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Fotografia Galeotta

Sapeva che la signora Martulli non era quella brava donna di casa che sembrava.
Era ancora giovane e molto ben fatta, sui 40 anni, con due figli che frequentavano le scuole medie.
Ogni tanto la incontrava giù per i negozi del quartiere e lei lo salutava sempre con grandi sorrisi e una aperta familiarità.
Leone era un bel ragazzo, timido, molto ben educato.
Sempre vestito seriamente per la sua età (sembrava un ventenne della buona borghesia anni ’60, piuttosto che uno degli anni ’80): giacca e cravatta, cardigan, bei pantaloni di velluto a coste e la borsa di pelle
sempre rigonfia di libri e di carte.
Una sera rientrando a casa, piuttosto tardi verso l’una di notte, notò una macchina parcheggiata qualche isolato prima del suo condominio di Via Dei Gelsi.
Era fermo al semaforo, ed ebbe tutto il tempo di vedere che la Martulli scendeva da quella macchina, dopo aver fatto dei saluti molto affettuosi al conducente, e saliva sulla sua utilitaria parcheggiata un po’ più avanti.
Rientrò quasi allo stesso momento e si incrociarono davanti all’ascensore.
Lei era visibilmente soddisfatta e imbarazzata e cominciò a raccontargli di pentole, riunioni e non so cosa.
Leone la scrutava annuendo col capo come per dire che qualunque cosa fosse successa, non erano affari suoi.
Passarono i giorni e Leone era sempre più intrigato dalla sua dirimpettaia.
Si incontrarono qualche altra volta, all’edicola o giù sul portone, e in ascensore.
Bianca Martulli era sempre molto attraente, nei suoi tailleurs o in gonna lunga, la sera.
Si incontravano e si limitavano ai soliti saluti educati e a parole di circostanza.
Un giorno Leone si fermò a casa di un amico a pranzo, e restò per studiare e preparare un seminario.
Paolo, suo collega d’Università, viveva quasi davanti a casa sua, dall’altra parte della strada.
Mentre fumava una sigaretta alla finestra, scostò il treppiede della macchina fotografica, si affacciò al davanzale e la vide.
Prese subito la Reflex di Paolo, che era già montata con un teleobiettivo e la puntò sulla finestra della Martulli.
Aveva le tende tirate ma non per intero così la vide: mise a fuoco e la vide tra due uomini, che chiavava di brutto.
Paolo chiedeva che cazzo fai guardone!
Ma non Leone non smise di guardare la scena.
Continuava a spiare e a fotografare.
Paolo si avvicinò e chiese di poter guardare anche lui.
Scattarono una diecina di fotografie.
Non sapevano come sarebbe potuta andare a finire.
Non sapevano neanche che fare di quelle fotografie.
Passarono la serata a sviluppare le foto e a eccitarsi per quelle pose a luce rossa.
Il pomeriggio seguente, verso le 3, Leone suonò alla porta della Signora.
Era con Paolo, con suo fratello Gianni e con Francesco, un altro collega d’università.
Li fece entrare senza problemi, fu cordialissima e gli offrì un caffè.
Mentre conversavamo del più e del meno Leone le disse a freddo che sapeva delle cose su di lei che sarebbero dispiaciute al marito e ai figli.
Lei non sembrò poi stupita ma cominciò subito a negare cose di cui neanche l’accusava, e sembrava in grandi difficoltà.
Infine Leone, con una faccia seria, le porse la busta con le foto.
Lei si mise a piangere e raccontò che aveva un amante, che questi l’aveva un giorno coinvolta a coricarsi con un suo amico, poi con un altro, per pagare debiti di gioco.
Leone guardava il bel corpo avvolto in una splendida vestaglia lunga e aderente, ora un po’ aperta fino alle ginocchia.
Suo fratello le disse:
-“da noi non ha nulla da temere signora, distruggeremo i negativi e le foto in nostro possesso se lei consente a fare l’amore con tutti noi. Pensiamo che tanti problemi non li abbia… ”
Lei impallidì e disse “si” in un attimo.
Chiuse bene le tende del soggiorno e si appoggiò alla scrivania, con le gambe divaricate, offrendoci il didietro. i bei fianchi larghi, il culo tondo e sodo.
Paolo si avvicinò e da dietro abbracciandola le slacciò la vestaglia.
Bianca si lasciò spogliare della vestaglia da giorno, piangendo sottovoce.
Paolo le carezzava la nuca con le labbra e invece di possederla, si inginocchiò e cominciò a leccarle prima il buco del culo, poi le andò sotto la potta.
“Non mi sono neanche lavata… ” – disse Bianca.
Mentre la pastrugnava a bocca piena, Paolo ogni tanto commentava il sapore, l’odore, la consistenza.
