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Fuoco fatuo

Sono le otto, e non ha ancora cominciato a prepararsi.
Lorenzo la aspetta alla sua festa di compleanno per le nove, il ritardo è assicurato.
Ma lei vuole essere splendida. è venuta a Roma apposta.
Ha fatto un sonnellino, poi un bagno caldo con una di quelle palle effervescenti di bicarbonato che fanno l’acqua tutta blu, si è massaggiata tutto il corpo con la crema profumata, e adesso sta scegliendo l’abbigliamento per la serata… sarà opportuno non esagerare, puntare su un aria sexy ma tutto sommato, casuale.
Dopo varie indecisioni la scelta cade su un corpetto in pelle nera e stringhe di Vivienne Westwood, che mette in risalto il seno alto e morbido, con i jeans che a detta di tutti le disegnano un culetto davvero invitante, e gli stivali di pelle nera col tacco a spillo e la punta affusolata.
I jeans sono piuttosto lunghi, lasceranno vedere solo la punta e un po’ di tacco. è sexy, ma non volgare, ben vestita ma consapevole di non partecipare al gran ballo delle debuttanti.
In una parola, perfetta.
Per l’occasione ha bistrato i suoi grandi occhi marroni con la matita e l’ombretto grigio antracite, disegnando un arco che ne accentuasse la profondità, e ha velato le labbra sottili ma ben disegnate con un rossetto lucido color ciliegia. Poi ha raccolto i capelli castani in uno chignon non troppo ordinato, e ha guardato l’effetto d’insieme.
Sta benissimo.
La festa è ai parioli, a casa di un amico di Lorenzo che ha uno splendido attico con terrazzo, tutto illuminato per l’occasione dalla luce soffusa dei lumini, e protetto dagli sguardi indiscreti da una fitta edera rampicante ordinatamente disposta sugli appositi sostegni a losanghe, con degli oblò per curiosare all’esterno.
La festa è affollata, l’età media intorno ai 35, le donne hanno mise diverse, dalle più eleganti ed audaci, alle più ordinarie. Gli uomini, a loro volta in bilico tra un look new e old economy, indugiano con lo sguardo su di lei, affascinante sconosciuta, lasciando trasparire un certo desiderio.
è intrigante ma accessibile, allo stesso tempo.
Si aggira tra la gente cercando lui, l’unico motivo di questa trasferta romana improvvisata, e si muove con grazia nella folla, come se si librasse nell’aria, bramando solo il momento dell’atteso incontro.
“Signora, stasera è veramente bellissima, a cosa devo questo onore? ”
“è il suo compleanno, dottore, certe cose non capitano tutti i giorni… ”
“Sono contento che tu sia venuta, è proprio bello rivederti”, la abbracciò e la baciò in un luogo indefinito, tra la guancia e le labbra, più vicino alle labbra, più caloroso del solito, accompagnando il gesto con un vivace sguardo di approvazione.
Il suo rapporto con lui era sempre stato un po’ strano. Era un buon conoscente con cui aveva avuto certe notti da brivido, ma non c’era mai stato nulla di più. Si sentivano al telefono con una certa regolarità, ma senza una vera partecipazione alla vita di entrambi, e poi, quando le circostanze erano favorevoli, ossia quando si trovavano nella stessa città, finivano a letto insieme, guidati da una passione misteriosa e indecifrabile.
Quante volte era tornata a casa pensando a tutto quello che avrebbe voluto dirgli durante quegli incontri e che, incredibilmente, le sfuggiva di mente proprio quando era con lui… !
Da bravi giocolieri, vivevano l’attimo, che, inevitabilmente, durava troppo poco per dare sfogo a quello che di loro era più segreto, ossia i pensieri…
Forse era solo sesso, attrazione pura, però c’erano momenti in cui le confidenze più intime sulla loro vita, e sulle rispettive famiglie avevano il sopravvento, e lì scoprivano comunanze insospettabili, tanto spaventose da non dover essere approfondite.
Marina aveva raggiunto la strana consapevolezza che erano troppo simili perché tra loro funzionasse in maniera più regolare, ma non riusciva a fare a meno di lui.
Ed evidentemente, per lui era lo stesso.
