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copertina racconto erotico

Festa

Odio le feste in cui non conosco nessuno.
A parte il fatto che finisco per annoiarmi in modo indescrivibile… dopo un po’ incomincio anche a sentirmi fuori posto.
Il problema è che non sono il tipo che riesce a parlare con gli sconosciuti. Non sono uno dall’approccio facile. E così finisco in un angolo, col solito bicchiere pieno di Martini, lo sguardo perso nel vuoto, circondato da gente che si diverte, che parla, ride… gente che brucerei volentieri con un lanciafiamme!
Eppure, nonostante ciò. Nonostante sappia già come andrà a finire… io li accetto, quei maledetti inviti. Ci vado, a queste stramaledette feste. Ogni volta mi dico “Che diamine! Magari questa sarà la volta buona. Magari conoscerò qualcuno o qualcuna… chi può dirlo? ”
Ed è così anche stasera.
Nuova città. Nuovo lavoro. Nuovi colleghi. Ed un invito che non avrei dovuto accettare, perché mi sono appena trasferito, ed il mio barometro interno è ancora sottosopra. Non riesco ad orientarmi neanche nel bagno di casa, figuriamoci ad una festa di sconosciuti…
E me ne sto qui, col mio bravo bicchiere di… non è Martini ‘stavolta, no. Un cocktail strano a base di cointreau, credo… sto qui, dicevo. E guardo… aspettando che il tempo passi in modo da consentirmi di tagliare la corda senza che la mia sembri un fuga.
Se solo sapessi essere un po’ più intraprendente. Ci sono un paio di ragazze davvero carine, che sembrano anche sole… ma quella che mi ha colpito di più è in compagnia… purtroppo. Non che la cosa cambi molto. Anche se fosse sola, difficilmente saprei avvicinarla nel modo giusto… sono cose che proprio non mi riescono, pur con tutta la più buona volontà.
Posso solo accontentarmi di seguirla con lo sguardo, mentre chiacchiera col suo ragazzo ed un altro gruppetto di persone.
Ci sono molte cose che potrebbero colpirmi di lei. A cominciare dalle lunghe gambe ben tornite, o dal modo di sorridere, allegro, comunicativo. Mi piace com’è vestita, per esempio, con un tubino rosso e aderente, di tessuto sottile, che disegna le curve sinuose del suo corpo, scoprendo molto del suo bel décolleté, e delle cosce. Ma la cosa più straordinaria è sicuramente il sedere. Tondo e sodo. Grande al punto giusto e meravigliosamente stampato sul tessuto del vestito. Per un culo così un uomo potrebbe anche morire… cosa che non mi dispiacerebbe per niente… e poi… così, ad occhio e croce, le alternative sono due: o non ha indossato le mutandine, o indossa un perizoma minuscolo… perché non si vede traccia del contorno degli slip. Ed entrambe le ipotesi contribuiscono ad eccitarmi.
Se solo non ci fosse quel mamozio del ragazzo… chissà? Non sembrano neanche particolarmente affiatati, anzi, si lanciano certe occhiate al vetriolo…
Mi piacerebbe ballare con lei. Un ballo lento, romantico, col suo corpo premuto contro il mio. Le mie mani sui suoi fianchi, a scorrere piano su e giù, carezzandola ed attirandola a me per sentire i capezzoli sul mio torace. Il suo respiro sul mio collo… e me l’immagino poi, sul divano, a quattro zampe, col sedere proteso verso di me, il sottile filo del perizoma che le affonda tra le natiche, tra un ciuffetto di peli scuri.
Bah! Troppe fantasie. A furia di immaginarla rischio un’erezione cronica che potrebbe costringermi a movimenti imbarazzanti per tutto il resto della festa. Eppure, come vorrei poterla prendere davvero, così, da dietro. Come le vorrei scivolare dentro, violando quel culo bellissimo, ondeggiante… come vorrei spingermi con forza nella sua fica, proprio lì, su quel divanetto a fiori dove si sta sedendo…
Meglio che vada a prendere una boccata d’aria ed un altro bicchiere di cocktail.
Il balcone è deserto, forse perché fa anche un po’ freddo. Il posto ideale per schiarirsi le idee e restare un po’ in disparte senza sembrare per questo un accessorio della stanza, come invece mi sento regolarmente alle feste. Così mi affaccio, pensieroso, col bicchiere nella mano destra, e guardo le luci della città. Lo scorrere delle macchine, che scandisce il passare del tempo… e la luna, appesa lì, in mezzo al cielo, come una gigantesca palla di natale. Sembra quasi che qualcuno l’abbia appesa lì, a bella posta, per farmi compagnia. Ed in compagnia della luna come ci si può sentire soli?
