si spegnevano poco dopo, anche se alla fine riusciva a godere pure lei, ma sempre quasi in silenzio. Ed io, nel tempo, cominciavo a sentirmi privato della soddisfazione attesa, non riuscendo più a cogliere le manifestazioni dirompenti e gioiose dell’esplosione d’amore.
E quando, talvolta, le facevo notare alla fine, un po’ del mio disappunto, lei mi ripeteva che si vergognava un po’ e temeva di apparire una spudorata! Mi diceva che scoprirsi, tutto di un tratto, presa dal desiderio e rischiare di esserne sopraffatta facendole perdere il controllo, la faceva sentire come una svergognata, senza pudore, non degna di un marito come me; e perciò si reprimeva; e lei stessa diceva che andava bene così, cioè che lei con me godeva, anche molto, anche non lo dava a vedere o “a sentire”. Ma, porca miseria, come si fa a non capire che per me è, invece, importante e vitale “sentire”……. ! ? ! ? ! ?

E ogni volta che ricordavo le sue vibrazioni (iniziali), la mia testa si riempiva di fantasie erotiche anche forti. Cominciai a parlarne, mentre facevamo l’amore, fino a proporle di far l’amore, qualche volta, insieme, con un’altra donna. Ma non nel senso che ardevo dal desiderio di vederla lesbicare con l’altra, come pare anche che succeda in giro; ma avere solo un’altra donna, insieme a lei, da scopare, da inculare, farmi fare pompini……….
Certo, se poi, nel groviglio generale, alla mia Trapper fosse piaciuto lesbicare un po’, io non avrei avuto nulla in contrario. Né se si fosse fatta succhiare la fica da quell’altra, né se fosse stata lei a sditalinare, e magari, anche succhiare la fica a quell’altra. Contenta lei, felice comunque io che sarei stato in mezzo in ogni caso e in ogni modo!
Le prime volte non mi degnò di risposta alcuna, fino a quando, una sera, con un tono non adirato, ma comunque secco e deciso, al punto da farmi temere l’interruzione della scopata, lei mi disse: “Senti, perché noi due con un’altra donna? Io che faccio mentre tu te la scopi? Ti sto a guardare? E poi, queste sono cose immorali, da viziosi e, se poi quella ti dovesse piacere più di me? Una volta fatta la prima volta, poi cercherai di vederla fuori e di scopartela?
No, no proprio. Non ci sto! Sei pazzo e maniaco! Se poi la gente venisse a sapere….. Abbiamo due figli……. E poi, non siamo vecchi, ma nemmeno tanto giovani da poter fare pazzie simili…… E poi, una volta che te ne sarai venuto con quella, che facciamo? Stiamo seduti sul letto ad aspettare che ti si rialzi lo strumento per scopare con me, parlando magari di politica, eh? No, no, tu sei matto; questo è solo un modo per scoparti un’altra, con la mia complicità, mascherando, così, il fatto che mi vuoi mettere le corna; e per certi versi, questo è non solo ipocrisia, ma anche egoismo bello e buono! Se, invece, io ti dicessi: bene, è una terza persona che vuoi con noi; perché non può essere, allora, un maschio? Sarebbe anche più logico, no? Tu, comunque, avresti i tuoi orgasmi scopandomi nella fica o in bocca, ma nel frattempo anche l’altro si può impegnare con me e così saremmo tutti “occupati” ad eccitarci e a godere; nel tempo, poi, che ti ci vorrebbe per farti riprendere e fartelo rizzare di nuovo su, io non starei senza far niente perché scoperei con l’altro; e tu magari, per aiutarti ad eccitarti di nuovo fisicamente e mentalmente, potresti accarezzarmi, baciarmi, masturbarmi, proprio mentre sto con quell’altro! Beh, allora, che mi dici? Questa soluzione non ti piace, vero? Visto, allora, che il tuo è solo egoismo? E ipocrisia?