O forse gli uomini sono solo geneticamente più predisposti a vivere le situazioni così come vengono, senza creare complicazioni.
Aveva passato settimane a guardarsi intorno, a cercare un’altra persona, più solida, più presente, ma alle prime risposte positive era arrivata alla conclusione di non desiderare affatto una stabilità quasi coniugale, un finto eden dei sensi fatto di gesti e parole già previste.
Giorgio, ad esempio, era un uomo fantastico, gli voleva bene e la attraeva moltissimo, ma la sua presenza e disponibilità mal si prestavano a questa altalena del desiderio, al divampare del fuoco acceso dalla distanza e dalla fantasia.
Giorgio era lì, faceva l’amore con lei, era caldo e appassionato, ma non era mai corrente elettrica.
Lei invece voleva il brivido, l’imprevisto.
Voleva Lorenzo perché era speciale, e perchè era una preda difficile e stimolante. In un certo senso rappresentava tutto il conquistabile.
L’aveva presentata agli amici, che l’avevano accolta con gli stessi sguardi avidi cui si era già abituata fin dall’inizio della serata, e con un mucchio di smancerie.
Le aveva offerto da bere, e lei aveva bevuto brindando alla sua salute. E poi, nel turbinio di ospiti, uomini, donne, balli, presentazioni e sorrisi di circostanza, non aveva toccato cibo e aveva bevuto ancora.
Forse esagerando.
Ogni gesto di Lorenzo le sembrava eccessivo, ogni confidenza o chiacchiera con un’amica, una crudele e spietata tortura concepita intenzionalmente a suo danno.
Era terribilmente e inutilmente gelosa, ma, suo malgrado, la lucidità si era ridotta a un barlume, e la paranoia rischiava di farle commettere dei gesti di cui avrebbe potuto pentirsi. Si rese conto che sarebbe stato troppo difficile mantenere il controllo.
Così, ad un certo punto, pensando che la situazione fosse insostenibile, aveva lasciato la sala intenzionata ad andare via, e senza neanche salutarlo aveva cominciato a cercare la borsetta nel cumulo dei soprabiti. Era confusa e agitata.
Francesco, il padrone di casa, l’aveva notata ed era subito arrivato in suo soccorso.
“Qualcosa non va? Stai andando via? ”
“No, cioè è che non mi sento bene, forse ho bevuto troppo, sarà meglio che vada… ”
“Ma no, rimani ancora un po’, non siamo neanche alla torta. Se vuoi puoi distenderti in camera da letto, così ti riprendi un po’” e mentre diceva queste parole la accompagnava in camera e la faceva sdraiare sul lettone tutto bianco.
Anche le pareti della camera erano bianche e c’era un piacevole tepore, e tutto intorno al letto si estendeva uno spiegamento di armi da fuoco tale da far impallidire il gestore di un’armeria.
Francesco, avrebbe scoperto dopo, non era un pericoloso criminale, ma semplicemente un collezionista di armi.
Ma lei, completamente ubriaca, si addormentò in pochi secondi.

Quando aprì gli occhi, la stanza era completamente buia.
Realizzò, solo dopo un primo momento di intontimento, di essere stata bendata.
Provò a muoversi, le gambe erano libere, ma con le braccia non riuscì a conquistare neanche pochi millimetri, e dovette rassegnarsi all’idea di essere stata anche ben legata.
Non aveva mai vissuto una situazione del genere ma l’aveva molte volte fantasticata, quindi, anziché essere spaventata era notevolmente eccitata.
L’idea di essere indifesa in un letto alla mercè di chiunque, e la consapevolezza che magari non avrebbe mai conosciuto l’identità di chi l’avrebbe presa, la facevano impazzire di libidine. D’altra parte conosceva Lorenzo e si fidava di lui, sapeva che nessuno le avrebbe fatto del male.
“Bene, vedo che ci siamo svegliate, spero che la sorpresa sia di tuo gradimento. Per me sarà un bellissimo regalo di compleanno” la sua voce era calda e sensuale, ma c’era una sfumatura diversa, che Marina non conosceva.
Un brivido le percorse la schiena.