“Ma tu non parli proprio con nessuno? ” fa una voce alle mie spalle. Mi giro, piuttosto sorpreso, ed è lei. Chi l’avrebbe mai detto?
“Non sono particolarmente portato alle relazioni pubbliche… ” rispondo “e poi non conosco quasi nessuno… ”
“Io sono Vera. ”
“Ed io Dario”
La sua mano stringe la mia in una stretta forte, ma anche leggermente passiva… come se volesse lasciare a me il controllo.
“Adesso ci conosciamo… ” sorride.
“Adesso sì. ”
“Ti ho visto solo, qui fuori… è tutta la serata che sei solo… ”
“Tutta la serata” confermo. “Ma adesso no. Se tu avessi guardato con attenzione avresti visto che sono in compagnia… ”
“Davvero? ” fa Vera, guardandosi intorno perplessa “mi dispiace forse ho interrotto qualcosa? ”
“No, no” mi affretto a risponderle, “ero in compagnia della luna”.
“Oh! ”
“Non che sia una compagna particolarmente loquace… ma certo non passa inosservata… ”
Lei si sofferma a guardare la luna per qualche attimo, in silenzio. Poi rabbrividisce impercettibilmente e dice: “Qui però fa freddo… ”
“Un po’… hai ragione… vuoi che entriamo? ”
“No. Non ancora. ”
“Sai è strano… mentre guardavo la luna, poco fa, stavo giusto pensando a te… ”
“A me? ” sorride.
“Si a te. Pensavo che sarebbe stato bello stare un po’ con te, qua fuori… per fare due chiacchiere, così… senza fretta. ”
“E allora perché non me lo hai detto? ”
“Perché non sono bravo nelle pubbliche relazioni… e poi ti ho visto in compagnia… ”
“Sì… beh, ma non sono una proprietà privata… ”
“Lo so, ma mentre ti guardavo… vedevo che c’era una certa tensione tra voi e poi.. insomma, non mi pareva il caso di intromettermi, così mi sono limitato ad osservarti da lontano… ”
“Sì, mi sembrava che mi stessi guardando… ”
“Si notava così tanto? ” sorrido. Sorride anche lei. Com’è bello quel sorriso, visto da vicino.
“Beh… un po’ si notava, certo… ”
Ora la bacio. Penso. Ma sì, chi se ne frega. Adesso la bacio e poi si vedrà.
Ma proprio quando sto per farlo, il suo ragazzo fa capolino fuori al balcone e la chiama in malo modo. Vera sussulta impercettibilmente, e poi lo raggiunge dentro dopo aver mormorato un saluto frettoloso.
Li seguo con lo sguardo, al di là dei vetri. Che parlano piuttosto animatamente. Non so cosa si stiano dicendo, ma non sembrano cose carine. Ogni tanto gesticolando, fanno qualche vago cenno verso di me. Mi sa che ho turbato il loro equilibrio di coppia. Meglio che me ne vada.
Così saluto il distratto padrone di casa, e scendo le scale del palazzo con le chiavi della macchina che mi tintinnano tra le mani.
Sostanzialmente è stata una serata da dimenticare, eccezion fatta per il sorriso di Vera. Meglio tornarsene a casa al più presto.
Poi però, nell’abitacolo dell’auto. Mi fermo un attimo a fantasticare. Voglio dire… dovevo proprio andarmene? Lo so, a nessuno piace il ruolo del terzo incomodo, ma, forse sarei potuto restare almeno quel tanto per farmi dare il suo numero di telefono, no? In fondo, sembrava ben disposta nei miei confronti… e invece io sono sempre lì, a fuggire via a testa bassa. Quasi avessi paura di bruciarmi. Ma la vita è fatta anche di questo, no? Di rischi, da correre in prima persona, senza controfigure.
“Me lo dai un passaggio? ” dice.
Sta lì, vicino alla macchina, con un sottile spolverino sulle spalle, e sorride ancora, quasi sapesse l’effetto che mi fa.
Le lancio un’occhiata interrogativa.
“Sono rimasta sola… ” conferma.
“Allora sali. ”
Lei sale, al mio fianco. Il tubino le scopre il bordo delle calze autoreggenti, ed io sento come una vertigine. Non posso quasi credere che stia capitando a me.
“Dove ti porto? ”
“Dove ti pare, basta che sia lontano da qui. ”
E così parto nella notte. Guido attraverso strade stranamente silenziose, senza saper bene dove voglio andare. Del resto, chi la conosce questa città? Così lascio che sia l’istinto a condurmi. Per un po’. E ben presto mi accorgo che siamo in periferia.
“Ma dove mi stai portando? ” fa lei.