I quattro aderirono subito alla situazione ed erano esterefatti.
Bianca stava cominciando a sciogliersi, a dimenarsi, a godere.
La mossa di Paolo era stata geniale: dalla chiavata ricattata alla chiavata d’una donna assatanata, c’è la sua differenza!
Gli eventi erano precipitati: gli altri capirono come muoversi e cominciarono tutti insieme a accarezzarla, baciarla in bocca, sulle braccia e sul ventre, lei in piedi e loro in ginocchio a darle piacere.
Dal ricatto all’orgia in un secondo, e Bianca si scrollò tutti di dosso mettendosi ancora appoggiata alla parete, offrendo il didietro a gambe aperte: posizione provocante che voleva dire che non faceva più differenza chi la montava, o che i giovanotti in fondo non le dispiacevano.
Gianni si avvicinò e glielo mise in mano.
La signora Lia cominciò a segarlo mugolando “no…. porci… ricattatori” (ma quando Paolo raccontava il suo primo assalto, diceva che all’inizio era già bagnata), mentre si lasciava leccare da Paolo.
Una mano appoggiata alla parete, Paolo dietro che la leccava.
Il cunnilingus fu breve, Leone la prese per mano e la portò in camera.
Li la presero davanti e didietro, a turno, su sua richiesta.
Leone fu il primo.
Le allargò le gambe e se le mise in spalla.
Bianca guardava gli altri e sorrideva con uno sguardo…
Poi disse che voleva prenderli insieme: Leone (che non era ancora venuto) si sdraiò e la fece salire su di lui.
Aveva la potta bagnatissima, che colava.
Leone le chiese se stesse godendo.
Gli prese i capelli e disse con un mezzo sorriso
“mascalzone, farabutto… ”
Paolo provò a incularla mentre faceva l’amore con Leone.
Si mise dietro.
Lei guidò il suo cazzo sul buchino…
Paolo spingeva, ma era stretta e non entrava. pregava di ungerla con una crema o qualcosa, e di fare piano.
Paolo afferrò una crema sul comodino alla sua destra e se la spalmò Francesco si avvicinò alla sponda del letto e glielo mise in bocca, mentre Gianni si masturbava sulla poltrona.
Fecero così una chiavata collettiva, facendo all’amore tutti insieme.
La lasciarono sul letto zuppa di sperma, leccata da cima a fondo.
Era sdraiata a pancia in giù e piangeva di vergogna.
Leone prima di andare le disse
“non si preoccupi, nessuno saprà mai nulla e noi non siamo bestie. Lo so che le è piaciuto, ma va bene così”.
Nonostante la promessa però conservarono alcune copie delle foto.
Così il ricatto non finì li.
Ma non era più davvero un ricatto.
In realtà, Leone divenne l’amante della Martulli e lo fu per un po’ di tempo.
Ma non fecero più orge, dopo che un giorno la donna li convocò tutti e quattro in un bar, in periferia, dicendo che era stato un momento di follia e che non si sarebbe più ripetuto.
Era disposta a cedere ma d’ora in poi, uno alla volta.
Ovviamente Leone, che era ormai geloso, si oppose.
Molto abilmente Bianca aprì una breccia nel gruppo dei ricattatori che a poco a poco si dissolse.
Anche la storia tra lei e Leone si stemperò, col tempo gli incontri si fecero più rari, anche per gli impegni che entrambi avevano, e per una disaffezione che col tempo si sostituì alla passione iniziale.
Un pomeriggio Leone la incontrò in centro.
Aveva uno sguardo differente.
Gli disse che si stava separando dal marito, che era in analisi e un sacco di altre cose.
Gli disse anche che con il ricatto aveva scoperto la sua sessualità, e che quello che prima faceva per forza o per amore e devozione di un uomo senza scrupoli ora le dava tanto godimento.
Erano al tavolo di un caffè e Leone sentì che si stava eccitando.
Lei raccontò che col marito aveva continuato a fare l’amore fino… a oggi e che anche usciti dall’avvocato dove erano andati per separarsi, avevano chiavato nei cessi di un cinema.
Leone era abbagliato dalla sua naturalezza.
E le disse
“Bianca, io devo baciarti, ti porto anch’io nei cessi, andiamo a fare l’amore” e rideva, implorandola.
Lei chiamò il cameriere e chiese il conto.
Disse che era stanca ma che sicuramente si sarebbero rivisti.
Qualche giorno dopo vide che traslocava.
Davanti a casa sua c’era il camion della ditta.
Erano circa le otto di sera. il camion era fermo e ormai carico da almeno tre ore.
Dalla finestra della casa di Paolo, Leone sorrideva guardando lo strano spettacolo di ombre cinesi che si vedeva dalla finestra della “sua” signora Bianca Martulli… FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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