“Iniziamo subito” e al suono di queste ultime parole seguì il contatto della sua pelle con un oggetto freddo e duro che lentamente dal collo scendeva sulle spalle, e disegnando una traiettoria lenta ma molto precisa, arrivava ai capezzoli diventati durissimi e li sfregava con decisione strappandole qualche gemito soffocato, per poi proseguire fino al ventre, al pube, all’interno delle cosce.
Finchè quell’oggetto non divaricò le sue grandi labbra, e cominciò ad aprirsi un varco nella sua intimità umida. Scivolò dentro senza molto sforzo.
L’eccitazione di Marina e le sue cosce divaricate erano stati fattori importanti, ma era incredibile vedere come con i movimenti del bacino lei facesse di tutto per assestarsi e ricevere al meglio quell’arnese.
Quando improvvisamente sentì un caldo uccello spingere sulle sue labbra, ebbe un sussulto e tirò subito fuori la lingua, cominciando una esplorazione certosina del glande e dell’asta, che le scivolavano in bocca quando la sua testa veniva spinta sull’arnese e obbligata ad accoglierlo fino alla base.
Nel frattempo alla penetrazione del suo orifizio, si era aggiunto il dolce tocco di un paio di labbra sul suo clitoride, e contemporaneamente sul suo seno.
Quante persone stavano giocando con lei? Tre? Quattro?
Il suo corpo era dolcemente pervaso da una sensazione di abbandono e di totale lussuria. A ogni movimento di quella lingua sui suoi capezzoli schiudeva ancora un po’ di più le gambe e la bocca, in un gioco per cui più il livello di eccitazione si sarebbe mantenuto alto, più forte sarebbe stato l’orgasmo. Il suo corpo cominciò a vibrare quando tra le sue cosce all’oggetto duro si sostituì un membro decisamente grande, che nonostante l’eccitazione e la lubrificazione fece fatica a farsi accogliere immediatamente.
Marina fu girata di schiena e posta a quattro zampe sul letto, e repentinamente l’enorme fallo si impadronì di lei affondando con colpi decisi e veloci, mentre una lingua solleticava alternativamente la base dei loro sessi incastrati, il buchino di lei, e le grosse palle di lui che sbattevano ritmicamente sulle sode natiche di Marina ormai in deliquio.
I due membri che nel frattempo si alternavano nella sua bocca, dopo poco le depositarono in gola tutto il loro succo denso.
Marina adorava il momento in cui le venivano in bocca, si eccitava a dismisura ad ingoiare il seme degli uomini a cui lo succhiava.
Se poi erano sconosciuti, o se come in questo caso non poteva vederli in faccia, impazziva di libidine.
Ancora più eccitata cominciò a urlare “oh, si, mi stai sfondando, continua, di più, … sto per venire… sono una troia e godo… ” ed ebbe un orgasmo fortissimo mentre lui pompava con foga ancora maggiore e un paio di labbra la baciavano in bocca impossessandosi del seme che aveva ricevuto poco prima.
La stanza era pervasa dai gemiti.
Godette ancora, pochi secondi dopo, al contatto con il seme dell’uomo che le inondava il ventre dopo aver fatto finta, a sorpresa, di tapparle la bocca con una mano per impedirle di urlare.
Appena liberata la bocca, lei esplose in un urlo di piacere quasi inumano.

Giorgio Moretti ha appena riattaccato il telefono.
Il cellulare di Marina è spento.
Istintivamente il suo viso assume un’espressione distesa, gli angoli della bocca si piegano in su, e comincia a sorridere apertamente. Forse in questo momento lei è a letto con quel suo amico Lorenzo, o forse la festa era solo una scusa per andare via ed è con qualcun altro.
Marina è fatta così, è libera. E Giorgio la ama così, anche se ogni tanto percepisce che lei forse lo amerebbe di più se anche lui fosse più libero, più disinvolto, più pronto a mordere la vita.
Gli amici avevano tentato di allontanarlo da lei fin dal primo secondo, -cosa ci stai a fare con una zoccola così, non ti è bastata Paola? – dicevano -quella ti scopa per un po’ e poi ti saluta, e addio Giorgio-, ma Giorgio la voleva a tutti i costi. Era stufo dei soliti giri, delle solite giovani signore molto rispettabili ed educate che indossavano collane di perle, giocavano a bridge, e tra un tè e l’altro organizzavano cene di beneficienza. Magari erano troie tanto quanto le altre, solo molto più noiose e pretenziose.
