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Festa privata

La festa stava scadendo e diventando noiosa.
Mentre parlavo con alcuni degli invitati guardavo Lucia, splendida, nel suo abito scuro che lasciava poco spazio all’immaginazione, mentre intratteneva altri invitati. Era la sua festa, organizzata dal fidanzato e futuro marito per l’ultimo compleanno che lei avrebbe passato da nubile. Conoscevo molto bene la festeggiata, non molti anni prima quando era già unita ufficialmente al suo attuale compagno, era nata tra noi storia clandestina. In pochi e saltuari incontri avevo imparato a conoscere a fondo la vera essenza di quella donna. Sapevo che con lui non riusciva ad esprimere tutta la sue sensualità e, per questo, cercava altrove lo sfogo dei sensi. Non avevo mai capito cosa la legasse a lui, certo non la passione e tanto meno l’interesse!
Il mistero di quell’unione, però, non m’impediva certo di apprezzare le doti e le grazie di Lucia. Mi portai lentamente verso di lei con fare del tutto indifferente, quasi annoiato.
– Allora? Che te pare di questa festicciola? – mi domandò lei raggiante, evidentemente aveva appena ricevuto un complimento tale da renderla così felice, decisi di non essere da meno.
– La festa è molto ben organizzata, d’altronde si vede la tua mano… ma è la tua presenza a renderla unica! – dissi mentre mi toglievo gli occhiali da sole per poterle lanciare uno sguardo talmente tenero da sciogliere.
– Scemo! Sei sempre il solito, non pretenderai che ti creda vero? – rispondeva lei mentre avvicinava il suo viso sempre di più al mio.
– Lo sai che non potrei mai mentirti … come puoi solo pensare una cosa del genere? Piuttosto, se proprio devo essere sincero … ecco .. è lo scopo di questa festa che proprio non mi piace.
Ma ti rendi conto che è il tuo fidanzamento ufficiale … come farò senza di te nel mio futuro? Capisci che ora lo vedo oscuro, vuoto, piatto, senza stimoli, tinto di colori pastello e privo dei toni caldi che solo tu sapevi darmi, un … – Lucia mi blocco
– Calmati, calmati … non prenderla così .. di fronte a queste parole mi fai … sentire in colpa! Lo sai che tu sei sempre nei miei pensieri, io e te abbiamo delle affinità che non ho mai trovato in nessun altro, non potrei mai vivere senza la passione che tu hai saputo darmi… – le sue parole uscivano da quelle stupende labbra e ricoprivano tutto il mio essere.
– Si .. però ti sposerai lui! – la incalzai io.
– E tu continui a stare con Patrizia … allora?
– Patrizia è …. – stavo aggiungendo.
– Patrizia è per te quello che Giorgio è per me. – sentenziò Lucia.
– Giusto, illuminami .. cos’è lui per te .. almeno capisco anche cosa è Patrizia per me, sai me lo chiedo spesso! – la stuzzicai.

Lucia mi appoggiò una mano sulla spalla guidandomi in una direzione particolare, spostai lo sguardo e capii subito cosa intendeva: la camera della sua villetta che dava sul giardino dove ci trovavamo ora.

– Vai e aspettami! – disse con un tono di voce perentorio.

Senza attendere altro tempo raggiunsi la camera, che trovai gelata tanto il condizionatore era tenuto attivo. Mi affacciai alla finestra, il vetro affumicato mi permetteva di vedere tutti gli invitati senza essere notato, allora iniziai a comprendere il piano di Lucia.
Poco dopo, lei arrivò, entrò veloce nella stanza senza guardare, controllando piuttosto l’esterno per essere sicura che nessuno l’avesse notata. Quindi chiuse la porta a chiave, con due mandate e appoggiò sulla maniglia la sciarpa di seta leggera che teneva sulle spalle in modo da oscurare il buco della serratura, non si fidava della sola chiave. Si rivolse allora verso di me con una luce particolare negli occhi. Io la guardai con un misto di preoccupazione e speranza.

– Allora, cosa mi hai preparato questa volta? – domandò lei.
– Non mi ha dato molto tempo! – mi giustificai.