“A dire il vero non lo so neanch’io… giravo… ” poi, dopo una pausa “il piacere di averti qui, seduta al mio fianco, era tale che non avevo voglia di fermarmi… ”
“Beh… forse, se ti fermassi, potrei venirti un po’ più vicino… ”
“Beh… forse non è una cattiva idea… ”
Accosto la macchina in una zona d’ombra. E lei mi si stringe vicino.
Ha un buon profumo.
Le carezzo i capelli, facendo scivolare la mano sulla sua nuca, dietro il lobo dell’orecchio e giù lungo il collo. Lei si sporge un po’ offrendo il collo alla mia bocca, ed io incomincio a baciarla mentre una mano sale lungo la sua coscia.
Lei allarga impercettibilmente le gambe ed io mi muovo verso l’alto, esplorandola coi polpastrelli. Mi soffermo sul bordo della calza autoreggente, solleticando la sua pelle liscia, andando un po’ su e giù, esitando appena e poi avanzando verso sempre più verso l’alto, dove le cosce si uniscono.
Mi faccio largo con fermezza tra il tessuto del tanga, sfioro la sua peluria e la carezzo ancora, solo che là dove dovrebbero trovarsi le labbra della sua fica trovo qualcosa d’inaspettato. So bene cos’è… ho toccato così tante volte il mio che so riconoscere benissimo un cazzo anche se non lo vedo, ed il suo mi riempie immediatamente la mano irrigidendosi al mio tocco.
Ho appena un attimo d’esitazione incrociando il suo sguardo, nel quale colgo un’attesa silenziosa ed una domanda inespressa. Mi sorride, ed è bellissima. Sensuale come una pantera, e non posso fare a meno di pensare che la voglio, e non me ne frega niente cos’ha in mezzo alle gambe, anzi, la scoperta che ho appena fatto mi eccita ancora di più. Così glielo sfilo fuori dal tanga, ed incomincio a carezzarla dolcemente facendo scorrere la mano lungo il suo cazzo, mentre lei prende a muoversi, oscillando piano, premendosi contro la mia mano…
Intanto le nostre bocche si cercano sempre più freneticamente. Le sue labbra morbide premono contro di me. La sua lingua mi scivola in bocca mentre io la risucchio e poi la catturo tra i denti, per poi inseguirla a mia volta con la mia lingua in una danza scatenata.
Le scopro una spalla. abbasso il vestito e faccio scorrere la lingua lungo il collo, giù seguendo il contorno del seno. Che si solleva ad ogni respiro, a premere contro la mia bocca, come se fosse vivo e mi chiamasse.
Lo bacio, prima delicatamente. Stando attendo a non toccare i capezzoli. Girandogli intorno, aspettando che lei non ne possa più… e quando la sento gemere incomincio a succhiarla con forza.
Adesso il suo cazzo è durissimo. Stringerlo nella mia mano mi dà una strana sensazione di stordimento, non capisco se è il mio o il suo, abbasso lo sguardo, e mi rendo conto che lei mi ha sbottonato i pantaloni e mi sta menando l’uccello con decisione… i nostri cazzi quasi si toccano.
E finalmente, con un singhiozzo strozzato, lei mi allontana dal suo seno. Mi guarda negli occhi un attimo. Bellissima, tutta spettinata e resa ancor più seducente dal desiderio che ha di me. Poi si china in avanti, guardandomi negli occhi con un sorriso carico di promesse e incomincia a leccarmi lentamente, come se fossi il suo gelato.
La lingua parte da giù e sale lentamente lungo tutta l’asta. Poi, quando arriva in cima, gira intorno alla cappella e scende nuovamente. Ogni tanto, spalanca la bocca e mi avvolge in una morsa umida dalla quale non vorrei mai liberarmi.
Non ricordavo di essere mai stato leccato con tanta bravura. Lentamente, la sua bocca aderisce al mio cazzo, mi succhia, mi mordicchia… mi inzuppa di saliva per poi farmi scivolare sulle labbra e baciarmi appassionatamente. Forse è così brava perché lo fa esattamente nel modo in cui vorrebbe lo facessero a lei, penso. Dev’essere sicuramente così. Se non fosse per il fatto che non voglio finisca tutto così presto verrei subito, proprio tra le sue labbra. Godendomi ogni schizzo spruzzato nella sua bocca, sulla sua lingua. Uhmm… come mi piacerebbe vederla leccare il mio sperma! Ma non posso. Non ancora.
Prima di tutto, devo restituirle il favore. E così, mi sottraggo alla pressione delle sue labbra e, per la prima volta nella mia vita, prendo un cazzo in bocca.
Lo faccio d’impulso, senza neanche rendermi conto di cosa sto facendo, ma lei reagisce subito alla mia lingua ondeggiando con forza e gemendo di piacere.