Marina era vera. E con lei la vita sembrava non stancarsi mai di offrire infinite possibilità.
Giorgio non era mai stato geloso in vita sua, mentre Paola, la donna che aveva sposato e amato per otto anni, pazza di gelosia, gli aveva reso le giornate un inferno, salvo poi tradirlo e abbandonarlo per un collega.
Pensare che li aveva scoperti una sera, per caso, mentre si avviava verso l’ufficio di un amico che gli aveva proposto un aperitivo in un locale non molto distante da casa.
Aveva imboccato una scorciatoia poco frequentata, e si era ritrovato di fronte allo spettacolo di una coppia in una macchina.
La donna se ne stava nuda e oscenamente scosciata ad offrire ogni suo particolare anatomico, inarcando un po’ anche la schiena, in prossimità del parabrezza, mentre una intera mano spariva dentro di lei e un grosso membro entrava e usciva ritmicamente dalle sue labbra.
La strada non era illuminatissima, ma Giorgio non poteva non riconoscere sua moglie Paola e Dario Bini, uno dei colleghi del team di Paola da almeno cinque anni.
Era stato un brutto colpo, ma Giorgio la amava e l’avrebbe perdonata. Paola invece non voleva più tornare indietro. Lei non lo amava più.
Giorgio era stato male per parecchio tempo, ma poi aveva incontrato lei.
Adesso amava Marina come si può amare qualcuno solo quando si apprezza la verità, con passione, con rispetto, con ammirazione, e con la consapevolezza di non poter pretendere l’esclusiva sulla sua vita sessuale.
Mentre era preso da quei pensieri ricevette la telefonata dell’amico Alessandro.
Alessandro era uno scapolo quarantenne molto in voga tra le diciottenni, nessuno lo aveva mai visto con donne che superassero i ventidue anni.
A lui piaceva cogliere i fiori, così diceva agli amici, gli piaceva l’idea di essere uno dei primi a giocare con quelle donne in maniera diversa da come avrebbe fatto un coetaneo.
Amava praticare il sesso anale e quello di gruppo, e le sue ragazzine, per la verità tutt’altro che ingenue, amava “sverginarle” proprio in questo senso.
Alessandro gli propose un drink a casa sua, in compagnia di una splendida amica tedesca, indossatrice, di passaggio a Torino.
Giorgio accettò. Si sentiva sereno e leggero come mai in vita sua. Era pronto per sperimentare.

Beate era davvero bellissima. Alta quasi 1. 85, un corpo statuario, labbra morbide e carnose, occhi azzurri da gatta, e lisci capelli biondo cenere lunghi fino alle natiche, vent’anni appena compiuti. Indossava un cortissimo baby-doll di seta color rubino, con un microscopico perizoma coordinato. A ogni movimento i suoi glutei scultorei schizzavano fuori concedendosi generosamente alla vista di Giorgio.
Alessandro, alla prima occasione, cominciò a palparla scoprendoli ancora di più, ed estendendo il perimetro della sua esplorazione a tutta la parte coperta dalla minuscola mutandina. In pochi minuti sulla seta rossa si notò una chiazza scura.
Beate era bagnata, e quando Alessandro scostò il perizoma e introdusse una mano, socchiuse per un attimo gli occhi e la bocca, e poi, guardando Giorgio disse “vieni, anche tu… ”
Entrambi baciavano e toccavano Beate. Giorgio aveva voluto subito attaccarsi al suo seno prosperoso e leccare i capezzoli grandi e duri per l’eccitazione, mentre Alessandro aveva preferito rimanere tra le sue cosce e baciare quell’intimità così umida e pulsante mentre sprofondava ancora dentro di lei con due dita.
Beate godette quasi subito, e immediatamente si accasciò sulle ginocchia avventandosi con le mani sulle loro patte, tirò fuori i loro uccelli già duri, e cominciò a leccarli e ad ingoiarli, insieme e a turno, con un ritmo scomposto e imprevedibile.