Avete presente un colpo sulla nuca inferto con un manganello pieno di sabbia, come in certi film americani? Così mi sono sentito io, al termine di tanta arringa fatta dalla mia mogliettina M. T. ; non ebbi parole da poter utilizzare in pronta replica: c’era troppa logica, un sillogismo costruito, a mio danno……….. O a suo beneficio….. ?
Tutto sommato io rimasi eccitato per tutto il tempo che lei fece tutto quel bel discorso; anzi, a ricordar bene, quando cominciò ad accennare al maschio, come terzo coinvolto nei nostri rapporti intimi, sentii qualcosa dentro che, però, vi giuro, non era gelosia; avvertii quasi delle sospensioni al petto, al cuore, e piano piano cominciai ad avvertire un lieve dolore al pube e alle palle; e questo normalmente mi succede quando sono super-eccitato!
L’idea di vedere mia moglie che scopava con un altro mi eccitava? Ma, sogno, son desto o sto diventando matto? Come è possibile?
In preda a tali e tanti pensieri, con tutta l’eccitazione che avevo addosso, non dissi nulla, la lasciai senza risposte, la penetrai nella fica, da dietro, e piano piano cominciai a muovermi coordinandomi con i suoi movimenti fino al nostro orgasmo contemporaneo ed incredibilmente forte per tutti e due! Come se anche lei fosse eccitatissima!

Non risposi quella sera ai quesiti che mi pose; frullai per diversi giorni il ricordo di quella sera ed ogni dettaglio del suo discorso; era forse un messaggio? E mentre tentavo di dare a me stesso una risposta, prima ancora che a lei, sentivo salirmi l’eccitazione senza che una sorta di mio canone morale interiore mi potesse aiutare a reprimerla automaticamente sul nascere. Ma, evidentemente, c’era un conflitto tra il canone morale, che è una costruzione comunque dell’uomo ovvero una convenzione, e la natura. La natura che, portandomi all’eccitazione fisica, vinceva sulla convenzione morale al punto da riempirmi di eccitazione anche la mente, e scatenando tutte quelle reazioni interne di battito cardiaco, di respiro corto, etc. etc.
Quasi a voler condurre un esperimento con me stesso provai a immaginare delle sequenze come fossero scene di film con noi due protagonisti insieme con un altro uomo, o meglio, con un altro cazzo; a volte più piccolo, a volte più grosso (Molly Trapper avrebbe goduto meglio, o di più, o in tempi più rapidi? Boh! ); e allora vedo mia moglie aprire le gambe per accogliere l’altro cazzo dentro la sua fica; mi abbasso e sposto l’angolo di visuale e vedo questo altro cazzo che piano piano entra dentro la fica della mia Molly, e vedo le grandi labbra rosee che si allargano; do un’occhiata sopra e vedo lei che durante questa lenta penetrazione socchiude gli occhi per concentrarsi sul suo piacere, e comincia quasi a mordersi dolcemente il labbro inferiore ed inarcando le narici…….. E su questa stessa scena, al colmo dell’eccitazione, intervengo io appoggiando le mie labbra sulle sue, ed insinuando la mia lingua fin dentro la sua bocca come una contemporanea penetrazione; e lei, che con la sua lingua gioca di fioretto con la mia, e me la succhia quasi volesse farmi un pompino, con movimenti in sintonia con quelli procurati al suo corpo da quell’altro cazzo che la stantuffa dentro la sua fica. Cambio di nuovo angolo di visuale e ritorno a guardare giù, notando le grandi labbra ormai belle tumide e fradice di tanto succo di fica.
Le scene, così costruite per volermi sottoporre a prova, non finirono qui; continuai in questa sorta di gioco perverso per diversi giorni, ed ogni volta dovetti constatare che la natura vinceva sempre sul canone morale interiore, sulle convenzioni! La cosa mi eccitava, e di più che nell’immaginare di scopare con mia moglie e con un’altra donna.
Non potevo perdermi oltre in questo che stava per diventare un labirinto.
Dopo una settimana, avemmo l’occasione di scopare di nuovo; non ripresi a sussurrarle le mie fantasie erotiche di scopare anche con un’altra donna; pensai, invece, di descriverle scene dove la vedevo posseduta da vari uomini tutti assieme, descrivendo anche nei particolari le mie nuove fantasie.
E notai che piano piano in lei, forse per il mio tono sincero e rassicurante, aumentava il desiderio e i suoi movimenti erano sempre più coordinati e decisi, come a voler prendere iniziative per il suo stesso piacere.
Con il tempo i suoi mugolii e gli spasmi del suo ventre si facevano sempre più intensi, mentre le nostre bocche si cercavano avidamente, le nostre mani sfioravano, accarezzavano, stringevano, arrivavano dappertutto.
E cominciai cosi a trattarla da troia mentre la scopavo; a lei piaceva, e si esaltava quando le descrivevo l’eventualità che qualcuno intervenisse. Non lo ammetteva con le parole, ma io lo capivo proprio dai segnali che il sesso regala.
Una fantasia ricorrente che riusciva ad eccitarla era quella di un secondo uomo, proprio come aveva detto lei stessa, anche se solo ed esclusivamente come ipotesi, ma in pura teoria, di contraltare alle mie fantasie di prima.
E, però, mi resi ben presto conto che parlare di un secondo uomo senza volto, né dimensione fisica o psicologica, non produceva assolutamente gli effetti desiderati; né la mia Molly Trapper riusciva, nel segreto della sua intimità, ad identificarne uno, tra le sue conoscenze, su cui concentrarsi; almeno così mi diceva.