Il sapore non è quello a cui sono abituato, meno acre della fica, ed anche l’odore è diverso. Ma sentire la bocca che si riempie, sentire il suo cazzo pulsare tra le mie labbra mi da una sensazione indescrivibile, che vorrei durasse per sempre.
Glielo succhio come se fossi una troia esperta, baciando le palle e avvolgendolo nella mia lingua, sorprendendomi di me stesso ad ogni leccata, mentre lei mi tiene la testa tra le mani, carezzandomi i capelli ed il collo e mormorando sommesse parole di piacere.
Potrei farla venire, lo so, ma ho un sogno da realizzare.
Così, dopo aver reclinato lo schienale del sediolino, la faccio mettere a quattro zampe. Col culo rivolto verso di me. è incredibile come siano sode le sue natiche sotto le mie dita. Accarezzo le cosce, alzando il vestitino in modo da scoprirla. Poi le abbasso il tanga, ed incomincio a baciarla con passione. Il suo odore è penetrante, ed è un richiamo irresistibile. La mia lingua sale e scende tra le natiche percorrendo senza sosta la strada che va dall’attaccamento delle palle al buco del culo. E lei ondeggia sotto la mia bocca, muovendosi al ritmo del suo desiderio… cercando di accogliere la mia lingua sempre più in profondità, tra le sue cosce. Ondeggia, ondeggia… facendo oscillare il culo davanti a me, offrendosi ai miei baci… ed è così zuppa di saliva da bagnarmi il volto, mentre mi premo con forza tra le sue gambe per leccarle il buco.
Alla fine… mi stacco da lei, anche se non vorrei smettere di assaporarla. E sostituisco la lingua con qualcosa di più consistente. Prima le faccio sentire solo la punta. Non appena riconosce la pressione del mio cazzo emette un gemito di piacere allargando le gambe per ricevermi… ma anziché infilarmi dentro allento la pressione… mi struscio su di lei facendoglielo sentire, ma scivolando tra le natiche sopra o sotto… e continuo a stuzzicarla così, fino a che non avverto il suo desiderio come un’ondata incontenibile, quasi disperata. E solo allora, finalmente, glielo infilo nel culo. Prima lentamente… e poi affondando con rabbia, in una serie di colpi sempre più forti, mantenendola saldamente sui fianchi ed attirandola a me ad ogni colpo, per aumentare la forza della penetrazione, in un ritmo crescente scandito dai nostri ansimi… e affondo sempre più, mentre il suo seno struscia contro il sedile della macchina, e lei mi prega di continuare, di non smettere, e di sfondarla col mio cazzo.
Si contrae spasmodicamente, intorno a me. La sento avvolgermi… come la sua bocca poco prima, e vorrei scoppiarle dentro ed inondarla di fiotti di sperma caldo.
Ma lei mi previene con un orgasmo fatto di sussulti incontrollati, che sembrano non finire più.
Le sue contrazioni sono così forti che mi portano al limite… non ce la faccio più e voglio solo scaricare tutto il mio piacere dentro di lei… così esco dal suo culo. mi sfilo il preservativo e l’attiro su di me, finalmente, per prendere sul viso quegli schizzi che ho trattenuto per troppo tempo.
E lei spalanca la bocca… con la lingua protesa a ricevere il primo spruzzo, denso… saporito… e poi un altro ed un altro ancora… tutti sul suo volto, sulle labbra… e poi giù a gocciolare lungo il mento sul suo seno.
Lei sorride, spalmando il mio sperma sulla bocca, usando il mio stesso cazzo, stretto tra le mani… e poi riprende a leccarmi con gusto… fino a che non ne resta più neanche una goccia… solo allora si stacca da me, sospirando piano, e viene ad accoccolarsi tra le mie braccia. Nuda e calda… ancora ansimante…
Mi sorride, mentre la sua lingua mi sfiora il collo, e dice: “forse non era esattamente questo quello che ti aspettavi… ”
Io la carezzo dolcemente, pensando che è una creatura semplicemente perfetta. Vorrei ricominciare subito un’altra volta. Vorrei stendermi sul sedile e farmi cavalcare da lei per tutta la notte in una serie interminabile di orgasmi, ma forse è meglio andarci piano. Godere questo momento ed assaporarlo fino in fondo, prima di ricominciare. E così la stringo, in modo da sentire il suo seno su di me, e le dico: “forse sì… ma sai che ti dico? Se le cose andassero sempre nel modo che ci aspettiamo la vita diventerebbe terribilmente noiosa. ”
Vera ridacchia divertita tirandomi a sè, verso il suo seno, e mentre la bacio penso che le feste, in fondo, non sono tutte così brutte. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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