– Lo so che non mi deluderai! Tu non mi deludi mai! – terminò lei.

Non le lasciai dire altro, mi portai verso di lei e la presi per mano guidandola verso il divano posto vicino alla grande finestra, la feci accomodare poi le passai alle spalle. Appoggiai le mani sulle sue spalle e lentamente iniziai ad accarezzarla passando dalla nuca al collo con degli sporadici sconfinamenti verso il seno che vedevo spingere sul leggero tessuto dell’abito. Le mie coccole ebbero l’effetto principale di calmarla e farla sentire suo agio; Lucia si abbandonava alle mie mani con gli occhi chiusi e sentivo il suo respiro divenire man mano sempre più regolare. Quando ebbi il sentore che, ormai, era pronta a procedere presi la sua sciarpa dalla maniglia e l’appoggiai sui suoi occhi. Attesi il suo cenno di conferma prima di annodarne i capi attorno alla nuca.
Una volta privata della vista, Lucia, si dispose meglio sul divano, mettendosi più comoda. Io le passai davanti per inginocchiarmi tra le sue gambe. Come mi sentì lei si aprì voluttuosamente a me consentendomi di insinuare le mani sotto il suo vestito, sentivo sotto i palmi la setosità delle sue calze che bruscamente s’interrompeva poco prima del pube e poi l’incredibile calore del pube stesso. Lucia si stava eccitando, muoveva il bacino invitante e spingeva in fuori il seno sempre di più, i lunghi capelli corvini le finivano sul viso nascondendolo a tratti; era bellissima!
La presi per mano facendola alzare in piedi, poi le girai intorno alla ricerca della chiusura del suo vestito. Lentamente la spogliai, non era un grande lavoro in sostanza indossava solo l’abito e dei ridottissimi slip, trattenuti da un filo sottile che s’infilava tra le sue bellissime natiche. Sfilai anche quelli, approfittandone per baciarla sul ventre prima e sulla leggera peluria nera poi. Una volta nuda la lascia al centro della stanza e feci cenno a Luca di farsi avanti.
Avevo combinato tutto prima con lui, sapevo che a Lucia l’idea di attendere ai desideri di due uomini piaceva da tempo ma non era mai riuscita a realizzarla, quale miglior regalo per il suo matrimonio poteva essere il realizzare un suo desiderio così particolare?
Luca si avvicinò a noi titubante, io lo incoraggiai silenziosamente, prendendo la sua mano destra e appoggiandola sul seno di Lucia. Lei subito non intese e si limitò a dischiudere le labbra, poi quando aggiunsi le mie due mani sul suo corpo, una sull’altro seno e una sul ventre, capì. La sua espressione mutò verso lo stupore ma non fece nulla per fermarci, ormai aveva capito che non ero solo, l’unico dubbio era sull’identità dell’altro e anche sul sesso. Infatti, non poteva ancora sapere se avevo invitato un amico o un’amica!
Ostentando una sicurezza che indubbiamente non provava, Lucia stava ferma con le braccia distese lungo i fianchi e il viso puntato verso l’alto. Sapeva d’essere bellissima e conscia del suo corpo lo esponeva senza pudore, con una naturalezza che non avevo mai visto in altre donne. Restava in attesa delle nostre mosse senza fare il minimo gesto d’invito o di diniego, si limitava ad ascoltare le nostre carezze che diventavano sempre più intime, localizzate in quelli che supponevamo i suoi punti erogeni. La sua immobilità, però, ci imbarazzava, appariva quasi indifferente alle nostre mani e noi ci scambiammo una lunga serie di sguardi interrogativi. Luca mi invitava, silenziosamente con gli occhi, a dargli qualche spiegazione.
In realtà, non conoscevo abbastanza bene Lucia da intuire quello che pensava o provava in quel momento, quindi stavo improvvisando tutto. La sua immobilità poteva essere sintomo di una totale concentrazione tesa a carpire ogni singolo istante di quel rapporto a tre, inaspettato, in modo da poterlo archiviare in memoria nella sua interezza; oppure poteva indicare indifferenza! Non credevo a quest’ultima ipotesi, il suo respiro sempre più veloce e i rapidi movimenti degli occhi che scorgevo sotto le palpebre, mi convincevano del suo apprezzamento. Incitai Luca a muovere le mani con più naturalezze, senza badare all’immobilità di Lucia, in modo da spingerla verso un ad eccitazione tale da farle perdere il controllo di sé.