La fantasia erotica di essere coinvolti con più maschi sembrava funzionare lo stesso, per gli effetti, su di lei, che io riuscivo ad apprezzare. Ma era necessario dare sempre un volto, un nome, una identificazione reale, perché lei si eccitasse di più e riuscisse a dimostrarlo con il respiro, i movimenti e le contrazioni.
Una notte provai anche a dirle, scherzando, di aver voglia di regalarle un vibratore; quello fu veramente un grande momento, pieno di significato, che mi fece esplodere dall’eccitazione; non so con quale coraggio e per quale miracolo, lei mi rispose che era meglio un cazzo vero.
E me lo ripete quel paio di volte che ritornai sull’argomento.
Un vibratore o un fallo di gomma, avrebbe permesso di far rimanere entro la nostra intimità di coppia le fantasie che gradualmente stavo riuscendo a farle condividere. Certo, la sua affermazione, di preferire un cazzo vero al vibratore, non era assolutamente una dichiarazione esplicita di volere provare realmente l’esperienza, e tuttavia, ciò mi faceva riflettere ed andare verso considerazioni che forse avrebbero implicato anche me circa le mie possibili reazioni, a posteriori, di una esperienza sessuale di coppia, allargata ad un terzo uomo. Cominciai, quindi, a rimuginare sempre più spesso a tale possibilità, a come creare le premesse e a come eventualmente farla accadere nella realtà.
Ma il nostro paese di provincia, dove tutti sanno tutto di tutti, frustrava ogni ipotesi; la gente che vede, che parla, che giudica…… ; personalmente, anche perché lavoriamo nella città grande vicina, questo non lo vivevo come un problema e non ha mai condizionato la mia vita; lei, invece, ne risentiva e, ad esempio, non sarebbe mai uscita di casa se non fosse stata vestita e pettinata per bene. Come a dire “Vizi privati e pubbliche virtù”, anche se nel nostro caso la situazione, almeno fino a quel punto, sembrava piuttosto essere “virtù pubbliche e private”.
Non potevo quindi pensare di “costruire” alcunché con nessuno dei nostri conoscenti in paese, anche se discretamente popolato di bei maschietti e qualcuno anche simpatico e serio. Ne citavamo qualcuno immaginandolo presente nelle nostre scopate.
Ma poi, completamente svegli e fuori da ogni eccitazione, provavo a dirle in tono semiserio: “Allora, invitiamo sabato sera a cena, Carlo, o Giovanni e così, dopo, ci divertiamo un po’?
La sua risposta era sempre stata gelida e di forte fastidio.
Un vero attentato al suo essere pudica, riservata, donna perbene e, diciamo, verginella!
Una volta, ricordo, aggiunse anche: “Non riuscirei comunque a scopare con uno sconosciuto; sarebbe come subire una violenza; per noi donne non è come per voi maschi; per voi, tutto sommato, una volta rotto il ghiaccio iniziale, anche dopo pochi minuti, siete capaci mentalmente e fisicamente di scopare con una sconosciuta; per noi donne, invece, non dico che sia proprio indispensabile l’amore, ma almeno l’affetto di un’amicizia, almeno una certa conoscenza, una certa frequentazione, il riconoscere qualche affinità. Del resto è un po’ quello che succede, per esempio, negli ambienti di lavoro dove la donna si fa prendere da certi pruriti, e lo fa magari, non con il primo che capita, ma con il collega che già conosce da qualche tempo, e magari con cui c’è anche un po’ di affiatamento! ”

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