Erano di marmo quando Alessandro disse ” tesoro, li vuoi dentro, vero? ” e Beate si limitò a sorridere e annuire. La posizionò alla pecorina e le spalmò un velo di vasellina sul buchetto in cui aveva già fatto scorrere le dita. Poi con due colpi secchi fu dentro di lei, che aveva lanciato un urlo di dolore, ma sembrava gradire la nuova presenza nel suo sfintere, tanto da ricominciare a succhiare Giorgio mugolando.
Allora l’uomo si posizionò sul divano e fece sedere Beate sul suo cazzo, sempre continuando a sodomizzarla, mentre Giorgio le penetrava la bionda fighetta quasi completamente depilata.
La bionda era in estasi, diceva frasi sconnesse in italiano condite da molte parole tedesche, gemeva, ansimava, godeva a ripetizione. Era insaziabile.
Dopo un po’ Alessandro le riempì l’intestino, mentre Giorgio, al culmine dell’eccitazione, preferì tirarlo fuori e darglielo in bocca per farle ingoiare fino all’ultima goccia del suo seme, e bisogna dire che Beate fu davvero solerte…

Aeroporto di Torino, Caselle, ore 21. Marina varca le porte scorrevoli guardandosi intorno. Sua sorella Lisa la sta aspettando. Le due donne si abbracciano e si dirigono verso il parcheggio.
“Allora, sorellona, voglio sapere tutto della festa di Lorenzo! ”
“Oh Lisa, una serata oltre ogni possibile immaginazione… ” disse sorridendo “quell’uomo è un vero maiale. Mi ha organizzato una sorpresina mica male, approfittando della mia ubriacatura e del fatto che mi fossi addormentata in una stanza. Mi ha bendata e mi ha legato i polsi al letto, e mi ha scopato con la collaborazione di altre tre persone… e di un’arma da fuoco che sarà costata ottomila dollari all’amico collezionista, e temo che adesso non sia esattamente in ottimo stato… ”
“Che troiona, alla fine hai fatto un’orgia… ti sei divertita? ”
“Da morire. Essere bendata e legata mi ha dato emozioni fortissime… era da tanto tempo che lo sognavo… si, devo dire che è stata proprio una gran festa, anche se ti devo confessare che mi è mancato un po’ Giorgio”
“Giorgio? Ma dai! Mi stai dicendo che dopo anni di gloriosa militanza tra i cuori di pietra ti sei innamorata? Questa è una notizia! ”
“Piantala Lisa, non sono mai stata un cuore di pietra, sai meglio di me che è stato Daniel a cambiarmi la vita e a farmi diventare così come sono. E sono semplicemente libera, cioè molto più cauta rispetto ad allora, ma non vuol dire che non senta nulla per nessuno… ”
“Beh, mi era sembrato di capire che fosse Lorenzo l’oggetto dei tuoi sospiri, e non Giorgio… ”
L’automobile aveva raggiunto casa di Marina e si era fermata quando lei disse “Beh, forse mi sbagliavo. Capita, no? Grazie per essere venuta a prendermi, sorellina, e ricordati che domani siamo a pranzo da papà e Giuliana. ”

Marina entrò in casa, accese lo stereo e si versò un bicchiere di vino rosso prima di sprofondare sul divano.
Giorgio sarebbe arrivato entro mezz’ora, e lei voleva mettere un po’ di ordine nei suoi pensieri prima di vederlo.
Quel fine settimana le aveva improvvisamente rivelato i suoi veri sentimenti.
Lorenzo le piaceva, l’esperienza romana le era piaciuta, il sesso rimaneva sempre la sua attività ricreativa preferita… eppure sentiva qualcosa di insolito, un desiderio nuovo nei confronti di Giorgio, che le era così vicino e, nello stesso tempo, era così sereno nel lasciarla libera di vivere la sua vita.
Giorgio arrivò puntuale. Aveva in mano un pacchetto rosso con un fiocco rosso di tessuto, e negli occhi una luce nuova.
Si abbracciarono, si baciarono, e lui le porse il pacchetto “Un regalo per te, per domani sera. Così indosserai qualcosa che ti porti fortuna per l’ultimo dell’anno”.