Mentre comunicavo con il mio socio, lei iniziò a dare segni di cedimento. Aprì leggermente le gambe per consentirci di raggiungere il pube. Come notai questo, spinsi la mano verso la sua delicata peluria scontrandomi proprio in prossimità dell’obbiettivo con quella di Luca che sopraggiungeva da dietro. Nessuno dei due voleva cedere il posto all’altro, quindi iniziammo a dividere le grandi labbra insieme e sempre all’unisono ci ritrovammo davanti all’ingresso della femminilità di Lucia. Spostai lo sguardo di lato in modo da incrociare quello di Luca, non furono necessari altri ammiccamenti: insieme la penetrammo.
Io mi trovavo davanti a lei, con la sinistra le stringevo una mammella e con la destra la penetravo. Luca, da dietro, cingeva la sua vita con una mano aperta sul ventre mentre con l’altra la penetrava con me. Questa azione congiunta fece perdere ogni controllo alla nostra donna che rilasciò tutto il fiato che teneva nei polmoni con un lungo rantolo di piacere. Continuammo in quel modo sino a quando non sentimmo che lei si stava appoggiando, senza più forze nelle gambe, alle nostre mani; allora uscimmo da lei per guidarla verso la poltrona vicino alla grande finestra. La adagiammo con molta delicatezza sul sedile, sistemandola in modo che il suo pube fosse sul limite del bordo e con le gambe aperte, poi ci allontanammo di qualche passo da lei.
Lucia mi aveva parlato spesso delle sue fantasie erotiche e di quei sogni che turbavano le sue notti, conoscevo un suo aspetto che nemmeno il suo futuro marito sospettava. Dovevo agire in base al mio intuito, non potendo vedere i suoi occhi, che erano sempre bendati, ero privato del conforto della sua approvazione, ma non potevo perdere questa occasione per conquistare il ruolo di suo amante realizzatore di sogni proibiti. Era in gioco il futuro della nostra relazione clandestina.
Con un cenno invitai luca a spogliarsi del tutto, quindi con lo sguardo cercai l’occorrente a realizzare il mio piano nell’interno della stanza. Trovai subito quello che mi serviva, il lungo cordone di passamaneria che ornava la mantovana sulla finestra faceva al mio caso. Salii su di una sedia e riuscii a sganciare facilmente quella decorazione. Intanto, il mio complice si stava denudando con l’accortezza di sfiorare a tratti le gambe di Lucia con i vestiti che si toglieva, in questo modo manteneva vivo il suo interesse e l’eccitazione. Presi mentalmente nota della sensibilità e della fantasia di Luca, si stava dimostrando un’ottima scelta, era evidente che ci sapeva fare.
Con la corda in mano mi portai alle spalle della poltrona, lo sguardo interrogativo e stupito di Luca assumeva un aspetto comico in quel contesto, in special modo se consideriamo che era completamente nudo e che alla vista della corda fece un balzo all’indietro. Trattenei a stento un risata del tutto fuori luogo, quindi riportai la mia attenzione sul progetto che avevo in mente.
Presi un braccio di Lucia e con finta violenza lo portai dietro la poltrona, lo stesso feci con l’altro. A questo punto premendo le mie ginocchia contro le sue braccia iniziai a legarla allo schienale, facendo molta attenzione a non stringere troppo. Feci un giro con la corda, poi un altro, proprio sotto il seno, indi annodai i capi tra di loro. I sospiri di Lucia e le contrazioni dei muscoli del ventre che scorgevo mi stavano rassicurando. Ormai sicuro di star realizzando un suo perverso desiderio, mi portai davanti e la costrinsi ad aprire ancora di più le gambe, facendole assumere una posizione molto invitante per noi, indice d’estrema offerta per lei.
Focalizzando lo sguardo sul pube, m’inginocchiai tra le sue gambe per riuscire a toccarla, massaggiarla e stimolarla ancora; avvicinai la bocca alle sue grandi labbra mentre le divaricavo con la mano, quando riuscii a percepire il loro calore vi affondai la lingua iniziando a disegnare con essa una lunga serie di figure sempre più complesse. Non mi fermai, confortato dai sospiri di Lucia, sino a quando le contrazioni del suo pube divennero troppo regolari, sintomo che lei stava cercando un piacere superiore al mio stimolo. Quando mi staccai emise un rantolo di disappunto mentre spingeva in alto il bacino nel tentativo di ritrovare la lingua che tanto la stava facendo godere. Mi alzai in piedi e guardai Luca, lo spettacolo a cui aveva assistito non l’aveva annoiato e turbato nella sua iniziale eccitazione; anzi, dimostrava di aver apprezzato in modo inequivocabile il modo di muoversi di Lucia. Lo invitai a prendere il mio posto.
Lui s’inginocchiò innanzi a lei con il membro tenuto dalla sua mano all’altezza del pube mentre io, approfittando di quel momento mi portai nuovamente alle spalle della poltrona. Qui presi la testa di Lucia e la tirai, trattenendola per la fronte, contro lo schienale, quindi feci cenno a Luca di entrare in lei. Volevo che Lucia si sentisse in nostra totale balia, già privata della vista e della libertà, aggiunsi la forte presa per simulare una violenza che in realtà non esisteva essendo noi due, in realtà, ai suoi silenziosi ordini e intenti a realizzare i suoi desideri.
Luca puntò il pene sulle labbra ormai fradice e lo mosse posizionandolo sull’ingresso mentre Lucia sollevava il pube per facilitargli il compito. Quando spinse lo vidi entrare nel suo corpo con una facilità disarmante, più che penetrarla veniva risucchiato dal suo ventre voglioso. Lei emise un grugnito di piacere, tanto intenso da farci temere che venisse udito da fuori, ed iniziò a muoversi quel tanto che le corde lo permettevano invitando l’uomo che aveva dentro a fare altrettanto. Luca iniziò la sua danza d’accoppiamento, dava dei colpi lunghi e intensi ma lenti, come sperava piacesse a lei ed aveva ragione. I grugniti si tramutarono in sospiri e questi in ansimi nell’attimo che lui aggiunse la mano al pene. Mentre spingeva apriva le labbra divaricandole, poi lubrificato dai suoi umori scorreva tutta la lunghezza della vagina per terminare sul clitoride.
Il corpo si Lucia si stava imperlando di sudore, uno strato lucido che la rendeva ancora più eccitante. Da come si muoveva capivo che stava godendo di un piacere nuovo per lei, la vedevo persa tra le nostre braccia ma, al contempo, intenta a non perdersi un istante di quell’esperienza; si nutriva delle le stupende sensazioni che provava traendo da esse la forza per continuare a muoversi come una forsennata senza apparenti cedimenti. Il ritmo di Luca la stava portando verso l’apice, notavo come il suo ventre iniziasse a muoversi contro tempo, anticipando sempre di più le spinte, e come il suo seno si sollevava spinto da un respiro ancora più veloce. Anche lui se ne era accorto, sicuramente dal suo punto d’osservazione privilegiato la sentiva sempre più aperta e lubrificata, accogliente se vogliamo, e rallentò quindi il suo ritmo entrando in lei ogni due sue spinte in avanti, donandole dei colpi molto profondi e intensi. Lucia prendeva senza esitare il membro di Luca, quando riuscivano a sincronizzarsi e lui spingeva mentre lei sollevava il pube, le strappava un gemito d’inteso piacere. Il tempo pareva fermarsi per loro e anche per me che li stavo osservando, sentivo la testa di lei tra le mie mani premere forte contro lo schienale della poltrona mentre il busto s’inarcava sempre di più. All’improvviso la vidi sollevare il bacino sino a staccare tutto il suo corpo dalla poltrona, per quanto le corde lo consentissero, appoggiava solo la testa e i piedi per terra. S’irrigidì in quella posizione per un tempo infinito poi urlò. Prontamente le misi una mano sulla bocca per zittirla, temevo che i scoprissero o che qualcuno intuisse quello che stava succedendo in quella stanza chiusa. L’urlo si trasformò in un gemito e lei si lasciò cadere giù spalancando le gambe agli ultimi colpi di Luca che lei seguiva con il pube. La mia impressione fu che il suo orgasmo non terminasse, gemeva e ansimava con il respiro affannato sotto le spinte di Luca che non mollava. Capivo che per lui era facile resistere a quel ritmo, il suo membro era ricoperto degli umori di Lucia e dal rumore che produceva penetrandola intuivo quanto dovesse essere eccitata e dilatata. Più lui spingeva più lei godeva, pareva senza fine.