Marina scartò il regalo, e si ritrovò in mano un baby-doll di seta rosso rubino tutto intarsiato di pizzi bianchi disposti a raggera dalle coppe al plesso solare che formavano una specie di triangolo, e un piccolo perizoma con lo stesso motivo.
“Grazie, è bellissimo” disse con uno strano tono di voce “è la prima volta che mi fai un regalo, c’è un motivo particolare? che ne so, è capitato qualcosa che vuoi farti perdonare? mi avrai tradita per caso? ” e scoppiarono entrambi in una risata fragorosa, finchè lei disse maliziosa “e se volessimo festeggiare l’ultimo dell’anno a partire da stasera? pensi che possa portare fortuna lo stesso? ” e sparì in direzione del bagno col suo regalo.
Marina adesso indossa il perizoma e il baby-doll, i lunghi capelli mossi e castani sono fluenti sulle spalle e le labbra sono colorate di un rosso rubino brillante.
“Sei bellissima ed eccitantissima” disse Giorgio bloccandola col suo corpo sulla parete della sala e tenendole sollevate le braccia, e iniziò a baciarla e a leccarle lentamente ogni centimetro quadrato di pelle. Marina cominciò a sentirsi fuori di se per l’eccitazione quando sentì quella lingua morbida indugiare sulle sue ascelle.
Lentamente, lappando e annusando, l’uomo raggiunse il ventre e scivolò sul pube e sull’inguine, continuando a farla fremere di desiderio, poi le allargò le gambe, e scostando il perizoma cominciò a torturarle l’ano intrufolando l’abile lingua dentro, mentre con l’altra mano accarezzava delicatamente il clitoride. Marina sentiva le gambe cedere quando Giorgio la prese per mano e la fece appoggiare sul tavolo scosciandola e riprendendo a leccare e ad introdurre le dita nei suoi orifizi.
Marina si abbandonò ad un orgasmo lento e protratto, subito dopo il quale l’uomo aprì il frigorifero poco distante e prelevò un panetto di burro dicendo “Tesoro, è proprio il caso di allargare un po’ questo culetto” e prese a spalmare di burro il buchino e la punta del suo uccello eretto.
Marina era prona sul tavolo quando la spada di carne la penetrò con due colpi secchi, facendole provare un’emozione che non aveva più voluto provare da molti anni, da quando quella notte il suo Daniel, ubriaco, e un amico, l’avevano presa con violenza, umiliandola.
Ma stavolta era diverso, Giorgio le stava regalando piacere, e la stava facendo completamente sua. Si sentiva la testa scoppiare, e godeva come non le era mai capitato, mentre lui gemeva e le stringeva saldamente i seni.

All’improvviso Marina gli chiede di uscire un attimo da lei per cambiare posizione e gli indica una sedia su cui sedersi.
“Volevo tanto guardarti negli occhi… ” dice, mentre si siede sull’uomo facendo scivolare il membro pulsante nel suo sfintere “Marina, sei fantastica” dice lui ricominciando a pompare con un lento movimento di bacino subito accolto da Marina che ne intensifica il ritmo danzandogli furiosamente sul cazzo e godendo qualche minuto dopo insieme a lui.
Dopo l’amplesso, rimangono immobili, abbracciati, per un tempo indefinito.
Poi Marina senza guardarlo gli dice “Sai, a Roma mi sei mancato molto… ”
“Marina, io sono pazzo di te ogni giorno di più… ” “se non conoscessi già la tua risposta, ti chiederei di sposarmi”
“Anche se ogni tanto sparisco per andare a letto con qualcun altro? ” domandò Marina sorridendo, e lui rispose “Non mi importa, mi hai appena dimostrato che infondo anche tu preferisci tornare da me, e che il sesso che facciamo insieme è diverso… perché c’è qualcosa di più tra di noi”
Si abbracciarono a lungo, e ricominciarono a baciarsi, guardandosi negli occhi con passione. Giorgio ebbe un’erezione immediata, e Marina, ancora seduta sopra di lui sulla sedia, afferrò il membro, e introducendolo dentro di lei iniziò a sorridere dicendo ripetutamente “Si… ” FINE

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