Continuarono in quel modo sino a quando lui uscì precipitosamente da lei alzandosi in piedi, si mise a cavallo della poltrona a appoggiò il pene alla sua bocca. Lucia aprì le labbra per ingoiarlo ma non fece in tempo. Luca venne nell’istante che lei si stava avvicinando al membro, a causa della benda sugli occhi lei non poté capire e lo ingoiò mentre il suo seme già le riempiva il viso. Non lo trattenne dentro ma lo fece uscire per leccarlo sul glande mentre fiotti di sperma si depositavano sulla lingua colando ai lati della bocca. Era un immagine carica d’erotismo e vedevo Luca guardala stupito e compiaciuto, evidentemente, non gli era mai capitato di venire in quel modo.
Quando lui si ritrasse, Lucia si lasciò andare crollando sulla poltrona. La lasciai legata e bendata mentre Luca si rivestiva e lei non protestò per quella apparente indelicatezza. Accompagnai il mio complice alla porta e con molta attenzione lo feci uscire dalla stanza, lo sguardo con cui si congedò era carico di significati che andavano dalla gratitudine, alla meraviglia e sfioravano l’invidia. Lui, infatti, era a conoscenza della nostra relazione clandestina e intuiva che per me lei sarebbe sempre stata così, mentre per lui forse questa era stata l’unica occasione di averla a sua disposizione.
Mi dispiaceva lasciarlo andare via in quel modo volevo, ma non potevo in quel frangente, comunicargli il mio apprezzamento per l’abilità dimostrata. Ci sono cose che si hanno o non si hanno; la sensibilità ai desideri di una donna, la capacità d’intuire quello che lei vuole in un dato momento, la capacità di trasferire attraverso le mani calore, forza e tenerezza allo stesso momento; il tutto unito da un profondo e incondizionato rispetto per l’essere femminile, sono una di quelle doti naturali che non s’imparano. Ci si nasce. Difficile è per l’uomo riconoscere questo in un altro uomo, capita molto raramente, specie se si è un maschio profondamente etero e convinto della sua eterosessualità.
Quando, però, stringendo la mano ad un amico percepisci che lui è così, sai di non sbagliarti perché tu sei così.
Volevo comunicare tutto questo a Luca, aggiungendo che difficilmente Lucia avrebbe potuto rinunciare a noi due quando desiderava giocare in tre. Inoltre, vedendolo in azione, avevo subito pensato di inserirlo nei giochi con la mia compagna affetta anche lei da fantasie simili a quelle di Lucia ma bloccata, per ora, dalle sue inibizioni. Ero convinto che con me e Luca si sarebbe lasciata andare, finalmente avevo trovato il complice giusto.
Il silenzio a cui eravamo costretti m’impedì di parlare con lui, ma la mia occhiata d’intesa gli strappò un sorriso di comprensione.
Una volta rimasto solo richiusi con cura la porta. Guardai verso la donna e la vidi come sprofondata in un sonno ristoratore, mi avvicinai a lei da dietro e la slegai senza ottenere alcuna reazione da parte sua. Rimisi a posto il cordone sulla mantovana, prestando molta attenzione a posizionarlo nella sua sede originale, quindi tornai da lei. Tentai di scioglierle la benda sugli occhi ma la sua mano scattò veloce sulla mia bloccandola. Spostai lo sguardo sul suo corpo ancora sudato e notai che si stava movendo invitante: contraeva e rilasciava tutti i muscoli come per riattivarne la mobilità. Particolarmente desiderabile era il pube il quale s’innalzava e ruotava alla ricerca di un fantomatico fallo. Non resistetti e mi portai tra le sue gambe abbassando il viso all’altezza della vagina ancora umida e leggermente dilatata. Lentamente le infilai un dito dentro, arcuandolo in modo da premere contro le pareti interne. Subito lei s’agitò mugolando mentre io notavo come fosse ancora eccitata e pronta ad un ulteriore accoppiamento. Potevo slacciare i pantaloni e spingermi in lei subito, prenderla con una foga dettata da quello che avevo appena visto e farla nuovamente godere, ma sarebbe stato per lei una ripetizione dell’amplesso appena consumato.
Volevo darle di più e il tempo stringeva. Rimpiansi di non avere tutta una notte o un pomeriggio a disposizione per noi, però sapevo di dover essere grato comunque per quei pochi attimi rubati.
Mentre pensavo cosa farle aggiunsi un altro dito al primo che lei accettò facilmente, il mio sguardo vagava per la stanza alla ricerca di qualche oggetto di forma opportuna da utilizzare come surrogato fallico, stavo pensando di farle provare una doppia penetrazione. Non avevo osato tentarla prima con Luca poiché il tempo non lo consentiva, ma ora con un oggetto inanimato e controllato dalla mia volontà avrei risolto ogni problema di sincronizzazione. Però non trovai nulla di adatto.
Decisi, a questo punto, che se non poteva esserci trasgressione fisica sarebbe stata psicologica. Lasciai la vagina di Lucia e iniziai ad accarezzarla, incurante delle sue proteste la presi per le mani e la invitai a sollevare la schiena dalla poltrona, quindi sciolsi la benda. I suoi occhi mi rapirono per un istante, non li avevo mai visti così carichi di piacere. Lei fece per parlare ma la zittii subito alzandomi in piedi e trascinandola con me davanti alla grande finestra oscurata.
Da lì potevamo vedere la maggior parte degli invitati che, ignari di noi, parlavano e sorridevano tra di loro. Ero alle sue spalle quando l’abbracciai prendendola per il seno, lei reagì spingendo indietro ed in alto il sedere premendolo forte contro il mio membro. Forse aveva già capito le mie intenzioni quando iniziai a spingerla, con una mano sulla schiena e l’altra aperta sul ventre, in una posizione a novanta gradi, infatti, aprì le gambe e si appoggiò con le sue mani sul davanzale.
Mi slacciai i pantaloni lasciandoli cadere in terra, dalla foga quasi strappai gli slip ed estrassi il pene puntandolo verso le terga di Lucia. Come lo sentì su di una natica mosse il sedere in modo da guidarmi. Con lo sguardo fisso sulla sua nuca seguivo l’istinto, all’improvviso percepii una superficie umida e calda, strofinai il membro contro di essa e trovai subito la meta. Con un colpo secco di reni la penetrai, lei urlò di nuovo mentre sollevava la testa sino ad ora reclinata. La trovai calda e aperta da un altro uomo, ma pronta per me; eccitato anche dal fatto di farlo davanti a tutti a loro insaputa iniziai a muovermi. Lei seguiva perfettamente il mio ritmo, a differenza dei nostri precedenti incontri dove era spesso lei a guidarmi verso la cadenza che preferiva, nonostante la posizione, ora accettava tutto quello che le davo. La presi per i capelli e le sollevai il viso in modo da costringerla a guardare fuori mentre la invitavo con le parole a guardare gli astanti. Solleticai la sua fantasia proponendole di immaginare le razioni di uno o dell’altro se la finestra non fosse stata uno specchio vista dall’esterno e la sentivo eccitarsi sempre di più. Unii la mia mano al pene cercando il clitoride, come lo trovai lei iniziò a contrarre ritmicamente i muscoli interni della vagina. Le sue gambe tremavano tese nello sforzo ma non davano segni di cedimento. Quando riconobbe in lontananza il suo fidanzato che, con un bicchiere in mano, parlava con degli invitati gemette più forte. La sentivo sussurrare: “Vieni più vicino … dai, vieni più vicino! ” e sapevo che non si riferiva a me.
Finalmente il suo futuro marito l’accontentò. Lentamente, in compagnia di altre quattro persone tra cui una sua ex, si avvicinò a noi. Potevo scorgere il riflesso del viso di Lucia sul vetro e su di esso vedevo i suoi occhi puntati su di lui con un’espressione in netto contrasto con quella del resto del viso. Se la bocca era semiaperta in un ansimo di piacere e le gote arrossate dal medesimo, gli occhi erano fermi e immobili in un’espressione di sfida.
Venne in quel modo, la sentii fremere e ansimare. Per un attimo chiuse gli occhi, nell’istante in cui arrivò la sua prima ondata, poi gli riaprì puntandolo fissi su di lui mentre godeva.

– Riempimi! ORA! – fu la sua richiesta.

Abbandonai il controllo assaporando i dettagli interni del suo corpo e venni quasi subito dentro di lei. In questo frangente conobbi un aspetto della personalità di Lucia che non sospettavo, mentre pulsavo nel suo ventre lei spinse il sedere indietro con forza in modo da farmi eiaculare nel profondo della vagina, in posizione ottimale, e i suoi occhi erano fissi sul suo ragazzo. Lo guardava e lo sfidava con lo sguardo come prima mentre stava godendo, solo che ora notavo uno strano sorriso, come di rivalsa, di piacere per la riuscita vendetta. Al termine feci per uscire ma lei mi seguì trattenendomi in lei poi tornò a muovesi lenta, questa volta con gli occhi chiusi.
Non riuscivo a intuire cosa passasse per la sua mente e non osavo chiederlo, immaginavo fosse una cosa talmente intima da risultare molesto ogni mio tentativo d’indagine in questo senso. Fu lei a darmi le spiegazioni che desideravo.

– Lui, tre estati fa, mi ha tradita con quella donna che vedi vicino a lui. Si, quella con il vestito rosso dalla scollatura modello “prendimi tutta”. Sono tre anni che aspetto il momento giusto e grazie a te oggi l’ho ripagato con la sua moneta. Adesso posso anche sposarmi serena! – disse lei tutto d’un fiato con la voce ancora roca dal piacere appena provato.

Feci un rapido calcolo mentale. Tre anni fa, d’estate, la nostra relazione clandestina era già iniziata. Quindi mentre lui la tradiva con quella ragazza, molto carina direi, lei lo tradiva con me .. e credo solo con me! A questo punto mi chiedevo quale fosse il reale motivo di tanto desiderio di vendetta.
Tralasciamo le domande del tipo: ” ma perché te lo vuoi sposare se il vostro rapporto è di questo tipo? ” che mi parevano pericolose da porgere ad una donna con il carattere di Lucia. A me, in fondo andava bene così, mi bastavano i nostri saltuari incontri e la passione che riversava su di me in quelle occasioni. Forse ero un semplice opportunista che s’approfittava di un rapporto incompleto come il loro per soddisfare i propri desideri sessuali o forse ero l’appiglio, il punto fermo, a cui s’aggrappava la sessualità di Lucia senza il quale la sua storia ufficiale non avrebbe mai potuto funzionare. Probabilmente, la loro, era stata una scelta dettata dalla ragione, convinti del fatto che la passione prima o poi muore o si affievolisce, avevano cercato un compagno che non li stimolava in modo particolare. Chi ero io per giudicare o commentare le loro scelte?
Lucia non fece cenno a quello che era successo mentre era bendata e legata, ma da i suoi occhi intesi la sua profonda gratitudine per il piacere che le avevamo regalato. Mentre uscivo dalla stanza, lasciandola sola a ricomporsi, mi salutò con un tenero e casto bacio sulla guancia. La cosa mi sconvolse, non era da lei quel tipo di saluto. La mia mente stava per partire in lunghe e tediose elucubrazioni, come al solito di fronte ai comportamenti insoliti di una persona che credevo di conoscere. La fermai, non avevo il tempo e la voglia di pensare. Tutto sommato, temevo di innamorarmi di Lucia e questo non me lo potevo permettere, non sarei mai riuscito a reggere una storia d’amore con una donna come lei. Meglio era limitarsi al puro e semplice sesso, lasciare che la passione fosse il nostro unico legame.
Ero già stato bruciato da una donna così.
Forse la mia relazione clandestina con lei era una forma di vendetta verso le donne come lei. FINE

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